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Autore: Acinorev    27/10/2012    13 recensioni
«Ma sono qui – la interruppi. - Sono qui, con te. Ed è esattamente dove voglio stare.»
Genere: Angst, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Altri, Zayn Malik
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'Unexpected'
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I kissed her

Capitolo 14

 

Quando per l’ennesima volta mi rigirai nel letto, incapace di mettere da parte i pensieri, decisi di alzarmi: cercare di addormentarmi era ormai impossibile. Mi infilai il pantalone della tuta, abbandonato sullo schienale della sedia nell’angolo della stanza, e uscii in corridoio. Fermo davanti alla mia camera, mi guardai intorno come per capire se ci fosse qualcuno ancora sveglio e in particolare tesi le orecchie per captare il più piccolo rumore che avrei potuto cogliere dalla stanza di Kathleen.
Niente. Sembrava fossi l’unico ad avere problemi di sonno quella notte.
Percorsi pochi passi al buio per poi uscire in salotto e accorgermi dello spiraglio di luce che si intravedeva dalla porta della cucina. Corrugai la fronte, avvicinandomi lentamente, per poi aprire la porta e accorgermi di una figura seduta al bancone al centro della stanza.
“Liam…” sussurrai, sorpreso e curioso. Sussultò, a causa dello spavento, e si voltò a guardarmi. Non l’avevo mai visto in quello stato: o meglio, non avevo mai notato così tanta mancanza di vitalità nei suoi occhi.
“Zayn, che ci fai sveglio?” chiese banalmente, seguendomi con lo sguardo mentre prendevo posto al suo fianco.
“Sbaglio o anche tu sei sveglio alle due e mezza di notte?” ribattei, abbozzando una risata che lui ricambiò debolmente tornando a fissare la tazza tra le sue mani.
“Non riuscivo a dormire.” spiegò.
“A chi lo dici.” sussurrai, pensando alle ore precedenti. Alzò un sopracciglio annuendo, come se capisse quello a cui mi riferivo, per poi bere le ultime gocce di quello che, dal profumo, sembrava essere del tè. Rimanemmo in quella posizione, in silenzio, per qualche minuto: entrambi a pensare ai propri problemi e alle proprie preoccupazioni. Era quello che succedeva tra di noi: stare insieme ci faceva sentire meglio, anche senza grandi discorsi. Quello che si diceva su Liam, infatti, era vero: era una specie di papà saggio per noi, ma non sempre quel ruolo compariva allo stesso modo. Nel nostro rapporto, per esempio, a volte si manifestava in uno di quei silenzi che servono a far sentire la vicinanza di un amico senza sprecare fiato in parole elaborate.
All’improvviso, però, la sua voce tornò a riempire la stanza: “Scusa per la sfuriata di prima, non volevo…”
“È tutto ok, non ti preoccupare.” lo interruppi. Ero sicuro che dovesse avere i suoi buoni motivi per aver reagito in quel modo.
“Ero solo nervoso. - si giustificò, - Anche se devo ammettere che quei due mi hanno davvero stancato. Si stanno comportando da veri stupidi.” aggiunse poi.
“Credo che tu gliel’abbia fatto capire.” lo rassicurai, sorridendo. In effetti le sue parole erano state molto dure, ma corrispondevano alla pura verità e Niall ed Harry avrebbero dovuto rifletterci su.
Un altro silenzio invase quei metri quadrati.
Sapevo che non c’era bisogno di fargli delle domande riguardo il suo nervosismo, perché sapevo che si sarebbe aperto quando se la fosse sentita. Succedeva sempre così tra me e lui.  Quell’assenza di parole superflue sembrava essere una promessa, una rassicurazione, come se entrambi ci stessimo dicendo che eravamo lì l'uno per l’altro.
“Dice di non essere più sicura dei suoi sentimenti.” sussurrò, senza staccare lo sguardo dalla fantasia azzurra della tazza.
Mi voltai verso di lui per scrutare la sua espressione: potevo finalmente capire quale fosse il motivo di tutto il suo turbamento. Continuai a guardarlo, aspettando qualche altra spiegazione che non tardò ad arrivare.
“Non ne è più sicura. Ti rendi conto? Dopo tutto questo tempo…” riprese, scuotendo leggermente la testa.
Allungai un braccio, portando la mia mano sulla sua spalla, che strinsi leggermente come per rassicurarlo.
“Mi dispiace.” esclamai, non trovando altre parole. In fin dei conti se Kathleen mi avesse detto una cosa del genere non ci sarebbe stato niente che avrebbe potuto farmi sentire meglio sul momento; in più, Liam e Danielle stavano insieme da molto più tempo, quindi la sua situazione era anche peggiore.
“Che poi cosa significa? Come si fa ad essere confusi sui  propri sentimenti? Se tieni ad una persona lo sai, lo senti. Io… Non capisco.” continuò, come se stesse parlando più a se stesso che a me.
Strinsi ancora una volta la mano sulla sua spalla: “Dalle un po’ di tempo e vedrai che ci ripenserà.” provai a consolarlo.
Inarcò le labbra in un’espressione poco convinta, sospirando subito dopo; poi fissò i suoi occhi nei miei: “Grazie amico.” mormorò.
Sorrisi, senza rispondere: nella mia testa pensavo a quanto fosse stupido da parte sua ringraziarmi. Per cosa avrebbe dovuto farlo? Perché ero stato ad ascoltarlo? Per avergli detto delle parole che avrebbero dovuto farlo sentire meglio? Era insensato, dato che lui lo faceva con me ogni santa volta che il mio cervello complicato aveva dei problemi.  Era insensato perché io gli dovevo quello e molto altro.
Eppure quei pensieri li tenni per me, sicuro che il mio amico sapesse già tutto.
Ricambiò il sorriso e si alzò dalla sedia: “Torno a dormire, o almeno ci provo.” esclamò, con un po’ di ironia. Io annuii: “Buonanotte, o buona fortuna.” risposi scherzando. Sentii una sua leggera risata mentre si allontanava verso la porta della cucina.
Prima che potesse scomparire nel salotto buio, però, si voltò: “Ah, Zayn.”
“Hm?”
“Parla con Kathleen.” disse soltanto, per poi andarsene.
Annuii lentamente, come se potesse vedermi.  Allora aveva sentito il nostro litigio: d’altronde, chi non l’avrebbe potuto sentire? Stavamo urlando in un corridoio, era più che normale.
Mi voltai, abbassando il capo per fissare la superfice liscia del bancone. Ero arrabbiato, anzi, furioso.
Con Savannah, che non avrebbe dovuto intromettersi e mentire così spudoratamente.
Con me, perché nascondendo a Kathleen il mio stato d’animo causato dai pettegolezzi e dalle offese, avevo solo peggiorato e le cose.
E con lei, perché non si era fidata di me, per la seconda volta.
Respirai profondamente, consapevole che avrei dovuto parlarle il prima possibile, anche se non in quel momento. Più volte quella sera avevo bussato alla sua porta senza ottenere alcuna risposta, quindi era inutile provarci di nuovo in piena notte. Inoltre, ero quasi sicuro che avremmo alzato un po’ la voce e non mi sembrava il caso di svegliare Niall e disturbare Liam, che aveva bisogno di tutto tranne che di altre grane. Quindi rimandai tutto al giorno dopo, approfittando dell’uscita degli altri due in mattinata.
Mi convinsi che quella notte l’unica cosa che avrei fatto sarebbe stata provare ad addormentarmi.
 
Tamburellai sulla pelle del divano sbuffando.
Presi a cambiare canale nervosamente, senza neanche prestare attenzione ai programmi.
Mi guardai intorno, sospirando per l’ennesima volta.
Fissai lo sguardo sull’orologio, che segnava le 11.23.
Alzai gli occhi al cielo, sempre più impaziente.
Schiacciai il pulsante rosso del telecomando della tv, spegnendola definitivamente.
“Ora basta.” sussurrai tra me e me, alzandomi dal divano su cui ero seduto da circa due ore, mentre aspettavo che Kathleen si svegliasse e uscisse da quella camera. Non era mai stata una dormigliona, quindi era strano che a quell’ora non si fosse ancora alzata, e io stavo morendo a causa dell’ansia. Volevo parlarle e risolvere quel casino.
A passi svelti mi avvicinai alla sua porta e riuscii a sentire un debole rumore: sempre più deciso, quindi, bussai.
“Leen.” chiamai, con tono tranquillo. In realtà la tranquillità non mi apparteneva per niente in quel momento, ancora di più quando non ricevetti nessuna risposta dall’altra parte.
“Leen, lo so che sei sveglia. Fammi entrare.” riprovai, bussando di nuovo.
Ma, di nuovo, mi rispose il silenzio più totale.
Iniziai quindi ad intensificare i colpi sulla porta, pronto a farla esasperare talmente tanto da portarla ad  aprirmi solo per dirmi di smetterla.
“Kath, dobbiamo parlare. Apri questa porta.” continuai. Mi sentivo molto come un genitore che rincorre il figlio adolescente in crisi di età, con la differenza che io non ero suo padre e che la ragazza che stavo rincorrendo era quella che amavo. Perché sì, ormai ne ero convinto: la amavo. Quindi le avrei parlato, a costo di buttare giù quel pezzo di legno.
Sentii un “No.” secco provenire dalla stanza e la mia tranquillità iniziò a diminuire fin quasi a scomparire. Inspirai lentamente, cercando di mantenere un tono di voce calmo.
“Invece sì. – ripresi, - Apri, adesso!” ordinai. Quando, però, non ottenni nessun risultato, mi corressi: “Ok, allora. Vorrà dire che parleremo con una porta di mezzo.” esclamai gesticolando in modo nervoso.
Aspettai qualche secondo, sperando che dicesse qualcosa, ma sembravo destinato ad avere un lungo monologo. Ebbene, era quello che avrei fatto.
“Ne avevamo già parlato, no? Ti avevo già spiegato chi fosse Savannah e ti avevo già assicurato che tra me e lei non c’era stato assolutamente niente. Tu mi hai detto esplicitamente che mi credevi e hai fatto bene, perché io sono stato sincero. Quindi te lo dirò altre mille volte se necessario: non l’ho toccata nemmeno con un dito. Ed è stata una stronza a dirti certe cose perché non sono assolutamente vere. Mi sono sbagliato su di lei, non pensavo che potesse arrivare a tanto, ma l’importante è che io sia stato sincero con te: ti ho detto la verità sin da subito.”
Dopo una piccola pausa ripresi a parlare con la voglia di dirle tutto quello che in quel momento mi passava per la testa: “Quello che mi fa incazzare è che tu non abbia esitato a credere a lei, ad una sconosciuta, piuttosto che a me, il tuo ragazzo. Perché non ti fidi? Ho mai fatto qualcosa che ti ha portato a dubitare di me? Non mi sembra, sai? Quindi… Perché non ti fidi di me?” conclusi, affievolendo la mia voce fin quasi a farla diventare un sussurro. Abbassai lo sguardo, pensando a quanto mi facessero male le mie stesse parole.
All’improvviso, però, la porta si spalancò, lasciando apparire la figura di Kathleen. Mi guardò per un attimo negli occhi, senza che io riuscissi a decifrare la sua espressione.
“Sai perché non mi fido? – iniziò, avvicinandosi di un passo, - Non mi fido perché tu sei Zayn Malik: tu sei uno dei ragazzi più famosi del mondo e io sono Kathleen, la ragazza col tumore. Sarebbe più che normale che te la spassassi con qualcun’altra al posto di tornare da me, non credi?  Non mi fido perché tu potresti decidere di andartene da un momento all’altro e io non avrei alcun diritto di fermarti, perché non farei altro che darti preoccupazioni e rubarti del tempo. Ecco perché non mi fido, ecco perché ho paura. Ed ecco perché se una ragazza mi dice di esser stata con te io le credo subito!” concluse, alzando di molto la voce e lasciando qualche lacrima a rigarle il volto.
La guardai, incapace di formulare una frase che avesse senso. Riuscivo solo a pensare a quanto fossi all’oscuro di tutta quella insicurezza: per l’ennesima volta la sua allegria e spensieratezza mi avevano ingannato. Non avevo prestato abbastanza attenzione alla vera Kathleen, quella che si nascondeva sotto la facciata, quella che solo io conoscevo davvero.
“Kath…” sussurrai. Subito dopo mi ritrovai ad abbracciare il suo debole corpo, come se i miei muscoli avessero vita e volontà proprie, come se si fossero mossi verso il loro luogo di appartenenza. “Cosa devo fare per farti capire che voglio stare con te, eh? Non mi importa del tumore: tu per me sei Kathleen, la Kathleen di sempre. Quindi smettila di pensare a queste cose e fidati di me una buona volta.”
Poggiò le sue mani sul mio petto spingendomi via lentamente: mi fissò negli occhi e dal modo in cui mi guardava capii che non era ancora finita lì.
“Se con lei non c’è stato niente, perché eri così strano?” chiese, assumendo un’espressione insicura e forse anche un po’ impaurita. Non era ancora convinta delle mie parole e, per quanto mi dispiacesse, su quel punto aveva ragione. Il mio comportamento ambiguo aveva potuto darle un’impressione sbagliata. Sospirai, sorpassando poi la sua figura per entrare nella camera e sedermi sul letto. Tamburellai con una mano sul materasso sul quale le coperte erano ancora in disordine, e lei, dopo avermi guardato in modo diffidente, mi seguì. Si sedette di fronte a me, incrociando le gambe.
 Dopo un minuto circa, ero pronto a spiegarle tutto.
“Il mio comportamento non c’entra niente con Savannah. Quando mi chiedevi spiegazioni e io ti rispondevo che ero solo stanco, non mentivo, o almeno non del tutto. Ero stanco davvero, ma non fisicamente. Un po’ di giorni fa Liam mi fece vedere su Twitter quello che avevano scritto delle fans su di te. Da quel momento ho iniziato a leggere sempre più cose e a stare sempre peggio: non riuscivo e non riesco ancora a credere che esistano persone tanto cattive e invidiose. Avevo deciso di non parlartene, perché non volevo che tu ti preoccupassi anche di quello, quindi mi tenevo tutta la rabbia dentro. Ecco perché ero strano. Savannah non c’entra assolutamente niente.” conclusi, fissandola negli occhi e aspettando che capisse finalmente  quanto grosso fosse stato il malinteso.
“So già cosa dicono le tue fans.” rispose, abbassando lo sguardo sulle sue mani, che si stavano torturando a vicenda. Poi riprese: “So tutto quello che pensano. Ci sono quelle che mi augurano la morte e quelle che invece mi apprezzano.”
A quelle parole corrispose una stretta allo stomaco: come diavolo si fa ad augurare la morte ad una ragazza?
“Ecco, è per questo che mi verrebbe voglia di…”
“Ma a me non interessa, Zayn.” mi interruppe, tornando a guardarmi e scrollando leggermente le spalle. “Non mi importa di quello che pensano loro: sapevo sin dall’inizio che stare con te non sarebbe stato sempre rose e fiori, perché conoscevo già le tue fans. Le ho viste accanirsi su quella ragazza con la quale eri stato ad X-Factor, o su ogni altra ragazza che ti eri portato a letto.Quindi so anche che io non sono diversa e che non mi posso aspettare di essere amata da tutte loro. E poi, cosa importa? Io sto con te, non con loro. E come hai detto tu, ho altro di cui preoccuparmi.” concluse.
In quel momento mi sentii un vero stupido: l’avevo sottovalutata, ancora una volta. La mia mania di prendermi cura delle persone aveva trionfato di nuovo, mentre avrei dovuto sapere che Kathleen non ne aveva bisogno. La conoscevo come il palmo delle mie mani, ma riusciva lo stesso a stupirmi quasi ogni giorno. Quella ragazza era un ossimoro vivente: forte come una roccia, ma anche debole come un fuscello. Avevo creduto che fosse sicura del mio affetto per lei e poi avevo scoperto che in realtà aveva paura di un mio abbandono. Avevo creduto che non avrebbe sopportato il disprezzo di alcune fans e invece, mentre io mi facevo mille problemi, lei sapeva e sopportava già tutto.
Continuavo a guardarla senza sapere cosa fare: anzi, l’unica cosa che volevo fare era continuare a fissarla, come se in quel modo avessi potuto finalmente capirla fino in fondo. O forse quella non era l’unica cosa: forse volevo anche baciarla.
“Comunque grazie, per esserti preoccupato per me. - esclamò, accennando un sorriso, - E scusa, per  essermi comportata così. - continuò, - E per non averti creduto.”
Sì, avevo anche voglia di baciarla e proprio per quello iniziai ad avvicinarmi impercettibilmente al suo volto, mentre ancora parlava.
“Per averti chiuso la porta in faccia.” aggiunse, spostando lo sguardo sulla mia bocca che si faceva sempre più vicina.
“E per non averti aperto.”
Dopo quelle parole, aprì di nuovo la bocca per dire qualcos’altro, ma le nostre labbra erano talmente vicine che era quasi ridicolo che non si stessero già saziando le une delle altre. Proprio per questo le feci combaciare, mentre la sua mano, intrecciata ai miei capelli, mi avvicinava di più a sé.
“E tu scusa, se non ho bussato per tutta la notte alla tua porta.” mormorai, facendola sorridere.
“Non litighiamo più, ok?” chiesi come un bambino, per poi tornare sulla sua bocca.
“Non invitarla più a casa, ok?” ribatté lei, abbozzando una risata che io ricambiai.
“Mi sei mancata.” sussurrai, scendendo a baciarle il collo. Lentamente poi mi spinse sul letto, facendomi sdraiare e mettendosi sopra di me, con le gambe ai fianchi del mio bacino.
“Anche tu.” mormorò, abbandonando la testa all’indietro per permettermi di muovermi meglio sul suo collo e sulla sua clavicola leggermente sporgente. Spostò il viso avvicinandolo al mio e cominciò a sfiorare il mio naso, le mie labbra, il mio mento, percorrendo un percorso che la guidò fino al mio orecchio: “Fai l’amore con me.” sussurrò, talmente piano che non ero sicuro l’avesse detto sul serio.
A quelle parole il battito del mio cuore, già accelerato, aumentò ancora. Quando finalmente i miei occhi incontrarono di nuovo i suoi, la guardai intensamente: “Sei sicura?” le chiesi premuroso. Sapevo bene, così come lei, che il tumore e la chemioterapia avrebbero reso tutto più doloroso e l’ultima cosa che volevo era farle del male, sebbene desiderassi farla mia già da un po’ di tempo.
“Non voglio aspettare di stare peggio.” rispose con un filo di voce. Portai quindi una mano sulla sua guancia, accarezzandola delicatamente, e senza che potessi fare altro la vidi togliersi il golfino di lana bianca che la copriva. Lentamente la spostai di lato per poter cambiare la nostra posizione: subito sentii le sue mani farsi largo sotto la mia maglia, che prontamente mi sfilai.
Tornai a concentrarmi sulla sua pelle lattea, attento a fare tutto con la massima delicatezza e a non perdermi nessun lembo di pelle. Non ci volle molto affinché i nostri respiri si facessero più intensi, mentre ormai nudi, i nostri corpi si univano in una un’unica cosa.
Baciavo ogni millimetro del suo petto, incapace di saziarmi di lei.
Baciavo ripetutamente le sue labbra, mentre dei gemiti troppo forti cercavano di uscire.
Baciavo il suo volto, soffermandomi sullo strano colorito che le sue leggere occhiaie avevano assunto.
Baciavo il suo collo, mentre cercavo di dimostrarle tutto il mio amore.
La baciai dolcemente quando sentii un flebile “Ti amo.” provenire dalla sua figura, tremante sotto di me.
E tornai a baciarla dopo averle risposto “Anche io.”.
Baciavo il suo corpo e intanto baciavo tutto il resto: baciavo il suo prendermi sempre in giro, la sua forza, la sua paura, il suo svegliarmi con una carezza; baciavo la sua voglia di vivere, il suo essere vendicativa e il suo odio per le olive; baciavo il suo vizio di mordersi le labbra quando era nervosa, il suo addormentarsi tra le mie braccia dopo avermi pregato di cantarle qualcosa, la sua testardaggine; baciavo il suo alzare al massimo il volume della radio quando passava una delle sue canzoni preferite, la sua insicurezza, la sua paura dei ragni e il suo senso dell’umorismo.
Baciavo il suo corpo e intanto baciavo il mio amore per lei.
 




Here I aaaaaaaaaaaam! Lo so che mi amate perchè ho anticipato la pubblicazione LOL
È che non resistevo! Dovevo pubblicare questo capitolo!
Alloooooora: una parte Ziam non poteva mancare! (Per la felicità di StormbornKay ahah 
ah, sappi che ti obbligo a lasciare una recensione) Finalmente si è capito cosa è successo a Liam! 
Poooi, passiamo alla nostra coppia (Zeen? O Layn? Layn a me piace di più! Secondo voi?)
Comunque, il litigio c'è stato e entrambi hanno scoperto qualcosa sull'altro!
Vi soddisfa? Cioè, va bene come hanno affrontato la cosa?
Io non ne sono molto sicura, ma non mi dispiace in fin dei conti!
Ah, la cosa più importante è la scena finale kshfd
Ce l'hanno fattaaaaa *stappa le bottiglie di champagne* e si sono detti anche ti amo!
Ho scelto un metodo diverso per raccontare la scena, anche quella del ti amo...
E spero davvero che questo nuovo metodo non sia una cagata...
Beh, lo capirò dalle vostre recensioni :)

Aw. Le vostre recensioni... Io vi amo, dalla prima all'ultima **
E amo anche te che ora stai leggendo questo spazio autrice senza
nessuna intenzione di lasciare una recensione, ok? ok. haha
Che dire? Vi ringrazio sempre moltissimo per quello che fate per me!
E vi prego di farmi sapere cosa ne pensate, perchè credo che questo
sia un capitolo abbastanza importante per la storia!
Beh, ora vi lascio! 

p.s. Se qualcuna di voi ha twitter, ditemelo che vi seguo sjkdlakfh

Oggi niente gifsss: ma solo foto! Sì, perchè ho trovato due foto di Zayn (roba da far venire voglia di partire con il primo aereo per Londra e rapirlo mentre compra i sottaceti al supermercato (?)) Eeee ho trovato Kathleen, finalmente ** In realtà era una gif, ma nella gif la ragazza ha gli occhi azzurri, quindi ho fatto uno stamp e l'ho modificata :) Spero vi piaccia, anche perchè è esattamente come l'avevo immaginata :3

Zayn djkfsa:

       

E Kathleen **:



Addio gente, much looove :3

  
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