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Harry Potter |
Behind the wall of sleep di Elivi | Leggi le 26 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 01/05/2004 | Stampa questo capitolo
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BEHIND THE WALL OF SLEEP

La sala comune era semideserta, c'erano poche persone sedute su poltrone e sedie. I soliti ritardatari che si affannavano a completare compiti per la giornata successiva, consapevoli di essere troppo stanchi per svolgere lavori decenti.
Ron si trascinò fino alle poltrone di fronte al camino e si lasciò cadere pesantemente su una di esse con un ringhio soddisfatto.
"Finito tardi questa sera!" lo accolsi alzando gli occhi dal mio libro all'apparenza spaventoso, data mole e consistenza.
Ron annuì scontroso fissando lo sguardo verso il fuoco che crepitava morente nel caminetto.
"Harry?" domandai tornando con l'attenzione al libro.
"Doveva fare un discorsetto ai nuovi acquisti della squadra…"
Non dovetti nemmeno chiedere se tutto il suo malumore fosse dovuto ad un allenamento disastroso. Ron era un libro aperto, non c'era possibilità di sbagliarsi riguardo i suoi stati d'animo. E quella sera gli si leggeva in faccia che era di umore nero.
"Ginny?" domandai di nuovo notando che si stava attardando, non l'avevo vista salire assieme agli altri ragazzi di Grifondoro.
Ron emise un sospiro e si massaggiò gli occhi.
"Non so, credo sia rimasta con Harry!"
La conversazione morì li. Non c'era altro da dire. Ovviamente avrei voluto scucire qualche chiacchiera in più a Ron. Erano giorni che non riuscivo a fare una conversazione decente con lui o con Harry. Persino parlare con Ginny era diventato difficile se non praticamente impossibile.
E la causa di tutto erano quegli stupidi allenamenti di Quidditch.
Da quando Angelina, Fred, George e tutti i Grifondoro che si erano diplomati l'anno prima se ne erano andati, c'erano un sacco di ruoli vaganti nella squadra. Harry si era dato da fare per cercare di rinfoltire la squadra con degli elementi che non facessero letteralmente pena.
All'inizio dell'anno lui, Ron e persino Ginny, gli unici che avessero un minimo di esperienza nel campo, avevano fatto provini su provini, vagliato elementi più o meno disastrosi, prima di decidere quali persone avrebbero potuto far parte della nuova squadra di Grifondoro. Ed ora a distanza di un mese la situazione era peggiorata. Harry si era intestardito di voler portare a casa un'altra coppa alla fine dell'anno, per questo praticamente ogni sera obbligava i ragazzi ad estenuanti allenamenti che non lasciavano loro quasi il tempo di vivere una normale vita da studenti. Lui diceva di no, ma a volte assumeva atteggiamenti più dittatoriali di quelli di Angelina o ancora prima di Baston.
Il fatto era che Harry quell'anno aveva messo anima e corpo nel Quidditch. Attenzione addirittura maniacale. E non era così difficile capirne il perché. In un modo o nell'altro Harry cercava un diversivo. Qualcosa che non gli permettesse di ripensare a tutto quello che era successo l'anno precedente. Colmare in qualche modo il vuoto lasciato da Sirius.
Sirius mancava a tutti noi comunque.
Io ero anche convinta che Harry ci nascondesse qualcosa. Non avevano praticamente più parlato con lui della notte passata al ministero della magia, ma c'era qualcosa che mi diceva che oltre alla morte di Sirius c'era dell'altro. Ron ed io avevamo parlato sporadicamente della cosa tra di noi, avevamo ipotizzato migliaia di teorie senza però riuscire a venire a capo di niente, o almeno niente di verosimile. Ron poi non sembrava essere molto entusiasta di conversazioni del genere e così non si era mai tentato di approfondire l'argomento. A me non restò altro da fare se non rimanere con tutti i miei dubbi ed elemosinare qualche attimo in compagnia dei miei amici.
Le serate che non passavo in loro compagnia erano così noiose. A volte ripensavo con orrore a quello che successe il mio terzo anno ad Hogwarts, quando Harry e Ron non volevano parlare con me e mi scansavano come la peste a causa di una scopa… e poi di uno stupido topo, che tra l'altro si era rivelato essere quel viscido di Peter Minus. Quell'anno fu un vero incubo e questo non sarebbe passato in maniera più piacevole se gli unici momenti in cui potevo parlare con i miei migliori amici era la pausa tra una lezione e l'altra.
La situazione non poteva ancora protrarsi a lungo, tanto più che quando tornavano dagli allenamenti erano quasi sempre di pessimo umore, quindi poco propensi ad un conversazione. Dover sempre stare attenta a non ferire il loro precario equilibrio psicologico di sportivi stava diventando uno stress anche per me.
Ron aveva lo sguardo perso nel fuoco quella sera. Cosa ci trovasse nelle fiammelle lo sapeva solamente lui. Io per la prima volta in vita mia non riuscivo a concentrarmi sulla lettura. Volevo trovare un argomento di conversazione. Scambiare davvero qualche chiacchiera e godere della compagnia dei miei migliori amici. Anche solo dire: come va? Tutto a posto? Lo sapete che mi mancate ragazzi?
"Ron…" presi il coraggio a due mani e tentai un altro approccio. Quanto mi costò interrompere il silenzio lo sapeva solo il mio inconscio. Eravamo approdati alla fase del silenzio deduttivo. Deduttivo nel senso che devi dedurre che forse è meglio non interromperlo.
Ron mi lanciò un'occhiata se non infastidita qualcosa che ci andava maledettamente vicino… maledettamente lo considero un'optional del mio nuovo linguaggio.
"Hai finito di fare i compiti?" gli domandai rimproverandomi immediatamente di avergli posto una domanda tanto idiota. Era praticamente ovvio che non avesse ancora avuto l'opportunità di finirli, ma non avrei certo potuto non mantener fede alla mia fama. E comunque era l'unica cosa che mi veniva in mente di chiedergli in quel momento.
A quanto pareva ero nata per infastidire Ronald Weasley.
Ron fece una smorfia e tornò ad osservare il fuoco senza darmi una risposta. Un gesto che considerai tremendamente maleducato da parte sua. Possibile che nonostante fosse stanco non capisse che anche io in un certo qual modo avessi bisogno della loro attenzione o meglio, dato che in quel momento c'era solamente lui, della sua attenzione?
"Potresti anche rispondere sai? Mi basta un no o un si, non certo un convegno…" sbottai infastidita ritornando ad osservare le varie figure del mio libro, fingendo di interessarmi nuovamente alla lettura.
Con la coda dell'occhio notai che Ron si era voltato dalla mia parte con un movimento che denotava una certa ira.
Perciò supposi di dovermi preparare ad uno scoppio improvviso di improperi. Tanto c'ero abituata. E mai una volta che riuscissi ad evitare la cosa. Lo conoscevo da sei anni ormai, e ancora non riuscivo ad evitare di lanciargli commenti che sapevo perfettamente che lo seccavano.
"Potrei certo si risponderti, se tu non facessi domande tanto stupide!" esclamò con un tono che non mi piacque per niente. Anche lui sembrava darci dentro e ferire il mio piccolo e vacillante ego.
"Non mi sembra una domanda particolarmente stupida. Sei qui ad Hogwarts per studiare mi pare, non certo per diventare un campione di Quidditch!"
"Che cavolo stai dicendo? Hermione, guarda, se vuoi litigare questa sera non sono particolarmente in vena, sai?" esclamò mettendosi dritto sulla poltrona come se volesse farmi vedere quanto più grosso di me fosse.
"Possibile che tu prenda qualsiasi cosa dica un pretesto per litigare?" esclamai allora cercando di giustificarmi in qualche modo. Anche io non avevo alcuna intenzione di litigare con lui. E poi mi ero già sentita abbastanza idiota per quello che gli avevo chiesto. Speravo che capisse che gli avevo fatto quella domanda semplicemente per comunicare con lui in una qualche maniera, non certo perché volessi rimproverarlo di non avere svolto il suo dovere di studente. Evidentemente io e lui non eravamo sulla stessa lunghezza d'onda. Non che non fossi già a conoscenza di questo fatto.
Ron si zittì nuovamente e per un terribile secondo ebbi paura si sarebbe alzato per raggiungere il suo dormitorio, lasciandomi nuovamente sola e con l'ennesima lite non risolta che, come al solito, si sarebbe protratta per giorni.
Invece rimase fermo sul posto e portò nuovamente il suo sguardo sul fuoco morente.
"Io non prendo tutto quello che dici come pretesto per litigare… se solo tu non mi istigassi continuamente…" disse tutto d'un fiato, mugugnando incomprensibilmente. Feci fatica a udire le sue parole ma ne compresi comunque il loro significato.
Ancora una volta, secondo lui, ero io quella che non riusciva a capire i suoi sentimenti e sinceramente ero stufa… decisamente stufa.
Chissà perché ma mi venne da piangere. Ultimamente odiavo me stessa per questa mia iper sensibilità verso certi tipi di commenti. Ero una smidollata? Era difficile trattenersi, ma non potevo mostrarmi così debole di fronte a quell'egoista di Ron. Respirai a fondo e tentai di essere superiore.
"Dovresti cercare di vedere al di là di te stesso, Ron…" dissi in un soffio, sperando che la mia voce tremula non tradisse il mio stato d'animo.
Lui mi guardò. Non lo osservai in viso ma anche tenendo la testa china sul mio grosso libro potevo sentire su di me il suo sguardo. Non so che espressione avesse dipinta in faccia ma sinceramente non volevo saperlo.
"Cosa vorresti dire?" mi domandò dopo un lunghissimo attimo di silenzio, interrotto solo dallo scoppiettio dei ceppi.
Il suo tono era accusatorio, ancora una volta non mi aveva capita. Ma non avevo più intenzione di "istigarlo" come pensava facessi, perciò decisi di lasciar perdere.
"Non voglio dire nulla Ron… come hai detto tu, nemmeno io ho intenzione di litigare con te. E se questo vuol dire non dover più parlare di qualsiasi argomento, allora starò zitta. Fa finta che non ti abbia chiesto nulla e lasciamo perdere."
Non lo guardai in viso un solo attimo e poco dopo lo sentii alzarsi.
Se ne andava… e io al solito avevo bruciato l'unica occasione che avevo di parlare con lui. Poco male, mi dissi. Magari avrei potuto scucire qualche chiacchiera ad Harry o a Ginny l'indomani… a pranzo… forse.
E allora perché ancora una volta mi veniva da piangere? Perché mi dovevo sentire così?
Ho letto sui libri che sedici anni sono un'età critica per tutti e per tutto ma non credevo avrebbe potuto avere delle conseguenze del genere sulla mia psiche. Era una sensazione terrificante. Quanto avrei pagato per poter parlare liberamente di queste mie sensazioni con qualcuno in grado di capirmi o anche solo di ascoltarmi senza giudicarmi?
Pensai di avere pretese troppo alte e serrai gli occhi così forte che cominciai a vedere pallini di luce, almeno avrei scacciato le lacrime.
Improvvisamente il divano su cui ero seduta cedette sotto il peso di un'altra persona.
"Ok... facciamo che questa volta non ho intenzione di lasciar perdere."
Aprii gli occhi ma non levai lo sguardo a forza di apparire altezzosa. Mi finsi ancora una volta particolarmente interessata ad una pagina che avevo letto e riletto almeno una decina di volte dacchè avevamo cominciato a parlare… a discutere.
"Mi spiace ma io invece non ho int…"
"No." Mi interruppe secco "Non ho più voglia di sorbirmi musi lunghi e silenzi ogni santo giorno… le mie giornate sono già abbastanza frustranti senza il bisogno di aggiungerci il carico da cento."
Lui parlava di avere giornate frustranti? Se cercava riappacificazioni o chiarimenti manifestando una tale presa di posizione non riuscivo assolutamente a vedere una via d'uscita nel discorso. Non era possibile parlare seriamente partendo dal presupposto che lui credesse fermamente di avere ragione.
Mi sorse spontanea una risata nervosa.
"Non credo ci sia niente di più frustrante di stare a guardare voi che credete di avere giornate frustranti…" esclamai irritabile, voltando nervosamente pagina. Era arrivato il momento di cambiare letture, non prima di avergli scoccato un'occhiata tagliente.
Ron spalancò la bocca, come per ribattere qualcosa ma poi la richiuse praticamente subito, forse consapevole di non avere scampo in una lite verbale con la sottoscritta. Io sapevo esattamente come usare le mie parole, non a caso leggevo decine e decine di libri l'anno.
Incrociò le braccia e tornò a guardare di fronte a sé, apparentemente poco propenso a dire qualsiasi altra cosa. Perché non se ne andasse, ancora dovevo capirlo.
Effettivamente era ormai un sacco di tempo che non riuscivo più a capire bene i suoi comportamenti. Ma in fondo poi, pensavo, anche lui era in una fase critica dell'adolescenza e sebbene sapessi che Ron in ogni altra fase della sua vita era e sarebbe sempre stato un po' strano, non potevo lamentarmi più di tanto dei suoi repentini ed incomprensibili sbalzi d'umore.
Poi mi sorprese.
"Ok… allora diciamo che siamo tutti troppo frustrati in questo periodo e abbiamo tutti bisogno di una calmata."
Non potei credere alle mie orecchie. Non credevo che Ron potesse essere capace di elaborare pensieri tanto saggi, senza peraltro lanciarmi altre subdole frecciatine.
E forse mi soffermai un po' troppo ad osservarlo basita, perché vidi le sue orecchie tingersi di un color rosso ciliegia.
"Che c'è?" mi chiese poi voltandosi dalla mia parte, evidentemente in imbarazzo.
"N-niente…" balbettai tornando a guardare le pagine giallognole del libro.
Forse sottovalutavo la sua sensibilità.
"Insomma… - riprese - è vero o no che in questo periodo siamo tutti un po' odiosi?"
Si, decisamente la sottovalutavo.
Sentii qualcosa stringersi nel mio stomaco. E non perché non avessi mangiato abbastanza a cena, di questo ero sicura.
Compresi solo in quel momento che Ron era cresciuto, e non solo in altezza. Non era certo più quel ragazzino rissoso e tagliente dei primi anni di scuola. Certo non era cambiato radicalmente e manteneva dei comportamenti talmente infantili da farti mettere le mani nei capelli (e con ovvie conseguenze se si hanno presenti i miei capelli) ma… non potevo più considerarlo esattamente un bambino insensibile. Forse anche lui come me, e come Harry a questo punto, stava attraversando una particolare fase della sua esistenza… e magari… capiva… magari avrebbe potuto anche capirmi. Anche se certo non ci metteva tutta la sua buona volontà per dimostrarmelo. Né io facevo lo stesso nei suoi confronti evidentemente.
"Si… siamo tutti un po' odiosi!" dissi annuendo a testa bassa. Non so perché ma non riuscivo a parlargli guardandolo in viso.
Forse perché quello che stavamo facendo, sembrava un discorso abbastanza serio, e noi due, di discorsi particolarmente seri, non ne avevamo mai affrontati faccia a faccia.
Sembrava quasi un momento solenne. O almeno lo era per noi che eravamo giovani.
"E' che tutti questi allenamenti di Quidditch mi stanno dando un po' alla testa…" esclamò amaramente, mentre alzavo gli occhi per osservare il suo profilo illuminato dalle ultime fiamme del camino "Cioè, voglio dire… il Quidditch mi piace ancora molto ma… massacrarci di allenamenti in questo modo e vedere risultati così scarsi, ti fa sentire come se fosse tutto tempo sprecato."
"In fondo siete solo all'inizio… c'è bisogno di armonizzare la squadra, una volta che avrete compattato la formazione e riuscirete a giocare decentemente ed attuare tecniche di gioco efficaci e stimolanti vedrai che andrà meglio."
Ron mi lanciò un sorriso buffo.
"Ti sei divorata un manuale di Quidditch in questi giorni?"
"La mia è solo proprietà di linguaggio… non c'è bisogno di conoscere a fondo il Quidditch per riuscire ad esprimere concetti tecnici sportivi…" gli buttai lì fintamente innervosita da quel suo commento. Questa volta sapevo che la sua ironia non era cattiva.
"Però saresti una brava allenatrice. Stordiresti la squadra con quei paroloni… di sicuro ci si impegnerebbe di più per non sentirteli ripetere."
Scossi la testa e tentai di tenere per me un altro commento. Di certo non avrebbe stimolato la conversazione, ed ora che eravamo aperti ad un certo tipo di dialogo non avevo la minima intenzione di essere la causa della sua prematura conclusione.
"Comunque lo penso davvero… dai tempo alla squadra… piano piano i risultati si vedranno."
Ron fece un profondo sospiro e annuì.
"Perché non prendi il posto di Harry?" esclamò poi improvvisamente, congiungendo le mani a mo di preghiera, in un gesto che mi ricordò i gemelli.
Mi scappò un risolino divertito.
"E' davvero così terribile?" chiesi. Non che avessi dei dubbi, sapevo la fama che si era fatto Mr. Potter in quei mesi.
"Non hai idea di quante volte debba reprimere il primordiale istinto di lanciargli un Crucio!" e così dicendo mimò il gesto di lanciare una maledizione con un'immaginaria bacchetta magica.
Era forse la prima volta che Ron mi parlava in quei termini di Harry. Non si era mai azzardato a confidarmi liberamente quello che gli passava per la testa riguardo al suo migliore amico. Nemmeno quando avevano litigato durante il quarto anno mi aveva mai fatto certi tipi di confidenze, forse anche perché preferiva crogiolarsi nel suo pseudo odio in solitaria. E nemmeno durante il nostro quinto anno, quando Harry ci usava come valvola di sfogo, lo aveva mai attaccato deliberatamente, forse perché ero io quella che azzardava i commenti e lui si limitava ad annuire accondiscendente.
Perciò considerai questa nostra conversazione come un piccolo progresso. Forse Hermione, l'amica di riserva (attacco di drammaticità), stava cominciando a prendere un posticino un po' più importante nella storia.
E nel cuore di Ron.
Questo ultimo pensiero non so perché ma mi fece partire un fastidioso brivido lungo tutta la schiena.
Forse c'erano degli spifferi dalla finestra.
"Ehi, guarda là!" saltò su Ron indicandomi una delle finestre che dava sull'esterno.
Ecco si, gli spifferi allora non me li ero immaginati, c'erano davvero… oppure no.
Al di là dei vetri volava un grosso gufo grigio.
Gli spifferi non c'entravano.
"Ma quello è il gufo che ho spedito due giorni fa!" esclamai alzandomi in tutta fretta, spingendo il mio libro sulle ginocchia di Ron, per andare ad accogliere il gufo.
Mi consegnò la busta e si congedò con un fischio, tornando alla voliera.
Io guardai l'indirizzo della lettera e con un sorriso compiaciuto tornai a sedermi sul divano.
Vincendo l'irrefrenabile istinto di leggere immediatamente il suo contenuto, ripresi il libro e la ficcai tra le ultime pagine, come a testimoniare che la avrei letta più tardi. Non potevo interrompere il discorso con Ron, non ora che sembravamo aver raggiunto un'intesa.
Purtroppo però, come spesso succede quando capita un imprevisto del genere, l'incanto sembrava essere finito e fu con fastidio che notai fiorire sulle labbra di Ron uno sbadiglio grosso quanto un tunnel.
"Di chi è?" domandò distrattamente accennando al libro, passandosi una mano sugli occhi stanchi.
"Della biblioteca…" risposi un po' stupidamente. Avevo capito il senso della domanda ma non ero tanto sicura di volergli rispondere.
Ron spalancò gli occhi.
"Da quando in qua la biblioteca manda lettere?"
"Io parlavo del libro… ovviamente…" ribattei alzando gli occhi al cielo.
"E io parlavo della lettera…"
Scossi la testa e strinsi a me il libro ormai chiuso. Avevo anche perso il segno, maledizione.
"Di una persona." Risposi sintetica.
"Bè certo che è di una persona, non ho mai sentito di animali che sono in grado di scrivere lettere."
"Ecco e allora se lo sai perché lo chiedi?" cominciavo ad irritarmi. L'intesa si era dissolta, la pace anche.
"Va bene, volevo solo sapere di chi fosse la lettera, amichevole curiosità!"
"D'accordo se era nel tuo interesse di amico saperlo, hai fatto bene a domandarmelo… però a me non va di dirtelo…"
Ron fece schioccare la lingua.
"E perché?"
Feci un respiro profondo.
"Perché se te lo dico tu ti arrabbi…" niente di più vero. Non avrei fatto resistenza a rivelare da chi provenisse quella lettera se solo non fossi stata più che certa di suscitare con quel nome l'ira di Ron. Vedere un revival versione rossa dell'Orlando Furioso non era proprio ciò di cui avevo bisogno quella sera.
"Io mi arrabbio?" domandò stupidamente indicandosi.
"Si, tu ti arrabbi…"
"E perché dovrei?"
"Perché ti conosco…"
"Mettimi alla prova!"
Non ne avevo assolutamente intenzione. Non dopo averlo rivalutato nel corso della serata. Non potevo certo rischiare di rimangiarmi tutto quello che avevo pensato su di lui a causa di una stupida lettera.
"Eddai Hermione, non sono mica un buzzurro, le mie emozioni le posso controllare benissimo!"
Lo guardai negli occhi con un'espressione sarcastica.
E prima che potesse dire o fare qualsiasi altra cosa, gli presi la guancia tra due dita e gli tirai un formidabile pizzico.
"Ma sei pazza???" mi urlò contro scattando in piedi.
Ecco il ragazzo senza emozioni, colui il solo che sa controllarsi di fronte a qualsiasi situazione. Non avevo mai avuto dubbi su questa cosa. Ron era e sarebbe sempre stato un impulsivo.
Forse lo sarei stata anche io di fronte ad un pizzicotto a sorpresa, ma non gli avevo fatto male, le sue reazioni erano sempre esagerate, in qualsiasi situazione. Probabilmente Ron aveva il gusto del melodrammatico.
"Mi spieghi perché lo hai fatto?" mi domandò tornando a sedersi, mantenendo però quella tipica distanza di sicurezza che si tiene con chi ti ha appena fatto un torto.
"Ma su, non ti avrò mica fatto male davvero…" gli domando, sistemandomi distrattamente i capelli dietro un orecchio "O sei così deboluccio da non sopportare i pizzicotti della Granger!"
Ron posò immediatamente la mano che si teneva premuta su una guancia e farfugliò qualcosa che non compresi. Anche se non mi sembrava proprio un apprezzamento.
"Comunque con questo ho provato che non ti sai controllare!" gli buttai lì commettendo un errore. Forse se non avessi detto nulla, si sarebbe dimenticato della lettera… forse, ho detto.
"Ma che razza di prova è? Mi hai pizzicato, naturale che reagissi!"
"Scuse, solo scuse…" ora forse mi stavo divertendo a prenderlo in giro.
"Che vipera…"
"Scusa cosa hai detto?" gli domandai.
"Ho detto che vipera! Mi dai un pizzicotto per provare che ho reazioni, però tu stai solo sviando l'argomento della lettera. Che male c'è a dirmi chi ti ha scritto? Non ti fidi di me?"
Ora stava cercando di colpevolizzare me in maniera subdola. Voleva la mia fiducia? Bene allora gliela avrei data, anche se poi sapevo come sarebbe andata a finire.
"D'accordo allora…" dissi, mettendomi comoda sul divano, voltandomi verso di lui, sfoggiando l'espressione più seria che possedessi "Io posso anche dirti chi è… ma se tu hai la reazione che mi aspetto, non osare mai più chiedermi un appunto finché saremo studenti in questa scuola!"
Ron mi guardò con tanto d'occhi, forse ora era in un qualche modo spaventato da una premessa del genere. Magari non aveva più tanta voglia di sapere di chi fosse la lettera, anche se mi stupivo di come non avesse potuto immaginarselo. Non che alla sottoscritta scrivessero molte persone.
"Non credi di esagerare?" mi domandò alzando un sopracciglio.
"Questa frase mi dice solo che non sei poi così sicuro di te stesso!" mi stavo proprio divertendo. Erano rare le volte che riuscivo a prendere in giro Ron senza che se ne rendesse conto. Il più delle volte finivamo per litigare davvero.
"No, sono sicuro…" esclamò diventando serissimo, così serio che quasi mi fece paura, sembrava si stesse preparando ad una confessione di importanza internazionale "Spara!"
"D'accordo, la lettera è di…" feci una breve pausa per analizzare l'espressione del mio interlocutore, per ora del tutto normale "Viktor!"
Lo notai come fosse stata una mosca in un barattolo di farina. Il suo sopracciglio ebbe un guizzo infastidito.
"Krum?" chiese con voce tetra. Questa sequenza di frasi mi sapeva di già sentita.
"Conosciamo altri Viktor tu ed io?"
Ron scosse la testa e si voltò verso il fuoco del caminetto ormai quasi del tutto spento.
"Eccola lì!" sbottai vittoriosa additando Ron. Lui si voltò dalla mia parte leggermente spiazzato.
"Cosa?" domandò come cadendo dalle nuvole.
"Esattamente la reazione che mi aspettavo!"
"Ma se non ho nemmeno urlato!" si giustificò mettendo le mani avanti. Evidentemente se non aveva niente di cui scusarsi non avrebbe capito la mia reazione.
"Non hai urlato, ma ti sei zittito. Ormai la conosco quell'espressione, appare ogni volta che qualcosa ti infastidisce!"
"Ma a me non infastidisce proprio nulla… ti ha scritto Viktor e allora? Bene, significa che avete mantenuto i contatti!"
Certo Ron non era proprio un grande attore. Però evidentemente gli appunti gli interessavano più del previsto.
Feci un respiro profondo e di nuovo mi sistemai i capelli dietro l'orecchio. Quella sera sembravano non avere voglia di rimanere al proprio posto, come se non fosse già una serata particolarmente ingarbugliata.
Forse era il caso di smetterla di pressare sull'argomento Viktor, forse… eppure chissà perché avevo intenzione di superare questo scoglio. Era una cosa che mi aveva sempre lasciata piuttosto perplessa. Ron evidentemente non amava Viktor. Probabilmente era geloso di lui. Sicuramente era geloso di lui, ma non riuscivo ancora a comprendere appieno le radici di questa gelosia. Viktor era stato l'unico ragazzo che si fosse mai mostrato interessato a me in maniera… diversa. Per una volta mi ero sentita molto migliore di quanto non credessi io stessa. I miei amici, quelli che contano davvero, anche se mi prendevano in giro, mi avevano sempre fatto capire di apprezzare il mio valore, di apprezzarmi come persona, ma lui lo aveva fatto in modo differente. Con una premura che non caratterizzava un amico, ma qualcosa di deliziosamente diverso.
Mi ero sentita una ragazza, come Ron aveva indelicatamente sottolineato prima che si svolgesse il ballo del ceppo, una ragazza degna di essere corteggiata. Non un topo da biblioteca, non una spocchiosa secchiona con il naso sempre chino sui libri. Una come le altre…
Per questo Viktor mi aveva affascinata, per questo continuavo a mantenere salda la nostra amicizia. E questo a Ron non andava giù, perché? A Harry la cosa non dava fastidio, non era forse mio amico anche lui? E allora perché solo Ron mostrava questo astio? Forse in cuor mio sapevo la risposta, ma lui? La conosceva?
Non avevo mai osato formulare queste cose come pensieri razionali, non li avevo mai presi seriamente in considerazione. Quando si tratta di gestire i sentimenti degli altri si è tutti degli esperti. Siamo sempre tutti pronti ad elargire consigli, ma quando si tratta dei nostri? Non si riesce ad essere obiettivi e ci si rifugia e si rifuggono i pensieri accantonandoli… ci sarà tempo più tardi per analizzarli. Ma a volte bisogna farli emergere per capirli…
Avevo bisogno di sapere, se avessi compreso Ron, forse avrei anche capito alcune cose di me che non conoscevo, o che forse nascondevo chissà per quale insulso timore.
Perciò presi il coraggio a due mani e buttai fuori tutto d'un fiato una frase che non avrei forse più avuto il coraggio di pronunciare.
"Ron… perché non ti piace Viktor?" mi sentii avvampare, non avrei mai saputo se ero effettivamente arrossita o meno.
Ron fu evidentemente colto di sorpresa. Aprì e chiuse la bocca un paio di volte prima di riuscire a rispondere. Chissà cosa gli stava passando per la testa.
"Che cosa vuoi dire?" balbettò poi, tirando su con il naso. Stava sicuramente cercando di fare l'indifferente.
"Quello che ho detto… non farmelo ripetere."
"Ma a me Krum… piace!"
Questa era l'apoteosi dell'ipocrisia.
"Oh Ron, per favore non facciamo i bambini!" sbottai con un impeto che forse non era necessario. Di certo non era stato preventivato, di certo spaventai Ron. Aveva gli occhi talmente spalancati che per poco non ebbi l'impressione gli uscissero fuori dalle orbite.
"Ogni volta che esce fuori l'argomento Viktor per un motivo o per l'altro tu metti il muso! O ti arrabbi! E non mi parli più per tutto il resto della giornata! Come se avessi commesso un crimine terribile! Come se ti avessi fatto un torto! Ora per favore, non raccontarmi scemate, voglio sapere una volta per tutte… perché Viktor non ti piace!"
Non credo che presi fiato durante quest'ultima tirata. Difatti avevo quasi il fiatone e la voce per poco non mi mancò sull'ultima parola della frase.
Ron ci mise un po' per riprendersi, ma evidentemente quella sera c'era qualcosa di strano nell'aria perché non rincarò la dose urlandomi dietro qualche frase insulsa. Al contrario sembrò afflosciarsi.
Rimanemmo in silenzio per un minuto che sembrò lungo un'ora e quando disperai di sentire una risposta, Ron parlò.
"Non saprei… veramente."
Di certo non era la risposta che mi aspettavo, ma almeno era un inizio.
"E come fai a non saperlo scusa? Ogni cosa ha un perché… giusto?"
"Se non lo so, non lo so Hermione! E poi non tutto può avere un perché… altrimenti come si spiegherebbe che invece a te un tipo come quello piaccia?"
"Come sarebbe a dire? Perché uno come Viktor non dovrebbe piacermi?" sinceramente non sapevo dove avrebbe condotto quella discussione, ma sperai ardentemente che nel bene o nel male si sarebbe finalmente conclusa.
"Ma perché no! Cosa ha di speciale? Non è bello, non è molto sveglio e nemmeno parla bene la nostra lingua! Cosa ci trovi in uno così proprio non riesco a capirlo! Ha persino il naso più storto di Piton, il che è tutto dire…"
"Ma cosa cavolo stai dicendo? Se dovessi giudicare una persona dalle cose che hai appena elencato allora… nemmeno tu dovresti piacermi!"
Ron, che stava evidentemente per ribattere qualcosa, si ritirò dalla scena, come se, improvvisamente folgorato, tentasse di interpretare quello che avevo appena detto. Nemmeno io sinceramente sapevo come andava interpretata una frase del genere, da una parte poteva risultare un insulto bello e buono ma dall'altra…
"Stai cercando di dire che anche io ho il naso come quello di Piton?" mi chiese portandosi un dito sulla superficie del suo naso. Non sapevo se scoppiargli a ridere in faccia o scappare urlando.
"No, sto solo cercando di dire che tu alle cose non ci arrivi…"
"Non sono così scemo…" disse continuando però a strofinarsi il naso, rilassandosi sullo schienale del divano "Capisco più di quello che credi…"
"Hai capito quello che volevo dire?" domandai, giusto per avere una conferma.
"Si…" rispose in un soffio "Ho capito che mi consideri brutto e ignorate come il tuo amico Viky!"
"Ron… io non volevo dire niente del genere!" sbottai indignata prima di vedere Ron scoppiare in una risatina di scherno.
"Tu sei proprio scemo!"
"Aggiungiamo anche questo aggettivo alla lista…" disse Ron fingendo di scrivere su un taccuino invisibile.
"Altro da dire? Intanto che ci sono…" e rimase fermo nella posizione di prendere appunti.
Le cose che avrei voluto aggiungere era meglio tenerle per me, Ron avrebbe potuto scoprire un lato di Hermione che era meglio non rivelare al mondo perbenista.
"Aaah… e io che volevo fare un discorso serio…" sospirai cercando di stiracchiarmi alla bell'è meglio. Cominciavo ad avvertire la stanchezza della serata.
"Ma il discorso… era serio!" ribatté Ron fingendosi colpito da quell'affermazione.
"Appunto… era… ora non lo sembra più tanto!" esclamai sbuffando. Non era veramente arrabbiata, ma ero un po' stufa della conversazione, chissà dove pensavo di arrivare. "E se magari abbassassi il tuo taccuino fantasma, forse non sarei così convinta di quello che ho detto!"
Ron abbassò braccia e mani di scatto e le incrociò sul petto. Evidentemente non si era accorto di essere rimasto in posa.
Rimanemmo in silenzio a lungo. Per un attimo mi chiesi che fine avessero fatto Ginny e Harry, sembravano via da così tanto tempo. Eppure non doveva essere passata che una mezz'ora.
Comunque avevo avuto la mia conversazione, era questo a cui miravo ad inizio serata, no? Eppure non è che mi sentissi pienamente soddisfatta. Il discorso era rimasto irrisolto, avrei voluto sinceramente districarlo, ma ormai stavo cominciando a perdere le speranze e poi… avevo sonno. E doveva averne anche Ron. Aveva gli occhi lucidi e sembrava molto propenso a raggiungere le braccia di Morfeo.
Il crepitio degli ultimi ceppi ci faceva da sottofondo e il silenzio tutto intorno ci conciliava il sonno.
"Se devo essere sincero…" la sua voce stanca mi giunse da lontano, uno scoppio improvviso nel silenzio. Non pensavo avrebbe parlato di nuovo se non per dirmi che avrebbe raggiunto il suo dormitorio. Il suo tono mi destò un poco dallo stato di torpore in cui stavo crollando.
Aveva una bella voce, Ron. Non capii perché una constatazione del genere dovesse colpirmi proprio in quel momento, ma lo fece. Aveva un tono dolce, carezzevole, non particolarmente basso, ma caldo. Certo manteneva ancora quelle insicurezze che solo una voce nell'età dello sviluppo può dare, ma era comunque piacevole nella sua imperfezione.
E sperai che parlasse di nuovo, anche perché aveva lasciato la frase a metà.
"In realtà penso che esista un motivo per cui Krum non mi piace…" si fermò di nuovo ed io lo guardai. Seguivo le linee del suo profilo con la testa reclinata all'indietro, poggiata sul bordo del divano. Un paio di ciuffi mi cadevano fastidiosamente sugli occhi, ma non avevo né la voglia, né la forza di scostarli. Mi sembrava uno sforzo enorme anche solo alzare una mano per farlo. Decisamente ero approdata a quella fase in cui si ha sonno, ma non si può e non si vuol dormire e allora si tira avanti…
Ron si girò verso di me, e nella sua espressione lessi una sorta di conflitto interiore… rivelarmi o no quell'intricato mistero? Ma aveva più importanza ormai? No, forse non ne aveva… avevo altre esigenze in quel momento, per un attimo dovetti anche fare un enorme sforzo di memoria per ricordare chi fosse Krum.
C'eravamo solo io e Ron. Forse non c'era nemmeno il divano dove eravamo seduti, forse nemmeno la stanza… nulla, sentivo solo la sua voce, percepivo la sua presenza, e mi sentivo avvolta da un dolce torpore.
Per spronarlo a continuare mugugnai qualcosa e allora lo vidi assumere la mia stessa posizione. Come se mantenere la testa alzata fosse uno sforzo inutile.
Posò il capo sul bordo del divano e mi guardò in silenzio, le palpebre a mezz'asta e gli occhi lucidi. Stavamo crollando.
"Forse perché non mi va tanto che lui pensi a te in un certo modo…" disse a voce bassa, cosa che mi dispiacque molto. Mi stavo cominciando ad abituare a sentire le vibrazioni della sua voce carezzarmi i timpani.
"Mh? In che modo?" mi sforzai di pronunciare, magari in altre situazioni avrei capito al volo, ma in quell'occasione le cose mi arrivavano in differita.
Forse fu solo una mia impressione ma le orecchie di Ron si tinsero leggermente di rosso. Non glielo avevo mai detto, ma io trovavo deliziosa questa sua debolezza.
"Bè… lo sai cosa pensano di solito i ragazzi delle ragazze, no?"
"Che sono più intelligenti di loro e quindi… fanno di tutto per sottometterle e nascondere questo fatto?" avevo sonno, ma a quanto pareva parte del mio sarcasmo era ancora pimpante.
"Divertente…" esclamò Ron flebilmente.
Sorrisi.
"Io intendo dire…"
"Lo so quello che intendi dire…" lo interruppi dolcemente. Ora avevo capito, ma forse non avevo realizzato molto bene perché una cosa del genere dovesse dargli fastidio. Dopotutto ero una ragazza anche io, avevo tutto il diritto di essere considerata anche sotto certi punti di vista.
"E perché ti da fastidio?" ormai pronunciavo le parole con gli occhi praticamente chiusi, tra le ciglia riuscivo a malapena a distinguere le fattezze del viso di Ron e il colore dei suoi capelli.
Non rispose per molto tempo, talmente tanto tempo che temetti di essermi addormentata sul serio nel frattempo, poi parlò di nuovo con quel tono caldo e dolce che tanto mi piaceva.
"Perchè…" lo sentii respirare a fondo, con la voce impastata dal sonno, strascicando le parole "… a volte le penso anche io quelle cose."
"Mi sembra… una cosa… naturale!" risposi con sincerità. Anche se forse, in un angolino remoto, avvertii una fastidiosa fitta di gelosia all'udire quella confessione. Avrei visto volentieri coperto di brufoli il viso della ragazza a cui erano rivolti i pensieri di Ron.
"Sul… serio?" mi chiese. Notai una sorpresa velata nel suo tono di voce, ma non ci feci caso immediatamente.
"Mh mh…" annuii lentamente "E' naturale pensare certe cose…"
"Anche se sono rivolte a quella che dovrebbe essere la tua migliore amica?"
"Certo, se è una ragazza… è normale… succede…" dissi velocemente, senza realmente aver capito quello che Ron mi aveva appena comunicato. Il mio cervello intorpidito ci mise un secondo di troppo a registrare la cosa. Aprii cautamente gli occhi, e notai con sconcerto che Ron ancora mi stava fissando, con gli occhi appannati dal sonno, più nel mondo dei sogni che in quello reale, ma ancora sveglio. Forse nemmeno lui si stava rendendo conto di quello che mi aveva appena detto, non credo che in altre condizioni avrebbe mai avuto la sfacciataggine o il coraggio di farmi una simile confessione senza cominciare a balbettare o ad assumere lo stesso colore dei suoi capelli. Una cosa era certa. Forse stavo cominciando a capire.
Volevo dirgli qualcosa, ma non mi venne in mente nulla di intelligente o sensato da ribattere. Ero così confusa e insonnolita e poi…
Lentamente vidi una mano di Ron avvicinarsi al mio viso. Per un momento ebbi il timore volesse carezzarmi, e in quel caso forse mi sarei scostata, non certo per ribrezzo quanto per la paura davvero di rimanerci secca. Sembrava stessi correndo i cento metri tanto il cuore mi pulsava in petto.
Invece non mi toccò il viso, con una delicatezza e una disinvoltura che non credevo sue, prese delicatamente tra le dita delle sue grandi mani i ciuffi ribelli che mi ricadevano sugli occhi e li sistemò tra gli altri capelli, dietro l'orecchio.
In quel momento provai verso di lui un moto di affetto così sconfinato che ci mancò poco che gli gettassi le braccia al collo, invece rimasi ferma a fissarlo, senza dire una parola, a contemplare il suo viso dall'espressione così seria e a pensare a come sarebbe stato baciare il mio migliore amico.
E in quel momento compresi molte cose, forse troppe per una sola sera. Che Ron mi piaceva sinceramente, non nello stesso modo in cui mi piaceva Harry, non nello stesso modo in cui mi piaceva Viktor. Ma mi piaceva in una maniera del tutto differente e mi piaceva così da molto tempo, solo che non ci avevo mai fatto caso. Avevo dato la cosa talmente per scontata che si era annidata da qualche parte all'interno del mio corpo ed era uscita allo scoperto solo in quel momento. Come se attendesse semplicemente che venisse azionato il meccanismo a molla.
Poi Ron non mi piaceva come solitamente i ragazzi piacciono le ragazze. Nessuna cotta, nessuna strana palpitazione, di quelle che ti arrecano stupido rossore sulle gote e sudorazioni fredde, nessun pensiero idiota sul come e sul quando mi avrebbe portato in giro per il mondo sul suo cavallo bianco. Niente di tutto questo. Pensavo a lui e stavo bene, il pensiero che una persona del genere non fosse presente nella mia vita mi sembrava inconcepibile. Semplicemente mi ero assuefatta alla sua presenza. Hermione non poteva esistere senza Ron e Ron non poteva esistere senza Hermione. Semplice. Chiaro…
La linea che ci separava non mi era mai sembrata così sottile. Di nuovo mi venne da chiedermi come sarebbe stato protendermi verso di lui e…
Ma l'incanto si interruppe bruscamente. La porta della sala comune si spalancò con un cigolio fastidioso come quello che fanno i gessi sfregati sulle lavagne. Io e Ron balzammo in piedi spaventati.
Harry e Ginny fecero il loro trionfale ingresso, con tanto di sproloqui al seguito.
"Per la barba di Merlino Harry, mi hai fatto prendere un colpo!" lo apostrofò Ron ormai evidentemente sveglio.
"Perché, stavi dormendo?" lo canzonò Ginny, passandosi una mano tra i capelli, scompigliando quella massa carminia.
"Eh… mi sa!" ribatté lui, imitando istintivamente il gesto della sorella. Lanciando uno sbadiglio straordinario.
"E allora che ci facevi qui? Vai su nel dormitorio, non si dorme nella sala comune!" lo rimproverò bonariamente lei scotendo la testa.
"E' andato tutto… bene?" domandai, cercando di vincere il silenzio. Ero leggermente scombussolata, dal fatto di essere stata 'risvegliata' così bruscamente, dalle rivelazioni appena scoperte…
Harry mi lanciò uno sguardo che non lasciò presagire nulla di buono e Ginny appena dietro le sue spalle mi fece segno di lasciar perdere. Capii che era meglio non toccare l'argomento.
"Vado a letto!" proclamò allora Ginny raggiungendo le scale del dormitorio femminile "Buona notte e tutti!"
"Si anche io…" aggiunse Harry "Ma prima ho bisogno di lavarmi…"
Ron annusò l'aria intorno a sé.
"Si, in effetti mi era sembrato di sentire odore di rancido."
"Ma quello sei tu, Ron!" lo schernì Harry.
"Perché, tu credi di emanare odore di violetta?"
"No… biancospino!"
Ridacchiarono entrambi ed io mi unii a loro.
"Bene vado…" annunciò Harry "Buona notte Hermione! Tu Ron vieni?"
"Si, tra un attimo!"
Salutai Harry con un gesto della mano e tristemente pensai che nelle ultime settimane, questi erano gli unici e miseri incontri extra scolastici che ci concedevamo al di fuori dei fine settimana.
Fortunatamente quella sera avevo almeno avuto modo di chiacchierare con Ron. Improvvisamente mi ricordai di lui. Di quello che mi aveva detto e per un attimo mi balenò nella testa il pensiero che avessi sognato tutto. Dopotutto ero talmente rimbambita dal sonno che forse mi ero veramente immaginata situazioni surreali. Però d'altra parte avevo la concretissima consapevolezza di non essermi immaginata proprio nulla. Ron almeno si ricordava qualcosa? O stava dormendo più di me? Forse anche lui pensava di aver sognato… e allora non avremmo risolto niente. O meglio, avrei risolto solo io la situazione.
Ora, almeno io, sapevo.
Mi voltai verso di lui, che ancora stava in piedi di fronte al divano con il viso rivolto alle scale dove Harry era appena scomparso. Avrei voluto indagare, ma rinunciai immediatamente all'impresa. Semplicemente era tutto più difficile da affrontare da svegli. Perciò decisi di concludere il discorso. Magari un giorno ci sarebbe stata l'occasione di affrontarlo di nuovo, anche se sapevo in partenza che rinunciando proprio ora mi sarei pentita di questa cosa per l'intera settimana, se non addirittura per l'intero mese.
"Andiamo a dormire?" domandai.
Come mi sembrava strano rivolgergli una domanda simile. Sembrava decretare la fine della serata. E mi spiaceva da impazzire.
"Eeer… si!" rispose lui, incerto.
"Allora buona notte!" ora avevo davvero decretato la fine della serata, ma feci qualcosa che stravolse leggermente l'ordine delle cose. Qualcosa che sentii nascermi istintivo, mi levai sulle punte e gli diedi un bacio sulla guancia.
Quantomeno mi ero fatta un regalo. O gli avevo fatto un regalo… sperai solo sarebbe stato riconosciuto e apprezzato.
Poi in tutta fretta mi voltai, pronta per scappare nel mio dormitorio. Fino a che la sua voce non mi raggiunse di nuovo.
"Hermione…"
Mi voltai come in moviola. Ecco, forse ora la leggera tremarella da cotta adolescenziale la cominciavo ad avvertire anche io… se mi avesse chiesto perché lo avevo fatto mi sarei come minimo schiantata da sola per sopravvivere all'imbarazzo. Quella si, che sarebbe stata la triste conferma che Ron di quella serata, non ricordava proprio nulla.
"Grazie…"
Gelo.
Forse non aveva dimenticato proprio tutto tutto. E forse aveva capito il mio regalo.
Mi lanciò un sorriso storto, che a me sembrò talmente tanto carico di significati reconditi che ci si sarebbe potuto scrivere un manuale, e si avviò su per le scale.
"Prego…" mormorai ancora un po' in imbarazzo. Almeno ero sicura che quello sarebbe stato un anno interessante. Ci sarebbe stato ancora da lavorare su questa "cosa" che avevamo appena cominciato, ma almeno la strada cominciava ad essere un po' meno tortuosa.
Mi voltai e corsi letteralmente in camera mia.
Amavo le serate proficue.

Fine.

26.3.2004
Un piccola nota finale è doverosa. Questa ff è nata per caso, come del resto praticamente tutte le altre cose che ho scritto. Ringrazio semplicemente chi l'ha letta prima che venisse pubblicata, chi mi ha minacciato nel caso non la avessi finita e chi mi ha consigliato.


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