Paura, sollievo.

di ElvenKing_11
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Paura, sollievo. ***
Capitolo 2: *** Teardrops ***



Capitolo 1
*** Paura, sollievo. ***


Stamattina sono stanca, brutta e arrabbiata. Nemmeno Cinna riuscirebbe a rendermi splendida, come faceva una volta. Sono stanca di tutto, le occhiaie pesanti e scure, il pigiama largo... non ho voglia di fare niente. Invece so che devo alzarmi. So che è inutile rimanere a letto, so che oggi alla fine mi tirerò su e andrò a procurarmi qualcosa da mangiare. So che tornerò a casa con le mani vuote e con i disillusi perché mi rendo conto che sono sola a mangiare, di nuovo.Troppe consapevolezze nella mia misera vita, poche sorprese, pochissime gioie. Prim mi manca troppo. Qui al distretto 13 sono sempre sola nel mio triste appartamento, la ghiandaia imitatrice di una volta sembra più un pollo solitario ora. Peeta è quasi sempre a badare ai suoi figli insieme a Johanna, la mamma cerca di distrarsi dall'assenza di Prim e fa qualche parola crociata insieme alle sue amiche... Oh Gale, dove sei adesso? A volte ci penso intere giornate. Tempo fa non avrei mai immaginato che fra me e Gale potesse esserci qualcosa. Ad oggi stiamo insieme da un anno, anche se sento che i miei sentimenti per lui stanno cambiando. Sbam. Qualcuno ha sbattuto la porta. Mi affaccio ancora in pigiama dalla mia stanza per vedere chi è. Gale è tornato prima del solito dal lavoro. Mi guarda con occhi stravolti. Sembra che non riesca a parlare, c'è qualcosa che non va. :-Che c'è?- gli dico -Che succede? Non risponde. -Avanti.- lo incalzo. Non riesce a parlare, ma leggo il labiale :- Snow è vivo... Cosa!? Finalmente riesce a parlare.:- Snow. È. Vivo. E ... - la sua voce si fa tremante- ci sono tante altre cose che non sai, che non riesco a dirti, che non so spiegarti. -Non può essere. -Lo so. Mi mostra un videomessaggio del presidente rivolto a tutti i cittadi di Panem. " Cari cittadini di Panem, sono tornato. Immagino che sarete tutti felici di vedermi. Che la 76esima edizione degli Hunger Games abbia inizio. E che la fortuna possa sempre essere a vostro favore" Il ghigno del presidente è sempre lo stesso. Se pur apparentemente morto non è cambiato di una virgola. O meglio. C'è qualcosa di diverso nel bagliore del suo sguardo. C'è qualcosa di ben più vendicativo, un rancore che è stato cresciuto e alimentato per tanto, troppo tempo, e che guizza come lingue di fuoco che si protendono per bruciare tutto ciò che le circonda. Quasi per sprigionarsi da quello sguardo, che scotta al contatto. Poi mi viene in mente un particolare. Snow con un grosso buco grondante di sangue sulla fronte. Snow... oppure una contro figura? Tutto torna. Bastava che un senza voce qualunque facesse una seduta da uno dei più bravi stilisti di Capitol City e perfino Snow avrebbe creduto di guardarsi allo specchio se se lo fosse trovato davanti. Geniale. Ed io non posso crederci. Inizio a piangere miseramente. Dapprima sommessamente, poi sfocio in un pianto nervoso ed inizio a urlare, mi strappo i capelli, e vorrei vomitare perché il sapore che sento è più amaro di tutte le mie sconfitte. Stanno tornando. Uno dopo l'altro. I flashback mi soffocano in un incubo ad occhi aperti. Ansimo. Gli aghi inseguitori, i morsi della notte, il bacio di Peeta, l'immagine di Mags che scompare tra la nebbia velenosa, il viso senza vita di Rue incorniciato da fiori bianchi, e la bomba che fa saltare in aria Prim. La mia paperella. Non riesco a muovermi. Rimango semplicemente in piedi lasciando che le lacrime mi scivolino fino al mento e poi cadano sul mio petto. I brandelli della mia maglietta ancora in mano. Sto pensando a tutte le illusioni che mi ero fatta della vita che avrei voluto vivere. Sto pensando alla mia ingenuità. Perché se lui vive, io brucio. Buffo. La ragazza di fuoco alla fine è l'unica a bruciare. Piango calde lacrime. Bollenti. Gale mi guarda imperterrito ma non mi consola. Mi fissa come per dire "Quando la smetti di fare la bambina?". Altro non sono. Sono solo una bambina spaventata. Occhi grandi e lacrime amare. Sanno di paura e di sconfitta. Sanno delle rose di Snow. Sanno di tutto il sangue che ho versato e di disperazione, di miseria. Sto per urlare che odio la mia vita, che non voglio più viverla, sto per urlare con quanto fiato ho in gola, perché ora urlare è l'unica cosa che mi va di fare. Mi va di urlare la rabbia che non è mai sparita del tutto. Mi va di urlare perché mi sento bruciare a poco a poco, e del resto non mi importa. Potrei distruggere quel poco di vita che mi sono costruita perché ora nessun sentimento è più forte della rabbia. Mi svuoto del dolore con le grida. Non mi basta però, quindi grido, grido, grido ancora. E mi rendo conto che da questo non posso svuotarmi. Che rabbia e dolore hanno riempito me e la mia vita, e non c'è più spazio per nient'altro ormai. Sparisce il mio amore per Gale. Sparisce la mia amicizia con Peeta. Sparisce la fame, la sete, il freddo.. Sparisce mia madre dai miei pensieri. Ma non Prim. Prim è vivida nei miei pensieri. Un'esplosione scintillante di soffocante dolore. Continuo a pensare a lei. Scusami Prim. La mia infima spilla non ti ha salvato. Scusami per averti promesso che con quella non ti sarebbe successo nulla. Scusami per quello che sono, perché tu sei l'unica a meritare le mie scuse. Di te non ne è rimasto più niente. Solo un po' di cenere, dispersa nell'aria, e qualche brandello. Prim, dì a Rue che sto arrivando. Mi basta saltare da una finestra e atterro nel cielo, con voi. E vi prometto che stavolta non vi lascerò mai più.

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Capitolo 2
*** Teardrops ***


-Questa volta non vi lascio, ve lo giuro- inizio a ripetere a me stessa. È come se non riuscissi a smettere di dirlo. Questa promessa mi sembra di farla più a me che a loro, Prim e Rue. Mi vincolo in un patto con me stessa ripetendo a voce alta ciò che non ho il coraggio di fare. Stavolta sono veramente stufa. Dire che odio la mia vita sarebbe dire poco. Come faccio a suicidarmi? Qui al distretto 13 non ci sono finestre. Di spararmi non ho il coraggio. Di tagliarmi la gola nemmeno. Sto in piedi, al centro della stanza, con le lacrime agli occhi, e penso. Mentre Gale mi fissa spazientito e parla. Non lo sento, non lo ascolto. Sono troppo occupata ad ascoltare le mie, di grida. Delle sue non mi importa. Lo osservo però. Mentre parla animosamente, gesticola, e fa un movimento della mano come per scacciare dalla sua vista la figura di una me con il pigiama in brandelli immobile, in una stanza troppo stretta per contenere tutto il dolore. Ha ragione. Se potessi, anch'io scaccerei me e la mia figura con un gesto della mano. Come nulla di più che un insetto. Ogni tanto mi arriva al cervello qualche parola: "Che fai lì impalata?", "Muoviti", "Mi dai sui nervi", "Finiscila di piangerti addosso". Secondo me Gale mi odia. Avrei dovuto scegliere Peeta, anche se non lo amavo. Sarebbe sempre stato meglio di qualcuno che non è capace di sopportare i tuoi difetti. Tranne se si tratta di me. Io sono un caso a parte. Nemmeno io mi sopporto. Peeta è così buono che è l'unico a riuscirci. Gale non ci riuscirebbe nemmeno volendo. Alla fine non posso incolparlo più di tanto. Sono insopportabile e lagnosa. E ho un'inspiegabile voglia di farla finita. Mi siedo, finalmente. E sento Gale farfugliare qualcosa del tipo "Finalmente ti sei mossa". Lo guardo da seduta. È semplicemente bellissimo. Indossa una maglia aderente. Addominali scolpiti, occhi grigi e viso d'angelo. È bellissimo anche da arrabbiato. Per un attimo dimentico il motivo per cui stavo gridando e pensando al suicidio. Mi alzo in piedi, mi avvicino e lo fisso dritto negli occhi. Inizio a baciarlo. Lui mi abbraccia e mi piange sulla spalla. -Ci sarò sempre per te.- dico con un coraggio che non so dove ho trovato. -Grazie Katniss. Ci sediamo sul divano e piangiamo abbracciati. È lui la mia ragione di vita ora. Lo bacio sulle lacrime, e ci tuffiamo in un lungo silenzio. Poi lo vedo alzarsi di scatto e prendere un cappotto, infilare quanta più roba possibile in una sacca e lanciarmi dei vestiti nuovi. -Mettiteli. -Gale... -Ho detro mettiteli. Mi spoglio e li indosso. -Partiamo fra due minuti. -E dove andiamo? -Non lo so. Mi prende per mano. Afferro il mio arco e usciamo di casa. Diciamo a tutti che andiamo di fuori per una passeggiata. Saliamo le scale, prendiamo una serie di ascensori e arriviamo in superficie. Iniziamo a correre. Il freddo della notte è pungente, ma non mi importa. Forse scappare è veramente l'unica soluzione ora. Voglio ricominciare tutto da capo. È la mia occasione. Forse posso farcela. Mi sono stufata di combattere per gli altri e di non fare mai niente per me stessa. Comincio a correre più velocemente. Ormai ci siamo addentrati nella foresta. Prendo per mano Gale e mi sento più sicura. Continuiamo a correre , è quasi buio, ma corro senza guardare dove metto i piedi. Sento lo scricchiolio delle foglie secche e il frusciare dei rami di pino sul mio corpo. Giungiamo ad una radura e Gale si ferma all'improvviso. Ci sediamo sfiniti. - Katniss. - Gale. - Ricordi quando ti ho detto che saremmo potuti fuggire se solo avessimo voluto? Avremmo potuto vivere di caccia e di raccolta. -Sì. Mi ricordo. Non esce un'altra parola dalla sua bocca. Ma capisco che basta così, per oggi. Gale armeggia nella sacca e tira fuori una specie di quatrato avvolto da un involucro plastica. Lo rompe e scuote il quadrato che prende la forma di una tenda. Entriamo e ci stendiamo sfiniti l'uno sopra all'altro, mentre disegno dei cerchi con il dito sul suo petto. -Ti amo. -Ti amo. Ci addormentiamo.

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