Fumetti/Cartoni americani > Phineas e Ferb
Segui la storia  |       
Autore: bulmasanzo    06/10/2012    9 recensioni
Dopo aver visto il futuro, Isabella ha iniziato a perdere le speranze con Phineas e a considerare, seppur non seriamente, una nuova alternativa. Ma proprio quando ormai sembrava destinata a doversi rassegnare, ecco che arriva una prova inaspettata del suo affetto.
Vi avviso, anche se può sembrarlo, all'inizio, questa non è una FerbXIsabella ma una PhineasXIsabella
Genere: Fluff, Malinconico, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Ferb Fletcher , Ginger Hirano, Isabella Garcia-Shapiro, Phineas Flynn
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
 <<  
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A

Cap 6


Per un'intera vita era stato accompagnato dalla sua fantasia. Era stata una parte fondamentale di lui, era quell'elemento indispensabile che lo aveva sostenuto e che lo aveva sempre fatto andare avanti.

Sopravvivere per lui sarebbe stato impensabile se non avesse avuto la consapevolezza che era proprio la sua fantasia che lo manteneva in vita, lo portava a ideare, e a creare poi concretamente, cose sempre nuove, sempre diverse, e sempre grandiose.

Ogni suo bizzarro progetto era stato realizzato, qualsiasi pazzia gli fosse mai venuta in mente di fare l'aveva fatta, senza mai preoccuparsi di non avere l'età giusta per farla.

La soddisfazione che ne conseguiva lo ripagava di ogni sforzo compiuto.

Con una lentezza esasperante, però, strati su strati di immaginazione si erano andati accumulando nel fondo del suo cervello, e adesso li poteva sentire mentre marcivano, si decomponevano, diventando sempre più grigi.

Avere una tale immaginazione, troppo fervida e senza limiti, si stava infine rivelando una condanna.

Ne era diventato schiavo, quello che faceva non gli bastava mai. Lo aveva trasformato, lentamente lo uccideva come la peggiore delle droghe.

L'emozione può giocare degli scherzi orribili, e non è soltanto una frase retorica. Bisogna però imparare a controllarla, bisogna fuggire dal mondo onirico che ognuno crea nella sua testa e ricominciare a vivere nel mondo reale, dove non penetra la luce.

Non è poi così difficile, basta volerlo.

Le dita gli si contorcevano e tremavano violentemente come devastate dall'artrite, il respiro gli si faceva più corto come dopo una lunga corsa, i piedi avanzavano per forza di inerzia, il cuore perdeva un battito a ogni passo.

Era come se qualcuno gli avesse dato uno schiaffo, talmente forte da riattivargli la sensibilità da lungo tempo perduta.

Un male inspiegabile quanto inaspettato aveva preso a rodergli il petto con inaudita ferocia.

Aveva provato una sensazione del tutto nuova. Si era sentito crollare addosso qualcosa e non ne comprendeva il motivo, sapeva solo che faceva male. Temeva di aver fatto qualcosa di stupido senza essersene accorto.

Guardò Baljeet e Isabella che danzavano insieme e quel dolore si tramutò in una vera e propria morsa allo stomaco.

Che mi sta succedendo?” si chiese, sconvolto e spaventato.

Aveva detto che non riusciva a figurarseli insieme. Aveva mentito. In realtà, era bastato che Ginger glielo facesse appena notare perché la sua immaginazione partisse a razzo.

Riusciva chiaramente a visualizzarli nella sua mente.

Riusciva a vedere lui. Adulto, alto, superbo nel suo incedere. Teneva Isabella per la vita con fare possessivo e si beava del sorriso che lei riservava solo a lui.

Riusciva a vedere lei. Le sue curve da donna fatta, i suoi capelli fluenti e luminosi, il puntino rosso al centro della fronte. Rideva, gioiva come se nella sua vita non esistesse altro.

E lui dov'era in tutto ciò?

All'angolo di una pista da ballo, a osservare con distacco forzato la loro perfetta felicità.

Quando la sua fantasia si sarebbe verificata -perché, presto o tardi, si sarebbe verificata- lui, eterno pazzo smemorato, avrebbe dovuto rimanere in quell'angolo, alla disperata ricerca di qualcosa da inventare. Qualcosa che magari gli avrebbe procurato una gioia, ma comunque sempre una gioia temporanea. Nessuno sarebbe più stato lì a chiedergli che cosa stesse facendo.

E ciò avrebbe automaticamente reso inutili tutti i suoi sforzi.

Provava qualcosa che non si sarebbe sognato mai e poi mai di provare, qualcosa di sconosciuto che non riusciva a capire. E si rese conto con incredulità che, seppur in maniera più lieve, aveva provato la stessa cosa quando aveva visto Ferb e Isabella bere il tè e ridere insieme senza coinvolgerlo.

Un'incredibile parola si stava insinuando forzatamente dentro la sua testolina triangolare, una parola che sarebbe tornata presto a tormentarlo.

Gelosia?

Era assurdo, così assurdo che non riusciva a sollevarsi sotto il peso di quella assurdità, lo schiacciava inesorabilmente.

Quella nullità di Baljeet Tjinder!

Era spuntato dal vuoto siderale e, con quel gesto insignificante, aveva trionfato dove nessuno era mai riuscito.

Era riuscito a guadagnarsi il suo odio.

Sì, perché Phineas in quel momento sapeva di odiarlo, lo odiava a morte.

Perché quello non sembrava più un semplice ballo, non era una cosa innocente.

Lui era perverso e gliel'aveva portata via. Non la stava più lasciando, la teneva stretta senza avere nessun diritto di farlo. Le sue dita in qualche modo la insudiciavano, la violavano.

Era lui che avrebbe dovuto ballare con lei, era a lui che lei avrebbe dovuto rivolgere i suoi migliori sorrisi, la sua riconoscenza. Nessuno aveva il diritto di prendersi ciò che spettava a lui, tanto meno quella mezza tacca di Baljeet.

Voleva che lei scappasse, che lo raggiungesse, ma la musica non accennava a scemare e lui riusciva a scorgere soltanto i suoi capelli che volavano in aria. Non la vedeva in viso, e la sua fantasia gliela fece immaginare terribilmente felice.

Devo andare a riprendermela. E devo prendere Baljeet a pugni...”

Questo pensiero lo spaventò e lo riscosse. Quello non era lui. Baljeet era un suo amico. Come poteva odiarlo?

Si rese conto che, qualunque cosa avesse potuto dire o fare, niente avrebbe potuto cambiare il fatto che era stato lui a consegnargli Isabella nelle sue mani.

Si sentì l'ultimo dei vermi.

Non poteva tornare indietro.

La musica non era ancora finita, era assordante, ossessiva.

Con un groppo al cuore, girò i tacchi e se ne andò via, allontanandosi dalla vista, per lui insopportabile, di quella coppia felice.

Non guardava dove stava andando, urtava tutti e non si fermava a chiedere scusa a nessuno. Poi andò a sbattere contro qualcuno che, istintivamente, lo afferrò per le braccia inducendolo a fermarsi. Era Ferb.

Gli rivolse uno sguardo disperato e si liberò dalla sua presa, ancora non riusciva a capire perché sentisse il bisogno di allontanarsi. Da tutto, anche da lui.

Doveva schiarirsi la mente, doveva scoprire quello che gli stava succedendo.

Ferb lo guardò stranito, ma come al solito non disse niente.

Lui uscì dalla pista facendosi largo tra tutti i suoi amici che cercavano di trattenerlo lì e gli facevano i complimenti e gli ripetevano quanto fosse bella e divertente quella festa.

Phineas non riusciva a sentirsene fiero, anzi non gliene importava più niente.

Si sedette per terra e si prese la testa tra le mani.

Che cos'aveva provato quando Ginger gli aveva detto di Isabella e Baljeet?

Terrore, puro e semplice terrore.

Eppure non aveva senso, non gli era mai capitato.

Che mi sta succedendo?” si chiese di nuovo.

Tentò di calmarsi, non era da lui andare in crisi in quel modo, non si riconosceva più.

Soltanto una volta gli era successo qualcosa di simile, ed era stato quella volta in cui era rimasto bloccato su quell'isola deserta e non sapeva più come andarsene.

Quella volta si era ridotto a scavare ridicolmente nella sabbia in cerca di minerali per aggiustare un aereo.

Ma nemmeno in quell'occasione aveva sentito il suo cuore battere a quel ritmo accelerato, troppo veloce per essere una cosa normale.

Dovrei costruire una macchina che mi aiuti a capire il mio stesso pensiero.” si disse.

Poi si sentì improvvisamente ridicolo per quello che gli era saltato in mente e si mise a ridere.

Si fece paura da solo quando si accorse di quanto la sua risata risultasse isterica.

Si rialzò e prese a vagare alla cieca, sentiva che, camminando, le sue idee avrebbero potuto andarglisi chiarendo. Non sapeva più dove stesse andando, si inoltrò in una via sconosciuta e non sentì né l'appello di Ferb né il richiamo della ragazzina che gli correva dietro cercando di raggiungerlo.

Quella sera dentro di lui c'era un conflitto che gli impediva di sentire quello che gli accadeva intorno. Lui non era una persona passionale, quindi cercava sempre di razionalizzare tutto.

Convinto che solo così potesse aiutarsi, cercò di riepilogare tutto quello che era successo e che provava, a freddo nella sua mente.

Che cosa l'aveva portato a organizzare quella festa per Isabella?

Lei si era spezzata un braccio cadendo dalle scale di casa sua e da quel momento sembrava che non fosse più interessata alle cose che lui faceva. Dunque, lo scopo della festa doveva essere...

Farti notare da lei? Lo provocò una vocetta inaspettatamente cattiva dentro la sua testa.

Calma” si disse “Non è questo... è solo che volevo fare una cosa carina per lei, tutto qui.”

Ma perché, qual era il motivo per cui lo aveva voluto fare? Non era certo colpa sua se era caduta...

O magari sì? Lo rimbeccò quella maligna voce, sorprendendolo di nuovo.

Perché dovrebbe?” si difese “Io non ho fatto niente...”

Ripensò al momento in cui era successo, tentò di ricordare ogni singolo dettaglio.

Era entrato lì e aveva visto lei e Ferb abbracciati... lei si era staccata come se si sentisse colpevole di qualcosa, era corsa via, gli era passata vicino, la rivide chiaramente mentre gli sfrecciava accanto... piangeva... non aveva visto il gradino... ed era caduta...

Frena, frena un secondo, genio.” si disse. Si era forse degnato di chiederle il motivo per cui fosse corsa via? Le aveva chiesto perché stesse piangendo? E poi, si era domandato perché stesse abbracciando suo fratello? In che momento della sua vita era, cosa provava, perché avrebbe dovuto sentirsi così fragile da volere un conforto proprio da lui?

Nella sua testa rivide suo fratello che, pur avendo un cuore spezzato, portava un mazzo di fiori a Isabella. Era stato Ferb a portarglielo. Lui non le aveva portato niente, non si era preoccupato di farla sentire meglio.

Però abbiamo confezionato insieme le fasce.” ricordò “Abbiamo passato un intero pomeriggio... a fare... una cosa che avevo deciso io... per l'ennesima volta!”

E il giorno successivo, aveva forse considerato il fatto che, costruendo quella pista da pattinaggio, che era stata il suo pallino, si sarebbe ritrovato con una cosa fichissima ma che lei non avrebbe potuto nemmeno provare?

E te ne sei addirittura offeso! Lo rimproverò quella che ormai riconosceva come la voce della propria coscienza.

Ma ci ho riflettuto dopo, quando Candace me lo ha fatto notare.” protestò. Aveva sempre bisogno che qualcuno glielo facesse notare, non ce la faceva a farlo da solo.

Ed era quello il motivo per cui aveva organizzato la festa, perché voleva rimediare al suo errore di averla trascurata. “Ma ci sono riuscito?”

Si riscosse un attimo dai suoi pensieri, si guardò intorno e si spaventò, perché non sapeva dove si trovasse. La via era terribilmente buia, non riusciva a leggerne il nome dalla targhetta fissa sul muro. Vide a una breve lontananza un lampione e ci andò di sotto, come una falena, cercando la luce. Vi si appoggiò con la schiena e ricominciò da dove aveva interrotto.

Ecco che nella sua mente tornò a farsi vivido il momento in cui era sopraggiunto Baljeet. Il suo aspetto si trasfigurò. Gli sembrò più bello e il suo sguardo era illuminato dall'affetto che doveva provare per Isabella. Come aveva potuto non vederlo?

Mi faresti ballare con la tua dama?” gli aveva chiesto in modo innocente. E lui gliel'aveva concessa. Come un idiota.

Ma Isabella ne era forse stata contenta? Lui le aveva chiesto se volesse ballare con Baljeet?

No, no, non l'aveva fatto. Si era soltanto fatto da parte, lasciandogli campo libero. Non aveva sentito pericolo, non si era preoccupato di niente, non ci aveva visto nulla di male.

E allora, perché quando Ginger ti ha detto quali erano le sue intenzioni, ti sei sentito così idiota?

In quel momento, Isabella, che pure avrebbe dovuto ballare tutta la notte con lui, era insieme a Baljeet, a un altro ragazzo, un ragazzo che non era lui e che poteva benissimo decidere di tenersela stretta e di non concederla più a nessun altro.

Gli venne una specie di crampo allo stomaco mentre li rivedeva ballare insieme e risentiva la voce di Ginger “Sono fatti l'uno per l'altra...”.

Perché stai avendo questa reazione? Riprese la voce nella sua testa, che ora sembrava un'entità completamente estranea al suo io. Te lo dico io cosa ti succede, la ragione per tutto questo è più semplice di quanto tu creda. Il vero motivo per cui hai organizzato la festa, per cui ti sei sentito in difetto nei confronti di lei, per cui ti sei sentito escluso quando prendeva il tè con Ferb e sembrava che se la intendessero così bene, e per cui adesso ti dà tanto fastidio pensare che sia con un altro che sai che ha un interesse romantico nei suoi confronti, è una sola.

Tu sei geloso di Isabella. E se sei geloso...

Gli tornò in mente Ferb che guardava le foto di Vanessa. Gli era sembrato così stupido. Solo adesso lo capiva. Ferb era geloso di Vanessa, invidiava il suo nuovo ragazzo. E se è geloso...

Poi pensò a Candace. Tante volte lei aveva dimostrato di essere gelosa di Jéremy. E se è gelosa...

-Se uno è geloso, significa per forza che è innamorato?- disse senza accorgersi che aveva parlato ad alta voce, dunque senza aspettarsi che gli avrebbero risposto.

-Ovviamente!- disse qualcuno da qualche parte di fronte a lui.

Phineas saltò su per la sorpresa interrompendo il suo flusso di pensieri.

Sotto la luce del lampione al quale stava appoggiato, avanzò una figura snella.

La riconobbe solo quando la vide bene.

-Isabella!- gridò. Aveva fatto tanto per fermare i battiti accelerati del proprio cuore e ora questo birichino ripartiva come un assolo di batteria.

-Che ci fai qui?- si accorse di balbettare e si impose di smetterla subito.

-Stavo cercando te.- disse lei con una luce particolarissima negli occhi blu. Non gli erano mai sembrati così grandi, profondi e lucenti.

Mi ha sentito!” formulò la sua mente “Ma certo che mi ha sentito, mi ha anche risposto!”

Lei gli andò decisa incontro, era decisamente troppo vicina...

Lui non seppe cosa dirle. Era stato beccato!

Aprì la bocca per buttare lì una frase casuale, ma lei fu più veloce di lui.

-Ti ho intravisto da lontano mentre lasciavi la festa e ti ho seguito.- disse -Che cosa stai facendo... qui da solo?-

-Riflettevo.- rispose lui con estrema sincerità.

-Riflettevi su cosa?- gli chiese, ma poi, senza dargli il tempo di rispondere, aggiunse: -La festa è di là, non hai sentito che Ferb ti ha chiamato?-

-No. - ammise lui -No, non l'ho sentito.-

-Ora sta cantando, lo hanno praticamente costretto.- Isabella rise mostrando i suoi dentini lucenti.

Phineas sentì la domanda sfuggirgli di bocca prima che potesse realizzarne il senso: -Senti, ma non stavi ballando con Baljeet?-

-L'ho scaricato.- disse subito lei -Così impara a pestarmi i piedi.-

-Ma lui... pensavo che...- cominciò Phineas, bloccandosi perché stava balbettando ancora -In realtà, non sono sicuro di cosa pensassi.- disse cercando di non farsi tremare la voce.

Isabella capì cosa volesse dire e scosse con decisione la testa.

Lui tirò un lieve sospiro, sollevato. Non aveva ancora messo in discussione quello che provava per lei, prima di quella sera, ma sentì che, in fondo, non aveva nulla di cui preoccuparsi. Si trattava pur sempre di Isabella, la sua migliore amica! Avrebbe dovuto averne paura?

-Phineas, vogliamo tornare indietro?- ruppe il breve silenzio che s'era creato -Ci stiamo perdendo il meglio.-

-Isabella, però... se torniamo, voglio che tu... mi prometta che...- esitò, non era sicuro di cosa volesse promesso.

-Che cosa?- lo incalzò lei.

-Che per il resto di questa serata, ballerai soltanto insieme a me.- disse guardandola fisso.

Lei sembrò sorpresa, batté le palpebre e inghiottì a vuoto, ma subito dopo sorrise, seppur di un sorriso incerto.

-Phineas, io ballerei insieme a te per tutta la mia vita...- disse in un sussurro. Era una frase così audace, ma l'aveva detta abbassando lo sguardo e facendo un piccolissimo passo indietro. Dirla doveva esserle costato un coraggio enorme.

Si sentì tanto intenerito nel vedere, sotto la luce elettrica gialla, le sue guance che si imporporavano e capì che si trattava di un momento importante, tanto aspettato, tanto desiderato. Capì che avrebbe dato tutto ciò che possedeva perché condividesse con lei quel momento.

Adesso non aveva più dubbi, perché gliel'aveva detto lei. “Perché non me lo ha detto prima?” si chiese. Avrebbe dovuto chiedersi perché invece non l'avesse capito da sé.

Era sempre stata lì, sotto ai suoi occhi... ogni singolo giorno, per tutta l'estate...

Che cosa stai facendo?”

Già, che cosa stava facendo? Che cosa aveva fatto, fino a quel momento?

La sua coscienza tornò a farsi sentire ma ora, inaspettatamente, anziché criticarlo lo incoraggiava. Puoi recuperare, non sei del tutto senza speranza.

So quello che sto per fare.” si disse.

Le toccò il braccio, il destro, quello sano, e l'attirò a sé con dolcezza.

Le punte dei loro nasi arrivarono a sfiorarsi.

Lasciò che fosse lei a consumare gli ultimi centimetri che li stavano separando.

Fu il suo primo bacio, eppure gli sembrò che fosse tremendamente familiare, era come se, in un lontanissimo passato, sepolto e dimenticato per qualche oscura ragione, tutto questo fosse già successo.

Si stupì di essere cambiato così tanto in così poco tempo. Un momento prima era solo un egoista che pensava soltanto alle sue invenzioni, un momento dopo si ritrovava a fare ciò che solo poche ore prima aveva considerato tanto stupido. Ora sì che si sentiva intrappolato nella stessa ragnatela di sentimenti in cui da tempo si trovavano i suoi fratelli.

Sembrava che Isabella non si volesse staccare più, aveva gli occhi chiusi e prolungò il contatto delle loro labbra anche quando lui cercò di disimpegnarsi, mettendogli la mano dietro la nuca e avvicinando di più le loro facce, in un gesto di possesso quasi prepotente.

Però, scoprì che non sembrava essere affatto una perdita di tempo, come aveva creduto. Era una sensazione incredibilmente dolce e si sentì fortunato di essere lui quello che lei stava baciando, lui e non Baljeet, né Ferb, né nessun altro.

Chiuse gli occhi anche lui e la lasciò fare. Non voleva definire quello che provava, non ancora, voleva solo godersi quell'attimo di perfezione.

Alla fine, anche lei dovette riprendere fiato.

-Vuoi ancora tornare alla festa?- le chiese in tono incerto.

Lei non aveva ancora tolto la mano dalla sua nuca, ma a lui non dispiaceva, gliela stava accarezzando. Era così morbida!

Annuì ma poi disse: -Non adesso...- gli poggiò la testa nel petto e lui sentì l'impulso di stringerla forte. La sentì abbandonarsi completamente a quell'abbraccio e non poté fare a meno di sorridere. Lentamente, si abbassarono e si sedettero per terra, lui era sempre con la schiena contro il lampione, ma così poté sostenerla meglio. Si ritrovò a sfiorare con le dita il fiorellino che lui stesso le aveva messo in testa.

-Grazie, Phineas.- sussurrò lei.

-Per che cosa?- le chiese, giocando con i suoi capelli.

-Per tutto questo... per essere così meraviglioso...-

Quello era un complimento che non si aspettava. Non pensava di meritarlo. Aver fatto quella cosa per lei non avrebbe dovuto sembrargli niente di straordinario, in confronto a ciò che faceva ogni giorno. Eppure, al contrario, gli sembrava che per tutta l'estate non avesse fatto niente di straordinario, in confronto a ciò che aveva fatto quella sera.

-...E per avermi fatto capire che mi sbagliavo su di te.- continuò Isabella.

-Perché, cos'era che pensavi di me?- si spaventò.

-Pensavo che ti importasse solo delle tue invenzioni... e che di me non ti importasse nulla.-

Non sapeva come risponderle. Non era bravo a esprimere i propri sentimenti, ma non credeva di averle dato un segnale completamente opposto. Da quanto tempo pensava questo di lui? Da quanto tempo stava aspettando che si accorgesse di lei?

-Oh, Dio... scusami...- mormorò togliendo la mano dalla sua testa.

-Non importa più, a questo punto, perché so che non è vero.- disse lei sollevandosi e guardandolo dritto in viso.

-Allora non c'è di che.- disse lui abbassandosi a riceverla.

Poi si rialzarono, lui la sosteneva ancora, timoroso che potesse crollargli tra le braccia per l'emozione. Lei gli strinse forte la mano e lo guardò intimidita come se lui potesse obbiettare qualcosa. Le sorrise incoraggiante, sembrava tutto così semplice, quei gesti gli venivano spontanei. Non parlarono durante il tragitto, ma nessuno dei due aveva veramente voglia di ritornare alla festa. Sembrò che ci impiegassero una vita, ma era bello camminare insieme, era bello avere ritrovato e rafforzato quella complicità che nei giorni precedenti gli era tanto mancata.

La canzone di Ferb era finita, se l'erano persa, il gruppo aveva fatto una pausa e adesso i ragazzi ballavano la solita, immancabile musica latinoamericana. Sembravano degli automi mal funzionanti, tutti a cercare di ripetere gli stessi frenetici movimenti dell'animatore sul palco che gridava e rideva come se fosse la cosa più divertente del mondo.

Ferb venne loro incontro in mezzo a tutta quella folla opprimente, aveva l'aria di chi si sta annoiando a morte e, nel contempo, sotto ai suoi occhi c'era un'ombra di disagio.

Ma lo vide sorridere quando si accorse che si tenevano per mano. Doveva avere intuito che tra loro due era successo qualcosa e ne sembrava contento. Eppure non disse niente di niente, come al solito, qualsiasi cosa avesse chiesto sarebbe stata superflua. Avrebbe voluto abbracciarlo. Sapeva sempre cos'era meglio.

Ancora una volta, Phineas si stupì di essere riuscito a cogliere tutte quelle sfumature con un solo sguardo, c'era qualcosa che lo aveva cambiato, qualcosa che finalmente lo aveva reso più attento.

Si ritrovarono a guardarsi tutti e tre. Isabella era radiosa, non avrebbe saputo trovare un altro aggettivo per definirla. Oh, sì, invece un altro c'è...

-Phineas, perché stai ridendo?- gli chiese Isabella guardandolo.

Lui scosse la testa. -Non lo so.- disse rendendosi conto che non riusciva a fare a meno di ridere. E non c'era un motivo apparente per quella sua risata. Probabilmente, Phineas non aveva ancora nemmeno compreso a pieno ciò che era successo quella sera. Sapeva soltanto che adesso non si sentiva più oppresso, era bastato così poco perché tutta la tristezza, la sensazione di avere sempre sbagliato tutto, di non essere all'altezza di quello che gli si sarebbe parato davanti, finalmente passasse, lasciando il posto a un'irrefrenabile gioia che gli veniva dalla consapevolezza di avere ottenuto qualcosa che era stato, per distrazione pura, sul punto di perdere e che, sicuramente, non avrebbe mai più lasciato che gli sfuggisse dalle mani.

Semplicemente stava bene, si sentiva felice e aveva voglia di ridere, di abbracciare le due persone che aveva vicino, che erano e che sarebbero rimaste per sempre accanto a lui.

Cinse sia Isabella che Ferb con le braccia, tenendoli stretti a sé in un gesto protettivo e, apparentemente senza che lui avesse detto o fatto niente, loro presero a ridere insieme a lui così, senza motivo, contagiati dalla sua allegria.

Adorava quando riusciva a farli ridere.


























Spazio autrice:

Ok ok ok... ehm ehm... salve...

Così, siamo arrivati alla conclusione di questa storia. Spero che vi sia piaciuto leggerla almeno la metà di quanto a me è piaciuto scriverla.

Vorrei terminare ringraziando gli utenti LovelyAndy per averla messa nelle preferite, Amy_Storm e lenny96 per averla commentata.

Grazie anche a chi l'ha semplicemente letta, comunque se volete farmi sapere che ne pensate, basta cliccare lassù dove c'è scritto Inserisci una recensione. Non costa niente e mi farete felice. Anche se sarà negativa. Ah, e se credete che sia andata nell'OOC, per favore ditemelo.


Questa Fanfiction non è stata scritta a scopo di lucro. Tutti i personaggi ivi presentati sono di proprietà della Disney.

  
Leggi le 9 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<  
Torna indietro / Vai alla categoria: Fumetti/Cartoni americani > Phineas e Ferb / Vai alla pagina dell'autore: bulmasanzo