Harry Potter |
Browncoat, Green Eyes di nonjon | Leggi le 2 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 17/03/2008 | Stampa questo capitolo | Stampa tutta la storia
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Salve a tutti. Qui è il
traduttore a parlare (be'... virtualmente...).
Prima di passare alla
splendida fanfiction di nonjon, volevo dire alcune cose.
Prima di tutto volevo motivare la mia scelta di tradurre questa storia,
questo crossover tra Harry Potter e Firefly.
Ho deciso di tradurre questa fanfiction (oltre che per gli ovvi motivi
che prevedrebbero l’utilizzo di parole come
‘divertente’, ‘coinvolgente’ ed
‘esaltante’) perché riguarda una serie
televisiva che ha avuto pochissimo successo in Italia, nonostante
meritasse tutto quello di questo mondo. Con questo crossover con
l’universo di Harry Potter (un universo ben più
conosciuto), vorrei tentare di convertire quante più persone
possibili alla causa di Firefly.
Se non avete idea di che cosa questo ‘Firefly’ sia,
allora vi consiglio vivamente di andare a recuperare in qualche modo i
15 episodi che compongono la serie creata dal mitico Joss Whedon e il
film ‘Serenity’ che ne è una sorta di
epilogo.
Se riuscirò a dar vita anche a un solo altro Browncoat,
allora
riterrò la mia missione riuscita.
E quest’ultima frase mi porta al secondo motivo per il quale
vi sto tormentando con questa sorta di introduzione.
‘Browncoat’ è il nome originale dei
cosiddetti ‘Indipendenti’ (oltre che parte del
titolo della fanfiction che letteralmente vuol dire 'Giacca Marrone, Occhi Verdi'), e
deriva dalla giacca marrone che li distingue.
Eh sì… è
arrivata l’ora di parlare dei problemi di traduzione.
Lo stile narrativo della fanfiction di per sé non
è complicato, a parte alcuni occasionali giochi di parole e
simili; ma le difficoltà più grandi non derivano
da ciò.
Il vero problema è l’adattamento che questa
serie ha dovuto subire in Italia, adattamento fatto
in maniera davvero
pessima.
Il mondo ‘originale’ di Firefly, infatti,
è ricco di neologismi, di espressioni particolari ecc. che
sono state completamente eliminate nella versione italiana e che in
questa traduzione invece ho cercato di mantenere.
Menzione a parte deve essere fatta per il cinese che potete trovate
nella serie originale (soprattutto per le imprecazioni e senza alcun
sottotitolo o spiegazione), del quale non v’è
invece traccia nell'adattamento nostrano.
L’autore di questa fanfiction, nonjon, ha voluto mantenere
questa cosa ovviamente (solo a noi italiani poteva venire la genialata
di eliminarla) e perciò nella mia traduzione troverete frasi
in mandarino che, nonostante l’assenza di spiegazione (con
qualche eccezione), saranno facilmente comprensibili.
Penso sia tutto… buon divertimento.
Paradorn
Browncoat, Green Eyes
Traduzione a cura di Paradorn
* Note del traduttore. Le trovate alla fine
della fanfiction.
Disclaimer: non possiedo niente; Harry Potter e gli elementi del suo
universo appartengono tutti a J.K. Rowling. Firefly/Serenity e gli
elementi del loro universo appartengono tutti a Joss Whedon. Io sto
solo prendendo in prestito i personaggi per giocarci per un
po’. Questo lavoro è finalizzato solo al
divertimento, non ne ricavo nessun profitto e non ho nessuna intenzione
di violare il copyright.
Prologo – Due Anni Fa (31 Ottobre
2518)
L’RPC è da molto tempo la spina dorsale di tutti i
processi decisionali maggiori e minori. Dal più piccolo
ufficio composto da tre persone, alla più grande federazione
unificata di pianeti alleati sotto un istituto governativo
centralizzato, dai rapporti tradizionali tra maestro e allievo, tra
datore di lavoro e lavoratore, l’introduzione di un terzo
elemento è sempre stata richiesta per garantire una certa
privacy. Perciò nacque lo strumento più utile per
prendere decisioni e contemporaneamente per mantenere le altre parti
all’oscuro: l’RPC, meglio conosciuta come riunione
a porte chiuse.
Una grave comunicazione è stata trasmessa per
l’intero universo, una comunicazione che ha raccontato la
storia e la verità del pianeta Miranda e degli orrori che
sono avvenuti laggiù. Di come questo orrore fosse stato un
programma e un tentativo sponsorizzato dal governo per rendere migliore
la vita, rendendo migliori le persone. Un errore
madornale che ha
portato ad oltre trenta milioni di morti quando quelle persone hanno
semplicemente perso il desiderio di continuare ad esistere. Ma
approssimativamente il dieci per cento della popolazione, circa
trentamila abitanti, non ha perso il desiderio di esistere. Piuttosto
si è arreso alla pazzia che quell’esistenza era
diventata. Non erano più uomini e donne; erano mostri.
Storie e leggende su di loro li hanno chiamati Reavers. Esistevano
tante storie del terrore sui Reavers quante stelle ci sono in cielo o
quasi. Le storie dicevano che si auto-mutilavano senza nessuna ragione.
Dicevano che violentavano qualunque cosa si muovesse, che mangiavano
carne umana e si vestivano di pelle umana. Così naturalmente
come un uomo respira, un Reaver stupra, uccide, saccheggia e distrugge.
Dicono che se un Reaver è abbastanza vicino
dall’essere visto, allora è già troppo
tardi. Trova una pistola il più velocemente possibile e
sparati un proiettile nelle cervella.
La maggior parte delle storie erano di seconda e terza mano, raccontate
per spaventare la gente che per la verità non si era mai
avventurata vicino ai confini esterni. La triste verità
è che un tremendo numero di queste storie erano del tutto
precise.
Ma era per queste ragioni che in un palazzo senza nome, in un
dipartimento governativo senza nome, un gruppo di leader senza nome
dell’Alleanza furono obbligati a trattare gli eventi in una
riunione a porte chiuse. Avevano affrontato la
maggior parte dei punti
all’ordine del giorno, ma c’era un argomento per il
quale stavano ancora discutendo senza riuscire a trovare una soluzione.
“La nostra ragione primaria per il recupero di River Tam
è svanita.” L’uomo a parlare diede
risalto alla sua affermazione con un pugno sul tavolo circolare di
legno al quale sedevano una dozzina circa di uomini ben vestiti. Si
alzò e spiegò il suo punto di vista.
“Il più grande segreto che custodiva è
stato rivelato. Hanno già mandato il messaggio riguardo
tutto quello che è avvenuto su Miranda. Tutti i pianeti
civilizzati sembrano comprenderlo per ciò che era realmente:
un esperimento fallito. Ma,” e qui fece una pausa per
accrescere l’effetto delle sue parole, “ma ogni
detrattore del governo e ogni indipendente* sta sfruttando la
situazione per iniziare una ribellione. Al confine esterno ci sono
già delle fazioni che contemplano una secessione
dall’Alleanza.”
Un uomo particolarmente grasso espresse il suo disaccordo.
“La ragazza ha ancora dei segreti! Sa più di
quanto dovrebbe.” Era infuriato e scuoteva la testa per la
rabbia, come se fosse stato offeso personalmente.
“La sua stessa esistenza è un imbarazzo per
l’Alleanza” disse un uomo dall’aspetto
slanciato e la capigliatura bionda.
Il primo ad aver parlato scrollò le spalle con indifferenza.
“E allora? Quali opzioni ci sono rimaste? Il nostro operativo
più abile e in gamba ha fallito.” Si
fermò e guardò tutti gli altri presenti in sala.
Ripeté per una seconda volta a voce più alta.
“Ha fallito. Non era neanche
più in grado di
continuare a fare le funzioni di un operativo. Ed ovviamente, ucciderlo
non l’ha aiutato affatto.”
L’uomo grasso scosse la testa con veemenza. “Bah!
Era praticamente un Indipendente! Ce li aveva in pugno! Hai sentito le
sue istruzioni: ha detto ai suoi uomini di rompere le righe.”
“Non lo sto negando. Sto solo reiterando… quali
opzioni abbiamo?” domandò il primo uomo.
“Provare a mandare gli altri nostri operativi migliori?
Vogliamo perdere anche loro? Soprattutto su un bersaglio che ha perso
molta della sua priorità?”
“Sì! Li manderemo tutti se sarà
necessario!” balzò nella discussione un altro al
tavolo.
“Calmati Morty. Sii ragionevole. La domanda che rimane
è: che minaccia rappresenta la ragazza adesso?”
chiese l’uomo alla sinistra del collega biondo e slanciato.
Il più anziano tra i presenti con degli spessi occhiali
domandò “Non pensate che sarebbe un abile leader
per qualunque tipo di rivolta? Il suo addestramento la rende eguale a
qualsiasi altro operativo in un combattimento frontale.”
“No. Non è abbastanza sana mentalmente per poter
comandare” spiegò il primo uomo ad aver parlato.
“Potrà combattere meglio di uomini normali a
volte, ma il suo cervello non è in buono stato. Voglio
dire… era telepatica già da prima che la
prendessimo noi.”
“Non possiamo semplicemente lasciarla andare!”
L’apparentemente sempre arrabbiato uomo grasso
ordinò.
Il primo uomo sorrise furbescamente. “Grunner, ti ricordi la
storia che Weatherby ci ha raccontato quando ci siamo fatti quella
bevuta con lui?”
L’uomo biondo guardò quello che aveva parlato
incredulamente. “Non puoi essere serio.”
“Perché no? Il nostro miglior operativo ha
fallito. Io dico che dovremmo fare un tentativo” rispose il
primo con un ghigno.
“Quella era una vecchia favola inventata!”
ribattè ancora lo snello.
“Di che cosa state parlando voi due?” chiese uno
degli uomini più silenziosi.
“Annie?” chiamò il primo uomo attivando
l’interfono accanto a lui. “Per favore, fai venire
qui Antonio Weatherby il prima possibile.” Un brusio e un
crack lo informarono che la donna aveva ricevuto il messaggio e si era
già messa all’opera.
“Una potenziale soluzione al nostro problema”
spiegò l’uomo agli altri al tavolo. “E
in particolare, una soluzione che non ci costerà niente
mettere in atto. Non saranno neanche le nostre risorse ad essere a
rischio.”
La porta dell’ufficio si aprì per la prima volta
da ore, e un nervoso ragazzo con vivaci capelli rossi entrò
nella stanza tenendo la testa bassa. “Voleva vedermi,
Signore?”
“Antonio! Posso chiamarla Antonio?” chiese il primo
uomo.
“Certo, Signore” acconsentì il nuovo
entrato.
“Grunner ed io ci siamo appena ricordati di quel racconto
intrigante della storia della tua famiglia.”
Il rosso si guardò intorno per la stanza paurosamente.
“Err… la storia della mia famiglia,
Signore?”
Il biondo sorrise e continuò. “Sull’eroe
che potete chiamare per salvare il mondo…”
“Oh, quella…” il ragazzo non
riuscì a trattenere un leggero rossore imbarazzato.
“Umm… non credo che possiate prendere troppo
seriamente quella storia.”
Il primo uomo non ne voleva sapere di scuse. Sorrise ma insistette
fermamente. “Tuo nonno non ti ha passato questo segreto sul
suo letto di morte? Credi davvero che avrebbe sprecato le sue ultime
parole per uno scherzo?”
Il nuovo entrato arrossì ancora più vistosamente.
“Be’ no, certo che no. Ma alla sua età e
nelle sue condizioni, non si può prendere tutto quello che
ha detto per certo.”
“Quindi non hai molta fede nella possibilità che
ci sia della verità nella sua storia?” chiese
l’uomo grasso, suonando calmo per la prima volta.
Il ragazzo si fermò. “Mio… mio nonno
senza dubbio ne aveva.” Sembrava malinconicamente perso nel
suo ricordo. “E il fatto che significasse così
tanto per lui vuol dire che tratterò quella storia come se
ci credessi ciecamente anch’io. Non importa quanto io trovi
improbabile l’idea di un… eroe mago.”
L’uomo più anziano con spessi occhiali chiese
rispettosamente “Qualcuno potrebbe per piacere illuminare il
resto di noi su quello che credeva questo ‘nonno’ e
magari condividere le sue ultime parole?”
“Antonio?” chiese il primo.
Il rosso si prese un momento e spiegò anche se riluttante
“Mio nonno mi ha rivelato che la nostra famiglia è
da molto tempo custode di un eroe mago.”
“Potrebbe entrare nei particolari?”
domandò uno dei più anziani tra i presenti con un
sopracciglio alzato quando sembrò che i dettagli non
sarebbero arrivati volontariamente.
Il ragazzo annuì e iniziò a raccontare
l’intera ultima ora di suo nonno. “Secondo quello
che mi ha detto mio nonno, la magia è una cosa reale e una
volta esistevano maghi e streghe. Credeva che la nostra famiglia fosse
una delle più importanti tra loro. A quanto pare questi
maghi avevano una vera e propria società, almeno fino a un
secolo prima della distruzione della Terra-Che-Fu**. Ora, se volete
comprendere tutto questo ocus-pocus*** dovete tornare a quattro o
cinque secoli fa. Esisteva un mago di grande talento che, nonostante
fosse incredibilmente umile, era un eroe nel vero senso della parola.
Aveva sconfitto cinque diversi Signori Oscuri
‘principianti’ e uno (e qui cito) 'stronzo
bastardo patentato’ che in molti consideravano il
più orribile Signore Oscuro di sempre. Quindi la storia
parla di questo mago che mantenne la pace e visse qualcosa come 150
anni. Amò sua moglie ma non riuscì mai ad avere
figli, e poi lei morì a 141 anni. Lui girovaò per
un’altra decade circa, annoiato come non mai. A quanto pare,
la sua leggenda era cresciuta a tal punto che non gli era rimasto
alcuna missione o scopo. Allora secondo la storia si sarebbe sottoposto
a un sonno magico in modo che quando il suo aiuto sarebbe potuto
servire ancora, sarebbe stato risvegliato. Non aveva una famiglia
poiché sua moglie era morta, ma a quanto pare era
estremamente vicino a una famiglia eccezionalmente grande.
Così si è affidato e legato a lei.”
“E quella famiglia sarebbe quella dei Weatherby, una delle
più importanti… famiglie magiche?”
l’uomo grasso domandò con una punta di
incredulità.
“Così dice la storia” disse il ragazzo
alzando le spalle. “Voglio dire… io penso che
suoni ridicolo ma…” si fermò, distolse
gli occhi e borbottò a bassa voce “Però
mi domando…”
“Che cosa?” chiese curiosamente il biondo che aveva
sentito.
Il rosso si guardò intorno e vide che tutti lo guardavano
con vari gradi di incredulità.
“Be…” Gli ci vollero alcuni secondi ma
alla fine ammise “c’è una cosa che mi
fa credere che questa storia possa essere vera.”
“Davvero?” domandò il primo uomo con un
sorriso.
Il ragazzo sollevò la mano destra in aria e
indicò con l’altra il suo dito medio.
“Quest’anello” spiegò.
“Non un brutto anello, mi sta bene devo dire. Ma non me lo
sono mai messo. E’ apparso su questo dito poco dopo la morte
di mio nonno. E non sono mai stato in grado di togliermelo.”
Più di un paio di persone fecero una smorfia a questa frase,
ma la maggior parte alzarono le sopracciglia curiosamente.
Il primo uomo che aveva mentenuto il sorriso per quasi tutto il tempo
chiese, “Dimmi, Antonio. Saresti disponibile ad aiutare il
tuo governo e scoprire la verità sulle ultime parole di tuo
nonno?”
Il rosso, a quella frase, rizzò immediatamente la schiena.
“Cosa? Perché? C’è qualche
pericolo in arrivo?”
“No, niente di troppo serio o drastico” lo
rassicurò il primo. “Solo una situazione unica
grazie alla quale potremmo rispondere ad alcune delle tue domande su
quell’anello e allo stesso tempo potremmo essere
potenzialmente d’aiuto all’Alleanza.
C’è stata una missione nella quale abbiamo perso
il nostro migliore operativo. Stiamo cercando alternative prima di
rischiarne altri.”
“Oh mio Dio” disse il ragazzo dopo un esclamazione
soffocata. “Abbiamo perso il nostro migliore operativo? A me
sembra davvero seria la situazione.”
Il biondo sorrise riluttante e spiegò. “La
missione non è ad alta priorità, quindi questo
è il momento buono per fare un tentativo con qualcosa
di… diverso.”
Il rosso annuì vigorosamente. “Certo, Signori.
Sono d’accordo al cento per cento. E’ solo
che…” esitò un attimo e poi
scrollò le spalle. “Non sono sicuro di come
attivarlo. E non ci tengo particolarmente a perdere un dito.”
Uno degli altri presenti si grattò il mento.
“Dovremmo provare a farlo studiare da un telepatico. Se
è un anello magico, i telepatici sono probabilmente i soli
abbastanza sensibili dal riconoscerlo.”
“Sì, Signore,” intervenne il rosso
“Mi pare che mio nonno abbia detto qualcosa del genere. Credo
che bisogna essere magici per attivarlo. E lui
pensava che le persone telepatiche potessero essere tutto
ciò che resta di maghi e streghe.”
“Hmm” mormorò l’uomo grasso.
“Ne avremmo parecchi a portata di mano.”
Il primo uomo sorrise. “Allora? Siamo tutti
d’accordo che è questa la migliore linea
d’azione per adesso?”
Alcuni presenti brontolarono e scossero la testa, ma alla fine si
raggiunse un consenso. “Approvato.”
“Antonio?” chiamò il primo uomo.
“Perché non vieni con me e Grunner a prepararti
mentre facciamo chiamare un telepatico?”
Il rosso si limitò ad annuire e seguì i due
uomini.
“Rilassati Antonio” disse cordialmente il primo.
“Non sei mica nei guai, e noi non stiamo facendo niente che
non dovremmo. Se c’è della verità in
quella storia e tu puoi davvero richiamare questo eroe mago, allora
è necessario scoprirlo e testare il valore di
quest’uomo prima che sorga un vero problema che richieda
un… aiuto sovrumano.”
“Capisco Signore” si disse d’accordo
Antonio. “E’ solo… mio padre aveva un
enorme rispetto per questa leggenda e credo anche per l’uomo.
E parte di me si chiede se stiamo manipolando e usando questo mago
misterioso e probabilmente inventato.”
Il biondo lanciò un’occhiata alle sue spalle e
sorrise al ragazzo. “Oh, non dire così. Siamo il
governo. E’ il dovere di un uomo quello di servire il proprio
paese. Se è veramente un eroe, sarà felice di
aiutare.”
“Se lo dice lei…” mormorò il
rosso sommessamente.
L’uomo dai capelli rossi, Antonio Weatherby, seguì
diligentemente gli ordini che gli vennero dati dai dottori o altri
membri differenti del personale certificato dell’Alleanza. La
sua mano era l’unica parte del suo corpo a trovarsi al di
là di una parete di plexiglass rinforzato. Lui si
limitò a sorridere e ad annuire, mentre una ragazza
dall’aspetto etereo scivolò nella stanza
accompagnata da due uomini dagli occhi nascosti da un paio di occhiali
da sole.
La donna dai capelli biondi fissò Antonio con occhi
penetranti, prima di piegare leggermente la testa di lato a fissarlo
obliquamente. Sorrise di un sorriso che riscaldò il cuore di
Antonio. “Non preoccuparti. Lui è molto
comprensivo.” Si avvicinò al pannello di
plexiglass e accarezzo delicatamente il braccio del ragazzo. Stava
cercando di rilassarlo. Sapendo di esserci riuscita senza neanche aver
bisogno di guardare, si chinò e fissò
l’anello. “Curioso.” Sfiorò il
gioiello con l’indice e emise un’esclamazione
strozzata. Si guardò intorno nella stanza e vide che tutte
le persone in camice stavano gesticolando animatamente cercando di
attirare la sua attenzione. Lei li ignorò e passò
nuovamente un dito sull’anello, prima di lasciare uscire un
gemito di piacere che imbarazzò Antonio più di
tutti gli altri. Uno degli uomini con gli occhiali da sole
iniziò ad aprire la porta per farla uscire, ma una
dottoressa lo spinse indietro. Nello stesso istante, la ragazza
passò dolcemente il dito su quello medio di Antonio e poi
schiacciò fermamente proprio al centro dell’anello.
Antonio strillò nel sentire l’oggetto rispondere,
mentre gli si avvolgeva intorno al dito come un qualche tipo di metallo
fuso.
La ragazza voltò la testa verso i dottori e gli scienziati
nella stanza, poi sorrise dolcemente e si coprì la bocca con
la mano. “Ops” ridacchiò allegramente
prima di roteare gli occhi e cadere svenuta sul pavimento.
Un cono di luce e fumo denso nascose l’intera stanza alla
vista mentre gli scienziati si dannavano per comprendere tutti i loro
rilevamenti. Antonio stava urlando di paura nonostante non sentisse
nessun dolore ma solo una leggera frescura e umidità sulla
mano ancora al di là del plexiglass.
Quando le prese d’aria della stanza ricominciarono finalmente
a funzionare e a risucchiare tutto il fumo e la foschia, lì,
sdraiato sul pavimento c’era un vecchio completamente nudo,
abbracciato alla ragazza svenuta, ansimando e tenendola stretta al suo
corpo. Il vecchio iniziò a tremare e ad agitarsi prima di
calmarsi, finalmente. Aprì gli occhi e diede
un’occhiata alla stanza di plexiglass nella quale si trovava.
“Porca vacca!” esclamò prima di
crollare di nuovo nell’incoscienza.
“Portate la ragazza fuori di lì e sedate
quell’uomo!” ordinò
l’ufficiale d’amministrazione dalla capigliatura
bionda conosciuto come Grunner. I due uomini con gli occhiali da sole
nella stanza ‘di plastica’ trascinarono la ragazza
ancora svenuta in qualche luogo sicuro. Una donna in camice da
laboratorio si affrettò e iniettò al vecchio il
già preparato cocktail di varie droghe, che avrebbe dovuto
mantenerlo completamente lucido oltre che incapace di mentire.
Questa volta venne preparata un’altra stanza e il vecchio
venne legato ad un letto. I dottori lo analizzarono e lo trovarono in
perfetta salute, ma se i loro risultati erano da considerare esatti,
l’uomo doveva avere 152 anni. Aveva una gran massa di capelli
neri, con una leggera spruzzata di grigio. Guardandolo attentamente,
non gli avresti dato molto più di 50 anni.
Antonio riprese fiato cercando di tranquillizzarsi dopo tutti i fuochi
d’artificio che avevano coinvolto il suo braccio. I dottori
lo liberarono dalla sua imbracatura e gli fecero dei controlli che
registrarono che, oltre al fatto che i battiti del suo cuore erano
aumentati significativamente, Antonio era esattamente lo stesso di
prima, con l’eccezione di un piccolo anello in meno.
L’uomo corse fuori dalla stanza e in fondo al corridoio dove
si sarebbe tenuto l'interrogatorio dell’uomo del suo anello.
Fu sorpreso
quando entrando, trovò il vecchio sorridente, sveglio e
arzillo, e tutti i suoi colleghi estremamente irritati.
“Antonio!” chiamò bruscamente Grunner.
“Vieni qui e parla con questo shiong-muh duh
kuang-ren.”
Antonio si avvicinò e sorrise all’uomo.
“Salve.”
Il vecchio piegò leggermente la testa di lato con
un’espressione turbata che ad Antonio ricordò la
ragazza telepatica. La sua voce suonò ancora un pochino roca
quando
disse con curiosità. “Assomigli un pochino a
Percy.”
“Percy?” chiese Antonio anche lui curioso cercando
aiuto nei suoi due superiori.
“Sì, Percy. Senza dubbio un bisnonno o bis-zio,
con un bel po’ di bis in più
all’inizio.”
“Quindi lei è veramente…?”
chiese Antonio affascinato.
“Io sono veramente cosa?” disse l’uomo
sorridendo gentile fino a diventare irritante.
Antonio fissò i suoi occhi verdi quasi incantato.
“Voglio dire… un mago.”
Il vecchio lanciò un’occhiata alla mezza dozzina
di persone nella stanza. “Oh Dio” iniziò
ridacchiando piano. “Siete tutti babbani? Come diavolo avete
fatto a portarmi qui allora? E dove cavolo siamo? Anzi meglio, quando
cavolo siamo?”
Il primo uomo ad aver proposto questa soluzione per la missione
osservò dall’alto in basso il vecchio. Con voce
monotono, iniziò. “Lei si trova in una struttura
top secret nascosta a Capital City. La Terra-Che-Fu divenne inabitabile
secoli fa. Adesso sono le 3:26 PM, del 31 Ottobre 2518, o se preferisce
circa quattro secoli dopo l’ultima volta che lei
è stato richiamato.”
“Richiamato?” chiese l’uomo disgustato.
“Sono una specie di arma o di tirapiedi per voi? Vi servo per
aiutarvi a conquistare qualche altro paese o a distruggere qualche
regime che voi considerate pericoloso?”
“Oh, non sia ingenuo,” insistette il primo uomo.
“Non esistono più lotte o guerre tra paesi. Ci
siamo riuniti sotto l’unica bandiera dell’Alleanza
da oltre sette anni ormai. Ma prima di continuare, devo sapere chi
è lei.”
“Io?” chiese il vecchio guardandosi intorno
innocentemente. “Non sono nessuno. Nessuno di
importante.”
“E’ apparso dal nulla, e supponiamo che lei sia un
eroe mago” spiegò Grunner. “Ci perdoni
se troviamo tutto ciò… intrigante.”
“Siete sicuri che sia spuntato così?” Il
vecchio si piegò in avanti curiosamente. “No,
perché non ha molto senso.”
“Il suo nome” chiese fermamente il primo uomo.
“Come la dobbiamo chiamare?”
Il vecchio si guardò intorno. “Sapete…
perché non ci scordiamo semplicemente di esserci incontrati
e voi mi fate uscire di qui?”
Il primo uomo si voltò stancamente verso Antonio.
“Antonio?”
“Il suo…” il ragazzo si fermò
e poi rispose debolmente. “Il suo nome è Harry
Potter.”
Il vecchio sospirò un momento prima di accorgersi che il suo
nome non era stato riconosciuto dai presenti.
“Perché mi trovo qui?”
“Si trova qui,” spiegò il primo uomo
“perché abbiamo una missione per lei.
C’è una ragazza estremamente pericolosa e
instabile là fuori da qualche parte nell’universo.
Ci serve che lei la catturi, controlli e riporti qui, o se non
può, ci serve che la elimini.”
Harry lanciò un’occhiata ad Antonio prima di
guardare tutti gli altri presenti nella stanza. “E come vi
aspettate che io dia la caccia e uccida una ragazzina?”
“Non è una bambina,
un’innocente o cose così”
spiegò il biondo.
“Lei e le persone con cui viaggia sono responsabili per
l’attuale instabilità del nostro governo. Lei
è la ragione per cui molti pianeti e civiltà ai
confini stanno considerando l’idea di un’altra
guerra civile. Questo porterà solo ad altre morti per tutti
noi. Deve essere fermata.”
“Questo è quello che dite voi”
annuì Harry con il dubbio chiaro come il sole sul viso
leggermente rugoso. “Ma ancora non mi avete detto
come.”
“Lei è un eroe mago, no?”
domandò curiosamente il primo uomo.
Harry arricciò le labbra e fece una smorfia. “Ma
gli eroi non sono estremamente pericolosi per i governi
corrotti?”
Gli occhi del biondo si allargarono per la rabbia. “Ci sta
minacciando?”
Harry ridacchiò e scosse la testa. “Non me lo
sognerei mai. E’ solo che da quel che ho sentito finora, voi
ragazzi siete a qualche passo dall’essere dichiarati
l’impero più malvagio di sempre.”
“Non c’è niente da ridere”
continuò tranquillamente il primo uomo per niente divertito.
“Abbiamo strofinato la lampada del genio ed è
uscito lei. Se non ci esaudirà nessun desiderio e non
coopererà con noi, allora non servirà ad alcuno
scopo per il suo governo. Perché la prima cosa che vogliamo
determinare attraverso l’attuale interrogatorio, è
se permettere che la sua esistenza continui.”
Harry sospirò rilassandosi sul letto. “Se questo
era il tono per convincermi che voi siete i buoni, era estremamente
deludente.”
Il primo uomo sorrise pericolosamente. “Vede, questo
è parte del suo problema Signor Potter. Lei viene da un
tempo in cui esistevano i buoni e i cattivi. Noi abbiamo superato quei
giorni barbari e ci siamo tutti riuniti in un unico strumento che
agisce per il bene comune. Non ci sono più buoni e cattivi.
Ci sono solo ordini e la scelta se seguirli o no.”
“Okay, quello lì,” disse Harry con un
ghigno “era un discorso che mi pare di aver già
sentito in passato. E non erano mai i buoni a farlo.”
“Non ci sono buoni. C’è la legge, la
regola, il sistema” urlò il biondo.
“Punto e basta. Se esistono dei buoni, allora quelli sono
l’unico e solo governo effettivo che guida la
popolazione.”
Harry si voltò verso Antonio e gli sorrise. Fu un sorriso
che mise estremamente a disagio il ragazzo. “Be’,
in questo caso allora, farò il cattivo.”
Senza nessun rumore né movimento, l’intera stanza
precipitò nel buio. Due uomini strillarono e si affrettarono
a localizzare una fonte di luce o anche la porta. Antonio
sentì lo strappo di un tessuto ed ebbe la sensazione che
l’eroe mago si era slegato, liberato e che era la causa di
tutto quello che stava avvenendo al momento. Ci furono diverse urla e
poi un completo silenzio. Antonio sentì il cuore battergli
così forte dal minacciare di saltar fuori dal petto.
“River Tam?” domandò la voce di Harry
nell’oscurità. “Hmmm…
carina.”
Antonio iniziò a boccheggiare dalla paura.
“Rilassati Antonio,” chiamò la voce dal
buio. “Che eroe mago sarei se vi facessi
veramente del
male?” disse, ma il sarcasmo nella sua voce era palese.
Antonio si guardò preoccupatamente intorno cercando di
vedere qualcosa nell’oscurità. Riusciva a sentire
Harry sussurrare “Oblivion!”
più e
più volte. Antonio aveva appena iniziato ad arrancare verso
dove credeva si trovasse la porta quando la voce sussurrò
proprio al suo orecchio. “Non essere così
spaventato, Antonio. Credo che ci possa essere ancora un po’
di Weasley in te. Quindi comportati semplicemente come gli altri e
dì loro che non ti ricordi niente. Saluti.
Stupeficium.”
Dopo quello che ad Antonio parve un attimo, il ragazzo si
svegliò, parecchie ore dopo invece, perfettamente sano,
disteso su
un letto di ospedale. E sembrava che nessuno avesse mai sentito parlare
del suo misterioso anello o della storia di suo nonno.
Note del traduttore
* In originale è ‘browncoat’, nome
derivante dalla giacca marrone (e vuol dire proprio questo) che
indossavano in battaglia i nemici dell’Alleanza.
** In originale ‘Earth-That-Was’.
*** In originale ‘mumbo-jumbo’.
Paradorn
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