Harry Potter |
Notte d'estate di Vale | Leggi le 30 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 16/07/2003 | Stampa questo capitolo
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NOTTE D’ESTATE
La casa era completamente al buio. Nessuna luce rischiarava i locali.
Meglio, così non dovrò sorbirmi un’altra ramanzina di mia madre, pensò
Ron.
Il ragazzo aprì a fatica la porta della cucina e si trascinò fino alle
scale dove si lasciò cadere stancamente.
- Sei di nuovo ubriaco.
Ron bloccò a mezz’aria la bottiglia di liquore che stava per accostare
alle labbra.
- Chi è?- fece lui brusco. Non si era accorto che in casa ci fosse qualcuno.
- Sei così sbronzo che nemmeno mi riconosci?- Hermione gli si parò davanti.
Era visibilmente arrabbiata.
- … Hermione. Cosa ci fai qui?
- Sono venuta per portare a tuo padre dei documenti del Ministero e poi ho
deciso di aspettarti. Non ci vediamo da un po’ e avevo pensato…
- Beh, mi spiace. Ho avuto da fare.
- Lo vedo- rispose seccamente lei. Poi, con mossa decisa, strappò dalle mani
del ragazzo la bottiglia. La accostò alle narici solo per allontanarla
disgustata subito dopo. – Se il tuo obiettivo è quello di ucciderti prima dei
trent’anni, hai intrapreso la via giusta!
La giovane si diresse verso il lavandino e gettò il contenuto della
bottiglia nello scarico.
- Cosa diavolo credi di fare?- urlò Ron alzandosi di scatto.
- Sto solo impedendoti di continuare a fare la figura dello stupido.- La
ragazza si voltò verso di lui- Ma si può sapere che cosa ti è successo? I
tuoi sono preoccupatissimi… Torni a casa ubriaco un giorno sì e uno no; non
ti presenti al lavoro; sparisci per intere settimane e non ti fai più sentire
dai tuoi amici. Cosa stai combinando, Ron?
Hermione lo aveva preso per le spalle e lo guardava fisso negli occhi.
- Ti ha chiesto mia madre di venire qui a investigare o è stata una tua
idea? Cos’è, visto che in questo periodo c’è poco da fare al Ministero hai
pensato bene di cercarti un diversivo?
Lui la guardò intensamente. Se avesse saputo che era a causa sua che tornava
ubriaco tutte le sere probabilmente gli avrebbe riso in faccia.
Tutto era cominciato due mesi prima. Quel giorno si trovava a Londra per
lavoro e aveva deciso di invitare a pranzo Harry e Hermione. Era un po’ che
non si vedevano: sarebbe stato come tornare ai vecchi tempi, anche se solo per
un paio d’ore. Prima di tutto era passato a casa di Ginny e Harry ma i due
ragazzi avevano declinato l’invito perché Harry doveva accompagnare sua
moglie alla visita medica alla quale la giovane donna si sottoponeva mensilmente
da quando aveva saputo di essere in dolce attesa.
Allora si era materializzato nell’ufficio dove Hermione lavorava: lo aveva
trovato vuoto così aveva chiesto di lei alla sua segretaria che lo aveva
indirizzato al bar di fronte all’edificio in cui si trovavano.
Mentre si era incamminato verso il luogo indicatogli aveva provato ad
immaginare la reazione della giovane nel vederlo comparire di sorpresa.
Sicuramente - aveva pensato – si sarebbe arrabbiata con lui perché non si
faceva mai sentire ma poi gli avrebbe riservato uno dei suoi sorrisi e avrebbe
iniziato a raccontargli della sua vita.
Appena era uscito dall’imponente edificio aveva allungato lo sguardo verso
i tavolini del bar posti all’aperto dall’altra parte della strada
trafficata. La aveva individuata subito. E come non avrebbe potuto farlo? Era la
donna più bella che conosceva e non poteva passare inosservata. I capelli mossi
le arrivavano alla vita; una vita che, poteva scommetterci, avrebbe potuto
contenere senza sforzo fra le sue mani. Le lunghe gambe erano incrociate sotto
il tavolino fasciate da dei pantaloni blu notte.
All’inizio non si era accorto dell’uomo che si era fermato proprio
davanti al tavolo della sua giovane amica. Ma quando Hermione si era alzata per
dare al nuovo arrivato due baci sulle guance si era bloccato.
Hermione che baciava un uomo? A lui si avvicinava a mala pena nonostante lo
conoscesse da più di dieci anni e lo considerasse il suo migliore amico e a
quel damerino aveva riservato un’accoglienza che avrebbe sciolto una statua di
cera!
Li aveva osservati attentamente ma soprattutto aveva osservato lei. Gli era
sembrata così… serena. Aveva continuato a ridere per tutto il tempo che erano
rimasti seduti al bar. Poi entrambi si erano alzati e si erano allontanati a
braccetto.
Lui non li aveva seguiti. Quello che aveva visto gli era bastato. Fino a quel
momento non aveva provato nulla di simile. Vedere Hermione insieme a quel tipo l’aveva
paralizzato. Un gusto amaro gli era salito su per la gola e le sue mani si erano
strette involontariamente a pugno. Gelosia, pura e semplice gelosia. Non pensava
di poter provare qualcosa del genere. Da quel giorno aveva accuratamente evitato
di incontrarla e aveva iniziato a bere per stordire, almeno momentaneamente, le
sue sensazioni.
E ora lei gli stava lì davanti e gli chiedeva che cosa gli era successo.
- Tu ce l’hai con me.- Disse Hermione riducendo gli occhi a due fessure.
- … No.
- Stai mentendo. Vieni – disse cercando di farlo sedere su una sedia –
Prima ci beviamo un caffè e poi risolveremo la questione da buoni amici.
- … Amici?- Disse Ron trattenendola per un polso – Gli amici dovrebbero
dirsi tutto, non è vero Hermione?
- Certo – rispose lei ingenuamente.
- E allora perché non mi parli del tipo con cui vai a letto?
Hermione lo guardò stralunata. – Il tipo con… Ron, ma ti ha dato di
volta il cervello? Di cosa diavolo stai parlando?
- Adesso non fare la santarellina con me.- Le urlò Ron alzandosi di scatto
– Vi ho visto. Ti ho visto mentre lo baciavi in quel bar.
- Tu mi hai spiato!- Lo accusò lei – Come hai potuto fare una cosa del
genere?
Le prese le braccia e la strattonò – Vai a letto con lui? Dimmelo!
- Smettila, Ron! Mi stai facendo male.
Ron la lasciò all’istante. Dei segni rossi spiccavano nitidi sulle braccia
nude della ragazza.
Lei tremava; ma non di paura: sapeva che Ron non le avrebbe mai fatto del
male anche se pieno di liquore. No, lei tremava dalla rabbia.
- Chi ti credi di essere per farmi il terzo grado? Non sono affari tuoi con
chi vado a letto o meno.- Urlò indignata.
- Certo, è chiaro… Tu puoi venire qui a sputare sentenze su come “rovino”
la mia vita e io non posso fare lo stesso con te! Sai cosa penso? Che sei solo
un’ipocrita. A te non interessa veramente capire quello che provo… Tu vuoi
solo ficcare il tuo grazioso nasino in questioni che non ti riguardano ed
elargire consigli che non ti sono stati richiesti.
Hermione era sconvolta. Non riusciva a capire perché Ron ce l’avesse tanto
con lei. Cosa gli aveva fatto per meritarsi quelle parole? Sentiva le lacrime
pungerle gli occhi.
- Se questo è quello che pensi di me, è inutile continuare a discutere.-
Sussurrò.
Anche Ron era scosso. Perché l’aveva aggredita così? Le aveva urlato cose
che non pensava solo per il gusto di ferirla come lei aveva fatto con lui. Ma
ora, leggere la delusione nei suoi occhi lo stava uccidendo.
Lei si lasciò cadere su una sedia, incapace di reggersi ancora in piedi. Non
era certo la prima volta che litigava con Ron, ma quella sera avevano entrambi
superato il limite.
- Credo che sia meglio che me ne vada.- disse. Ma quando alzò lo sguardo in
cerca di lui, non lo vide. Si era smaterializzato lasciandola sola. Un’altra
volta.
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Ron chiuse silenziosamente la porta della sua camera da letto
per non svegliare i suoi genitori che dormivano nella stanza accanto. Dopo
essersi smaterializzato aveva continuato a vagare per le vie di Londra. L’aria
fresca della notte gli aveva fatto passare la sbronza e gli aveva portato
consiglio. Aveva deciso di andarsene e lasciarsi tutto alle spalle. Non
sopportava l’idea di vedere la donna che amava con un altro uomo. Su una cosa
però Hermione aveva ragione: si stava distruggendo e non poteva andare avanti
così. L’unica soluzione era quella di partire. Forse rompendo tutti i legami
prima o poi l’avrebbe dimenticata.
Scese le scale ed entrò in salotto. Aveva deciso di lasciare un biglietto ai
suoi, giusto per non farli preoccupare. Ma appena entrato spalancò gli occhi.
Lei era lì. Accoccolata sul divano. Sua madre doveva averle chiesto di
rimanere. Dormiva. Aveva le guance umide: doveva aver pianto a causa sua.
Sembra che io riesca solo a farti piangere, pensò Ron guardandola. Avrebbe
voluto prenderla fra le braccia e cullarla; avrebbe voluto baciarla fino a farle
dimenticare tutto e tutti. Avrebbe voluto accarezzarla e farla sua; avrebbe
voluto fare l’amore con lei e dichiararle il suo amore mentre la prendeva.
Aveva sognato così tante volte di farlo, ma non l’aveva mai fatto. E perché
poi? Per paura di perderla, si disse mentalmente.
Si sedette per terra proprio davanti a lei. Le stava così vicino che poteva
sentire il suo respiro regolare uscire dalle labbra socchiuse. Quelle stesse
labbra che solo poche ore prima gli avevano urlato tutta la sua delusione.
Hermione si agitò nel sonno. -… Ron…- bisbigliò, mentre una lacrima
ritardataria scendeva lentamente dalla sua guancia.
In un primo momento il ragazzo pensò che si fosse svegliata ma poi si rese
conto che stava ancora sognando.
- Mi dispiace amore – sussurrò – Ti ho delusa ed era l’ultima cosa che
volevo fare…
Le fece scorrerre il pollice sulla guancia umida per asciugargliela. La sua
pelle era così morbida e liscia, così diversa dalla sua.
– Ti giuro che questa sarà l’ultima volta. Non voglio più farti
soffrire. Ho deciso di andarmene, così non dovrai più piangere.- Tacque
qualche minuto contemplando la sua figura e quel viso che tanto tempo prima lo
aveva fatto innamorare. – Non vederti più, non sentirti più, mi spezzerà il
cuore.
Il ragazzo si accostò ancor di più al viso della donna. – Una cosa però
voglio dirtela prima di uscire definitivamente dalla tua vita…Tu sei l’unica
donna che io abbia mai amato ; l’unica che con il semplice tocco di una mano
mi porta in paradiso; l’unica che con uno sguardo mi fa dimenticare il resto
del mondo; l’unica che riesce a farmi sentire forte e buono. Ti amo.- Poi le
sfiorò le labbra con un bacio veloce. Si alzò e uscì dalla stanza senza più
voltarsi.
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Hermione si svegliò improvvisamente. Istintivamente si portò
una mano alle labbra. Che strano, pensò, mi è sembrato che… Si guardò
intorno. La stanza era buia ma i raggi della luna, entrando dalla finestra,
rischiaravano l’ambiente creando un’atmosfera quasi magica. Hermione
appoggiò i piedi nudi sul pavimento ma rimase seduta. Una strana sensazione si
era impadronita di lei. “ … Mi dispiace… Ti ho delusa… Sei l’unica…”.
Queste parole le rimbombavano nella testa. Le pareva di vedere Ron accucciato ai
suoi piedi che si scusava e le diceva di amarla.
- Non è possibile.- Si alzò di scatto e iniziò a vagare per la stanza. Lo
sguardo della ragazza fu calamitato verso un portaritratti appoggiato sul
tavolo. Hermione prese in mano la fotografia e un piccolo sorriso le rischiarò
il volto.
Ricordava benissimo il giorno in cui era stata scattata. Lei, Ginny, Harry e
Ron erano andati a fare una gita al lago per risollevarsi dagli impegni
quotidiani. Harry e Ginny, che ormai facevano coppia fissa da due anni, si erano
allontanati e lei e Ron erano rimasti seduti su una panchina a parlare.
Improvvisamente una bambina di quattro o cinque anni al massimo era caduta
proprio davanti a loro e aveva iniziato a piangere. Ron si era alzato
prontamente e l’aveva aiutata a rimettersi in piedi sussurrandole di calmarsi.
La bambina lo aveva guardato come se davanti a lei non ci fosse stato un
semplice ragazzo dai capelli rossi, ma come un cavaliere dall’armatura
scintillante che era corso in suo aiuto nel momento del bisogno. Timidamente gli
aveva offerto uno dei fiori che teneva fra le braccia e dopo averlo ringraziato
era corsa via.
Hermione era rimasta a guardarlo mentre lui osservava la bambina che si
allontanava. Si era accorta di amarlo in quel preciso momento e la
consapevolezza di provare un tale sentimento per colui che fino a pochi istanti
prima considerava come uno dei suoi migliori amici aveva rischiato di
paralizzarla. “Tieni.” Le aveva detto porgendole il fiore. “Starà meglio
fra i tuoi capelli che in mano a me!”
Poi Ginny ed Harry erano tornati. Chissà, forse se non fossero ricomparsi
proprio in quel momento…
La ragazza fissò più intensamente la fotografia soffermandosi sul viso dell’uomo
che amava. – Sei proprio uno stupido Ronald Weasley!- bisbigliò.
“… Sarà l’ultima volta… Ho deciso di andarmene…”. Ancora la sua
voce. Quelle parole. La giovane si riscosse e appoggiò con forza il ritratto
sul tavolo. Possibile che io me le sia solo sognate? No, sembrava tutto così
reale…
Il suo sguardo venne catturato da un piccolo biglietto appoggiato vicino alla
fotografia. Curiosa, lo aprì e lesse.
- Ma questo…- Poi uscì di corsa dalla stanza, attraversò velocemente il
corridoio e la cucina. Aprì la porta e uscì in giardino. Una fresca brezza le
scompigliò i capelli e le modellò la lunga camicia da notte intorno al corpo
snello.
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Lui era lì. In piedi con una piccola valigia in mano. I raggi
della luna giocavano con il colore dei suoi capelli, rendendoli più luminosi.
- Dove stai andando?
Ron si voltò verso di lei. Non l’aveva sentita uscire di casa.
- Non dovresti essere qui. Torna dentro.- disse prima di incamminarsi verso
il cancello.
Hermione non si fece scoraggiare da quelle parole. Gli corse dietro e lo
superò parandoglisi di fronte e bloccandogli il passo. Devo sapere se quello
che ho sentito era solo un sogno o…
-- Dove stai andando?- tornò a chiedergli.
Lui abbassò lo sguardo per incrociare i suoi occhi. Dio, quanto era bella!
Anche solo quella camicia leggera e i piedi nudi.
- Spostati, Hermione. Lasciami passare.- le disse invece.
- No.
- Non ho voglia di discutere ancora con te.- la oltrepassò scartandola sulla
sinistra.
Ma la ragazza, che non aveva nessuna intenzione di lasciarlo andare, lo prese
per un braccio e lo strattonò per farlo voltare nuovamente verso di sé.
- Dimmelo, Ron.- Improvvisamente si accorse della valigia – Stai scappando!
E’ così? Rispondimi.- gli urlò.
Lui non disse nulla e continuò a guardare per terra, troppo scosso per
posare i suoi occhi su di lei.
- Perché? Dimmi solo il perché…
- Io…Non voglio più farti soffrire.
Lei spalancò gli occhi. Quelle parole. Allora le ho sentite per davvero. Non
è stato solo un sogno…
- E credi veramente che andandotene da qui, scappando da tutto ciò che
conosci, lasciando le persone che ami e che ti amano risolveresti il problema?
Se c’è qualcuno che se ne deve andare, quella sono io. Questa è la tua casa,
la tua famiglia. Come credi mi guarderà tua madre domani mattina quando si
accorgerà che sei fuggito per colpa mia?
- Tu non capisci…- tentò di dire Ron.
- No. Ti sbagli. Io ho capito. Ho capito di averti fatto male con il mio
comportamento. Non avevo il diritto di dirti quello che ti ho detto. Non avevo
il diritto di piangere per te… Tu sei padrone della tua vita e io non avrei
dovuto assalirti come ho fatto. Mi dispiace.
- Non sei tu a doverti scusare. Mi sono comportato come un perfetto idiota e
ti ho detto cose che non pensavo. Mi devi credere, Hermione.- le disse, alzando
finalmente lo sguardo. Ron sussultò. Lei stava piangendo. Di nuovo. Calde
lacrime le solcavano il viso.
- Ti prego. Non andare via. Io non…
Ron la prese tra le braccia affondando il viso tra i suoi capelli profumati.
Lei sapeva di lavanda e di rose, di pulito e di buono. Sapeva di Hermione. Lei
era Hermione e lui la stava tenendo stretta come aveva sempre sognato di fare.
Restarono abbracciati per alcuni minuti che a Ron parvero interminabili. Lei
aveva smesso di piangere e ora teneva la testa abbandonata sulla spalla del
ragazzo.
-… Hermione…- la scostò leggermente da sé.
-… Ron…- Alzò lo sguardo su di lui solo per vedere riflesso nei suoi
occhi la sua stessa pasione.
Lentamente Ron annullò la distanza tra i loro visi e sfiorò le labbra della
giovane. Non appena le loro labbra si incontrarono lei ebbe la sensazione che le
gambe non la reggessero più. E sarebbe caduta veramente se lui non l’avesse
tenuta stretta al suo corpo. Il bacio, da timido e delicato, divenne sempre più
profondo: entrambi ci stavano mettendo l’anima. Lui continuò a baciarla fino
a quando i suo polmoni chiesero aria. Poi la scostò leggermente da sé per
poterla vedere in viso. Hermione teneva ancora gli occhi chiusi; le sue labbra
erano gonfie e tremavano. Ron avrebbe voluto dirle mille cose ma lei gli era
ancora troppo vicina per riuscire a pensare lucidamente. Allora le prese il
volto fra le mani e, a quel contatto finalmente lei aprì gli occhi. Quello che
vi lesse lo lasciò stupito: passione, dolcezza, innocenza e …amore. Sì, non
poteva sbagliarsi: aveva visto troppe volte quella stessa espressione dipinta
sul viso di sua madre mentre guardava suo padre. Quante volte aveva sognato di
trovare una donna che lo guardasse nello stesso modo? E ora che era proprio lei
a farlo non riusciva a far altro che perdersi in quello sguardo.
Hermione aprì la bocca per parlare ma Ron le appoggiò un dito sulle labbra.
– Lo so, perché è la stessa cosa che provo io.- Poi le prese una mano e
gliela fece appoggiare sul suo petto, proprio all’altezza del cuore.
– Lo senti?- lei annuì incapace di emettere alcun suono. – Batte forte
quanto il tuo. Batte insieme al tuo. Tutte le volte che ti sfioro o sento la tua
voce lui prende questo ritmo e non accenna a frenarsi fino a quando tu non ti
allontani. Ma quando lo fai diventa pesante e mi fa male come se una mano nera
volesse stritolarlo.- Ron le passò una mano tra i capelli per poi ritornare a
posargliela sulla guancia. – Ho bisogno di te come dell’aria che respiro. Tu
sei l’aria che respiro.- le sussurrò a pochi centimetri dalle sue labbra.- Ti
amo come non ho mai amato nessuno ma se non provi lo stesso sentimento per me,
allora lasciami andare perché non credo che riuscirei a vederti tra le braccia
di un altro e a non impazzire dal dolore.
Hermione, che era stata in silenzio fino a quel momento si staccò dal
giovane e gli voltò le spalle. Lui, che si aspettava una risposta fu sorpreso
da quel gesto: forse ho capito male. Forse quello che ho visto nei suoi occhi
non è amore. Sconvolto da quell’idea fece per allontanarsi quando la voce
della ragazza lo bloccò.
- Credo di essermi innamorata di te quasi subito, solo che non volevo
ammetterlo nemmeno con me stessa. Avevo paura che tu potessi ridere di me e
rifiutarmi ed è per questo che ho sempre cercato di mantenere una certa
distanza da te. Continuare a litigare e a provocarti era l’unico modo che io
conoscessi per difendermi. Se tu avessi capito ciò che provavo e non lo avessi
corrisposto sarei potuta morire.- Hermione si voltò nuovamente. Non si era
accorta che Ron aveva riaccorciato la distanza tra di loro e si sorprese a
fissare l’ampio petto del giovane. – Sono stata una stupida a pensare che la
tua amicizia mi sarebbe bastata. Mi dispiace, ma non mi è sufficiente. Io
voglio il tuo amore perché non potrei accontentarmi di meno di quello che provo
io.
Lui la strinse nuovamente tra le braccia appoggiandole la guancia sulla
testa. Lei gli passò le braccia intorno alla vita, affondando il viso nel suo
petto.
- Lo so che questo non è il momento adatto, ma io devo sapere.- disse Ron
scostandola da sé quel tanto per poterla fissare negli occhi. – Altrimenti
rischio di impazzire.
Lei capì immediatamente a cosa si stava riferendo e soffocò una risatina
nel suo petto.
- Ronald Weasley, sei un perfetto idiota! Ti stavi distruggendo solo perché
ho baciato mio cugino Peter?
- Tu-tuo cugino?
-… Già. Se invece di fantasticare sui miei possibili amanti tu fossi
venuto subito da me, ti saresti risparmiato molti mal di testa post-sbronza.
Peter mi aveva chiesto di aiutarlo a scegliere un anello per la sua fidanzata e…
Ma Ron la interruppe con un bacio. Che stupido sono stato! Ho rischiato di
perdere l’amicizia di Hermione e di non conoscere i suoi veri sentimenti a
causa del mio carattere impetuoso!
- Non mi hai visto baciare Peter così…
- No, altrimenti cugino o meno lo avrei preso a pugni.- Poi tornò a baciarla
e a stringerla a sé, consapevole di aver finalmente trovato il suo amore.
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Ora tutto è a posto, pensò Molly Weasley allontanandosi
dalla finestra e rinfilandosi sotto le lenzuola di fianco al marito.
- Credo che presto avremo un’altra figlia in famiglia!- sussurrò la donna
prima di riaddormentarsi.
FINE.
Vale.
Se siete arrivati a questo punto, molto probabilmente questa fanfiction vi è
piaciuta. Spero proprio che sia così. Ringrazio subito tutti quelli che
vorranno recensire questo mio lavoro (forse l’unico) e spero di avervi tenuto
compagnia almeno per un po’. Tanti baci.
P.S Tutti i personaggi appartengono a J.K. Rowling
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