E la prossima volta che
dovrò morire
Portami ali e piume come
quelle degli angeli-
E così, alta in volo, più
alta degli angeli
Quello che non puoi
immaginare
Quello, io sarò.
--Rumi
Dream
di
Natalie Baan
(traduzione di Shu)
La ragazza cammina in un campo d’erba alta, dove una volta c’era una città.
Si alza un vento, e solchi di moto si aprono e corrono tra l’erba, un’onda di
gentili steli che s’inchinano a quella brezza. Le piante le si schiudono davanti
al suo passaggio, instancabili correnti fatte di sollevarsi e ricadere scivolano
attorno a lei, per poi richiudersi, perfette, il suo vestito bianco ondeggia
nello stesso vento.
Si ferma un istante per alzare lo sguardo alla luna.
L’unica cosa che sia rimasta esattamente la stessa.
Poi riprende il cammino. Procede lentamente, senza nessuna fretta. Non più
addormentata né sveglia, ha tutta l’eternità a disposizione, se vuole: un tempo
per aspettare, per pensare, e –in un modo strano e totalmente cosciente- per
sognare.
Questi sogni si distaccano dalla sua antica maniera di sognare come un cuore che
si apra ad un'altra persona, dispiegandosi come seta… si dipanano simili al filo
che permette all’aquilone di innalzarsi sulle ali di un vento che si leva, di
danzare alto nel cielo. Quello che una volta vedeva solo parzialmente, e come
attraverso una nube, adesso può vederlo con chiarezza.
Quello che non aveva mai potuto capire le appartiene ora come la sua stessa
ombra, dipinta sotto la splendente, invitante luna.
Mentre cammina, pensieri si diffondono dal suo essere, e per un attimo i piedi
nudi toccano il selciato invece che l’asciutta morbidezza del suolo del pianoro,
invece che il fitto sussurro dell’erba contro le caviglie al suo avanzare. Alza
gli occhi verso i vasti edifici che adesso torreggiano nel cielo, forme buie,
senz’altro volto che le loro lunghe, scintillanti file di luci. Riesce a
percepire l’incessante movimento di quel luogo, l’affannarsi di anime e pensieri
e corpi dentro quei silenziosi guardiani, anche se non può vedere o toccare le
persone che si trovano lì. In un modo tutto loro, anche gli edifici si muovono,
uno slancio verticale di energia in corsa verso il cielo, verso le stelle
invisibili.
E poi, nell’istante tra un passo e l’altro, il vento soffia di nuovo nel fruscio
dell’erba.
Entrambe quelle possibilità sono veritiere. Soltanto che una di loro non è
ancora venuta all’esistenza, forse non vivrà mai al di fuori dei sogni. E
l’altra…
L’altra, la ricorda molto bene.
Ancora adesso.
Quando era accaduto, non aveva capito che, dopo, avrebbe continuato a ricordare.
Non aveva mai pensato a cose del genere. Anche se sente che quella memoria non
durerà –che prima o poi, quando lei sarà pronta, si alzerà il vento che la
porterà via, come un disegno tracciato sulla sabbia- per adesso ricorda, anzi,
fa qualcosa di più che non semplicemente ricordare.
E’.
E’ ogni istante della splendida e troppo breve esistenza che ha vissuto.
Ed è ogni istante della morte che ha dovuto subire.
Quando un secondo passa, quello che è accaduto al suo interno esiste solo nel
ricordo. Ed è questo ciò che adesso è lei: lo stesso suo ricordo della persona
che una volta era stata, un ricordo che ora si attarda brevemente in quel luogo.
Ha dentro di sé le tracce di ogni cosa che l’ha sfiorata, di ogni cosa che ha
conosciuto… probabilmente, non sono molte, visto che la sua è stata una vita
davvero breve, finita quasi prima di cominciare. Eppure, anche in quella brevità
c’è un’immensa ricchezza.
Nella vita più insignificante, un’immensa felicità.
E non per mancanza di dolore… sa bene cosa significhi soffrire. Ha pianto, ha
gridato per tutto ciò che ha perso in un disperazione così totale e penetrante
come un raggio di sole trapassa il vetro di una finestra, e conosce quel genere
di dolore talmente sconfinato da andare oltre la capacità di soffrire, e la
mente si infrange in mille pezzi sotto il suo stesso silenzio.
Ma quello che soprattutto ricorda adesso sono le piccole, ordinarie felicità di
tutti i giorni: preparare da mangiare e pranzare con coloro che amava, le risate
dei compagni di scuola, quelle gentili creature che si posavano sulla sua mano
in attesa… il suo spirito è fatto di queste memorie.
E quando alza il viso al cielo, nei suoi occhi brilla il riflesso di ogni
persona su cui ha posato uno sguardo di affetto.
Perché in tutta la sua vita aveva scelto di avere a cuore le piccole cose, di
raccogliere ognuno di quei minuscoli momenti di gioia e con essi tessersi
intorno il suo nido… perché il suo cuore era stato sempre aperto a qualsiasi
cosa sarebbe potuta arrivare, senza pregiudizio –trasparente verso il mondo,
come l’acqua che accetta ogni cosa che decida di riflettersi in lei- perché alla
fine non aveva opposto resistenza alcuna alla morte…
Tutte queste cose sono forse una debolezza?
No. Ci sono quelli che combattono, e quelli che sanno comprendere la ragione per
cui si combatte…un mondo dove le persone possano essere felici.
Anche se sembra che quel mondo sia già andato distrutto, se coloro che avrebbe
dovuto proteggere non ci sono più, la possibilità di quella felicità resterà
ancora viva, finché sia custodita come un tesoro nel cuore.
Anche se sembra che non ci sia più alcun motivo perché tutto questo vada avanti,
la memoria della sua esistenza resterà ancora viva: il ricordo di una persona
unica, la timida, sciocca, fragile ragazzina che adesso non potrà mai diventare
donna… di una ragazzina che desiderava solo amare, ed essere amata.
Tutte queste cose sono infinitamente preziose.
Non devono essere dimenticate.
Il vento si sta alzando più forte. Lei spalanca le braccia, spalanca improvvise
ali. Il vento canta tra la danza dei fili d’erba e s’impiglia nelle maniche
bianche della sua veste, carpisce poche minuscole piume e le fa turbinare via in
un movimento così gioioso e liberatorio da sembrare il suono della risata di un
bambino, o il volo di un uccellino che spazza il cielo.
La ragazza chiude gli occhi. Le mani aperte, lascia che da dentro il suo essere
scivolino fuori, rapidi, tutti quei luoghi, quei momenti in cui è stata più
pienamente se stessa. Si agitano in un piccolo vortice tra le sue dita come una
manciata di sabbia soffiata via dal vento, come disegni iridescenti che balenano
sulla superficie di una bolla di sapone… un piccolo mondo delicato come vetro
soffiato.
E’ la sua vita.
Il vento solleva l’anima dalla memoria… e mentre quella scintilla che un tempo
era una ragazzina di Tokyo prende a salire verso il cielo, mentre il suo
fantasma si sfalda in rivoli di bianche piume di seta sospese in volo, catturate
dal vento…
…quel piccolo mondo si frange in centomila luci.
E da un’onda di fili d’erba nascono brillanti, leggerissimi semi che si
disperdono nel mondo al suono dell’ultima supplica di un cuore…
Comprendimi!
E…
Ricorda….
In un altro tempo, un altro luogo….
Un ragazzo tende la mano.
Qualcosa di splendente si posa lieve sul suo palmo aperto, e i suoi occhi si
spalancano.
C’è un vento silenzioso che passa.
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