[ Prima di lasciarvi alla lettura
del capitolo, volevo ringraziare tutti coloro che hanno letto e recensito o
messo fra i favoriti, ma anche solo chi ha letto e basta! Vi ringrazio di
cuore!
Buon proseguimento! ]
La prima cosa che mi viene in mente,
dopo l’esame di selezione dei chuunnin, risale a circa… cinque anni
dopo quell’evento, o giù di lì.
Il nostro compagno di squadra era
per un pelo riuscito a superare tutte le prove, ed era al nostro stesso
livello.
Tutti e tre adesso avevamo
diciassette anni, eravamo cresciuti, eravamo sulla strada per diventare adulti.
Le mie foglie si erano irrobustite,
le mie abilità si erano affinate ancora, e le gambe di Midori
miglioravano a vista d’occhio.
Entrambi eravamo riusciti a scoprire
il nostro elemento: io terra, lei acqua.
Il fatto che il suo elemento fosse
più forte del mio un poco mi seccava. Ma non tanto, in effetti.
Anche perché, in fin dei
conti, era piuttosto facile rivaleggiare con lei. Si arrendeva di continuo
scoppiando a ridere, questo però solo quando gareggiava con me: per il
resto, infatti, era bravissima. Arco, frecce ed acqua… era un cocktail
intrigante per me e fatale per i nemici.
Nonostante tutti questi
miglioramenti, eravamo rimasti due deficienti con la patente che amavano
divertirsi, e a diciassette anni più che a dodici.
Sì, perché ci
sentivamo in qualche modo più… più capaci, più
potenti. E le cazzate aumentavano con il divertimento quotidiano.
In ogni caso, fino a quel momento,
il nostro patto di cinque anni prima non era andato distrutto.
Così come il nostro piccolo
rifugio… che ormai non era più tanto piccolo, in effetti. Col
passare degli anni l’avevamo espanso e ormai era quasi una
“casa” vera e propria.
A volte dormivamo entrambi là
dentro, io e Midori, oppure passavamo la notte a ridere e a scherzare. E il
nostro sensei continuava con la stessa predica ogni giorno:
- Possibile che voi due siate
più rimbecilliti adesso che all’inizio? Prendete esempio dal
numero tre, lui sì che è la diligenza fatta a persona. –
Con “numero tre”
ovviamente intendeva il nostro altro compagno di squadra. Ma noi non
ascoltavamo neppure, tanto quello scemo non poteva dirci più di tanto.
L’esito delle missioni a noi affidate era sempre e continuamente
positivo, oltretutto eravamo chuunnin: grandi e responsabili. Anche se
l’ultimo aggettivo al sensei non andava giù. Eravamo due ribelli,
e l’ultima cosa che avremmo voluto sarebbe stata quella di cambiare stile
di vita.
Una volta, tanto per cambiare,
avevamo marinato un altro incontro col team.
Eravamo nel nostro rifugio, Midori
leggeva un articolo di giornale su alcuni criminali che stavano prendendo di
mira il nostro villaggio e io… bah, io osservavo una fila di formiche che
procedeva ordinatamente a pochi centimetri dal mio naso.
Ad un tratto sentii i capelli
tirare, feci per voltarmi ma non ci riuscii.
- Zetsu-chan,
- mi disse Midori – forse è il caso di dare un taglio a questa siepe
priva di criterio che ha preso il posto dei tuoi capelli! –
- Non chiamarmi Zetsu-chan!
– le urlai, rivoltandomi – E poi cos’hai contro i miei
capelli? Sono perfetti anche così! –
- Vedrai che dopo una bella potata
ti sentirai riavere… - sussurrò con uno strano tono di voce, senza
nemmeno ascoltarmi, tirando fuori un paio di forbicine.
- No! Midori non lo fare!!! –
Troppo tardi.
In pochi secondi vidi ciocche dei
miei stessi capelli scivolarmi lungo la veste, mentre sentivo Midori
ridacchiare alle mie spalle.
- Dai! Guarda come stai meglio
adesso! – ridacchiò lei, porgendomi uno specchio opaco.
Io avevo sinceramente paura a
guardarmi, tuttavia non potevo non farlo… presi coraggio e mi specchiai.
In fondo non aveva fatto un cattivo
lavoro… anzi, al contrario!
- Grazie… ! – riuscii a
dirle – Hai ragione, ora sto meglio! –
- Ahah,
visto? – mi rispose ridendo – Ma guarda che mica ho finito! –
Ci guardammo per una frazione di
secondo, quindi corsi via, scappando da una Midori ridacchiante che continuava
a seguirmi.
- Che c’è?! – mi
urlò – Hai paura? –
Corremmo tantissimo, non so quanto.
E senza smettere di ridere.
Arrivammo al campo di addestramento
che il sole stava tramontando (per fortuna il resto del nostro team se ne era
andato… ) e Midori mi aveva quasi raggiunto, quando dopo un grido simile
a:
- LE GAAAAAMBEEE!! –
Mi cadde letteralmente addosso e
finimmo a terra tutti e due.
Non era la prima volta che era
così vicina a me… però… però cominciai a
sentire improvvisamente caldo, mentre il mio cuore aveva un battito strano e
veloce…
Midori rotolò via da sopra di
me e si mise alla mia destra.
- Perdonami… mi si sono
paralizzate… - si scusò, arrossendo.
Io mi misi su un fianco, e ci guardammo
a lungo, stando in silenzio…
- Zetsu, sai che esattamente cinque
anni fa abbiamo fatto il nostro patto proprio in questo stesso luogo? –
mi disse Midori, socchiudendo gli occhi.
- Davvero? – risposi,
banalmente.
- Già… - sospirò
– É… è
passato così tanto tempo e non mi sembra nemmeno vero… - fece un
sorriso malinconico - … che abbiamo passato tutti questi bei momenti
assieme… -
Mi sembrava strana… era diversa
dal solito, difficilmente mi era capitato di vederla così…
Appena aprii la bocca per chiederle
se stava bene, lei si mise in ginocchio e fece un respiro profondo.
- Ascoltami – cominciò
spalancando gli occhi, mentre le gote le diventavano rosse (io attribuii il
rossore alla luce del sole che tramontava… che ingenuo!)
- Vuoi davvero che io e te… io
e te rimaniamo “solo” amici per il resto dei nostri giorni?!
–
- E ti pare poco?- dissi
scherzosamente, accucciandomi anche io, vicino a lei – Lo sai che ti
considero più di una sorella! –
- Sììì…
sì anche io! – rispose – Il fatto è che io credo di
essere legata a te… da qualcosa di più profondo… di una
grande amicizia… -
- Cosa… cosa intendi… ?
– le domandai
- Anche a costo di compromettere
tutto quello che abbiamo costruito – urlò, probabilmente senza
nemmeno accorgersi di quello che le avevo chiesto - … IO CREDO DI AMARTI, ZETSU! –
Dopo questa dichiarazione del tutto
inaspettata, sentii di nuovo il cuore battermi forte, mentre Midori divenne
completamente paonazza.
- Ascolta, Midori… - sussurrai
– Se devo essere sincero anche io… anche io… ti a… -
Non mi lasciò finire la
frase, che mi prese il volto fra le mani e tese le labbra verso le mie…
fino a che… fino a che…
- OH MIO DIO! UNO E DUE! SCUSATEMI! –
urlò una voce.
Ci voltammo verso chi aveva gridato,
e ci accorgemmo che era il nostro terzo compagno di squadra che, con le mani
sugli occhi, era piazzato su una delle collinette che circondavano il campo.
Io e Midori ci staccammo
rapidissimamente, e cominciammo a guardare verso direzioni opposte.
- Allora, numero tre? – dissi,
anche per sciogliere l’imbarazzo – cosa succede?! –
- Il sensei… il sensei
è stato rapito! – affermò lui, nel panico – Quei
criminali vogliono utilizzarci come tramite per parlare col capo del villaggio!
Se non sottostiamo ai loro ordini uccideranno il maestro! –
- Che ricatto senza spina dorsale! –
esclamò Midori, piena di collera, mentre scattammo in piedi in
contemporanea – Andiamo a spaccargli il culo a quei bastardi! –
- MIDORI! – la richiamai –
sei una ragazza, per la miseria, modera! –
- NON SONO UNA RAGAZZA, SONO UNA
RAGAZZA ARRABBIATISSIMA! – gridò. Quando faceva così…
mi faceva paura…
- Numero tre, hanno forse specificato
qualcosa sul loro covo? – chiesi.
- A dire il vero… hanno
lasciato un messaggio avvolto ad un kunai, era attaccato alla porta di casa del
sensei! –
Quindi prese dalla tasca un bigliettino
e cominciò a leggerlo ad alta voce.
Lui leggeva, ma io avevo la mente
altrove. Pensavo a Midori, a cosa stava per succedere, al fatto del rapimento…
ero confuso, e quindi capii poco.
Ovvero capii che il nostro sensei era
stato rapito, e che dovevamo recarci nel covo della gang di banditi ogni sera
per ricevere i messaggi da recapitare a nostra volta al capo del villaggio dell’erba,
altrimenti l’avrebbero ucciso… il sensei, ma anche il capo.
Decidemmo che avremmo agito la sera
stessa, e ci demmo appuntamento per mezzanotte. Per tutto il tempo, io e Midori
non ci degnammo di una parola.
Solo a pochissimi minuti dall’incontro,
mi decisi ad andare a parlarle. Tuttavia sembrava che lei avesse preso la
stessa iniziativa… infatti per poco non ci scontrammo.
- Zetsu… - mi disse – io
non so perché mi sono arrabbiata così, in fondo non mi è
mai importato tanto del sensei… - sospirò, quindi fece una lunga
pausa.
- Per favore… dimentica questo
pomeriggio, d’accordo? Non ero in me… - mi disse, con una tristezza
infinita, la stessa di tanti anni prima, quando vedevo che era sola come me…
che stava succedendo!?
L’orologio del campanile
suonò la mezzanotte: dovevamo entrare in azione. Io e Midori ci avviammo
verso il luogo dell’appuntamento, e man mano che camminavo sentivo come
un nodo, o una fitta, alla gola, e gli occhi che bruciavano forte…
Ehi, smetti di mordermi le labbra!
Scusa…
scusa… è che…
Ti fa male, eh? Ricordare…
dico…
Chiudi
quella bocca, rospo! Tanto ormai è inevitabile… devo ripercorrere
la mia storia…