Cry Benihime

di TimeKeeper
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Prologo

“La tua ombra furtiva
Come un ago avvelenato senza destinazione
Cuce il mio cammino.
La tua luce flessuosa
Come un fulmine che colpisce una torre piezometrica
Tronca la fonte della mia vita.”
[Tite Kubo, Beach]
 
Freddo.
Fu la prima sensazione che lei percepì: l’ostile gelo di una notte d’inverno, senza luna né stelle.
Era distesa nella neve, sul ciglio di una strada, con i lunghi capelli rossi sparsi nel fango; catturava l’aria a fatica, con la piccola bocca semiaperta, e lacrime ghiacciate coprivano il suo volto latteo. Stringeva la neve nei pugni, in una lotta disperata, anche ora che il suo hakudo si stava lentamente spegnendo. Coperta di soli stracci sarebbe morta congelata.
Fu lui a trovarla: non per caso, sia chiaro. Aveva percepito l’intensità del suo reiatsu a chilometri di distanza e si era messo in cerca di lei; ma mai avrebbe pensato che un essere così malridotto ed indifeso avesse potuto emanare un’energia spirituale così potente.
Da sotto il suo inseparabile cappello a righe la osservava in silenzio: illuminata dal lampione elettrico, sembrava un’enorme goccia di sangue sulla neve candida. Si sfilò la giacca e l’adagiò dolcemente sul corpo di lei, poi la sollevò da terra e la strinse al suo petto come un gatto randagio.
Era così gracile e bella.
S’incamminò verso l’emporio, scricchiolando sulla neve ormai gelata.
«Chi sei, solitaria sconosciuta?»




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