Luna d'argento: Cammino di luce

di Emmastory
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Capitolo XX
Reduci di un conflitto
Il pomeriggio è in procinto di prendere il posto del mattino, e dopo aver riposato ai piedi di un grosso albero, abbiamo ripreso il viaggio verso casa. La nostra tana ci attende, così come il resto dei nostri congiunti. I nostri cuori appaiono occupati dal dolore, e i nostri occhi pieni di lacrime che non hanno desiderio dissimile dallo sgorgare. Sospirando cupamente, faccio del mio meglio per trattenermi e mostrare il mio stoicismo di fronte a Nova, che incrociando il mio sguardo per un singolo attimo, sembra cambiare idea, fissandolo quindi sul terreno. Camminiamo senza parlare, e un ramo alle nostre spalle si spezza. Quasi per istinto, mi volto. So bene cos’è appena successo, eppure dentro di me alberga ancora una seppur flebile speranza, secondo la quale, Astral è ancora viva. Il mio cuore accelera i suoi battiti, e guardandomi indietro, scopro di sbagliarmi. La colpa di tale rumore è da imputarsi ad un leprotto impaurito, che alla nostra vista, fugge nascondendosi in un tronco cavo. Tornando a guardare dritto di fronte a me, scelgo di mantenere il silenzio. Ora come ora, non ho parole. Il dolore mi ha lasciata senza, e la lotta ha prosciugato ogni mia energia. Riesco ancora a muovermi, ma per mera fortuna unita alla forza d’inerzia. Finalmente, la nostra meta. Il silenzio l’avvolge e domina indiscusso, e improvvisamente, qualcosa entra nel mio campo visivo. È questione di un singolo attimo, e l’azzurro dei miei occhi si fonde con il color dell’oro. Ad essere sincera, conosco un solo lupo che vanta tale caratteristica. Chronos. Alla mia vista, mi corre incontro, e respirando irregolarmente, mi tempesta di domande. “I gufi mi hanno detto tutto, state bene? Dove sono i cuccioli? Dov’è la mia Astral?” I suoi interrogativi piovvero letteralmente su di me, e respirando a pieni polmoni, mi augurai di avere il coraggio necessario a dire la verità. L’ultima frase da lui pronunciata mi colse alla sprovvista. Non riuscivo a crederci, eppure nonostante il suo carattere freddo, distaccato e glaciale, Chronos era ancora perdutamente innamorato della sua metà. L’orgoglio gli aveva precedentemente sbarrato gli occhi, ma ora tutto era tornato alla normalità. La misteriosa forza dell’amore gli aveva colpito e sciolto il cuore, e guardandomi con occhi lucenti e colmi di speranza, attendeva una risposta. Serrando le labbra, respirai nuovamente, e chiudendo gli occhi per un singolo attimo, parlai. “Noi stiamo bene, ma Astral non ce l’ha fatta.” Ammisi, abbassando il capo in segno di tristezza e vergogna. Alle mie parole, Chronos non rispose, ma muovendo un unico passo in avanti, fissò lo sguardo sul cielo terso e azzurro, ululando di dolore. Con l’arrivo della notte, i suoi lamenti dettati dalla sofferenza non cessarono, e ritrovando la calma prima del sonno, mi fermai a pensare, riepilogando gli eventi vissuti. Una nuova battaglia contro Scar sembrava vinta, Nova era salva, e per pura sfortuna Astral era rimasta orfana della vita, morendo tuttavia per una buona causa. In altri termini, io e la mia saggia nonna non eravamo che reduci di un pesante e sanguinoso conflitto.


Salve di nuovo a tutti i miei lettori. Avete seguito con pazienza e passione la vostra amica Runa nella seconda parte del suo viaggio alla ricerca d se stessa e delle sue radici, ma sarete felici di sapere che nonostante il dolore con cui la storia si chiude, la strada che deve percorrere è ancora lunga. Ringrazio chiunque leggerà e vorrà recensire, in special modo "la luna nera" sempre pronta a sostenermi. Ci rivedremo nel seguito di quest'avventura,


Emmastory :)




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