Quando tra coinquilini scatta la scintilla.

di Ade_chan
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Festa di fine anno scolastico, più o meno... ***
Capitolo 2: *** Via al piano: Convincere quel gran pezzo di *censored* padre di Lucy. ***
Capitolo 3: *** L'inizio di una grande avventura; ***



Capitolo 1
*** Festa di fine anno scolastico, più o meno... ***


Festa di fine anno scolastico, più o meno...;


"E alla fine che gli hai risposto?"
"Cosa avrei dovuto dirgli? Gli ho risposto di sì..."

"Ma come?!" diversi ragazzi si voltarono verse le quattro ragazze che stavano parlando -con tono eccessivamente alto-. Queste fecero un veloce gesto con la mano per intimargli di voltarsi.
"Ragazze, non fatemelo pesare. Sto già male di mio..."
"E adesso che intendi fare?"
"Secondo voi? Farò finta di niente e continuerò a starci insieme. Dopotutto mi trovo a mio agio quando sono con lui"
"Ah, insomma! Devo occuparmene io per caso? Sai che per me non è un probl-"
"NO!" esclamarono le altre tre contemporaneamente.
"Fate come volete..."

"E alla fine che ti ha risposto?"
"Ha detto di sì! Ma puoi anche fare a meno di chiedermelo con quel tono. Se non te ne frega niente puoi anche stare zitto, eh"
"Ma taci! Lo sai che voglio bene al mio fratellino!"

"Oh, guardate chi sta arrivando" mormorò una giovane ragazza bionda alle tre amiche. Tutte si voltarono e contemporaneamente sbuffarono.
"Beh, buona fortuna, Lluvia" sorrise una gracile ragazzina dai capelli color del cielo, prima di alzarsi e andarsene.
"Aspettami, Levy!" esclamò, raggiungendo l'amica, una slanciata ragazza dai capelli rosso scarlatto.
"Sempre le solite" ridacchiò la bionda, abbracciò velocemente Lluvia e seguì le altre due.

"Come mai Lucy se ne è andata così velocemente?" Lluvia sobbalzò nel sentire quella voce dietro di se. Si alzò di scatto e, inevitabilmente, arrossì.
"G-Gray-sama!" esclamò imbarazzata. Perché doveva sembra reagire così, quando c'era di mezzo lui?
"Ti ho detto di smetterla di chiamarmi così! Ormai sei fidanzata ufficialmente con mio fratello. Dobbiamo andare d'accordo!" sorrise il ragazzo.
Forse era stata questa frase, detta con tutta quella leggerezza, a smorzò l'entusiasmo della ragazza.
"G-G-G-Gray-sama, perchè sei nudo?" ululò la ragazza comprendosi gli occhi, inutile dire che si sentiva avvampare.
"Ma quando...?!"
Un ragazzo albino sbucò da dietro la ragazza e le circondò le spalle, prendendola di sorpresa, "Gray! Non ti spogliare davanti alla mia ragazza!"
"Lyon" sorrise timidamente la blu. "Come mai qui?" buttò lì per iniziare a parlare con il suo ormai fidanzato.
"Sai, è la mia scuola" rise il ragazzo in risposta. Lluvia arrossì ancora di più per la figuraccia.
"Ehi, piccioncini! Scusate se interrompo questo momento così tenerino tenerello, ma io devo andare. Ciao!"
"C-Ciao G-Gray-sama!"
"A dopo!" lo salutò il fratello, "Allora, che facciamo?"

"Maledizione, dove si sarà cacciato quell'imbecille?!" sbuffò Gray. Era da mezz'ora che cercava il suo migliore amico-nemico, lo conosceva dall'infanzia e ormai sapeva che era sempre in ritardo, ma certe volte gli dava veramente fastidio. Gli aveva lasciato ben tre messaggi intimidatori, una chiamata -senza risposta- e un segnale di fumo, ma quell'imbecille non si era degnato di rispondere a nessuno di questi.
"Appena lo trovo gliene dico quattro.." borbottò tirando un potente calcio ad un sassolino. La pietra rimbalzò su un muro e lo colpì dritto in un occhio.
Dalla sua bocca fuoriuscì un verso assai poco virile e coprì con le mani la parte lesa, imprecando senza sosta ad ogni essere vivente.
Due ragazzi, passando di lì, videro l'esilarante scena e scoppiarono a ridere senza ritegno.
"Maledetti! Questa ve la faccio pagare!" esclamò irritato Gray.
"Ghiacciolo, ma che cazzo dici?! Mica è colpa nostra se sei talmente scemo da farti male da solo!" rispose a tono il ragazzo più robusto, trattenendo le risate. Cosa che non riusciva all'altro che ancora rideva, fregandosene del fastidio che stava crescendo nella povera vittima della pietra.
"Natsu, maledetto! Perchè non mi hai risposto?" continuò Gray mentre si massaggiava dolorante il viso.
"Ho incontrato questo tizio per strada ed ha voluto unirsi a me." sorrise il ragazzo, smettendo di ridere. Perché non aveva fatto un video per ricordare quell'epico momento? Be', si riteneva già abbastanza fortunato ad aver assistito alla live.
Il ragazzo in questione rizzò le orecchie e partì all'attacco, "Primo: questo tizio ha un nome, ed è Gajeel. Secondo: sei stato tu ad insistere perchè venissi con te, quindi non inventare balle!"
"Stai forse dicendo che sono stupido, eh?!"
"Questo l'hai capito solo tu..."
"Quindi stai insinuando che-"
"Non ho detto niente."
"Ah, quindi vuoi dire-"
"Ma cosa vuoi?"
"Cosa vorresti dire con-"
"Tacete, voi due!" li zittì Gray, tornato nel pieno delle sue forze, "Stasera ci sarà la festa di fine anno, siete pronti?"
"Certo! Sono tutto un fuoco! Chissà quante belle donzelle ci saranno!" rise Natsu. Non era suo solito parlare di qualsiasi cosa riguardante l'altro sesso, per questo gli amici rimasero un po' sorpresi. In più il preside aveva informato gli alunni che ci sarebbe stata una sorpresa e l'avrebbe comunicata quella sera.
Questo emozionava ancora di più il ragazzo che non vedeva l'ora di quella sera.
"Ehi fiaccola, mi sorprendi! Tu che pensi a donne?" ghignò Gajeel.
"Un po' di svago serve a tutti" rispose stiracchiandosi le braccia con non curanza.
"Chissà, forse troveremo la nostra anima gemella" scherzò Gray.

"Erza-chan, che ne dici di questo?"
"Ti sta bene."
"Solo?! Ne provo un'altro, aspetta!"

Erza sbuffò. Da ormai un'ora Lucy provava vestiti su vestiti per la festa. Era stremata, ma non ce la faceva a mentire all'amica. Se un vestito le stava bene, lo scartava; se lo stava benissimo, approvava. Solo che questo benissimo non era ancora arrivato.
"Questo è quello giusto, me lo sento!" esclamò la bionda prima di spalancare le tende del camerino
Gli occhi luccicanti di Erza erano un evidente segno che quello era il bellissimo che da tanto stavano cercando.
Finalmente.

"Non era proprio questo che avrei voluto fare..." mormorò Lyon. Tre buste traboccanti di scatole colme di vestiti per mano non erano l'ideale per camminare in un'immensa folla di profumatissime donne. Dopo quella maledetta domanda -che si appuntò di non farle più- Lluvia lo aveva trascinato al centro commerciale perchè, a quanto pare, non aveva ancora scelto il vestito per la festa.
"Non hai ancora finito?" sbottò alla raggiante fidanzata.
"Sì, sì, questo è l'ultimo negozio!" peccato che quella frase l'aveva pronunciata esattamente quattro negozi prima...

"Pronto? Erza? Sei già pronta per stasera?"
"Mira, ciao! Quasi, io e Lucy abbiamo appena finito di scegliere il vestito, ora stiamo andando dal parrucchiere con Levy. Tu?" rispose entusiasta. In sottofondo si sentiva l'allegra voce di Lucy parlare molto bene del suo parrucchiere di fiducia.
"Io, Lisanna e Cana stiamo andando a scuola. Il vicepreside ci ha chiamato per avere una mano per preparare gli addobbi."
Solo ora... sospirò Erza. Era sicura che non esistevano persone più disorganizzate del personale della loro scuola.
"... Lluvia non è con voi?" continuò Mirajane.
"No, ma anche lei è a fare shopping." rispose ripensando al messaggio che le aveva inviato l'amica qualche minuto prima. "Comunque, perchè mi hai chiamato?"
"Beh ecco, vedi... Mi chiedevo se ci potevi dare una mano! C'è troppo lavoro e non riusciremo mai a finire tutto in tempo e poi anche prepararci!" si sfogò così di tutta l'ansia che aveva nascosto nel corso della chiamata.
"Ehi ehi, certo che ti aiuterò! Quando?" esclamò la rossa attirando l'attenzione delle due amiche qualche passo più avanti di lei.
Mirajane sorrise soddisfatta. Se c'era una persona con l'autorità e l'autocontrollo per svolgere quel lavoro, quella persona era proprio Erza.
"Per adesso possiamo cavarcela, se riesci tra venti minuti vieni a scuola"
"Va bene, ci sarò!" detto questo chiuse la chiamata. "Lucy! Dove si trova questo parrucchiere?! Presto, non ho tanto tempo! Dobbiamo essere tra venti minuti a scuola!"
Aspetta, aspetta, perchè il suo discorso da singolare è diventato prurale? pensò sconcertata Levy.
"Ehm..." Lucy si guardò intorno alzandosi di poco sulle punte per vedere sopra le teste della gente, "Eccolo! E' quello lì!" esclamò poi indicando un grazioso negozio a qualche metro da loro.
"Forza, andiamo!" esclamò la rossa.

"Ve l'avevo detto che Cancer è il miglior parrucchiere della città" sospirò Lucy. Era da tanto che non si rilassava così, e tutto il merito era dell'uomo che le stava facendo lo shampoo ai capelli, con una cura degna del suo famoso nome.
Levy annuì, anche se tutto il suo viso era coperto dal casco che le stava asciugando i capelli, quindi le amiche non la potevano vedere. Ma si sentiva in dovere di approvare le parole della bionda.
"Così mi fate arrossire-ebi" prese parola il parrucchiere.
In qualche minuto aveva lavato i capelli di Levy ed Erza e li stava lasciando asciugare, mentre ora si stava occupando di Lucy.
Si armò si pettine e forbice e cominciò a spuntarle le punte, dopo di che finì con lisciarglieli, come era suo solito. Tornò da Erza e le lisciò con la piastra i lunghi capelli, come le aveva detto la ragazza. Appena finì con lei passò da Levy e le mosse i capelli.
"Ho finito-ebi!" esclamò impugnando vittorioso le sue fidate forbici.
"Ci abbiamo impiegagato solo un quardo d'ora! Straordinario!" esclamò Levy dopo aver controllato l'orologio del locale, sbalordita. Le ragazze pagarono ed uscirono di corsa.
"Presto, presto!" esclamò per l'ennesima volta Erza.
Perchè proprio a me... pensarono contemporaneamente le altre due.

"Mira, non ce la faccio più!" esclamò una giovane ragazza accasciata su un divanetto rosso fuoco.
"Andiamo Lisanna, tra un attimo dovrebbe arrivare Erza, così ci darà una ma-"
"Eccoci!" esclamò la figura che aveva appena spalancato la porta della grande palestra.
"Erza, finalmente!" esclamò a sua volta una ragazza castana, con in mano due bottiglie di alcool.
"Cana, Mira, Lisanna, scusate il ritardo!" ansimò Lucy, strisciando con l'aiuto di Levy attraverso la porta.
"Non fa niente, l'importante è che siate arrivate!" sorrise Lisanna, aiutando l'amica sfinita per la corsa senza sosta.
Neanche il tempo di riposarsi che Erza le aveva già affidato un lavoro: pulire l'intera palestra, da cima a fondo. Con il suo subito sibilato in una maniera a dir poco spaventosa aveva eliminato ogni traccia di stanchezza dalla ragazza, che subito si mise all'opera.
"Levy... Tu devi prendere tutti gli addobbi dal magazzino e portarli qui!" e la ragazzina sfrecciò al magazzino per eseguire l'incarico.
Erza sapeva essere proprio persuasiva quando voleva..
"Non siete felici? Così faremo in tempo a preparare tutto per la festa!" esultò una raggiante Mirajane, mentre gonfiava i palloncini colorati con Cana, che altenava un soffio a un sorso di liquido alcolico.
"Speriamo solo di far un buon lavoro..." sospirò Lisanna.

"Sì? Cosa?! No, non posso. Mi spiace. Scusami, a stasera"
"Chi era?" chiese Gray, sdraiato sul letto.
"Lisanna" rispose Natsu, seduto ai piedi del letto.
"E che voleva?" continuò Gajeel, senza fingere di essere indifferente, perchè lo era.
"Mi ha chiesto se potevo aiutare lei e alcune sue amiche a preparare la palestra per stasera" fece una piccola pausa, "Ma gli ho detto che non potevo!" esclamò tirando fuori il joistic da dietro la schiena.
Tutti e tre si abbandonarono ad una risata malvagia, poi ripresero a giocare alla play imprecando a ogni sbaglio.

Dopo varie cadute da scale, pianti isterici, esaurimenti nervosi e così via, i preparativi erano finalmente conclusi. Le sei ragazze se ne stavano abbandonate per terra, a riposare.
Levy trovò la forza di alzare il braccio e guardare l'orologio, l'ora la lasciò scioccata.
"Ragazze!" esclamò alzandosi di scatto, attirando l'attenzione delle amiche, "Manca solo mezz'ora alle otto! Non ce la faremo mai a prepararci per bene!" continuò. Tutte si alzarono alla velocità della luce, correndo a destra e a sinistra in preda al panico.
"Ferme! Ehi, fermatevi!" strillò Cana, ora toccava a lei prendere il contollo della situazione, "Se facciamo con calma, senza impazzire, possiamo farcela!" continuò quando tutte si erano fermate ad ascoltarla.
"Sì, Cana ha ragione" la appoggiò Mira, con il consenso di Erza, dietro di lei.
"Su, andiamo a casa, sarà una passeggiata prepararci in tempo!" continuò Cana.
Detto questo le ragazze, dopo aver chiuso tutto, corsero ognuna a casa propria.

Dove sei? digitò Lluvia sulla tastiera del suo telefono. Quello era il decimo messaggio che scriveva a Lucy, dopo due chiamate senza risposta. Lo stesso era capitato con le altre.
L'avevano abbandonata proprio una sera così importante? No, non lo avrebbero mai fatto. Le conosceva -quasi tutte- dalla scuola media e poteva affermare con certezza che quelle erano le sue migliori amiche. Ogni giorno, senza contare la mattinata a scuola, si incontravano in centro e passavano tutto il pomeriggio insieme. Con loro aveva pianto, ma anche pianto dal ridere, aveva litigato e fatto pace. Aveva condiviso i momenti migliori e i peggiori. Gli abbracci più belli e le feste più divertenti. Loro erano a conoscenza di tutti i suoi segreti e l'avevano sempre aiutata, anche se tutte avevano consigli diversi e, per questo, soltanto rare volte riuscivano a finire la conversazione senza litigare, ma poi facevano pace, come sempre.
Avevano passato insieme ben sette anni, non l'avrebbero mai lasciata sola, lo sapeva, ma non riusciva a fermare le sue paranoie e la sua angoscia.
Strinse tra le dita il lembo del suo vestito celeste. Non avrebbe mai avuto il coraggio di entrare da sola, le avrebbe aspettate di fuori. Perfortuna l'estate era alle porte e si stava benissimo con il suo cappotto blu. Per l'occasione aveva acconciato i capelli in perfetti boccoli che le arrivavano alle spalle e aveva usato un trucco giusto un poco pesante -dopotutto era una festa-, mentre ai piedi aveva degli stivaletti scuri.
La gente continava ad entrare, alcuni la spintonavano e si scusavano, poi continuavano il loro cammino. Lei se ne stava immobile vicino alla porta, continuando a controllare il cellulare.
"Lluvia!" esclamarono tre ragazze correndo verso di lei.
"Ragazze, finalmente! Lluvia è così felice di vedervi!" esclamò andando ad abbracciarle.
"Scusaci per il ritardo, ma abbiamo dovuto aiutare-"
"Fa niente, ora entriamo, dai!" fece la blu per interrompere le inutili scuse di Lucy.

"Erza, sei uno schianto!" sorrise Cana, accompagnata dalle amiche al tavolo degli alcolici.
La rossa indossava un vestito nero con una generosa scollatura, ornato da alcuni brillantini sulla gonna che le arrivava fino alle ginocchia. I capelli, lisciati quel pomeriggio, erano stati lasciati sciolti; il trucco non era niente di speciale, mascara e matita; delle scarpe bianche con un po' di tacco e degli orecchini luccicanti finivano il suo abbigliamento per la festa.
"Devo dire che, nonostante il poco tempo a disposizione per prepararci, non siamo affatto male!" sorrise Mira, facendo una piccola giravolta su se stessa. Lei era veramente bella, quella sera. Non che di solito fosse brutta, intendiamoci.
Aveva optato per un vestito lilla che le arrivava fino alle caviglie, con un candido nastro bianco legato in vita; delle scarpe col tacco del medesimo colore del vestito, i capelli mossi erano legati in una coda alta e il trucco era leggero. Si poteva definire la classica bellezza acqua e sapone.
Sua sorella, Lisanna, portava una maglietta verde acqua e una gonna bianca lunga fino alle ginocchia, delle vans del colore del top ed era truccata un po' più della sorella maggiore. Era molto bella quella sera ma aveva affermato che non si sentiva a suo agio con un vestito. Anche lei, secondo i consigli delle amiche, stava meglio struccata o con poco trucco.
Cana aveva lasciato i boccolosi capelli sciolti e si era truccata per bene. Indossava un abito magenta che le arrivava alle caviglie con un'abbondante scollatura e delle scarpe marroni col tacco.
La piccola Levy, come Lisanna, aveva preferito un abbigliamento più sportivo. Indossava un top con le spalline arancione, una gonna di jeans e un gilet dello stesso materiale, aveva legato all'indietro i capelli mossi con un nastro arancione, facendo risaltare il blu dei suoi capelli. Ai polsi aveva vari braccialetti colorati e infine delle scarpe arancioni. Come trucco aveva usato solo un po' di mascara.
Infine, Lucy, indossava un vestito rosso senza spalline, con alcuni ricami bianchi lungo la scollatura e la gonna. Ai piedi indossava delle ballerine rosse e si era truccata più delle amiche. I capelli erano raccolti in uno chignon che lasciava alcune ciocche libere intorno al viso. Da quando era arrivata non aveva smesso di sorridere un secondo.
"Lu-chan, come mai così felice?" chiese Levy divertita. La turchina era in ansia per la notizia che a breve il preside avrebbe rivelato, per questo si stava sfogando col cibo e con le chiacchere: non aveva smesso di mangiare e parlare un attimo.
"Cara, carissima Levy-chan... lo scoprirai presto." ammiccò la bionda, sorridendo.

"Quanta gente!" esclamò Natsu, guardandosi intorno entusiasta. Doveva quasi alzarsi sulle punte dei piedi per vedere sopra le teste dei ragazzi dell'ultimo anno, ma allo stesso tempo la sua statura gli permetteva di vedere il palco in fondo alla palestra. La sala era stata addobbata veramente bene, lo doveva ammettere. A quanto pare Lisanna non aveva poi tutto questo bisogno di aiuto. Di sicuro non si era arrabbiata.
"Ragazzi, io vado a cercare una persona. Venite con me?" chiese Gray, trovandosi costretto ad alzare il tono della voce per farsi sentire dagli amici in tutta quella confusione.
"Sì, certo!"
"Io non vengo. Vado più avanti, magari incontro qualcuno. Se mi volete sono sotto il palco!" urlò Gajeel spintonando a destra e a sinistra per farsi strada, senza scusarsi con le vittime. Come suo solito...
"Chi devi cercare?" chiese curioso il rosato mentre si dirigevano al tavolo del cibo. In efetti uno spontino ci voleva proprio.
"Una mia amica mi ha scritto e adesso si trova qui in giro. Conoscendo Cana l'avrà di sicuro portata al tavolo dei drink." rispose squadrando il viso di ogni persona che incontrava.

"Ma quello non è Natsu?" chiese Mirajane alla sorella. Questa guardò nella direzione indicata dalla ragazza e riconobbe subito una spettinata capigliatura rosa. Senza rispondere corse incontro al ragazzo.
"Lisanna! Ti trovo bene!" esclamò Natsu appena la vide. Lei lo abbracciò velocemente, cominciando poi a bombardarlo di domande per sapere perché quel pomeriggio non era venuto ad aiutarla.
"Scusa ma ho avuto degli impegni." si giustificò lui, guardando con la cosa dell'occhio l'amico che si allontanava. In effetti quel pomeriggio aveva avuto da fare, e anche tanto.
Aveva stracciato Gray alla play e pareggiato con Gajeel. Si poteva ritenere soddisfatto, per ora... Ma poi Gray aveva iniziato un discorso insolito. Ragazze. Non ne parlavano quasi mai, e quelle poche volte si deridevano a vicenda per le disgrazie degli altri. Da quel che aveva capito aveva intenzione di abbordare una ragazza della loro età che si stava lavorando da un po' -qualche anno-.
Istintivamente gli venne da ridere: Gray non ci sapeva proprio fare con le ragazze, e anche se usava termini da playboy rimaneva sempre una schiappa.
"Aspetta un attimo, devo andare con Gray." continuò, allontanandola un po'.
"Vengo con te, tanto starà sicuramente andando da Lucy!" sorrise l'albina prendendolo a braccietto.
"Luigi? Chi è Luigi?"

"Lucy!" esclamò Gray abbracciando da dietro la ragazza.
"Ciao!" lo salutò lei sorridente.

"Ragazzi!" prese parola il preside Makarov, appena salito sul palco, armato di microfono.
"Waah il vecchietto!" esclamarono alcuni ragazzi nella stanza.
"Rispetto!" si intromise una furente Erza, avventandosi sui maleducati, prendedoli a calci e minacciandoli di morte.
"Calmi ragazzi, so che siete felici di vedermi! Ma ora è il momento di annunciarvi il grande progetto che da mesi stiamo organizzando per rendere questo anno indimenticabile per ognuno di voi!"
Tutti si fecero attenti, donando tutta la loro attenzione all'uomo di bassa statura che dondolava avanti e dietro sui talloni godendosi l'attimo di suspance che stava rendendo ansioso il pubblico.
"In questo anno abbiamo risparmiato molto, come avrete notato i corsi e la struttura della scuola ne ha risentito," si sentirono in sottofondo le lamentele da parte della squadra di calcio che negli ultimi tempi doveva condividere il campo con la squadra di baseball; del club di cucito che avevano a disposizione solo la stoffa di quel fastidioso color verde marcio che tutti si rifiutavano di utilizzare e, infine, degli sfigati che erano stati vittima delle scale del secondo piano, quelle burlone avevano deciso di cedere proprio mentre gli studenti scendevano in corsa al primo piano- "... e gli insegnanti si ritiravano uno dopo l'altro per via delle vostre continue lamentele. Ma grazie a questi soldi siamo riusciti a comprare un, attenzione attenzione, intero palazzo in America!". La palestra si riempì di urli, applausi, fischi, i più sensibili cominciarono addirittura a piangere -o forse era per via delle gomitate e della confusione creata dai più entusisti-.
"Calma figlioli!" rise Makarov, "Vi devo ancora dire alcune cose!" gli insegnanti e i responsabili di classe riuscirono a calmare un po' la folla, "Noi vi garantiamo solo un tetto sopra la testa e un letto caldo, i soldi per il viaggio, per il cibo e gli altri beni ve li dovrete procurare voi con lavori part-time o altro. Ah, una cosa importante: ovviamente un palazzo non basta per tutti voi, per questo in un appartamento ci saranno due o tre persone." l'entusiasmo di prima fu scambiato da occhiatine e mormorii. "Sapero che questa idea non vi sarebbe piaciuta più di tanto, perciò intendo precisare che non siete obbligati a venire! Poi la cosa dovrà essere anche valutata dai vostri genitori, non si sa mai che a loro non vada bene e non vi lascino venire. Vi verranno consegnati dei volantini a fine serata con scritto tutto quello che c'è da sapere, quindi non bevete tanto da non riuscire nemmeno a reggere un foglio.
Prima di lasciarvi voglio ricordarvi solo una cosa: un'occasione come questa capita poche volte nella vita a meno che tu non sia ricco sfondato, quindi pensateci bene.
Bene, ora potete festeggiare, la scuola è finita!" esclamò infine alzando il microfono in aria, scatenando di nuovo urli e fischi.

"Levy-chan, Lluvia, che ne pensate?" eslcamò Lucy per farsi sentire dalle amiche nonostante fossero a qualche passo da lei.
"Hai sentito il preside: è un'occasione unica, Lu-chan! Lotterò con tutte le mie forze contro i miei genitori finchè non mi lasceranno venire!" rispose esaltata la prima. Lluvia tentennò qualche secondo prima di annuire decisa, condividendo in pieno la sua affermazione. "Tu, invece?" continuò Lluvia.
"Dovremo condividere la stanza con qualcuno, e se poi questo qualcuno non ci sta simpatico?"
"Non passeremo di certo tutta la gita chiuse in casa! Ti rendi conto che andremo dall'altra parte del mondo? Io intendo visitare ogni museo, cinema, piazza e, perché no, ogni vicolo buoio inquetante!" esclamò gesticolando senza sosta.
"Levy-chan ha ragione, dovrai vedere il tuo coinquilino solo di notte." aggiunse Lluvia.
"Mh sì, il vostro ragionamento non fa una piega." mormorò la bionda pensierosa. "Ok, ho deciso! Da domani sciopero della fame finchè non convincerò mio padre!" continuò alzando un pugno al cielo, decisa.
"Questo è lo spirito! Guardate, ci sono Mira e Lisanna!". Le due sorelle si avvicinarono vedendo Levy sbracciarsi per salutarle.
"Sono così emozionata, ragazze! Voi verrete, vero?" sorrise la maggiore, e tutte e tre annuirono.
"Ah, che sbadata! Lui è Natsu." prese parola questa volta la minore, indicando il ragazzo al suo fianco. "Loro sono le mie amiche." continuò, dopo di che le presentò una per una.
"Siete compagne di Lisanna?" dopo la loro conferma continuò, "Allora andremo in gita insieme, anche io sono del quarto anno!"
Gray spuntò da qualche ragazzo, "Eccoti qui fiaccola! Scusate ma stavo parlando con dei miei amici"
"Vi conoscete?" chiese Lucy al nuovo arrivato.
"Sì, è il ragazzo di cui ti avevo parlato: quello leso nel cervello."
"Ah! Quel Natsu!" ridacchiò la biondina. Qualche giorno prima si erano ritrovati a parlare della festa di fine anno, e lui ne aveva aprofittato per raccontarle qualcosa sugli amici con cui sarebbe venuto. I nomi non li ricordava perchè al loro posto continuava ad usare buffi soprannomi, come fiaccola, ferraglia, babbei senza un bricciolo di intelligenza.
Le aveva raccontato alcune delle loro avventure, quelle dove lui faceva la figura dell'eroe o dell'intellettuale pronto a salvare la situazione. Erano talmente assurde che si era trovata più volte a pensare che le stesse inventando, ma le avevano fatto fare lo stesso grosse risate.
"Maledetto... che cosa ti ha raccontato?!" sbottò il rosato, con le guance un poco rosse per la rabbia mista a imbarazzo.
"Oh be', un po' di cose... Per esempio quando sei scivolato su una buccia di banana mentre passavi in moto su un ponte e sei caduto in pieno stile Titanic, con tanto di multa per disturbo alla quiete pubblica per le tue imprecazioni." tutti scoppiarono a ridere, mentre la vittima arrossiva ancora di più, "Oppure mentre saltavi una siepe ti eri incastrato con i pantalini in un ramo e si erano strappati tutti. Tu non te ne eri accorto e andavi in giro con i tuoi boxer rosso fiammante in bella vista." questa volta Lucy si fermò per liberare la lunga risata che aveva trattenuto con fatica durante il racconto.
Natsu si stupì quando si ritrovò a pensare che la risata della ragazza che lo stava umiliando di fronte a quelle persone appena conosciute fosse davvero gradevole. Si meravigliò molto anche quando non si sentì irritato per la figuraccia.
"Scusa, non dovevo." aggiunse ridacchiando.
"Oh, fa niente"

"Erza-chan! Siamo qui!" esclamò Lluvia, scorgendo tra le teste una capigliatura scarlatta.
"Finalmente, è da minuti che vi cerco!"
"Sei stata tu ad allontanarti per pestare quei poveri ragazzi..." borbottò divertita Mirajane,
"Perchè non siete in pis- TU!" fulminea indicò Natsu, bloccandosi di colpo durante la frase. "Che ci fai qui? Non ti stavo dando una lezione fino ad un secondo fa?!"
"Ma che stai dicendo?" chiese il ragazzo guardandola torvo.
"M-Ma... in quel gruppetto che aveva mancato di rispetto al preside poco fa non c'eri anche tu?"
"Erza, basta alcol per stasera" la schernì Cana.
"Ma come?! Allora chi è che ho picchiato?" esclamò coprendosi la bocca con una mano.
Natsu non sapeva proprio che pensare: quella ragazza aveva malmenato degli sconosciuti, pensando però di conoscerli, e in più ci era andata anche pesante dato che era sicura che tra quei poveretti c'era proprio lui. Lui che non aveva fatto niente, assolutamente niente.
Il motivo però lo conosceva: la presidentessa Erza, che conosceva da quando erano piccoli, pensava che per educarlo servissero solo le maniere forti. Ogni volta che si rivolgeva in modo sgarbato a qualcuno, che combinava pasticci, lei era lì. E con lei, a volte, c'erano anche oggetti appuntiti -o non- pronti ad essere scaraventati sulla sua faccia.
La vita è strana, pensò con un sospirò sconsolato.
"Devo andare a soccorrere quei ragazzi!" esclamò guardandosi intorno. Aveva fatto uno sbaglio imperdonabile, ora il suo titolo di presidentessa era stato infangato. E per era stata solamente colpa sua, così non poteva neanche sfogarsi su qualcuno, altrimenti la situazione sarebbe peggiorata.
"Erza-chan, ti stai preoccupando troppo per una cosa inutile." intervenna Lluvia tentando di calmarla.
"No, non capisci! Ora la mia autorità vacillerà!" Forse non le era chiaro il concetto che facendo del male a delle persone, queste, l'avrebbero temuta ancora di più. Di certo l'immagine spaventosa che si era creata non si sarebbe indebolita in questo modo, anzi, sarebbe aumentata.
Non diede ascolto -per fortuna- alle prese in giro dei due ragazzi e si immerse nel pubblico.
"Era appena riuscita a trovarci..." sbuffò Lisanna. "Be', che ne dite di ballare?"

Il cellulare di Lluvia vibrò nella borsetta abbandonata su un divanetto a caso. Il display si illuminò e comparve un nome: Gajeel. Dopo qualche minuto si illuminò ancora, questa volta comparve un nuovo nome: Lyon.
Nessuno dei due messaggi ricevette risposta.

"Ehi, io esco un attimo!" esclamò Gray agli amici. Era da quasi venti minuti che ballavano senza sosta in mezzo a quel groviglio di corpi sudati e provati. Pur essendo una festa scolastica l'alcol non mancava e i ragazzi che lo sopportavano meno erano già ubriachi. Si potevano riconoscere semplicemente guardandoli in faccia: gote arrossate, occhi socchiusi, sorriso stampato in faccia e quella continua e fastidiosa risata. Senza contare la parlantina e la camminata traballante.
Si fece a fatica largo tra gli studenti e -finalmente- riuscì a uscire all'aperto. L'aria fresca gli era mancata troppo. La palestra era troppo piccola e l'aria era viziata di sudore misto a odore di cibo e bevande. Troppo per i suoi gusti.
Si accertò che non ci fossero professori ed estrasse dalle tasche dei jeans una sigaretta.
"Non dovresti fumare alla tua età." sentì dire alle sue spalle. Ignorò chiunque fosse e si accese la sigaretta. Non doveva preoccuparsi, dalla voce si capiva che era giovane.
"Sto parlando con te. Non mi hai riconosciuta, vero?" insistettè. Gray espirò il fumo e scosse la testa. Era già stanco di parlare. "Idiota, sono Ultear!". La ragazza si avvicinò e tirò un debole schiaffo alla sua nuca.
"Oh, ciao! Non ti avevo proprio riconosciuta! Da quanto tempo!" esclamò girando la testa verso di lei. Era siceramente sorpreso, non pensava di trovarla lì.
"Da quanto tempo mi sembra un po' eccessivo dato che non ci vediamo da un paio di settimane. E comunque avremmo anche potuto incontrarci, sai, andiamo nella stessa scuola." rise.
"Ah già."
"E Lyon? Non è venuto? L'ho sempre detto che quel ragazzo è un po' sfigato." sorrise scuotendo la testa.
"Attenta a come parli. Comunque penso sia venuto, cioè non penso sia così sfigato da non venire alla festa di fine anno". Ultear scoppiò a ridere.
"E dimmi, felice che l'anno scolastico sia finito?" fece una pausa, poi continuò vedendolo annuire, "Anche io. Ora c'è la gita in America. Che forte, non lo avrei mai pensato dato che a scuola non puoi neanche fare le scale senza paura che crollino." ridacchiò pensando a due suoi compagni che erano stati vittima del crollo delle scale del secondo piano di qualche mese prima. Gli alunni si erano proprio legato al dito quell'episodio. Ogni occasione era buona per rinfacciarlo alla scuola, ai professori o al preside. Se prima di quella sera gli avessero detto che le misere condizioni della scuole erano per via di un risparmio per un gita internazionale si sarebbero messi immediatamente a ridere.
"Robe da matti." sorrise Gray, prima di prendere un altro tiro dalla sigaretta.
Ultear sospirò divertita. "Quando inizi non riesci più a smettere, eh? E' brutto il vizio del fumo."
Sorrise ancora, pronto alla solita paternale. "Già."
"Lo so che non smetterai con la mia inutile predica." sospirò ancora.
"Mi conosci bene, allora!" rise il moro.
"Ah, che cugino scemo! Sarà meglio che torni dentro ora." si alzò e palì via con le mani la polvere dalla gonna del suo vestito nero, "Ci vediamo!" esclamò poi allontanandosi con passo svelto.
Quando finì la sigaretta si alzò e buttò il mozzicone a terra, spegnendolo con la suola delle scarpe. Erano passati sì e no dieci minuti da quando era uscito. Non era ne suoi programmi incontrare Ultear. Prese un ultimo profondo respiro di aria fresca e tornò nella palestra.

Spintonare. Sorpassare. Ormai questi erano gli unici pensieri di Erza. Le luci colorate la stavano innervosendo ed era coperta di sudore. Aveva percorso tutta l'area della palestra e del gruppetto di ragazzi che aveva picchiato non c'era traccia. E se erano andati via? Era proprio stanca di cercare.
Sbuffando e spintonando con più forza di prima si diresse verso il muro, dove c'erano alcuni divani. Si buttò a peso morto sul primo che trovò e sbuffò l'ennesima volta.
"Non ti diverti?" le chiese un ragazzo, seduto nel divano di fianco con alcuni amici, probabilmente.
"Insomma." sbottò in risposta senza guardarlo in faccia. Quando decise di voltarsi per conoscere chi le aveva rivolto la parola rimase stupita nel vedere una conosciuta capigliatura blu e un bizzarro tatuaggio rosso. "Gerard, ma sei tu!" esclamò mettendosi composta.
"Eh già!" ridacchiò lui. "Non ci si vede da quando? Dall'ultima riunione dei rappresentanti, giusto?"
"Sì, da qualche giorno. Non ti ho più visto in giro per i corridoi o in classe dopo la riunione". Subito si pentì di aver parlato, ora lui stava sicuramente pensando che lei lo aveva cercato. Doveva sembrargli una stalker malata.
"Ho avuto da fare." disse senza cambiare la quieta espressione. Ci fu un attimo di silenzio. "Be', non è tanto male la festa. Perché non ti diverti?" continuò Gerard quando si accorse che il silenzio si era fatto troppo imbarazzante.
"Ecco, vedi..." balbettò qualcosa senza senso mentre rifletteva sulle parole giuste da dire per non essere presa per una ragazza manesca. "Prima, per sbaglio, ho... inciampato su dei ragazzi e ora li stavo cercando per porgergli le mie scuse".
Gerard scoppiò a ridere, "Sì, me lo aspettavo da te."
"I-In che senso?" balbettò stringendo tra le dita sudate la borsetta. La temperatura stava diventando eccessivamente alta.
"No, dico che sei una persona molto onesta e gentile. Non mi stupisce che tu ti voglia scusare per una cosa simile." rispose impacciato, grattandosi con un dito la guancia.
"A-Ah, grazie." e calò ancora il silenzio.

"Lluvia non ce la fa più!" esclamò la ragazza stremata. Non si sentiva più i piedi dal tanto aveva ballato.
"Riposiamoci un attimo, anche io sono stanca!" ridacchiò Lucy prendendo sotto braccio la povera amica. Si sedettero sul divano dove avevano lasciato le loro cose -incustodite- e tirarono un sospiro di sollievo.
"Oh, finalmente!" esclamò Lucy. Si sdraiò completamente sul divano e si stiracchiò braccia e gambe. "Sono stanca morta. Mi addormenterei qui e ora!"
"Anche Lluvia."
La bionda si tirò su di scatto, "Però mi sto divertendo così tanto!" sorrise entusiasta. "Vado a prendere da bere, vuoi qualcosa?"
"Sì, va bene tutto" sorrise. Mentre l'amica si allontanava ne approfittò per controllare se nella borsa ci fosse tutto. Accese il cellullare con l'intenzione di controllare che ora fosse, ma si accorse di aver ricevuto qualche messaggio.
Rimase sorpresa nel leggere i due nomi dei due ragazzi che avevano cercato di contattarla. Gajeel e Lyon.
Senza pensarci due volte rispose al primo, scusandosi per il ritardo nel visualizzare e chiedendogli dove fosse. Sperava solo non si fosse arrabbiato. Rimase in ansia fino a che non rispose.
Finalmente, eh. Adesso sono fuori a fumare, tu?
Lluvia sospirò, sembrava sereno. Io sono dentro, seduta su uno dei divani in fondo. PS. Lluvia pensa che non dovresti fumare, e tanto meno davanti la palestra.
"A chi scrivi?" chiese Lucy sedendosi al suo fianco, con alcuni bicchieri traboccanti di un qualsiasi alcolico in mano.
"A un mio amico. Grazie, per chi sono gli altri?" chiese prendendo solo uno dei bicchieri. La bionda li appoggiò con cura sulla superficie del comodo mobile con la paura che con un semplice respiro potessero cadere, dopo di che fece un cenno col capo agli amici nella pista da ballo.
"Non resisteranno ancora a lungo." ridacchiò. Bevve un sorso e fece un sospiro.
Il cellulare di Lluvia vibrò ancora. Sto arrivando. Lo so, lo so.
"Uhm, Gajeel Redfox?" mormorò pensierosa Lucy, leggendo il nome sullo schermo. "Ah, ho capito! Il tuo amico d'infanzia che viene sospeso una settimana sì e una no!"
"Lucy-san, non sei spiritosa. Gajeel-sama è solo immatuto, ecco.." Lucy ridacchiò e scosse la testa.
"Oh, devo rispondere anche a Lyon-sama." mormorò non troppo entusiasta.
"Già dal tuo tono si intuisce l'amore che provi per lui." sbottò contrariata Lucy.
Sì, grazie, sto bene. Dove sei?
"Neanche un cuoricino?" la schernì Lucy, "Che coppia triste!"
"Lluvia non vuole sembrare infantile."
"Ma infantile cosa? Lui non aspetta altro che i amoruccio mio ti amo, tesoro dove sei? Mi manchi e nomignoli stupidi. E a effusioni come siete messi? Gli hai già permesso di vedere la tua magnifica caviglia?"
"L-Llvia e Lyon-sama si vedono solo da una settimana, non posso ancora permettermi di essere così audace!" balbettò rossa come un pomodoro.
"Ma sei seria?..."
"Che vergogna! Lluvia non si sente ancora pronta!" esclamò coprendosi il viso con le mani.
"Pronta per cosa?" chiese Levy buttandosi sul divano. I bicchieri ondeggiarono pericolosamente e rischiarono di cadere se non fosse stato per il pronto intervento di Lucy.
"Ops" ridacchiò la turchina, poi ne prese uno e fece un grande sorso, per poi tossire subito dopo per il bruciore alla gola causato dall'alcol. "Sono stremata!"
"Ci credo, non ti sei fermata un secondo!" rise Lisanna, prendendo anche lei un bicchiere.
"Ehi Gray, hai visto che mosse? Ti batto anche sulla pista da ballo!" esclamò Natsu ridendo orgoglioso.
"Se, come no. E poi io sono stato via un po', non vale!"
"Ho comunque vinto io, vero?" chiese per avere l'approvazione delle ragazze.
"A me sembravi tanto un babbeo!" rise Cana.
"E sei anche caduto su qualche ragazza, poverette..." aggiunse Mira scuotendo la testa.
"Ha calpestato il mio piede... tre volte..." borbottò offesa Lisanna, incrociando le braccia.
"Pff, non ci capite niente di queste cose. Oh, arriva la ferragli, evviva" sbottò non molto felice della comparsa dell'amico.
"Dove sei stato? Ah, lui è Gajeel."
"Lo conosciamo, Gray. Chi non lo conosce..." sbuffò Levy. Non gli andava tanto a genio quel ragazzo, non si capacitava come riuscisse a essere amico di Lluvia.
"Guarda chi c'è, il gamberetto!" ghignò il ragazzo appena vide la ragazzina. Fece un cenno con la testa agli altri e si sedette malamente sul divano.
"Ti ho detto di smetterla di chiamarmi gamberetto"
"Quando tu la smetterai di chiamarmi buzzurro"
"Siamo a una festa, potete non litigare?" chiese esasperata Mirajane.
"No." dissero insieme i due, per poi guardarsi in cagnesco.
"Levy, perchè non vai a cercare Erza? Non si vede più da un po'." propose Cana, non voleva assistere alle loro frecciatine alla festa di fine anno.
"Va bene, chi viene con me?" Di sicuro non si sarebbe immersa in quella chiassosa folla di ubriachi da sola.
"Ti accompagno io." sorrise Lisanna.
Qualche minuto dopo tornarono con una non tanto entusiasta Erza. Balbettò qualcosa sull'aver incontrato il ragazzo di cui era innamorata e che ci aveva fatto una figura terribile, poi bevve due bicchieri uno dopo l'altro e si buttò in pista. Tutti scrollarono le spalle e la seguirono.

"Lluvia-chan! Non mi sento tanto bene!" esclamò una traballante Lucy. "Voglio sedermi!"
"O-Okay, vieni" Le due ragazze riuscirono ad arrivare ai soliti divani e Lucy si sdraiò come aveva fatto prima. Cana l'aveva convinta a bere un'altro bicchiere, poi un'altro, un'altro e un'altro ancora. Ora le girava la testa mentre lei se ne stava a ridere e ballare spensierata. Sopportare l'alcol non le era mai riuscito bene. Una volta a una festa dei suoi parenti le avevano dato da bere un bicchierino di vino rosso: aveva dormito due giorni di fila. Poi col tempo aveva iniziato a reggerlo meglio, così rimaneva lucida alle festicciole con le amiche o in quelle poche volte che erano andate in discoteca, ma preferiva ugualmente non alzare troppo il gomito.
Girò la testa verso la pista, giusto in tempo per vedere Natsu pestare i piedi di Lisanna. Scoppiò a ridere quando lei gli tirò un pugno -non tanto forte- imprecando alla sua goffaggine. Era felice di aver trovato un nuovo amico.
"Vuoi qualcosa?" la vocina dell'amica la riscosse dai suoi pensieri ancora lucidi.
"Mh-mh"
"Vado a vedere cosa trovo" disse alzandosi.
"E mi lasci qui da sola? E se poi mi rapiscono e mi stuprano?" L'alcol la illuse che quella -pessima- battuta fosse divertente, infatti rise solo lei.
"Lluvia ci metterà solo un attimo. Però hai ragione, è meglio chiamare qualcuno." Detto questo pensò fosse più vantaggioso lasciarla sola mentre andava a chiamare un amico piuttoto che sfruttare le evoluzioni tecnologiche.
Qualche secondo dopo una capigliatura rosa entrò nel campo visivo della bionda.
"Speravo che qualcuno si sentisse male, così avrei mostrato la mia superiorità nel reggere l'alcol!" Doveva essere una battuta? Be', neanche l'alcol era riuscito a farla sembrare spiritosa. Natsu tossì a disagio: lui voleva solo farla sentire meglio. "P-Però sono molto bravo anche a consolare le persone quando stanno male!" continuò sperando di rimediare.
Lucy ridacchiò e si tirò su a sedere. "Che ore sono?"
"Sono quasi le tre! Passa veloce il tempo!" rispose dopo aver controllato sul suo orologio da polso.
"Wow, è tarduccio." borbottò sfregandosi gli occhi per mandare via il sonno. Subito si maledisse per essersi scordata del trucco, lo aveva di sicuro rovinato. "Mi passi la mia borsa perfavore? E' quella nera. Grazie." Ne estrasse uno specchietto e controllò gli occhi. Come aveva previsto il trucco era tutto sbavato. Prese un fazzoletto e lo pulì via alla bel e meglio. Non aveva voglia di truccarsi, quindi rimise tutto nella borsa e si abbandonò di nuovo sul divano.
"Stai bene anche struccata." Lucy sorrise e mormorò un grazie. Il sonno stava avendo la meglio.
Si guardò attorno e vide parecchi ragazzi abbandonati sui divani o per terra, quindi non era la sola ad aver bevuto troppo. E meno male che è una festa scolastica si ritrovò a pensare ridendo.
"Perchè ridi?" le chiese Natsu.
"Niente, ho sonno." rispose accocolandosi sul morbido mobile. "Se mi addormento qui mi riporti a casa, vero?" continuò con tono molto basso, ma l'altro la sentì ugualmente. Ridacchiò e annuì.
"Mi sa che si è addormentata" disse Natsu a Lluvia, appena arrivata con un piattino pieno di stuzzichini.
"Davvero? Sarà meglio portarla a casa" borbottò agitata. Certo che addormentarsi ad una festa piena di ubriachi non era la mossa più azzardata, aveva fatto bene a chiedere a qualcuno di controllarla. Anche se l'idea gliel'aveva suggerita proprio la ragazza che ora dormiva con le gambe sulle ginocchia del suo sorvegliante.
"Se vuoi posso restare con lei." propose sorridendo il ragazzo.
"Sei sicur-" la sua domanda venne interrotta dalla vibrazione del suo cellulare. Si scusò con l'amico e lesse il messaggio che le aveva appena inviato il suo fidanzato.
Ora non posso venire da te: Lucy-san si è addormentata e la voglio portare a casa e sono stanca anche io, sono già le tre.
Ma come? Non ci siamo incontrati in tutta la serata! Ma quanto può essere grande questa maledetta palestra?!
Mi dispiace, ci sentiamo questo pomeriggio.


ANGOLO AUTRICE;
Buonsalve a tutti!
Allora, mi rendo conto che il primo capitolo è leggermente infinito ma non mi piaceva tagliato in due parti, ahah.
La trama è molto semplice: i nostri protagonisti si trasfeferiranno in America per un breve periodo durante le vacanze d'estate. Ma c'è un imprevisto: le camere a coppie. E con questo piccolo scherzetto ho intenzione di far impazzire questi poveri ragazzi muahahah!
Chiedo perdono per gli errori ma, capitemi, con tutto quello che ho scritto qualcosa mi sarà sfuggito :(
Premetto che non ho idea di quando aggiornerò, ho già pronto qualcosa ma vorrei portarmi avanti. Però state sicuri che la finirò, anche se ci dovessi mettere tre anni vedrete la parola fine a questa fanfiction!
Mi raccomando: non fatevi problemi a consigliarmi qualcosa o farmi notare gli errori più gravi :3

Adele.

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Capitolo 2
*** Via al piano: Convincere quel gran pezzo di *censored* padre di Lucy. ***


Via al piano: Convincere quel gran pezzo di *censored* padre di Lucy;
 

[Capitolo 2]
[Nalu; Gruvia; Gale; Gerza]

[Questi personaggi non appartengono a me, ma a Mashina-sensei]



"Non andrai a quella gita, la questione è chiusa." disse Jude Heartfilia, autoritario come solo un uomo d'affari del suo calibro poteva essere. La figlia, dopo ore passate a pregare ogni divinità esistente, aveva finalmente trovato il coraggio di chiedere il permesso a suo padre di andare con la scuola in America e quello era stato il risultato.
"Ma papà!" piagnucolò Lucy.

"Niente ma! Guarda che occhiaie! Se non riusci a mantenere il controllo ad una festa scolastica non sarai certo in grado di vivere da sola!" il suo tono stava diventando eccessivamente alto.
"Non puoi farmi questo! Quando mi ricapiterà un'occasione del genere!? E poi ci saranno tutti i miei compagni, non ci saranno problemi!" non avrebbe mai accettato una sconfitta.
L'uomo si girò a fissare il panorama dalle finestre del suo studio, "Quando sarai a capo della impresa di famiglia potrai andare ovunque tu vorrai."
"Non ricominciare, ti ho già detto che non intendo prendere il tuo posto." sbottò infastitidita.
"Allora non abbiamo più niente da dirci, puoi andare." mise fine alla discussione senza guardarla negli occhi, rimettendosi seduto alla scrivania.
Si voltò e fece qualche passo in direzione della porta, "Mamma avrebbe capito." sibilò sulla soglia, poi uscì sbattendo e causando un forte rimbombo in tutta la loro spaziosa e vuota casa.

Qualcuno bussò alla porta della sua camera, "Signorina Lucy, è pronto il pranzo."
"Non ho fame." rispose bruscamente la ragazza, coperta dal lenzuolo fino alla fronte. Grazie a quell'uomo aveva perso tutto il buon umore, era straordinario come un solo scambio di frasi potesse renderti talmente malinconico da odiare tutto e tutti. Detestava quella casa. Detestava suo padre. Da quando Layla era morta era diventato un pezzo di ghiaccio, si parlavano -se andava bene, o male, non sapeva più dirlo- una volta a settimana, e la conversazione era composta da una frase... e di solito era un rimprovero.
Una ragazza dalla vistosa capigliatura rosa spalancò la porta, senza badare al grido terrorizzato di Lucy.
"Signorina, se non mangia non sarà in grado di affrontare la giornata." la cameriera non lasciò la sua espressione seria nonostante fosse veramente prroccupata per la sua salute.
"Non mi importa." sbottò in risposta. Afferrò il lembo del lenzuolo che aveva lanciato per l'ingresso improvviso e si coprì di nuovo da testa a piedi.
"La prego di scendere." dato che non ricevette alcuna risposta continuò, "Ha litigato col signor Jude?". Lucy annuì, anche se era coperta dalle lenzuola. "La prego lo stesso di raggiungere suo padre a tavola."
Lucy sospirò e scostò il lenzuolo quel poco da mostrare alla cameriera le occhiaie e gli occhi rossi, "Ora ho da fare, mangerò qualcosa più tardi. Non ti preoccupare, Virgo." le rivolse un sorriso appena accennato per convincerla.
"Non le credo, ma va bene." rispose prima di uscire dalla stanza.

Gray camminava sulla riva del fiume di Magnolia. Lui e i suoi amici si erano dati appuntamente al grande parco in centro, solo che lui non aveva per niente voglia di incontrarli.
Era molto irritato per via di quello che era successo alla festa: Natsu era stato appicicato tutta la sera alla sua donna. Be', non lo era ancora, ma presto sarebbe stata sua, ne era certo.
Sbuffò e si accese una sigaretta. Rallentando il passo il più possibile arrivò al luogo d'incontro.
"Finalmente! Ce ne hai messo di tempo!". Natsu era tutto un sorriso.
"Era ora, non ne potevo più di ascoltare 'sto qua." sbottò Gajeel, seduto per terra con la schiena contro un tronco, anche lui con una sigaretta tra le labbra. A differenza di Gray lui poteva fumare dove e quando gli pareva dato che tutti erano a conoscenza di questo suo vizio, per questo lo prendeva sempre in giro. Ma non poteva dire che fumava, ovviamente non per paura, ma per timore che Lucy non sopportasse i giovani fumatori. Ricordava ancora bene l'espressione disgustata che aveva sul volto quando aveva visto per la prima volta Gajeel intendo a rovinarsi la salute, non aveva la minima intenzione di rovinare il loro rapporto per una stupidaggine del genere.
Si sedette anche lui vicino all'amico, "Come mai tanto felice?" chiese con una smorfia. Se la risposta era quella che pensava lui gli avrebbe tirato un pugno.
"Mh, non lo so. Sarà che ieri sera..." Gray aguzzò le orecchie e lo fulmino con gli occhi, ma l'altro continuò come se non lo avesse visto, "... ho fatto molte amicizie!"
Il moro sospirò, era così infantile quando voleva.
"Io non sono stato affatto contento nel vedere quel gamberetto." si intromise Gajeel.
"Se, come no. Si vede lontano un miglio che ti piace!" lo schernì Gray.
"Cosa?!" esclamò quasi scottato da quella presa in giro. Un'altra parola e gli arrivava un pugno a quell'idiota.
"La stavi spogliando con gli occhi!" continuò ridendo il moro, ma la sua espressione divertita scomparve e ne prese il posto una accigliata quando la robusta mano dell'amico si scaraventò con forza sulla sua testa.
"Come ti permetti?! Mi hai proprio fatto incazzare!" subito sferrò un destro, che mancò l'avversaro.
"Si fa a botte!" esclamò entusiasta Natsu.

Lyon: 'Giorno!
Lluvia, infastidita dal rumore improvviso proveniente dal suo cellulare, ispezionò a tastoni il comodino a fianco al letto con ancora gli occhi chiusi. Quando trovò l'oggetto della ricerca lo afferrò e se lo portò a qualche millimentro dagli occhi, troppo pigra per aprirli completamente.
Sbuffò leggendo il messaggio, ma era decisamente maleducato visualizzare e non rispondere.
Lluvia: Buongiorno, Lyon-sama. Appena il messaggio fu inviato chiuse gli occhi e mollo il telefono sul cuscino, in attesa della risposta.
Lyon: Oggi ti va di uscire? Alla fine ieri sera non ci siamo più incontrati.
Lluvia: Non lo so, forse mi vedo con le mie amiche.
Lyon: Ah, ok...
Lluvia: Non prendertela, Lyon-sama!
Lyon: Non me la prendo, solo che mi dispiace.
Lluvia: Scusa.

Lyon: Niente, ci sentiamo.
Sprofondò la testa nel soffice cuscino e fece un gridolino liberatorio. Si era appena svegliata e il suo fidanzato già era arrabbiato con lei, che bel buon giorno.
Una figura slanciata e accigliata fece il suo ingresso nella camera della ragazza, "Tutto bene?"
Lluvia alzò il viso verso la ragazza dalla lunga chioma azzurra, "Sì, perchè?
"Ho sentito un verso strano, pensavo che qualcuno ti stesse violentando." rispose con una scrollata di spalle.
"Ehm, non ti preoccupare, Aquarius-chan." ridacchiò a disagio, "Ti devo aiutare con il pranzo?" continuò rendendosi conto di che ora si era fatta. Era così stanca dalla festa della sera prima che aveva dormito fino a mezzogiorno.
"Be', mi farebbe piacere. E poi non hai neanche fatto colazione, sorellina."

Erza e Mira si aggiravano per il centro di Magnolia, armate di cellulare.
"Allora?" chiese palesemente a disagio la seconda. Dato che l'amica non la degnava di risposta sbuffò e si accomodò su una panchina, "Chiedo?" continuò accigliata.
Erza rimase in silenzio ancora qualche secondo, poi annuì sedendosi a fianco a lei.
"Era ora!" sbuffò Mirajane. Entrò su whatsApp -la droga dei giovani d'oggi- e pigiò col dito la chat creata quella mattina con componenti i loro amici.
Mira: Buongiorno! Allora, avete il permesso dei vostri genitori? La velocità con cui scrisse il messaggio era dovuta alle numerosi volte in cui aveva scritto quella stessa frase da quando aveva creato il gruppo, quella mattina. Lei e Erza aspettarono -non proprio- pazientemente la risposta, continuando a controllare sui propri telefoni. Quando qualcuno rispose quasi non caddero dalla panchina per controllare il prima possibile.
Cana: Mio padre ha pianto tutta la mattina ripetendo che non voleva lasciarmi sola per così tanto tempo, ma poi ha acconsentito!
Le due tirarono un sospiro di solievo.
Elfman: E' ovvio che veri uomini come me partecipino!
Lisanna: Sì, sono felicissima!
Gray: Io, Natsu e Gajeel possiamo. Sono qui e vi salutano.
Erza: Ciao ragazzi!
Gray: Ahah Erza ora hanno paura.
Erza: Appena li vedo li picchio.
Mira: Lisanna ora è occupata quindi non potrà rispondere, ma viene!
Lisanna: Grazie per la considerazione, one-chan.
Mira: Ops!
Levy: Anche io vengo, dopo una lunga lotta ho convinto i miei genitori! Però non riesco a contattare Lu-chan, qualcuno di voi l'ha sentita?
Lluvia: Lucy-chan non risponde ai messaggi di Lluvia. Comunque anche Lluvia ha avuto il permesso!

"Proviamo a chiamarla?" chiese Erza, lasciando trasparire dal tono la preoccupazione.
"Ok, vai." rispose l'albina.
Mira: Io e Erza proviamo a chiamarla, se ci risponde vi avvisiamo.

Il telefono iniziò a squillare, svegliandola dal sonnellino che si era concessa per non pensare alla rabbia e alla tristezza.
Guardò il display e riconobbe il viso sorridente di Mirajane che aveva allegato al suo contatto, in oltre notò una decina di messaggi su una chat mai vista prima.
"Pronto?" borbottò strofinandosi un occhio.

"Lucy! Ti disturbo?" percepì il sorriso nella sua voce, doveva essere felice, come non lo era lei.
"No, non ti preoccupare. Hai bisogno di qualcosa?" cercò di essere il più gentile possibile, ma in quel momento voleva solo tornare a dormire.
"Sì. Volevamo sapere se ci sarai alla gita!" esclamò tornando a sorridere.
Lucy rimase in silenzio qualche secondo, cercando l'intonazione giusta per parlare in mod da non far preoccupare l'amica, "Ho parlato con mio padre e non ha voluto ascoltarmi, ha detto subito di no."
"Ma come!? Non puoi non venire, Lucy!" brontolò in preda al panico. Erza, sentendo la sua esclamazione, si accigliò.
"Non posso farci nulla." si incupì Lucy.
"Ma non è giusto!" sentì esclamare da Erza, "Aspetta, stiamo arrivando!" continuò la rossa, poi una delle due attaccò.
"Eh?"

Mira: Potete andare a casa di Lucy ORA? Suo padre non la lascia venire, dobbiamo fargli cambiare idea. Io e Erza siamo già sulla strada, vi aspettiamo.

"Ma sono impazzite?" sbottò Gajeel leggendo il messaggio, "Non so neanche dove abita!"
"Neanche io, ma voglio andare!" esclamò Natsu, trattenendo a stento l'adrenalina.
"Vi accompagno io!" intervenne Gray. Si pulì dalla polvere che si era attaccata ai pantaloni col sedersi per terra e buttò la seconda sigaretta della giornata.

"Lluvia-chan, dove sei?" esclamò Levy con il poco fiato che le rimaneva. Appena aveva letto il messaggio di Mira si era precipitata fuori casa, e quando aveva tentato di fermare un taxi si era accorta di aver dimenticato i soldi per la fretta di raggiungere gli altri. Si era premuta una mano sul viso e aveva preso a correre senza fermarsi verso la casa della sua migliore amica.
"Sono quasi arrivata, tu?" rispose Lluvia.
"Vedo adesso Erza e Mira, eccole! Ti aspetto!" ansimò prima di chiudere la chiamata.
"Levy, finalmente!" esclamò Mira, sbracciandosi per salutarla. Dietro di lei sbucarono tre ragazzi, che riconobbe poi come i loro amici e compagni di classe che aveva incontrato la sera prima alla festa.
"Mancano solo Lluvia e Cana." sbuffò Gray.
"Lluvia sta per arrivare! Lucy vi ha già visti?"
"Non credo, non è ancora uscita." rispose titubante Mira.
"Io voglio entrare! Che si sbrighino ad arrivare!" esclamò accigliato Natsu.
Nel giro di dieci minuti le due ritardatarie raggiunsero la casa Heartfilia, senza fiato.
Erza si avvicinò alla porta e bussò, forse con troppa energia. Ad aprire arrivò Virgo, la cameriera.
"Oltre a questa enorme casa che sembra più un palazzo, c'è anche la cameriera." mormorò incredulo Gajeel fissando la ragazza che rimaneva inpassibile davanti a quel gruppo di adolescenti dall'aspetto non raccomandabile.
"Come posso aiutarvi?" chiese Virgo, dopo averli squadrati tutti da capo a piedi.
"Vorremmo vedere Lucy." rispose Levy, sorridendo imbarazzata.
"Ora è occupata, va bene se la aspettate in salotto?" era impressionante come non cambiasse mai espressione quella rosata.
I ragazzi annuirono e la cameriera gli fece largo verso la stanza, poi li invitò ad accomodarsi sui divani che campeggiavano nel centro della stanza formando un perfetto semicerchio.
"Che casa enorme!" esclamò sbigottito Natsu.
"Fai silenzio." lo ammonì Erza e braccia conserte.
Passato qualche minuto Lucy fece la sua comparsa dalle scale.
"Scusate l'attesa" fece col fiatone. I capelli erano umidi e legati con una coda alta, niente trucco e gli erano occhi vagamente rossi e gonfi.
"Lu-chan! Perchè non rispondevi ai messaggi?" domandò allarmata Levy.
"Dormivo." rispose semplicemente con una scrollata di spalle, dopo di che si sedette vicino agli amici.
"M-Ma quindi? Non puoi venire?" chiese insicura Cana. Lucy si incupì e scosse la testa.
"Mio padre non vuole, dice che non riuscirò mai a vivere da sola e blablabla... Non si fida affatto di sua figlia. Che poi io me la caverei benissimo! Ho passato dieci anni della mia vita in casa da sola, in pratica... l'unica compagnia che ho qui è Virgo."
Natsu si alzò di scatto e strinse i pugni fino a farsi sbiancare le nocche, "Che pezzo di...! Lo riempio di botte quel vecchiaccio!" esclamò in preda ad un attacco di ira.
"Natsu! Calmati!" eslcamò infastidita Erza, con uno sguardo terrorizzante. Il ragazzo si fece piccolo piccolo sotto il suo sguardo minaccioso e borbottando maledizioni e parole inconprensibili tornò a sedersi.
"Non c'era bisogno di venire qui, tanto non cambierà idea." sospirò la bionda. Lluvia le posò una mano sulla spalla e la guardò comprensiva, anche lei aveva litigato con sua sorella per avere il permesso e lei ne era uscita con Meglio così, potrò invitare a casa il mio ragazzo quando vorrò.
"Vogliamo lo stesso parlargli." ammicò Gray. Era il suo momento, avrebbe convinto il padre di Lucy a lasciarla partecipare alla gita e lei si sarebbe innamorata perdutamente del suo eroe. Forse si stava facendo troppo film mentali..

Lucy sorrise, grata per la bontà degli amici. "Ora è nel suo studio. Virgo! Puoi chiamare mio padre?"
"Subito, signorina." rispose precipitandosi su per le scale. Tornò dopo qualche minuto informando la bionda che il padrone di casa voleva che gli ospiti lo raggingessero in studio.
"Ci può fare strada?" chiese cordialmente Mira, mentre Lucy, che già negava con il capo, la fulminò con lo sguardo.
"Non andate! Vi farà sentire dei vermi con quel suo aspetto e carattere da mafioso!" supplicò Lucy, ma invano. Virgo li aveva portati nella stanza dove lavorava l'uomo e busso per avvisarlo della loro presenza, poi aprì la porta e li invitò ad entrare.
La stanza era spaziosa e le pareti erano coperte da librerie e finestre, dalle quali entrava l'unica fonte di luce. A qualche passo da loro il signor Jude sedeva composto alla scrivania, sommersa di documenti.
"Voi siete gli amici di mia figlia, giusto?" chiese incrociando le braccia.
"Sì, piacere di conoscerla." rispose con un mezzo sorriso Erza, fingendosi non intimorita dallo sguardo freddo dell'avversario.
"Bene, bene... Sentite, non mi piace parlare con dei ragazzini, quindi vi dico già che non intendo cambiare idea. Ora potete anche andare."

"Ma come si permette questo..." sibilò a denti stretti Gajeel. In quel momento voleva solo rimboccarsi le maniche e fargliela pagare per averli definiti ragazzini, soprattutto perché aveva definito lui, ragazzino, ma una piccola mano gli sfiorò il braccio. Voltò il capo dietro di se e vide una testolina turchina fargli segno di no col capo, con l'espressione più preoccupata che avesse mai visto su quel piccolo volto.
"Lucy ci tiene davvero tanto a venire!" affermò Mira.
"Come può..." bisbigliò Natsu stringendo i pugni tanto da farsi sbiancare le nocche, "... essere così crudele con sua figlia?"
Jude soffocò un risata, "Mia figlia non ha tempo per queste cose, deve prepararsi per gli esami che la aspettano l'anno prossimo."
"Nella vita non esiste solo lo studio, c'è anche il divertimento, sa?" sputò con disprezzo Cana, guardandolo in cagnesco. Jude si alzò dalla sedia, offeso dal modo irrispettoso con cui la ragazza si era rivolta ad un uomo del suo calibro e ricambiò il suo sguardo. Cana restò qualche secondo a fissarlo, poi distolse lo sguardo e sbuffò, incrociando le braccia e mostrando il broncio, sconfitta.
"Ha tutta l'estate per queste cose! Un mese di svago non farà altro che rilassarla!" controbattè prontamente Gray.
"Pensi a Lucy-san! Non crede che sfogandosi in vacanza poi avrà tutto il resto dell'estate per studiare? Noi non la obbligheremo a trascurare gli studi...!" prese parola Lluvia. Non era suo solito alzare la voce -non l'aveva fatto neanche in quel momento, dato che la sua affermazione si era sentita a mala pena per via del tono basso e indeciso- ma non poteva concepire l'idea di abbandonare la sua migliore amica tra le grinfie di quell'uomo senza fare assolutamente niente. Al solo pensiero le venivano i brividi. Come aveva fatto Lucy a vivere sedici anni nella stessa casa di quell'essere tanto insensibile? Pensandoci ora, dopo averlo incontrato, capì perché l'amica spesso non si presentava quando le chiedevano di uscire.
"Anzi! Se vuole la potremo anche aiutare mentre saremo in America!" tentò disperata Levy.
L'uomo si sciolse in un ghigno, "Forse si può fare..." I ragazzi si illuminarono, spalancando bocca e occhi. Però, prima che potessero saltare addosso all'uomo per ringraziarlo, questo mostrò loro il sorriso più sadico del suo repertorio, "Passate stasera e vi spiegherò tutto. Ora andate." concluse prima di sedersi alla grande scrivania.
I ragazzi uscirono spaesati dallo studio, tutti assorti nei propri interrogativi da non accorgersi di una ragazza bionda spiaccicata contro la porta che rischiò pericolosamente di cadere se non grazie alla pronta presa di Virgo.
"Allora? Cosa vi ha detto?" domandò la bionda tirandosi dritta.
"Non ne sono sicura, ma forse siamo riusciti a convincere il signor Heartfilia!" strillò Lluvia, lanciandosi di scatto verso l'amica per abbracciarla.
Lucy si illuminò, sfoggiando il suo sorriso più radioso, "Cosa? Non ci credo! Ma quanto posso volervi bene!"
Ringraziò di cuore gli amici e diede il via ad un abbraccio di gruppo, a cui -stranamente- parteciparono tutti.
"Però tuo padre vuole vederci stasera, cosa pensi ci dirà?" chiese perplessa Erza.
Lucy sentì la rabbia crescerle dentro, le guance si fecero rosse e le mani iniziarono a tremarle, "Me lo dovevo aspettare da quell'uomo! Non sa cosa sia la bontà! Ma non metterà in mezzo i miei amici!" si fermò per fare un profondo respiro, "Vi sono veramente grata per aver provato a fargli cambiare idea, ma non voglio che vi faccia fare qualcosa contro la vostra volontà."
"Lu-chan, non ti preoccupare! Lo faremo!" la rassicurò Levy. Conosceva la sua migliore amica ed era sicura che non sarebbe stata d'accordo con loro, ma ormai erano tutti in gioco, non potevano di certo tirarsi in dietro quando erano a buon punto.
"No, no, no, no!" negò lo stesso scuotendo la testa.
"Perchè ti spaventi per così poco?" sbuffò Gray. Non capiva perchè si era infuriata tanto quando le avevano detto dell'incontro di quella sera, lui al posto suo sarebbe stato felicissimo di poter andare a quella stramaledetta gita che tanto si stavano sudando.
"Lu, fidati di noi!" sorrise Natsu, mostrando un sorriso a 32 denti. La ragazza rimase a contemplare quel radioso sorriso, cercando di mantenere la sua decisione, ma poi, sconfitta, sospirò. Certo che quando si mettevano in testa qualcosa era impossibile destarli dal loro obbiettivo.
"Siete senza speranza!" sospirò ancora, ma questa volta divertita.

Il pomeriggio era passato lento e noioso per Gray, era innervosito da quella mattina. Lucy non lo aveva calcolato durante la loro missione a casa Hearfilia, e cosa peggiore: aveva cambiato idea solo quando aveva visto Natsu sorridere. Gli stavano suonando tutti i campanelli: era decisamente ora di darsi una mossa.
Gettò un'occhiata annoiata all'orologio, constatando che mancava solo mezz'ora all'appuntamento che si erano dati con il padre di Lucy. Decise di incamminarsi, magari avrebbe incontrato qualcuno sulla strada.
Avanzava lungo i margini del fiume di Magnolia con passo lento e le mani nascoste nelle tasca. Proprio come si trovava quella mattina, che cosa buffa.
Era da tre metri che calciava quello stesso, povero, sassolino contro il quale scagliava il suo malumore. Sbuffò mentre estraeva il suo cellulare dalla tasca, sentendolo vibrare.
Natsu: Io sn gia d'avanti a casa di Lu, tu?
Eccolo, l'analfabeta. pensò sbuffando.
Gray: Sono quasi arrivato.
Natsu: Manchi sl tu!
Cana: Impara a scrivere, perfavore.
Sbuffò ancora e rimise il cellulare in tasca, decidendo di non rispondere per evitare di arrabbiarsi ancora di più.

Mal volentieri affrettò il passo fino a quando non vide la grande casa di Lucy e il gruppetto di ragazzi radunato davanti alla porta d'ingresso. Li salutò con un veloce movimento della mano, che poi ricacciò nel piacevole tepore delle tasche, e accennò un sorriso alla loro risposta.
"Ci siamo tutti?" chiese Erza, accigliata. Quel pomeriggio non aveva avuto un attimo di tranquillità: le sue amiche l'avevano chiamata e sommersa di messaggi ogni due secondi per via dell'ansia. Per questo non aveva avuto il tempo di fare niente, lei che aveva programmato di far visita ai suoi amici dell'asilo dato che non li avrebbe più visti per una buona parte delle vacanze estive. Ma invece no, aveva passato ore a cercare di calmare le altre.
"Sì." annuì Lisanna. Mirajane l'aveva informata di ogni minimo dettaglio di quello che era successo il pomeriggio ed aveva insistito nel prendere parte all'operazione Convincere il grand pezzo di *censored* padre di Lucy, come l'avevano chiamata Natsu e Gajeel. Indelicato o non i due si erano intestarditi con questo nome e, orgogliosi, continuavano a ricordare che l'idea del nome era stata loro, che il merito era solo ed esclusivamente loro.
Erza annuì e fece un profondo respiro, dopo di che bussò, con molta più calma in confronto a come aveva bussato il pomeriggio. Se si guardava bene la porta si potevano notare i lievi segni che le nocche della rossa avevano lasciato. Ad aprire questa volta arrivò Lucy, che appena li vide sfoggiò un sorriso bianchissimo.
"Dopo si festeggia!" ammicò la bionda. Li accompagnò allo studio, aprì la porta ed entrarono tutti insieme.
"Buonasera." sorrise -più o meno- Jude, sempre seduto alla scrivania. Diede un'occhiata ai fogli che coprivano la tastiera del computer e ridacchiò, cosa che intimorì i ragazzi. "Vi dovevo dire le condizioni, giusto?" chiese senza alzare lo sguard dai suoi fogli.
"Sì." rispose sua figlia, ostentando una grinta che non possedeva.
"Lucy, potresti uscire?" chiese Jude, e nonostante le proteste la ragazza fu constretta ad uscire dalla stanza. "Mh... Prima di tutto volevo ringraziarvi per il legame che avete con Lucy..." tutti rimasero spaesati letteralmente e senza parole, con le bocche aperte a boccheggiare come pesci, "Vedete, noi non abbiamo un ottimo rapporto e l'amicizia che ha instaurato con voi penso sia l'unica cosa che la salva dalla depressione." si fermò e fece un profondo respiro. "Il primo luglio è il compleanno di Lucy e volevo chiedervi di organizzarle una festa degna di nota dato che vi troverete ancora là, giusto?"
"G-Giusto." balbettò con un filo di voce Levy. Dire che era confusa era dire poco.
"Ve ne sarei veramente riconosente, se passarà il compleanno qui l'unica cosa che riceverà sarà un mazzetto di banconote." scosse la testa amareggiato.
"Ma allora perché era contrario alla gita?" chiese perplesso Gray.
Il padrone di casa si permise di far scappare una veloce risata, "Mia figlia non è il tipo da bucato e ferro da stiro, tanto meno da aspirapolvere!" non lasciò il tempo ai ragazzi di esprimere il loro pensiero che continuò, "Ma sono più tanquillo dopo avervi conosciuti: ora so che sarà in ottime mani."
Finito di parlare mostro un sorriso tutto denti, molto, molto inquietante.
Natsu troterellò vicino all'uomo e gli tirò qualche pacca sulla spalla, "Aahh! Che personaggio!" rise.
"Ok ragazzo, ora però basta toccarmi" lo ammonì Jude, tornando serio.
"S-Scusi..." borbottò allontanandosi con un'aria cupa a circondarlo.
"Un'ultima cosa: non dite niente a Lucy della festa di compleanno. Ditele che l'ultima settimana vi ho incaricato di lavorare in uno dei bar delle mie proprietà mentre organizzate tutte le cose che vi servono per la festa. Insomma, avete capito?"
"Sì! Non si preoccupi!" rispose subito Erza, sull'attenti.
"Mi fido." sorrise, "Ora potete andare e, mi raccomando, tenete quelle boccacce chiuse."


ANGOLO AUTRICE
Holà cari lettori!
Allooora, sono riuscita ad aggiornare moltissimo prima di quanto mi aspettassi! :o
Che ne dite delle chat? Non so, mi sembrava un'idea carina! (Non mi sono affatto fatta influenzare da Love, Rosie o meglio conosciuto come Scrivimi ancora, nono! u.u) ma mi sembrava troppo rigido tutto nero, quindi ho aggiunto un po' di colore! Spero non vi dispiaccia!
Il prossimo aggiornamento non ho la più pallida idea di quando sarà, vi so solo dire che il prossimo capitolo è già a buon punto! :)
E niente, ringrazio di cuore
Sayaka chan 94 per la recensione dello scorso capitolo :3
Adele.

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Capitolo 3
*** L'inizio di una grande avventura; ***


 
L'inizio di una grande avventura;

[Capitolo 3]
[Nalu; Gruvia; Gale; Gerza]

[Questi personaggi non appartengono a me, ma a Mashina-sensei]

 

Fuori dalla finestra gli uccellini cantavano già al sole sorgente. Le tende svolazzavano per via del venticello del mattino, mentre la camera veniva illuminata dai primi raggi del sole.
Sdraiata composta come una bambola di porcellana nel letto vi stava una ragazza dalla liscia chioma scarlatta, sprofondata nel dormiveglia. Il canto degli uccelli la destò dal sonno, si stiracchiò le braccia e le gambe ed infine si alzò dal letto. Con tutta la calma del mondo si rilassò nella doccia, fischiettando allegramente, e si vestì.

Finalmente il grande giorno era giunto: 14 giugno, sabato, il giorno della partenza.
Emozionata, sgranocchiò qualcosa come colazione, poi controllò la valigia per paura di dimenticare qualcosa.

"Ti ho detto che ho preso tutto!" la voce esasperata di Natsu rimbombò tra le mura del suo modesto appartamento, l'ennesima volta in quella mattinata. La sua adorata cuginetta si era fermata la sera precedente a dormire da lui, con l'intenzione di preparargli una cenetta che neanche in America, tra hamburger e patatine fritte, si sarebbe scordato.
"Hai bruciato tutto! Che pasticcio, la mia preziosa cucina!" fu il ringraziamento del ragazzo alla ragazzina in lacrime.
"Fammi dare una controllata alla tua valigia, ti prego!" rispose Wendy, cercando di superare il cugino piazzato davanti ai pochi bagagli che si era preparato prima di andare a dormire.
"No! Sei capace di svuotarla delle cose essenziali e lasciarci solo i vestiti!"
"Ora si che ho paura... Fammi vedere la tua valigia, ti scongiuro." stanco di tutta quell'insistenza, sbuffò e le lasciò via libera. "Cos'è questo odor- Natsu-san! Qui dentro c'è solo cibo! Sacchetti di manzo, rimasugli di sushi, schifezze su schiefezze e riso. Che ti è saltato in mente?! Dove sono i vestiti, la biancheria pulita, lo spazzolino, dov'è tutto." strillò la piccola ormai giunta al limite della sopportazione. "Lo sapevo che non mi potevo fidare di te!"
Sbigottita e senza parole, sostituì le cose inutili con gli oggetto elencati nella sua ramanzina -che tanto non era servita a niente-, sotto le lamentele del rosato.

Nella cucina di Lluvia c'era tutta l'atmosfera che non ci dovrebbe essere quando si sta per partire per una meta lontana. Sua sorella strillava continuamente rimproveri e raccomandazioni dall'altra stanza, mentre lei sentiva già che non avrebbe provato nessuna nostalgia di quelle scenate.
Aquarius sbucò dalla soglia della cucina, "... e ricorda: niente poggia piedi!" continuò accigliata, muovendo l'indice in tutte le direzioni senza una precisa logica.
"Ho paura a chiederti il motivo..." borbottò Lluvia, guardando di sbieco la sorella.
"Ti devo sempre spiegare tutto! Allora: tu stai camminando, alteggiandoti come a dire qui comando io senza guardare dove metti i piedi. Stai attraversando il salotto o quello che è e inciampi nel poggia piedi. Figuraccia garantita e autorità andata a farsi benedire. In conclusione: niente poggia piedi."

Levy quel mattino si era svegliata di buon ora, si era sistemata per bene e aveva anche fatto una sostanziosa colazione, per essere nel pieno delle sue forze ed evitare di perdersi qualsiasi momento della sua nuova avventura. I suoi genitori dormivano ancora, Meglio così pensò, gli avrebbe lasciato un bigliettino con cui li informava della sua partenza e li salutava calorosamente.
No, non è vero. Avrebbe aspettato che loro si svegliassero per dare il via alla più commovente delle scene di partenza mai vista in quella casa -non che ne avesse poi viste così tante- e avrebbe fatto tardi per colpa degli abbracci e degli ultimi consigli da seguire per vivere da sola.
In punta di piedi sgattaiolò nella camera matrimoniale dei signori McGarden e, facendo attenzione a non provocare alcuna sorta di rumore, portò in avanti la svegli di un buon quarto d'ora.
Non aveva di certo tempo da perdere in inutili effusioni.

Natsu si ricordò di una cosa essenziale, mentre accarezzava il suo gatto blu accoccolato sulle sue ginocchia, "Come faccio con l'aereo?"
"Ci ho pensato io. Ho chiesto a mamma le sue erbe medicinali, sono già nella valigia." rispose continuando la sua restaurazione dei bagagli del cugino, con il suo solito tono innocuo, totalmente differente da quello usato qualche minuto prima.
"La buon vecchia zia Polyushka non delude mai!"

"Ma chi me l'ha fatto fare..." sbottò Gajeel, scocciato.
Da quando aveva messo piede sul pavimento gelido della sua camera era andato tutto storto -ed erano soltanto le sei e mezza del mattino-: 1-e più traumatizzante per le sue abitudini- era l'orario, lo dimostravano le sue occhiaie nere e i capelli più scombinati del solito 2 nella doccia l'acqua era troppo fredda, poi troppo calda, dopo ancora diventava gelida e subito dopo tornava ustionante, perciò aveva rinunciato 3 preso dalla fretta e dal nervoso si era scottato con il pentolino del tè, cosa che lo aveva portato a imprecare ad un tono troppo elevato e la signora anziana che abitava di fianco a lui lo aveva rimproverato 4 mentre scendeva le scale si accorse di aver dimenticato la valigia, perciò dovette rifare le scale, quando tornò al suo appartamente si ricordò di non aver preparato le valigie per la stanchezza perché la sera prima Gray ed Elfman si erano auto-invitati a casa sua e avevano sporcato tutto, obbligando il padrone a stare sveglio fino a tardi per pulire.
Imprecò, questa volta a denti stretti, non aveva tempo e non era nelle condizioni di sorbirsi un'altra ramanzina da quell'antipatica vecchia.

"C'è una cosa che mi mancherà più di tutte, mentre sarò via..." prese parolo Natsu dopo un lungo attimo di silenzio. Wendy si illuminò, sicura che si stesse riferendo a lei. "... Happy!" concluse il ragazzo con le lacrime agli occhi. Si buttò sul gattino e lo abbracciò, togliendogli il respiro. Wendy lasciò cadere il capo con un sospiro, offesa.

Virgo spalancò la porta della camera della signorina Heartfilia per avvisarla della colazione che la aspettava in tavola. La ragazza, seduta alla scrivania intenta a riporre con cura i fogli del suo romanzo in una delle valigie, sobbalzò per la brusca interruzione. Quel vizio di entrare di soprassalto nella sua camera non lo perdeva mai.
"E' pronta?"
"Sì!" sorrise Lucy. Raccolse i capelli dal color del grano in una coda -per via del caldo che aveva portato l'estate- e scese in sala da pranzo, dove la attendeva la sua ultima colazione in quella casa prima della partenza.

Gray si trovava già davanti alla scuola di Magnolia quando vide arrivare in lontananza i suoi due cugini. Li salutò con un cenno della mano, mentre loro iniziavano già a chiaccherare del più e del meno come delle persone socievoli.
"Sono così felice! Questa sarà la prima gita che passerò con la mia ragazza!" mentre parlava i suoi occhi presero la forma di due bizzarri cuori.
"Ti comporti come un'adolescente in preda agli ormoni per la sua prima cotta." lo prese in giro Ultear. I due battibeccarono per un po'. "Quante storie fai! E poi che sarà mai questa Lluvia-chan!" sbottò di nuovo, gonfiando le guance contrariata.
Lyon e Ulter bloccarono il loro battibecco sentendo Gray ridacchiare.
"Cosa c'è di tanto divertente?" chiese seccato il primo.
"Be'. Stavo pensando che Lluvia non è messa affatto male come, sì, insomma..." con le braccia segnò il perimetro di un semicerchio immaginario all'altezza del petto, "... Capito?"
Ultear scoppiò a ridere, seguita da Gray. Lyon, invece, assunse il colore di un peperone maturo e si allontanò sbottando maledizioni incomprensibile al cugino privo di tatto.

Nella casa della famiglia Strauss regnava la più totale confusione.
Elfman, il fratello di mezzo, correva avanti e indietro esclamando virtù alla figura dell'uomo. Lisanna cercava di calmarlo, facendo però aumentare il trambusto che Mirajane stentava a controllare.
"Un vero uomo prepara le valigie da solo!" proruppe il fratello.
"Non sai neanche cosa metterci, in una valigia!" ribattè Lisanna con le guance leggermente arrosate per l'irritazione.
Mirajane soffocò un grido, allo stemo della sopportazione. Presto sarebbe esplosa, se lo sentiva.

Appena finita la colazione Lucy tornò nella sua camera. Virgo la raggiunse poco dopo per aiutarla a portare al piano terra le valigie.
Arrivate alla porta d'ingresso l'aspettava il suo autista, ingaggiato da suo padre ma mai chiamato per svolgere il suo compito di accompagnatore; Lucy diceva di non aver bisogno di un autista, che sapeva camminare da sola.
Lei e la cameriera si scambiarono un lungo e impacciato abbraccio. In quella casa troppo spaziosa per quella decina di persone che vi abitava Lucy e Virgo si erano trovate e si erano affezionate molto. Lucy l'aveva sempre considerata la sua protettrice dalla tristezza di quell'abitazione, la sua compagna d'avventura in quel posto silenzioso. Virgo invece l'aveva sempre vista come la sua salvatrice: l'aveva salvata dalla solitudine che le stava pian piano distruggendo il suo piccolo cuore da ragazzina e per questo le sarebbe sempre stata riconoscente. Si davano a vicenda la forza di volontà per non scappare da lì e continuare a lottare. Anche se altri posti dove ricominciare non c'erano.
"Signorina Lucy, da quanto tempo!" la salutò il signore, sporgendosi dal finestrino. La ragazza gli rivolse un sorriso e lo salutò con allegria, per poi salire nel sedile posteriore. Si protese verso il finestrino, così da poter vedere Virgo e la piccola folla di domestici che si era creata sull'uscio della porta e li salutò con la mano finchè non uscirono dalla visuale che le permetteva il vetro trasparente.
Ma ora che la sua salvatrice se ne era andata, come avrebbe resistito Virgo alla solitudine?

Erza, sulla strada della scuola, si ricordò della chiamata che aveva promesso di fare a una persona. Frugò nella sua enorme borsa ed estrasse il telefono, dopo di che cercò nella rubrica il nome Millianna.
Dopo tre squilli la ragazza rispose, con eccessivo entusiasmo. "Stavo aspettando la tua chiamata! Sei già partita?"

"No, sto andando a scuola."
"Erzaaaa, mi mancherai tantissimo!" piagnucolò Miliana.
"Ma se ci vediamo solo qualche volta al mese, sarà come al solito." ridacchiò la rossa, "Ma mi mancherai anche tu. Dopo mi saluti anche gli altri?"
"Ma è completamente diverso! Prima eravamo a qualche minuto di viaggio in macchina di distanza, ora invece a ore di aereo! Comunque certo, tu però salutami Gerard." rispose timorosa, lasciando trasparire l'insicurezza dalla sua voce. Da poco lei e il turchino avevano risolto le divergenze che li avevano portati a litigare, ma ancora non erano riusciti a tornare ai vecchi rapporti. Per colpa di questa divisione tra Gerard e il resto del loro gruppetto Erza si era trovata costretta a tenere nascosta l'amicizia con Gerard agli amici d'infanzia e quando vennero a conoscenza del loro segreto non fu affatto facile placare i loro animi bollenti. Dopotutto non poteva non dargli ragione, gli aveva nascosto una cosa estremamente importante, ma comuqnue ora la situazione stava migliorando a vista d'occhio.
"S-Sì." balbettò Erza, tornando alla conversazione con l'amica. Lo avrebbe fatto per aiutare a farli riconciliare, per lei era veramente importante, voleva tornare al più presto ai bei giorni passati tutti insieme all'orfanotrofio. Loro erano l'unico motivo che la tratteneva in quel posto.
"Sono quasi arrivata a scuola, ti devo salutare." sospirò sinceramente affranta.
"Va bene... Mi raccomando, teniamoci in contatto, mi raccomando!" sbottò Millianna, facendo intendere alla scarlatta che quello era un rimprovero per la mancanza di contatti, "Buon viaggio, Erza."

La turchina aveva salutato i genitori con abbracci e baci e, finalmente, era riuscita a uscire di casa.
Fece un profondo respiro e, trainando i due trollei, si avviò alla piazza di Magnolia, non tanto lontana da casa sua, per aspettare Lucy che si era offerta di darle un passaggio a scuola.
Tutta emozionata all'idea di viaggiare in limusin, non si accorse del duo che si avvicinava a passo di marcia alle sue spalle.
Quando se ne accorse era ormai troppo tardi e le sue grida non la salvarono dalla visione del tremendo aspetto dei due. Occhi neri, labbra spaccate, capelli arruffati e segni blu sulla viso. I poveretti non erano altri che Lisanna ed Elfman Strauss.
"Che vi è successo?!" chiese Levy preoccupata. Non era da tutti i giorni vedere i suoi amici conciati in quel modo, o forse no...
I due fratelli ridacchiarono a disagio, mentre dietro di loro sbucò un'angelica Mirajane.
"Levy, ciao! Che bello vederti! Oh, non hanno nulla di grave." sorrise l'albina. Levy capì la situazione ed annuì comprensiva nella direzione dei due malcapitati, era pienamente consapevole di cosa fosse capace Mira quando si arrabbiava. Era evidente che i due fratelli avevano esagerato e le conseguenze erano evidenti sulla loro pelle. Subito spostò lo sguardo sulla maggiore degli Strauss e la invitò ad unirsi a lei e Lucy.
"Hai detto limusin?!" chiese esterrefatta Lisanna, emozionata solo all'idea di poter salire su una macchina tanto costosa.
"I veri uomini viaggiano solo con i mezzi più eleganti!"

Wendy aveva finalmente terminato di fare le valigie al cugino.
"Sarà meglio che tu vada, altrimenti farai tardi." borbottò con la testa china sulla valigia. Con estrema lentezza gliela porse e si avviarono alla porta.
Dopo qualche attimo di silenzio Natsu proruppe con le sue solite ed eccessive scenate, "Mi mancherai tantissimo, cuginetta!" esclamò, catapultandosi ad abbracciarla.
"Anche tu, Natsu-san!" rispose questa tra i singhiozzi.
Nonostante i caratteri totalmente diversi, i due cugini si capivano meglio di chiunque altro. Lei rispettosa e sempre gentile, lui scalmanato e menefreghista.
Avevano passato l'infanzia insieme. Quando il padre di Natsu morì, lei e Polushka si erano offerte di ospitarlo in casa loro, ma lui si era rifiutato in tutte le maniere.
Da solo si procurava i soldi necessari per pagare l'affitto e le spese. Polushka, tuttavia, pagava le spese della scuola perché quell'idiota di Natsu -come lo definiva lei- pensava che gli studi fossero gratis.
Quattro giorni a settimana Wendy stava dal cugino, da mattina a sera per commemorare i vecchi tempi e anche perché la madre della blu non riusciva a reggere la presenza costante di un persona per sette giorni interi di fila.
Wendy aveva sempre stimato molto il rosato, certo, era scontroso, sbadato, attaccabrighe, tonto e tutti i dispregiativi del mondo, ma da zero era riuscito a farsi una vita tutta nuova. Non gli mancava niente: amici, lavoro, era di bell'aspetto, atletico, altruista, certo un po' ingenuo, ma comunque una persona di buon animo.
Forse la sua mente da ragazzina stava troppo viziando l'immagine del cugino, ma questo non gli impediva di volergli veramente tanto bene.
"Teniamoci in contatto, mi raccomando! Vai subito a scuola, non fermarti in giro come fai di solito, che poi dimentichi cosa stavi facendo! Attento a dove metti i piedi e chiudi bene la valigia e lo zaino! Un'ultima cosa: salutami i tuoi amici."
Quando sentì la porta d'ingresso del condominio di Natsu chiudersi smise di strillare, anche perché aveva svegliato tutti i vicini del rosato che la guardavano accigliati dalla serratura o dalla porticina riservata agli animali domestici.
Si chiuse la porta alle spalle e scoppiò di nuovo a piangere. Avrebbe sentito tantissimo la mancanza del suo unico e amato cugino.
A consolarla arrivarono subito Charle -la sua gatta- e Happy -il gatto di Natsu-.
Wendy accarezzò la testolina ispiegabilmente blu del buffo animale, "Mentre il tuo padrone sarà via verrò io a darti da mangiare." gli sussurrò, come se potesse comprenderla. Con sua somma sorpresa e sconcerto il gatto le rispose.
"Aye!"

Lluvia camminava velocemente verso la scuola, dove a breve sarebbero arrivati i pullman che avrebbero portato lei e i suoi compagni all'aereoporto; da lì si sarebbero imbarcati sul primo aereo per Chicago, in Illinois, la loro meta.
Diede una rapida sbirciata al volantino che aveva preso la sera della festa, giusto per accrescere l'ansia che le attanagliava lo stomaco. Affrettò il passo e arrivò al piazzale della scuola, dove incontrò Gray e un'altra ragazza con la quale sembrava avere molta -troppa, secondo Lluvia- confidenza.
Ignorando la gelosia tese la mano alla ragazza, "Piacere, mi chiamo Lluvia."
"Oh! Lluvia!" la sua bocca si incurvò in un'inquietante ghigno, poi si presentò anche lei.
"Dimmi un po'," iniziò Ultear, "Tu sei la fidanzata di Lyon, o sbaglio?". Lluvia fece sì col capo, senza guardarla negli occhi. Si chiese come facesse a conoscere lei e Lyon dato che tutti e due non erano esattamente i più popolari della scuola. A rispondere ai suoi dubbi ci pensò Gray.
"Lei è nostra cugina."
Lluvia rimase felicemente sorpresa di questa informazione. Ma sopprattutto si sentì sollevata nel sapere che quella era imparentata con il ragazzo di cui era segretamente innamorata. Una rivale in amore in meno.

Passarono diversi minuti nel più completo silenzio, ma finalmente qualcuno si fece vivo: una macchina nera pece che teneva buona parte del piazzale. Da quell'enorme auto sbucarono la famiglia Strauss, Lucy e Levy.
Lluvia corse in contro alle amiche per sfogarsi con loro degli attimi di disagio passati con i suoi compagni di attesa, mentre Elfman si panoveggiava con Gray di aver passato numerosi minuti in compagnia di sole ragazze... due tra queste sue sorelle.
Piano piano li raggiunsero i compagni, tutti evidentemente emozionati per la partenza. Tutti apparte tre ragazzi: Natsu, Gajeel e Sting, rannicchiati in un angolo coperti da un'aura nera che non ispirava affatto simpatia.
"Che vi prende?" chiese Cana, guardandoli decisamente male. Rovinavano l'atmosfera festosa che tanto adorava.
"Soffrono di cinetosi, non soffrono minimamente i mezzi di trasporto." rispose Rouge, intento a consolare l'amico biondo, senza ottimi risultati.
"La mia vita... è un continuo mal di pancia... perché i mari non possono essere attraversati a piedi e le terre collegate da stabili scale sospere in aria... No, aspetta. Le scale non possono essere in movimento, altrimenti sto male... Chi vuole condividere il mio problema? Accetto chiunque: maschi, femmine, omosessuali, gatti, matite, palazzi, spiriti maligni; tutto vi dico, tutto!" Ormai nessuno ascoltava più i deliri insensati di Natsu.
Dalla folla di studenti si fece largo a fatica il preside Makarov. Dato il suo abbigliamento era palese che si fosse svegliato da poco e dalla sua espressione era ancora più evidente la voglia di tornare a dormire.
"Buongiorno ragazzi..." prese parola l'uomo, parlando a bassa voce e masticando le parole. "Siete tutti pronti per questa nuova.... avven-"
Mirajane lo affiancò, "Si è addormentato..." constatò dall'enorme bolla che diminuiva e crescera a ogni suo respiro. "Sempre il solito."
"RAGAZZI ATTENTI AL DRAGO!" proruppe Makarov, per poi tornare di immediataente nel mondo dei sogni.
"I pullman sono arrivato, vi auguro una buona gita!" dichiarò sorridente il vicepreside Gildarts, ma appena tutti si girarono verso il pullman scoppiò in un pianto disperato, continuando a ripetere il nome della figlia che lo ignorò totalmente.
Gli autisti si accertarono che tutti fossero seduti e dopo un veloce e per niente accurato appello accesero il motore e diedero il via all'avventura di quegli scalmanati ragazzi.


ANGOLO AUTRICE
Sono ancora viva, anche se non frega niente a nessuno! :*
Non so che dire, questo è il capitolo che da il via alla vera storia ed è un po' inutile, maaaa vabbbehh :)
Ringrazio tanto tantola mia adorata
Jiyu_no_yume85, Redkiss_chan, Sayaka chan 94 e Die Bad 97. Molto presto risponderò alle recensioni, giuro! :3

E boh, ringrazio anche tantissimo le persone che hanno aggiunto la soria tra i preferiti, seguiti e -non capisco il perché- ricordati, ma è ovvio che queste persone hanno già capito che la storia non arriverà mai alla The End ahah! ;)

Adele.

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