Perfect imperfection

di setton
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Troppo buono, troppo perfettino, troppo tutto secondo gli altri.
Ma sono veramente così?
Io non penso sia sbagliato aiutare gli altri, l’ho sempre fatto, con un sorriso sul volto sono sempre stato altruista, mi piaceva aiutare gli altri, davo consigli a tutti, senza chiedere nulla in cambio.
Forse però avrei dovuto far vedere veramente come stavo, mi sentivo veramente solo, mi usavano tutti.
Come se fossi un pezzo di carta, usato e poi buttato, nessuno capiva che volevo dell’amicizia.
Lui, però, non mi aveva mai chiesto nulla, si era messo al mio fianco, mi aveva aiutato, mi aveva fatto capire cosa voleva dire voler bene a qualcuno veramente, però quell’amicizia si era trasformata in altro, non avrei voluto perché, maledizione non volevo essere gay, nessuno mi avrebbe accettato, o almeno così pensavo, però quando ero in sua compagnia tutto ciò non m’importava. Tenevo per me i miei sentimenti, non volevo perderlo come amico, non volevo rovinare tutto dicendogli che ero fottutamente gay e che ero innamorato di lui, che volevo passare la vita a baciarlo, era meglio così.
Il fatto è che grazie a lui avevo anche capito cosa significava amare qualcuno, ogni giorno che passavamo assieme mi innamoravo sempre di più.
Ho iniziato ad arrossire più spesso in sua presenza, quando mi abbracciava innocentemente il mio volto diventava rosso, mi odiavo, volevo poterlo controllare, ma non riuscivo.
Alle volte scherzava sul fatto che potessi essere innamorato di lui, in realtà avrei voluto urlargli che era così, che le sue attenzioni mi facevano innamorare di lui sempre di più, che arrossivo per i miei sentimenti, ma stavo zitto, tutto per non ferirlo, tutto per non perderlo, perché sapevo che a lui piaceva una ragazza, parlava spesso di lei, mi sentivo vuoto quando lo faceva, ma cercavo di tenerlo per me.
Dicevo che un giorno probabilmente quei sentimenti sarebbero scemati, che l’avrei dimenticato, ma eccomi qui 4 anni dopo, ancora innamorato di lui, ancora sperando di essere notato.

L’unica cosa che avevo notato pian piano era che lui parlava sempre meno di quella ragazza, e l’avevo sorpreso a guardarmi alle volte, ma mi dicevo che non fosse nulla, che probabilmente avevo i capelli scompigliati, e prontamente mi toccavo i capelli per rimetterli al loro posto, non volevo apparire ridicolo davanti a lui, anche se avevamo dormito insieme un’infinità di volte, mi aveva visto nei modi peggiori, con la febbre, a contorcermi dal dolore, perfino con un braccio rotto, questo era successo perché stavamo facendo gli idioti ed ero caduto come una pera cotta, me ne vergognavo ogni volta che ci pensavo, doveva aver pensato giustamente che ero stupido, ma non mi aveva preso in giro, mi aveva aiutato a rialzarmi e non aveva detto nulla neanche sulle lacrime che mi erano scese per il dolore, lui invece non aveva mai pianto davanti a me, ma io ero quello debole alla fine, io ero quello emotivo, io ero quello che arrossiva e che era innamorato del suo migliore amico.





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