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Harry Potter |
THOUGH YOU DON'T LOOK LIKE ME di SakiJune | Leggi le 3 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 07/10/2007 | Stampa questo capitolo | Stampa tutta la storia
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Ho dato una ripulita ai capitoli precedenti, traducendo qualche termine perché la lettura riuscisse più scorrevole. I nomi e soprannomi di persone e i luoghi sono rimasti quelli originali, comunque, secondo il mio stile^^
Kreacher alla fine è molto OOC, e la scena madre è alquanto semplicistica, ma spero vi piaccia lo stesso.
Dunque... questo non è esattamente un finale, ma non so se e quando aggiornerò... mi piacerebbe dedicarmi anche all'altra fic, e l'ispirazione è imprevedibile.

SakiJune



A Hogwarts si faticò un poco a riprendere le lezioni. La maggior parte degli studenti avevano perso qualcuno di importante. Gli Slytherin, poi, si sentivano fuori posto. Ma pian piano tutto tornò alla normalità, o quasi. Persino Harry, verso la fine di quella primavera, ricominciò a sorridere, e (se non avevo le traveggole) un pomeriggio mi sembrò di vederlo passeggiare nel parco con Luna Lovegood.

Ero di nuovo nel ruolo che mi era più congeniale. Mi sentivo euforico, ringiovanito, pieno di vita. Ma la cosa migliore è che riuscivo a trasmettere ai ragazzi queste mie sensazioni, e credo che questo li aiutasse.
Anche i miei colleghi, ora che il pericolo era passato, mostrarono la loro vera natura.
La Sprout continuava a detestare Slughorn, e a gridargli che non capiva niente. Ormai era diventata un'abitudine. Lui le aveva promesso che non avrebbe detto mai a nessuno di averla vista svenire, ma lei non si fidava.
Sybil Trelawney si era sposata di punto in bianco ed era andata a vivere in Bulgaria, e Firenze ebbe un crollo di nervi. Mai come allora desiderò di tornare nella Foresta...
Per non parlare della McGonagall che voleva andare in pensione, per cui il Preside ebbe il suo bel daffare per convincerla a restare.
Con tutto questo allegro trambusto, l'anno scolastico finì in un baleno.



Harry non volle più tornare a Grimmauld Place. Con largo anticipo, decise che avrebbe trascorso le vacanze alla Tana. Molly e Arthur l'avevano definitivamente accolto in famiglia, e a quel paese i Dursley.
- Ma quando finirai la scuola, dovrai pur avere una sistemazione - obiettai.
- Ci penserò poi, ma davvero, non riuscirei mai a vivere là. Ci sono troppi ricordi. La casa è tua, Remus.
- Ti ringrazio, Harry, ma... Kreacher incluso?

Fu l'inizio di un incubo.
L'elfo non ubbidiva nemmeno a Tonks, anche se era per metà una Black. La chiamava "sporca figlia di una sporca traditrice". Quando venivano a trovarci Ted e Andromeda, le cose si complicavano ancora di più. Strillava come un ossesso, facendo da contrappunto alla voce minacciosa del ritratto di Walburga.
Esasperati, provammo a lanciargli contro dei vestiti, sperando che se ne andasse, ma li scansò accuratamente: non aveva nessuna intenzione di lasciare la casa.
Restava da vedere come avrebbe accolto Neville.


In autunno avremmo avuto le elezioni, e a Diagon Alley non si parlava d'altro: della faccia tosta di Fudge a ripresentarsi, ma anche della presunta incompetenza del Ministro provvisorio, Amos Diggory. A leggere le baggianate della Skeeter, la sua amicizia con Arthur faceva temere una svolta babbanofila. A me piaceva, invece, e sentivo di dargli fiducia.
- Ma guarda che cretini. Non c'è limite al peggio... - borbottai disgustato chiudendo la Gazzetta sul tavolo. Guardai l'orologio: chissà se Neville sarebbe arrivato nel pomeriggio o avrebbe aspettato l'indomani. Dipendeva da quando sarebbero arrivati i risultati dei G.U.F.O. di Ginny. Nella mia materia, comunque, erano andati benissimo.
- Con chi ce l'hai, Remus, di prima mattina? - chiese Tonks mentre mi bruciava... ehm, mi preparava la colazione.
- Ce l'ho con i giornalisti senza scrupoli, ecco con chi. Ah, quanto mi manca il Cavillo...
Dora fece sparire le uova carbonizzate dal padellino e rifletté un poco:
- E' un peccato davvero. Perché non tirate su un giornale, a Hogwarts? Luna sarebbe felice di gestirlo, e...
- Amore, sei un genio! - saltai su, e la baciai con uno schiocco. - Gliene parlerò subito... O forse è meglio iniziare dopo le vacanze...
- Dov'è finito l'uomo paziente, posato, depresso di cui mi sono innamorata?
- Io credo che sia morto, Dora. L'ha ucciso tua zia Bellatrix, sei mesi fa. Il vero Remus è questo... non ti piace?
Per tutta risposta, lei iniziò a sganciarmi i bottoni della camicia.
- Andiamo di sopra... ti saprò dire.


- Alohomora!
Era una voce molto, molto familiare.
Panico.
- Papà, sei in casa? Dora?
NOOOO! Un tempismo pessimo!
Dov'erano i pantaloni?
E le scarpe?
- B...bene arrivato Nev... attento a Kreacher, potrebbe...
L'urlo di Walburga fu assordante. Dovevo scendere immediatamente, o quel ritratto malefico avrebbe istigato l'elfo ad attaccare Neville.

- Un altro mezzosangue! Oh, basta! Kreacher è stanco di vedere insudiciata questa casa...
Neville aveva posato i bagagli nell'ingresso e ascoltava senza batter ciglio gli insulti della creatura che aveva di fronte.
- È meglio che non tiri fuori Trevor, è capace di cucinarselo al forno - suggerii.
- Che cosa? E perché? Senti, Kr... come hai detto che ti chiami?
Feci un gesto per fargli capire che era inutile, ma Neville era intenzionato a metterlo a suo agio. - Faccio parte del C.R.E.P.A., accidenti, e Hermione dice che è nostro preciso dovere andare d'accordo con gli elfi. E poi Trevor è rimasto alla Tana. Ci penso io, papà.
- Ti avverto, Nev, Kreacher è un osso duro. Neanche Sirius è mai riuscito a farsi rispettare... prende ordini solo dal ritratto della sua padrona.

- Sta proprio qui il punto - disse Neville. - Lasciami fare.
Mi feci da parte, restando seduto in silenzio sulle scale.
- Io non ho intenzione di darti ordini. Facciamo così, mi presento, va bene? Felice di conoscerti, Kreacher Black, sono il figlio di Remus, Neville Longbottom.
L'altro contorse la faccia in una gran smorfia di disgusto. - Mezzosangue e pure illegittimo, eh? Peggio che mai... - Si arrestò d'un tratto: - Come hai chiamato Kreacher?
- Con il tuo nome.
Gli occhi dell'elfo si riempirono di lacrime.
- Nessuno... aveva mai detto a Kreacher che è un Black... lui ha sempre servito questa famiglia, ma no, nessuno l'aveva mai fatto sentire così felice...
Walburga gli strillò che non doveva farsi rammollire dai mezzosangue, ma ormai lui non l'ascoltava più. Pazza di rabbia, comprendendo che nessuno le dava più retta, sparì con un botto dalla cornice.

Quando Dora scese in cucina, trovò Neville e Kreacher immersi in una pacifica conversazione. Mi guardò incredula, e si sedette con noi.
- Se il Ministro Diggory sarà eletto, il suo consigliere personale sarà Arthur Weasley. Sai chi è?
- Un babbanofilo - scattò l'elfo.
Neville alzò gli occhi al soffitto, ma non perdette la pazienza. - Nascere Babbano o mezzosangue non è un peccato, Kreacher, così come nascere elfo o goblin. Ascoltami.
E gli parlò del C.R.E.P.A., degli sforzi di Hermione, dei progetti che aveva discusso con gli altri ragazzi a Hogwarts e alla Tana.
- Arthur convincerà il Ministro a concedervi il diritto di voto. E sarete liberi...
Ma naturalmente Kreacher non era pronto a simili cambiamenti. - No, no, no! Kreacher non vuole essere libero, io non voglio, non voglio!
Neville sorrise.
- Hai detto "io". Sai cosa vuol dire?


Provavo un'enorme gratitudine nei confronti della vita.
Il Mondo Magico si stava trasformando nella giusta direzione, e noi eravamo là ad assistere a quella svolta.
Noi. Io, mio figlio e la donna che amavo.
Non soltanto ero felice, ma ero cosciente di meritarlo. Una volta per tutte avevo smesso di considerarmi inferiore e indegno. La mia diversità non era una colpa.
Ero un uomo, un padre e un insegnante. Ero Remus, e non avrei cambiato la mia esistenza con quella di nessun altro.

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