Stare at the Perfection

di Harira
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La guardo.
Li tiene sempre chiusi, quei suoi bellissimi occhi.
Gli occhi sono lo specchio dell’anima. E lei ha occhi grandi e lucidi, io lo so, anche se non li vedo. Gli occhi sono lo specchio dell’anima, e dai suoi occhi grandi e lucidi la sua anima è lentamente sgorgata fuori, in lunge e brillanti cascate piene di pensieri e ricordi scompigliati.
I suoi sentimenti leggeri, il suo pensiero vellutato, il suo spirito pieno sono oramai fuori dal suo corpo di splendida creatura e riempiono questo luogo tanto che lo spazio attorno a me quasi non riesce a contenerli e rischia sempre di lasciarsi sfuggire un poco della magica essenza della donna che ne é unica abitante ed indiscussa regina.
Molti dicono che lei é morta.
Ma lei, l’angelo biondo dall’anima immensa, non morirà mai fino in fondo. La sua anima è immortale ed il suo corpo, sottile porcellana che l’ha potuta contenere, non sfiorirà mai della sua lucida bellezza, come un monumento su di una montagna solitaria che guarda il mondo attorno a sé disfarsi, marcire, mentre rimane splendido e distante.
La guardo.
Sembra dormire. Sembra incosciente, svenuta, morta.
E invece vive. Vive più di me, più di chiunque altro. La sua anima perfetta riempie la stanza tanto che quasi mi soffoca.
Mi sta tutta attorno, mi circonda, posso quasi toccarla. Un immenso reticolo di fili d’argento, delicata pioggia di sottile essenza d’angelo.
E in questa ragnatela di bellezza, nata inconsapevolmente per intrappolare il cuore degli uomini, una mosca. Una mosca nera, sporca.
Un essere corrotto, infame, che deturpa la bellezza e la purezza di tutto quello che gli sta attorno. Un’anima d’argento turbata da un essere corrotto.
Io, ovviamente. Sudicia e indegna creatura di fronte all’immagine stessa dell’amore.
Se soltanto avessi...

La guardo ancora.
Tiene gli occhi chiusi. Non li apre mai, e forse non li aprirà mai più.
Ma i suoi occhi saranno per sempre eterna luce nelle tenebre sconfinate del mio cuore.




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