Whispered

di breosaighead
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** prologue ***
Capitolo 2: *** Premonitions? ***



Capitolo 1
*** prologue ***


                 
 
      a “(il) Davide (di Michelangelo)”
che c'è, eppure non lo sa.


Whispered
(prologue)


 
Sono tanti gli avvenimenti che accadono nel mondo in uno stesso preciso istante, contemporaneamente, sia che si verifichino in luoghi vicini, sia che si verifichino agli estremi opposti del globo.
Una ragazza a Parigi con le lacrime agli occhi che riceve la proposta di matrimonio che tanto attendeva e che aveva paura non potesse mai arrivare; una donna che dà alla luce il suo primo bambino, il primogenito di tre: due maschi e una femmina; uno scolaro in gita a Roma che esprime un desiderio dando le spalle alla fontana di Trevi e spera si avveri al più presto; un’altra nascita, questa volta all’altro capo della terra, nei luoghi più remoti dell’Africa; e così via con nuove storie diverse che non conosceremo mai, ma che avvengono comunque in uno stesso momento.
“Allora, - si domandano alcuni - perché tante altre cose non coincidono in questo modo e sono separate da differenze troppo evidenti che non potranno mai essere colmate perché è impossibile?”

Frida Dubois ha diciassette anni e 364 giorni secondo l’anno tropico, il 25 gennaio saranno 18, e fino a dodici mesi fa non aspettava altro. Adesso invece, dopo aver visto “17 Again”, non vorrebbe più diventare adulta ma rimanere ferma a quest’età.
E forse sarebbe la cosa migliore.

«Peter Pan aveva smesso di crescere perciò non capisco perché io domani debba spegnere una candelina in più.» si lamenta nascondendo la testa nell’incavo del collo del suo ragazzo.
Lui chiude gli occhi, le accarezza la schiena, coperta solo dalla sua maglietta di un gruppo rock a lei sconosciuto che, dopo qualche preghiera e finto viso d’angelo ben riuscito, ha deciso di regalarle, e le bacia i lunghi capelli, ora completamente arruffati.
«Non è detto che tu debba per forza diventare grande da sola. Ci sono io. Possiamo crescere insieme, qui, fra noi. Nel nostro mondo in cui gli spazi possono essere riempiti.» La rassicura continuando a percorrere con l’indice tutta la sua colonna vertebrale, procurandole brividi non dovuti al freddo.
Entrambi vorrebbero che il tempo si fermasse per sempre, in questo secondo, ma se qualcuno glielo domandasse, non vorrebbero assolutamente tornare indietro.
Lei annuisce impercettibilmente, decidendo di dargli ragione perché dopotutto torto non ha.
Gli afferra e stringe la mano calda nella sua perennemente fredda, e, anche se può sembrare banale, non c’è gesto più significativo per loro.
Le dita piccole e affusolate di Frida, sempre circondate da anelli di ogni tipo che compra quando ne ha l’occasione, all’incirca ogni sabato, da quel negozio con il nome alla francese “Bijou Brigitte”, s’intrecciano a quelle di Harry, grandi il doppio.

Harry Styles, seppur ancora molto ingenuo – “Quanto basta e solo quando vuole.” specifica Frida - nella sua età che non vuole più far sapere a nessuno, è maturato molto in questi mesi, e più precisamente, da quando ha trovato il coraggio di rivolgere la parola alla ragazza dalla folta chioma color castagna.
A stento quando si guarda allo specchio la mattina presto riesce a riconoscersi, e non è solo per quel piccolo accenno di peluria che comincia a comparirgli nel mento, o per la voce, fattasi ancora più grave, o per i 5 cm che sono andati ad aggiungersi al suo metro e 75.
Lui è cambiato del tutto e apprezza cose che prima nemmeno si sognava, come la poesia con i suoi poeti, soprattutto quelli italiani. Catullo, Petrarca e Dante, che ha imparato ad ammirare, sono diventati i suoi autori preferiti tanto che, sotto certi aspetti, si rispecchia molto in loro, in un modo che non tutti, come Louis – "Perché la sua è mentalità troppo ristretta" dice Zayn, – riusciranno mai a comprendere.

«Ti senti davvero lusingata?»
«Sì, come al loro tempo lo erano anche Lesbia, Laura e Beatrice; solo un po’ più giovane.»
«Questo vuol dire che forse anch’io dovrei iniziare a comporre e a dedicarti qualcosa.»
«Non è male come idea… “A Frida”, chiamala così, la tua prima opera e racconta di noi.»






Buonsalve a tutti,
sono tornata con una seconda fanfiction, come se una in corso già non bastasse.
Allora, l'idea per questa - mezza tratta da una storia vera per qualche fatto - era già da un po' che mi ronzava in testa e perciò l'ho buttata subito giù  ((:
La trama di questa storia non sarà complessa, almeno per ora, perciò non fatevi influenzare dai nomi di Catullo, Petrarca e Dante ahahahah
Più in là con i capitoli capirete per quale motivo li ho inseriti.
Ci tenevo a chiarire una cosa per evitare confusioni: la storia si svolgerà nell’arco di un anno, circa. Questo prologo è al presente perché è in media res! Avviene alla fine di quest’anno e prima di quello nuovo, quindi nel futuro rispetto a tutta la narrazione che invece sarà al passato. Perciò non crediate che la storia finisca così, con Harry e Frida insieme, perché dopo c'è dell'altro!
Babbuò, vi ho detto un po' tutto, spero che questa introduzione vi sia piaciuta e che vorrete continuare a leggere il resto.
Se volete e vi fa piacere, fatemi sapere che ne pensate, anche così semplicemente per farmi sapere se continuare.
un saluto a tutte,
Bri.

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Capitolo 2
*** Premonitions? ***


                  
 
    

Whispered
Premonitions?


 
In una fredda giornata in pieno inverno, Frida si sentiva grande.
Era il suo compleanno e lei compiva, finalmente, diciassette anni e l’interno mondo era ai suoi piedi, anche se l’unico a esserlo, effettivamente, era solo Zayn, con il suo ciuffo elaborato di 6 cm.
Per festeggiare, lo aveva convinto – o forse obbligato; a seconda dei punti di vista – a saltare un’intera giornata di scuola e girovagare per la piccola cittadina di Holmes Chapel, così, senza una meta precisa perché “Chissenefrega, oggi è il mio giorno e posso fare tutto se il mio migliore amico è con me. Ci stai?” e a Zayn questo, il fatto che lei volesse condividere quel giorno con lui, era bastato per annuire convinto e seguirla.

Ricordava ancora bene quell’anno in cui si era appena trasferito e non aveva nessun amico, eppure Frida, con i suoi lunghi capelli castani sempre raccolti in due trecce, di cui non si stancava mai di sentire il profumo alla vaniglia, si era avvicinata senza esitazione e con un bacio sulla guancia gli aveva augurato buon compleanno. Allora Zayn si era convinto che, anche se sfacciata e a volte scontrosa, sarebbe stata un’ottima amica – un’amica con le palle, metaforicamente.

E così i due se ne stavano in silenzio, sdraiati su una delle tante panchine libere, e non distrutte, che popolavano il parco, davanti all’imponente municipio dalla facciata in ristrutturazione.
Zayn aveva la testa appoggiata sulle gambe della mora, mentre in una mano teneva, fra l’indice e il medio, la sua seconda sigaretta della giornata “Sono al verde, devo risparmiare”
«Stavo pensando» disse poi a un tratto, fra un tiro e l’altro, facendola sobbalzare leggermente, il capo gettato all’indietro e gli occhi socchiusi. Frida non rispose, ma con la mano, come a voler scacciare via un paio di mosche fastidiose, gli fece segno che lo stava ascoltando.
«Oggi tu incontrerai il tuo futuro ragazzo» affermò Zayn sicuro.
Frida sbatté le palpebre perplessa da quelle parole, ma conosceva Zayn e sapeva che era un inguaribile romantico, di quelli D.O.C., di quelli che credono nell’amore vero e nell’anima gemella.
Infatti, secondo la sua stramba teoria, loro erano stati creati per stare insieme, solo che per uno strano scherzo del destino, “destino avverso”  lo aveva nominato, si erano incontrati prima del previsto, rovinando così l’elemento magico e perciò, ora, erano costretti a trovare qualcun altro che li sostituisse. Il loro rapporto era destinato a rimanere nella “friend zone” e non sarebbe mai potuto andare oltre.
“Tutte balle” gli aveva risposto lei, parole che avrebbe pronunciato anche questa volta se solo lui non l’avesse preceduta.
Frida non credeva nell’amore, aveva smesso il giorno stesso in cui aveva salutato Louis per l’ultima volta, o perlomeno era sicura che non l’avrebbe trovato in quel piccolo paesello di provincia, a stento presente nelle mappe, dove gli unici ragazzi che si potevano considerare dei possibili partiti erano sposati, gay o morti sepolti a quattro metri sotto terra.
«Fidati. So quel che dico. Purtroppo non posso predire l’ora, ma stai certa che per stasera, prima di mezzanotte, lo avrai incontrato» continuò Zayn, osservando il cielo plumbeo sopra le loro teste, come a trovar conferma a quello che stava dicendo.
Ma l’unica cosa che egli era grado di predire e indovinare con tutta certezza, pensava Frida, era la prossima D che avrebbero preso l’indomani nel compito di scienze, e per quello non occorreva di certo alcun potere sovrannaturale. Quindi, o Zayn era un pazzo o si era strafatto di roba pesante senza avvisarla, tenendola addirittura tutta per sé.

Holmes Chapel non era grande, a stento, in centro, si potevano trovare dei negozi degni di essere definiti tali, però era dotata di due metropolitane che percorrevano l’intera cittadina situata nel Cheshire: una da nord a sud e l’altra da est a ovest; vantava un piccolo circo all’interno del luna park, l’attrazione più nota; una stazione direttamente collegata con Manchester e una con Londra ed era gemellata con una città francese che Frida aveva visitato qualche estate prima, mentre era in visita dai parenti, e di cui dimenticava sempre il nome, troppo complicato.
Lei e Zayn si trovavano in metro dopo aver attraversato, camminando, mezza città e avevano gli arti inferiori che facevano troppo male per ritornare a casa nello stesso modo, per di più il ragazzo era un vero rammollito e appoggiare i piedi sul tappetto vicino a letto, la mattina, richiedeva già un grandissimo sforzo. Stavano seduti, l'uno di fronte all’altra, condividendo le cuffiette dell’iPod del ragazzo dai capelli corvini, senza dirsi niente, fischiettando qualche nota ogni tanto, quando lui le si avvicino per bisbigliarle all’orecchio: «Fries, tieni gli occhi aperti ora che siamo in metro» facendole anche un occhiolino di intesa.
«Zizzi, se non chiudi la bocca, ti scomunico dai miei amici» lo minacciò lei riducendo gli occhi in due fessure e alzando il tono.
«Rimarresti da sola come un cane. Hai bisogno di me. – pronunciò egli fiero – E poi – s’indico, pancia in fuori e petto in dentro – sono l’unico che può consigliarti» concluse prendendole la mani, le unghie laccate di rosso.
«Se non la smetti dico all’autista che mi stai importunando»
Non gli credeva, come non credeva all’oroscopo, al quale invece Zayn faceva continuamente affidamento. Ogni mattina, alle sette in punto era sintonizzato su “Astri del cielo: la verità”, senza mai perdersi una previsione.

“Gli acquario questa settimana hanno tutti i pianeti allineati a loro favore”

I paesaggi fuori dal finestrino si susseguivano uno dietro l’altro, lasciando indietro le campagne con i prati verdi e le case rurali per fare spazio alla città e infine alla stazione con la loro fermata, riconoscibile dal barbone che stazionava sempre lì, a qualsiasi ora.
«Dai, muoviti che ho fame e a casa c’è la torta che mamma si è tanto allenata a fare già da ottobre!» disse Frida, entusiasta, per animare il suo compagno, leggermente assonnato e infreddolito dentro il cappotto militare, a dirigersi verso gli sportelli con la scritta “vietato salire”.

Harry Styles, cinque posti più là, vicino all’entrata, si stava preparando anch’egli a scendere, il borsone da basket fra le gambe, il beanie arancione in testa, una mano tesa verso l’appiglio e l’altra in tasca, scandendo il tempo con il piede destro.
Al suo fianco, gli occhi azzurri, freddi, puntati dritti davanti a sé, il cugino, Louis Tomlinson, era ancora comodo su uno dei posti da due.
La voce meccanica dell’altoparlante annunciò l’arrivo a destinazione e il ragazzo si alzò, il tempo che le porte si aprissero per farli scendere.
In un attimo però il mezzo frenò bruscamente e Frida, dall’equilibrio incerto, si ritrovò fra le braccia di Harry, che l’afferrò al volo, impedendole di cadere lì davanti a tutti.
«Attenta» mormorò, la voce bassa e grave che riuscì a cogliere per un pelo, aiutandola a ricomporsi.
Zayn, sempre attentò, non mancò di notare l’accaduto e sorridere a sua volta, nella mano già pronta la sua terza sigaretta, ma, se le sue previsioni fossero andate a buon fine, giurò, avrebbe anche potuto smettere di fumare.
«Harry, avresti potuto lasciarla precipitare a terra, almeno ci saremmo fatti un paio di risate» Louis ammonì il riccio con uno schiaffo dietro la testa e il sorriso strafottente che sembrava appartenergli da una vita, per quanto non sfigurasse i suoi lineamenti duri.
«Louis» lo salutò glaciale Frida, scendendo finalmente sul marciapiede, avvicinandosi a Zayn per poi prenderlo per mano e avviarsi di fretta all’uscita, senza voltarsi sui suoi passi.
Odiava Louis benché non lo conoscesse, ma aveva avuto modo di parlarci due o tre volte e quelle le erano bastate per capire che tipo fosse e per stargli alla larga. Era presuntuoso, viziato, schiacciato dal proprio ego e più insulso di qualunque altro essere che abita sul pianeta.
Sapeva anche che questi era come un fratello per Harry, glielo avevano raccontato le sue amiche quando si era presa una cotta – “Da non tenere nemmeno in considerazione” – per lui, anni prima.
“Gli ormoni dell’età” era la sua scusa ogni volta che Zayn glielo riportava alla mente.
Harry comunque non sorrise e nemmeno disse nulla, quasi non la considerò dopo averla aiutata, e questa era un’ottima cosa, segno che non gliene fregava niente. Eccellente.
Frida lo ringraziò mentalmente.
Per sua sfortuna però non poté sbarazzarsi dei due, a qualche passo di distanza, e ne sentiva le scarpe trascinarsi sull’asfalto bagnato: erano giorni che pioveva. Abitavano tutti e quattro nella stessa zona, solo alcuni numeri civici – e pregiudizi – a dividerli.
«È lui, Frida. È il tirapiedi di Tomlinson, o forse Louis stesso» Le sussurrò Zayn piano, per impedire ai due cugini di sentire. La ragazza gli diede una gomitata dritta nelle costole prima che egli potesse spostarsi e impedirglielo, facendolo piegare in due e rimanere indietro insieme a Louis, fermatosi per entrare nel supermarket, l’unico che vedeva i muffin, all’altro capo della strada.
«Tu e le tue cazzo di previsioni, Zayn!» urlò di spalle, senza accorgersi del sorriso all’angolo della bocca del riccio, compleatamente rivolto a lei, che già da un po’ la guardava con curiosità.





Buonsalve a tutti cc
come state?  Io bene e finalmente aggiorno ahahahah
Come vi sembra questo capitolo? 
La storia comincia già a prendere il via e a me sta piacendo molto scriverla, anche se ho aspettato così tanto prima di postarla lol
Come ho già spiegato nel prologo, ora verrà tutto narrato al passato, essendo questi avvenimenti che accadono un anno prima.
Spero tanto che piaccia anche voi, fatemi sapere che ne pensate dei personaggi e boh tutto quello che mi volete dire, sapete che i vostri pareri sono sempre ben graditi e apprezzati.
Alla prossima,
Bri.

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