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Naruto |
Endless ~ di Matta_Mattuz | Leggi le 7 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 03/05/2008 | Stampa questo capitolo | Stampa tutta la storia
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Endless
Endless
"City of Damned, city of Lights"

~
"Realtà che s'incrociano."

Questa è Breathway, la città che toglie il respiro.
Divisa in due parti, una alta e una bassa.
Breathway, la città delle differenze.
Breath, paese delle ricchezze ostentate, paese delle luci.
Way, la strada dei dannati, la casa dei poveri.
Due realtà differenti...
Che s'incrociano nello strano gioco dell'amore.


Way, Città Bassa. Domenica 12/09
- Io esco!
- Dove vai, sgualdrina? Tu… hic... non ne hai il permesscio!
Temari lo mandò a quel paese a gesti, e per un pelo evitò la bottiglia di vodka diretta alla sua testa, frantumandosi contro la parete lurida della piccola roulotte.
- Mira floscia, papi? – gridò sarcastica verso il padre. L’urlo infuriato che ricevette in risposta la convinse a desistere e mettersi fuori tiro del padre.
Aggirò la roulotte e si infilò sotto la macchina, riemergendone con in mano un sottile chiave di ferro. Spostò le pesanti lamiere che ricoprivano a chiazze il polveroso cortile. Si guardò intorno, maledicendo quel fannullone che non si degnava nemmeno di comprare una vanga nuova; la logora zappa che arrugginiva beata al sole minacciava di sgretolarsi sotto le sue mani. Sospirò rassegnata e iniziò a scavare con le unghie.
Quanta fatica per evitare che quell’ubriacone rubi i soldi dei ragazzi’ pensò amareggiata. Le mani cominciarono a pulsare, doloranti, ma la missione di Temari era ormai conclusa. Ancora una volta la ragazza si ritrovò a ringrazia la vecchiaccia che la faceva sgobbare tutte le mattine. Estrasse con mani tremanti il suo piccolo tesoro e scattò lontano da quel piccolo infermo intriso nell’odore dell’alcool.

- Cazzo! – una secchiata d’acqua gelita la mancò di poco. Temari alzò la testa bionda e scoccò un’occhiataccia alla donna che dondolava un secchio vuoto da una finestra del settimo piano.
- Tsunade, vecchia rimbambita, uno di questi giorni mi beccherai in testa! –
- Una lavata di capo non ti farebbe male, ragazzina impertinente che non sei altro! . ringhiò lei. – E di a tuo fratello che la caldaia s’è rotta di nuovo, in barba alla sua manutenzione! Appena lo vedo lo spello vivo! –
Temari ridacchiò, pregustandosi la scena.
- Prendi – gridò la donna, lanciando un pacchettino avvolto in uno strofinaccio. – E’ per Sasori. Ringrazialo da parte mia e di quell’idiota di mio marito! Se non ci fosse lui…- borbottò rientrando in casa.
La ragazza sorrise e inspirò tutta l’aria che riusciva a far entrare nei polmoni: - NON MANCHEROOO’! – gridò, sapendo di far arrabbiare la vecchiaccia. Legò il leggero sacchetto alla cintura, coprendolo con le pieghe dell’abito. Anche se era poco, era il contributo di Tsunade e Jiraiya. Se qualcuno lo avesse rubato, Sasori in primis e i due coniugi in Secondis l’avrebbero spellata viva.
Attraversò correndo come una pazza le intricate strade che formavano i quartieri poveri. Way, cioè via, strada. La parte bassa della grande città, la parte dei poveri. Case costruite una sopra l’altra, formando condomini sporchi e incredibilmente alti. Strade rovinate e pericolose, infestate dai drogati o delinquenti. Ragazzi abbandonati a loro stessi.
La bionda scavalcò con un salto i cassonetti messi esattamente in mezzo alla strada. Evitò schifata una colonia di topi che infestava il retro del Take Away cinese ripetendosi speranzosa che la loro fine era vicina. Appena Tayuya lo sapeva… quei deliziosi ratti grigi avrebbero terminato i loro giorni come cavie da laboratorio.
Tardi, è tardi. TenTen mi ammazza’ Temari si guardò attorno. Era all’imbocco della 27esima strada, e questo le fece venire un’idea. Svolto nel vicolo laterale, e la sua teoria venne confermata.
- Sì! – esultò. Con un balzò si aggrappò alla scala antincendio rialzata e scalò la sua scorciatoia

‘Finalmente!’
Incrocio fra la 42esima e la 11esima. Finalmente era arrivata. Temari poggiò le mani sulle ginocchia, cercando di riprender fiato. Scoccò un’occhiata sarcastica attorno a sé, emettendo uno sbuffo equivalente a un ‘ti pareva’. Credeva di essere in ritardo, ma a quanto pareva TenTen lo era di più.
Mi raccomando, Temari. Domani puntale, non arrivare tardi!’ la scimmiottò mentalmente ‘Quando arriva la strozzo.’
C’era un tanfo insopportabile, da quelle parti. Temari arricciò infastidita il naso, non riuscendo proprio a ignorare la puzza della decomposizione dei rifiuti. Così controllò il vecchio orologio che teneva al polso, sperando che l’amica arrivasse presto. Per quanto avesse voluto, non si sarebbe mai lamentata della spazzatura; molto delle cose necessarie per vivere le trovavano lì, fra i rifiuti della città alta. Orologio compreso.
- Ehi, Tem!
- Era ora, pelandrona! Quanto volevi farmi aspettare in questo buco puzzolente? - la rimbeccò acida.
Ma Tenten rise e l’afferrò per un braccio, trascinandola nel violetto laterale.
- Forza, e vedi di non spaccarmi la schiena. – mormorò Temari, unendo le mani e offrendole alla ragazza mora. Tenten appoggiò un piede sulle mani unite e… op! con un balzo unito alla forte spinta di Temari si ritrovò in equilibrio sul muro.
- Acc…dillo che mi vuoi scaraventare direttamente all’inferno! – esclamò la ragazza faticando a controllare l’equilibrio.
- Di cosa ti lamenti, peso piuma? Io rischio la schiena ogni volta che ti sollevo” – TenTen fece nua smorfia annoiata e tese la mano. Temari l’afferrò e con un salto scavalcò il muretto.
- Ouf… ingrassata, Sabaku no?
- No, il peso è tutto nel davanzale. – ribatté, alludendo alla sostanziale differenza fra le due.
Tenten fischiò divertita. – Tenten 0, Temari 1! –
- Ovvio, no? – esclamò orgogliosamente la biondina.
- Dai, muoviti. Il molo non è un bel posto da attraversare e a Sasori non piace aspettare. –
- Fosse la prima volta che lo facciamo… - mormorò Temari stringendo le spalle e seguendo l’amica.

- Eccoci! – gridò Tenten al settimo cielo, fondandosi fra i ragazzi riuniti a Spinner’s End.
- Ma dove cavolo… anf… trovi quel fiato, codini a palla! – ansimò Temari. Dio, in quel momento avrebbe ucciso per un po’ d’cqua…
- Toh – esclamò Kiab, interpretando i suoi pensieri. – Ma vedi di non scolartela tutta, bellezza! –
Temari lo fulminò. – Fottiti, Inuzuka. Questa bottiglietta sarà l’unico contatto che avrai con la mia bocca, ricordalo! – ma la afferrò senza esitazioni e tracannò un lungo sorso.
- Che schifo! – borbottò pulendosi la bocca con la manica. – Kiba! Dove diamine l’hai presa?
- Oh, che ti lamenti? E’ potabile, no? – ringhiò lui.
- Sa di benzina, sbarbatello! – lo schernì lei, con fare strafottente.
- Sempre a cercar rissa, eh, Temari? – ridacchiò Naruto.
- Guarda che ne ho anche per te!- gridò la bionda, alzando minacciosamente il pugno.
- Sei arrivata, stronzetta scansafatiche?- sbadigliò Tayuya, sollevando una testa assonnata dalle gambe di Naruto.
- Scansafatiche io, pifferaia magica? Ma ti sei vista? – e con un balzo saltò sopra gli scatoloni in legno cui erano stravaccati i due ragazzi. – A proposito, quand’è che ci liberi dei ratti del Take Away? Diventano sempre più grossi! –
La ragazza dai capelli rossi sorrise, sventolando un portafoglio con uno strano rigonfio. – Pagano bene i ratti, quei figli di puttana della città alta. Agli Hyuuga serviva una massiccia dose di cavie, e io gliel’ho fornita. Dovrai convivere con quei topi per un po’, stronzetta. – e fece sparire con un abile gesto il portamonete.
Temari sbuffò. L’unica che aveva il coraggio di affrontare quelle bestie che le enciclopedie definivano topi era Tayuya, che li addormentava in qualche modo col suo flauto. Rabbrividì pensando alla convivenza forzata.
- Così vuoi diventare una riccona come loro? – sogghignò Deidara.
- Tesoro, ognuno fa quel che può. Tu non fai la puttana che s’infila nei letti delle mogli sconsolate? – rispose candidamente Tayuya, zittendo il ragazzo.
Temari rise a crepapelle, gustandosi l’espressione affranta del biondo, e constatò che nessuno era cambiato di una virgola. Era quasi un mese che la banda non si ritrovava a Spinner’s End, il loro ritrovo. Molti dei ragazzi d’estate andavano a lavorare nelle miniere di carbone a est di BreathWay, la loro città. Un posto in cui rifugiarsi… non che fosse meglio del resto della città bassa. Unto, puzzolente e consumato; come loro, d’altronde. Abiti malandati e spaiati; facce sporche e arrossate per il gran caldo dell’estate morente, capelli incrostati di salsedine, regalo del vicino oceano e un’immancabile abitudine a guardarsi continuamente le spalle.
Tutto utile per sopravvivere alla metà dei poveri. La metà degli orfani e dei dannati.’ Si ritrovò a pensare Temari. Osservò le sue mani, macchiate e callose per il continuo lavoro a cui le esponeva. E lo stesso i suoi capelli, ruvidi e spettinati, che lei raccoglieva in quattro codini per cercare un po’ di quella grazia femminile che le mancava. Il suo viso era pulito, con le gote arrossate dal caldo e i grandi occhi acquamarina trasparenti come l’aria. Non aveva malattie né malformazioni, nonostante nascondesse le sue morbide forme femminili con una larga tuta da muratore. E in fin dei conti non se la passava male, lei; aveva un abito, una famiglia, dei fratelli.
La vita a Spinner’s End sapeva essere dura, maledettamente dura.
Ma era bello poter contare su quel grande gruppo di scapestrati ragazzini.
- Tem! Allora sei riuscita a sfuggire all’Idiota! – esclamò Kakuro, comparendole improvvisamente dietro al schiena e regalandole un ‘tenera’ pacca sulle spalle che le tolse il respiro.
- Kankro, rifallo e ti faccio ingoiare le tue palle – boccheggiò.
- anch’io sono felice di rivederti, sorellina! – rise, abbracciandola. – Come sta Gaara? –
- Vedi, se tu non sgobbassi tutto il santo giorno alle miniere per quell’idiota che ci ha messo al mondo, sapresti che Gaara non solo sta benone, ma ha pure perso la verginità con la sua dolce Matsuri! –
- Hai capito, il fratellino? Ti ha superata, Temari! Ormai sei l’unica vergine della famiglia! –
- Guarda che un pompino non equivale a una scopata, fratellone. Tayuya non te l’ha data sul serio.- replicò acida lei.
Kankuro rimase in silenzio, imbarazzato. Temari scoppiò a ridere. Era felice di rivedere suo fratello maggiore.
- Ehm, ehm.- tutti i ragazzi si girarono verso il richiamo. Seduto a penzoloni sul muretto c’era un ragazzo dai capelli rossi e gli occhi castani che aspettava solo quell’attimo di silenzio. Doveva avere vent’anni, o poco più. Eppure ti cattura con il magnetismo dei suoi occhi, costringendoti ad ascoltarlo.
- Ci siamo tutti? – chiese. Temari ed altri ragazzi sbuffarono per assentire, e Sasori si accontentò.
- Ehi, Sasori no Danna! Un po’ di vita! Rischi di deprimere tutti con quella faccia – ridacchiò Deidara, sedendosi accanto al rosso.
Sasori non lo degnò di uno sguardo. – E’ un po’ che non ci si vede, ragazzi. Ne avete approfittato, quest’estate, no? Ho sentito di parecchie scorribande qua e là… - disse guardando torvo Tayuya e Rock Lee – ma a parte i soliti furtarelli direi che siete stati stranamente calmi. Temari! –
- Che vuoi? – sbuffò.
- Come mai ti sei trattenuta, sta volta? Solo quattro setti nasali spezzati e due gambe rotte! –
Temari ridacchiò – che ci vuoi fare, stavolta i ricconi hanno avuto paura di scendere da noi! –
Anche Sasori rise. – Vabbeh, ragazzi. A parte la solita ramanzina di fine estate, siamo qui soprattutto per una cosa: Kiba, Naruto e Kankuro sono tornati dalle miniere di carbone. – Tutti i ragazzi esposero in grida esultanti e fischi d’approvazione.
- Grazie ragazzi, non so cosa farei se non foste così chiassosi. – ringhiò il ragazzo sovrastando il baccano e zittendo tutti. – Dicevo, sono tornati dalle miniere, dove gli stronzetti della città alta ci spediscono a sgobbare al posto loro. Un grazie agli Aburame e al loro commercio di materie prime. – gridò, e stavolta lasciò scemare le risate e le grida della banda.
- Abbiamo racimolato un bel gruzzolo grazie agli sforzi di tutti. Quest’inverno sarà più semplice tirare avanti. – sorrise, e Temari si sentì stranamente rassicurata. Una gomitata nelle costole da parte di TenTen le ricordò la richiesta di Tsunade.
- Sasori! – esclamò, scalando le casse e sedendosi affianco a Deidara sul muretto. – Tieni. Da parte della vecchiaccia e di Jiraiya. –
- Tsunade è sempre troppo gentile. – esclamò, passando il sacchettino al biondo accanto a lui, che lo fece sparire in un secondo.
- Ma se ci sono solo buone notizie, perché hai quella faccia, capo? – chiese Tayuya.
Il rosso s’adombrò.- Giusto ieri io, Deidara, Hidan e Kin stavamo… rovistando fra le preziosità degli Uchiha. – esclamò, ponderando le parole. – Gli sbirri c’hanno beccato, e Hidan e Kin ora sono dentro. –
Un silenzio tombale scese su Spinner’s End. D’altronde, tutti sapevano come gli sbirri trattavano i ragazzi come loro.
- Porca puttana. –inveì Tayuya. – Hidan esplode se toccano Kin anche con solo un dito. E allora sì che saranno guai seri… -
- Quindi? Che si fa? – chiese titubante Gaara
Sasori scosse la testa. C’era solo una cosa da fare, ma coinvolgere tutto il gruppo era impensabile.
- Mi sembra ovvio, no? – sbottò Temari, incredula che Sasori stesse esitando. – Andiamo a liberarli! –
Sasori la fulminò con lo sguardo, ma ormai il danno era fatto.
- Sì! Hanno bisogno di noi! – gridò Konohamaru. – andiamo a liberarli! -
- Voi non vi muoverete, chiaro? – ordinò Sasori, con una voce che non ammetteva repliche.- Credete sia un gioco? Vi rendete conto che la posta in palio non è una semplice nottata in gattabuia? –
- Quindi preferisci lasciarli là? – ringhiò Temari, infiammandosi.
- Sto solo dicendo che è inutile rischiare la vita di tutti. Tanto più che più siamo, più probabilità ci sono che ci becchino. Lo usi il cervellino che ti ritrovi, Sabaku no? –
K.O. Temari sentì la rabbia crescerle d’entro di colpo, arrivando a incendiare perfino la punta dei suoi capelli. Odiava essere zittita!
- E chi andrà? – domandò Naruto. Si vedeva lontano un miglio che voleva essere scelto.
- Io, Tayuya, Kankuro e Deidara. –
Temari sentì il fratello trattenere il respiro per la sorpresa; lei, invece, sentì qualcosa di molto simile all’invidia…
- Così, Akasuna, ti trascini dietro la tua puttana bionda? – ringhiò Kiba, contrariato per non essere stato scelto. – Mandi me e Naruto a sgobbare alle miniere ma quando si presenta l’occasione ci molli così? Non hai paura che si faccia male? -
- Puttana bionda? Come ti permetti, bastardo? –
- Vorresti negare che t’infili nel letto di qualunque riccone apra il portafoglio? Dimmi, DeiDei, è vero che non guardi nemmeno se sono donne o uomini? –
Deidara ringhiò furioso e s’avventò contro il ragazzo mollandogli un pugno diretto in faccia; e avrebbe continuato a colpirlo, accetto dall’ira, se la mano di Sasori non l’avesse fermato.
- Perché lo ascolti, Deidara? E’ solo un amareggiato con la lingua più lunga del cervello. -
Dei ara grugnì qualcosa e lo mollò, crocchiandosi le nocche. Kiba si alzò appena, con un sorrisetto di trionfo stampato sul volto.
Mossa sbagliata.
Sasori afferrò il castano per il colletto della maglia e lo mandò a sbattere con violenza contro il muro. Lo agguantò per la mandibola e lo sbatté ancora una volta contro la parete.
- Per questa volta passa, Inuzuka, ma non osare mai più ribattere quel che dico io. – sibilò furioso, sbattendo a terra Kiba. – Forza, andatevene. Vi farò sapere la prossima volta. – ordinò rivolto agli altri.
- Ehem… Sasori… - cercò di dire Temari, consapevole che per una volta era meglio essere smielata – Io… -
- Temari, siccome sei una donna sorvolo. Ma come ho detto a Kiba, non ritorno sulle mie decisioni. Non verrai con noi stasera. -

Breath, Città Alta. Domenica 12/09
Shikamaru si concentrò a fondo. Le cuffie isolanti che indossava coprivano ogni rumore, perfino le spiegazioni che l’Uchiha cercava di dargli. Stringeva la pistola con forza, fissando il bersaglio con insistenza. La mano di Sasuke perfezionò la posizione del suo braccio, dandogli un’angolazione che gli avrebbe permesso di raggiungere più facilmente il centro dell’enorme cerchio posto a quasi trenta metri di distanza.
Inspira, Espira. Shikamaru chiuse gli occhi, isolandosi ancora di più dl resto del mondo, isolando il suo bersaglio.
E sparò.

- Ecco, Uchiha, spero che ora la smetterai di seccarmi. – sbuffò togliendosi i paraorecchi e riconsegnando la pistola nelle mani del legittimo proprietario.
Sasuke lo guardò con il suo solito cipiglio strafottente. – Nara, potresti impegnarti di più. Non hai centrato il cerchio. –
- Non scocciare. Non sono nato in una famiglia che dona una pistola a un neonato piuttosto che un orsacchiotto. – E si ributtò a peso morto sul divanetto imbottito del poligono.
Sasuke alzò le spalle, lavandosene le mani. S’infilò le cuffie e ricominciò a esercitarsi al tiro.
- Speravi di superare l’Uchiha? – chiese sarcastico Neji, alzando appena gli occhi dal suo voluminoso libro.
- Troppo faticoso. Come voler battere un esperto cecchino. – sbuffò il Nara. Neji ridacchiò, adocchiando la facilità con cui il ragazzo moro centrava anche il bersaglio più piccino.
- Signor Nara, desidera del ghiaccio nello champagne? –
- Uhum… no, grazie… - esclamò di sfuggita Shikamaru e con un gesto congedò il cameriere. E tornò a fissare la precisione con cui l’Uchiha mandava in centro un proiettile dopo l’altro. Era affascinante, in qualche modo… e pensare che i poliziotti di suo padre faceva qualcosa di simile, ogni notte, con i delinquenti della città bassa.
- Pensi che Sasuke sarebbe in grado di sparare a un uomo con la stessa calma? – mormorò distrattamente a nessuno in particolare. Sai e Choji quasi si strozzarono nel loro bicchiere.
- Che domande fai? – esclamò in contemporanea.
- Era così, per dire… -
- Comunque, non so cosa ci provi l’Uchiha a sparare in quel cerchio. – borbottò Choji, cercando di cambiare argomento.
- E io non so cosa provi ad abboffarti con quella… stronzata tremolante che hai il coraggio di definire ‘salsa’- ribatté Sasuke, uscendo dalla sala tiro.
- Questa ‘stronzata tremolante’ è fatta col caviale – osservò stizzito Choji, riprendendo a mangiarla con gusto. L’Uchiha e Sai fecero una smorfia schifata, ma non osarono contraddire il ragazzo. Offendere la sua ‘salsa’ equivaleva a chiamarlo ciccione…
- Quando hai detto che arrivavano le ragazze, Shino? – borbottò Neji, interpretando le silenziose domande di tutti i presenti.
- Perché non lo chiedi direttamente a loro? – rispose pacatamente lui.
Il ragazzo si voltò di scatto, compiendo una torsione fuori dai limiti umani, e così anche Sai, Sasuke e molti dei ragazzi presenti nella saletta.
Dalla sala bar arrivavano nitide le delicate risate femminili, che riuscivano ad incantare ogni ragazzo. Un cicaleccio leggero, un fitto parlottare di voci armoniose. E poi il suono dei tacchi a spillo, che sbatteva regolare e grazioso contro il lucido pavimento del Bar.
- Wow… - mormorò Sai, senza fiato. Tutti i ragazzi annuirono, concordi, con gli occhi da pesce lesso.
Aveva fatto il loro ingresso le Miss di Breathway. Indossavano abiti di leggera seta, che ricadevano morbidi sulle forme femminili delle proprietarie. A ogni movimento le gonne giocavano con le gambe sode, mostrando stralci di coscia appena sopra il ginocchio e donando l’illusione della nudità sotto il sottile velo. Era incredibile come le sagome delle ragazze fossero esaltate da quei semplici abiti, intonati col colore dei loro occhi. Verde, Azzurro e Perlato.
‘Controllatevi’ pensò annoiato Shikamaru, osservando la faccia rimbambita di metà dei ragazzi. Non che lui fosse reticente alla bellezza delle ragazza, però un po’ di contegno…
Il suo proposito andò a farsi benedire quando la bionda lo salutò sorridente, e tutti i presenti si girarono verso di lui con l’invidia stampata in faccia.
- Shika-kun! –
- Ciao, Ino. – sbuffò lui per risposta. La ragazza spiccò una corsetta verso di lui, alla massima velocità che i vertiginosi tacchi a spillo le consentivano, e si sedette con grazia accanto al moro. Sakra e Hinata salutarono tutti con un sorriso; la rosa si sedette vicino a Sasuke, mentre la mora si accomodò di fianco al cugino.
- Come va, tesoro? Keiichi mi ha detto che hai provato il tiro al bersaglio – mormorò Ino.
- Keiichi è così ben informato. –
Ino rise, nascondendo con un gesto educato la bocca. Gli cinse il collo con le braccia, strusciandosi il più possibile contro di lui. – Bravo il mio Shikamaru – bisbigliò con voce sensuale mordicchiandogli l’orecchio.
- Ino, contieniti almeno in pubblico! – sibilò Sakura, arrossendo vistosamente. Con uno scatto di disapprovazione chiuse il cofanetto del fard, producendo un rumore talmente forte da attirare l’attenzione di tutti i presenti su di lei. La ragazza accennò un timido saluto, e tornò a squadrare l’amica con occhi fiammeggianti.
- Fatto buono shopping, Sakura? – borbottò l’Uchiha, osservando con stupore le numerose borse colorate che giacevano nella Hall del Poligono. – E’ rimasto qualcosa nei negozi, amore? –
Sakura sbuffò contrariata. – Siamo passate solo da Tod’s e Versace! – esclamò, come se questo giustificasse tutto. – E parli proprio tu, tesoro, che trascorri metà del tuo tempo a sparare a un bersaglio immobile. –
Il ragazzo ridacchiò. – E parli proprio tu che passi metà del tuo tempo col rossetto in mano. –
La ragazza arrossì vistosamente, nascondendo il rossetto dietro la schiena. Sasuke le regalò un leggero bacio sulle labbra, dimostrando che forse, in fin dei conti, il rossetto non gli dispiaceva.
Ino ridacchiò, malefica, e si rivolse a Shikamaru.
- E io, Shika-kun? Sono bella così come sono, vero? –
il Nara sorrise appena. Le donne sapevano essere incredibilmente fastidiose. – Certo. – disse – il segreto del trucco è che c’è ma non si vede. – Sakura e Hinata scoppiarono a ridere, i ragazzi alzarono gli occhi esasperati dal comportamento dell’amico, che ignorava le attenzioni di una figa come la Yamanaka, e Ino gli mollò un debole gomitata, per manifestare il suo sdegno.
- A proposito, la… gita di domani è confermata, vero? – accennò Sai, abbassando drasticamente il tono vocale.
- Che gita? – Hinata si stava già insospettendo. Neji roteò gli occhi, aspettando che la cugina esplodesse in una delle sue ricorrenti ramanzine sulla divisione della città. Sai si morse la lingua. Hinata aveva orecchie e coraggio solo per quell’argomento.
- Non vorrete andare ancora nella Città Bassa? –
- Sì. – esclamò risoluto Neji, bloccando con un gesto le proteste della cugina. – Ci andiamo sempre, non ti sei stufata di predicare la solita solfa? –
- Comunque, chi viene? – chiese con noncuranza Sasuke, lasciando Hinata a sbollire la sua rabbia.
- Io passo. – mormorò Shikamaru.
- Dai, Shika! Dovrai farne una prima del mio debutto in società! – dichiarò la bionda.
- Ma che cazzo fate tutto il giorno a Way? E comunque non posso, stasera e domani dovrò stare tutto il giorno alla Centrale Sud, mio padre ha bisogno che la controlli. Che palle – spiegò, sapendo di andare incontro a una noia mortale. – Non succede mai nulla, fra i poliziotti. –
- Così impari a nascere nella famiglia che controlla l’ordine legale della città. – lo schernì Ino.
- Beh, auguri Shika. E ricordate… Itachi non ne deve sapere nulla, o siamo nella merda fino al collo. – bisbigliò Sasuke, col terrore dipinto sul volto.
- Che cosa esattamente non dovrei sapere? –
Fu come in una scena del terrore. Sasuke si girò con esasperante lentezza, desiderando di non incontrare il fratello. Shikamaru pensò che la musichetta de ‘Lo Squalo’, sarebbe risultata perfetta per l’ingresso del maggiore degli Uchiha.
- Non starete pensando di fare una cazzata, vero? – gli occhi scarlatti del ragazzo mandarono scintille. – L’altra volta Shino s’è rotto il setto nasale, e nessuno sapeva come. E tu, Sasuke, sei andato in giro con una calibro dodici. Se avessi sparato a uno qualsiasi dei rifiuti della Città Bassa, la nostra famiglia avrebbe rischiato davvero tanto. Quindi, se vi becco a fare qualche stronzata, prima di passare dal giudice Sarutobi ve la vedrete con me. – ringhiò, sottolineando in modo minaccioso il me.

- Domani alle sette, alla periferia Sud-est. – sussurrò Neji non appena il maggiore degli Uchiha li ebbe lasciati. – E tu, Shino, evita di farti spaccare il naso da una ragazzina. –
- Era forte, quella bestia incarnata! – cercò di difendersi il ragazzo.
- Si, come No. A Domani, ragazzi. –

Yoshino battè i piedi e sbuffò. La cosa mandò in allarme il marito; sua moglie stava perdendo la pazienza. PerchèShikamaru stava ritardando così tanto? Eppure anche il giovane Nara sepeva quanto era terribile la madre quando perdeva la pazienza...
- Shikaku, perchè tuo figlio è così' in ritardo? -
- Ah, adesso è mio figlio, eh? - borbottò, ma un'occhiataccia della moglie lo convinse a lasciar cadere la questione.
Yoshino iniziò a scrocchiarsi le dita, e Shikaku sentì i brividi percorrergli tutto il corpo.
- Quello sfaticato! Scommetto che sta perdendo tempo al poligono con quella banda di viziati figli di papà! -
Il marito pensò bene che era meglio non ricordare alla moglie che anche Shikamaru, in fin dei conti, era un figlio di papà della stessa risma dei suoi compagni.
- E come si permette di ritardare a un appuntamento con me, che l'ho messo al mondo? -
- Eddai... dagli altri cinque minuti... - suggerì l'uomo, cercando di salvare il figlio dalle ire funeste della moglie.
- Zitto, tu! Se non arriva entro trenta secondi lo spello vivo! -
"Dev'essere di cattivo umore" , pensò Shikaku, " Di solito arriva alle minacce solo dopo averlo visto"
All'improvviso Shikaku notò un codino castano sbuacare appena dal corridoio. 'Quell'imbecille si sta nascondendo!' constatò con orrore. Frugò nelle tasche del completo nero ed estrasse due tappi per le orecchie. Sarebbero stati molto utili entro... 5,4,3,2... 1.
- SHIKAMARUUUUUUU!- l'urlo assatanato di Yoshino fece tremare i muri; il ragazzo tentò di scappare, ma la madre lo agguantò prima che potesse muovere un solo passo.
- RAZZA DI SFATICATO, SEI IN RITARDO! QUANTO ANCORA VOLEVI FARCI ASPETTARE? -
- Che rottura! - brontolò Shikamaru. Gli occhi della madre scintillarono per la rabbia. Mollò il figlio e indicò l'ufficio della centrale di polizia.
-Vai. - Ordinò con voce cadaverica.
Shikamaru corse nell'ufficio senza pensarci due volte. Meglio una notte di noia che una Yoshino fusiosa.
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Salve Salvino. Nonostante avessi in cantiere parecchie Fic, ho deciso che questa mia prima ShikaTema (quindi siate buoni, sarà la prima Long Fic fra la coppia che amo di più, e con per giunta come tema principale l'amore! chi mi conosce sa quanto sarà difficile per me XD) avrà l'onore di nascere oggi!
Sapete perchè ho cominciato la ShikaTema solo ora? Perchè sono una convertita U_U. Infatti inizialmente doveva essere una ShikaIno!!! Ma ormai mi sono innamorta di Temari, il mito femminile di Naruto. (perchè quello amschile è solo e soltanto Sasori U_U)
Cosa volevo dire? Ah sì, prima di tutto grazie a Lily_90 perchè con la sua Beautiful Bore mi ha convertita alla ShikaTema XD E poi, grazie a tutti coloro che la leggeranno. Un communeto è sempre gradito, dato che per me questa fic è un esperimento!
E poi... Mi sembra palese che la storia si svolgerà grazie ai forti contrasti fra la metà ricca, cui appartiene Shikamaru, e la realtà estremamente povera, cui è figlia Temari. Riuscirà l'amore a unirli? Tutto ai prossimi capitoli.
Tenete d'occhio Sasori e Itachi, perchè ovviamente più avanti avranno un ruolo fondamentale nell'assestamento della relazione fra i due piccioncini!
E anche Hinata, perchè nonostante il suo carattere timido, non si sa mai cosa potrebbe estrarre dal cappello!

Una domanda molto importante. Sono indecisa se fare, nella storia, un KibaHina o una NaruHina. Siccome non so decidermi lascio la scelta a voi!!

Grazie per aver letto ^^

Akasuna No Saya



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