Vivy tra le stelle-Magic in love

di didylanda01
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Tutto cominciò quel giorno. Mi ero affacciata alla finestra, era estate e, svegliatami presto, avevo voglia di rinfrescarmi il viso con un po' di brezza mattutina. Il giorno prima avevo compiuto diciotto anni, ma ancora non me ne ero mentalmente resa conto. Da quel momento avrei potuto guidare la macchina, essere indipendente dai miei, uscire quando volevo... Wow! Non sentivo mia quella libertà.
-Amore mio! Dopo quella grande festa di ieri notte penso che dovresti dormire ancora un po'- esclamò mia madre entrando frettolosa nella stanza. Potevo dirle no. Ora la mia vita era mia. Almeno questi erano i principi con cui cercavo di convincermi, ma purtroppo, mi sentivo ancora una bambina, la bambina di mia mamma. Così protestando un po' feci per coricarmi nuovamente. Sentii un clacson strombazzare fuori dalla mia villa. A piedi scalzi corsi nuovamente davanti alla finestra aperta e notai un ragazzo che con la bici distribuiva i giornali per le ville. Non l'avevo mai visto prima! Cercai di incrociare il suo sguardo ma il ragazzo era troppo concentrato sulla strada. Quando finalmente alzò la testa mi ritrovai a fissare un magnifico paio di occhi blu. In quel momento mi ricordai del mio terribile aspetto da appena alzata che avevo e, imbarazzata, sfoderai un sorriso impacciato a trentadue denti. Con la mano destra cercai di appiattirmi i lunghi capelli biondi sulla testa, mentre con la sinistra tentavo di infilarmi la vestaglia. Il ragazzo dei giornali rimase a fissarmi imbambolato per qualche secondo così non si accorse di un dannato muro che gli si parava di fronte. Sentii un CRASH e il bel ragazzo dagli occhi color mare cadde dalla bici. Io lanciai un gridolino, e, maledicendo quella stretta vestaglia verde, mi fiondai giù per le scale con la leggera camicia da notte che mi svolazzava intorno come un pallido fantasma. Mia madre si trovava in cucina e stava preparando i saporiti e gustosi biscotti al cioccolato e zenzero per mia sorella. Mi vide saettare come una scheggia di legno fuori da casa e rimase stupita a fissarmi con la dolce pasta ancora in mano. 
Intanto io avevo spalancato il pesante portone blindato e avevo attraversato in una folata il mio giardino. Sotto la pianta dei miei piedi scalzi si piegavano sottomessi migliaia di fiori gialli e rosa, per poi ergersi nuovamente sul loro sottile stelo una volta liberi. Timorosa e imbarazzata mi avvicinai con precauzione al ragazzo e gli domandai timidamente:
-Stai bene?- il suo volto si contrasse in una smorfia di dolore e sofferente mi rispose:
-Si... Cioè... Non tanto. Credo di aver preso una storta.- tentò di rialzarsi ma ricadde con un tonfo sordo sulle pietre del vialetto. 
-Vuoi che chiamo un medico?- presi goffa il mia cellulare ma le mani mi tremavano ed esso mi scivolò andando a frantumarsi il vetro sul pavimento. Mi scusai:
-Scusa... Eh, sono un po' imbranata...- mi liquidò con un gesto della mano e mi rassicurò:
-Don't preoc! Tanto non avrei voluto che chiamassi il medico. Ce la faccio da solo! Comunque grazie mille- si alzò e si avviò zoppicando dalla parte opposta, trascinandosi con fatica la carcassa della bici. 
-Comunque io sono Viola, anzi Violetta!- gli comunicai, per poi rimproverarmi mentalmente "che fai Violetta?! Non gliene frega niente di come ti chiami!" però era troppo tardi, il ragazzo si girò scrollando quell'adorabile zazzera di capelli neri... Cielo se era bello!
-Piacere Viola. Il mio nome è Jake. Spero di rivederti presto!-
-Jake!- Lo disturbai nuovamente e curiosa gli domandai:
-Dove abiti?- lui indicò la villetta davanti alla mia, dall'altra parte della stradina.
-Lí, mi sono appena trasferito. - un grido mi si strozzò in gola e gli comunicai, stupidamente felice, che la mia dimora si trovava solo a qualche metro di distanza dalla sua. Mi sorrise e mi disse ironico apostrofandomi con il nome del famoso investigatore:
-Altre informazioni su di me, Sherlock Holmes, sono che ho vent'anni e che li ho compiuti ieri...- ridemmo insieme poi lo informai:
-Sai Jake, io pure ho fatto il compleanno ieri. Diciotto. Ah... E poi... Questa é tua?- gli chiesi mostrandomi la foto di una ragazza che avevo trovato a terra. 
-si.- rispose secco scippandomela dalle mani.
-Chi è?-
-che cosa é? Il terzo grado? comunque è la mia ragazza.-
 




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