Recensioni per
Racconti di Creature Fantastiche (e dei loro problemi)
di Camaleonte

Questa storia ha ottenuto 13 recensioni.
Positive : 13
Neutre o critiche: 0


Devi essere loggato per recensire.
Registrati o fai il login.
Recensore Junior
06/09/17, ore 16:59
Cap. 4:

Ciao, ho appena finito di leggere le tue favole. Complimenti, sono simpatiche e geniali, beata te che hai tanta fantasia per descrivere dei personaggi inventati. Sono storie brevi ma ci hai resi partecipi delle loro vite e non è facile in poche righe caratterizzare un personaggio e far appassionare i lettori. Alla mia età non faccio mai un viaggio senza portarmi appresso un libro di favole o di fiabe, sono letture speciali. Se ne scriverai altre le leggerò molto volentieri.

Il personaggio che mi è piaciuto di più è Arcibaldo Tuc. Quanto sarebbe bello incontrare una creatura come lui!

PS: allora aspettiamo con ansia di vedere i disegni.
(Recensione modificata il 06/09/2017 - 05:00 pm)

Nuovo recensore
05/09/17, ore 22:09
Cap. 4:

Quattro creature per un mondo misterioso da scoprire. Fatamasco, il mostro delle pozzanghere, Arcibaldo Tuc e Ucra Stonfia.
Hai reso ognuna di queste creature in modo impeccabile, con le bellissime descrizioni hai dato loro spessore, hai dato loro carattere, hai dato loro la vita. Perché le senti vivere da quelle parole diventate frasi, senti i loro respiri intracciarsi con i loro pensieri. Hai intrecciato questa dela per un mondo in attesa di conoscere se stesso.

"Prima di partire bisogna ricordarsi sì di un pizzico di coraggio. Il coraggio necessario per andare a cercare se stessi."

Credo che questa frase sia la base di queste quattro creature che le anima, dopotutto, chi in un modo e chi in un altro, sono alla ricerca di loro stessi (e/o delle loro origini).
Sono felice che tu abbia voluto condividere questo bestiario più che completo con noi lettori.
Africa <3

Nuovo recensore
05/09/17, ore 21:47

La narrazione in seconda persona è perfetta per l'incontro con questo curioso personaggio, Arcibaldo Tuc, un mezzosangue nato da un unicorno e una sirena.
Una figura curiosa ma ancor più affascinante è l' aspetto dell'attesa.

"– Io sono sempre in attesa. –
In attesa?
– Certo. In attesa. Io ogni giorno vengo qui e aspetto. Aspetto di potermi ricongiungere con metà del mio corpo. –"

Mi affascina molto questo suo lato, è un po' triste ad dire la verità. Lui è lì, seduto, a bere la sua acqua salata sperando che un giorno da quella porta verrà a trovarlo l'altra metà del suo corpo. Un attesa che può essere sia realizzabile che irrealizzabile, chi è capace di dirlo? Nessuno, tuttavia lui è ancora lìe rimarrà lì per giorni, giorni, giorni a venire.
Questa creatura mi ha davvero rubato il cuore, e per il momento è la mia preferita fra quelle che ho incontrato.
Alla prossima, Africa.

Nuovo recensore
05/09/17, ore 19:29

Tutto comincia con la leggenda "le pozze sono degli specchi, specchi pericolosissimi che possono inghiottirti", una leggenda che dopotutto leggenda non è.
Una creatura maligna pronta ad aggredire si nasconde nelle profondità più profonde delle pozzanghere (un concetto già alquanto inquietante di per sé), essa attende solo qualche bambino sprovveduto per portarlo via con sé in mondo antichissimo e ormai morto.
Mi piace l'idea di rendere misteriose le pozzanghere, un po' come i specchi: non puoi sapere cosa celano dietro.
Questa mi ha davvero messo i brividi.
Alla prossima, Africa!

Nuovo recensore
05/09/17, ore 19:13
Cap. 1:

Devo dire che questa raccolta mi ha molto interessata e leggendo questo capitolo sono rimasta più che stupita!
Si comincia con l'avventura del Fatamasco con descrizioni brillanti e l'uso di un'empatia che ti cattura e ti fa vivere la terribile esperienza di questa sfortunata creatura. Una fata maschio del tutto particolare, costretto alla solitudine per il suo aspetto e tormentato da pensieri e problematiche del tutto umane. Pensieri depressivi e suicidi non sono soliti trovarsi fra le creature fantastiche, tuttavia il Fatamasco è l'eccezione.
Ogni giorno, come in una prigione di monotonia, il Fatamasco comincia il suo cammino verso il suicidio che però è destinato a fallire. Giorno dopo giorno, il medesimo destino. Troppo brutto per se stesso e gli altri e troppo bello per la vita che sembra conservarlo con avidità e piacere.
Un abbraccio, Africa.

Recensore Veterano
30/08/17, ore 13:08
Cap. 4:

Ci sono, ci sono!
Non mi ero dimenticato di questa storia, anzi, l'avevo tenuta d'occhio per poterla rileggere il prima possibile. Ed ora sono qui, finalmente. Il ritardo, quantomeno, mi ha dato la possibilità di tornare e vedere le immagini di queste meravigliose creature. Be', congratulazioni alla tua amica... i disegni sono veramente bellissimi e - dato che anche io avevo provato a disegnarli leggendo la tua descrizione - un applauso anche a te, per avermi dato la possibilità di vederli così come la tua amica li aveva creati. A parte il Mostro delle Pozzanghere, Fatamasco, Ucra Stonfia e Arcibaldo Tuc si sono rivelati molto simili ai miei schizzi. Questo è sicuramente un elogio alla tua capacità descrittiva che ha saputo farli vivere anche nella mente di un estraneo. Complimenti ;)

Ma passiamo al capitolo in questione, forse il mio preferito dopo Fatamasco. 
Posso dire a gran voce di adorare Ucra Stonfia. Mi piacciono le persone dirette, quelle senza peli sulla lingua, forse perché anch'io, molto spesso, adotto questa sorta di carattere. Certo, isolarsi dalla realtà infrangendo le regole del buon costume non è affatto ciò a cui miro anch'io, ma sono certo che la verità - per quanto dura e tagliente possa, certe volte, essere - viene sempre ripagata, alla fine. E il compenso di Ucra Stonfia è l'amicizia, la fedeltà assoluta, di Stonf. Se Ucra Stonfia è parte della natura, dell'albero in cui soggiorna, Stonf è quasi sicuramente parte di lei.
Certo, Ucra Stonfia è un tipo di creatura da cui i più pavidi si tengono alla larga: dopotutto è così l'essere umano; finché lo si apprezza anche per caratteristiche non possiede, è felice, ma appena gli si fanno notare degli errori, appena gli si sbatte in faccia la rocciosa e cruda verità, ecco che immediatamente addita il commentatore come maleducato e scorbutico

E niente, ho trovato meraviglioso anche quest'altro piccolo racconto. La classifica vede in testa Fatamasco, seguito da Ucra Stonfia, Arcibaldo Tuc e, infine, il Mostro delle Pozzanghere. Quattro creature meravigliose, descritte magistralmente e perfettamente in sintonia con quello che il titolo prometteva: i problemi di creature fantastiche che, per regola, non dovrebbero avere problemi. Molto, molto bello questo bestiario, in cui l'autore umanizza i suoi mostri e ce li mostra con fattezze quasi più umane delle sue, facendo emergere i loro lati tragicomici e il loro aspetto sconfitto che, per specularità, può somigliare a quello di tante persone che vivono la vita di ogni giorno. E quindi: l'assuefazione e l'alienazione di Fatamasco, l'ingordigia del Mostro delle Pozzanghere, l'incompiutezza fisica e sentimentale di Arcibaldo Tuc e l'avversità di Ucra Stonfia. Tutti, nell'insieme, mi hanno fatto adorare questa piccola, ma intensa storia, per la cui conclusione sono - lo ammetto - abbastanza triste. Spero che un giorno il bestiario possa aggiornarsi ed inserire nuove creature dello stesso calibro, della stessa bellezza e, cosa più importante, della stessa profondità. 

Concludo con una tua perla:

"Ci vuole coraggio per mettersi alla prova e saggiare i propri limiti. Fin dove riusciamo ad arrivare? Fin quanto siamo disposti a digrignare i denti prima di tornare sconfitti a casa?
Quanto siamo disposti ad accettare di noi stessi?
Prima di partire bisogna ricordarsi sì di un pizzico di coraggio. Il coraggio necessario per andare a cercare se stessi.
Perché viaggiare non ha come scopo proprio questo?"

E aggiungo: ci vuole coraggio per apprezzare un mondo diverso dal nostro - qualsiasi esso sia - e valutarlo, invece, con valori umani e con criteri di comprensione più vicini ai nostri, senza pregiudizi e senza alcun tipo di chiusura mentale. I mostri non sono mai solamente mostri, e le creature fantastiche smettono di essere fantastiche quando ci rendiamo conto di averle create o immaginate in forma e aspetto più umano del nostro. E questa potrebbe essere una metafora al fatto che, fuori dai confini dei nostri paesi, delle nostre città, delle nostre nazioni, esistono altri popoli, altre culture, altri luoghi, ma non meno umani di noi e dei nostri. Tollerare, vivere nella reciproca accettazione, è il primo gingillo da possedere per poter mettersi in viaggio. Il secondo è una bussola... specie si vuole raggiungere Faggio Storto 5, angolo Bosso Ditalunghe :P

E con questo è davvero tutto. Spero di non averti annoiata con questa lunga recensione. Complimenti vivissimi per questa bellissima storia!
Makil_

(Recensione modificata il 30/08/2017 - 01:14 pm)

Recensore Master
23/08/17, ore 12:31
Cap. 4:

"Poiché per essere sincera essa deve dire sempre la verità.
E come si può dire la verità riguardo al passato? Tacendo.
E come si può dire la verità riguardo al presente? Osservando.
E come si può dire la verità riguardo al futuro? Facendo sì che quelle parole diventassero verità."

Anche questa volta non posso che plaudirti per le tue bellissime parole. Questa storia è forse la migliore tra quelle che hai postato finora e, permettimi di dirlo, stai dando vita a un bestiario che ha cenni davvero incantevoli :D
Ma adesso che hai tutte queste belle creature, e che di ognuna hai raccolto qualcosa, potresti pure scrivere una storia che riguardi il mondo in cui vivono!
Perché io ho avuto il dubbio che Ucra Stonfia, Arcibaldo Tuc, il Mostro delle Pozzanghere e il povero, triste Fatamasco abbiano in comune lo stesso mondo. E' vero oppure mi sto sbagliando?

Ad ogni modo, bellissima piccola storia, scritta bene. <3
_morgengabe

Recensore Master
19/08/17, ore 11:36

" – Sono un mezzosangue: figlio platonico di una sirena e di un unicorno. "
E qui mi hai stesa.
Anche in questa storia troviamo una fantastica Creatura descritta peraltro divinamente. Trovo che sia bellissimo come cambi stile ogni volta che descrivi una creatura diversa. Nel secondo racconto eri horror, nel primo drammatica, qui spensierata e insieme non-sense.
E devo dire che, finora, questa è stata la mia descrizione preferita ^^
Arcibaldo Tuc, scanzonato, interessante e divertente, una creatura con i fiocchi, intavola una conversazione con un avventore della locanda, in una sequela di parole che... ha lasciato me senza parole. Continuerò a farti i complimenti per questa storiella perché è davvero graziosissima. L'aspetto fisico con cui Arcibaldo è stato descritto è già di per sè tutto un quadro del personaggio, direi.

E ora, mi perdonerai ma la domanda sorge spontanea: riuscirà il nostro Arcibaldo Tuc a trovare la sua metà scomparsa? Voglio un'intera storia su questo, insomma! E' importante!

Complimenti, continuerò a seguire Racconti di Creature Fantastiche (e dei loro problemi) e rimarrò in attesa del prossimo aggiornamento!
_morgengabe
(Recensione modificata il 19/08/2017 - 11:38 am)
(Recensione modificata il 19/08/2017 - 11:39 am)

Recensore Master
17/08/17, ore 12:50

"– Mai, figlio mio, mai e poi mai dovrai più saltare nelle pozzanghere, hai capito? Mai! –
– Ma perché? –
– Perché le pozze sono degli specchi, specchi pericolosissimi che possono inghiottirti."

Devo dire che questa presentazione è favolosa. Anche se la madre probabilmente parla per una "sciocca" superstizione popolare, la stessa per cui le madri di qualche anno fa spaventavano a morte i bambini dicendo che "se fai i capricci e non vuoi andare a letto chiamo l'uomo nero", in realtà si capisce bene fin dall'inizio che... il mostro delle pozzanghere esiste, eccome!

Ed è descritto benissimo nella sua ingordigia, mentre osserva il bambino e lo giudica abbastanza cicciotto da potersene occupare.
Mi piace davvero tanto come descrivi i "mostri" e le creature fantastiche che popolano questo mondo ^^

E... alla fine ci sarà sempre un bambino che non ha una madre così attenta da consigliarlo e finisce inghiottito. Triste ma vero, se ne potrebbe fare pure una metafora.

Complimenti!
_morgengabe

Recensore Master
12/08/17, ore 12:28
Cap. 1:

Ciao carissima!
Ho deciso di cominciare questa raccolta e devo dire che non sono rimasta delusa. Povero Fatamasco, che vita di m***a che ha!
Penso che nessuno vorrebbe essere nei panni del povero fatO (fata maschio) troppo brutto per stare con le femmine e troppo strano per far compagni ai maschi della sua specie.
Tutta la descrizione - fatta benissimo comunque, molto accurata - è di per sè illuminante e aiuta a calarsi bene nei panni di questa povera creatura. Che effettivamente vorrebbe pure schiattare nonostante "la vita se lo tenga stretto".

Devo farti i complimenti perché di rado leggo descrizioni così accurate e ben fatte. Hai centrato questa piccola storia sul povero essere e hai fatto in modo di smuovere i sentimenti di chi legge. ^^

Un abbraccio e alla prossima
_morgengabe

Recensore Veterano
12/08/17, ore 00:15

Rieccomi, cara autrice!
Certo è che quest'osteria della Luna Storta ha un suo fascino. E' molto calda l'atmosfera che si respira al suo interno, tra un calice di vino, una macchia di avventori e qualche figuro interessante da poter scrutare nella penombra. Mi piace... mi ha ricordato molto la più famosa locanda del genere fantasy: quella del Puledro Impennato dell'universo tolkieniano. 
Ma qui, nella tua locanda, gli incontri sono anche più curiosi e strambi. E tra questi, sicuramente spicca quello con questo essere dall'indubbio fascino. Arcibaldo Tuc è già di per sé un nome pomposo, che rimanda a qualcuno di abbastanza elegante e molto formale. E, infatti, si tratta di una creatura con l "C" maiuscola. Ho immaginato il suo abbigliamento molto ricco di stile, data la sua particolare dose di buongusto messa in mostra nel corso dell'intero capitolo a lui dedicato. Da un personaggio già curioso esteticamente non può che venir fuori una storia altrettanto interessante. 
Per prima cosa è chiaro far luce sul suo aspetto - che ho trovato a dir poco sensazionale (ancora una volta complimenti alla tua amica, ma ancor di più alla tua resa sulla carta). Come il narratore stesso annuncia, "sembra che qualcuno abbia shakerato elementi di più creature insieme e ne sia uscito quell’essere lì". Il suo aspetto fisico mi ha ricordato proprio un miscuglio ben realizzato di elementi tipici di alcune tra le più curiose creature delle mitologie e delle credenze del mondo: corno da Unicorno, pinne da Sirena, orecchie da Goblin, connotati da Gnomo, eleganza da Lepricauno e arti inferiori da Fauno. Del Lepricauno condivide anche un'altra particolare facoltà: quella di saper intrattenere conversazioni di ottima qualità. Inoltre, mi pare un tipetto alquanto persuasivo e convincente, tratto tipico di un capace oratore. 
L'aspetto più emotivamente coinvolgente è, senza ombra di dubbio alcuna, la sua peculiarità ed il suo più grande problema: egli attende speranzoso l'arrivo della sua metà, che speri possa giungere in qualità d'avventore comune. Arcibaldo aspetta, aspetta e aspetta ancora, nella speranza che il suo sogno di concretizzi e che la sua metà si palesi sull'uscio. E la cosa più bella della creatura è che non ha nulla da perdere in questa sua attesa, ma, anzi, solo da guadagnare. E', insomma, un dispiacere non sapere quale sorte il destino gli giochi alla fine... e se la sua attesa sia interminabile o semplicemente terminata.
Un bel personaggio anche questo, ma sopratutto una bella metafora di base su cui la storiella di fonda. 
Attendo fremente l'ultima creatura... mentre la mia curiosità e la mia amarezza per una futura chiusura mi spingono a consigliarti di continuare con ulteriori racconti.
Complimenti ancora e buona serata, mia cara!
Makil_


 
(Recensione modificata il 12/08/2017 - 12:20 am)

Recensore Veterano
10/08/17, ore 01:29

Brrr, questa è stata da brividi. 
La descrizione della creatura, questa volta, è messa tra le labbra di una madre in procinto di perdere il suo pargolo in un antichissimo mondo mortifero appartenente a creature ittiformi (?) e tremendamente spaventose che pullulano nelle pozzanghere. 
Devo riconfermare la tua incredibile, insaziabile - quasi quanto la fame di questi mostri delle pozzanghere, permettimelo - e fervida immaginazione. Ho una domanda: prendi spunto da qualcosa o lasci che la mente faccia il suo corso semplicemente impugnando una penna? 
Certo è che, sin dagli albori, temporali e burrasche hanno suscitato paura e confusione nell'uomo, tant'è che le atmosfere cupe e piovose diventano spesso scenari di notevole importanza ai fini di trame per racconti dell'orrore e gialli. Ma ciò che c'è "dopo la pioggia"... questo raramente viene preso in considerazione. 
Come al solito ricchissime e particolarissime le descrizioni delle tue creature, così vive e così piene di dettagli da evocare una perfetta immagine delle bestiole stesse dinanzi agli occhi. Benché oscurato da un velo di mistero, questo capitolo mi ha colpito molto per i suoi toni sul macabro, che poi vengono soddisfatti in pieno in un finale che non mi aspettavo, ma totalmente in sintonia con il resto del narrato. Sicuramente farò più attenzione a mettere l'alluce nelle pozzanghere d'ora in avanti... non vorrei ritrovarmi catapultato in un mondo morto e comandato da mangia-bambini xD
Complimenti, ancora una volta, e al prossimo capitolo!
Makil_
(Recensione modificata il 10/08/2017 - 01:32 am)

Recensore Veterano
10/08/17, ore 01:07
Cap. 1:

Cosa posso dirti, se non un grande, enorme, ciclopico "complimenti"?
Poche, pochissime altre volte mi era capitato di imbattermi in un racconto così bello. Devo farti notare assolutamente di essere riuscito a sfiorarmi il cuore - cosa di per sé complessa in una sezione come quella in cui pubblichi - con questa parentesi su Fatamasco. Oltre a premiare un'inventiva ed una capacità descrittiva a dir poco magistrale, va lodato tutto il modo in cui sei riuscito a far sviluppare la cosa. I toni con cui hai aperto il tutto - questa sorta di guida al mondo dell'immaginario, così detto e visto solo da chi vuol vederlo in questo modo - mi avevano già fatto sorridere. 
Il motivo? Non lo so con chiarezza, ma è da rimandare sicuramente alla sublimità del tuo linguaggio, all'impeccabilità di termini messi lì con puntualità e spessore, a cui si contrappone, però, un significato e un'immagine ai limiti del ridicolo. La descrizione di Fatamasco è, infatti, così perfetta nel suo essere buffa, che sfiora il comico e ti accarezza il cuore. 
Non solo, rendi partecipe il lettore della vera condizione di pena del Fatamasco, a cui spesso - in quanto fata - un passante qualsiasi associa un'immagine quanto più lucente, felice, magica e gioiosa. In questo caso, però, è tutto ribaltato. Completamente. E la curiosità della creatura fa molto riflettere.
Fatamasco è un esserino grottesco e smemorato, tutt'altro che gioioso o lucente. La controfigura di una fata, con problemi più che umani. La sua condizione di essere fatato è allo stesso tempo la sua rovina. Egli non si rivede nel corpo cui è relegato, non si accetta. C'è una grande metafora dietro questo piccolo essere: forse quella dell'accettarsi così come si è, perché tanto, dopotutto, la gente continua a vederci per quelli che siamo, giorno dopo giorno, salutandoci sempre allo stesso modo. Risiede in noi la forza di capirlo e di tollerarci, in qualsiasi momento ed in qualsiasi situazione. Non so, effettivamente, se le tue intenzioni fossero quelle di porre riflessioni attraverso questo racconto, né se avessi inserito davvero una qualche metafora... ma io spesso tendo ad interiorizzare ciò che leggo!
Potrei aprire una miriade di discorsi su questa piccola narrazione, talmente tanti da risultere prolisso ed inutilmente pedante. Preferisco invece chiudere qui la recensione, complimentandomi con te non una, ma cento volte!
Sicuramente leggerò anche il resto dei capitoli, nella speranza che possano colpirmi allo stesso identico modo. 
Un grande abbraccio, caro autore!
Makil_
(Recensione modificata il 10/08/2017 - 01:11 am)