A mia madre.

di Ragazza_Ohana
(/viewuser.php?uid=936663)

Disclaimer: questo testo è proprietà del suo autore e degli aventi diritto. La stampa o il salvataggio del testo dà diritto ad un usufrutto personale a scopo di lettura ed esclude ogni forma di sfruttamento commerciale o altri usi improri.


Sono le sette e mezzo di sera…
Eccola lì, la guardo attraverso le grate delle finestre, sul retro del locale. In cucina, c’è una donna che sta lavando piatti, teglie, posate, attrezzi. L’unico rumore che si sente è quello delle stoviglie.
Ha la faccia stanca, chissà a cosa pensa…
Sena fermarsi continua, sta lì da quattro ore e tra poco il suo turno finirà, tornerà a casa dalla sua famiglia, fermandosi al supermercato prima che chiuda a comprare
qualcosa da mangiare con quei pochi soldi appena guadagnati. Tornerà a casa, cucinerà e mangerà insieme alla sua famiglia, sentendo come avranno passato la giornata i suoi figli.
E chissà a cosa penserà, forse a niente per la troppa stanchezza; forse che un’altra giornata è passata; forse che vorrà solo stendersi sul letto.
Non lo so con certezza, ma leggo tristezza nei suoi occhi stanchi. E nei miei solo lacrime, ma trattengo;
c’è un tizio, credo il proprietario, che sta fumando una sigaretta appoggiando il braccio sulla sua enorme pancia, che mi sta fissando mentre sono qui che aspetto quella donna.
Quella donna che sta lì per me…
Quella donna, mia madre. A te, un grazie. 




Questa storia è archiviata su: EFP

/viewstory.php?sid=3555041