Le ragazze con gli orecchini di corallo

di ChristineB
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Prologo ***
Capitolo 2: *** Provare e riprovare. ***



Capitolo 1
*** Prologo ***


Prologo

 

Bones era lì, accanto a me.
Eravamo legati su due sedie, schiena contro schiena.
«Bones, sei sveglia?» chiesi dandole un piccolo colpetto con la testa.
«Diciamo di si... ma non sto molto bene... »
«Cos'hai?»
«Sono sicura di avere la febbre, e mancanza di ossigeno... »
Cercavo in tutti i modi di slegarmi, non avevo neanche un coltello per forzare la fune che si stringeva attorno ai miei polsi.
«Bones, non svenire. Cerco di slegarmi. »
Bones non rispose.
Facendomi anche male, riuscii a togliere una mano. Cercai a togliere anche l'altra e, dopo vari tentativi, ci riuscii. Mi massaggiai i polsi e poi slegai le gambe.
Il nostro rapitore dormiva o non c'era. Lì non c'erano finestre ma solo una lampadina che illuminava la piccola stanza in cui eravamo. Bones aveva chiuso gli occhi ma respirava perfettamente. La slegai e poi la presi in braccio.
Non era una piuma ma riuscivo a sollevarla.
«Tranquilla Bones, riusciremo ad uscire da quest'inferno. »
Quando uscii fui accecato dalla luce. Quanti giorni erano passati? Dieci? Venti? Erano passati mesi da quando quel pazzo di aveva rapito?
Vidi una macchina, ci infilai Bones dentro e mi misi a cercare le chiavi. Con tutta la fortuna del mondo, le trovai attaccate alla corteccia di un albero di banane. Mi misi a correre verso la macchina, la misi in moto e premetti l'acceleratore.
Eravamo liberi, finalmente.

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Capitolo 2
*** Provare e riprovare. ***


Provare e riprovare.


«Bones! Bones! Svegliati dai. Ho bisogno di te!» le dissi stringendole la mano.
Non accennava a svegliarsi ed io continuai a ripetere il suo nome.
«Booth, non chiamarmi Bones.» sussurrò lei «Sai bene che odio quel nomignolo.»
La sua voce era debole, parlava in sussurri, si capiva poco.
«Tranquilla Bones, non ti succederà più niente, te lo prometto.»
«Non andare via... »
La guardai, le strinsi la mano.
Aveva la flebo attaccata e un filo attaccato ad un monitor che ogni tanto faceva un "bip" assordante. Era il suo cuore.
«Non vado via... » Le diedi un bacio sulla fronte, lei mi tenne la mano e la strinse forte. Si addormentò poco dopo.
Hodgins si presentò con un mazzo di fiori, Angela con del caffè per me e una scatola di biscotti. Camille e Sweets con altri due mazzi di fiori.
«Come sta?» mi chiese Camille
«I dottori dicono che si sta riprendendo. Odio sentire che quell'aggeggio faccia "bip" ogni dieci secondi.»
Se ne andarono un'ora dopo, Bones dormiva tranquilla.
Mi addormentai anch'io, sulla poltrona. Restavo in dormi-veglia solo per lei, se avesse chiamato.
Conoscevo Bones dall'inizio, era stato bello lavorare con lei. Per me era importante, assolutamente importante. Dovevo parlarme con qualcuno.
Decisi di chiamare Angela quando mi fossi svegliato.

«Come mai mi hai chiamato con urgenza?» chiese lei guardandomi un po' accigliata.
Di solito risolvevo i miei problemi da solo, ecco perchè Angela aveva quella faccia.
«Voglio parlare con te di Bones... »
Angela sgranò gli occhi e iniziai a parlarle del mio passato, il passato che includeva Bones.
«Angela i oho bisogno di lei. Mi da la forza di andare avanti, lei è... »
«Quello che era Hodgins per me... » disse lei in un sussurro.
Mi spiegò come ci si sentiva, io annuivo ad ogni cosa che mi diceva.
«Booth sei proprio cotto.» disse mettendomi una mano sulla spalla «Lo sappiamo che ci tieni tanto, io lo sapevo che provavi qualcosa per lei.»
«Promettimi di non parlarne con lei, per favore.»
Angela sorrise per poi parlare. «Voglio essere presente quando glielo dirai.»

Passarono due settimane, Bones si era ripresa molto velocemente e voleva uscire immediatamente, voleva tornare a lavorare subito.
Con lei c'era Angela, io ero a casa pronto per andare a lavoro. Non avevo mai passato così tanto tempo davanti ad uno specchio.
«Bones, senti io, volevo parlarti. Volevo parlarti di me e di te, cioè noi ci conosciamo da anni, la nostra amicizia è grande. Ci aiutiamo l'un l'altro, scherziamo insieme. Siamo una bella squadra.»
Qualcuno bussava alla porta del bagno. Sicuramente era Parker.
«Papà devi accompagnarmi a scuola. Sto facendo tardi!»
La voce di Parker era acuta, era un bambino con una vivacità incredibile.
«Arrivo, arrivo.»
Accompagnai Parker a scuola, sua madre sarebbe andata a prenderlo nel pomeriggio. Come mio solito, arrivai in ufficio alle nove accompagnato da un caffè doppio bollente. Mi sedetti sulla sedia del mio ufficio e aspettai che il telfono squillasse.
Fino alle undici nessuna chiamata, poi a mezzogiorno arrivò la chiamata tanto attesa.
Bones era a lavoro e c'era un cadavere per me. Arrivai sul luogo del delitto, un parco poco frequentato di Washington D.C. .
Con mia grande sorpresa Bones era già lì, accucciatasu un mucchio di terra.
Andai diretto verso di lei ma mi bloccarono.
«FBI» dissi mostrando il cartellino per poi passare e arrivare fino a lei.
«Donna, asiatica, tra i 24 e i 30 anni.»
Bones e i suoi soliti modi da antropologa forense.
«Sicuramente praticava il nuoto. Le spalle sono larghe, non adatte al suo fisico.»
«Perciò vuoi dire che poteva fare la modella e ha scelto la strada sbagliata?»
Le mie labbra formarono un sorriso, Bones mi imitò.
«Ti vedo in gran forma... » dissi
Ricevetti un altro sorriso.
La strada verso il Jeffersonian Institute era abbastanza breve e, dieci minuti più tardi, il corpo della vittima era disteso sul tavolo anatomico.
Hodgins spiegò che il terreno era molto bagnato, sicuramente pioggia e sangue, e che aveva trovato una perlina di corallo usata per fabbricare orecchini. La vittima aveva tre coltellate al petto.
«Quella mortale è questa.» disse Bones indicando quella più vicina al cuore «La vittima è prima svenuta e poi è stata accoltellata.»
Cam, lì accanto, si portò via il cadavere per togliere i tessuti. Ora era il mio momento, dovevo dirglielo.
Angela passò di lì e gli mimai un «Ora glielo dico.» e Bones parlò.
«Angela, appena ripulirò le ossa vorrei che tu facessi il ritratto della donna. Qualcuno dell'FBI chiamerà per dirci qualcosa sula vittima e se aveva parenti.»
«Si, chiameranno me. Ora scusaci Angela ma devo parlare con Bones.»
Temperance Brennan era una donna molto intuitiva ma in quel momento non pensava a cosa volessi dirle.
Arrivammo nel suo ufficio, ci accomodammo sul divano e mi preparai al discorso.
Alzai la testa e guardai Bones, poi iniziai a parlare.
«Bones, senti io, volevo parlarti di me e di te. Cioè noi ci conosciamo da anni, la nostra amicizia è grande. Ci aiutiamo l'un l'altro, scherziamo insieme. Siamo una bella squadra.»
«Si, siamo bravi.» rispose lei con un sorriso.
«Si, però non voglo parlare di lavoro.»
«E di cosa?»
«Della nostra amicizia. Ci conosciamo da tempo, ne abbiamo fatte tante insieme. Siamo andati sotto copertura insieme... »
«Quelle volte mi sono divertita molto.»
Pausa. Baciarla o non baciarla?
«Beh volevo dirti che io...» Un cellulare squillò improvvisamente.
Era l'agente incaicato nelle ricerche. Mi riferì ogni cosa dal più piccolo al più grande dettaglio della vita dell'asiatica.
Unico parente rimasto: il fratello. 22 Shakespeare Street. Un pappagallo. Il fratello abitava ad Atlanta. Nuotatrice e segretaria alla White House.
«Cavolo! Abbiamo a che fare con una segretaria della Casa Bianca!»
Bones mi guardò cercando di capire.
«E quello che mi stavi dicendo?»
«Te lo spiego più tardi. Ora dobbiamo andare nella casa della vittima.»
Di fretta mi diressi all'ascensore ma aspettai Bones, come un vero gentiluomo.
Lei non era particolarmente entusiasta. Che avesse capito cosa volevo dirle?

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