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BeyBlade |
L'Amore Bianco di SimmyLu | Leggi le 9 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 29/04/2008 | Stampa questo capitolo | Stampa tutta la storia
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L’AMORE BIANCO
… di Simmy-Lu …
Capitolo DECIMO: LA TOMBA
Non c'era più luce quando uscirono dalla chiesa.
Un lampione funzionava ad intermittenza illuminando debolmente la via.
«Ti basta seguire la strada.» disse Andrej con freddezza «C'è da camminare per un po'.»
«Lo so.» rispose Yuri.
Il ragazzo biondo abbassò lo sguardo e si fissò le scarpe.
All'interno dell'edificio i fedeli intonavano l'ultimo canto.
«È la mia vita, il mio modo di vivere.» gli confidò Andrej seriamente, sembrava che stesse cercando una giustificazione.
Yuri non aggiunse nulla, non lo riguardava.
«L'ho deciso io.» dichiarò con convinzione.
Il lampione si spense con un ronzio.
La funzione si era conclusa e la gente comincia ad uscire, disperdendosi per tornare alle proprie case.
Andrej se ne andò senza voltarsi.
Yuri lo fissò mentre si allontanava finché non lo vide scomparire dietro un palazzo.
Non riusciva a capire se gli sarebbe dispiaciuto non rivederlo mai più.
In fondo non erano fatti suoi.
D'altra parte era quella la legge della strada, il luogo a cui Andrej aveva deciso di appartenere.
Si incamminò verso il monastero.
Il luogo a cui Yuri aveva deciso di appartenere.
"Se hai un problema è tuo soltanto."
* * *
Il tragitto non era affatto breve.
La mente di Yuri era ottenebrata da pensieri e da ricordi a cui non poteva fare a meno di pensare.
Faceva freddo quella sera.
Sembrava che il gelo lo seguisse e lo circondasse.
Era completamente solo sulla via.
Non un passante, non un'auto che transitasse da quelle parti.
Camminava di buon passo, ma non certo per la fretta di tornare, quando per l'irritazione che gli stava crescendo dentro come una nuvola di temporale che diventa sempre più scura.
Non desiderava affatto rivedere Boris e quella sua espressione interrogativa che mostrava quando desiderava essere messo a parte di fatti che non conosceva.
Ma soprattutto non voleva rivedere Sergej, non voleva discutere con lui, anche se quella mattina avrebbe tanto desiderato mettergli le mani addosso.
In quell'istante era tornato ad essere il capitano che terrorizza i proprio compagni.
E la cosa in un certo senso gli era piaciuta perché sarebbe stato un modo per sfogarsi.
... "Sembra che tu abbia paura che io possa trattarla come tu sei stato..." ...
...trattato da Vorkof.
Era così che Sergej avrebbe voluto concludere la frase.
Ma cosa voleva saperne lui?
Yuri si fermò, con lo sguardo perso nel vuoto.
Non era affatto così.
Estrasse Wolborg dalla tasca e lo fissò, stringendolo fra le dita e traendo da quel contatto una forza insolita.
Non gli importava di quella bambina.
Catrina sarebbe cresciuta, avrebbe trovato qualcun'altro che badasse a lei.
A lui importava di Sergej.
Di Sergej che tentava di costruire un legame con quella bambina. Come fratello e sorella.
Come una famiglia.
Ma Yuri era fermamente convinto che nulla del genere sarebbe mai accaduto.
Quel legame avrebbe forse distrutto ciò che lo univa a Yuri e a Boris, quella sorta di unione che li legava ormai da tempo.
Era ciò che aveva, così come il monastero.
La sua casa.
Non poteva permettere che gli venissero portati via.
Così come non sopportava l'idea di Irina che perdeva nuovamente la testa per Nicolaj.
Yuri alzò la testa. Sopra di lui il cielo scuro di nuvole e nessuna stella.
Ecco perché.
Una goccia di pioggia gli bagnò il viso.
Ecco perché si era preso la responsabilità del monastero.
Capì di non essere in realtà cambiato per niente.
Era rimasto sempre il solito Yuri, il capo fiero ed egoista, colui che incute timore e terrore.
Rimise il beyblade in tasca.
Non gli importava della felicità degli altri, ma solo dei suoi bisogni, era preoccupato soltanto di poter perdere ciò che gli era caro, ciò che non avrebbe barattato per nulla al mondo con qualcosa d'altro.
Ciò che amava.
* * *
«Guarda quel bambino.»
«Ehm... quale, signor Vorkof?»
La palestra era piena di ragazzini di varie età che si allenavano a beyblade sotto l'occhio scrutatore di Vorkof che passeggiava fra i vari gruppi intenti in scontri più o meno interessanti.
Il rumore delle trottole riempiva le orecchie del povero assistente che faticava a tenere il passo del superiore e ancor di più a sentire le sue parole in mezzo a quel baccano.
Vorkof gli indicava i ragazzini meno promettenti, quelli che venivano puniti o rispediti da dove erano venuti.
«Quello laggiù, quello coi capelli rossi.» spiegò in tono piatto.
L'assistente lo individuò e si preparò ad annotare, sulla cartellina che portava, il nome dello sfortunato.
«Guarda i suoi occhi.» suggerì Vorkof.
Il bambino era abbastanza piccolo, non poteva avere più di otto anni. Lanciava il beyblade con scarsa decisione e subiva in continuazione gli attacchi degli avversari.
L'assistente si affrettò ad aprire e sfogliare il registro per trovare la sua scheda, ricordava di averla inserita solo una settimana prima.
«Yuri Ivanov, signore.» disse cercando di mostrasi efficiente, cosa che non gli riuscì, dato che il pesante registro gli scivolò dalle mani e gli cadde su un piede facendolo sussultare di dolore.
Vorkof sembro non accorgersi di nulla.
«I suoi occhi sono carichi di frustrazione. Di odio.»
L'assistente riemerse zoppicante al suo fianco dopo aver racconto il registro.
«Sì, signore.» disse con voce tirata, il piade gli faceva male.
«Ma... guarda il suo bey.»
Il beyblade del ragazzo sembrava non obbedire ad alcuna forza particolare, la rotazione era debole.
Nonostante questo però, la trottola resisteva stoica agli assalti delle avversarie.
«Ordini, signore?» chiese l'assistente ancora provato dal dolore.
Vorkof studiò il bambino ancora per qualche istante.
«Toglietelo dai dormitori comuni. Chiudetelo nelle celle dei sotterranei. Lo temprerà. E scopriremo cos'è che teme al punto di odiare così tanto.» disse, compiaciuto di quella prospettiva.
L'assistente si affrettò a trascrivere l'ordine sulla cartelletta mentre Yuri Ivanov cercava di impegnarsi.
Senza risultati.
* * *
Yuri era quasi arrivato.
Ad ogni suo passo cresceva il desiderio e la rabbia assopita in quegli ultimi anni, come un vecchio sé conosciuto e familiare in cui potersi muovere comodamente.
La strada spoglia e deserta curvò mostrando il profilo del monastero nell'ombra della sera.
Le zone buie si confondevano fra loro sfumando i propri confini e creando vaghe immagini di figure indistinte.
Mentre si avvicinava quel freddo e quel rancore parvero indebolirsi e affievolirsi come i fiocchi di neve che si sciolgono su una mano calda.
Il ragazzo sentì un'altra goccia di pioggia cadergli sulla testa.
Arrivò davanti al cancello e lo spinse per entrare.
Gli parve di vedere qualcuno sui gradini del portone.
Chiuse il cancello alle proprie spalle e si avvicinò.
La sensazione di calore, piacevole eppure fastidiosa insieme, si fece più intensa.
C'era davvero qualcuno seduto sui gradini.
Yuri si fermò qualche metro prima, le mani affondate nelle tasche del giubbotto.
Kai Hiwatari alzò una mano in un tiepido saluto.
Yuri scosse leggermente la testa chiudendo gli occhi: per un istante un'altra figura si era sovrapposta a quella del ragazzo giapponese.
Doveva essere la stanchezza.
«Ciao.» gli disse Yuri «Non fa troppo freddo per starsene seduti qui fuori?» chiese con aggressiva ironia.
Kai non rispose limitandosi ad alzare pigramente il braccio, nella mano reggeva una bottiglia.
Gliela allungò quando Yuri andò a sedersi accanto a lui.
Il russo si chiese perché tutti gli offrissero da bere alcolici quella sera.
Non trovando risposta tracannò un sorso di liquore.
«Hm, vodka. Che originale.» disse poi con sarcasmo facendo schioccare la lingua.
Kai sorrise tendendo la mano, ma la bottiglia non tornò indietro come si era aspettato.
«Dove sei stato?» chiese il ragazzo dai capelli rossi, «A parte il luogo in cui sei andato a comprarti la bottiglia con cui poterti ubriacare in solitudine naturalmente. Credo tu abbia dei problemi in tal senso comunque.» concluse rivolgendo le ultime parole al collo della bottiglia prima di berne ancora una volta il contenuto.
Il giapponese gli si rivolse con un mezzo sorriso dipinto sul volto, le iridi violacee catturarono il bagliore della notte: «Dimmi la verità: ho mai risposto a questa domanda?» chiese divertito.
«No, certo che no.» confermò Yuri, «Scusami tanto se faccio la moglie gelosa.»
La frase pungente fece ridere Kai invece di infastidirlo come Yuri avrebbe desiderato.
«Ho fatto alcune telefonate e ho sistemato alcune piccole cose, come il conto con la compagnia telefonica.» spiegò pratico, «E tu?» chiese insinuante «Hai salvato la tua fidanzata?»
La frecciata di Kai invece andò a segno; Yuri strinse il pugno attorno al collo della bottiglia.
«Chi ti ha detto...?»
«Boris.» rispose prontamente il giapponese, «La tua mogliettina gelosa.» aggiunse ridacchiando.
Yuri non rispose, nella sua mente viaggiavano veloci come il vento immagini distorte di qualche ora prima.
Nicolaj che implorava pietà e lui che lo fissava senza provare nulla.
Nulla.
Un tuono rimbombò in lontananza.
Freddo e rancore.
Avrebbe voluto spazzare via ogni cosa.
La prospettiva appariva allettante.
Un sorriso inaspettato gli si disegnò sul viso.
Un sorriso amaro.
Non era cambiato affatto.
L'unica cosa che riusciva a fare era incutere terrore nel prossimo.
E soffocare la propria paura.
Niente di più.
Yuri si alzò in piedi e, bottiglia alla mano, scese i gradini barcollando.
Kai sorrise ancora trovandolo divertente. Mise le mani nelle tasche del cappotto e se lo strinse addosso guardando l'amico muovere passi incerti nel cortile.
* * *
Sergej si avvicinò alla finestra.
Non aveva smesso un momento di pensare alla discussione avuta con Yuri quella mattina.Non capiva davvero come gli fosse venuto in mente di dirgli una cattiveria del genere.
Aveva aspettato che tornasse dalla visita all'ospedale, ma invano. Un chiarimento lo avrebbe fatto stare decisamente meglio ma aveva timore che il suo capitano non avrebbe accettato le sue scuse.
Non per una cosa del genere.
L'idea che Yuri potesse cacciarlo dal monastero lo fece rabbrividire.
Poteva farlo davvero?
Scosse la testa, era un'ipotesi assurda.
Il rapporto che aveva instaurato con Catrina era dolce, ricco di calore. Aveva colmato quel bisogno d'affetto che solo una famiglia può dare. Yuri cercava di distruggerlo e non ne capiva il motivo.
Aprì la finestra per chiudere i battenti.
Yuri camminava nel cortile in maniera strana.
Sergej notò la bottiglia e intuì il perché.
Preoccupato, decise di scendere.
* * *
Yuri fece qualche passo in direzione del cancello, poi si voltò e guardò la bottiglia come se le stesse domandando qualcosa.
Cercò Kai e quando lo ebbe inquadrato nel proprio campo visivo lo chiamò.
«Che vuoi?» chiese il giapponese estremamente divertito.
«Vieni!» ripeté Yuri fermamente.
«Perché dovrei?» domandò, provando gusto nel tirare per le lunghe la conversazione.
«Voglio mostrarti una cosa.» rispose il russo.
Kai cedette e si alzò ridendo, incamminandosi in compagnia dell'amico ormai ubriaco; si voltò verso il monastero notando che una luce era ancora accesa.
Uscirono dal perimetro del cortile facendo cigolare il cancello.
Un altro tuono fece tremare l'aria.
«Che cosa vuoi farmi vedere?» chiese Kai seguendo l'amico qualche passo più indietro.
Yuri si fermò e si voltò verso di lui aspettando che lo raggiungesse; il suo sguardo era annebbiato dall'alcool ma in fondo ai suoi occhi c'era qualcosa.
Freddo.
Il sorriso sul viso di Kai svanì.
Le labbra di Yuri si curvarono in uno strano e inquietante sogghigno prima di rispondergli.
«La mia tomba.»
FINE DECIMO CAPITOLO, continua...
# Beyblade (C) Takao Aoki
Risposte alle recensioni:
x Gaeshi: ciao! grazie di aver recensito la mia storia e dei tuoi complimenti, sei molto gentile e mi fa piacere che la mia fanfic ti piaccia! Spero che Yuri continui ad interessarti anche dopo questo nuovo capitolo in cui si scopre qualcosa di più su di lui e qualcos'altro sta per essere svelato. È uno dei miei personaggi preferiti, anche se in cima alla classifica c'è sempre Kai! Trovo che Yuri sia un personaggio davvero interessante e poco sfruttato dalla storia originale che dà un sacco di spunti interessanti! Spero di non esagerare troppo...!
x yui00: ti ringrazio!^^ È stato faticoso scrivere il capitolo nove perché volevo trasmettere una certa idea e un'atmosfera particolare di stasi ma anche di velata sofferenza. In questo capitolo dieci forse inizia a delinearsi qualcosa di più preciso e dal dialogo fra Andrej e Yuri all'inizio forse qualcosa si intuisce già. Comunque Yuri non è un tipo di troppe parole, è vero! Forse anche perché hanno tutti un po' paura di parlare con lui...
x Valery_Ivanov: per carità, te lo ripeto: se hai voglia di rispondere a quello che io commento sulle tue fic contattami senza problemi, solo non farlo qui perché il commento viene cancellato se visto come spam dagli admin. Il dialogo in chiesa del capitolo nove è stato faticoso; l'ho riscritto varie volte perché non mi piaceva. Dava l'idea del "poco parlato", ovvero mi sembrava troppo sopra le righe e così ci ho lavorato un sacco. Quindi se ti ha colpito sono contenta!^^ Yuri si vede un po' riflesso in Andrej, ma ha scelto una strada diversa, lo dice lo stesso Andrej nel capitolo nove: «Io e te siamo della stessa razza.». Spero che questo si capisca meglio più avanti. Spero che anche il capitolo dieci ti sia piaciuto.
x BenHuznestova: ciao, grazie mille dei tuoi complimenti! Anche a te è piaciuto il dialogo in chiesa del capitolo precedente, pare che sia un parte apprezzata. Avendoci lavorato su parecchio la cosa mi appaga perché almeno non ho fatto un lavoro inutile! Adoro i dialoghi perché trasmettono bene il modo di essere di un personaggio, fanno intendere molte cose e si avvicinano di più al lettore perché tutti noi parliamo e tendiamo ad immedesimarci nella situazione. Credo che questo capitolo metterà a dura prova la tua curiosità...!^^
x Padme86: ciao!^^ Andrej è un rompiscatole, è il tipico ragazzo spaccone, ma lo è in parte per necessità, perché non penso che si possa vivere per strada come fa lui ed essere la quintessenza della buona educazione. Di fatto ha un carattere semplice e non è intelligente quanto Yuri. Il nostro ragazzo dai capelli rossi sta attraversando un periodo difficile, ma per un buon motivo... naturalmente non posso dire di più. Spero che questo nuovo capitolo ti sia piaciuto!
x Keila91: hai perfettamente ragione: nel capitolo nove, tirate le somme, succede poco, ma è anche vero che è uno di quei capitoli che lascia nell'aria l'odore di qualcosa di nuovo. Non mi piace scrivere capitoli troppo ricchi di avvenimenti perché trovo che così facendo la storia si trasformi in un buttar fuori idee che magari non sono poi un granché. Preferisco il poco ma buono e mi piace rallentare il tempo o velocizzarlo, piegando la narrazione alle mie necessita o al mio capriccio. Spesso non riesco a fare tutto quello che vorrei, ma mi auguro che comunque quello che scrivo possa piacere. Ciao e grazie mille del tuo commento!
x eagle fire: grazie, sei sempre molto carina e gentile nelle tue recensioni!^^ Credo che sia stato Yuri a mettere un po' con le spalle al muro Andrej. Credo che Yuri sia quel genere di persona con cui è difficile avere ragione perché ha un carattere abbastanza deciso. Penso anche che sia un tipo pragmatico da "patti chiari, amicizia lunga". In più, tutto quello che sta passando (o meglio che gli faccio passare) non lo aiuta certo ad essere più affabile. Lui risolve le cose a modo suo. Forse sbaglia, forse no. Chissà... Spero che anche questo capitolo ti sia piaciuto.
x Marikan: vedrai che alla terza ci azzecchi!^^ Grazie dei tuoi complimenti, mi fa piacere che anche il capitolo nove ti sia piaciuto. Anche a te è piaciuto il dialogo in chiesa, mi fate davvero contenta: ci ho lavorato molto per renderlo accettabile! Credo che Yuri abbia acquisito quel tipo di maturità dovuta ad un certo tipo di sofferenza. Sa perfettamente a quali problemi andrà in contro Andrej e lo mette in guardia, gli fa aprire gli occhi su una verità che l'altro ragazzo fa finta di non vedere. Chissà se la tua teoria era giusta? Forse con questo capitolo decimo hai qualche elemento in più.^^
x Nissa: pensa te! anche io non so mai cosa scrivere! XDD Scherzo, scherzo, naturalmente lo so, ma a volte faccio proprio fatica a superare alcune parti perché non ho avuto il tempo di prepararle a dovere. Se la storia tiene vivo il tuo interesse sono contenta perché mi piace tenere il lettore sul filo della suspance senza essere troppo prolissa... per lo meno in questa storia! Yuri è confuso e non riesce ad avere il controllo di ciò che lo circonda, sente che sta perdendo delle certezze e questo certo non lo aiuta a ragionare o ad agire nel migliore dei modi. Questo dialogo in chiesa è piaciuto a tutti, che bello, sono soddisfatta! Tutte le volte che l'ho riscritto sono servite a qualcosa, allora! Grazie della tua recensione, baci!
Domanda: Quali sono i capitoli o i pezzi di questa fanfic che vi sono piaciuti di più fino ad ora? Se avete tempo e voglia di farmelo sapere aggiungete la risposta nella recensione di questo capitolo, grazie! ^_^
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