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BeyBlade |
L'Amore Bianco di SimmyLu | Leggi le 9 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 20/01/2008 | Stampa questo capitolo | Stampa tutta la storia
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L’AMORE BIANCO

… di Simmy-Lu …



Capitolo OTTAVO: IL RIVALE





Yuri era pallido come un lenzuolo, i suoi occhi di ghiaccio erano fissi su Sergej che sosteneva con fermezza il suo sguardo.
«Che cosa sembra, Sergej? Che cosa?!» lo incalzò il ragazzo dai capelli rossi.
Sergej si avvicinò alla scrivania, vi poggiò sopra le grandi mani, si protese verso il viso di Yuri e disse: «Sembra che tu abbia paura che io possa trattarla come tu sei stato...»
«BASTA!»
Improvvisamente si accorsero di Boris che aveva interrotto la frase prima che potesse essere conclusa; i due ragazzi si zittirono ma senza smettere di fronteggiarsi. Sergej non si era mai azzardato prima a contestare Yuri in modo così deliberato e sfrontato, come invece era abitudine di Boris. Sergej aveva sempre cercato di risolvere i problemi che si erano creati discutendo, nonostante, Yuri lo sapeva bene, fosse capace di scaldarsi tanto quando Boris, se non di più.
Ma a Yuri non importava, si sentiva tradito e umiliato.
Graffiato a tradimento.
Il pensiero del pugno dato a Boris lo sfiorò per un istante, ma quella situazione era diversa, Yuri aveva reagito istintivamente senza pensare alle conseguenze e d'altra parte Boris aveva aperto bocca senza sapere, mentre Sergej l'aveva fatto con l'intenzione di ferirlo.
E ora Yuri era pervaso da uno strano sentimento, qualcosa che sembrava trascinarlo fuori di sé. Voleva soltanto vendicarsi, voleva soltanto fare del male.
Fece freddo nella stanza, un freddo improvviso.
Boris respirò a fondo, guardò i due amici l'uno di fronte all'altro, immobili.
Il telefono cominciò a squillare, ma nessuno sembrò farci caso.
Qualcosa in Yuri era caduto e si era infranto, non poteva davvero credere che Sergej potesse arrivare a dire una cosa del genere, non aveva bisogno che concludesse la frase, sapeva bene quello che avrebbe voluto dire. Cercò allora di trovare le parole adatte per fargli capire quanto si sbagliasse, cercò le parole adatte per ferirlo il più possibile e alleviare così il suo dolore.
«Finitela!» esclamò Boris avvicinandosi alla scrivania e prendendo il telefono, «Pronto?» disse burbero accostando il ricevitore all'orecchio.
«La prossima settimana ci tolgono la linea.» disse acido Sergej abbassando il volume, «Te ne ricordi, vero?»
Yuri non gli rispose riservandogli però un'occhiata di gelo.
«...certo, glielo dico subito... sì, va bene.» Boris concluse la telefonata mentre cercava gli occhi di Yuri come a volergli trasmettere un silenzioso messaggio.
«Allora?» chiese Sergej bruscamente.
Boris non lo guardò nemmeno e Yuri capì che il messaggio era per lui, un messaggio ben poco piacevole da riferire a giudicare dall'espressione di Boris.
«Irina è in ospedale.»


* * *

I corridoi dell'ospedale erano tutti uguali, tutti con lo stesso soffitto basso, tutti di quel grigio chiaro, tutti ugualmente deprimenti come la neve sporca ai lati delle strade.
Non del tutto sicuro di essersi perso, ma nemmeno pienamente convinto del contrario, Yuri girò ancora una volta a sinistra. Si era dimenticato delle indicazioni dell'infermiera, che lo aveva gentilmente aiutato all'ingresso, nel momento stesso in cui le aveva pronunciate.
Forse aveva detto due volte a destra e non a sinistra.
Forse no.
Non aveva importanza.
Si fermò un momento per riprendere fiato dopo la corsa e si guardò intorno per orientarsi, ma tutto ciò che poteva leggere su porte e cartelli appariva stranamente incomprensibile.
Si sentiva la testa vuota, ma allo stesso tempo non riusciva a fissare alcun pensiero.
Aveva ripreso ad avanzare quando una voce lo chiamò dal fondo del corridoio che stava percorrendo.
«Yuri!»
Il ragazzo si fermò e si girò di scatto, Katia, una delle due sorelle di Irina, lo aveva riconosciuto e lo stava raggiungendo.
«Per fortuna!» disse lei afferrandolo per un braccio.
«Cosa... Boris ha detto... Irina...» disse ansimante il rosso, respirava a fatica per la corsa di poco prima e probabilmente, anche a mente fresca, non avrebbe saputo articolare di meglio. Le parole 'ospedale' e 'Irina' erano bastate a mandarlo completamente in confusione; per fortuna era riuscito a farsi dare un passaggio da Stan, altrimenti non avrebbe avuto idea di come raggiungere in così breve tempo l'ospedale.
«Ascolta. Calmati.» disse piano Katia continuando a tenergli il braccio con presa ferrea.
Yuri annuì, respirò a fondo e deglutì: «Irina? Il bambino?» chiese.
«Irina sta bene e anche il bambino, non ha partorito, si è trattato di un falso allarme.» disse la ragazza con calma, ma il suo volto suggerì qualcos'altro, «Non è questo il problema.»
Il rosso la guardò senza capire, il cuore che martellava ancora nel petto ma il respiro più regolare; si era ormai tranquillizzato: se Irina stava bene che problema poteva esserci?
«Cosa è successo allora?»
Katia stava per rispondergli ma fu interrotta.
Una voce femminile strillò e poi continuò ad un volume più basso ma non meno isterico.
Qualcuno le rispose, ma entrambe le voci provenivano dal corridoio vicino e Yuri non riuscì ad afferrarne le parole o a capire cosa stesse succedendo.
«Vattene, devi andartene!»
Yuri la riconobbe con sorpresa, era la voce di Sofia; non l'aveva mai sentita urlare.
Guardò preoccupato Katia che gli restituì uno sguardo carico di significato, ma lui purtroppo non lo afferrò.
«Non ti bastano tutti i guai che ci hai procurato!?»
Il corridoio era quasi deserto, ma un paio di infermiere si avvicinarono per assicurarsi della situazione; il naturale brusio della corsia si era spento e qualche porta si era aperta, un dottore in camice bianco fece un segno alle due donne che annuirono.
«Yuri, ti prego, devi farlo andare via!» aggiunse Katia preoccupata, teneva ancora il rosso per il braccio, ma, Yuri non se ne era nemmeno accorto, lo stava facendo camminare.
Le voci si fecero più chiare quando Yuri e Katia voltarono l'angolo.
Sofia stava fronteggiando un giovane dai capelli scompigliati e gli occhi chiari ed acquosi, rapidi e beffardi; era un bel ragazzo e l'ovale lungo del viso era circondato da ciocche castane che correvano disordinate fino al collo. Indossava in giubbotto dozzinale e dei jeans.
Un piccolo tuffo nel passato, come uno schizzo d'acqua gelata.
Yuri lo fissò, perplesso, non riuscendo a capire.
«Cosa fai qui, Nikolaj?»
Le parole gli uscirono di bocca senza volerlo e ammutolirono Sofia che si voltò a guardarlo.
Katia continuava a a stringergli il braccio.
Un'infermiera sussurrò qualcosa all'orecchio della collega che si allontanò poco dopo.
Un anziano con un bastone accompagnato da una donna più giovane si era fermato ad osservare la scena.
Nikolaj sorrise, nervoso e sprezzante allo stesso tempo, «Yuri.» disse, come se avesse pronunciato qualcosa di buffo.
Yuri fece un passo avanti verso di lui, aveva conosciuto Nikolaj poco più di un anno prima e non gli era piaciuto fin dal primo momento. E non si era affatto rammaricato quando aveva deciso di sparire dalla circolazione.
Katia raggiunse la sorella: «Ti avevo detto di non chiamarlo!» le disse Sofia.
«Rispondi Nikolaj. Cosa sei venuto a fare? Immagino a restituire quello che devi a Katia e Sofia. Magari sei anche venuto per scusarti con Irina.» ringhiò Yuri.
Ormai i due giovani si fronteggiavano, Nikolaj era più alto di Yuri di una buona spanna e lo guardava dall'alto in basso con sorriso storto sul viso.
«Ma cosa vuoi, eh? Sono venuto soltanto a trovare la mia ragazza... ma decisamente questi non sono fatti tuoi.» rispose Nikolaj, sicuro dell'effetto che quelle parole avrebbero avuto sul suo interlocutore.
Gli occhi di Yuri divennero due fessure.
«Irina non è più la tua ragazza.» precisò, la voce così bassa e roca da poterla confondere con un verso animale, l'altro lo ignorò.
«La lascio come un fiore e la ritrovo grossa come una balena... gravida per giunta!» disse aggiungendo una breve risata, forse convinto di suscitare l'ilarità dei presenti.
Una rabbia pesante si impadronì del viso di Yuri.
Nikolaj sorrise, sapeva cosa stava per accadere, lo aveva pianificato nel momento stesso in cui aveva visto Yuri e l'infermiera allontanarsi poco dopo.
Yuri d'altra parte non era certo uno stupido, sapeva che Nikolaj stava solo cercando di provocarlo, probabilmente era tornato a farsi vivo solo perché gli servivano soldi.
Probabilmente era colpa sua se Irina era in ospedale...
«Sei geloso, eh, piccolo Yuri?» lo incalzò.
«Vattene, Nikolaj.» intimò Katia che aveva cominciato a preoccuparsi per le possibili conseguenze di quella conversazione.
Ma il ragazzo non le diede retta e si rivolse nuovamente a Yuri che se ne stava fermo e rigido, coi pugni stretti lungo i fianchi.
«O forse...» disse con scherno «...forse sei semplicemente invidioso! Scommetto che non riesci a digerire il fatto che lei non ti abbia mai nemmeno dato un bacio, quando a me...» fece una pausa, godendo dell'effetto che tutto ciò stava avendo sull'espressione di Yuri, «...a me ha dato molto, molto di più...»
Per un attimo fu come ritrovarsi di fronte a Sergej.
... "Sembra che tu abbia paura" ...
Qualcosa in Yuri era caduto e si era infranto, e Nikolaj stava calpestando ciò che ne rimaneva.
Per un attimo non sentì più nulla, ogni rumore fu inghiottito da quelle parole.
Per un attimo ci fu solo la rabbia e il desiderio di procurare dolore...
Per un attimo ci fu solo la frustrazione, il senso di impotenza e di abbandono...
Cercò di colpirlo ma Nikolaj era pronto ad evitarlo, agile e svelto. Yuri non riuscì a mettere a segno il pugno e rovinò a terra col suo avversario.
Un secondo dopo quattro uomini della sicurezza li avevano allontanati e immobilizzati.


* * *

Yuri si era lasciato condurre fuori dall'ospedale, docile come un cane che, dopo essere fuggito, viene recuperato dal padrone. Mentre gli uomini della sicurezza li accompagnavano poco delicatamente fuori dal perimetro dell'ospedale, il rosso non fece altro che fissare Nikolaj, glaciale. Il ragazzo continuava a dimenarsi e lamentarsi del trattamento che stava ricevendo.
«...la mia ragazza! Sono solo venuto a trovare la mia ragazza...!»
Ripeté quella frase per un numero sproporzionato di volte, non tanto per giustificare se stesso, quanto per schernire Yuri.
Li lasciarono sulla strada, accanto ad un cumulo di neve sporca.
Le automobili attraversavano pigre e grigie l'incrocio poco distante, il muro alto di mattoni separava un vecchio palazzo dai muri dell'ospedale, fra i due c'era un piccolo vicolo cieco.
Yuri guardò Nikolaj, fissandolo.
Fece un passo avanti e l'altro arretrò.
«Vuoi fare a botte?» lo canzonò Nikolaj, un mezzo sorriso curvo sulla faccia.
Yuri non gli rispose e fece un ennesimo passo avanti.
Il ragazzo indietreggiò, il sorriso gli si gelò sul viso e si spense.
«Che diavolo vuoi?!» chiese con timore, qualcosa lo stava facendo preoccupare.
Sentì freddo ed ebbe paura.
Un terrore selvaggio e ingiustificato.
«Voglio che tu sparisca.» disse Yuri, «Non voglio rivederti mai più.»
Nikolaj indietreggiò ancora e raggiunse il vicolo e, senza accorgersene, ci entrò.
Inciampò in un cassonetto, ma riuscì a non cadere, gli occhi fermi sul viso di Yuri; se si fosse distratto sarebbe accaduto qualcosa di terribile, ne era certo.
«Le hai fatto del male, è colpa tua.» aggiunse Yuri senza fermarsi.
«No!» strillò Nikolaj «Io non le ho fatto niente.»
Ancora un passo indietro e raggiunse il muro: non poteva più scappare.
Il freddo si fece intenso, l'aria ghiacciata e Nikolaj tremò come una piccola foglia nel vento.
L'espressione di Yuri era una maschera, pregustò il momento in cui si sarebbe avventato sulla sua preda.
Nikolaj scivolò a terra e cadde tremando, alzò le braccia per proteggersi la testa, l'ombra di Yuri lo coprì del tutto.
«Non le farai più del male, non ti avvicinerai mai più a lei.» ringhiò Yuri.
«Non uccidermi! Non uccidermi... ti prego...»

«Yuri... Yuri!»
Yuri si voltò di scatto, Katia lo stava strattonando; la testa gli girò per un attimo.
Non ricordava dove si trovava.
«Yuri! Che cosa è successo?!» chiese la ragazza lasciandolo e avvicinandosi a Nikolaj.
Il ragazzo era per terra privo di sensi, il viso era sofferente e pallido, di un insolito colore bluastro. Era ricoperto di neve.
Katia si chinò e gli mise una mano sulla fronte.
«E' gelato...» disse senza crederci veramente «Questa neve è fresca.» aggiunse stupita: non aveva nevicato quel giorno.
Yuri scosse la testa, da quanto tempo era lì?
«L'hai picchiato?» chiese Katia che cercava di capire quanto fossero gravi le condizioni di Nikolaj.
«Io...» Yuri si guardò le mani «Non...»
«Yuri, bisogna chiamare qualcuno, non possiamo lasciarlo in queste condizioni.»
Il ragazzo la guardò senza sapere che fare, era stordito.
Katia serrò la bocca e inspirò; guardò prima Nikolaj, poi Yuri e disse: «Vai via, dirò che l'ho trovato così... vai via Yuri.»
Yuri deglutì incapace di parlare.
Poi si voltò e cominciò a correre, ma non sapendo dove stesse andando veramente.




FINE OTTAVO CAPITOLO, continua...


# Beyblade (C) Takao Aoki



Risposte alle recensioni:

x Heldra: grazie di aver lasciato un coomento! Mi fa piacere che l'ambientazione e i personaggi ti piacciano, spero che continui ad essere così! ^_^
x Valery_Ivanov: Ehm... penso che mi starai odiando dato il tempo che è passato fra l'aggiornamento per il 7° capitolo questo. Inoltre non ho svelato ancora cosa volesse dire Sergej, ma si capirà nei prossimi due capitoli (che ho già cominciato a scrivere). Wow se questa è la prima fic che hai letto su EFP mi sento in debito con te! Ti ringrazio di tutti i tuoi complimenti (anche delle bellissime cose che hai scritto nella recensione di "Scelta e Conclusione") sei sempre molto gentile e come al solito ti invito a farmi sapere quello che pensi senza problemi. Grazie!
x Padme86: grazie mille, sei molto gentile.
x Keila91: ti ringrazio, cerco di spiegare meglio che posso quello che ho in testa e sapere che ci riesco mi rende felice! Spero che la fic continui a piacerti. Il capitolo 7 credo fosse uno dei più lunghi! XDD
x Nissa: grazie infinite ^_^ spero di aver reso bene lo stato d'animo di Yuri anche in questo ottavo capitolo!
x bebyangeldark: grazie anche a te! Sono d'accordo con te. Io ho toccato la pancia di una donna incinta quando avevo sette o otto anni per sentir muovere il mio cuginetto! E' una cosa molto dolce, ma gli uomini e le donne prendono la cosa in maniera differnte, da parte delle ragazze c'è una certa consapevolezza.
x Marikan: ti ringrazio molto! Sergej è grande e grosso, ma non è cattivo anche se quando è arrabbiato fa molta più paura di Boris che vedo come un ragazzo con cui si litiga forse più spesso perché più nervoso ma con cui si fa subito dopo la pace. Non vorrei mai litigare con Sergej! XDD
x Myriam Huznestova: grazie dei tuoi complimenti! Per questa fic non mi piacciono molto i capitoli troppo lunghi (in generale anche XD) perché penso che ci sia qualcosa di importante in ognuno di essi e scrivere un sacco di roba tutta in una volta non aiuterebbe ad individuare queste cose che invece ritengo importanti... e poi adoro interrompere le cose sul più bello! XDD Comunque... in questo capitolo Yuri è davvero poco dolce a dirla tutta, forse rimedierò in quelli successivi, ma non ti svelo nulla!
x eagle fire: ti ringrazio sei sempre molto gentile.

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