Dragon Ball |
Dragon Ball Z-The Last Fight di Shira | Leggi le 4 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 29/05/2007 | Stampa questo capitolo | Stampa tutta la storia
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qualkosa
Crilin stava giocando sulla
spiaggia, con la piccola figlioletta, le lanciava una palla rossa e lei la
prendeva e gliela rilanciava lanciando gridolino di gioia e divertimento,
intanto il sole creava riflessi bellissimi sul mare calmo; C18, intanto, stava
preparando la colazione, mentre guardava fuori dalla finestra e sorrideva alla
vista del marito e della figlia che giocavano allegramente.
Finì di preparare la colazione e
mise il latte a scaldare, intanto si sedette su una poltrona a rilassarsi.
Il marito entrò in quel
momento.
“Hey, amore, è pronta la
colazione?”
“Quasi, sta scaldando il
latte”
Crilin le si avvicino, dandole le
spalle e le fece scivolare la testa all’indietro, in modo che poggiasse sui suoi
pettorali scolpiti. La donna sorrise e fece slittare le braccia all’indietro,
cercando di abbracciarlo, mentre la bimba giocava ancora fuori.
Tutto si presentava come una
tranquilla scenetta familiare, ma all’improvviso lo sguardo di Crilin si fece
vacuo, e lui iniziò a slacciarsi la cintura. La cyborg se ne accorse
immediatamente.
“Ma…amore! C’è la bimba! Semmai
dopo, in camera…” disse con un sorriso, Crilin non le rispose e si tolse la
cintura, quindi velocemente la fece passare davanti al collo di C18, senza che
lei avesse il tempo di reagire, e cominciò a stringere sempre più forte, mentre
la cyborg cercava di liberarsi.
Finalmente la donna riuscì a
dargli una testata che lo fece andare all’indietro, perdendo la presa sulla
cintura.
C18 iniziò a massaggiarsi il
collo, mentre il marito si alzava e il suo sguardo tornava normale.
“Ma che ti è preso, Crilin? Sei
impazzito?” la donna era infuriata
“Io…io…” Crilin non sapeva cosa
dire, passava lo sguardo dalle sue mani al collo arrossato della moglie,
incapace di fare un discorso completo
“Io…non lo so…”
La donna lo guardò attentamente,
non si capacitava della reazione di qualche secondo prima.
L’uomo si alzò e si diresse
fuori, ma C18 gli sbarrò la strada.
“Ah, no! Prima rinsavisci, poi ti
lascerò giocare ancora con nostra figlia!”disse, prendendola in braccio e
portandola in camera sua. Crilin si sedette sul divano, continuando ad
osservarsi le mani che stavano per uccidere la sua amata.
Molto lontano, intanto, Vegeta si
stava allenando nella stanza gravitazionale, quando la voce della moglie lo
convinse ad uscire.
“Cosa vuoi, donna?” il principe
fece in tempo a pronunciare queste parole, che si sentì la testa pesante e
vuota, iniziò a vedere sfuocato, si sentiva come in un sogno, e non era più
consapevole dei suoi movimenti.
“Zuccone! Non allenarti tutto il
giorno, va fuori a giocare con tuo figlio!”.
Vegeta la buttò contro il muro,
tenendole la bocca coperta con una mano, in modo che non potesse chiedere aiuto.
Quindi sollevò un pugno, con la chiara intenzione di trapassarla all’altezza
dello stomaco.
Per fortuna il piccolo Trunks,
passando di lì, aveva visto tutta la scena e si trasformò immediatamente in
super sayan, fermando appena in tempo il pugno del padre.
Vegeta ritirò il pugno, e gli
occhi gli tornarono normale, iniziava a sentirsi la testa più leggere e a
riprendere il controllo delle proprie azioni.
“Che ti succede, Vegeta? Sapevo
che eri un pazzo, ma non fino a questo punto!”
Vegeta non le rispose,
limitandosi a fissare il pugno, era infuriato con se stesso, perché non era
riuscito a controllarsi, ma anche preoccupato per qualsiasi cos stesse prendendo
il controllo su di lui.
In casa Son, intanto, Goku stava
giocando con il piccolo Goten, tenendolo sulle ginocchia.
Chichi arrivò con una merendina
per Goten e stampò un grande bacio sulle labbra del marito.
Goku iniziò a sentirsi strano, la
testa pesante e vuota, la visuale sfocata, sentiva che stava per perdere il
controllo.
Prese Chichi per i fianchi ed
iniziò a stringere, stringere, più forte che poteva, facendo mancare il respiro
a sua moglie.
Il piccolo Goten rimase shokkata
a quella scena, ma, ripresosi, si trasformò in super sayan e colpì il padre con
una testa all’altezza dello stomaco, che lo fece cadere all’indietro e perdere
la presa su Chichi, la quale cadde sul pavimento, quasi senza forze.
“Ma…Goku…” Chichi era
terrorizzata, e anche Goku, che aveva ripreso il controllo di sé,.
“Io…Chichi, io…non so cosa mi è
preso”. La donna prese Goten e lo portò via, mentre Goku rimase seduto a
pensare, era preoccupato, non era da lui perdere così il controllo, e per giunta
senza sapere il perché.
“Pfui, troppo facile!”
Un uomo stava seduto ad un
tavolino, sopra il quale stavano tre sfere, ognuna delle quali raffigurava uno
dei guerrieri sopra citati.
“Cosa è facile, Sommo Draklin?”
“Le loro menti, così facili da manipolare…e loro, così
deboli, batterli sarà un giochetto!”
“Sì, Sommo Draklin”
L’uomo si alzò, rivelando il suo
aspetto. Era un ragazzo alto, non molto robusto, con una ciocca di capelli viola che gli
ricadeva sull’occhio sinistro. Portava una tunica nera, lunga fino ai piedi,
completa di un cappuccio. Gli occhi erano arancioni e maligni, si aveva sempre
la sensazione che sapesse scrutarti dentro, vedere fino agli angoli più remoti
del tuo essere, e in un certo senso era così.
Il suo servitore era un bambino,
di circa sei anni, ma non un bambino come gli altri. Un demone, con maestose ali
nere che ne incorniciavano la schiena.
Draklin si avvicinò ad un
mobiletto, e ne estrasse un ciondolo d’ambra, verde, a forma d’occhio.
“Nessuno rovinerà il mio
trionfo…nessuno!”
“Uhm…sono preoccupato,
giovanotto”
Il Sommo Kaioshin stava scrutando
con la sfera gli avvenimenti dei tre guerrieri.
“Di cosa è preoccupato?”
“Oh…lo vedrai…lo vedremo
tutti…teletrasportami da Re Kaioh, devo affidargli un compito molto
importante”
Kaioshin il Superiore eseguì,
così tutti e due si ritrovarono davanti a Re Kaioh.
“Ohhh, Kaioshin il Sommo qui al
mio cospetto, quale onore, cosa posso fare per lei?”
Kaioshin il Sommo fece gesto a
Kaioshin di allontanarsi, e quando il giovane ebbe eseguito, si rivolse a Re
Kaioh
“Devo affidarle un compito
importante. Come saprò ogni pianeta ha i suoi custodi degli elementi”
“Sì”
“Bene, voglio che mi trovi quelli
sul pianeta Terra, sono tre femmine ed un maschio, Shira, Melissa, Alexis e
Kevin, voglio che lei me li trovi e li porti al mio cospetto, il prima
possibile!”
“Certo, Sommo Kaioshin, posso
servirmi dei guerrieri della Terra?”
“No, ma potrà servirsi del loro
Dio, se lo desidera, l’importante è che faccia in fretta”
“Bene, eseguirò”.
I due Kaioshin se ne andarono,
lasciando Re Kaioh incerto sul da farsi. Alla fine decise di affidarsi a Dende,
con cui stabilì immediatamente un contatto telepatico.
“Dende…Dende…mi senti?”
Dende e Popo si trovarono fuori
dal palazzo, e si stupirono nel sentire la sua voce
“Sì, la sento, Re Kaioh”
“Bene, devo affidarti un compito
molto importante, e da farsi alla svelta”
“Dica”
“Devi trovare i custodi dei
poteri degli elementi, Shira, Melissa, Alexis e Kevin e condurli al mio
cospetto”
“Va bene, e dove posso
trovarli?”
“Sta a te cercarli, ma fai in
fretta”
“Ma…ma…”
Re Kaioh chiuse il collegamento
prima che Dende potesse replicare.
“Ma…come faccio a trovare quattro
persone che non so nemmeno come sono fatte?”
“Io lo so, mio signore”
intervenne Popo, contento di poter aiutare il suo superiore.
“Sai come sono fatti?”
“So dove trovarli” disse Popo,
ancora più contento.
“Benissimo! Portamici, allora, ed
io li convincerò ad andare da Re Kaioh”
“Mi dispiace contraddirla, ma
credo che sarà difficile…”
“Ma…io sono un loro superiore,
vero?”
“Anche il Dio precedente lo era,
e non gli hanno mai dato ascolto, ma non è questo il problema…”
“E qual è allora?”
Popo sembrava preoccupato da
qualcosa, stava cominciando a sudare freddo”Crede che Re Kaioh voglia farli
combattere al fianco dei guerrieri?”
Dende rimase pensieroso un
momento
“Se me li fa chiamare con tanta
urgenza, è probabile che ci sarà qualche guaio, e che la risposta sia sì…”
“Se mi permette…Shira non
accetterà mai di combattere con i guerrieri della squadra Z”
Popo sudava ancora di più
“Questo non è un problema mio, io
devo solo portarceli. Popo…ho l’impressione che tu mi nasconda qualcosa”
“Oh, no, non potrei mai!”
Dende si alzò in volo, seguito da
Popo, sempre più preoccupato.
“Mi dispiace nasconderglielo, ma credo che
per il momento sia meglio così”
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