Era Natale.

di white_poison
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Era il pomeriggio di natale. Quella giornata così speciale si consumava velocemente sotto gli anfibi 
dei compagni. Nella tana c'era aria di malinconia; Alcuni fumavano le sigarette ricevute
il giorno prima, qualcuno stava rintanato vicino alla stufa.
Era tutto molto triste, come sempre, ma dopo un po ci si abitua, dopo un po avevano 
imparato a sopravvivere.
Il cappellano del Vestoné ,stanco ,si lamentava della numerosità dei bunker nella zona,
ma, rassicurato dai soldati del 5° reggimento alpino , riprese il suo cammino, verso 
l'ultima tana.
Quasi sull'uscio della porticina del Bunker però, venne richiamato a consegnare le
sigarette giornaliere , già da alcuni finite, già da alcuni fumate con gli occhi, le mani, 
il cervello; E chissà perché, forse per dimenticare.
Le lamentele per la mediocrità della merce si fecero sentire scarse e inanimate;
In quel giorno non interessava molto, avevano solo bisogno di non pensare,
di respirare a pieni polmoni qualcosa che non fosse solo odore di biancheria sporca e 
pidocchiosa.
Il Comandante quella sera, chiamò un soldato a riunione, che pieno di domande e dubbi 
si recò al suo rifugio.
Il freddo era tagliente. 
Il comandante quella sera che teneva dentro sé belle notizie, accolse il soldato con 
un abbraccio ,che non adeguato, mise a disagio tutte e due.
Comunicata la licenza per tornare a casa dopo il natale,il comandante consegnò il cibo di scorta
al soldato, che ancor più rianimato da questo bottino , tornò al bunker così sereno che se
non avesse dovuto dare nell'occhio , avrebbe saltellato come un bambino per tutto il tragitto.
Cadde ripetute volte nella strada del ritorno, ma non rovinò il cibo donato per lui e i
suoi compagni. Cadeva e si rialzava e chissà quanti ricordi di bella vita le tornavano in
mente, chissà quanti invece erano distrutti della cruda verità che stava vivendo.
La parola d'ordine del Bunker e i sussulti dei compagni le riempirono gli occhi
di lacrime, che forse più forti di lui si gelarono subito, come pioggia in inverno, rendendo
la tristezza il più grande spettacolo.




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