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Naruto |
Quando ero una persona sola. di Uzumaki94 | Leggi le 2 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 13/03/2008 | Stampa questo capitolo | Stampa tutta la storia
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[scusate per l’estremo ritardo con cui pubblico il capitolo, ma spero che mi capiate… scuola, impegni vari, ispirazione… ringrazio ancora chiunque legge e/o commenta e/o mette fra i favoriti! ^^ ]

---

Era mezzanotte e qualche minuto.

Io, Midori e il numero tre eravamo riusciti a penetrare nel covo dei banditi che avevano rapito il nostro sensei… era una grande caverna scavata in una montagna, poco lontano dal villaggio dell’Erba. L’ambiente era buio e poco rassicurante, tanto che ci tenevamo per mano (… o per radice… ), onde evitare di perderci di vista l’un l’altro nell’oscurità.

Ad un tratto ci trovammo di fronte ad un bivio.

- E ora che si fa? – domandò Midori, più a sé che a noi, guardando attentamente a destra e a sinistra.

- Dobbiamo decidere che strada prendere… - replicai, facendo altrettanto.

- Mavà! Ma bravo! – esclamò il numero tre, molto sarcasticamente – Numero uno, tu hai la capacità di mandare copie tue mimetizzate ovunque, giusto? – disse poi, rivolgendosi sempre a me.

- Io? Beh, sì, ma… - ero un po’ preoccupato - … non so se ci riuscirò, è una delle tecniche che mi viene meno… -

- Dobbiamo tentare, è una questione importante. - continuò

Io annuii pensoso, ma continuavo ad esitare.

- Zetsu… - Midori mi mise una mano sul viso – ti prego… provaci, dai… in fondo si tratta solo di copie… e poi ti sei allenato tanto… io lo posso dire con certezza… -

Io deglutii. Con gli occhi cercai lo sguardo del numero tre, che però si era voltato dall’altra parte.

- Va bene… manderò le copie… - dissi.

- Perfetto! – disse il numero tre – e nel frattempo elaboreremo un piano d’azione! –

- Sì! – replicò Midori.

Io mandai due copie per ogni strada con l’ordine di sparire se avessero incontrato qualcuno o se fossero arrivate al fondo di una delle due strade, quindi ci avvicinammo tutti e tre per consultarci.

- Probabilmente avranno previsto che avremmo provato ad introdurci nel loro covo… mi immagino quante trappole o illusioni ci saranno – ragionò Midori, portandosi una mano al mento

- Oppure… potrebbero NON averlo previsto… - osservò numero tre – chissà, magari pensano che abbiamo paura di loro… e forse non hanno preparato trappole –

- Improbabile – sono intervenuto io – Non avrebbero mai fatto in modo di farci trovare dinnanzi a questo bivio nel caso che hai appena detto, non ti pare? –

- Hai ragione… - sospirò.

Ad un tratto vidi un’immagine nella mia mente, una… anzi due delle copie, quelle mandate nel vicolo di sinistra, erano scomparse.

- A sinistra non si può andare! – dissi, praticamente urlando.

Midori e Numero tre mi guardarono dubbiosi, quindi mi sentii in obbligo di dare spiegazioni.

- Le due copie che ho mandato per quella strada sono scomparse cadendo inaspettatamente giù per un burrone… e… AH! –

Mi interruppi nuovamente.

- Che succede?! – domandò Midori

- Anche un’altra delle copie è sparita, una di quelle a destra… ha incontrato una trappola con dei kunai nascosti… ora dobbiamo solo aspettare l’altra… -

Fra di noi cadde un silenzio carico di tensione, nessuno osava proferire parola, neanche per proporre qualche altra idea per il piano d’azione…

Stavamo tutti aspettando la mia copia con trepidazione… quando ebbi un sussulto.

- E’ sparita?! – domandò Midori, scattando in piedi

- Mh… no. Era un brivido di freddo… - dissi, timidamente, mentre mi arrivava un pugno in pieno viso da parte del numero tre.

- SEI UN DEFICIENTE! – Mi urlò

Midori ci intimò uno “Shhht” quindi ci rimproverò: – Potrebbero sentirci! –

Quel bastardo mi aveva fatto un male pazzesco, stavo per dargli il fatto mio quando anche il pensiero mancante si formò nella mia testa.

- E’ sparita anche l’ultima copia! – dissi, agitato.

- E cosa succede a destra? Non tenerci sulle spine! – mi domandò Midori, chiaramente fremente d’impazienza.

- Il nostro sensei è dentro una specie di gabbia, proprio in fondo al vicolo! Non sembra che ci siano nemici attorno, e più o meno so anche dove sono posizionate le trappole lungo il percorso… - feci una pausa… - Andiamo! – esclamai poi

Gli altri due sorrisero e, pieni di ottimismo, ci avviammo tutti e tre per il vicolo di destra.

Bene o male evitammo tutte le trappole e in breve riuscimmo anche a raggiungere la “gabbia” in cui era imprigionato il Sensei.

Quando ci vide fece un’espressione incredula e sollevata, che mutò subito nel solito ghigno malefico che lo contraddistingueva.

- Razza di smidollati, cosa siete venuti a fare qui? – disse, con la sua abituale gentilezza e gratitudine verso il prossimo

Diciamocela, odiavo quell’uomo con tutto me stesso, e non ero l’unico. Perché cavolo eravamo andati a salvarlo? Stavo cominciando a pensare seriamente di lasciarlo alla sua sorte…

- Sensei – disse Midori – la situazione è grave, ci vogliono utilizzare come tramite fra di loro e il capo del villaggio! –

- Embè? – ribattè lui, senza una piega – Potevate anche rifiutare e lasciarmi crepare qua dentro! –

- L’AVREMMO FATTO SE NON AVESSERO MINACCIATO DI UCCIDERE ANCHE LUI! – Gridò Midori, piena di collera – SI RENDE CONTO DELLA RESPONSABILITÁ CHE CI TROVIAMO SULLE SPALLE? È TROPPO GRANDE PER NOI! ABBIAMO BISOGNO DI SUPPORTO! –

- Siete chuunnin, branco di stupidi, non dovete contare più sugli altri, ma solo sulle vostre forze! – il bastardo guardò altrove – piuttosto di essere salvato da delle mammolette come voi, preferisco schiattare per mano dei nemici! –

Non ci ho visto più. Ho avvolto una radice attorno al collo di quell’uomo e ho cominciato a stringere.

- Numer-o… u-no… cosa dia-volo… stai fa-cendo, non re-spi… ro… - ansimò

- Siamo arrivati fino a qui per salvarla, non le abbiamo chiesto di ringraziarci… ma nemmeno di rifiutare il nostro aiuto, dato che nessuno ci ha obbligato a darglielo… quindi, se non vuole morire un po’ prima, perché non ci asseconda e ci segue senza fare storie, che è meglio per tutti? – gli intimai, sottovoce.

Riuscivo a percepire la sua paura negli occhi, mentre piano piano scioglievo la presa.

- Numero tre – dissi – tu sai come aprire questa serratura, vero? –

- Certo! –

Armeggiò pochi secondi con una forcina presa dalla tasca, quindi dopo un “clack” la serratura scattò e la porticina della gabbia si aprì. In silenzio, facemmo passare avanti il Sensei.

- Zetsu… - mi disse Midori, poco prima di re-incamminarci verso l’uscita – cosa… cosa ti è preso? Quello non eri tu… -

- Non so. – le risposi, secco.

Procedemmo senza parlarci, e man mano che avanzavamo… la strada ci sembrava sempre più lunga!

- Ragazzi – sussurrò il numero tre – questa cosa non mi torna molto… non mi pareva che fossimo così lontani dall’entrata del covo!

- Concordo… non vorrei che fossimo finiti dentro ad un illusione – aggiunse Midori

Ci fermammo per un attimo, giunti di nuovo di fronte al bivio di prima.

- No! Non ci siamo! – si lamentò il sensei – brutti… -

- Non dica niente – ordinai – lo sa vero che adesso decidiamo noi la sua vita o la sua morte… -

Lui continuò a fare silenzio. Numero tre stava per dire qualcosa, probabilmente “re-incamminiamoci”, quando ci trovammo rinchiusi dentro una gabbia molto più grande di quella del sensei, ma senza serratura: era piovuta dall’alto!

Attorno a noi l’ambiente cambiò: eravamo senza dubbio nella stessa caverna, ma non eravamo passati per questa “stanza”.

Il sensei stava per sbottare una serie di insulti, lo vedevo, infatti riconoscevo il suo tic della palpebra destra che cominciava a ballare, ma lo guardai con un’aria assassina e lui si tenne tutto per sé.

- Ok, non ci sono porte – concluse il numero tre, camminando avanti e indietro – quindi abbiamo due opportunità: o scaviamo una fossa, o nel terreno troviamo una botolAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH! – urlò, sprofondando improvvisamente nel terreno… !

- Direi che la seconda opzione va bene! – gli rispose Midori affacciandosi alla botola.

- Scendiamo? – cinguettò poi, rivolgendosi a me e al maestro. Noi la seguimmo senza fare storie, e ci ritrovammo in una specie di stanza con una parete a scivolo. C’era una fessura in alto.

Mi sporsi: veniva giù aria da lì!

- Ragazzi! Forse abbiamo trovato come uscire di qui! – riferii.

Non riuscimmo nemmeno a tirare un sospiro di sollievo: sentimmo una voce dall’alto, da sopra la botola:

- Chissà se riusciranno a fuggire prima che crolli tutto? –

Ci voltammo, accorgendoci che eravamo circondati niente poco di meno che da carte bomba!

- Uno, due, tre! Andate voi avanti, nell’ordine! Cercate di scalare la superficie a scivolo, io sarò l’ultimo della fila! – ordinò, del tutto inaspettatamente, il sensei.

Obbidimmo, mentre già le bombe più lontane da noi cominciavano ad esplodere.

- Più veloce, Zetsu! Più veloce! – mi spronò Midori, nel panico

- Faccio quello che posso! –

Non ci volle molto perché tutto attorno a noi cominciasse a tremare, e i pezzi della parete si staccarono a poco a poco…

- Ragazzi, non siete delle mammolette, potete andare avanti anche da soli… - era il nostro sensei che parlava, si era fermato – non riesco a procedere, perdonatemi… -

Mi girai in fretta e vidi che aveva lasciato la presa, e insieme a delle rocce, stava scivolando giù!

- Continuate, uno e due! Lo riporterò io in superficie, non vogliamo vittime inutili, vero? Aspettatemi di sopra! Tornerò! –

Detto questo anche numero tre si lasciò cadere giù.

Io e Midori continuammo ad andare avanti, l’aria si faceva più fresca man mano che salivamo… e sentivamo la terra che tremava sempre di più, le bombe carta che esplodevano… chissà quante ne avevano posizionate…

Eravamo arrivati quasi in superficie, vidi il cielo stellato della notte e cominciai ad uscire da quell’inferno, quando un urlo mi ci riportò dentro.

- ZETSU! AIUTAMI! – Midori era rimasta incastrata fra delle rocce, e non riusciva a muoversi, mentre nel vicolo cominciava a crollare ogni cosa…

Io avvolsi una radice attorno al suo corpo giusto in tempo: un nanosecondo dopo l’avrei persa fra i massi…

Quando la scossa si fermò, sentivo male alle radici. La testa mi girava… avevo voglia di vomitare, e svenni sul colpo, senza però lasciare la presa.

Avevo dato la strada a Midori per tornare in superficie…

E da quel momento cominciò tutto, vero?


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