lacrime di pioggia

di Naheliem Rosadiluna
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Ara amava la pioggia, le gocce d’acqua che le rigavano il viso, che cadevano dalle ciglia e dalle labbra, che le bagnavano i capelli rendendoli una massa compatta che le incorniciava il viso; le regalavano la pace. Correva sotto la pioggia, un mondo solo suo, da cui gli altri scappavano a nascondersi.

Tornando a casa capì che sarebbe cambiato qualcosa, si sarebbe realizzato un triste, ineluttabile destino.
E lo accettò.

Attraversò il villaggio in cui aveva vissuto i suoi dodici anni, case grigie, terra grigia, aria grigia sembrava che una coltre di cenere avesse ricoperto quello che sarebbe stato un felice paesino di campagna. Suo fratello si vantava di aver visto l’ultimo fiore che fosse cresciuto da quelle parti, Ara non ne aveva mai visto uno e dubitava che il fratello dicesse il vero ma sapeva che voleva solo impressionarla, fin da quando erano piccoli cercava di fare colpo sulla sorellina, fallendo.

Ara si diresse verso la porta di casa percependo la tensione dei genitori che l’attendevano oltre quella porta, sapeva che le altre persone non “sentivano” le emozioni della gente, ma d’altronde sapeva da sempre che non apparteneva a quel luogo.





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