Don't Forget Me

di Micaela___
(/viewuser.php?uid=774552)

Disclaimer: Questo testo proprietà del suo autore e degli aventi diritto. La stampa o il salvataggio del testo dà diritto ad un usufrutto personale a scopo di lettura ed esclude ogni forma di sfruttamento commerciale o altri usi improri.


Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Trasferimento ***
Capitolo 2: *** Risveglio ***



Capitolo 1
*** Trasferimento ***


CAPITOLO 1

Si alzò la mattina con il Sole che penetrava dalla finestra.
Erano appena le sette, giusto in tempo per finire di preparare le valigie.
Si mise il primo giacchino che trovò sulla sedia e scese le scale.
Entrò in cucina e prese l’ultimo biscotto rimasto nel pacchetto, l’unica cosa che non era stata sigillata in uno scatolone. Le fece una strana sensazione vedere quella cucina così vuota, la sua camera così vuota…la sua casa vuota. Ma ormai era arrivato il momento di trasferirsi e di voltare pagina dopo quello che era successo. Risalì piano le scale e tornò a chiudere le valigie. In un attimo si preparò e scese nel salotto aspettando la matrigna che portava di sotto gli ultimi oggetti.
“Hey Evelyn vuoi una mano?” chiese la ragazza timidamente.
“No Sarah, grazie.” Rispose la donna, fredda.
Era tutto pronto per andare, andare via, finalmente. In meno di due ore sarebbero arrivate a Doncaster, nella loro nuova casa. In meno di due ore sarebbe ricominciato tutto, dopo quei sei mesi così sofferti e interminabili.
Si chiamava Sarah. Un angelo si direbbe. Una creatura irreale che aveva solo quindici anni. Era così perfetta con quei suoi occhi color ghiaccio, così freddi e salati di un’acqua marina di un oceano infinito. I capelli neri, le guance rosee e un corpicino magro, scarno e assente, come lei, che dopo la morte di suo padre era morta dentro. Non aveva più nulla, solo una donna che la odiava. Quella donna che aveva fatto separare i suoi genitori e che…aveva ucciso sua madre. Si. Quella donna che ha ucciso sua madre poco a poco lacerandole il cuore e portandole via il marito sotto ai suoi occhi, freddi, salati, come quelli di sua figlia. Sarah era sola. Sola con la persona che le aveva portato via la sua felicità. Quella persona che odiava tutti e anche la sua figliastra, con cui avrebbe vissuto giorno e notte, per sempre, fino alla fine.
 
 

Sarah scese dal furgone. Vide la sua nuova casa, così grande e bella. C’era un piccolo giardino davanti con dei fiori che risplendevano alla luce del Sole. C’ era un’aria diversa lì a Doncaster e a Sarah piaceva. Prese le chiavi che aprivano la porta della nuova villa ed entrò. Gettò il suo zaino vecchio a terra e si affrettò a salire le scale. Arrivò in cima e scorse quella che sarebbe stata la sua nuova stanza. La porta bianca in fondo al corridoio che si confondeva con il muro. Beh…Quella porta era un po’ come Sarah, che si confondeva con la gente e nessuno mai cercava di conoscerla. Solo la giusta persona sarebbe stata in grado di forgiare quella chiave che avrebbe aperto la porta del suo cuore. Le converse nere si riflettevano sul parquet lucido, mentre Sarah andava alla scoperta della sua nuova tana. Arrivò davanti alla porta e la fissò per un attimo. Afferrò la maniglia, girò la chiave e la porta si aprì.
Sarah rimase colpita. Per un attimo quei suoi occhi persero il sale che vi era. La stanza era enorme, con una finestra che si affacciava su quel giardino fiorito di fine agosto. Sarah prese di corsa il suo zaino e tutte le sue cose che avrebbe finito di sistemare entro sera. L’armadio nuovo era alto come il soffitto e il letto era grande tanto da contenere tre persone. Sarah prese e sistemò le coperte, mise i vestiti nell’ armadio e ripose i suoi preziosi libri sulla nuova scrivania che sarebbe stata piena di scritte e frasi in meno di un mese. Per le otto tutto era apposto, cioè, solo la sua camera lo era. Sarah scese in cucina dove trovò Evelyn che lavava i piatti su cui aveva mangiato poco prima. Ovviamente Sarah si dovette preparare la cena da sola anche quella sera e l’unica cosa che Evelyn disse appena finito di asciugare l’ultima posata fu un misero “Buonanotte”, con il suo sguardo freddo, poi salì le scale e si diresse nella sua stanza, chiudendosi a chiave.
Sarah si preparò un piccolo panino e poi decise di fare un giro in zona per vedere il posto, tanto Evelyn non se ne sarebbe accorta e anche se se ne sarebbe accorta non le avrebbe dato peso, come sempre.
Sarah prese il telefono e le chiavi. Si mise dei pantaloncini corti che arrivavano alla pancia, una canottiera corta bianca e le sue amate converse nere. Uscì di casa, attraversò il bellissimo giardino e si ritrovò nella strada principale fiancheggiata da molte altre case. Camminava lentamente e osservava il paesaggio attentamente, scrutava il cielo ancora roseo e pensava al papà e alla sua mamma. Loro, le stelle più belle che brillavano in quel cielo perfetto. Mentre Sarah immaginava non si accorse di alcuni ragazzi che la stavano seguendo, da più di mezz’ora ormai.
“ Hey dove va una bella ragazza come te a quest’ora?”
Fu proprio quella voce maschile che fece ritornare Sarah con i piedi per terra. La ragazza si girò di scatto e quei ragazzi rimasero a bocca aperta da quei suoi occhi, da quelle guance, quei capelli…da lei.
“E …tu chi saresti?” chiese uno dei ragazzi.
Sarah si girò e tornò a camminare veloce sul ciglio della strada, mentre quei cinque ragazzi continuavano a perseguitarla.
“Hey ma dove vai?!” urlarono.
Sarah iniziò a correre e anche i ragazzi dietro. Dopo poco un biondino la raggiunse e la prese per il polso, facendola voltare.
“Che volete da me !?” Urlò Sarah disperata.
“Calmati ragazza, vogliamo solo…conoscerti.” Disse il biondino metre  gli altri lo raggiungevano.
“Hey piccola dove vai così di corsa è!?” Esclamò l’altro.
Poi si avvicinò uno di loro. Occhi di ghiaccio, anche i suoi. Bello, come i suoi quattro amichetti. Erano davvero bei ragazzi e Sarah lo doveva ammettere. Il ragazzo le si avvicinò e le prese una ciocca di capelli, mentre si avvicinava sempre più.
“Allora, come ti chiami?”
Sarah si perse un attimo negli occhi perfetti di quel ragazzo. Anche li c’era un oceano infinito. Poi rispose.
“Mi chiamo …Sarah.”
Il biondino si avvicinò e scostò l’amico dagli occhi chiarissimi.
“Sarah…Sei di qui?”
“…no” Rispose Sarah, fredda.
Un altro ragazzo dai capelli chiari si avvicinò.
“Beh, ciao Sarah, io sono Justin.” E tese la mano alla ragazza.
Sarah la guardò. E la strinse.
“Io sono Niall.” Disse il biondino dietro.
“Io mi chiamo Harry, piacere Sarah.” Esclamò un ricciolo davanti al ragazzo che le aveva toccato i capelli poco prima.
Poi si avvicinò l’ultimo. Anche lui era biondino con gli occhi chiari.
“Piacere, Austin.”
E Sarah strinse la mano anche a Austin. Mancava solo lui, che non si era presentato ancora. La ragazza si avvicinò a lui piano.
“E tu…come ti chiami?”
Il ragazzo guardava Sarah come se fosse la creatura più bella dell’intero pianeta, si perse per un attimo in quegli occhi magnifici, poi rispose : “…Louis.”

Ritorna all'indice


Capitolo 2
*** Risveglio ***


Sarah sorrise. Comparvero delle piccole fossette su quelle guance magre. A catena sorrise anche Louis che non riusciva a smettere di guardarla. “Allora?! Dobbiamo aspettare ancora molto?” Disse Niall ironicamente mentre si lanciava occhiate di intesa con Justin e Harry. “…Sta zitto Niall!” Sbraitò Louis. Poi finirono tutti a ridere, anche Sarah. “…che vogliamo fare?” Chiese Louis guardando Sarah. “Potremo andare in giro in centro.” Propose Austin. “Ottima idea!” Rispose Sarah prima che rispondessero gli altri. “Allora è deciso! Andiamo.” Disse Louis deciso. Tutti e sei iniziarono a camminare per raggiungere il centro della città. Justin andava avanti con Harry e Austin che ridevano grazie a Niall che faceva smorfie strane. Louis e Sarah erano più indietro e ogni tanto si scambiavano intensi sguardi. “Sei…bella.” Disse Louis guardandola. “Grazie …non me lo hanno mai detto.” Rispose Sarah abbassando lo sguardo. “Davvero? Che strano…Comunque, perché sei qui?” Chiese Louis cambiando discorso. Poi riattaccò. “Insomma…ti sei trasferita qui per il lavoro di tuo padre e robe simili?” Il volto di Sarah si spense in un attimo. “…mio padre…”Sussurrò. Poi alzò lo sguardo. Le sue guance rigate dalle lacrime persero colore. “Ehy, ehy piccola cosa c’è?!” Domandò Louis allarmandosi. “…Niente. D-devo andare ora…Grazie per la serata ragazzi…Ci vediamo in giro” Disse Sarah. “Ma cos’hai?” Chiese Louis a voce alta. Ma Sarah era già fuggita, in lacrime. I ragazzi rimasero lì. Guardandola correre via. “Cos’ha?” Chiese Harry. “Non lo so … le ho nominato il padre e.. cioè ha iniziato a piangere.” Rispose Louis. I ragazzi rimasero in silenzio, guardando Sarah che ormai era diventata un puntino all’orizzonte. Piangeva. Suo padre. Louis che lo aveva nominato. Dannazione. Era tutto così difficile. Sarah rientrò in casa piano, per non fare rumore. Salì le scale e si fiondò in camera chiudendo la porta e gettandosi sul suo letto. Le lacrime cadevano, mentre quegli occhi scrutavano il cielo scuro che si scorgeva dalla finestra che occupava tutta la parete. La luna faceva capolino da quel mare sospeso e illuminava il viso di Sarah. Poi più nulla. Chiuse gli occhi e si immerse nell’ infinito mondo dei sogni. C’era lei e Louis, c’era suo padre, sua madre…c’era la felicità. La mattina dopo si svegliò di soppiatto. Erano le otto e mezza, così decise di uscire, sperando di rincontrare Louis. Sarah si alzò dal letto e si preparò per uscire. Mise dei pantaloncini corti bianchi e una canottiera azzurra, che si intonava perfettamente con quei suoi occhi. Scese le scale e mangiò un croissant alla marmellata, poi prese il telefono, le chiavi e uscì. Percorse il giardino e quando aprì il cancelletto si ritrovò Louis davanti. “Ah…abiti qui?” Chiese lui, accennando un sorriso. “Si…E allora?” Rispose Sarah ricambiando lo sguardo di sfida. “No perché io abito lì” Disse Louis indicando la casa accanto. “Wow…Si vede dalla mia finestra!” Fece Sarah, quasi sbalordita. “Sei bellissima quando dormi.” Disse Louis, voltandosi e dandole le spalle. “…Cosa?!” Rispose Sarah. Lui l’aveva vista dormire. No, non poteva essere. “Sei bellissima. La mia camera è davanti alla tua finestra. Ti ho guardata per molto ieri sera e…Scusa, so che non dovevo, ma…Eri lì e…Eri bellissima.” Concluse Louis voltandosi di nuovo verso Sarah. Sarah guardò negli occhi di Louis, gli stessi che la sera prima l’avevano vista dormire. “Quindi…Dalle nostre camere ci possiamo vedere?” Disse Sarah, sorridendo. “…Si” Rispose Louis con un sorriso alquanto malizioso. “Che tipo di musica ascolti?” Chiese Sarah per rompere quell’istante di silenzio. “Ehm…Mi piacciono gli Iron Maiden!” Esclamò Louis. “Davvero? Anche a me! Sono la mia band preferita…Poi ci sono i Queen, i Rolling Stones…Ma gli Iron Maiden mi piacciono da impazzire!” Disse Sarah sorridendo. “Wow…Figo… Che ne diresti di andare al parco qua vicino? Sai, è il ritrovo per tutti i ragazzi di qui.” Chiese Louis. “Va bene…e che ci andiamo a fare?” Fece Sarah, mentre si incamminavano. “Ci divertiamo e ti faccio conoscere qualcuno!” Rispose Louis. “Louis, ma quanti anni hai tu?” Domandò Sarah, cercando di essere gentile. “Diciassette” Rispose Louis guardando Sarah, poi chiese: “E... tu quanti anni hai?” “Quindici!” Esclamò Sarah. Louis sorrise e poi annuì, staccò gli occhi da Sarah e guardò avanti. Dopo poco mise il braccio intorno alla vita di Sarah. “Beh…Sarah. Non posso presentarmi al ritrovo senza una ragazza.” Disse Louis, con una voce da saputello. “Quindi?” Rispose Sarah togliendosi la mano dalla vita e guardando Louis negli occhi. “Quindi niente. Mi interessi, punto.” Esclamò ricambiando lo sguardo. Sarah sorrise, e Louis anche. Ripresero a camminare velocemente, con Louis che cercava invano di prenderle la mano. Perché Sarah fuggiva. Fuggiva dalle sue paure invece di affrontarle, come sempre.

Ritorna all'indice


Questa storia è archiviata su: EFP

/viewstory.php?sid=2887977