[scusate per l’estremo ritardo
con cui pubblico il capitolo, ma spero che mi capiate… scuola, impegni
vari, ispirazione… ringrazio ancora chiunque legge e/o commenta e/o mette
fra i favoriti! ^^ ]
---
Era mezzanotte e qualche minuto.
Io, Midori e il numero tre eravamo
riusciti a penetrare nel covo dei banditi che avevano rapito il nostro
sensei… era una grande caverna scavata in una montagna, poco lontano dal
villaggio dell’Erba. L’ambiente era buio e poco rassicurante, tanto
che ci tenevamo per mano (… o per radice… ), onde evitare di perderci
di vista l’un l’altro nell’oscurità.
Ad un tratto ci trovammo di fronte
ad un bivio.
- E ora che si fa? – domandò
Midori, più a sé che a noi, guardando attentamente a destra e a
sinistra.
- Dobbiamo decidere che strada
prendere… - replicai, facendo altrettanto.
- Mavà! Ma bravo! –
esclamò il numero tre, molto sarcasticamente – Numero uno, tu hai
la capacità di mandare copie tue mimetizzate ovunque, giusto? –
disse poi, rivolgendosi sempre a me.
- Io? Beh, sì, ma… -
ero un po’ preoccupato - … non so se ci riuscirò, è
una delle tecniche che mi viene meno… -
- Dobbiamo tentare, è una
questione importante. - continuò
Io annuii pensoso, ma continuavo ad
esitare.
- Zetsu… - Midori mi mise una
mano sul viso – ti prego… provaci, dai… in fondo si tratta
solo di copie… e poi ti sei allenato tanto… io lo posso dire con
certezza… -
Io deglutii. Con gli occhi cercai lo
sguardo del numero tre, che però si era voltato dall’altra parte.
- Va bene… manderò le
copie… - dissi.
- Perfetto! – disse il numero
tre – e nel frattempo elaboreremo un piano d’azione! –
- Sì! – replicò
Midori.
Io mandai due copie per ogni strada
con l’ordine di sparire se avessero incontrato qualcuno o se fossero
arrivate al fondo di una delle due strade, quindi ci avvicinammo tutti e tre
per consultarci.
- Probabilmente avranno previsto che
avremmo provato ad introdurci nel loro covo… mi immagino quante trappole o
illusioni ci saranno – ragionò Midori, portandosi una mano al
mento
- Oppure… potrebbero NON
averlo previsto… - osservò numero tre – chissà,
magari pensano che abbiamo paura di loro… e forse non hanno preparato
trappole –
- Improbabile – sono
intervenuto io – Non avrebbero mai fatto in modo di farci trovare
dinnanzi a questo bivio nel caso che hai appena detto, non ti pare? –
- Hai ragione… -
sospirò.
Ad un tratto vidi un’immagine
nella mia mente, una… anzi due delle copie, quelle mandate nel vicolo di
sinistra, erano scomparse.
- A sinistra non si può
andare! – dissi, praticamente urlando.
Midori e Numero tre mi guardarono dubbiosi,
quindi mi sentii in obbligo di dare spiegazioni.
- Le due copie che ho mandato per
quella strada sono scomparse cadendo inaspettatamente giù per un
burrone… e… AH! –
Mi interruppi nuovamente.
- Che succede?! –
domandò Midori
- Anche un’altra delle copie
è sparita, una di quelle a destra… ha incontrato una trappola con
dei kunai nascosti… ora dobbiamo solo aspettare l’altra… -
Fra di noi cadde un silenzio carico
di tensione, nessuno osava proferire parola, neanche per proporre qualche altra
idea per il piano d’azione…
Stavamo tutti aspettando la mia
copia con trepidazione… quando ebbi un sussulto.
- E’ sparita?! –
domandò Midori, scattando in piedi
- Mh…
no. Era un brivido di freddo… - dissi, timidamente, mentre mi arrivava un
pugno in pieno viso da parte del numero tre.
- SEI UN DEFICIENTE! – Mi
urlò
Midori ci intimò uno “Shhht” quindi ci rimproverò: –
Potrebbero sentirci! –
Quel bastardo mi aveva fatto un male
pazzesco, stavo per dargli il fatto mio quando anche il pensiero mancante si
formò nella mia testa.
- E’ sparita anche l’ultima
copia! – dissi, agitato.
- E cosa succede a destra? Non
tenerci sulle spine! – mi domandò Midori, chiaramente fremente d’impazienza.
- Il nostro sensei è dentro
una specie di gabbia, proprio in fondo al vicolo! Non sembra che ci siano nemici
attorno, e più o meno so anche dove sono posizionate le trappole lungo
il percorso… - feci una pausa… - Andiamo! – esclamai poi
Gli altri due sorrisero e, pieni di
ottimismo, ci avviammo tutti e tre per il vicolo di destra.
Bene o male evitammo tutte le
trappole e in breve riuscimmo anche a raggiungere la “gabbia” in
cui era imprigionato il Sensei.
Quando ci vide fece un’espressione
incredula e sollevata, che mutò subito nel solito ghigno malefico che lo
contraddistingueva.
- Razza di smidollati, cosa siete
venuti a fare qui? – disse, con la sua abituale gentilezza e gratitudine
verso il prossimo
Diciamocela, odiavo quell’uomo
con tutto me stesso, e non ero l’unico. Perché cavolo eravamo
andati a salvarlo? Stavo cominciando a pensare seriamente di lasciarlo alla sua
sorte…
- Sensei – disse Midori –
la situazione è grave, ci vogliono utilizzare come tramite fra di loro e
il capo del villaggio! –
- Embè?
– ribattè lui, senza una piega –
Potevate anche rifiutare e lasciarmi crepare qua dentro! –
- L’AVREMMO FATTO SE NON
AVESSERO MINACCIATO DI UCCIDERE ANCHE LUI! –
Gridò Midori, piena di collera – SI RENDE CONTO DELLA RESPONSABILITÁ
CHE CI TROVIAMO SULLE SPALLE? È TROPPO GRANDE
PER NOI! ABBIAMO BISOGNO DI SUPPORTO! –
- Siete chuunnin, branco di stupidi,
non dovete contare più sugli altri, ma solo sulle vostre forze! –
il bastardo guardò altrove – piuttosto di essere salvato da delle mammolette come voi, preferisco schiattare per mano dei
nemici! –
Non ci ho visto più. Ho
avvolto una radice attorno al collo di quell’uomo e ho cominciato a
stringere.
- Numer-o… u-no… cosa
dia-volo… stai fa-cendo, non re-spi… ro…
- ansimò
- Siamo arrivati fino a qui per
salvarla, non le abbiamo chiesto di ringraziarci… ma nemmeno di rifiutare
il nostro aiuto, dato che nessuno ci ha obbligato a darglielo… quindi, se
non vuole morire un po’ prima, perché non ci asseconda e ci segue
senza fare storie, che è meglio per tutti? – gli intimai,
sottovoce.
Riuscivo a percepire la sua paura
negli occhi, mentre piano piano scioglievo la presa.
- Numero tre – dissi –
tu sai come aprire questa serratura, vero? –
- Certo! –
Armeggiò pochi secondi con
una forcina presa dalla tasca, quindi dopo un “clack”
la serratura scattò e la porticina della gabbia si aprì. In
silenzio, facemmo passare avanti il Sensei.
- Zetsu… - mi disse Midori,
poco prima di re-incamminarci verso l’uscita – cosa… cosa ti
è preso? Quello non eri tu… -
- Non so. – le risposi, secco.
Procedemmo senza parlarci, e man
mano che avanzavamo… la strada ci sembrava sempre più lunga!
- Ragazzi – sussurrò il
numero tre – questa cosa non mi torna molto… non mi pareva che
fossimo così lontani dall’entrata del covo!
- Concordo… non vorrei che
fossimo finiti dentro ad un illusione – aggiunse Midori
Ci fermammo per un attimo, giunti di
nuovo di fronte al bivio di prima.
- No! Non ci siamo! – si lamentò
il sensei – brutti… -
- Non dica niente – ordinai –
lo sa vero che adesso decidiamo noi la sua vita o la sua morte… -
Lui continuò a fare silenzio.
Numero tre stava per dire qualcosa, probabilmente “re-incamminiamoci”,
quando ci trovammo rinchiusi dentro una gabbia molto più grande di
quella del sensei, ma senza
serratura: era piovuta dall’alto!
Attorno a noi l’ambiente
cambiò: eravamo senza dubbio nella stessa caverna, ma non eravamo
passati per questa “stanza”.
Il sensei stava per sbottare una
serie di insulti, lo vedevo, infatti riconoscevo il suo tic della palpebra
destra che cominciava a ballare, ma lo guardai con un’aria assassina e
lui si tenne tutto per sé.
- Ok, non ci sono porte –
concluse il numero tre, camminando avanti e indietro – quindi abbiamo due
opportunità: o scaviamo una fossa, o nel terreno troviamo una botolAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH! – urlò,
sprofondando improvvisamente nel terreno… !
- Direi che la seconda opzione va
bene! – gli rispose Midori affacciandosi alla botola.
- Scendiamo? –
cinguettò poi, rivolgendosi a me e al maestro. Noi la seguimmo senza
fare storie, e ci ritrovammo in una specie di stanza con una parete a scivolo.
C’era una fessura in alto.
Mi sporsi: veniva giù aria da
lì!
- Ragazzi! Forse abbiamo trovato come
uscire di qui! – riferii.
Non riuscimmo nemmeno a tirare un
sospiro di sollievo: sentimmo una voce dall’alto, da sopra la botola:
- Chissà se riusciranno a
fuggire prima che crolli tutto? –
Ci voltammo, accorgendoci che
eravamo circondati niente poco di meno che da carte bomba!
- Uno, due, tre! Andate voi avanti,
nell’ordine! Cercate di scalare la superficie a scivolo, io sarò l’ultimo
della fila! – ordinò, del tutto inaspettatamente, il sensei.
Obbidimmo, mentre già le bombe più lontane da noi cominciavano
ad esplodere.
- Più veloce, Zetsu!
Più veloce! – mi spronò Midori, nel panico
- Faccio quello che posso! –
Non ci volle molto perché tutto
attorno a noi cominciasse a tremare, e i pezzi della parete si staccarono a
poco a poco…
- Ragazzi, non siete delle mammolette, potete andare avanti anche da soli… - era
il nostro sensei che parlava, si era fermato – non riesco a procedere,
perdonatemi… -
Mi girai in fretta e vidi che aveva
lasciato la presa, e insieme a delle rocce, stava scivolando giù!
- Continuate, uno e due! Lo
riporterò io in superficie, non vogliamo vittime inutili, vero?
Aspettatemi di sopra! Tornerò! –
Detto questo anche numero tre si
lasciò cadere giù.
Io e Midori continuammo ad andare
avanti, l’aria si faceva più fresca man mano che salivamo… e
sentivamo la terra che tremava sempre di più, le bombe carta che
esplodevano… chissà quante ne avevano posizionate…
Eravamo arrivati quasi in superficie,
vidi il cielo stellato della notte e cominciai ad uscire da quell’inferno,
quando un urlo mi ci riportò dentro.
- ZETSU! AIUTAMI! – Midori era
rimasta incastrata fra delle rocce, e non riusciva a muoversi, mentre nel
vicolo cominciava a crollare ogni cosa…
Io avvolsi una radice attorno al suo
corpo giusto in tempo: un nanosecondo dopo l’avrei persa fra i massi…
Quando la scossa si fermò,
sentivo male alle radici. La testa mi girava… avevo voglia di vomitare, e
svenni sul colpo, senza però lasciare la presa.
Avevo dato
la strada a Midori per tornare in superficie…
E da quel momento cominciò
tutto, vero?