Destini intrecciati

di Ladydevilexo16
(/viewuser.php?uid=928886)

Disclaimer: Questo testo proprietà del suo autore e degli aventi diritto. La stampa o il salvataggio del testo dà diritto ad un usufrutto personale a scopo di lettura ed esclude ogni forma di sfruttamento commerciale o altri usi improri.


Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Omega ***
Capitolo 2: *** Casa ***



Capitolo 1
*** Omega ***


Buonasera a tutti. È la mia primissima storia su loro due. Fino adesso ne avevo lette soltanto. Ma era da un pò che volevo scriverci qualcosa. E finalmente eccola... Spero che a qualcuno possa piacere. Se vi va fatemi sapere cosa ne pensate. Mi farebbe piacere avere delle opinioni esterne. Buona lettura! <3





Ottobre 1899, Godric’s Hallow.



La carrozza si ferma davanti ai cancelli di ferro nero, due agenti spalancano le portiere e fanno scendere tutti i ragazzi, ammassati al interno.



Albus Percival Walfric Brian Silente, classe 1881, Omega maschio; viene scortato all’interno del cortile. Come d’altronde, tutti gli altri ragazzi che si trovano lì. Tutti omega maschi che hanno appena compiuto la maggiore età. L’età di maturazione. È la legge che lo prevede. “ogni omega maschio in età di maturazione, entro e non oltre 2 mesi dalla data del proprio 18esimo compleanno, sarà trasferito in un istituto esclusivo, dove verrà preparato adeguatamente ai compiti futuri, a lui riservati; fino al ottenimento del legame con l’alfa a lui destinato. Così da garantire e preservare la sopravvivenza della specie…” Perché gli omega maschi sono estremamente rari e preziosi. Circa il 5% della popolazione mondiale.



Albus si guarda in torno, il giardino è molto ampio, spoglio, freddo. Alla fine del vialetto si stagliano 3 grandi strutture. L’istituto. Il tutto circondato da pesanti cancelli neri, coperti di filo spinato. In pratica a 18 anni gli omega maschi vengono rinchiusi in una sorta di “prigione”, sfruttati e venduti al miglior offerente. Il tutto consentito dalla legge. Ovviamente quasi nessuno sa all’esterno cosa succede lì davvero. E se qualcuno sa, non dice niente. Perché la società si aspetta così.



In fila i ragazzi vengono condotti al interno della struttura centrale. L’edificio più grande dei tre, sicuramente quello principale…



… Albus ricorda molto chiaramente il giorno in cui fu portato lì. E tutto quello che è capitato dopo. Le “lezioni”, le punizioni. Ogni cosa. Ormai sono passati diversi mesi. Quasi un anno, in effetti, ed oggi è il giorno della presentazione. Il giorno in cui gli omega pronti per ottenere il legame vengono “presentati” a dei possibili alfa. Per Albus è la seconda volta. Durante la prima presentazione nessuno lo ha scelto. Nessuno lo ha considerato. I ragazzi vengono portati in un salone enorme di forma rettangolare. Grandi finestre coperte da tende rosse, divanetti in velluto dello stesso colore sparsi qua e là; accanto ai quali si ergono dei piedistalli dorati sui quali vengono condotti i ragazzi, coperti solo da un telo intorno alla vita. Alle estremità del salone si trovano due tavoli imbandita con calici, bottiglie di champagne e qualche stuzzichino. Per allietare gli ospiti che prenderanno parte alla presentazione.



“State sul vostro piedistallo, immobili e muti. Fate ciò che vi viene richiesto. Qualunque cosa. Se vi dicono di inginocchiarsi lo fate, se vi dicono di presentare la bocca lo fate, se vi dicono di spogliarsi lo fate! Chiaro?!” la voce del rettore arriva forte, imperativa e minacciosa alle orecchie degli omega, che non riescono a fare altro se non annuire e rispondere sommessamente con un flebile “sì signore.”



Albus è nervoso, non vuole ripetere l’esperienza della volta precedente. Non vuole subire di nuovo ciò che ha subito quella volta… “Sei solo un inutile puttana… e non sei nemmeno capace di fare quello! Non riesci nemmeno a seguire dei semplici ordini. Non ti ha scelto nessuno, nessuno ha avanzato nemmeno un offerta per te…” sono queste le parole che gli ha rivolto il rettore una volta finita la presentazione, quella prima volta. Quelle parole furono seguite da percosse, schiaffi e spintoni. E dalla sottrazione per i successivi 3 giorni della già scarsa razione giornaliera di cibo. Albus lo ricorda bene, gli ci sono volute settimane per far sparire tutti i segni, anche se alcune cicatrici le porterà per sempre, non solo fisiche.



Qualche minuto dopo il rettore comincia ad accogliere i primi ospiti. Albus si agita ancora di più, sta rivivendo ciò che accadde la prima volta. Il panico inizia a crescere nel suo corpo. In breve intorno al suo piedistallo si riempie di persone. È riuscito a contare una decina. Molti altri ospiti girano per la stanza osservando gli altri ragazzi.



Una frustata lo riscuote violentemente dai suoi pensieri. Uno degli ospiti, un uomo sui 30 anni, che ora si trova davanti a lui deve avergli richiesto qualcosa, ma lui è totalmente pietrificato. Non ha sentito. “cos’è è sordo? O solo stupido?” sente in fatti chiedere dal uomo al rettore. “avanti, fa ciò che ti è stato detto. In ginocchio, presenta la bocca!” ripete il rettore colpendolo ad una gamba. Albus si inginocchia e apre la bocca, come da richiesta. L’uomo gli prende il mento con la mano e gli fa alzare la testa, puntando gli occhi nei suoi ed improvvisamente gli spinge due dita in bocca. Colto di sorpresa Albus non riesce a fermare il riflesso faringe. L’uomo, non ha più di 28/30 anni, constata il rosso, deve essersene accorto subito, infatti toglie subito dopo le dita, schifato. Asciugando nel fazzoletto da taschino e ripone dolo al suo posto. “Tse… non riesce a prendere due dita in bocca…” commenta, prima di voltarsi e passare al prossimo omega. Nel frattempo molti di quelli che gli stavano girando intorno, osservando e toccandolo ovunque si allontanano delusi. Rilascia un sospiro di sollievo quando sente un dito scivolare fuori dal suo corpo. Non si era reso nemmeno conto di star trattenendo il respiro. La situazione si ripete un paio di volte, alcuni ospiti si avvicinano, gli girano intorno e lo toccano poi se ne vanno ed arrivano degli altri.



“oh! Signor Grindelwald.” Esclama il rettore ad un certo punto, poco distante da Albus, stringendo la mano ad un giovane uomo biondo, poco più che ventenne, i capelli alle spalle. Un cappotto scuro ad avvolgere la figura. Albus a quel nome ha un leggero sobbalzo. Che sia…? No, non può essere… “è venuto per il suo primo omega, vero?” chiede il signor Yaxley. “La lascio osservare allora, per qualunque cosa chieda pure…” Il biondo risponde con un lieve cenno del capo poi si avvicina al piedistallo dove il rosso giace iancora in ginocchio, assorto nei suoi pensieri, che vengono spazzati via alla vista di quel viso, di quegli occhi… “Gel…” il ragazzo rosso biascica qualcosa di incomprensibile, talmente piano da essere inudibile. Il suo cuore inizia a battere incontrollato, il suo corpo trema. Una piccola lacrima gli sfugge, anche se ha cercato di trattenerla. Da quanto tempo non vedeva quegli occhi così particolari, da quanto tempo non sentiva quella voce così profonda!?! La risposta, l’unica possibile era… troppo. Troppo tempo.



Una sua mano ossuta e pallida si posa sul viso del rosso, spazzando via quella lacrima infame. Poi lo squadra da testa a piedi girandogli intorno. “Lui.” Pronuncia schietto, attirando l’attenzione del Signor Yaxley e porgendo al uomo un biglietto ripiegato con riportata la cifra della sua offerta. Come da regolamento. “Ne è sicuro signor Grindelwald? È assolutamente sicuro che sia la scelta giusta? È una cifra piuttosto importante…” cerca forse, di dissuaderlo il rettore. “assolutamente sì! Voglio lui!” risponde deciso. È un tono che non ammette repliche. Infatti il rettore annuisce leggermente intimorito. “allora mi segua per le pratiche.” Risponde lui, non prima però di aver comunicato qualcosa a bassa voce ad uno degli addetti.



“Su, muoviti! Devi prepararti per il tuo alfa. Non ti ci puoi presentare in questo stato.” È così che il rosso viene tirato in piedi e spinto giù dal piedistallo, oltre una porta, fuori dal salone. Intanto dai suoi occhi hanno cominciato a sgorgare lacrime incontrollate. “e smettila di frignare.” Sbotta l’addetto, tirandogli una gomitata nelle costole. Il viso di Albus si increspa in una smorfia e per un attimo gli si spezza il respiro. Ma non ce la fa proprio a smettere di piangere. Perché quelle sono lacrime di gioia, di sollievo. Sta per andarsene da quel posto. E sarà il suo Gel, il suo alfa a portarlo via. Al sicuro.



Ritorna all'indice


Capitolo 2
*** Casa ***


Ecco anche il secondo ed ultimo capitolo. Vi auguro una buona lettura ed un grazie a chi leggerà questa storia, in silenzio o recensendola... 😘

 

In pochi minuti Albus viene riportato nella sua stanza. Per essere lavato e preparato per il suo alfa. Gli vengono consegnati una camicia color panna, vecchia e un po' sgualcita ed un paio di pantaloni neri in cotone. Gli abiti che indossava quando è stato rinchiuso lì un anno prima. Poi gli viene gettato tra le braccia una piccola sacca contenente i suo pochi averi e scortato di nuovo fuori, questa volta in una piccola stanza curata. L’ufficio del rettore, dove avvengono le procedure per affidare gli omega ai rispettivi alfa. Gli viene fatto segno di inginocchiarsi accanto alla scrivania, in silenzio, dove il signor Yaxley è Gellert stanno firmando le ultime carte. Lui esegue senza piantare. “Bene signor Grindelwald, con questo abbiamo finito. È ufficialmente l’alfa del omega qui presente. Ma le ricordo che per ufficializzare e legalizzare a tutti gli effetti la proprietà del suo omega il legame dovrà avvenire durante il prossimo calore di quest’ultimo. Previsto tra circa una settimana. È tutto riportato nella cartella del omega.” Riferisce il rettore, porgendo al biondo una cartellina rossa, contenente dei fogli. Gellert annuisce in silenzio alzandosi. Porge la mano in segno di saluto e si congeda dal rettore, con la cartellina rossa sotto braccio. Chiamando a sé Albus, che lo segue ben felice di abbandonare quel posto.

 

 

All’esterno del edificio c’è una carrozza ad attenderli. I due ragazzi salgono a bordo e il biondo comunica al vetturino l’indirizzo. In tutto ciò il rosso non ha ancora aperto bocca da quando ha scorto quegli occhi stupendo nel salone, in mezzo a tutta quella gente. Ed ancora non ci crede che è uscito finalmente da quel posto e come omega di Gellert Grindelwald. Il suo Gel… Il suo corpo trema, percosso da brividi di freddo. L’abbigliamento che indossa non è adatto al freddo pungente di dicembre. In più non indossa nulla ai piedi se non un paio di calzini stracci. “Shh… sei a casa adesso, Al.” Lo rassicura il maggiore, avvolgendo in una coperta di lana e tirandolo più vicino a sé. La testa del rosso poggiata sul suo grembo, mentre le mani delicate gli accarezzano i capelli. E Gellert ha ragione, pensa Albus. Si sente davvero a casa.

 

 

Diversi minuti più tardi, Albus non saprebbe dire quanti esattamente, ma almeno 15 o 20, la carrozza si ferma davanti ad una villa enorme. Sono nella periferia di Londra. Un posto tranquillo, abbastanza isolato, ma non proprio in mezzo al nulla. Il vetturino apre la portiera e il biondo scende dalla vettura con Albus ancora stretto a sé. E ancora così entra dal portone della villa. Davanti a loro si staglia un salotto enorme. Un divano da almeno 4 posti e 2 poltrone rivestite in velluto, si trovano davanti ad un caminetto in pietra. Le pareti della stanza sono rivestire di carta da parati damascato e i pavimenti sono in marmo nero tappezzato qua e là di morbidi tappeti bianchi e verdi, a richiamare il colore delle pareti. Si dirige verso il divano dove si accomoda con Albus, che nel frattempo sta osservando meravigliato quella dimora magnifica, quella che si chiede da diversi minuti se sarà la sua dimora. “Sì, vivremo qui. Insieme.” Conferma Il biondo, come se gli avesse letto nel pensiero.

 

 

“Dalie…” qualche istante dopo un piccolo schiocco è accompagnato dalla comparsa di una piccola elfa domestica. “Padron Gellert, cosa posso fare per voi?!” chiede l’elfa. “oh… padron Albus?!” “Dalie, presto accendi il camino, va riscaldata la stanza al più presto.” Un altro schiocco è seguito stavolta dalla smaterializzazione dell’Elfa. “Gra…” biondo non ha nemmeno il tempo di ringraziare. Le parole rimaste in sospeso. Passano solo pochi istanti che il camino inizia a scoppiettante diffondendo un piacevole tepore nella stanza. “Gel…” la voce del rosso è flebile, è quasi crollato per la stanchezza. “Hey Al, devo controllare le tue condizioni. Ho visto un paio di brutti tagli che non mi piaccio per niente. Puoi fare ancora un piccolo sforzo per me?” chiede rassicurante il biondo, accarezzando una guancia del minore. Il rosso annuisce stanco. Delicatamente Gellert rimuove dal corpo di Albus la coperta che lo ha riscaldato fino a quel momento. Poi apre gli unici tre bottoni della camicia esponendo il petto del minore. Togli il cappotto gettandolo su una delle poltrone e arrotola le maniche della camicia. Estrae la bacchetta e si mette all’opera. Inizia a verificare le condizioni fisiche di Albus e guarire i tagli che trova sul percorso con degli incantesimi. “ok, qui abbiamo concluso. Però adesso dovresti voltarti su un fianco, devi darmi le spalle, il volto verso lo schienale.” Istruisce il maggiore. “e dobbiamo togliere i pantaloni…” il corpo di Albus viene scosso da violenti tremiti ed inizia a singhiozzare, scuotendo la testa. “Hey, Shh… Sono qui Al. Sono io. Sei al sicuro, ok?” cerca di calmarlo Gellert, nel unico modo che ricorda sia davvero efficace. Accarezzandogli i capelli e posandogli delicatamente le labbra sulla fronte. “Lo so che ti senti a disagio e ti fa paura. Ma devo controllare se sia tutto a posto. Ok?!” chiede conferma il biondo, prima di proseguire in alcun modo. È importante che Albus gli dia la sua esplicita approvazione.

 

 

Albus annuisce, un po' incerto. “Al, puoi usare le parole per favore?” “V-va b-bene…” biascica flebile. Poi esegue ciò che gli è stato richiesto dal biondo, che delicatamente gli abbassa anche i pantaloni, per poi continuare ad esaminare il corpo del minore. Ed eccoli lì i segni che già immaginava di trovare. La schiena pallida del rosso è costellata di tagli e cicatrici ormai sbiadite, mentre sulla parte bassa della schiena, ad altezza lombare sono presenti due grossi lividi viola che si estendono anche su parte dei glutei e si intravedono anche in mezzo ad essi. Albus a quel punto a ricominciato a tremare, deve aver avvertito lo sguardo del maggiore in quel punto, riportandogli alla mente ricordi tremendi. E Gellert ribolle di rabbia internamente, contro quelli che hanno ridotto così il suo Al. “O meine Liebe…” riscuotendo da quei pensieri il biondo si sbriga a guarire i segni che può con un colpo di bacchetta e interrompe il silenzio che si è creato. “Abbiamo finito. Bravo ragazzo.” E posa dolcemente un bacio sulla sua spalla. Il rosso si rilassa visibilmente, quando viene rivestito con degli abiti puliti e riavvolto nella coperta. Poi lentamente cade tra le braccia di morfeo.

 

 

Il biondo sorride a quella vista. “mi prendo io cura di te da adesso… Und ich werde dich lieben, bis die Sterne sterben.” Suggella quella promessa che si erano fatti tempo prima con un bacio a fior di labbra.

 

 

 

 

Note:

 

*O amore mio (in tedesco.)

**Ti amerò fino a quando moriranno le stelle. Sempre tedesco)

Ritorna all'indice


Questa storia è archiviata su: EFP

/viewstory.php?sid=3959564