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Autore: memi    31/03/2008    5 recensioni
[“Bastardo”
“Sei ripetitiva”
“Perché sei un bastardo”
“Per questo ti piaccio tanto, piccola Ino?”]
Da una sfida di Sae, la mia prima fanfiction su un crack pairing. Itachi-Ino.
Genere: Romantico, Malinconico, Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: non specificato | Personaggi: Itachi, Ino Yamanaka
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Bastard

 

[Survived, tonight, I may be going down,
'cos everything goes round too, tight, tonight,
& it, you watch him crawl, you stand for more.
& your panic stricken, blood will thicken up, tonight.

Sopravvissuta, stanotte, potrei crollare

perché tutto ruota troppo velocemente, stanotte
e mentre mi guardi strisciare ne vuoi ancora.
E il tuo sangue in preda al panico si addenserà, stanotte.]

[Skunk Anansie – You’ll Follow Me Down]

 

 

 

L’immagine che lo specchio le rimandò indietro, era quella di sempre.

Il fisico longilineo, il seno delicato, la pancia perfetta…

Eppure c’era qualcosa che stonava, che davvero non si adattava al resto. Lei riusciva a percepirlo con estrema chiarezza, ciò nonostante non era in grado di stabilire a priori di cosa si trattasse. Riprovò allora a ripercorrere mentalmente la lista appuntatasi, per l’ennesima volta.

 

Occhi azzurri, capelli biondi, bocca carnosa, seno turgido, ventre piatto, gambe filiformi…

 

Era tutto apposto.

Tutto dannatamente apposto.

Ma il dubbio rimaneva, persistente come un tarlo a dilaniarle l’intelletto ormai stanco. Troppi pensieri, per un giorno soltanto.

“Dovrei dormire. Shikamaru e Choji staranno dormendo già da ore”

Tuttavia non si mosse da lì, da quello specchio che insistente le rifletteva un’immagine di sé terribilmente uguale a quella di sempre (eppure, allo stesso tempo, così diversa).

Era testarda, Ino Yamanaka.

Shikamaru glielo ripeteva in continuazione, che era una maledetta testarda. Choji, invece, si limitava a sgranocchiare le sue patatine e a fissarla con cipiglio esasperato, senza però commentare. Shikamaru era troppo svogliato per assecondarla nei suoi capricci. Choji troppo buono per non assecondarla.

 

“Perso qualcosa, principessa?”

 

Il cuore di Ino perse un battito, inspiegabilmente, mentre le sue labbra si assottigliavano in una linea sottilissima.

Lo odiava.

Lo odiava terribilmente.

Quello che provava per lui era un odio profondo, radicato, strisciante nel suo petto inferocito. Un rettile viscido e sinuoso, che si era fatto largo nel suo ventre con la velocità di un giaguaro e si era installato con la pigrizia di un orso bruno. Avrebbe voluto ucciderlo, davvero. Ferirlo come lui stava ferendo lei con quello sguardo malato puntato addosso. Avrebbe voluto recidere quelle braccia, sul serio, perché quando le sentì addosso la avvertì subito la voluttà impossessarsi del suo giovane corpo e la volontà di ammazzarlo scivolare via come gocce su una superficie liscia. Troppo liscia.

 

“Non mi hai denunciato”

 

La sua voce era un sibilo, sgradevole e sensuale come il verso del serpente.

Ino strinse le mani a pugno, ferendosi i palmi con le lunghe unghie, mentre il suo stomaco faceva una capriola involontaria alla sensazione di viscido della sua lingua sulla propria guancia.

Era disgustoso, abietto, insano.

Mai nessuno aveva osato sfiorarla a quel modo, o sperare di sopravvivere dopo averla leccata a quel modo e sorriso poi con un ghigno furbesco.

Lei era Ino Yamanaka, dopotutto. Nessuno poteva osare denigrarla o, peggio ancora, usarla. Proprio per questo lo odiava con tutta se stessa.

Semplicemente, lui poteva.

Altrettanto semplicemente, lei non poteva sopportarlo.

Lo odiava. Davvero, lo odiava.

 

“Sei un bastardo, Itachi”

Lui ghignò, da sopra la sua spalla, e lo scintillio dei suoi occhi sembrò accendersi ancora di più.

Pazzo, pazzo, pazzo!

“Che c’è, principessa? Non ti vado più bene adesso?”

Lei s’irrigidì e lui sorrise beffardo, stringendo la presa attorno al suo petto con fare spasmodico. Perché il rettile lo sapeva, di aver centrato il bersaglio.

 

“Merda”, Ino digrignò i denti, furente con lui e con se stessa.

Se lo sguardo fosse stato capace di fondere, lo specchio davanti a lei si sarebbe già liquefatto.

Sul serio, lo detestava. Lo detestava più di quanto detestasse la cosa che più detestava al mondo.

Lui non aveva il diritto di deriderla, cazzo. Non aveva il diritto di beffeggiarsi di lei a quel modo. Non aveva diritto, affatto, di umiliarla con quel maledetto nomignolo.

Principessa.

Lei lo era, lo era davvero. Lei era una principessa, dannazione (le principesse hanno i capelli biondi, giusto? E gli occhi azzurri, vero? Ed erano belle, no? E lei era quello e molto di più. Lei era una principessa). E lui lo sapeva che lei era una principessa, ma quando glielo diceva lei non si sentiva più così. Lui la umiliava, la derideva, si cibava della sua degradazione. Eppure lei, sciocca che altro non era, si lasciava mangiare da lui. Pezzo dopo pezzo.

Lo odiava. Oh, se lo odiava. Lo detestava, ecco.

Che c’era di peggio del detestare qualcuno?!

 

“Piccola Ino, non va bene che ti comporti così, sai? Cosa penserebbero i tuoi amichetti di là, se sapessero quello che stai facendo?”

 

La voce di lui era disgustosamente perfida. Le sue parole, tanti pugni violenti a perforare il suo cuore ferito. Ma lui la stringeva, ancora, come se non dovesse più lasciarla andare. Quasi volesse fondere nel suo, il corpo armonioso di lei. Per portarlo sempre con sé, per cibarsene come più gli aggradava.

 

“S m e t t i l a”, sussurrò avvelenata dalle sue spire, sputando quel tossico che lui le stava facendo ingoiare dalle spalle.

“La verità non ti piace sentirla, nevvero piccola Ino?”

“Va al diavolo, Uchiha”

 

Ino fece per scrollarsi da quell’abbraccio, furiosa, ma Itachi anziché mollare la presa, la rafforzò.

Un serpente che si aggrappava alla preda e la stringeva nelle proprie spire fino a vederla soffocare, lentamente ma inequivocabilmente.

La sua bocca, terribilmente sibilante al suo orecchio sensibile.

 

“Eppure”, scoccò la lingua con superiorità lui. “Stanotte non sembrava ti dessi fastidio”

 

Itachi affondò con i denti nella pelle delicata del suo collo e lei dovette stringere la presa sulle labbra per impedirsi di urlare.

Quel bastardo…

Come poteva trattarla a quel modo? Quando lei gli aveva donato tutto. Tutto. Calpestando il proprio orgoglio e ferendosi con le proprie mani, mentre si gettava ansimante tra le sue braccia dopo averlo minacciato di morte. Ma lui le aveva ghignato contro, anche allora, leccandole le labbra come ormai stava diventando un’abitudine (“a quante altre puttane l’hai fatto, eh bastardo?”). E lei non aveva capito più niente, soggiogata dalla passione, e aveva dimenticato tutto… Shikamaru e Choji nell’altra stanza, la missione di rintracciare quel Kozu, l’imprevisto incontro con quell’infame di un Uchiha, i suoi occhi rossi, la sua ombra che era scivolata via, il suo odio, Sasuke…

Lui era entrato nella sua stanza, all’improvviso, e l’aveva sbattuta contro a quel muro con la sua solita ferocia. Negli occhi quello scintillio malsano (pazzo, pazzo, pazzo!) mentre lei gli intimava di andarsene se non voleva morire e lui le leccava le labbra…

E adesso le mordeva il collo, incurante dei suoi gemiti di dolore. Sogghignando, per i suoi gemiti di dolore. Risvegliando quel vortice che appena qualche ora prima l’aveva resa schiava di lui, delle sue mani, dei suoi tocchi spietati, della sua cattiveria nella propria pelle.

 

“Sei un bastardo”, ripeté lei con foga, guardando la sua immagine riflessa mentre si umiliava versando lacrime amare.

 

Itachi non replicò, limitandosi a sogghignare ancora una volta mentre alzava la testa dall’incavo del suo collo. E paradossalmente, sembrò il risveglio di un demonio il suo, con quelle labbra macchiate di un rosso carminio. Il rosso del sangue. Il rosso del sangue di Ino.

Un vampiro assetato, ecco cos’era.

Un vampiro che adesso guardava estasiato il proprio operato, soffermandosi ammirato sulla scia di sangue che le colava dal collo lungo tutto il petto fino a cadere sulle sue braccia.

Un tutt’uno inscindibile.

Alla fine la sua stretta violenta, era riuscita ad unire i loro corpi in un’unica essenza.

“Rivoglio me stessa. È stato un errore…ti prego, rivoglio me stessa”

Ma nessuna preghiera avrebbe potuto ridarle ciò che aveva perso, semplicemente perché nessuna preghiera sarebbe mai stata capace di comporre un’anima corrotta e corrosa dal peso del peccato.

Talmente corrotta, che quando la sua lingua si posò di nuovo sul suo collo a leccare e a lavare via quel sangue vivo, lei non desiderò altro che perdersi in quelle sensazioni. In quel vortice di paura e di eccitazione insieme, che l’aveva resa schiava di un serpentesco vampiro.

Era la sua droga.

In una notte, in una notte eterna fatta di passione e violenza, lui si era arrogato il diritto di deciderne della sua vita. Perché Ino non era stupida e lo sapeva che da quella notte, tutto sarebbe cambiato. Che lei, sarebbe cambiata, avvelenata dalle spire del serpente.

E lo odiava per questo.

Lo detestava.

 

“Cosa ti aspettavi, principessa? Io sono ciò che sono. Lo sapevi”

La sua voce risultò bassa e roca, talmente profonda da riuscire a penetrare sin nell’intestino aggrovigliando le budella e rigettandole poi come carta straccia.

Itachi continuava a denigrarla, bastardo.

Lei continuava a permetterglielo, debole.

 

Avrebbe voluto rispondergli di sì, che lo sapeva, ma che aveva sperato fino all’ultimo che lui avesse potuto essere diverso da ciò che era. L’aveva sperato, anche se aveva criticato Sakura per tutte quelle sue sciocche speranze. Perché anche lei era una ragazza, infondo, e sotto quella scorsa da egoista egocentrica si nascondeva un cuore fragile bisognoso d’amore.

Eppure, nemmeno nei suoi incubi peggiori, avrebbe mai sospettato che un giorno avesse gettato via se stessa per un traditore.

Quelle cose non erano per lei, non ci se le aspettava da una come lei.

Eppure, quella notte, non aveva pensato due volte a concedersi a lui.

La sua malattia, alla fine, aveva contagiato anche lei.

Pazza, pazza, pazza!

 

“Non ti giurerò amore eterno”, lui affondò il colpo, come uno scorpione affonda il suo pungiglione, e lei desiderò davvero di avere in mano un kunai.

 

Lo sapeva, cazzo!

Altroché se non lo sapeva.

L’aveva sempre saputo che lui non sarebbe mai potuto essere il ragazzo che lei aveva sempre aspettato (illudendosi di averlo trovato in Sasuke, ironia della sorte, suo fratello).

Eppure c’aveva provato, no? Concedendosi a lui, lasciandosi schiavizzare da un bastardo del genere. Ma allora c’era da chiederselo chi fosse il più pazzo, tra loro.

 

 

“Non voglio l’amore di un bastardo”, replicò risentita Ino, sforzandosi di sorridere nonostante le lacrime a rigarle le guance irritate.

“No?”, Itachi alzò un sopracciglio a quell’affermazione, stupito.

“No”

 

Lei sorrise soddisfatta (debolezza che si trasformava in forza) e si sforzò di mantenere le labbra piegate anche quando lui alzò lo sguardo verso lo specchio.

Gli occhi neri di Itachi riflettevano indirettamente la sua immagine, eppure anche così riusciva a spogliarla di ogni falsa maschera.

Ino si sentì a disagio e davvero non era il tipo da sentirsi a quel modo, per questo lo odiò ancora più di prima.

Il suo sorriso si tramutò in una smorfia ferina che scivolò su Itachi come l’acqua di un ruscello, lasciandolo incolume e serio come prima.

Ed Ino lo sapeva, che niente aveva effetto su di lui.

Il traditore.

 

“Bugiarda”

 

La presa di lui si fece più artigliata e lei per un istante sentì l’aria mozzata nel petto, quasi avesse indossato un bustino troppo stretto.

Tentò di divincolarsi, arrabbiata, ma più lei si dimenava, più lui la stringeva a sé. Più lui la stringeva, più lei si dimenava, in un circolo vizioso e perpetuo che terminò soltanto quando lei, troppo debole, fu stanca di quel gioco assurdo.

Le braccia le dolevano ed era sicura le fossero venuti dei lividi là dove lui stringeva, tuttavia Itachi aveva dimostrato già più di una volta che era più forte. Non poteva svicolare da quell’abbraccia funesto e mortale, perciò non le rimase che accettarlo. Anche se odiava il modo in cui la sua pelle aderiva alla propria, infuocandole dentro sensazioni contrastanti che non avrebbe mai più voluto smettere di provare adesso che le aveva trovate.

 

“Bastardo”

“Sei ripetitiva”

“Perché sei un bastardo”

“Per questo ti piaccio tanto, piccola Ino?”

 

Lei fece per replicare, ma le parole le morirono in gola sotto il sorriso di scherno che Itachi le rivolse.

Aveva vinto lui, ancora una volta.

L’aveva svilita, ancora una volta.

Viscido. Era viscido come il seme dell’odio che aveva insinuato in Sasuke. Era molesto, spregevole, cattivo.

Avrebbe dovuto urlare, Shikamaru e Choji l’avrebbero sentita. Perché non urlava? Lui non le tappava la bocca, poteva farlo.

Poteva.

Poteva farlo.

Poteva, sì.

 

E poi sospirò, mentre le lacrime si asciugavano da sole, consapevole che dalla sua bocca non sarebbe uscito alcun grido di aiuto.

Non era solo per preservare la vita dei suoi due compagni di squadra.

C’aveva provato a raccontarsi quella storia, tuttavia aveva iniziato a scricchiolare dopo il primo bacio infuocato.

Non era per salvare se stessa, che non lo denunciava.

Anche quella scusa, purtroppo, era morta sotto il peso del peccato appena compiuto (lui l’aveva baciata e dannazione, lei non solo lo aveva lasciato fare ma c’aveva persino preso gusto).

Era soltanto…

 

“Sei un bastardo, Itachi”

 

Lui ghignò e, costringendola a piegare la testa, le catturò con ferocia le labbra carnose.

La bocca di lui sapeva di sangue, del suo sangue, ed aveva un sapore metallico.

Di morte.

Era sbagliato. Era maledettamente sbagliato, Ino lo sapeva anche mentre la sua lingua scivolava nella bocca di lui.

Non avrebbe dovuto baciarlo. Non avrebbe dovuto toccarlo, né farsi toccare. Non sarebbe dovuta andare a letto con lui.

“Bastardo, Itachi. Bastardo”

Eppure, mentre la bocca di lui divorava la sua, quasi volesse risucchiarne l’anima attraverso quel bacio fatto di fuoco e gemiti, Ino si rese conto che neppure adesso (umiliata e svilita) si pentiva di ciò che aveva fatto.

Anche se non era andata esattamente come l’aveva sempre sognato.

Anche se lui, alla fine, non le aveva detto di amarla e che lei era l’unica, per lui.

Anche se lui non era stato per niente dolce e non si era preoccupato affatto di farle del male.

Anche se lui voleva ancora di più, sempre di più, insaziabile.

 

Poi, ad un tratto, la stretta di Itachi perse di consistenza e mentre ancora le labbra premevano sulle sue, l’aveva già lasciata libera di scappare.

Ino avrebbe potuto sgattaiolare via adesso, lui non l’avrebbe fermata lo sapeva. Ma non lo fece, semplicemente.

Aveva bisogno di lui, ancora un altro po’. Sfamarsi del suo sapore come lui aveva fatto con lei, un’ultima volta. Perché lo sapevano entrambe, che quella sarebbe stata l’unica volta.

E non se ne pentì, neppure quando lui la guardò furbescamente dopo essersi separato da lei (occhi che la inghiottivano, e lei scompariva in quel nero, ed umiliava se stessa nel suo sorriso di scherno).

Per un istante, la mano di lui parve voler lasciare una lieve carezza sul volto diafano di lei.

Per un istante, lei pensò seriamente che lui l’accarezzasse.

Ma Itachi non sarebbe stato Itachi se l’avesse accarezzata e forse fu un bene che alla fine non lo fece.

 

“Addio, principessa

 

La sua ombra scivolò nella notte, calandosi dalla finestra nelle strade deserte.

Ma Ino già non lo seguiva più con lo sguardo, gli occhi chiusi.

Non voleva per sé l’ultima immagine di lui come traditore.

Non voleva dimenticare il sapore delle sue labbra.

Non voleva cancellare le emozioni contrastanti che lui le aveva fatto provare.

Non voleva raschiare via quella ferocia e quella passione che le aveva regalato in quella notte insana.

E forse poteva non essere perfetto, forse non era come se l’era immaginata, forse non era chi si era immaginata.

Eppure ciò che aveva provato era stato reale, concreto, non immaginazione.

E anche se imperfetto e immorale, lei se l’era ricordato, com’è che ci si sente vivi.

 

Ino aprì gli occhi, con calma, e i suoi occhi azzurri presero a scorrere l’immagine offertale dallo specchio.

Era la solita Ino, eppure c’era qualcosa di diverso adesso in lei rispetto alla Ino di ieri.

Controllò per l’ennesima volta, scartando man mano i vari punti della lista che si era appuntata.

 

Occhi azzurri, capelli biondi, bocca carnosa, seno turgido, ventre piatto, gambe filiformi…

 

Oh, ecco cos’era.

Adesso capiva cos’era cambiato (come aveva fatto a non accorgersene prima?).

Per quanto sottile la stonatura c’era, visibile e lampante nonostante non si trattasse di una cosa tangibile.

 

La Ino di ieri era una ragazzina innocente e moralmente integra.

La Ino che oggi le rifletteva lo specchio, invece, era una donna.

Con tutto ciò che comportava l’essere diventata una donna nelle mani di un traditore.

 

“Sei un bastardo, Itachi”

 

 

 

 

 

[La canzone è “You’ll follow me down” copyright © di Skunk Anansie. I personaggi di Naruto non mi appartengono ma sono ivi da me utilizzati senza scopo di lucro, eccetto Kozu che invece è un personaggio di mia fantasia]

Note: Dunque, questa fanfiction è una sfida vera e propria, propostami dalla mia Sae. Ovviamente a lei non si può rifiutare niente, perciò ecco il risultato. La coppia è piuttosto insolita, lo ammetto, ma alla fine è questo il bello di una sfida, no? Spero di essere almeno riuscita a rendere, in parte, la frustrazione di Ino per essersi lasciata andare senza rimpianti ad un “traditore”. Insomma, non è tanto facile mettersi a parlare di loro due, sapete? Itachi, poi…beh, è lui la vera sfida! Personalmente, il suo personaggio mi affascina perché è malvagio e spietato, un pazzo insomma. Alla fine credo che ci voleva uno come lui in Naruto a smuovere le acque, ma si sa che io tifavo per Sasuke durante il combattimento! *-*

Per quanto riguarda il linguaggio, mi sono resa conto che in alcuni punti è piuttosto forte. Ma alla fine scrivere una fanfiction con Itachi e non inserire parole dure, mi sembrava troppo irreale. Perciò, scusatemi se ci sono andata giù pesante alle volte! ^-^

Dedico, in ultimo, questa mia fanfiction (il primo crack pairing! ç.ç) proprio a Sae che mi ha invogliato a scrivere su di loro. Da sola credo non avrei mai provato, ma questo è il bello della mia best, no? Mi spinge sempre a sfidarmi, a mettermi in gioco! La adoro, davvero. Tex, sei unica! U n i c a! Come farei senza di te? Ah, non lo so. Ancora non ho trovato una risposta a questa domanda! Suggerimenti?

Va beh, sto impazzendo. Deve essere lo studio, mah! Mi fa male studiare troppo, lo sapevo. Devo smetterla! >.<

Okay, vi lascio prima che inizi seriamente a delirare! Ultima cosa soltanto: grazie a quanti di voi leggeranno, commenteranno e recensiranno questa storia (esagero se ringrazio anche chi eventualmente la metterà tra i preferiti?! *-*). Grazie, a tutti, di cuore‼

Baci e alla prossima!

[Ah: ho scoperto il NejiHina. Li adoro‼ *-* Chissà che la prossima non sia una fanfiction su di loro!]

Memi

 

 

 

  
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