Quando ancora la tua mano stringeva la mia...

di Inathia Len
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Tell her this ***
Capitolo 2: *** Will you still love me...? ***



Capitolo 1
*** Tell her this ***


Tell her not to go

I ain't holding on no more

Tell her something in my mind

freezes up from time to time

 

Bruciare una supernova solo per dirti addio. L’età mi ha reso melodrammatico, non lo avrei mai creduto.

Ma per te… per la tua voce… per i tuoi occhi…

Potrei bruciare l’intero universo.

Qui e ora.

Ma non c’è più tanto tempo, solo due minuti e tu ridi nervosa.

La mia splendida, coraggiosa, testarda e bellissima Rosie che, pur di non farmi vedere le sue lacrime, le piangerà tutte questa notte, soffocandole nel cuscino.

-Quanto tempo?- sussurri, spostandoti i capelli dal volto.

Come vorrei poterlo fare io, sfiorarti e avvicinarmi lentamente…

-Due minuti- dico, fingendo una voce salda. Mi scappa persino una smorfia e tu sorridi, mentre gli occhi ti si fanno sempre più lucidi.

-Potrò mai rivederti?-

-Non puoi.-

-E tu cosa farai?-

Mi darò del cretino per non aver fatto di più per tenerti con me.

Mi darò del cretino perché ci sono ancora tante cose che vorrei fare, posti dove vorrei portarti…

-Di nuovo al TARDIS. Stessa vita di sempre.-

Senza di te, e quindi farà schifo.

Ma questo non lo dico anzi, cerco di sorriderle fiducioso. Perché se crollo anche io, è finita. Potrei fregarmene di tutto, per una volta, tirarti vicina e baciarti. Ma sì, facciamoli collassare quei due universi, chissene frega!

-Da solo?-

Piccola, gelosa Rosie, sempre lei.

Ancora non l’ha capito?

Anche quando ho invitato Mickey a venire con noi… non c’era attimo in cui non pensassi al volerti tutta per me.

-Sì.-

Sospiri e ingoi a vuoto, mentre io ti scruto attentamente, l’apprensione negli occhi.

Manca poco, i due minuti si sono quasi esauriti, ma continuo a non trovare nulla da dire. È sempre così con te, mi si blocca la testa, smetto di pensare e il tuo sorriso occupa tutto quanto.

-Io ti… Io ti amo- dici, ridendo e piangendo insieme, abbracciando te stessa.

-Piuttosto giusto- è il mio commento, mentre sorridere si fa sempre più difficile. –E credo, se è la mia ultima occasione per dirlo, Rose Tyler…-

Ma il contatto si interrompe e il “ti amo anche io” lo dico solo a me stesso.

 

 

Tell her not to cry

I just got scared that's all

Tell her I'll be by her side,

all she has to do is call

 

Il TARDIS è vuoto senza di te, vuoto e silenzioso.

Donna è andata, tornata a casa sua.

Non so cosa mi sia passato per la testa a invitarla insieme a me. Non sono pronto, forse non lo sarò mai.

Ogni cosa che faccio, ogni singolo minuto… lo immagino con te.

Ma chi sto prendendo in giro.

Ci fosse una crepa in questo cavolo di universo, mi ci infilerei seduta stante, fanculo a tutto e tutti. Tu vali mille vite e mille avventure.

Lascio il TARDIS in orbita intorno a Plutone, sentendomi proprio come questo pianetuccolo.

Troppo grande per essere un asteroide, troppo piccolo per essere un pianeta.

Troppo grande per essere umano, troppo piccolo per meritare te.

Ti sogno, ogni tanto.

Erano anni che non sognavo.

Ora, invece, quasi ogni notte sono su quella maledetta spiaggia e ti guardo piangere, stretta a Mickey, e non posso farci nulla. Non posso toccarti, non posso parlarti… non posso fare nulla.

E tu piange, Rosie piangi, consolata da un altro.

Stretta, tra le braccia di un altro.

E mi sveglio urlando il tuo nome.

La tua giacca è qui, perché non torni a prenderla? Perché non può finire come tutte la altre volte, quando ci andava bene anche quando ci andava male? Perché non apri quella porta, mostrandomi sorridente le chiavi e sgridandomi perché ti ho lasciata indietro?

Chiamami, Rose, dì il mio nome.

Ho bisogno di sentirti.

 

 

Tell her the chips are down

I drank too much and shouted it aloud

Tell her something in my heart

Needs her more than even clowns

need the laughter of the crowd

 

Martha è ok, simpatica e anche piuttosto sveglia. Non mi aspettavo nient’altro, da una studentessa di medicina prossima alla specializzazione.

Ma non è te, Rosie.

Non posso farne a meno, ma ti paragono continuamente a lei.

Martha se n’è accorta, ma non ci posso fare niente. Ne è scocciata, ha ragione, ma lei non sarà mai te, meglio che si rassegni.

Ecco, magari potrei smetterla di portarla nei posti dove sono stato con te, o sottolineare il fatto che tu alcune cose le avresti risolte in un certo modo, più in fretta, meglio… Quello sì che è piuttosto indelicato, persino per uno come me.

Ma è difficile, dannatamente difficile senza di te.

Per quello ho bisogno di Martha, perdonami Rosie. Ma solo non ci so stare.

Se sto solo, il TARDIS mi restituisce solo l’eco della mia voce.

Se c’è Martha, posso fingere che i rumori di là siano i tuoi…

Però… l’altra sera l’ho fatta davvero grossa, Rosie, Martha si è incavolata nera e ha perfettamente ragione. Immagino già le tue sopracciglia aggrottarsi e la bocca stringersi in una linea dura mentre ti racconto cosa è successo.

Bè, te la faccio breve.

Eravamo andati a farci un giro a Nuova Parigi anzi, Nouveaux Paris, come la chiamano qui e… ho bevuto un po’ troppo. Ma che ci potevo fare? Ero nella città più romantica di tutto l’universo, l’amore era nell’aria… e tu non c’eri, Rosie, non c’eri. E, nella mia testa, continuavo a sentire le sue parole, l’ultima volta alla spiaggia.

E allora mi sono messo a cantare, ballando in bilico sul marciapiede della Senna… pardon, Nouveaux Senna, mente Martha mi urlava di scendere, perché sarei potuto cadere.

E io non potevo fare a meno di pensare che tu saresti salita insieme a me e avremmo ballato insieme.

Così, pieno di vino e rimpianti, malinconia, ho afferrato Martha e l’ho trascinata con me.

Era tutto perfetto, ci stavamo quasi divertendo…

Poi ho rovinato tutto, oppure lo ha rovinato lei, non essendo te.

L’ho baciata.

L’ho chiamata Rose.

Ora Martha si è chiusa nel TARDIS e io sono qua fuori sotto la pioggia, sperando che le lacrime si confondano con le gocce.

 

Tell her what was wrong

I sometimes think too much

But say nothing at all

And tell her from this high terrain,

I am ready now to fall

 

Ma l’ho capito il problema, Rosie, finalmente ci sono arrivato.

Non ho potuto dirti che ti amo anche io.

Per quello non esci dalla mia testa, per quello ti cerco in ogni ragazza che incontro.

Pensa, mi mancano persino tua madre e Mickey!

Quella volta alla spiaggia… è stato troppo veloce, troppo confuso. E la mia testa, come al solito, è andata avanti per la sua strada, non collegandosi alla bocca. E miei due cuori si sono scontrati, mandandomi completamente nel pallone.

Perché anche io ti amo, Rose Tyler, ma ora lo posso dire al muro.

O a Martha. Che santa di ragazza, tra parentesi.

Ma ora sarei pronto.

Vorrei solo tornare indietro su quella spiaggia, tagliare corto le chiacchiere e dirtelo, prima ancora che tu possa aprire bocca.

Mi piacerebbe vederti sorridere, tra le lacrime, dirmi il tuo “anche io” e poi…

No, non potrei fartelo.

Dirti quello che provo e poi lasciarti per sempre. No, non ce la farei.

Testa, testa mia… dovrei sbatterti contro quel famoso muro. Ma sospetto che si romperebbe.

Il muro, ovviamente.

E Martha ascolta i miei sproloqui su mondi lontani, scrutandomi l’anima.

Lo sa che non sono felice e non lo è nemmeno lei.

Mi chiedo perché ancora viaggiamo insieme, perché ci mentiamo a vicenda, sorridendoci.

L’altro giorno ha trovato la tua giacca. Voleva metterla a lavare e io le ho gridato contro.

Mi ha guardato smarrita, persa e confusa. Mi è bastato un nome, il tuo, e si è arrabbiata.

Credo che una litigata come quella il TARDIS se la ricorderà per un bel po’.

Mi ha urlato contro per una mezz’ora buona, mi ha gettato contro il tuo giubbotto, ha minacciato di buttarlo fuori nello spazio… poi è scoppiata in lacrime, ancora incavolata nera, e se n’è andata.

Per fortuna eravamo a Londra e non è finita chissà dove, aprendo la porta.

Ma, alla fine di tutto, sai solo a cosa sono riuscito a pensare?

Al fatto che anche tu, dopo una litigata, te n’eri andata sbattendo la porta. O almeno ci avevi provato, perché ti avevo fermato in tempo. Altrimenti avresti fatto la fine di Icaro e Dedalo.

Capisci?

Anche se è di Martha che si parla, se è lei a soffrire, io continuo solo a pensare a te.

 

Tell her not to go

I ain't holding on no more

Tell her nothing if not this;

all I want to do is kiss her

 

Di nuovo la spiaggia, di nuovo la Baia del Lupo Cattivo.

Ti prendo tra le braccia.

Sì, è un sogno. E uno di quelli buoni, a quanto pare.

La spiaggia è deserta, nessun Mickey-boy all’orizzonte o Martha gelosa.

-Ti amo, Rose Tyler.-

Ti volti radiosa, regalandomi un leggero bacio sulla guancia.

È decisamente un sogno, ma non svegliatemi.

-Piuttosto corretto, Dottore- mi prende in giro lei, mentre le mie labbra si posano sul suo naso e Rose arrossisce.

-Rosie…-

-Mi piace quando mi chiami così. Non lo hai mai fatto, perché?-

-Perché sono un cretino.-

-Piuttosto corretto anche quest…- ma ora non fai in tempo a finire la frase che ti bacio sul serio, ti bacio come ho sempre voluto.

È tutto perfetto.

La sabbia sotto di noi, i gabbiani, il rumore delle onde… le tue labbra sulla mie, il mio corpo abbracciato al tuo.

Non voglio andarmene. Ditemi dove devo firmare che rimango qui.

Al diavolo i Dalek, i Cybermen, le varie fini del mondo…

Dieci vite non valgono Rose Tyler.

 

Tell her something in my mind

Freezes up from time to time.

 

Ogni volta che mi sveglio è peggiore della precedente, soprattutto se ho fatto un “buon” sogno.

Martha se ne accorge, Martha sa tutto.

Martha che ormai mi parla a stento. È una questione di giorni e se ne andrà, mi sembra giusto.

E, nel dimenticare tutto e tutti, torno al sogno, alla sensazione delle tue labbra sulle mie.

 

Perché la prima volta che ci siamo baciati, tu non lo hai ricordato.

La seconda volta, non eri te stessa.

L’ultima, non era reale.

 

 

 

 

 

Inathia's nook:

Bene, salve gente *saluta vistosamente il nulla davanti a lei*. Innanzitutto, spero che qualcuno di voi sia sopravvissuto fin qui. Lo so, è piuttosto lunga, ma ogni strofa mi ispirava qualcosa di nuovo... Quindi, ecco qua. Spero che non vi siate addormentati :)

Ah, prima che mi dimentichi, la canzone si intitola "Telle her this" ed è malinconica al punto giusto...

Il prossimo capitolo (e conclusivo) sarà tutto per Rose...

A domani, o al massimo dopodomani.

Bacisss

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Capitolo 2
*** Will you still love me...? ***


I’ve seen the world

done it all

had my cake now

 

-Rose, tesoro, alzati. È arrivato Mickey!-

La voce di mia madre mi arriva ovattata. Ancora una volta mi sono addormentata piangendo, ancora una volta ho nascosto la testa sotto il cuscino cercando di fermare le lacrime.

-Arrivo, digli che scendo!- grido, cercando di suonare il più normale possibile.

Non deve sapere, nessuno di loro deve conoscere il mio segreto e i miei pianti notturni. Meglio per loro credere che, alla fine, mi sia adattata alla nuova  vita senza troppo sforzo e che il passato con te non mi manchi. Non troppo, almeno.

Mentire alle persone che amo, l’età mi sta rendendo decisamente migliore.

Giro come una trottola impazzita per la stanza, dopo essermi vestita, alla ricerca della mia giacca di jeans. Mickey mi porta a pranzo fuori e siamo quasi in autunno, non fa più tanto caldo…

-Mamma, dov’è il giubbotto?- grido, mentre lei entra in camera con una pila di vestiti stirati.

-Non lo so, tesoro, vedi se è qui in mezzo, - dice, rovesciando il tutto sul mio letto. –Ma non metterli in disordine, non ho intenzione di stirarli di nuovo.-

Cerco freneticamente la giacca. Mickey è di sotto, odio far aspettare la gente…

Ma non la trovo da nessuna parte. Strano, è la mia preferita, di solito la porto sempre con me…

Poi realizzo.

Possibile che me ne dimentichi sempre, che la notte cancelli tutto? Perché, ogni mattina, deve sempre tornarmi tutto addosso?

-Tesoro, l’hai trov…?- chiede mia madre, vedendomi bloccata in mezzo alla stanza. –Qualcosa non va?-

Mi lascio cadere a terra, la testa tra le mani.

Ormai è passato quasi un anno, dovrei cominciare a rassegnarmi al fatto che non ti rivedrò più.

Mia madre mi stringe forte, ma io la scaccio rabbiosa.

So cosa direbbe, ma nessuna di quelle frasi di circostanza mi sarebbe davvero d’aiuto.

Perché non è una cosa che passerà con il tempo.

Non ti dimenticherò, non ho intenzione di farlo.

E, soprattutto, non andrà tutto bene.

E così, gli occhi chiusi e i pungi stretti, urlo la mia disperazione, mentre i ricordi tornano, pungenti, uno a uno.

Come se non fosse già abbastanza difficile così, come se non bastasse rivederti ogni notte.

Nei miei incubi.

Dove, regolarmente, ti perdo.

Ancora e per sempre.

 

Hot summer nights, mid July

when you and I were forever wild

 

 

-Dove siamo?- chiesi, schermandomi gli occhi per il forte sole, uscendo dal Tardis.

-Miami, Florida- sorridesti, prendendomi per mano.

-E quando siamo?-

Desti un'occhiata in giro e i tuoi occhi si soffermarono su un giornale in un cestino poco distante. Le tue labbra si aprirono in un sorriso e recitasti la data dandoti un tono.

-18 luglio 2006, Dama Rose... Che c'è?- domandasti poi, notando la risata che stava nascendo sulle mie labbra.

-Miami nel 2006? Nessun pianeta dal nome strano in pieno cataclisma?-

-Credi che non mi prenda mai una vacanza? Ah, donna di poca fede! Vai a metterti il costume, oggi mare e sole!-

 

Ci volle tutto il mio autocontrollo per non scoppiarti a ridere in faccia quando notai la tua espressione confusa mentre ti parlavo dei castelli di sabbia. Passasti i seguenti venti minuti a studiare scettico la costruzione del bambino dell'ombrellone accanto al nostro e solo il mio sorriso e la proposta di andare a fare il bagno ti trattennero dall'inforcare gli occhiali e dall'analizzare il tutto -bambino compreso- con il cacciavite sonico.

 

-Cocomero- sillabai più tardi quella stessa sera, porgendoti la fetta rossa, mentre tu sbuffasti.

-Lo so, cosa credi?-

-Mah, non si sa mai.-

-Ehi, solo perché non ho mai costruito un castello di sabbia non significa che sia un completo ingoran...- ma ti zittii imboccandoti.

Eravamo sul muretto che separava la spiaggia dalla strada, poco distanti da dove avevamo lasciato il Tardis, e stava calando la sera.

-Avresti potuto uccidermi!- protestasti, scandalizzato, mentre io facevo spallucce e ridevo. -Non si scherza su queste cose, Rose Tyler!-, ma io continuai più forte.

-Guarda là, una stella cadente!- esclamai poco dopo, indicando un punto non ben precisato della volta celeste.

-Nah probabilmente è... ok, ok. È una bellissima stella cadente- ti correggesti in fretta, notando la mia occhiata minacciosa.

Appoggiai la testa sulla tua spalla e tu mi circondasti con un braccio, dandomi un leggero bacio sulla testa.

-Potrei rimanere così per sempre- mormorai, mentre tu annuivi lentamente.

 

 

Will you still love me

When I've got nothing but my aching soul?

 

 

-Un uccellino mi ha detto che giorno è oggi...- mi sussurrasti all'orecchio, facendomi sobbalzare, mentre me ne stavo spaparanzata sul divanetto/sedile del Tardis, in pieno “dolce far nulla”.

-Oh, no! Ma, aspetta.. da quanto tu ti senti con mia madre?-

-Jackie e io ci facciamo certe chiacchierate...- mi prendesti in giro. -In realtà, l'ultima volta che siamo tornati mi ha minacciato di una morte lenta e dolorosa se non l'avessi avvertita di ogni nostro singolo viaggio: ora di partenza, di arrivo e destinazione, quanti ne hai uccisi... Solite cose, insomma.-

-Quindi hai saputo?- borbottai, facendoti spazio.

-Cos'è quel muso lungo? I compleanni sono una cosa bella, dobbiamo festeggiare insieme! O… vuoi tornare a casa, passare la giornata con Jackie e Mickey?- chiedesti, quasi terrorizzato, interpretando male il mio sguardo.

Poggiai la testa sulla tua spalla e presi una tua mano tra le mie.

-No, va benissimo qui e ora... a proposito, sai dove siamo?-

-Da qualche parte- rispondendoti vago, facendomi ridere.

Rimanemmo in silenzio per un po', il Tardis che ci cullava nel nulla.

-Allora mi spieghi perché sei triste?- chiedesti a un certo punto, accarezzandomi la guancia.

Mi voltai a guardarti e non potei fare a meno di rendermi conto di quanto fossi stata fortunata ad averti incontrato.

Ma non te l'ho mai detto.

-Nulla di ché, davvero- mormorai, chiudendo gli occhi.

-Rose Tyler- cominciasti a cantilenare, rendendomi impossibile il riposo. -Eddai, facciamo qualcosa! Ragazza, hai vent'anni, non novecento!-

-E ogni riferimento a persone e fatti è puramente casuale, immagino- fu il mio commento, che ti fece spuntare il solito sorriso folle.

-Puramente.-

-Ma se quello che mi va di fare è rimanere qui, addormentarci e poi domani decidere dove andare? Davvero, questa storia del festeggiare... non fa per me...-

-Non ci credo. Non hai mai fatto nemmeno una festa?-

-Sì, le ho fatte, ma... ora è diverso.-

-Cosa?- chiedi, studiandomi da vicino.

-Io, la situazione, tutto!- esclamai, alzandomi e rifugiandomi dalla parte opposta rispetto a te, le braccia strette attorno al corpo.

Non sapevi come comportarti, lo so. Dalek, Cybermen, alieni di ogni sorta non erano nulla in confronto a una donna in crisi. E che crisi, considerando che non sapevo nemmeno spiegarla a me stessa!

-Aiutami a capire- mormorasti e un sorriso stanco si disegnò sul mio volto.

Quanto sembrasti umano, in quel momento! Ma non lo saresti mai stato. I tuoi due cuori avrebbero continuato a battere anche quando il mio non si sarebbe nemmeno ricordato più come si faceva, avresti continuato a vedere il mondo, a girare per lo spazio... forse con dei volti diversi, ma saresti sempre stato tu.

Ma non sempre io.

Ci sarebbe stata qualcun’altra, prima o poi.

Ed era questo quello che mi spaventava.

Era questo quello che non riuscivo a dire.

-Lascia perdere- dissi, abbracciandoti e perdendomi nel tuo profumo.

-Rose...- sussurrasti, ma io scossi la testa, mentre una lacrima cominciava a scendere. La catturasti tra le tue dita e la guardasti sorpreso. -Ti prego.-

Feci un respiro profondo e ti strinsi ancora più forte.

Perché ci sarebbe stato un giorno in cui non sarei stata più con te, in cui non ti avrei potuto più toccare, abbracciare, sentire...

Ed ero terrorizzata dall'idea che quel giorno sarebbe arrivato presto.

-Per quanto posso rimanere con te?- mormorai, alla fine.

-Rose, ma che cosa...?-

-Rispondimi- ribadii, la voce che tremava.

-Per tutto il tempo che vorrai, è ovvio- mi rispondesti, le sopracciglia inarcate. -Rose, mi vuoi dire che cosa sta succedendo? È il tuo compleanno, non la fine del mondo... e quella l'abbiamo vista- dicesti, cercando di tirarmi su di morale. -Ehi!- mi incitasti, prendendomi il mento tra le dita.

-Io... ho paura. Tutto qui. Ho paura che ti stancherai di me quando sarò una vecchia bacucca.-

-Umani. Così fantastici, così... meravigliosi!- esclamasti, facendomi roteare per la stanza, mentre io ridevo, finalmente. -È questo il problema, quindi? Oh, Rose, io non ti lascerò mai, lo sai!-

E detto questo mi abbracciasti di nuovo, tenendomi stretta.

-Sei mia, Rose Tyler. Sei la mia compagna. Da qui, per sempre.-

 

Will you still love me

when I'm no longer young and beautiful?

 

 

Torno bruscamente al presente.

Non sei tu a stringermi, non più.

È Mickey, il povero vecchio Mickey.

Mickey il santo.

Mi libero lentamente dalle sue braccia, asciugandomi le lacrime.

-Dobbiamo andare- dico, tremando.

-Rose, stai bene?-

Scoppio a ridere nervosa. No che non sto bene, e non penso che starò mai bene di nuovo.

Perché, anche solo il mio nome pronunciato da un estraneo mi provoca una fitta al cuore. Perché non sei tu, a chiamarmi. E non lo sarai più.

Ma questo, a Mickey, è meglio non dirglielo.

-Cercavo la giacca e non la trovavo...- mormoro, alzandomi piano.

-Ah- è il suo unico commento, mentre mi aiuta ad alzarmi.

-Ti dispiace rimandare? Vorrei solo andare a letto. Sono stanca.-

Lo sento sospirare, ma non dice nulla.

-Ancora lui?-

Annuisco piano, mente Mickey mi adagia sul letto e si mette a tirare le tende.

-Cambierà mai qualcosa?-

Mi accorgo dei sottintesi della sua domanda, ma non conosco la risposta.

O almeno, non credo che gli piacerebbe.

So che cosa vorrebbe Mickey.

Tornare a tre anni fa, quando io ero una semplice commessa, lui il mio fidanzato meccanico e pranzavamo a Trafalgar Square. Quando l'unico Dottore che conoscevamo era quello all'ospedale e non un alieno che viaggia nel tempo e nello spazio.

Chiudo gli occhi e mi passo una mano tra i capelli, avvolgendomi nelle coperte.

Mickey esce, lo sento scendere le scale.

Sospiro e aspetto che il sogno torni a portarmi via, ma quello tarda.

E una voce comincia a chiamarmi.

-Rose.-

Di nuovo quella fitta, di nuovo il cuore si ferma.

Ma questa volta è diverso, questi brividi li conosco.

 

 

Sei tu.

 

 

 

 

 

Inathia's Nook:

Salve people, ecco, come anticipato, la seconda parte :) Spero vi piaccia come la prima, se non di più.

E' stato molto difficile, per me, calarmi nei panni di Rose, ancora di più che con Ten, strano ma vero. Perchè lui lo sappiamo tutte com'è fatto, il nostro alieno dal cuore (ooops, cuori) d'oro, il sorriso sghembo e i capelli scompigliati. 

Per quanto riguarda Rose, invece, avevo il terrore di cadere nel fluff (nulla contro di ciò, solo non è molto nel mio stile...) e nello scontato. Però c'era "Young and beautiful" (la canzone che compare ogni tanto) a farmi da guida e spero di aver fatto un buon lavoro.

La fic, in questo caso, è ambientata prima del loro ultimo incontro, ovviamente (come si intuisce dalle ultime parole) e ho immaginato che fosse passato circa un anno dal "disastro" -se così lo vogliamo chiamare-. Quindi, i due racconti hanno una specie di struttura circolare, dato che il secondo è il prologo del primo e il primo è l'epilogo del secondo (sì, sono in vena di complicatezze. E sì, lo so che quella parola non esiste).

Con questo concludo, ringraziandovi immensamente per aver letto e commentato (se lo avete fatto mi avete reso molto felice :P) la mia seconda fic in questo fandom che amo ogni giorno di più e del quale sono una novellina.

Quindi, qualsiasi recensione è ben vista, dato che sono certa di dover migliorare ancora un sacco.

Besitos e alla prossima

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