Offside-Fuorigioco

di dancing_machine
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Offside-Fuorigioco Salve, sono Jessica West. 15 anni. Determinata. Testarda. Introversa. Ecco, questa è la mia storia. Prefazione--->L' anno dei mondiali di calcio(2002, quelli che ricordo), l'approccio & la prima delusione:
-Mamma, mamma, mamma! Quando andiamo al parco?-
-Piccolina, aspetta un altro po', finiamo di vedere la partita e poi andiamo-
Mi girai e guardai lo schermo della televisione. Un campo verde, degli omini minuscoli che correvano dietro a un pallone ancora più piccolo di loro. Non capivo cosa ci fosse di bello. Imbecilli che rincorrevano un pallone! Cosa poteva esserci di interessante?
-Va bene mamma... quanto manca alla fine della partita?-
-Credo...sì, mancano 20 minuti-
Lasciai perdere e andai in camera mia a giocare con i lego, sempre meglio che guardare quella roba. Non era la prima volta che i miei genitori si trovavano a guardare quelle partite di calcio. Erano così noiose...e lunghe! Molto meglio stare all'aria aperta, sdraiarsi su un prato, raccogliere i fiori, stare a contatto con la natura...
Non indovinerete mai! Sapete cosa successe il giorno seguente? Esattamente la stessa cosa. Andò avanti così per circa un mese, mi pare.
Solo che a fine di esso avevo imparato che quelli che correvano dietro al pallone non erano imbecilli, ma giocatori.
Avevo capito che quel tizio con la bandierina segnalava il fuorigioco.
Mi avevano detto che quelli erano i Mondiali di calcio.
Avevo scoperto che esistevano diverse “squadre”, perché è così che si chiamavano.
E infine avevo trovato la mia squadra preferita, ma questo a fine campionato dell'anno dopo.
Tutti vi starete chiedendo qual'è...Vi rispondo così: F.C Internazionale 1908. Adoravo Ronaldo, era il mio giocatore preferito in assoluto.
Era il luglio del 2003 quando vidi in TV un film sul calcio, si intitolava “Sognando Beckham”. Raccontava di una ragazza indiana amante del calcio che, nonostante le proibizioni della famiglia, alla fine riusciva ad esaudire il suo sogno: quello di poter far parte di una squadra femminile.
Per farla breve, da quando vidi quel film, iniziai ad amare il calcio ancora di più. Volevo giocare. Volevo andare a scuola calcio, e ci tenevo tantissimo. Ci misi tantissimo tempo per convincere i miei genitori. Mia madre non voleva perché diceva che il calcio non era uno sport per femmine e che faceva venire i polpacci da maschio, muscolosi. Insomma, alla fine riuscii. Nel frattempo mi feci regalare un pallone dell'Inter e un paio di scarpini da calcio rosa e bianchi, ancora li ricordo. Con mia madre girammo gran parte delle scuole calcio di Roma, ma niente da fare.
Nessuna di loro accettava femmine in squadra... e non c'erano squadre femminili. Prima di quel momento avevo sempre giocato a calcio dopo la scuola, in cortile con gli amici. Una volta mi dissero che non ero male...Beh, in quei pochi giorni il mio sogno si infranse, così, in un attimo. Decisi che non avrei mai più toccato un pallone in vita mia. Ero furente, non trovavo giusto che le femmine venissero escluse dal mondo del calcio. Ma non potevo farci nulla.
La palla dell'Inter rimase per anni dietro l'armadio e gli scarpini, beh gli scarpini li indossai qualche volta, anche se facevano un male tremendo e avevo le vesciche mi piaceva far vedere agli altri che li possedevo. Fu così che lasciai perdere e mi dissi: Cosa voglio fare? Sono soltanto una femmina, non posso giocare a calcio, non potrò mai farlo e mai lo vorrò fare. Dunque, mi feci iscrivere ad un corso di danza classica in una scuola vicino casa. Danzai con un tutù rosa e delle calze di lana odiose per 2 anni. Fu un cambiamento radicale: Prima scarpini, pallone e pantaloncini corti, dopo tutù, scarpette, calze e chignon.
Da dimenticare.




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