|
|
BeyBlade |
L'Amore Bianco di SimmyLu | Leggi le 9 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 21/03/2008 | Stampa questo capitolo | Stampa tutta la storia
Devi essere loggato per recensire. Registrati o fai il login.
Comitato Consiglio Fanfiction |
Fanfiction on demand |
Qui Beta-Readers! |
Concorsi di fanfiction
pubblicità
L’AMORE BIANCO
… di Simmy-Lu …
Capitolo NONO: CIÒ CHE STA ALLE SPALLE
Quanto tempo era passato? Non se lo ricordava. Vedeva attraverso i suoi occhi eppure riusciva a percepire se stesso dall'esterno, come se guardasse agire un altro. Poi il freddo. Poi la neve. Quel meraviglioso brivido prima di infierire sulla propria vittima. Si ricordò dei lupi nel bosco poco distante dal monastero. Ebbe allora la certezza che fosse accaduto davvero.
Yuri si era messo a correre. Stava scappando come se fosse inseguito. Correva veloce urtando i passanti. Superando case, palazzi, strade, vicoli, negozi. Perse la cognizione del tempo, dello spazio. Forse anche quella di se stesso nell'unico sforzo della fuga. Un vicolo, un incrocio, ancora un vicolo. Grigio, bianco e ancora grigio. Fra le ombre degli sconosciuti e il più lontano possibile. Percorse strade che non conosceva e più si allontanava dall'ospedale più si domandava perché stesse fuggendo. Si fermò solo quando fu senza fiato, quando i battiti del cuore gli rimbombarono nelle orecchie, quando sentì il sapore metallico del sangue sulla lingua. Entrò in un vicolo che sapeva essere senza uscita pur non ricordando il perché. Trascinò i piedi pesantemente, lo stomaco gli doleva. Appoggiò una mano al muro trovando i mattoni bagnati e viscidi. Tossì due, tre, quattro volte. Vomitò, scosso dai brividi mentre le lacrime gli bagnavano il viso involontariamente. «Yuri?» Tossì ancora e sollevò la testa cercando di smettere di tremare. «Yuri! Sei proprio Yuri.» Il russo ci mise qualche secondo per mettere a fuoco la figura che si ritrovò davanti. Ciocche biondo cenere ritagliavano il contorno del viso afflato dal sorriso sprezzante e due occhi come schegge di vetro lo fissavano stupiti. Andrej. Yuri non rispose e si pulì la bocca con il dorso della mano, si chiese cosa riuscisse a vedere il ragazzo attraverso la sua immagine. C'era qualcosa al di là, qualcosa dietro le sue spalle, che seguiva ogni suo passo, qualcosa che per molto tempo condivideva il suo essere con lui. Andrej riusciva a vedere tutto questo? «Che cosa ti è successo? Non mi sembri affatto in forma.» chiese Andrej facendo un passo avanti. «Già...» farfugliò Yuri evitando di incrociare lo sguardo del giovane. Alle proprie spalle non c'era nulla, soltanto il muro spoglio e qualche brandello di vecchi manifesti strappati, per terra solo una tegola rotta. Nemmeno Andrej, come chiunque altro, avrebbe visto qualcosa. «Stai bene?» Yuri lo osservò mentre assumeva un'espressione vagamente preoccupata; cominciò a provare un'ingiustificata ostilità nei suoi confronti. Si sentiva diffidente come un animale selvaggio che tenta di essere avvicinato da un essere umano. Doveva allontanarsi. Liberarsi di quel ragazzo. Altrimenti... «Sei pallido come un lenzuolo, amico.» continuò Andrej facendo un altro passo verso di lui «Dai, vieni, ti...» Il ragazzo allungò una mano per afferrargli la spalla. «Non toccarmi!!» Yuri allontanò la mano del giovane con un gesto brusco, costringendo l'altro ad arretrare; fu scosso da un tremito e dovette appoggiarsi nuovamente al muro per rimanere in piedi. «Yuri... ma cosa ti è preso?» Andrej lo fissava con occhi spalancati massaggiandosi la mano. I suoi occhi per un attimo ebbero la stessa espressione impressa su quelli di Nicolaj; Yuri si passo una mano sul volto cercando di cancellarne il ricordo. «Nie... niente. Ho solo bisogno di calmarmi. Non sto bene.» «Questo l'avevo capito.» disse il ragazzo, «Vieni, conosco un posto tranquillo.»
* * *
Yuri seguì Andrej senza realmente sapere il perché, avrebbe voluto rimanere da solo, ma era anche vero che aveva bisogno di calmarsi e riflettere e camminare gli dava la sensazione di fare comunque qualcosa senza lasciare che gli eventi e il tempo lo affliggessero. La presenza del ragazzo accanto a sé era relativamente fastidiosa tanto da renderlo un po' nervoso, ma allo stesso tempo non gli importava che lui ci fosse o meno. Muoversi lo fece sentire meglio e l'aria fredda sul viso servì a schiarirgli un po' le idee. Cercò di ricordare con esattezza ciò che era accaduto fra lui e Nicolaj, ma più si sforzava di ricordare quegli ultimi momenti, più i particolari gli sfuggivano. Aveva agito tanto d'impulso che non se ne era reso conto? Aveva perso il controllo a tal punto? Tutte le risposte che cercava di darsi non gli parvero plausibili così come era stato per l'incontro coi lupi. Eppure tutto quello che gli stava accadendo non era affatto fantasia. Mise una mano in tasca e ne estrasse Wolborg; il BitPower parve emettere un tenue bagliore, poi più nulla.
Camminarono per un po', attraversando strade ampie e percorrendo vicoli stretti fra palazzi alti e grigi. La città sembrava serpeggiare come una grande bestia invisibile sotto le suole delle loro scarpe. Non si parlarono, o meglio fu Yuri che non proferì parola, limitandosi ad annuire quando Andrej diceva qualcosa. I colori piatti della città andavano pian piano scurendosi mentre il sole percorreva il cielo dietro le nuvole pallide. In poco tempo si allontanarono dalle vie principali, i palazzi che incontravano non erano più così vicini gli uni con gli altri e non superavano una certa altezza. Attraversarono un giardino pubblico, l'erba secca e gli alberi spogli lo facevano apparire più triste di quando in realtà non fosse; una serie di palazzi uguali si affacciava inespressiva a guardarli. Andrej salutò un gruppo di ragazzi seduti su una panchina, si scusò velocemente con Yuri e lo lasciò solo per qualche minuto mentre distribuiva qualche parola e pacche sulle spalle a uqelli che sembravano amici di lunga data. Andrej fece un cenno verso di lui parlando con uno dei ragazzi che estrasse delle lattine da uno zaino, dopo averle infilate nelle tasche del giubbotto, tornò da Yuri con il solito sorriso sul volto. «Non sono del tuo gruppo.» constatò Yuri non appena lo raggiunse. «No, ma mi dovevano un favore.» disse Andrej «Mi sono fatto dare qualcosa da bere.» Proseguirono all'ombra dei palazzi, attraversarono un incrocio con lavori in corso, raggiunsero un ampio marciapiede e scesero una decina di gradini per ritrovarsi in una piazza asfaltata piena di bancarelle. Data l'ora, alcuni venditori si stavano già preparando a mettere via la merce pur continuando a gridare ad alta voce i prezzi della propria mercanzia nella speranza di qualche vendita dell'ultimo minuto. Incrociarono una coppia di anziani che si allontanava con due borse della spesa ciascuno e invece di cambiare direzione, Yuri fu costretto a seguire Andrej che si immerse nella folla chiassosa. Il ragazzo dai capelli rossi mise le mani in tasca infastidito, aveva capito immediatamente il perché di quella decisione. Fece finta di nulla per non dare nell'occhio. Quando si allontanarono, Andrej aumentò il passo e presto furono lontani dal mercato. Si fermarono all'incrocio successivo guardando le vetture attraversare. Andrej buttò qualche occhiata oltre le spalle per controllare se qualcuno li stesse seguendo, ma non c'era anima viva. Le auto si fermarono e poterono attraversare. I rintocchi di una campana segnarono lenti e pesanti il tempo. Quando furono arrivati davanti al cortile di una vecchia chiesa Andrej si fermò. «Ecco il mio posto tranquillo.» disse il ragazzo, «Vicino a dove sto io e non lontano dal monastero.» Yuri non rispose e lo precedette entrando nell'edificio.
La penombra li accolse gelida. Si sedettero su una panca distante dall'ingresso, al fondo di una delle navate laterali, mantenendosi così lontano dai fedeli che prendevano posto più avanti in attesa della messa pomeridiana. Andrej si accomodò come se si trovasse a casa propria e svuotò le tasche del giubbotto; passò una lattina a Yuri, posò un paio di mele sulla panca e, infine, estrasse un portafogli. Mentre lo esaminava, svuotandolo assunse un'espressione scocciata. «Che pezzente.» mormorò intascando i pochi soldi e nascondendo sotto la panca il portafogli. Yuri esaminò la sua lattina, era birra; l'aprì fissando lo sguardo davanti a sé. «Mi ero quasi dimenticato come si faceva.» disse bevendo un sorso, «Sei veloce.» aggiunse dopo. «Grazie.» disse Andrej con un certo orgoglio, «Io e te ci intendiamo, vero? L'ho capito il primo giorno che ti ho incontrato in quel cavolo di monastero.» Yuri non aggiunse altro bevendo un altro sorso, quel tipo di cameratismo gli diede fastidio. La chiesa si andava riempiendo, soprattutto di anziani e donne; una in particolare entrando li fissò con indignazione prima di voltarsi altezzosa e andare a prendere posto in prima fila. Yuri la fissò zampettare sulle scarpe col tacco, non era mai riuscito a capire come persone tanto dedite alla propria fede non riuscissero a trattare il prossimo con l'amore che tanto decantavano nelle loro preghiere. Che senso poteva avere allora darsi tanto da fare solo davanti all'altare? «Io e te siamo della stessa razza.» continuò Andrej distogliendolo dai suoi pensieri e addentando una mela mentre gli ultimi fedeli arrivati prendevano posto. La messa cominciò e il suono di tutte quelle voci borbottanti echeggiò rimbalzando sulle pareti. «Prima o poi accadrà, Andrej.» disse improvvisamente Yuri in tono fermo. «Accadrà cosa?» «Rimarrai solo e non saprai cosa fare o dove andare.» Andrej represse una risatina nervosa: «Di che stai parlando?» «Sarai nei guai e nessuno ti aiuterà. Rubare... vivere alla giornata... parlo di questo.» precisò Yuri. Andrej assunse un'espressione grave, non gli piaceva quel discorso. «Beh, se accadesse saprei a chi rivolgermi, no?» disse riconquistando un sorriso spavaldo e battendo una mano sulla spalla del suo interlocutore. Yuri non parve essere toccato da quel gesto e continuò nello stesso tono, voltandosi e guardando dritto negli occhi Andrej: «Se hai un problema è tuo soltanto.» Il sorriso sul volto del ragazzo scomparve del tutto. Yuri fece una breve pausa tornando ad osservare i fedeli che si alzarono e si inginocchiarono. «Non ricordo male, vero?» aggiunse, ben conoscendo la risposta. Andrej si indispettì, non gli piaceva ricevere prediche e rimanere interdetto di fronte ad una regola che conosceva alla perfezione. «Non portarmi guai Andrej.» continuò Yuri gelido, «So come funziona fra voi.» Il ragazzo deglutì, si rese conto di aver toccato un tasto sbagliato durante la conversazione e Yuri gli stava facendo capire a chiare lettere come stavano realmente le cose: se si fosse trovato in difficoltà non avrebbe potuto bussare alla sua porta. «Ma cosa vuoi saperne!» disse Andrej turbato. I fedeli intonarono un canto. «Non è piacevole restare soli, non avere un posto in cui tornare, non avere nessuno che ti aspetta. Non sei stanco di questa vita?» Andrej non rispose e Yuri fissò la sua lattina senza aggiungere altro, il suo volto era dipinto di dolore e rabbia. C'era freddo alle sue spalle
FINE NONO CAPITOLO, continua...
# Beyblade (C) Takao Aoki
Risposte alle recensioni:
x lexy90: ma certo che accetto nuovi lettori, mi fa molto piacere! Spero che avrai pazienza di
aspettare gli aggiornamenti, non sono molto veloce, come avrai notato. Quanti anni hanno i protagonisti?
Dunque nel capitolo 3 ho scritto questa frase "Yuri strinse le mani sulla nuca dove quasi cinque anni prima
il dolore sembrava insopportabile e il sangue colava caldo." Quindi dalla fine del primo torneo di beyblade
sono passati cinque anni. Ho calcolato che Yuri avesse 14 o 15 anni nella prima serie e 17 o 18 nella
terza. In questa fic hanno quindi 20 anni.
x eagle fire: sì, capisco che possa fare pena, ma Yuri proprio non lo può sopportare! Sono stata
troppo crudele? Ecco qui il seguito, spero che ti piaccia! Fammi sapere cosa ne pensi.
x Padme86: grazie mille, mi fa piacere che anche il capitolo precedente ti sia piaciuto. Povero
Sergej ha i suoi motivi anche lui, spero che in futuro cambierai idea su di lui! Sto sottoponendo Yuri ad uno
stresso notevole e ci saranno delle conseguenze, ma non ti anticipo nulla! Spero continuarai a leggere e
cmmentare questa storia! Grazie!
x yui00: mi fa piacere che tu preferisca commentare qui, perché le recensioni rimangono visibili e
non sono private. Nicolaj è proprio insopportabile, vero? XDD
x BenHuznestova: tutti e otto in una volta? non è che ti hanno fatto male? XDD Ti ringrazio dei
tuoi graditissimi complimenti. Non ti svelo nulla e spero continuarai a leggere e a farmi sapere cosa ne
pensi.
x Keila91: grazie, mi fa piacere che il capitolo ti sia piaciuto. Pian piano mi sto avvicinando
alla... "verità", chiamiamola così e spero che anche questo capitolo sia di tuo gradimento.
x Valery_Ivanov: di Irina parlerò più avanti, anche lei avrà il suo spazio. Povero Sergej, dovete
volergli bene! XDD Si capirà più avanti cosa ha fatto Yuri. Interrompere i capitoli sul più bello (?) mi piace,
lascia aspettativa nel lettore, (e forse anche in chi scrive! XDD). Grazie della tua recensione, solo una
cosa: non parlare di altre fic perché può essere visto dagli admin come spam o altro e il tuo commento
rischia di essere cancellato, quindi mandami pure una mail se vuoi chiedermi qualcosa a proposito dei miei
commenti alla tua fic, sarò felice di rispondere! ^_^
x Nissa: ma ci mancherebbe, io dovrei chiedere perdono in ginocchio sui ceci per quanto tempo
faccio passare da un capitolo all'altro! Di Irina per un po' non ci sarà traccia, ma tornerà in un momento
importante. Non dico di più. Comunque sta bene, non preoccuparti XDD. Spero che anche questo capitolo ti
piaccia come il precedente anche se è molto diverso. Grazie.
x Marikan: Sergej fa paura quando si arrabbia, ma in fondo credo sia un cuore tenero. Sì, Boris è
stizzoso! XDD Siete tutti preoccupati per Irina, come siete dolci! *_* Comunque c'è da preoccuparsi più di
Yuri in questo momento! No, niente poteri per lui, acqua come per la paternità, mi spiace! XDD Un bacio!
Torna su
Devi essere loggato per recensire. Registrati o fai il login.
Torna indietro / Vai alla categoria: BeyBlade / Vai alla pagina dell'autore: SimmyLu
|
|
|
 |
|
 |