Finding my heartbeat life

di Amethyst10
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** prologo ***
Capitolo 2: *** Capitolo 1 ***
Capitolo 3: *** Avviso ***



Capitolo 1
*** prologo ***


Finding my heartbeat life
 

 
In quel periodo  i giornali riportavano pressa a poco tutti la seguente notizia :
 
Sono 1967 le vittime accertate, l’ unica ragazza sopravvissuta si trova ancora a lottare tra la vita e la morte.
 
 
La scorsa settimana ,durante la mattinata, a *** , si è abbattuto un aeroplano sul centro cittadino della città, *** , che come tutto il paese, stava celebrando la Vigilia di Natale.
L’aereo di linea , che stava volando in direzione del vicino aeroporto ha perso all’ improvviso quota , a causa di un guasto meccanico , schiantandosi su due ristoranti, dieci negozi e un cinema.
Quasi tutte le case sono state abbattute dal veicolo o dai pompieri, per riuscire a farsi strada tra le macerie.
Le vittime accertate sono 1967, non vi sono feriti, ma 450 dispersi .
é stata ritrovata solo una ragazza in fin di vita, che abitava poco distante dall’incidente.
Ora si trova in prognosi riservata, ma sappiamo, che un ramo del diametro di 6 cm ha forato in pieno il suo cuore e per questo i medici si trovano ad over affrontare un operazione senza precedenti, essendo la ragazza ancora in vita.
Operazione resa ancora più difficile dai rami che le hanno trapassato il  collo e l’occhio destro.
Ogni rimozione dei corpi estranei rischia di farla finire in coma o ucciderla.
I medici con cui siamo riusciti a parlare ci hanno confermato le poche probabilità che gli interventi abbiano successo.
I funerali delle vittime si terranno… 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Capitolo 2
*** Capitolo 1 ***


Cap 1
 
Due anni, un mese mesi e sei giorni dopo…
 
Mi stanno trasferendo in quella che probabilmente sarà la mia ultima camera d’ ospedale, sta volta il viaggio sarà più emozionante di camminare per qualche metro da un corridoio all’ altro o di imboccare qualche superstrada per una grande città.
No, questa volta mi faranno addirittura prendere un aereo.
Sembra il colmo, dato che proprio uno di quegli aggeggi mi ha tolto tutte le persone che amavo, adesso sono costretta a salirvici ,per raggiungere, quella che pare ,la tappa più importante del mio percorso di riabilitazione.
Sono stata in coma per due anni e quando mi sono svegliata, che dire, avrei preferito di gran lunga lasciarci le penne in quel letto d’ ospedale.
All’ epoca dell’incidente avevo quindici anni, e si, ammettiamolo, ero soprappeso.
Pesavo quasi settantacinque chili e la mia altezza rientrava nella media.
Avevo i capelli corti, appena sotto l’ orecchio, a causa di un ragazzino che mi ci aveva appiccicato una gomma da masticare, una delle tante umiliazioni che avevo subito.
Avevo anche una ricca fioritura di brufoli sulla fronte , spesso oggetto anche quella di scherno.
Per mia fortuna non portavo ne l’ apparecchio ne gli occhiali, se no il mio livello di sfigata non avrebbe fatto che peggiorare, ma ehi, toccava già il fondo, dato che ero anche la secchiona della classe.
Penso che avrete capito che la scuola non era proprio il mio regno. La situazione famigliare era tutto un altro paio di maniche.
L’ unica persona che davvero mi manca è mia sorella minore, l’unica che mi abbia mai capito.
Si chiamava Tessie e aveva un anno in meno di me, era completamente il mio opposto sia caratterialmente che fisicamente.
Ma lei non mi disprezzava come i miei genitori. Avevo preso la mia costituzione da mia madre, all’inizio non lo sapevo, per via delle liposuzioni a cui si era sottoposta, ma poi avevo trovato delle foto, e quelle erano valse più di mille parole.
Le ricordavo lei da giovane.
Mio padre era ubriaco dal mattino alla sera, ma per fortuna non era un tipo manesco, anche se riusciva ad arrivare a farti sentire uno schifo con la caterva d’ insulti che sapeva scaricarti addosso.
Non era facile reggere tutto quel disprezzo, ecco perché per una volta che ne avevo avuto l’ occasione, avrei preferito salire nell’ alto dei cieli, e guardare le anime ,di chi si era sempre preso gioco di me ,essere condannate all’ inferno.
Ma non era accaduto.
Alcuni anni precedenti al coma avevo più volte pensato al suicidio, ma avevo sempre avuto troppa paura di rinunciare alla mia vita attraverso un atto con cui sapevo perfettamente quello a cui stavo andando in contro.
Avevo ancora delle ancore di salvezza.
La mia musica e mia sorella.
Sono abbastanza brava a suonare il violino, già da piccola prendevo lezioni.
Mi pare un secolo da l’ ultima volta che ne ho preso in mano uno.
Siamo arrivati all’aeroporto, c’ è pieno di gente, il mio psicologo prende le valige, e ci dirigiamo all’ interno.
Catoptrofobia, ne sono stata affetta per due settimane, ma non penso di esserne ancora del tutto uscita.
La paura degli specchi.
Qui è pieno di quelle superfici riflettenti.
È l’ immagine che mi rimandano che non riesco a riconoscere, una parte del mio cervello continua a insistere che quella non sono io.
Mi soffermo a guardarmi mentre Riley è andato a fare il check in per entrambi.
I capelli mi arrivano fino al seno, nessuna infermiera ha mai voluto tagliarmeli, dicevano che erano troppo belli, io non ciò mai trovato nulla di speciale.
Sono mossi, castani scuro, mentre gli occhi sono color mogano, o almeno quello sinistro, l’altro è pieno di sfumature azzurrine, li mancano 9 diottrie su dieci, è quasi inutilizzabile.
So magra, anche troppo.
Mi tasto la pancia e sento la durezza delle ossa.
Nel farlo mi si scoprono appena i polsi, sono pieni di cicatrici.
Sospiro, l’ autolesionismo mi ha aiutato parecchio anche se non ci sono più ricascata, da quando Tessie mi aveva vista in bagno con le lamette e si era messa a controllarmi tutti i giorni, affinché non ripetessi quei dannati tagli.
Una ventata d’ aria gelida mi colpisce, siamo in pieno inverno.
Cerco di scaldarmi, vedo Riley che mi sta facendo segno di seguirlo.
<< Dobbiamo imbarcarci ? >> gli chiedo appena sono abbastanza vicina così che lui possa sentirmi in mezzo a tutti quei frastuoni.
<< Si >> dice controllando di nuovo i tabelloni.
Riley ha trent’anni, sono il suo primo “ caso”, probabilmente mi considera un colpo di fortuna.
Ha un po’ di barba sulle guance e sul mento, la fronte imperlata di sudore, nascosta un po’ dai capelli biondi, indossa un cappellino di lana grigia che riprende il colore degli occhi.
È più alto di me di una spanna, ed è anche piuttosto agitato.
<< Non hai un buon rapporto con gli aeri, né ? >> gli dico dandogli una gomitata che lo fa girare. << Non dovrei essere io a dirlo a te? >> risponde sorridendo.
Io mi limito a fare spallucce e in quel momento una sirena ci avverte che l’ora x è finalmente arrivata.

<< Sei pronta Bella per l’America? >>
Come se avessi il lusso di poter rispondere di no.

Mi porto una mano al cuore e non sento nessun battito, non ho più un cuore, ma almeno non di carne.
In sostanza è una macchina, una sfera per la precisione che pompa il mio sangue.
Non sono ancora abituata al debole ronzio che emette.
Faccio il primo passo verso quella che sarà la mia nuova vita con l’unica certezza che in quella terra straniera farò in modo che nessuno si prenda di nuovo, come in passato, la libertà di potermi ferire.

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Capitolo 3
*** Avviso ***


Scrivo questo avviso scusandomi con tutti i lettori e in seguito con :
- Le 22 persone che seguono questa storia
- Le 1 che la ricordano
- Le 1 che l’hanno messa tra le preferite
- E tutti coloro che si sono fermati un istante e hanno lasciato una recensione.
Questa storia è momentaneamente sospesa. Vi sarete accorti che è anche mezzo secolo che non aggiorno..., comunque sia se volete scrivermi, mi sono trasferita qui: http://www.wattpad.com/user/LadyLamperouge , dove sto al momento pubblicando due storie. Spero di poter ancor leggere le vostre opinioni, Baci A.

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