Naruto |
Sinners di _ayachan_ | Leggi le 23 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 04/10/2007 | Stampa questo capitolo | Stampa tutta la storia
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Naruto-1
Questa è la storia di un ritorno.
E’ la storia di un nuovo incontro e di vecchi scheletri che tornano a vivere.
E’ la storia di un amore, se vogliamo, ma anche la storia di un’amicizia.
E di una vendetta.
Perché in ogni storia che si rispetti,
ogni fiore ha la sua spina…
Capitolo primo
Passo a due
Il Villaggio della Foglia.
Pochi sanno dove si trovi esattamente all’interno del vasto paese del Fuoco, e ancora meno sanno come arrivarci.
Quei rari personaggi che per un motivo o per l’altro lo hanno
visitato, sono legati al giuramento di non rivelarne mai
l’ubicazione; ma se dovessero parlare racconterebbero di un
sentiero quasi invisibile nel bosco, disseminato di trappole, che si fa
strada vera e propria nei pressi dell’abitato. Racconterebbero di
mura in legno alte e guardate a vista, di due porte principali immense,
di un’alta parete di granito con cinque volti scolpiti, di case
dagli stili più disparati. Racconterebbero di terme, negozi,
chioschi di ramen, parchi per bambini, racconterebbero delle persone e
della vita che si respira nelle strade, vita apparentemente uguale a
quella degli altri mille villaggi comuni.
Poi, racconterebbero dell’Accademia ninja. E dell’Hokage,
il ninja più forte, capo e protettore del villaggio. E di tutti
i genin, chunin e jonin che bazzicano quotidianamente da una casa
all’altra, da un ufficio all’altro, come se niente fosse,
mostrando i loro coprifronte con disinvoltura.
Perché il Villaggio della Foglia, Konoha, è un villaggio ninja.
Un villaggio misterioso, protetto e protettore, un villaggio in cui
è difficile entrare e ancora più difficile uscire.
Qualcuno ritiene che sia abitato da menti eccelse.
Quel qualcuno, secondo Sakura Haruno, doveva essere un gran cretino.
Diciotto anni, capelli chiari e lisci fino alle spalle, occhi verdi e
fisico longilineo, Sakura era uno dei più validi ninja del
villaggio, stretta collaboratrice del quinto Hokage e mente geniale,
secondo chi la conosceva. Nonostante la giovane età già
era jonin, e in quel momento era appena tornata da una missione con Sai
e Kakashi Hatake, rispettivamente un coetaneo dal bizzarro carattere e
il suo maestro.
Al suo rientro aveva trovato un biglietto, lasciatole all’ufficio per lo smistamento delle missioni, in cui una certa persona la informava di essere andata a sostenere l’esame per diventare jonin.
Così, di punto in bianco.
“E’ un deficiente!” pensò Sakura,
accartocciando il foglietto e riducendolo in polvere davanti a un
attonito smistatore di missioni. “Quando pensava di dirmi che
aveva intenzione di farlo, eh? E poi pensa davvero che sia possibile?
Lui non è neanche chunin!”
«Qualcosa non va?» chiese Kakashi accanto a lei, con
un’occhiata moderatamente curiosa da parte dell’unico
occhio visibile.
«Naruto» ringhiò Sakura stringendo il pugno, ora che
la carta non era più disponibile. «A quanto pare si
è svegliato stamattina e ha deciso di tentare l’esame per
jonin»
«Lui?» fece Kakashi, inarcando le sopracciglia.
«Già, lui!» sputò Sakura come fosse stato un insulto. «E ovviamente non ha ritenuto opportuno avvisarmi»
«Ma perché ha voluto dare l’esame?»
«Vai a capirlo! Cioè, come se ce ne fosse bisogno!»
«Forse voleva semplicemente un riconoscimento ufficiale»
suggerì Sai diplomaticamente. «Ci ha sempre tenuto molto,
no?»
«Sai cosa me ne frega?!» sbottò Sakura fulminando il
compagno con lo sguardo. Lui le rivolse un sorriso che aveva un che di
zen. «Non appena rimette piede nel suo appartamento gli stacco la
testa, ecco cosa succede!»
Tra fuoco e fiamme, ancora parlando, Sakura piantò in asso
Kakashi e Sai e decise di uscire dall’ufficio. I due si
scambiarono un’occhiata neutra.
«Qual è il problema, insomma?» chiese Sai.
«Non l’ho mica capito» rispose Kakashi.
In fondo, che male c’era anche se Naruto decideva di volere un
riconoscimento ufficiale per la propria forza? Cioè…
erano diciotto anni che non faceva che cercarlo, ora che poteva averlo
Sakura non avrebbe dovuto essere contenta per lui?
I due jonin decisero di comune accordo che le ragazze erano creature troppo complesse.
Ma Sakura sapeva cosa faceva e di cosa parlava. Lo sapeva fin troppo
bene. Così come anche quel maledetto impulsivo di Naruto doveva
saperlo alla perfezione.
“Proprio adesso? All’improvviso?” si chiese
attraversando il villaggio a passo spedito, il cuore leggermente
accelerato. “Perché così in fretta?”
«Ehi Sakura! Dove stai…?»
Sakura sorpassò Ino Yamanaka senza nemmeno vederla, lasciandola
impalata in mezzo alla strada con la mano ancora alzata e il saluto
incompleto.
Probabilmente in quel momento non avrebbe ascoltato nemmeno il quinto
Hokage, se le si fosse parato davanti. A dire il vero, non vedeva
neanche dove stava andando; anche se sapeva quale sarebbe stata la sua
meta finale.
Si infilò in una stradina secondaria, in cui le ombre già
iniziavano ad allungarsi, e a passo di carica l’attraversò
spaventando un gatto che ronfava su un cornicione. Interruppe la sua
marcia solo davanti a un edificio che si avviava ad essere anziano, con
una serie di campanelli accanto a un ingresso decoroso ma
irrimediabilmente segnato dal tempo. Una delle targhette indicava, in
una scrittura tremolante, “Narudo Uttumagi”. Evidentemente
all’epoca della sua creazione “l’artista”
doveva aver avuto seri problemi con l'ortografia.
Tuttavia Sakura non si curò del campanello, ma sfilò di
tasca un paio di chiavi e le infilò nella serratura come avrebbe
conficcato un kunai in un albero, girandole ferocemente. Con un secco clack
la porta si aprì, permettendole di entrare in un atrio buio e
stretto, e come un gatto si mosse nell’oscurità fino a
raggiungere le scale a colpo sicuro. Le salì, facendo rimbombare
i propri passi sugli scalini, e passò una rampa, due, e poi
altre, fino a fermarsi a un piano intermedio.
Il pianerottolo qui era peggio tenuto che altrove, con batuffoli di
polvere cacciati negli angoli e una macchia dalla natura misteriosa sul
consumato tappetino d’ingresso.
A quella vista Sakura fece una smorfia, e, sollevando il piede per
evitare la chiazza, raggiunse la porta di legno un tempo bianco.
Estrasse altre chiavi e tentò di far scattare la serratura come
nell’ingresso, ma questa volta constatò con stupore che la
porta era aperta.
“Quel cretino non imparerà mai!” pensò
irritata, spalancando la porta con un gesto secco e facendo irruzione
in quello che, per mancanza di migliori definizioni, tutti definivano
l’appartamento di Naruto.
La prima cosa che notò fu l’odore. Rancido e marcio
insieme, come una confezione di latte dimenticata fuori dal frigo
troppo a lungo, accanto a un frutto putrescente. Poi, con
un’occhiata disgustata tutt’attorno, vide che
effettivamente sul tavolo c’era
una confezione di latte evidentemente scaduto, accanto a incarti vuoti
di ramen take-away, mollati per terra o sulle sedie, e avanzi di cibo
ovunque, mescolati a cartacce di vario genere, calzini, kunai e rotoli
ninja e, sotto un kit medico aperto, un disegno di Sai spiegazzato.
Per un attimo Sakura contemplò l’ipotesi di dare fuoco a
tutto. Quel posto non era un appartamento, era una discarica.
Poi la sua natura fondamentalmente buona ebbe la meglio, e con un
profondo, profondissimo sospiro e un’occhiata cupa prese la sua
decisione.
Richiudendo la porta, si trovò a pensare: “In fondo ho un
po’ di tempo da perdere… e comunque credo che
finirà per essere nel mio interesse…”
Un’ora dopo se qualcuno avesse aperto la porta
dell’appartamento di Naruto avrebbe creduto di aver sbagliato
indirizzo: le confezioni di ramen erano sparite, così come il
latte e gli avanzi di cibo; i calzini e la biancheria sporca erano
stati raccolti in un cumulo che stava nella cesta apposita – la
quale prima era stata nascosta sotto una grande mappa con una macchia
di sugo; i kunai, il kit medico e tutte le altre armi che Sakura aveva
trovato in giro giacevano sul tavolo pulito in bell’ordine,
scintillanti e pronti all’uso; il divano era stato liberato dalla
spazzatura che lo ricopriva, i cuscini sprimacciati, il disegno di Sai
appeso a una parete nonostante un angolo fosse rovinato, e infine ai
pavimenti era stata data un’energica spazzata e una lavata con un
detergente profumato.
Seduta sul davanzale della finestra aperta, in attesa della completa
asciugatura della sua opera, Sakura si guardava attorno facendo
ciondolare mollemente le gambe. Inspirò a fondo. Profumo di
pesca. Un netto miglioramento, senza ombra di dubbio.
Ora doveva solo attendere, sia che il pavimento si asciugasse, sia che Naruto tornasse…
…O almeno così pensava.
Perché la porta si aprì all’improvviso e, con
l’acqua ancora per terra, un piede si fece strada lasciando
un’impronta drammaticamente netta del suo passaggio.
Sakura raggelò.
«Non ti muovere!» abbaiò, e il piede sulla soglia si bloccò pietrificato.
«Ehi, ma chi… che…?» fece una la voce di
Naruto dietro la porta mezza aperta. «Ho sbagliato piano?»
«No, razza di cretino! Ma ho lavato il pavimento, quindi non muoverti da lì!»
«Sakura?»
«Chi altri avrebbe avuto il coraggio di mettere piede qui dentro?»
«Hai pulito tutto tu?»
«No, i folletti»
«Ahah! Grazie! Ehi, ma questo che sento è profumo di pesca? E’ tuo?»
«E il detersivo per pavimenti»
«Ah. Però è molto buono»
Calò il silenzio.
Fuori dalla finestra il sole si avviava a scendere verso ovest, e il
cielo era solcato dal volo di uccelli scuri, che di tanto in tanto
lanciavano il loro richiamo. Una leggera brezza entrava nella stanza,
scompigliando lievemente i capelli di Sakura. Lei abbassò lo
sguardo, senza sapere da dove iniziare a chiedere ciò che
davvero le premeva.
«Sono jonin» buttò lì Naruto prima che lei potesse decidere.
«Ah… ah sì?» mormorò alzando lo
sguardo sulla porta che lo nascondeva. «Bene…
Congratulazioni»
«Quando sono arrivato da Tsunade a chiederle di sostenere
l’esame non sapeva se ridermi in faccia o darmi una botta in
testa… Dice che le ho solo procurato lavoro extra. E che sono un
cretino, ovviamente» Naruto rise brevemente dietro la porta, poi
scese altro silenzio. Il pavimento iniziava ad asciugarsi, ma nessuno
dei due si mosse da dov’era.
Poi fu Naruto a parlare di nuovo:
«Ti ricordi quella promessa, vero?» chiese con tono vagamente ansioso.
Sakura esitò prima di rispondere, grata che la porta che li divideva nascondesse il suo rossore.
«Sì» mormorò poi, così piano che quasi
lui non la sentì. E un attimo dopo aggiunse in fretta: «Ma
perché così all’improvviso?»
Naruto tacque.
«…C’è qualche problema?» chiese cauto.
«…No. No, certo che no…» sussurrò lei
incassando la testa tra le spalle. «Solo… avrei voluto un
preavviso, che so… Un attimo di tempo per metabolizzare la
cosa…»
«Vuoi tirarti indietro?»
«No!» Sakura scattò, rischiando di perdere
l’equilibrio dal davanzale. «No, te l’ho promesso e
manterrò la parola!»
Dietro la porta, Naruto sorrise.
«Ah, meno male… per un attimo ho avuto paura»
Di nuovo zitti. La tensione era palpabile, l’aria densa nella
luce del tardo pomeriggio, il pavimento ormai pressoché asciutto.
«Quindi… vieni a vivere con me?» domandò
Naruto in tono neutro, ma la sua voce tremò appena sulle ultime
parole, rovinando l’effetto noncurante.
Sakura si fissò i piedi nervosamente.
«Sì» confermò stringendo le dita sul davanzale.
Mesi prima, scherzando, Naruto le aveva detto: “Il giorno che diventerò jonin tu verrai a vivere con me”.
Poi, Sakura non sapeva come, quella battuta era diventata dannatamente
seria… E ora… ora era arrivato il momento.
Ma lei voleva davvero vivere con lui?
Cioè, la convivenza era una cosa abbastanza importante…
lei aveva sempre vissuto con la sua famiglia, chi le garantiva che non
avrebbe cercato di uccidere Naruto dopo il terzo giorno?
“Non essere stupida” si disse irritata. “Sei tu che
ti sei innamorata di lui, sei tu che hai voluto che vi metteste
insieme… non puoi tirarti indietro adesso!”
Senza che se ne fosse accorta, Naruto l’aveva avvicinata, dopo
aver attraversato il pavimento finalmente asciutto. Vedendo i suoi
piedi davanti alla finestra Sakura alzò lo sguardo, e lo
vide. Non sorrideva.
Naruto era contemporaneamente diversissimo e uguale a quando aveva dodici anni.
I capelli biondi non erano mai stati domati, ma ora erano più
lunghi, e gli occhi azzurri erano limpidi come il giorno della prima
missione. Era diventato più alto, Naruto, molto più alto
di lei ora; ed era diventato anche forte, spaventosamente forte…
tanto da inquietarla, qualche volta.
Ma con lei era sempre stato infinitamente dolce, fin da ragazzino.
E lei aveva visto il suo lato più fragile, lo aveva conosciuto e
aveva desiderato proteggerlo… finendo per arrivare a quel giorno.
Era stata una scelta del tutto consapevole, ripensarci ora non aveva alcun senso.
E poi…
…Naruto era l’unico che potesse amare, ora che di Sasuke si era persa ogni traccia.
«Sì» ripeté Sakura, guardandolo negli occhi, senza più esitare.
Lui finalmente le sorrise, con il sorriso che in quegli anni era
rimasto sempre lo stesso, e poi le circondò le spalle con le
braccia e la strinse a sé.
Sakura ricambiò l’abbraccio, chiudendo gli occhi, e un sorriso incurvò anche le sue labbra.
Dopotutto rimettere a posto alla fine le avrebbe davvero giovato, se doveva vivere lì.
«Ma perché hai deciso di diventare jonin così all’improvviso?» chiese.
Naruto, senza lasciarla, fissò un gatto che passeggiava sul
tetto di fronte, con occhi cupi. Aumentò leggermente la stretta
attorno alle sue spalle, e, esitando appena, mormorò:
«…Abbiamo una traccia. Sappiamo dov’è Itachi»
Sakura spalancò gli occhi.
Dire Itachi… significava dire Sasuke.
Perché l’unica cosa che sapevano del minore degli Uchiha
era che non avrebbe smesso di cercare suo fratello fino alla morte.
E loro avevano una traccia di Itachi.
Una possibilità di trovare anche Sasuke...
Né lei, né Naruto si mossero o accennarono a voler sciogliere l’abbraccio.
Eppure, nella stanza che da quel giorno avrebbero dovuto condividere,
in cui avrebbero dormito, aperto gli occhi al mattino, riso, mangiato,
litigato e scherzato, l’aria si raffreddò, e il profumo di
pesca che aveva aleggiato, dolce fino a un attimo prima, sembrò
all’improvviso nauseante…
“…Sasuke…”
* * *
* ȣ *
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Spazio autore
Salve a tutti, sono nuova su questo sito e non so bene come muovermi...
Come molti di voi, provengo dal bacino di manga.it,
in cui le regole sono molto meno e le cose molto più semplici!
Quindi sono qui per chiedervi sostanzialmente una mano:
se faccio qualcosa di sbagliato, se fraintendo una regola, se avete qualunque consiglio da darmi,
non esitate a scrivermelo via mail!
Il vostro aiuto è davvero indispensabile!
Grazie in anticipo!
Aya
(-aya-chan- su manga.it... prima che mi accusiate di plagio! XD)
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