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My Chemical Romance |
Never surrender yourself to your ghosts di fteli | Leggi le 3 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 27/12/2007 | Stampa questo capitolo | Stampa tutta la storia
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Disclaimer: non conosco i MCR, non ho nessun diritto di prorpietà sui loro nomi, ciò che ho scritto non è realmente accaduto, non ricavo niente dalla pubblicazione di questa storia, ma se toccate la trama o il mio adorato Koski o un qualsiasi altro personaggio frutto esclusivamente della mia mente malata siete già cadaveri. <3


Non riusciva a muoversi, immobilizzato com'era. Gli avevano stretto i polsi sottili, le caviglie doloranti per la posizione in corde ruvide e pesanti, irrigidite dalla sporcizia e dagli anni. Nonostante l'oscurità, gli era stato stretto un cencioso fazzoletto attorno alla testa, perchè non potesse carpire nemmeno un dettaglio con gli occhi. L'unica cosa che poteva fare era continuare a giacere in un angolo, in quel buio assassino, in quell'oblio in cui sembrava annegare. Dicevano che se non avessero pagato l'avrebbero ammazzato. I soldi non c'erano ma non lo uccidevano. Evidentemente, avevano davvero bisogno di denaro. E il buio lo stava assalendo fisicamente, stringendolo un una silenziosa quanto letale morsa di freddo e ricordi.
Strappato via alla sua famiglia, al suo mondo, non poteva sopravvivere a lungo, lo sapeva. Si stupiva di essere riuscito a sopravvivere così tanto a lungo, non sapeva nemmeno più se dare la colpa a un istinto di sopravvivenza ormai latente o a un destino beffardo che si divertiva a tenerlo in vita solo per torturarlo. Se anche si fosse liberato, o si fosse scaldato un po', di certo le sue condizioni non sarebbero migliorate, visto che per tutto quel tempo si era scaldato, si era nutrito, si era cullato nei ricordi, che continuavano a tenergli compagnia anche quando tutto quello che desiderava era non pensare a nulla e lasciarsi morire lentamente.
Quando aveva iniziato a suonare -anzi, per amore della correttezza, strimpellare- con suo fratello, i testi non erano certo dei più allegri. Ma da Skylines And Turnstiles a passare un anno della tua vita a voler morire...
E dire che in quel cazzo di vicolo nemmeno ci voleva passare, ma era talmente nervoso da non fare minimamente caso alla stradina buia che aveva iniziato ad attraversare, da non insospettirsi quando un uomo sbucato dal nulla gli aveva chiesto del fumo, da non avere nemmeno tempo per gridare quando, appena aveva girato il capo, fu colpito dietro la nuca...
Non avrebbe saputo quantificare il tempo trascorso da allora, probabilmente più di un anno. Quando l'avevano preso era agosto, il tre agosto, il maledetto tre agosto; il clima caldo ed umido era diventato umido e basta, poi gelido, di quel gelo che ti inzuppa le ossa e ti fa sperare di avere un posto in cui asciugarti il cappotto e l'anima. E poi di nuovo il caldo, all'inizio quasi timoroso, giusto uno spiffero tiepido, che poi era diventato prepotentemente una cappa di afa che filtrava attraverso le finestre dei vari nascondigli in cui lo spostavano di volta in volta, quando la polizia si avvicinava troppo o fiutava qualcosa. E ora di nuovo quel freddo pungente, che non gli lasciava nemmeno la forza di tremare. Quasi un anno e mezzo, allora! Un anno e mezzo di... beh, di non-vita? O di non-morte? Lasciato lì in bilico tra le due, il ragazzo voleva solo gettarsi nel vuoto e porre fine allo strazio.
Sentì una fitta particolarmente forte all'altezza dello stomaco, e capì che era per la fame, e non per il freddo. Cercò di agitarsi e di fare rumore, magari i suoi aguzzini l'avrebbero sentito. Gli avevano già fatto saltare la cena -nonchè il pranzo- il giorno prima (o forse per due giorni? o tre?), ed era di nuovo legato come un salame, dopo diversi mesi di relativa libertà, quindi la fame, che già con lui, magro com'era, picchiava duro, si faceva sentire più del solito, non avendo nemmeno la cognizione... beh, di un bel nulla.
Nessuna risposta. In fondo lo sapeva, aveva quella stupida vocina in fondo alla testa che continuava a ripetergli che sarebbe andato tutto peggio di quanto non andasse già, ma per un attimo, con l'ultima scintilla di speranza rimasta, aveva tentato di soffocarla. Erano cessati anche i rumori, evidentemente se n'erano andati...
Pensiero improvviso. Se n'erano andati o erano stati presi? Nel qual caso finalmente sarebbe morto, ora bisognava solo chiedersi se di fame o di freddo, pensò ironico. Si concentrò per un momento, un momento solo, sul volto del fratello sorridente, sui genitori, sui suoi compagni di band dopo un concerto particolarmente ben riuscito, come a voler dare loro l'addio, dopodichè si lasciò andare dalla posizione seduta e si accasciò a terra, sperando di svenire presto.
Nella stanzetta angusta risuonò un tonfo sordo, e, dopo alcuni minuti, un leggero singhiozzare. Perchè quello che giaceva a terra, immobilizzato, cieco, affamato e infreddolito, era solo un ragazzino di ventitrè anni, di nome Mikey Way, rapito un anno e mezzo fa e torturato dai ricordi.
Quell'agosto non era nemmeno tanto male, caspita. Stava andando tutto alla grande. Erano in tour per il secondo album della band in cui suonava, i My Chemical Romance, e stavano avendo un grande successo. Incredibili le emozioni che ti regala il regalare emozioni. Mancava una settimana all'inizio di agosto e dopo quel concerto avrebbero avuto una ventina di giorni in cui riprendere un po' fiato, prima del concerto a metà agosto in Florida. Avevano preso di comune accordo la decisione di tornare a casa, e pochi giorni dopo aveva avuto una lite con il fratello riguardo le sue notti brave. Mikey si era arrabbiato per la cocciutaggine di Gerard, ed era uscito sbattendo la porta, stanco per il tour, stanco per il suo inferno personale, stanco di tutto e tutti. Aveva bisogno di una boccata d'aria... Iniziò a camminare alla cieca, e si infilò in quel dannato vicolo.
Chissà se è questa la punizione per arrabbiarsi coi fratelli, pensò, emettendo una risata che sembrava un singhiozzo soffocato, o forse un singhiozzo che somigliava tristemente una risata. Chissà se e quando avrebbe potuto rivedere Gee e gli altri. Chissà se sarebbe morto domani o tra due giorni. Magari l'avrebbero spostato di nuovo, magari erano stati arrestati, magari erano morti, pensò con una punta di soddisfazione colpevole.
Magari però suo fratello l'avrebbe trovato. Magari tra vent'anni ci si sarebbero fatti quattro risate e scambiati un abbraccio e sarebbe stato tutto perfetto.
Sì, continua a sognare.
Continua a ricordare...
Un sorriso improvviso di Frank, le urla dei fans quando le luci venivano accese, le sfuriate nel van con Gerard. Frank e Ray che guardavano Matt un po' perso e scoppiavano a ridere in contemporanea quando cercava di versarsi il latte dal cartone senza aprirlo, Gerard che gli nascondeva la sua t-shirt preferita e rideva come un cretino quando gli chiedeva dove l'aveva messa quella volta... Gerard tredicenne che usciva con gli amici e lasciava un undicenne Mikey a casa da solo a intristirsi, per poi abbracciarlo stretto quando tornava e promettergli che l'avrebbe aiutato a trovare un amico, e poi Frank che sgomitava Mikey nelle costole per bisbigliargli di prendere quella maglia dalla bancarella quando il negoziante si sarebbe girato, la commessa carina dello Starbucks che lo riconosceva e gli offriva un caffè, gli Smashing Pumpkins in concerto, il sol del basso che era saltato via di botto dalla tastiera facendolo spaventare, la corda irrimediabilmente spezzata... i ricordi si stavano facendo troppo confusi, il buio era caldo nella sua testa e freddo sul suo corpo, e il sonno gli impediva di singhiozzare. Approfittò della relativa calma per lanciarsi nel buio, e sperare di non riemergerne.






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Doveroso angolino di spiegazioni
L'idea di un bel restyling di questa storia la accarezzo da tempo. Come storia, beh, è una cosa cui sono parecchio legata. Mi è venuta in mente ascoltando nonsocosa degli Avenged Sevenfold (sissì, ho il cervello spostato, ascolto gli A7x e penso ai MCR) mentre vagavo senza sosta in giro per casa, e ho buttato giù la storia, ma si parla di... quasi due anni fa. Il mio stile è cambiato, non so se in meglio o in peggio, decidetelo voi, ma avevo bisogno di adeguare questa storia a me stessa. E poi i capitoli erano di una lunghezza discontinua, lo stile è cambiato durante il racconto in maniera scandalosa, e i personaggi erano abbozzati male, colpa dell'arco di tempo che trascorreva tra un capitolo e l'altro, delle idee perse e delle idee improvvise. Opto quindi per il rimettere insieme la storia dai vecchi capitoli sistemandola per bene e dandole un finale consono. E magari diventerà un po' meno polpettone emo... Sì, vabbè, fate finta che sto primo capitolo sia stato solo un'illusione ottica x°D

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