- Io esco!
- Dove
vai, sgualdrina? Tu… hic... non ne hai il permesscio!
Temari lo
mandò a quel paese a gesti, e per un pelo evitò
la bottiglia di vodka diretta alla sua testa, frantumandosi contro la
parete lurida della piccola roulotte.
- Mira
floscia, papi? – gridò sarcastica verso il padre.
L’urlo infuriato che ricevette in risposta la convinse a
desistere e mettersi fuori tiro del padre.
Aggirò
la roulotte e si infilò sotto la macchina, riemergendone con
in mano un sottile chiave di ferro. Spostò le pesanti
lamiere che ricoprivano a chiazze il polveroso cortile. Si
guardò intorno, maledicendo quel fannullone che non si
degnava nemmeno di comprare una vanga nuova; la logora zappa che
arrugginiva beata al sole minacciava di sgretolarsi sotto le sue mani.
Sospirò rassegnata e iniziò a scavare con le
unghie.
‘Quanta fatica per evitare che
quell’ubriacone rubi i soldi dei ragazzi’
pensò amareggiata. Le mani cominciarono a pulsare,
doloranti, ma la missione di Temari era ormai conclusa. Ancora una
volta la ragazza si ritrovò a ringrazia la vecchiaccia che
la faceva sgobbare tutte le mattine. Estrasse con mani tremanti il suo
piccolo tesoro e scattò lontano da quel piccolo infermo
intriso nell’odore dell’alcool.
- Cazzo!
– una secchiata d’acqua gelita la mancò
di poco. Temari alzò la testa bionda e scoccò
un’occhiataccia alla donna che dondolava un secchio vuoto da
una finestra del settimo piano.
-
Tsunade, vecchia rimbambita, uno di questi giorni mi beccherai in
testa! –
- Una
lavata di capo non ti farebbe male, ragazzina impertinente che non sei
altro! . ringhiò lei. – E di a tuo fratello che la
caldaia s’è rotta di nuovo, in barba alla sua
manutenzione! Appena lo vedo lo spello vivo! –
Temari
ridacchiò, pregustandosi la scena.
- Prendi
– gridò la donna, lanciando un pacchettino avvolto
in uno strofinaccio. – E’ per Sasori. Ringrazialo
da parte mia e di quell’idiota di mio marito! Se non ci fosse
lui…- borbottò rientrando in casa.
La
ragazza sorrise e inspirò tutta l’aria che
riusciva a far entrare nei polmoni: - NON MANCHEROOO’!
– gridò, sapendo di far arrabbiare la vecchiaccia.
Legò il leggero sacchetto alla cintura, coprendolo con le
pieghe dell’abito. Anche se era poco, era il contributo di
Tsunade e Jiraiya. Se qualcuno lo avesse rubato, Sasori in primis e i
due coniugi in Secondis l’avrebbero spellata viva.
Attraversò
correndo come una pazza le intricate strade che formavano i quartieri
poveri. Way, cioè via, strada. La parte bassa della grande
città, la parte dei poveri. Case costruite una sopra
l’altra, formando condomini sporchi e incredibilmente alti.
Strade rovinate e pericolose, infestate dai drogati o delinquenti.
Ragazzi abbandonati a loro stessi.
La bionda
scavalcò con un salto i cassonetti messi esattamente in
mezzo alla strada. Evitò schifata una colonia di topi che
infestava il retro del Take Away cinese ripetendosi speranzosa che la
loro fine era vicina. Appena Tayuya lo sapeva… quei
deliziosi ratti grigi avrebbero terminato i loro giorni come cavie da
laboratorio.
‘Tardi, è tardi.
TenTen mi ammazza’ Temari si guardò
attorno. Era all’imbocco della 27esima strada, e questo le
fece venire un’idea. Svolto nel vicolo laterale, e la sua
teoria venne confermata.
-
Sì! – esultò. Con un balzò
si aggrappò alla scala antincendio rialzata e
scalò la sua scorciatoia
‘Finalmente!’
Incrocio
fra la 42esima e la 11esima. Finalmente era arrivata. Temari
poggiò le mani sulle ginocchia, cercando di riprender fiato.
Scoccò un’occhiata sarcastica attorno a
sé, emettendo uno sbuffo equivalente a un ‘ti pareva’.
Credeva di essere in ritardo, ma a quanto pareva TenTen lo era di
più.
‘Mi
raccomando, Temari. Domani puntale, non arrivare tardi!’ la
scimmiottò mentalmente ‘Quando
arriva la strozzo.’
C’era
un tanfo insopportabile, da quelle parti. Temari arricciò
infastidita il naso, non riuscendo proprio a ignorare la puzza della
decomposizione dei rifiuti. Così controllò il
vecchio orologio che teneva al polso, sperando che l’amica
arrivasse presto. Per quanto avesse voluto, non si sarebbe mai
lamentata della spazzatura; molto delle cose necessarie per vivere le
trovavano lì, fra i rifiuti della città alta.
Orologio compreso.
- Ehi,
Tem!
- Era
ora, pelandrona! Quanto volevi farmi aspettare in questo buco
puzzolente? - la rimbeccò acida.
Ma Tenten
rise e l’afferrò per un braccio, trascinandola nel
violetto laterale.
- Forza,
e vedi di non spaccarmi la schiena. – mormorò
Temari, unendo le mani e offrendole alla ragazza mora. Tenten
appoggiò un piede sulle mani unite e… op! con un
balzo unito alla forte spinta di Temari si ritrovò in
equilibrio sul muro.
-
Acc…dillo che mi vuoi scaraventare direttamente
all’inferno! – esclamò la ragazza
faticando a controllare l’equilibrio.
- Di cosa
ti lamenti, peso piuma? Io rischio la schiena ogni volta che ti
sollevo” – TenTen fece nua smorfia annoiata e tese
la mano. Temari l’afferrò e con un salto
scavalcò il muretto.
-
Ouf… ingrassata, Sabaku no?
- No, il
peso è tutto nel davanzale. – ribatté,
alludendo alla sostanziale differenza fra le due.
Tenten
fischiò divertita. – Tenten 0, Temari 1!
–
- Ovvio,
no? – esclamò orgogliosamente la biondina.
- Dai,
muoviti. Il molo non è un bel posto da attraversare e a
Sasori non piace aspettare. –
- Fosse
la prima volta che lo facciamo… - mormorò Temari
stringendo le spalle e seguendo l’amica.
- Eccoci!
– gridò Tenten al settimo cielo, fondandosi fra i
ragazzi riuniti a Spinner’s End.
- Ma dove
cavolo… anf… trovi quel fiato, codini a palla!
– ansimò Temari. Dio, in quel momento avrebbe
ucciso per un po’ d’cqua…
- Toh
– esclamò Kiab, interpretando i suoi pensieri.
– Ma vedi di non scolartela tutta, bellezza! –
Temari lo
fulminò. – Fottiti, Inuzuka. Questa bottiglietta
sarà l’unico contatto che avrai con la mia bocca,
ricordalo! – ma la afferrò senza esitazioni e
tracannò un lungo sorso.
- Che
schifo! – borbottò pulendosi la bocca con la
manica. – Kiba! Dove diamine l’hai presa?
- Oh, che
ti lamenti? E’ potabile, no? – ringhiò
lui.
- Sa di
benzina, sbarbatello! – lo schernì lei, con fare
strafottente.
- Sempre
a cercar rissa, eh, Temari? – ridacchiò Naruto.
- Guarda
che ne ho anche per te!- gridò la bionda, alzando
minacciosamente il pugno.
- Sei
arrivata, stronzetta scansafatiche?- sbadigliò Tayuya,
sollevando una testa assonnata dalle gambe di Naruto.
-
Scansafatiche io, pifferaia magica? Ma ti sei vista? – e con
un balzo saltò sopra gli scatoloni in legno cui erano
stravaccati i due ragazzi. – A proposito,
quand’è che ci liberi dei ratti del Take Away?
Diventano sempre più grossi! –
La
ragazza dai capelli rossi sorrise, sventolando un portafoglio con uno
strano rigonfio. – Pagano bene i ratti, quei figli di puttana
della città alta. Agli Hyuuga serviva una massiccia dose di
cavie, e io gliel’ho fornita. Dovrai convivere con quei topi
per un po’, stronzetta. – e fece sparire con un
abile gesto il portamonete.
Temari
sbuffò. L’unica che aveva il coraggio di
affrontare quelle bestie che le enciclopedie definivano topi era
Tayuya, che li addormentava in qualche modo col suo flauto.
Rabbrividì pensando alla convivenza forzata.
-
Così vuoi diventare una riccona come loro? –
sogghignò Deidara.
- Tesoro,
ognuno fa quel che può. Tu non fai la puttana che
s’infila nei letti delle mogli sconsolate? –
rispose candidamente Tayuya, zittendo il ragazzo.
Temari
rise a crepapelle, gustandosi l’espressione affranta del
biondo, e constatò che nessuno era cambiato di una virgola.
Era quasi un mese che la banda non si ritrovava a Spinner’s
End, il loro ritrovo. Molti dei ragazzi d’estate andavano a
lavorare nelle miniere di carbone a est di BreathWay, la loro
città. Un posto in cui rifugiarsi… non che fosse
meglio del resto della città bassa. Unto, puzzolente e
consumato; come loro, d’altronde. Abiti malandati e spaiati;
facce sporche e arrossate per il gran caldo dell’estate
morente, capelli incrostati di salsedine, regalo del vicino oceano e
un’immancabile abitudine a guardarsi continuamente le spalle.
‘Tutto utile per sopravvivere
alla metà dei poveri. La metà degli orfani e dei
dannati.’ Si ritrovò a
pensare Temari. Osservò le sue mani, macchiate e callose per
il continuo lavoro a cui le esponeva. E lo stesso i suoi capelli,
ruvidi e spettinati, che lei raccoglieva in quattro codini per cercare
un po’ di quella grazia femminile che le mancava. Il suo viso
era pulito, con le gote arrossate dal caldo e i grandi occhi
acquamarina trasparenti come l’aria. Non aveva malattie
né malformazioni, nonostante nascondesse le sue morbide
forme femminili con una larga tuta da muratore. E in fin dei conti non
se la passava male, lei; aveva un abito, una famiglia, dei fratelli.
La vita a
Spinner’s End sapeva essere dura, maledettamente dura.
Ma era
bello poter contare su quel grande gruppo di scapestrati ragazzini.
- Tem!
Allora sei riuscita a sfuggire all’Idiota! –
esclamò Kakuro, comparendole improvvisamente dietro al
schiena e regalandole un ‘tenera’ pacca sulle
spalle che le tolse il respiro.
- Kankro,
rifallo e ti faccio ingoiare le tue palle –
boccheggiò.
-
anch’io sono felice di rivederti, sorellina! –
rise, abbracciandola. – Come sta Gaara? –
- Vedi,
se tu non sgobbassi tutto il santo giorno alle miniere per
quell’idiota che ci ha messo al mondo, sapresti che Gaara non
solo sta benone, ma ha pure perso la verginità con la sua
dolce Matsuri! –
- Hai
capito, il fratellino? Ti ha superata, Temari! Ormai sei
l’unica vergine della famiglia! –
- Guarda
che un pompino non equivale a una scopata, fratellone. Tayuya non te
l’ha data sul serio.- replicò acida lei.
Kankuro
rimase in silenzio, imbarazzato. Temari scoppiò a ridere.
Era felice di rivedere suo fratello maggiore.
- Ehm,
ehm.- tutti i ragazzi si girarono verso il richiamo. Seduto a penzoloni
sul muretto c’era un ragazzo dai capelli rossi e gli occhi
castani che aspettava solo quell’attimo di silenzio. Doveva
avere vent’anni, o poco più. Eppure ti cattura con
il magnetismo dei suoi occhi, costringendoti ad ascoltarlo.
- Ci
siamo tutti? – chiese. Temari ed altri ragazzi sbuffarono per
assentire, e Sasori si accontentò.
- Ehi,
Sasori no Danna! Un po’ di vita! Rischi di deprimere tutti
con quella faccia – ridacchiò Deidara, sedendosi
accanto al rosso.
Sasori
non lo degnò di uno sguardo. – E’ un
po’ che non ci si vede, ragazzi. Ne avete approfittato,
quest’estate, no? Ho sentito di parecchie scorribande qua e
là… - disse guardando torvo Tayuya e Rock Lee
– ma a parte i soliti furtarelli direi che siete stati
stranamente calmi. Temari! –
- Che
vuoi? – sbuffò.
- Come
mai ti sei trattenuta, sta volta? Solo quattro setti nasali spezzati e
due gambe rotte! –
Temari
ridacchiò – che ci vuoi fare, stavolta i ricconi
hanno avuto paura di scendere da noi! –
Anche
Sasori rise. – Vabbeh, ragazzi. A parte la solita ramanzina
di fine estate, siamo qui soprattutto per una cosa: Kiba, Naruto e
Kankuro sono tornati dalle miniere di carbone. – Tutti i
ragazzi esposero in grida esultanti e fischi d’approvazione.
- Grazie
ragazzi, non so cosa farei se non foste così chiassosi.
– ringhiò il ragazzo sovrastando il baccano e
zittendo tutti. – Dicevo, sono tornati dalle miniere, dove
gli stronzetti della città alta ci spediscono a sgobbare al
posto loro. Un grazie agli Aburame e al loro commercio di materie
prime. – gridò, e stavolta lasciò
scemare le risate e le grida della banda.
- Abbiamo
racimolato un bel gruzzolo grazie agli sforzi di tutti.
Quest’inverno sarà più semplice tirare
avanti. – sorrise, e Temari si sentì stranamente
rassicurata. Una gomitata nelle costole da parte di TenTen le
ricordò la richiesta di Tsunade.
- Sasori!
– esclamò, scalando le casse e sedendosi affianco
a Deidara sul muretto. – Tieni. Da parte della vecchiaccia e
di Jiraiya. –
- Tsunade
è sempre troppo gentile. – esclamò,
passando il sacchettino al biondo accanto a lui, che lo fece sparire in
un secondo.
- Ma se
ci sono solo buone notizie, perché hai quella faccia, capo?
– chiese Tayuya.
Il rosso
s’adombrò.- Giusto ieri io, Deidara, Hidan e Kin
stavamo… rovistando fra le preziosità degli
Uchiha. – esclamò, ponderando le parole.
– Gli sbirri c’hanno beccato, e Hidan e Kin ora
sono dentro. –
Un
silenzio tombale scese su Spinner’s End.
D’altronde, tutti sapevano come gli sbirri trattavano i
ragazzi come loro.
- Porca
puttana. –inveì Tayuya. – Hidan esplode
se toccano Kin anche con solo un dito. E allora sì che
saranno guai seri… -
- Quindi?
Che si fa? – chiese titubante Gaara
Sasori
scosse la testa. C’era solo una cosa da fare, ma coinvolgere
tutto il gruppo era impensabile.
- Mi
sembra ovvio, no? – sbottò Temari, incredula che
Sasori stesse esitando. – Andiamo a liberarli! –
Sasori la
fulminò con lo sguardo, ma ormai il danno era fatto.
-
Sì! Hanno bisogno di noi! – gridò
Konohamaru. – andiamo a liberarli! -
- Voi non
vi muoverete, chiaro? – ordinò Sasori, con una
voce che non ammetteva repliche.- Credete sia un gioco? Vi rendete
conto che la posta in palio non è una semplice nottata in
gattabuia? –
- Quindi
preferisci lasciarli là? – ringhiò
Temari, infiammandosi.
- Sto
solo dicendo che è inutile rischiare la vita di tutti. Tanto
più che più siamo, più
probabilità ci sono che ci becchino. Lo usi il cervellino
che ti ritrovi, Sabaku no? –
K.O.
Temari sentì la rabbia crescerle d’entro di colpo,
arrivando a incendiare perfino la punta dei suoi capelli. Odiava essere
zittita!
- E chi
andrà? – domandò Naruto. Si vedeva
lontano un miglio che voleva essere scelto.
- Io,
Tayuya, Kankuro e Deidara. –
Temari
sentì il fratello trattenere il respiro per la sorpresa;
lei, invece, sentì qualcosa di molto simile
all’invidia…
-
Così, Akasuna, ti trascini dietro la tua puttana bionda?
– ringhiò Kiba, contrariato per non essere stato
scelto. – Mandi me e Naruto a sgobbare alle miniere ma quando
si presenta l’occasione ci molli così? Non hai
paura che si faccia male? -
- Puttana
bionda? Come ti permetti, bastardo? –
-
Vorresti negare che t’infili nel letto di qualunque riccone
apra il portafoglio? Dimmi, DeiDei, è vero che non guardi
nemmeno se sono donne o uomini? –
Deidara
ringhiò furioso e s’avventò contro il
ragazzo mollandogli un pugno diretto in faccia; e avrebbe continuato a
colpirlo, accetto dall’ira, se la mano di Sasori non
l’avesse fermato.
-
Perché lo ascolti, Deidara? E’ solo un amareggiato
con la lingua più lunga del cervello. -
Dei ara
grugnì qualcosa e lo mollò, crocchiandosi le
nocche. Kiba si alzò appena, con un sorrisetto di trionfo
stampato sul volto.
Mossa
sbagliata.
Sasori
afferrò il castano per il colletto della maglia e lo
mandò a sbattere con violenza contro il muro. Lo
agguantò per la mandibola e lo sbatté ancora una
volta contro la parete.
- Per
questa volta passa, Inuzuka, ma non osare mai più ribattere
quel che dico io. – sibilò furioso, sbattendo a
terra Kiba. – Forza, andatevene. Vi farò sapere la
prossima volta. – ordinò rivolto agli altri.
-
Ehem… Sasori… - cercò di dire Temari,
consapevole che per una volta era meglio essere smielata –
Io… -
- Temari,
siccome sei una donna sorvolo. Ma come ho detto a Kiba, non ritorno
sulle mie decisioni. Non verrai con noi stasera. -
Breath,
Città Alta. Domenica 12/09
Shikamaru
si concentrò a fondo. Le cuffie isolanti che
indossava coprivano ogni rumore, perfino le spiegazioni che
l’Uchiha cercava di dargli. Stringeva la pistola con forza,
fissando il bersaglio con insistenza. La mano di Sasuke
perfezionò la posizione del suo braccio, dandogli
un’angolazione che gli avrebbe permesso di raggiungere
più facilmente il centro dell’enorme cerchio posto
a quasi trenta metri di distanza.
Inspira,
Espira. Shikamaru chiuse gli occhi, isolandosi ancora di
più dl resto del mondo, isolando il suo bersaglio.
E
sparò.
- Ecco,
Uchiha, spero che ora la smetterai di seccarmi. –
sbuffò togliendosi i paraorecchi e riconsegnando la pistola
nelle mani del legittimo proprietario.
Sasuke lo
guardò con il suo solito cipiglio strafottente.
– Nara, potresti impegnarti di più. Non hai
centrato il cerchio. –
- Non
scocciare. Non sono nato in una famiglia che dona una pistola a
un neonato piuttosto che un orsacchiotto. – E si
ributtò a peso morto sul divanetto imbottito del poligono.
Sasuke
alzò le spalle, lavandosene le mani.
S’infilò le cuffie e ricominciò a
esercitarsi al tiro.
- Speravi
di superare l’Uchiha? – chiese sarcastico
Neji, alzando appena gli occhi dal suo voluminoso libro.
- Troppo
faticoso. Come voler battere un esperto cecchino. –
sbuffò il Nara. Neji ridacchiò, adocchiando la
facilità con cui il ragazzo moro centrava anche il bersaglio
più piccino.
- Signor
Nara, desidera del ghiaccio nello champagne? –
-
Uhum… no, grazie… - esclamò di
sfuggita Shikamaru e con un gesto congedò il cameriere. E
tornò a fissare la precisione con cui l’Uchiha
mandava in centro un proiettile dopo l’altro. Era
affascinante, in qualche modo… e pensare che i poliziotti di
suo padre faceva qualcosa di simile, ogni notte, con i delinquenti
della città bassa.
- Pensi
che Sasuke sarebbe in grado di sparare a un uomo con la stessa
calma? – mormorò distrattamente a nessuno in
particolare. Sai e Choji quasi si strozzarono nel loro bicchiere.
- Che
domande fai? – esclamò in contemporanea.
- Era
così, per dire… -
-
Comunque, non so cosa ci provi l’Uchiha a sparare in quel
cerchio. – borbottò Choji, cercando di cambiare
argomento.
- E io
non so cosa provi ad abboffarti con quella… stronzata
tremolante che hai il coraggio di definire ‘salsa’-
ribatté Sasuke, uscendo dalla sala tiro.
- Questa
‘stronzata tremolante’ è fatta
col caviale – osservò stizzito Choji, riprendendo
a mangiarla con gusto. L’Uchiha e Sai fecero una smorfia
schifata, ma non osarono contraddire il ragazzo. Offendere la sua
‘salsa’ equivaleva a chiamarlo ciccione…
- Quando
hai detto che arrivavano le ragazze, Shino? –
borbottò Neji, interpretando le silenziose domande di tutti
i presenti.
-
Perché non lo chiedi direttamente a loro? –
rispose pacatamente lui.
Il
ragazzo si voltò di scatto, compiendo una torsione fuori
dai limiti umani, e così anche Sai, Sasuke e molti dei
ragazzi presenti nella saletta.
Dalla
sala bar arrivavano nitide le delicate risate femminili, che
riuscivano ad incantare ogni ragazzo. Un cicaleccio leggero, un fitto
parlottare di voci armoniose. E poi il suono dei tacchi a spillo, che
sbatteva regolare e grazioso contro il lucido pavimento del Bar.
-
Wow… - mormorò Sai, senza fiato. Tutti i
ragazzi annuirono, concordi, con gli occhi da pesce lesso.
Aveva
fatto il loro ingresso le Miss di Breathway. Indossavano abiti di
leggera seta, che ricadevano morbidi sulle forme femminili delle
proprietarie. A ogni movimento le gonne giocavano con le gambe sode,
mostrando stralci di coscia appena sopra il ginocchio e donando
l’illusione della nudità sotto il sottile velo.
Era incredibile come le sagome delle ragazze fossero esaltate da quei
semplici abiti, intonati col colore dei loro occhi. Verde, Azzurro e
Perlato.
‘Controllatevi’
pensò annoiato Shikamaru, osservando la faccia rimbambita di
metà dei ragazzi. Non che lui fosse reticente alla bellezza
delle ragazza, però un po’ di contegno…
Il suo
proposito andò a farsi benedire quando la bionda lo
salutò sorridente, e tutti i presenti si girarono verso di
lui con l’invidia stampata in faccia.
-
Shika-kun! –
- Ciao,
Ino. – sbuffò lui per risposta. La ragazza
spiccò una corsetta verso di lui, alla massima
velocità che i vertiginosi tacchi a spillo le consentivano,
e si sedette con grazia accanto al moro. Sakra e Hinata salutarono
tutti con un sorriso; la rosa si sedette vicino a Sasuke, mentre la
mora si accomodò di fianco al cugino.
- Come
va, tesoro? Keiichi mi ha detto che hai provato il tiro al
bersaglio – mormorò Ino.
- Keiichi
è così ben informato. –
Ino rise,
nascondendo con un gesto educato la bocca. Gli cinse il collo
con le braccia, strusciandosi il più possibile contro di
lui. – Bravo il mio Shikamaru –
bisbigliò con voce sensuale mordicchiandogli
l’orecchio.
- Ino,
contieniti almeno in pubblico! – sibilò
Sakura, arrossendo vistosamente. Con uno scatto di disapprovazione
chiuse il cofanetto del fard, producendo un rumore talmente forte da
attirare l’attenzione di tutti i presenti su di lei. La
ragazza accennò un timido saluto, e tornò a
squadrare l’amica con occhi fiammeggianti.
- Fatto
buono shopping, Sakura? – borbottò
l’Uchiha, osservando con stupore le numerose borse colorate
che giacevano nella Hall del Poligono. – E’ rimasto
qualcosa nei negozi, amore? –
Sakura
sbuffò contrariata. – Siamo passate solo da
Tod’s e Versace! – esclamò, come se
questo giustificasse tutto. – E parli proprio tu, tesoro, che
trascorri metà del tuo tempo a sparare a un bersaglio
immobile. –
Il
ragazzo ridacchiò. – E parli proprio tu che
passi metà del tuo tempo col rossetto in mano. –
La
ragazza arrossì vistosamente, nascondendo il rossetto
dietro la schiena. Sasuke le regalò un leggero bacio sulle
labbra, dimostrando che forse, in fin dei conti, il rossetto non gli
dispiaceva.
Ino
ridacchiò, malefica, e si rivolse a Shikamaru.
- E io,
Shika-kun? Sono bella così come sono, vero?
–
il Nara
sorrise appena. Le donne sapevano essere incredibilmente
fastidiose. – Certo. – disse – il segreto
del trucco è che c’è ma non si vede.
– Sakura e Hinata scoppiarono a ridere, i ragazzi alzarono
gli occhi esasperati dal comportamento dell’amico, che
ignorava le attenzioni di una figa come la Yamanaka, e Ino gli
mollò un debole gomitata, per manifestare il suo
sdegno.
- A
proposito, la… gita di domani è confermata,
vero? – accennò Sai, abbassando drasticamente il
tono vocale.
- Che
gita? – Hinata si stava già insospettendo.
Neji roteò gli occhi, aspettando che la cugina esplodesse in
una delle sue ricorrenti ramanzine sulla divisione della
città. Sai si morse la lingua. Hinata aveva orecchie e
coraggio solo per quell’argomento.
- Non
vorrete andare ancora nella Città Bassa? –
-
Sì. – esclamò risoluto Neji,
bloccando con un gesto le proteste della cugina. – Ci andiamo
sempre, non ti sei stufata di predicare la solita solfa? –
-
Comunque, chi viene? – chiese con noncuranza Sasuke,
lasciando Hinata a sbollire la sua rabbia.
- Io
passo. – mormorò Shikamaru.
- Dai,
Shika! Dovrai farne una prima del mio debutto in
società! – dichiarò la bionda.
- Ma che
cazzo fate tutto il giorno a Way? E comunque non posso,
stasera e domani dovrò stare tutto il giorno alla Centrale
Sud, mio padre ha bisogno che la controlli. Che palle –
spiegò, sapendo di andare incontro a una noia mortale.
– Non succede mai nulla, fra i poliziotti. –
-
Così impari a nascere nella famiglia che controlla
l’ordine legale della città. – lo
schernì Ino.
- Beh,
auguri Shika. E ricordate… Itachi non ne deve sapere
nulla, o siamo nella merda fino al collo. –
bisbigliò Sasuke, col terrore dipinto sul volto.
- Che
cosa esattamente non dovrei sapere? –
Fu come
in una scena del terrore. Sasuke si girò con
esasperante lentezza, desiderando di non incontrare il fratello.
Shikamaru pensò che la musichetta de ‘Lo
Squalo’, sarebbe risultata perfetta per l’ingresso
del maggiore degli Uchiha.
- Non
starete pensando di fare una cazzata, vero? – gli occhi
scarlatti del ragazzo mandarono scintille. –
L’altra volta Shino s’è rotto il setto
nasale, e nessuno sapeva come. E tu, Sasuke, sei andato in giro con una
calibro dodici. Se avessi sparato a uno qualsiasi dei rifiuti della
Città Bassa, la nostra famiglia avrebbe rischiato davvero
tanto. Quindi, se vi becco a fare qualche stronzata, prima di passare
dal giudice Sarutobi ve la vedrete con me. –
ringhiò, sottolineando in modo minaccioso il me.
- Domani
alle sette, alla periferia Sud-est. –
sussurrò Neji non appena il maggiore degli Uchiha li ebbe
lasciati. – E tu, Shino, evita di farti spaccare il naso da
una ragazzina. –
- Era
forte, quella bestia incarnata! – cercò di
difendersi il ragazzo.
- Si,
come No. A Domani, ragazzi. –
Yoshino
battè i piedi e sbuffò. La cosa mandò
in allarme il marito; sua moglie stava perdendo
la pazienza. PerchèShikamaru
stava ritardando così tanto? Eppure anche il giovane Nara
sepeva quanto era terribile la madre quando perdeva la pazienza...
-
Shikaku,
perchè tuo figlio è così' in ritardo? -
- Ah,
adesso
è mio figlio, eh? - borbottò, ma un'occhiataccia
della moglie lo convinse a lasciar cadere la questione.
Yoshino
iniziò a scrocchiarsi le dita, e Shikaku sentì i
brividi percorrergli tutto il corpo.
- Quello
sfaticato!
Scommetto che sta perdendo tempo al poligono con quella banda di
viziati figli di papà! -
Il marito
pensò bene che era meglio non ricordare alla moglie che
anche Shikamaru, in fin dei conti, era un figlio di
papà della stessa risma dei suoi compagni.
- E come
si permette di ritardare a un appuntamento con me, che l'ho
messo al mondo? -
-
Eddai... dagli altri cinque minuti... - suggerì l'uomo,
cercando di salvare il figlio dalle ire funeste della moglie.
- Zitto,
tu! Se non arriva entro trenta secondi lo spello vivo! -
"Dev'essere di cattivo umore"
, pensò Shikaku, " Di
solito arriva alle minacce solo dopo averlo visto"
All'improvviso
Shikaku notò un codino castano sbuacare
appena dal corridoio. 'Quell'imbecille si sta nascondendo!'
constatò con orrore. Frugò nelle tasche del
completo nero ed estrasse due tappi per le orecchie. Sarebbero stati
molto utili entro... 5,4,3,2... 1.
-
SHIKAMARUUUUUUU!- l'urlo assatanato di Yoshino fece tremare i muri;
il ragazzo tentò di scappare, ma la madre lo
agguantò prima che potesse muovere un solo passo.
- RAZZA
DI SFATICATO, SEI IN RITARDO! QUANTO ANCORA VOLEVI FARCI
ASPETTARE? -
- Che
rottura! - brontolò Shikamaru. Gli occhi della madre
scintillarono per la rabbia. Mollò il figlio e
indicò l'ufficio della centrale di polizia.
-Vai. -
Ordinò con voce cadaverica.
Shikamaru
corse
nell'ufficio senza pensarci due volte. Meglio una notte di noia che una
Yoshino fusiosa.
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Salve Salvino. Nonostante
avessi in cantiere parecchie Fic, ho deciso che questa mia prima
ShikaTema (quindi siate buoni, sarà la prima Long Fic fra la
coppia che amo di più, e con per giunta come tema principale
l'amore! chi mi conosce sa quanto
sarà difficile per me XD) avrà l'onore di nascere
oggi!
Sapete perchè ho
cominciato la ShikaTema solo ora? Perchè sono una convertita
U_U. Infatti inizialmente doveva essere una ShikaIno!!! Ma ormai mi
sono innamorta di Temari, il mito femminile di Naruto.
(perchè quello amschile è solo e soltanto Sasori
U_U)
Cosa volevo dire? Ah
sì, prima di tutto grazie a Lily_90
perchè con la sua Beautiful
Bore mi ha convertita alla ShikaTema XD E poi, grazie a
tutti coloro che la leggeranno. Un communeto è sempre
gradito, dato che per me questa fic è un esperimento!
E poi... Mi sembra palese che
la storia si svolgerà grazie ai forti contrasti fra la
metà ricca, cui appartiene Shikamaru, e la realtà
estremamente povera, cui è figlia Temari.
Riuscirà l'amore a unirli? Tutto ai prossimi capitoli.
Tenete d'occhio Sasori e
Itachi, perchè ovviamente più avanti avranno un
ruolo fondamentale nell'assestamento della relazione fra i due
piccioncini!
E anche Hinata,
perchè nonostante il suo carattere timido, non si sa mai
cosa potrebbe estrarre dal cappello!
Una domanda molto importante.
Sono indecisa se fare, nella storia, un KibaHina o una NaruHina.
Siccome non so decidermi lascio la scelta a voi!!
Grazie per aver letto ^^
Akasuna No Saya