soluzione
Bene, questo è il primo capitolo della mia nuova, stupida storia. Assicuro
che è davvero molto stupida, persino per i miei standard, infatti non so nemmeno
se la continuerò. Diciamo che è un esperimento, perciò mi piacerebbe sapere la
vostra opinione, sia essa positiva o negativa (che è un modo elegante per dire:
"Recensiiiiteeeeee!!!"). Detto questo, non mi resta che lasciarvi alla
storia…
DUCK NOTE
The human whose name is written in this note shall become a rubber duck.
This note will not take effect unless the writer has the person's face in
their mind when writing his/her name. Therefore, people sharing the same name
will not be affected.
If the cause of transformation is written within 40 seconds of writing the
person’s name, it will happen.
If the cause of transformation is not specified, the person will simply
become a rubber duck after a big "Poof!"
After writing the cause of transformation, details of the transformation
should be written in the next 6 minutes and 40 seconds.
This note shall become the property of the human world, once it touches the
ground of the human world.
The human who uses this note can neither go to Heaven or Hell.
All humans will, without exception, become rubber ducks.
After the transformation, the place they go is CONAD
(supermarket).
Mondo delle Shinanatre…
Il mondo delle Shinanatre era (ed è tuttora), un’immensa vasca da bagno, in
cui tutte le Shinanatre galleggiavano placidamente. (Le Shinanatre sono, nella
mitologia del Kiribati del Nord-Est, gli dèi delle papere e vengono raffigurati
come delle paperelle di gomma dall’aspetto bizzarro. Secondo la mitologia,
possiedono dei quaderni in grado di trasformare gli esseri umani in paperelle di
gomma, ma non li possono usare perché non hanno arti. Alcuni studiosi del culto
notano che potrebbero comunque scrivere sui quaderni tenendo la penna nel becco,
ma disgraziatamente nel mondo degli shinanatre non è stata ancora inventata la
biro. Per saperne di più, consultare "Usi e costumi delle Shinanatre, del
professor Poggibonsi") Ed è proprio in questo bizzarro mondo che inizia questa
strana e triste storia; Dyuck, uno Shinanatra dai graziosissimi occhi rossi, un
allegro colorito nero pece e un ciuffo di piume in gomma dritto sulla testa,
stava galleggiando proprio sopra lo scarico della vasca, e andava studiando un
piano per combattere la noia. "Questo mondo fa davvero schifo. Tutte le giornate
a galleggiare, senza poter fare altro. Ma grazie al mio genio, sono riuscito a
trovare un utilizzo per questo inutile Duck Note." Pensava Dyuck, quando un
altro Shinanatra gli si avvicinò.
(Nota: Le Shinanatre si esprimono in un linguaggio del tutto particolare,
fatto di irritanti strombazzate e starnazzi che spesso si avvicinano agli
ultrasuoni (Paperino probabilmente parla una forma dialettale di Shinanatrese).
Per comodità, quindi, mi sono preso la libertà di tradurre alla meglio i loro
versi in italiano, per quanto spesso il senso della frase sia difficile da
rendere perfettamente, poiché le Shinanatre adoperano vocaboli che non hanno un
corrispettivo in altre lingue. Per ulteriori informazioni sulla lingua delle
Shinanatre, consultare "Guida allo studio della lingua delle Shinanatre" del
professor Poggibonsi).
- Ehi, Dyuck! Dove stai galleggiando di bello? - domandò lo
Shinanatra-Senza-Nome.
- Cerco di raggiungere il mondo degli umani. – rispose Dyuck, oscillando
verso lo scarico.
- Perché? – domandò sempre il solito Shinanatra-Senza-Nome.
- Mi è caduto il Duck Note laggiù. Devo recuperarlo. – continuò Dyuck, mentre
il tappo dello scarico si staccava e lui cominciava a scendere nel vortice.
- E perché mai? – chiese Shinanatra-Senza-Nome. – Come se a noi Shinanatre
servisse qualcosa. –
Ma Dyuck non poteva più sentirlo, visto che ormai era arrivato in fondo alla
vasca ed era uscito dal mondo delle Shinanatre attraverso lo scarico.
Mondo degli umani…
Light Yagami era un diciassettenne come tutti gli altri. Certo, era molto più
bello della maggior parte dei suoi contemporanei, aveva un Q.I. superiore a
quello di chiunque altro (o così si vocifera), era uno studente modello,
probabilmente il migliore in Giappone, con ottime probabilità anche il migliore
di tutto l’oriente, forse il migliore del mondo, e comunque una delle prime
cinque menti della Terra; oltre ad essere un secchione, andava benissimo anche
in qualsiasi altra attività in cui si cimentasse, aveva tutte le ragazze
dell’universo ai suoi piedi, riusciva a ridere sguaiatamente nei momenti in cui
una qualunque altra persona sarebbe scoppiata a piangere e aveva la curiosa
capacità di cambiare il colore degli occhi e dei capelli da castano a rosso
accesso. Una persona così, quindi, era logicamente annoiata.
Il nostro eroe si trovava a scuola, dove, essendo uno studente modello,
passava il tempo a guardare fuori dalla finestra, magari facendo le boccacce ai
passanti. All’improvviso vide cadere un quaderno nero, e poi sentì qualcuno
urlare: - Hai buttato il tuo quaderno dalla finestra? Mai sei scemo?! – Light
sospirò: quegli stupidi scansafatiche dell’aula sopra la sua erano davvero
puerili quando lanciavano i loro quaderni e libri dalla finestra.
All’improvviso, però, cadde un altro quaderno nero. Una persona normale avrebbe
ignorato quel quaderno, senza pensarci più di un minuto, una persona con un’idea
del divertimento un po’ particolare avrebbe sperato che cadesse in testa a
qualcuno, ma Light non apparteneva a nessuna delle due categorie, infatti la
prima cosa che pensò fu: "Devo assolutamente prendere quel quaderno. Non avrò
pace finchè non l’avrò preso e non avrò scoperto di che cosa si tratta.".
Appena uscito da scuola, Light corse a prendere il quaderno; però, quando lo
sollevò da terra fu terribilmente deluso.
"Death Note…" pensò guardando la copertina. "L’umano il cui nome verrà
scritto in questo quaderno morirà" lesse Light aprendo il quaderno, dentro al
quale qualcuno aveva scritto delle regole.
"Che scherzo di pessimo gusto. Chi potrebbe mai credere a una cosa del
genere?"
E così pensando poggiò di nuovo a terra il Death Note; ma, mentre si
allontanava pensando a quanto fosse ridicola l’idea di un quaderno in grado di
uccidere le persone, gli cadde in testa un altro quaderno.
- Questa storia dei quaderni che cadono comincia davvero a infastidirmi! –
esclamò Light raccogliendo il quaderno da terra.
Anche questo quaderno era nero, ma la scritta in copertina stavolta era "Duck
Note". Light aprì il quaderno e notò che anche all’interno di questo c’erano
delle regole.
"… "L’umano il cui nome verrà scritto in questo quaderno diventerà una
paperella di gomma"?" lesse Light, poi sollevò la testa e ghignò. "Accidenti,
che fortuna che ho avuto a trovare un quaderno con un simile potere!"
E con la gioia nel cuore Light si diresse verso casa, saltellando e
fischiettando un allegro motivetto (requiem di Mozart).
- Bentornato a casa, Light. – disse la madre di Light a Light, che la spinse
da un lato con un piede, evitò la stanza dove la sorella guardava la
televisione, per poi rifugiarsi in camera sua dicendo: - Tranquilla mamma, ho
preso solo ottimi voti! Ora vado a studiare. – appena entrato si chiuse in
camera, abbassò le serrande e spense tutte le luci, poi accese la televisione e
prese il Duck Note. "Se il potere del Duck Note fosse reale…" pensò Light
aprendo il quaderno. "… sarei praticamente invincibile! Però devo fare un test…"
e così pensando cercò qualche personaggio inutile, finchè non capitò su Italia 1
e lo vide… Mr. Lui, intento a fare l’imitazione di una papera.
"Costui è perfetto per il mio test." Pensò Light prendendo una penna e
iniziando a scrivere il nome, ma all’improvviso si fermò.
"Ma… forse trasformare le persone in paperelle di gomma è un crimine. Dovrei
controllare, prima di fare questo test, non voglio diventare un criminale, no?
No?" attese un po’, con aria meditabonda, poi si rispose:
"Invece sì" e scrisse sul Duck Note il nome "Marco Lui".
"Secondo le istruzioni contenute nel quaderno, Mr. Lui dovrebbe trasformarsi
in una paperelle di gomma tra quaranta secondi." Pensò Light, osservando
l’orologio.
Dopo quaranta secondi esatti, apparve una nuvola di fumo intorno a Mr. Lui,
si sentì un sonoro "Puff!", e subito dopo al posto del mimo c’era una paperella
di gomma gialla, con dei graziosi occhi azzurri.
Light sentì la sorella al piano di sotto esclamare:
- Accidenti, stavolta l’imitazione gli è riuscita davvero bene! –
"No, non è possibile. Deve trattarsi di una coincidenza." Pensò Light,
terrorizzato dallo spaventoso potere del Duck Note. "Devo assolutamente fare un
altro test" si disse cambiando canale in cerca di un’altra vittima, finchè non
capitò sulla televendita dei Miracle Blade. "Mmmh… Chef Tony… pochi sanno che il
suo vero nome è proprio Chef Tony." Rifletté Light, poi scrisse sul Duck Note
"Chef Tony. Si trasforma in una paperella blu a pois verdi durante le
registrazioni della televendita, dopo aver fatto qualche aggraziata piroetta qua
e là", dopodiché attese i canonici quaranta secondi, guardando fisso lo schermo,
ma non perché avesse desiderio di verificare il potere del Duck Note, bensì
perché era affascinatissimo dal coltello per tritare. Il nostro Light aveva già
preso la cornetta del telefono in mano, pronto a comprare l’intero set per
coltelli, quando Chef Tony iniziò a fare qualche aggraziata piroetta qua e là,
per poi trasformarsi proprio in una paperella blu a pois verdi in seguito al
solito, sonoro "puff!".
- Perdincibaccolina! Il Duck Note… funziona davvero! - esclamò Light. Tra le
altre sue caratteristiche, infatti, c’era l’abitudine di parlare ad alta voce
con sé stesso.
- Però… potrebbe trattarsi di una coincidenza… meglio fare un altro test… -
continuò a dirsi Light. – Forse, però, dovrei colpire solo i criminali, e non
tutti quelli che non sopporto… diciamo che colpirò ANCHE i criminali. – e così
dicendo iniziò a trasformare in paperelle i peggiori criminali, i suoi
professori, pluriomicidi, i suoi compagni di classe, terroristi di fama
mondiale, il tizio che all’asilo gli aveva rubato la merenda e altre centinaia
di persone, il tutto con la scusa di testare il potere del Duck
Note.
Dopo giorni e giorni passati a sperimentare il suo nuovo potere, Light si
disse:
- Beh, pare che il Duck Note funzioni davvero… forse, però, dovrei fare un
altro test. – e con una luce folle negli occhi, prese il suo amatissimo
quaderno, pronto a trasformare in paperelle di gomma tante altre persone. Ma una
forza superiore intervenne, e Light dovette posticipare l’ora del suo giudizio
divino: la forza superiore si chiamava Sachiko Yagami.
- Liiiight! Oggi devi farti un bel bagnetto! Se hai bisogno di aiuto per
lavarti la schiena, chiamami. – gli gridò la madre, e Light, controvoglia, si
trascinò nel bagno protestando debolmente contro il dispotismo materno.
Light si immerse nella vasca, pensando a quanto la sua vita fosse diventata
bella da quando aveva raccolto da terra il Duck Note, quando vide qualcosa di
terrificante galleggiare in mezzo alla vasca, vicino a un cumulo di schiuma
particolarmente grande: una paperella di gomma nera, con gli occhi rossi e un
ciuffo sulla testa. Dyuck.
- YEEEEHEEEEEK!!! – strillò Light ritraendosi terrorizzato, mentre la
cuffietta da bagno gli saltava via dalla testa.
- Beh? – domandò Dyuck oscillando verso Light. – Non hai mai visto una
paperella di gomma? Con cosa giochi quando ti fai il bagno? –
Light si rilassò un pochino, si rimise la cuffietta e balbettò:
- I-io… io gioco con le barchette, di solito… - vedendo lo sguardo perplesso
(per quanto possa essere perplesso lo sguardo di una paperella) di Dyuck,
aggiunse, a mo’ di spiegazione:
- Faccio il mostro di mare, io. Attacco le… le barchette, le faccio affondare
nello scarico… poi però se lo otturo mamma mi sgrida… e insomma…- tossicchiò
imbarazzato e domandò:
- Benee! Chi sei, e cosa vuoi? –
Dyuck galleggiò un po’ più vicino a Light e disse:
- Io non sono una semplice paperella di gomma. Sono uno Shinanatra, colui che
ha fatto cadere il Duck Note nel tuo mondo, il suo vecchio proprietario, colui
che ti seguirà ovunque per il resto della tua vita, la tua nuova paperella, il
principio e la fine, l’alfa e l’omega, la bis-prozia della nipote della moglie
del fratello del cugino acquisito, l’estrema risposta all’estrema domanda… per
gli amici Dyuck. –
Light, ancora scosso da quella apparizione, decise di fingere onniscienza,
per non perdere quel po’ di dignità rimastagli.
- Ho sospettato dal primo momento che il quaderno fosse di uno Shinanatra. Ne
ero assolutamente certo, non sono affatto sorpreso, e non ho avuto un infarto
vedendoti. –
- Ottimo. – disse Dyuck. – Anche perché non hai nulla da temere. Non c’è
nessunissima conseguenza nell’usare il quaderno, a parte l’orrore e il dolore
che solo un Duck Note può dare, il fatto che quando diventerai anche tu una
paperella non andrai né all’inferno né in paradiso, tutte le pratiche da
sbrigare e tutte quelle formalità burocratiche. –
Light era incredulo:
- Non c’è nessuna condizione per utilizzare il Duck Note? – domandò,
sorpreso.
- No, niente. – rispose Dyuck sorridendo.
- Non mi ruberai l’anima? – insisté Light.
- Ma proprio no! – esclamò Dyuck, con aria scandalizzata.
- Non ti vendicherai su di me e sulla mia famiglia? – continuò Light.
- No, niente di tutto ciò. –
- Non devo pagarti per utilizzarlo? Nessun pagamento anticipato? –
- Ho detto di no! – disse Dyuck saltellando, schizzando acqua un po’ ovunque.
- Non devi darmi nemmeno lo scontrino? – disse Light.
- Beh, non esageriamo… lo scontrino ci vuole. – rispose Dyuck tirando fuori
dal nulla uno scontrino e passandolo a Light.
In quello stesso momento Sachiko fece irruzione nel bagno, senza prima
bussare, dicendo:
- Con chi parli, Light? C’è qualcuno con te? –
- M-mamma, posso spiegarti, non è come sembra! - rispose affrettatamente
Light, terrorizzato all’idea che la madre lo vedesse insieme a una paperella di
gomma, per giunta una paperella di gomma parlante!
- C’è ben poco da spiegare, Light. – intervenne Dyuck, con voce rassicurante.
– Quella donna non può vedermi. L’unico che ne è in grado sei tu, che possiedi
il Duck Note. –
Light fece finta di non aver sentito le parole di Dyuck per non insospettire
la madre, che disse:
- Stavi di nuovo parlando da solo dei tuoi progetti di conquista del mondo?
Ti ho detto mille volte di non delirare di onnipotenza, o no? –
- Ma mamma! – protestò Light. – Ormai sono grande, sono libero di delirare
quanto mi pare! –
- E invece no, signorino. – rispose Sachiko. – E ora finisci il bagno, ne
riparleremo dopo. – e così dicendo se ne uscì dal bagno.
Light si girò verso Dyuck, che era finito in mezzo a un cumulo di schiuma, lo
prese in mano e gli domandò:
- Dimmi, perché hai dato a me il Duck Note? –
- Non ti ho mica scelto io. Ho fatto cadere il quaderno nel tuo mondo e tu
l’hai raccolto. – rispose semplicemente Dyuck.
- L’hai fatto cadere di proposito? E perché avresti rinunciato all’enorme
potere di questo quaderno? – domandò Light, incredulo.
- Guarda che a noi Shinanatre non serve a nulla un Duck Note. Non abbiamo
arti né penne, quindi non possiamo usarli per trasformare umani in paperelle, e,
logicamente, non possiamo usarlo contro i nostri simili. Insomma ci annoiamo a
morte, per questo ho buttato il Duck Note. – spiegò Dyuck. – Meglio farlo usare
a un essere umano, almeno passo un po’ di tempo, mi sono detto.
–
Light poggiò di nuovo sull’acqua lo Shinanatra dicendo:
- Quindi non rivuoi indietro il Duck Note? –
- Ti ho detto che non so che farmene. E inoltre, ne ho un altro. – rispose
Dyuck facendo apparire nel suo becco un altro Duck Note. – Ora sei tu il
proprietario del quaderno. Se non lo vuoi puoi darlo a qualcun altro, ma in quel
caso dovrò cancellarti la memoria. –
- Ah sì? – chiese Light con aria scettica. – E come fai a cancellarmi la
memoria, sentiamo? –
- Così. – rispose Dyuck, e in quel momento apparve dal nulla un’enorme mazza
da baseball che colpì in testa Light.
- Oh, accidenti! – commentò Dyuck vedendo ciò che aveva fatto. – Ora che gli
ho cancellato la memoria che cosa faccio? – si domandò, poi arrivò
un’illuminazione. – Senti, Autore, non potresti far tornare un po’ indietro la
storia? Poco prima della botta in testa, intendo. –
Poco prima…
- Ah sì? – chiese Light con aria scettica. – E come fai a cancellarmi la
memoria, sentiamo? –
- Non ho voglia di dirtelo, ora. – tagliò corto lo Shinanatra. – Comunque
sappi che, al momento della tua morte, io scriverò il tuo nome sul mio Duck
Note. Così, giusto per divertirmi. – Dyuck s’interruppe, poi proseguì: - Vedo
che hai scritto molti nomi sul Duck Note. –
- Dove lo vedi, scusa? Ho lasciato il quaderno nell’altra stanza. – disse
Light, e Dyuck fece apparire nel suo becco un altro Duck Note, proprio quello
che possedeva il nostro "eroe".
- Sai, questo tuo far apparire gli oggetti dal nulla comincia a infastidirmi.
– dichiarò Light, al che Dyuck rispose:
- La colpa non è mia, ma dell’Autore, che non sapeva come farmi interagire
con l’ambiente circostante. – poi riprese il suo discorso. – Dicevo, hai scritto
tanti nomi sul Duck Note… ma perché hai specificato il tipo di paperella solo
per quel tal Chef Tony? –
- È il principale vantaggio del Duck Note, Dyuck. – disse Light, d’un tratto
baldanzoso, visto che si parlava di qualcosa che sapeva. – Anche se non
specifichi la causa della trasformazione e l’aspetto della paperella, la vittima
si trasforma lo stesso. –
- E chiamalo vantaggio… - commentò Dyuck. – Scrivendo tutti questi nomi
attirerai l’attenzione, sai? –
- Esatto! È proprio quello che voglio: far sapere a tutti della mia
esistenza. – disse Light battendo allegramente le mani.
- E perché fare tutto ciò? – domandò Dyuck.
- Perché mi annoiavo. Mica solo tu hai l’esclusiva della noia, sai? – rispose
Light. – Ho iniziato a trasformare in paperelle tutti quelli che mi stavano più
sulle palle e i peggiori criminali, e continuerò fino a che non avrò creato un
mondo abitato solamente da persone che io giudico buone e gentili, cioè nessuno.
–
Pausa carica di suspence.
- E a quel punto… - altra pausa carichissima di suspence. - … diventerò il
dio di un mondo di papere di gomma! –
Dyuck inarcò un sopracciglio di gomma, poi commentò, ridacchiando:
- Come immaginavo… gli esseri umani sono proprio… - pausa carica di suspence,
ma meno della pausa di prima. - … degli imbecilli completi! –
Ma Light non lo ascoltava più, impegnato com’era ad asciugarsi, dopo essere
uscito dalla vasca.
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