Harry Potter |
Wherever you will go di Moony91 | Leggi le 1 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 13/06/2008 | Stampa questo capitolo
Devi essere loggato per recensire. Registrati o fai il login.
Comitato Consiglio Fanfiction |
Fanfiction on demand |
Qui Beta-Readers! |
Concorsi di fanfiction
pubblicità

Prologo
Vivo in una
bolla di
ghiaccio,
lo sento dal
vapore
che esce dalla mia bocca quando respiro,
dalla mia
pelle
fredda,
dalla
perdita di
sensibilità,
non solo nei
polpastrelli…
Tutti gli
organi sono
congelati,
fermi,
incapaci di
reagire.
L’unica
fiammella di
calore che mi tiene in vita
Batte sempre
più
lentamente.
Sento che
anche
questa, prima o poi, si arrenderà al gelo.
Eppure son
sicuro di
non volerlo.
Sono freddo,
sono
congelato,
non solo
fisicamente,
lo sanno
tutti e tutti
sentono l’impatto
con
l’aura fredda che
mi circonda,
con la mia
bolla…
Godo a far
sentire gli
altri peggio di me per pochi attimi,
ma poi essi
ritornano
ad essere scaldati
da forti
travolgenti
fiamme.
Io no.
Io
sopravvivo solo
grazie alla mia flebile fiammella.
Sessanta
battiti al
minuto ora,
quaranta fra
pochi
attimi…
mi fermo e
mi ascolto
morire
…trenta…
La fiamma si
sta
arrendendo
…venticinque…
Anche io mi
sto
arrendendo
…venti…
Il freddo mi
pervade
…quindici…
Ho chiuso
gli occhi,
mi sto
addormentando
per sempre…
Ed Ecco!
Un forte
calore mi
infiamma il viso,
è
improvviso!
La fiammella
si
alimenta,
sto
rinascendo!
Il calore mi
avvolge…
Oh piacevole
sensazione!
Sei arrivato
a
salvarmi con il tuo abbraccio.
Mi infondi
il soffio
vitale sfiorando le mie labbra con le tue.
La mia
fiammella
diventa incendio,
sento il
calore
correre attraverso le vene e crescere…
…Grazie,
amico mio.
La bolla di
ghiaccio
scricchiola
E si
infrange con
fragore tremendo.
Una pioggia
di
cristalli ghiacciati si abbatte su di noi
Ma al
contatto col
nostro calore si sciolgono all’istante.
Tu mi
sostieni
Con la forza
delle tue
braccia,
io sono
incapace,
nuovamente,
di reagire
e posso solo
sussurrarti…
…Grazie,
amore mio.
Capitolo unico
Remus
aveva percorso il piccolo
salotto di casa sua almeno un centinaio di volte.
Era
tesissimo per la visita che
sapeva sarebbe arrivata.
Teneva
le mani incrociate dietro
la schiena, le dita di una tra quelle dell’altra, ogni tanto
le scoglieva per
passarla una tra i capelli castani e portarseli all’indietro,
fermandosi
chiudendo gli occhi e liberandosi dall’ansia soffiando fuori
l’aria come se
questa lo avvelenasse internamente, poi guardava l’orologio
magico appeso alla
parete e, dopo aver teso le orecchie in attesa di qualche rumore che
puntualmente non arrivava, riprendeva la sua corsa.
Si
fermava di tanto in tanto
anche per controllare che tutto fosse al proprio posto, magari drizzava
un
quadro che gli sembrava storto, un libro che gli sembrava sporgesse
troppo
dalla libreria, oppure correva in cucina a controllare di essersi
ricordato di
riempire la credenza con qualcosa di commestibile che non fosse
cioccolata.
E
infatti, quando sentì bussare
alla porta, era proprio chino a rovistare nell’angolo
più remoto e polveroso
dell’armadietto verde sbiadito con i pomelli avana che teneva
in cucina.
Effettivamente
vista da fuori la
scena probabilmente sarebbe stata divertente: era tutto rannicchiato
dentro la
credenza, solo le gambe erano fuori, come ad aspettarlo e come se
lasciassero
alle loro colleghe braccia e mani quel brutto lavoro, non sapeva cosa
cercava
esattamente per cui aveva da subito scartato l’idea degli
incantesimi di
appello, ma il rumore del campanello che suonava lo prese alla
sprovvista e,
colmo d’eccitazione, si alzò di colpo sbattendo
fragorosamente la testa contro l’armadietto,
alzandosi dolorante e con il cuore agitato come se qualcuno lo avesse
stregato
con un tarantallegra, si poggiò sul piano dello stesso
armadietto dove giaceva
un coltello che aveva usato poco prima per tagliare un pezzettino di
cioccolata
da una grossa barretta.
-Ahi…ma
porca…-
Imprecò
gurdando il palmo
insanguinato e il liquido scuro affiorare dal piccolo taglio, fortuna
che non
era profondo.
Decise
che si sarebbe occupato
più tardi della mano e brandendo la bacchetta che teneva
prontamente nella
tasca della giacca verde bottiglia che portava quel giorno,
andò ad aprire la
porta attraversando la casa a grandi e veloci falcate, quasi correndo,
impaziente di accogliere l’ospite.
-S…S-severus?-
Balbettò
sorpreso riponendo
l’arma in tasca.
L’altro
mago lo osservava gelido
come l’aria che sferzò sul viso di Remus, il volto
coperto dai capelli
scomposti e in parte dal nero cappuccio che lo copriva.
Il
mannaro sapeva chi ci sarebbe
stato dietro la porta, ma era ugualmente sorpreso di vederlo; si fece
da parte
per farlo entrare tenendo la mano insaguinata con il palmo e le dita
rivolte
verso l’alto formando una specie di coppetta per non
permettere al sangue di
colargli lungo il braccio.
Severus
entrò senza parlare, si
tolse lo scuro mantello rivelando uno dei suoi soliti completi neri dal
quale
si intravedevano i polsini e il colletto di una camicia candida, e lo
appese
all’attaccapanni posto di fronte l’entrata, accanto
al mantello color cenere
con varie toppe appartenente al padrone di casa, poi sparì
oltre la soglia del
salotto.
Remus
guardò fuori ispirando il
freddo decisamente più calmo di prima ma inquieto per
quell’insolita brezza
ghiacciata di Maggio, prima di chiudersi la porta alle spalle e
raggiungere il
suo ospite.
Severus
si era accomodato sul
divano, le gambe accavallate, un braccio comodamente appoggiato sul
bracciolo e
l’altro abbandonato mollemente al suo fianco. Guardava fisso
davanti a sé fra
le fiamme del camino.
Remus
non entrò nella stanza,
rimase sulla soglia, braccia incrociate al petto
–naturalmente teneva ancora la
mano insangiunata alzata-, una spalla appoggiata allo stipite della
porta e si
teneva in equilibrio su una gamba mentre l’altra era piegata
dietro questa.
Osservava
Severus che aveva il
volto quasi completamente coperto dai capelli corvini che gli
ricadevano in
avanti; la posa era perfettamente composta: schiena dritta quasi
completamente
appoggiata allo schienale ma le braccia abbandonate tradivano la sua
perfezione, erano il segno impercettibile che Severus si stava
rilassando.
Per
la prima volta dopo tanto
tempo le labbra di Remus si incurvarono, gli occhi si erano addolciti e
avevano
abbandonato il freddo che avevano conosciuto negli ultimi giorni, gli
zigomi si
erano alzati lievemente arrossati: stava sorridendo.
-Sai
io…-
-Hai
del…-
Cominciarono
entrambi a parlare
nello stesso momento interrompendosi a vicenda.
Remus
rise dirigendosi anch’egli
verso il divano, Severus non si era scomposto, solo quando il mannaro
prese
posto accanto a lui, si voltò e lo guardò alzando
un sopracciglio.
-Allora
vai tu…-
Disse
Lupin fissandolo ancora
sorridente sperando di incrociare il suo sguardo.
Piton
scavallò le gambe e voltò
leggermente il busto in modo da poter guardare l’altro
comodamente, lo fissò
negli occhi per qualche secondo poi estrasse la bacchetta.
Remus
si inquietò, lo guardò
stupito aggrottando la fronte; il sorriso era improvvisamente svanito.
-Detergeo-
Esclamò
semplicemente Severus
puntando la bacchetta sulla mano sanguinante del mannaro.
Il
sangue colato che cominciava a
incrostarsi sparì immediatamente.
-Reclodeo-
Disse
di nuovo e la ferita si
chiuse del tutto lasciando solo una linea biancastra e la pelle molto
arrossata
al suo posto.
-G…g-grazie…-
Mormorò
Lupin osservando la nuova
cicatrice che avrebbe arricchito la sua personale collezione.
Severus
grugnì appena riponendo
la bacchetta nella tasca della sua giacca nera, poi riprese a guardare
il
fuoco.
Il
silenzio cadde nuovamente fra
i due.
Remus
si guardava la mano pulita
dal pozionista chiedendosi perché lui non l’avesse
fatto prima…
Si
era di nuovo rabbuiato come lo
era stato i giorni precedenti; si sentiva uno stupido a non averci
pensato e
sapeva che anche lui lo considerava uno stupido. Lentamente
tirò fuori la
bacchetta e la puntò al petto di Severus, stavolta fu lui a
guardare accigliato
il mannaro.
-Sai…io
dovrei effettuare….il
riconoscimento…-
Annunciò
Remus insicuro, serio in
volto con un tono vocalico più basso rispetto a prima.
Severus
lo fissò senza cambiare
espressione ma era rimasto deluso da quella richiesta.
-Sono
Severus Tobias Piton, ci
siamo baciati per la prima volta a sedici anni nel bagno dei prefetti,
tu avevi
appena litigato con Sirius e James perché mi avevano mandato
addosso una scopa
volante incantata in modo da poterla controllare da lontano, mi presero
alla
sprovvista e riuscirono a passare il manico fra le mie gambe e
sollevarmi da
terra, caddi da un altezza di tre metri provocandomi solo una piccola
sbucciatura-
Inondò
Remus con quel fiume di
parole. Le pronunciò stancamente, come una litania, portando
indietro la nuca
appoggiandola allo schienale del divano socchiudendo gli occhi. I
capelli gli
caddero indietro scoprendogli il collo.
Il
sorriso ricomparve sul viso di
Remus svegliato da quei dolci ricordi.
Severus,
aprì un occhio dopo
qualche attimo scrutandolo, poi si raddrizzò di nuovo.
-Dubitavi
di me?-
Chiese
assottigliando lo sguardo
mentre sul suo volto si allargava un ghigno.
Remus
lo guardò interdetto,
conosceva quell’espressione ma non pensava…non
credeva…
Un
attimo dopo il pozionista
aveva poggiato le labbra su quelle del mannaro.
Remus
trattenne il fiato
chiudendo gli occhi.
Severus
si accorse di aver
ecceduto con la foga, ma non si ritrasse se non dopo un buon minuto,
esattamente quando la mano dell’altro, non resistendo, si
poggiò aperta sul suo
petto.
-Allora…mi
hai riconosciuto
Mannaro?-
Lo
incalzò il professore con una
punta di ripugnanza nella voce evitando accuratamente di guardarlo.
Si
era nuovamente seduto come lo
era inizialmente, ben eretto con la schiena, composto nei modi.
-Si...-
Mormorò
tristemente Remus
guardandosi nuovamente la mano.
Lo
aveva riconosciuto eccome, non
avrebbe mai potuto dubitare del suo bacio.
Cominciò
a tormentarsi il lembo
della pelle più biancastro.
Era
nuovamente agitato, avrebbe
dovuto dirglielo prima che lo scoprisse da solo, ma davvero sentiva la
saliva
seccarglisi in bocca e gli sembrava quasi di essersi scordato
improvvisamente
come si parlava.
-Severus?-
Era
finalmente riuscito a
chiamarlo dopo svariati tentativi.
Quello
si girò attendendo che il
mannaro parlasse.
-Io…ecco…-
Remus
balbettò, non lo guardava e
sentiva il sudore imperlargli la fronte. Si portò una mano
dietro il collo
lisciandoselo in evidente stato di ansia poi si alzò di
colpo e gli diede le
spalle con urgenza.
-…io…sono
stato con Ninfadora….-
Concluse
infine incerto.
Severus
non si scompose.
-Lo
so-
Disse
semplicemente atono.
Il
fuoco davanti a lui danzava.
Era stupendo rimanere fissi a guardarlo e dimenticarsi di tutto. Persi
in quel
ballo pericoloso e sensuale, vedervi forme,
persone…lasciarsi trasportare dalle
visioni….
All’affermazione
di Severus,
Remus sgranò gli occhi.
Erano
ormai passati circa quattro
mesi da quando era successo e glielo aveva nascosto per tutto questo
tempo, si
chiedeva da quanto ne era a conoscenza.
Si
girò lentamente verso l’oscuro
professore.
-Da
quanto lo sai?-
Chiese
dopo una pausa davvero
troppo lunga.
La
voce incrinata per la
tensione, gli occhi ancora sgranati per la sorpresa.
Sentiva
improvvisamente caldo.
-Ha
importanza Lupin?-
Rispose
Severus.
Era
arrabbiato?
Forse…
Neanche
lui riusciva a capirlo.
Ormai
era un anno che sapeva
dell’amore che Tonks provava nei confronti di Remus e il
patronus della ragazza
lo aveva confermato.
Gli
era bastato usare la
lagilimanzia ad una riunione particolarmente noiosa
dell’Ordine per scorprire
tutto il resto, e quello che c’era stato fra i due.
-Non
lo so Severus, non lo so…-
Fece
Remus scrollando le braccia
in segno di arresa.
Era
confuso da ormai troppo tempo
e non ne poteva più; aveva bisogno di risposte, non di altre
domande!
Tra
i due il silenzio cadde
nuovamente regnando sovrano in quel piccolo appartamento riempendo la
stanza
come nebbia invisibile.
La
testa di Remus era ingombra di
pensieri; erano talmente tanti che non riusciva a gestirli, separarali,
distinguerli, comprenderli.
Sentiva
che se fosse rimasto
ancora con lui in quella stanza in silenzio senza guardarlo, ma
sentendo il suo
profumo, la sua presenza a pochi metri da lui senza poterlo toccare,
senza
poter nuovamente assaporare le sue labbra, sarebbe impazzito.
Il
fischio del bollitore spezzò
prepotentemente il silenzio.
Remus
sobbalzò, si era
completamente dimenticato del tè!
Severus
si voltò prima in
direzione del rumore poi verso Remus inarcando un sopracciglio.
-Hai
preparato il tè alle sette?-
Osservò.
Remus
si sentì avvampare
sorridendo imbarazzato, boccheggiò a mezz’aria per
qualche secondo poi sparì
oltre la porta della cucina.
Le
parole gli si erano di nuovo
fermate in gola.
Severus,
rimasto solo, si alzò
dal divano e cominciò a guardarsi intorno.
Era
a disagio, secondo lui
visibilmente a disagio, ma da fuori non traspariva una
benchè minima traccia di
sentimenti.
Osservò
le fotografie presenti
nella stanza, alcune erano appese al muro e altre incorniciate e poste
sulle
mensole accanto ai libri.
In
quasi tutte era presente
Remus, o almeno per lui avevano importanza solo quelle, molte erano dei
tempi
della scuola, ne osservò una in particolare dove un giovane
Lupin
diciassettenne con il volto sfigurato da tre cicatrici che gli
passavano
rispettivamente una sul naso, una su un occhio, e una sulla bocca,
salutava
sorridendo impacciato mostrando il diploma dei M.A.G.O.
Severus
non riuscì a trattenere
un sorriso mentre con una mano accarezzava il volto del ragazzo sulla
foto come
a volergli spostare i capelli di davanti.
-Ehm…-
Remus
era rientrato nella sala
con un vassoio, sopra di esso due tazze fumanti, una piccola brocca di
porcellana bianca e la zuccheriera coordinata.
Severus
si voltò verso di lui
immediatamente e lo vide: il quadro, quel quadro…
Era
esattamente dietro le spalle
del mannaro, alla destra della porta che dava sulla cucina.
Era
coronato con una cornice
molto più elegante delle altre a tal punto da risultare
forse stonata, era
sottile e laccata di nero con un bordo di due sottilissime righine
verde/argento,
questa contornava il disegno dai toni spenti e in bianco e nero di un
grifone e
un grosso serpente che giacevano uno accanto all’altro, la
coda di uno era
legata alla zampa dell’altro da un sottilissimo, quasi
invisibile filo e il
particolare fantasioso era la parvenza di sorriso che appariva sui loro
musi,
con gli occhi chiusi; poteva sembrare che fossero morti colpiti da
chissà quale
incantesimo.
Severus
sapeva che esattamente
sotto la cornice doveva esserci la sua firma. Aveva lo stesso disegno a
casa,
identico a quello di Remus eccetto due particolari: la firma, che era
del
mannaro, e i soggetti: al posto dei due animali vi erano due ragazzi,
uno con i
capelli lunghi, neri e lisci, l’altro con i capelli chiari e
mossi, erano
entrambi nudi e visibili fino al ventre, i loro polsi erano legati da
un quasi
impercettibile filo invisibile e entrambi sembrava dormissero
sorridendo.
Severus
si stupì di non averlo
notato prima e sorrise tra sé visibilmente risollevato, era
come se tutta la
storia di Tonks gli fosse scivolata via di dosso alla vista di quel
segno di
fedeltà.
Remus
gli porse la sua tazza di
tè.
-Mezza
zolletta e cinque gocce di
limone-
Dissero
entrambi, il pozionista
come richiesta e il mannaro come conferma, un leggero cambio di
tonalità
vocalica.
-Incredibile
te lo ricordi…-
Osservò
ironico Severus prima di
bere un sorso.
Remus
non colse l’ironia e
sorrise imbarazzato.
-…come
non detto…-
Proseguì
il professore di pozioni
dopo aver assaggiato la bevanda.
-…non
sai eseguire neanche una
semplice ricetta come quella di un tè, eri e rimarrai sempre
inutile ai
fornelli…-
Remus
rise.
-…io
direi al calderone e non ai
fornelli, devi ammettere che le mie torte sono squisite-
-Se
solo ti piacesse
qualcos’altro a parte il cioccolato magari ti verrebbe meglio
anche tutto il
resto…-
-Bè
insegnamelo tu, no? Non vedo
perché sei sempre stato restio e darmi
ripetizioni…-
Severus
rimase in silenzio, non
gli piaceva essere messo in difficoltà, prese tutto il tempo
che necessitava
per elaborare la sua risposta.
-…io
non ho mai dato e mai darò
ripetizioni…è la mia regola lo sai
bene…se hai le potenzialità devi farle
fruttare da solo, altrimenti significa che non le possiedi…-
Detto
ciò posò la tazza sul
tavolino davanti a sé e si alzò dal divano
diretto verso il piccolo atrio,
Remus lo seguì confuso.
-Che
vuoi fare?-
Gli
chiese.
-Me
ne devo andare…-
-Di
già?-
-Evidentemente…-
-Ma
sei…io credevo…insomma…-
Balbettò
il mannaro.
-Sei
stato come sempre molto
chiaro Remus…-
Rispose
Severus fissandolo con un
sopracciglio alzato e un lieve sorriso abbozzato sul volto, poi
sparì con un
pop.
Remus
era rimasto a dir poco
accigliato e confuso dal comportamento di Severus.
Voleva
parlaregli seriamente,
affrontare insieme il problema con Tonks e invece Severus se ne era
andato
mostrando come sempre poco tatto.
Il
mannaro, deluso, arrabbiato e
stanco tornò a sedersi sul divano e riprese a bere il suo
tè pensando alle
ultime insensate parole del professore:
“…io
non ho mai dato e mai darò
ripetizioni…è la mia regola lo sai
bene…se hai le potenzialità devi farle
fruttare da solo, altrimenti significa che non le
possiedi…”
Le
ripeteva fra sé, sicuro che
fossero troppo semplici per Severus, soprattutto dopo che ci aveva
ponderato
sopra tutto quel tempo…dovevano sicuramente significare
qualcosa…
Ricordò
il volto dell’uomo nel
momento in cui le aveva pronunciate, non era come sempre
imperscrutabile ma
sembrava rabbuiato, stato che assumeva in fase di riflessione.
Improvvisamente
tutto gli fù più
chiaro, voleva dirgli che il problema con Tonks non lo riguardava e non
avrebbe
aiutato Remus, il quale, invece, doveva ragionare da solo ed effettuare
la sua
scelta.
La
solitudine invase il mannaro
dopo quel pensiero e ancora più abbattuto si diresse in
camera per farsi una
doccia che lo rilassasse.
Severus
era appena arrivato nel
suo ufficio e si sentiva molto inquieto, gli doleva ammettere a
sé stesso che
sentiva già la mancanza di Remus, che era dovuto scappare
dalla sua casa per
evitare di perdere la pazienza, di baciarlo di nuovo.
Si
tolse il mantello slacciando nervosamente
il nodo che glielo legava al collo e
lo
lanciò con rabbia sulla sedia di fronte la sua scrivania,
poi si slacciò la
giacca impaziente, si sentiva soffoccare dentro quei vestiti.
Rimase
in camicia e si abbandonò
sulla poltrona davanti il caminetto prendendo a fissare nuovamente la
danza del
fuoco.
Nella
sua mente albergavano
milioni di sentimenti opposti, la mancanza dell’uomo, ma
anche il fastidio per
il tradimento…e poi perché lo chiamava tradimento?
Non
era una relazione fissa la
loro, non più almeno…già il fatto
stesso che Remus non aveva avuto problemi ad
andare a letto con la metamorphomagus era un indizio che la loro storia
era
finita così come era cominciata: per sbaglio.
Eppure
Severus non riusciva a non
chiedersi se tutto quello fosse successo solo perché lui non
aveva dimostrato
abbastanza quanto fosse importante per lui quella storia.
Lo
stato di confusione in cui era
entrato lo metteva a disagio.
Doveva
assolutamente mettere ordine
nella sua vita e, contrariamente al suo credo, doveva farlo insieme al
mannaro.
Si
alzò, prese una manciata di
polvere volante ed entrò fra le fiamme del camino
pronunciando chiaramente
l’indirizzo della casa di Remus.
Con
uno sprizzo di fiamme
verdeggianti comparve nel camino del salotto dove poco prima aveva
bevuto il
tè, a casa vi era assoluto silenzio eccetto il rumore
dell’acqua della doccia
che scorreva.
Severus
si diresse nella camera
di Remus per aspettarlo.
Dopo
qualche minuto prese a
guardarsi intorno e a ricordarsi di tutte le volte che era entrato in
quella
camera, favolosi ricordi si affacciarono nella sua mente e ridendo fra
sé si
rese conto di non aver mai avuto attenzione per la camera nel suo
insieme
quanto solo per il letto.
Notò
una scrivania spoglia in un
angolo della camera,vi erano solo un libro con la copertina in cuoio,
la
bocchetta dell’inchiostro e una penna nera lucente con un
cerchio candido
sull’estremità.
Sulla
parete di fronte la
scrivania era appeso un calendario dove i giorni di plenilunio erano
ben
contrassegnati.
Severus
aprì il libro con la
copertina di cuoio e notò la scrittura di Remus, era un
diario, stando alle
date un vecchio diario, lo sfogliò velocemente soffermandosi
su alcuni tratti
che lo incuriosivano; parlava di lui, di lui e Remus, di loro due, e
poi del
mannaro e basta, parlava della sue paure, della sua confusione, delle
sue
scelte.
Il
pozionista capì che per un
periodo aveva smesso di scrivere per poi riprendere da qualche giorno,
ma lo
stacco si notava solo per le date, era incredibile che da circa 20 anni
aveva
le stesse paure.
Chiuse
il diario stanco e
spazientito, quanto diamine ci metteva a farsi una doccia?
Decise
di entrare nel bagno.
Senza
fare rumore aprì la porta
ed entrò, poi la richiuse alle sue spalle e si mise a
fissare il mannaro
attraverso i vetri opachi della doccia.
Intravedeva
Remus immobile sotto
il getto d’acqua. La testa appoggiata al muro e accanto le
mani, lasciava che
lo scroscio d’acqua lavasse via la sua mente dai troppi
pensieri.
Essere
lasciato solo in quel
momento gli faceva sentire ancora di più la mancanza di
Sirius, non capiva
perché Severus non lo aiutava mai in queste scelte.
Cominciava
a credere che Tonks
fosse la giusta compagna di viaggio...
Sul
volto di Severus si dipinse
un lieve ghigno.
Il
bagno era intrinseco
dell’odore del mannaro e lui non resistette, aprì
lentamente e silenziosamente
i vetri scorrevoli della doccia ed entrò vestito
abbracciando da dietro l’uomo,
il suo uomo.
Remus
sobbalzò.
-Quanto
sei lento a lavarti…-
Osservò
pungente il pozionista.
-Da
quanto mi aspetti?-
Chiese
Remus sorpreso e sconvolto
dal ritorno dell’uomo, girandosi per guardarlo negli occhi.
-Da
troppo tempo…-
Rispose
Severus serio in volto.
Era
vero, lo aspettava da troppo
tempo…
Remus
capì dalla serietà
dell’uomo che non si riferiva al tempo di attesa di una
doccia.
Severus
uscì dalla doccia, lo
metteva sempre in soggezione fare certe confessioni, ma con lui
uscivano quasi
naturali.
Remus
si asciugò con un
asciugamano lo legò in vita e uscì dal bagno in
evidente stato di ansia, voleva
Severus.
Rinnegò
i pensieri fatti poco
prima.
Il
professore sentiva di non
poter più resistere e lo seguì, con un nuovo
ghigno in volto, non cattivo ma
furbesco.
Si
sbottonò con estrema calma la
bianca camicia bagnata mentre guardava Remus di fronte a lui,
l’asciugamano
attorno alla vita, i capelli bagnati appiccicati sul volto dove
troneggiava
ancora un’espressione mista tra sorpresa ed eccitazione,
respirava a fatica e
sentiva il dorso delle mani sudargli per colpa del calore che il suo
corpo
emanava.
Avrebbe
voluto saltargli addosso,
denudarlo di tutto, anche dei suoi pensieri più profondi,
vederlo come
veramente era, il suo Severus, non quello che mostrava agli
altri…avrebbe
voluto ma non riusciva a movere un muscolo intorpidito dagli sguardi
che gli
lanciava il pozionista.
Quello
appese la camicia
allo schienale della sedia
di fronte la scrivania della camera di Remus.
-S-severus…-
Mormorò
il mannaro balbettando
incapace di fare qualsiasi altra cosa se non osservarlo mentre si
avvicinava a
lui.
-Sarà
il caso che ti asciughi i
capelli…non voglio che ti ammali, Remus…-
Disse
Severus bloccando il
proprio sguardo sul suo e tirando fuori la bacchetta dalla tasca
posteriore dei
pantaloni, la puntò contro la tempia dell’altro e
pochi secondi dopo l’uomo
aveva i capelli asciutti.
Si
portò una mano sulla testa,
come incredulo.
Perché?
Perché Severus lo metteva
sempre in soggezione? Perché si sentiva come se avesse
ancora sedici anni?
Perché sembrava che il suo cuore volesse tranciargli il
petto?
Severus
curvò le labbra e tutto
il viso le seguì dedicando all’attenzione di Remus
la sua espressione sadica,
lanciò la bacchetta per terra, era sicuro che non gli
sarebbe servita.
Il
mannaro si sporse in avanti
quel poco che bastò per far incontrare le loro labbra e si
abbandonò
completamente a quel bacio e a quell’uomo che da troppo tempo
bramava, le mani
del pozionista scattarono una sul volto e una fra i capelli sulla nuca
dell’altro, sentiva la voglia crescere dentro di
sé.
Le
mani di Remus, dopo pochi
secondi schizzarono sul corpo di Severus, sul suo petto, una
lasciò l’altra per
dirigersi frenetica verso i fianchi e, dopo pochi secondi abbandonare
anche
questi per l’inguine, riuscì a slacciare il primo
bottone dei pantaloni neri
del professore, poi lentamente lasciò che la sua mano
esplorasse nuovamente
quel sentiero che da tanto tempo non percorreva più.
Non
oltrepassò però il sottile
strato del tessuto elastico dei boxer accarezzando il maschio del
professore di
pozioni che sentì irrigidirsi sotto il suo tocco gentile e
provocante.
Severus
aveva preso a baciarlo
con foga, quasi con violenza, gli mordeva le labbra sorridendogli, lo
vedeva
così concentrato che gli sembrava in un certo senso
innaturale.
Sentì
la mano del mannaro
insinuarsi nei suoi pantaloni, sapeva che non avrebbe resisitito a
lungo se
continuava a provocarlo senza agire, era proprio di Remus stuzzicarlo
in quel
modo, farlo aspettare…
Ma
erano troppi anni che
aspettava e lui non era mai stato un tipo paziente.
Scese
con la lingua a baciargli
il collo lasciando ogni tanto qualche lieve morsetto.
Il
mannaro cominciò a gemere.
Severus
raggiunse con le labbra
l’orecchio sinistro del partner
-Non
fermarti …-
Gli
ansimò nell’orecchio.
Remus
sgranò gli occhi, era come se
fosse la prima volta…
Lentamente,
con mani tremanti,
spostò con le sue dita fredde l’elastico dei boxer
del professore e accarezo il
suo membro ormai eretto.
Severus
fece scendere una mano e
incoraggiò quella dell’altro a continuare.
Il
mannaro prese il membro del
professore in mano e cominciò, sempre con infinita calma, la
sua danza ritmica.
Sentiva
la sua eccitazione
crescere e confluire nel fuoco che sentiva ardere fra le gambe, i
gemiti di
Severus lo elettrizzavano ancora di più.
Il
ritmo della danza aumentò e
con lui gli ansi di entrambi.
Improvvisamente
Remus si bloccò,
aveva sentito le mani sicure e calde dell’altro accarezzarlo
da sopra
l’asciugamano ancora legato alla vita, chiuse gli occhi
sentendo l’eccitazione
crescere maggiormente, poi il tocco caldo si spostò,
risalì i fianchi, il busto
e il petto, arrivò alle spalle e lì si
fermò.
Bastò
quel piccolo gesto, in
fondo Severus non era mai stato violento…
Remus
gli sorrise voglioso prima
di abbassarsi, si mise in ginocchio davanti alle sue gambe.
L’eccitazione
del professore
compariva ritto fuori dai pantaloni, il mannaro ne leccò
l’estremità sadico,
poi due forti ma gentili mani si abbassarono sul suo capo guidandolo
nei
movimenti.
Ricordi
ormai sbiaditi
riaffiorarono nella testa pervarsa di piacere di entrambi, riuscivano
solo a
ricordare perché i loro due numi andavano K.O. quando si
univano nel formare un
unico essere.
Dopo
qualche minuto i loro
movimenti avevano superato e doppiato la sintonia dei loro cuori.
Remus
si rialzò in piedi poco
prima che Severus raggiungesse l’estremo piacere, lo
guardò per qualche secondo
negli occhi poi lo spinse sul letto, afferrò la sua
bacchetta abbandonata sulle
coperte e fece sparire i pantaloni del pozionista.
-Impicciavano…-
Si
giustificò con uno sguardo malizioso.
Severus
accolse la sfida e
riprese a baciarlo, le sue mani scivolarono sul corpo
dell’altro fino a
raggiungere l’asciugamano e a slacciarlo dalla vita del
mannaro.
Remus
prese a baciare il collo di
Severus acarezzandogli la schiena e facendogliela curvare lievemente.
-…prendimi…-
Gli
sussurrò in un orecchio
Severus impaziente.
Remus
lo guardò serio negli
occhi, quei tunnel neri che solo lui aveva visto brillare, poi
lentamente si
appostò alle sue spalle e cominciarono a fondersi insieme
come un unico essere.
Raggiunsero
il paradiso in pochi
attimi e poi tornarono indietro bruscamente, felici per la visione.
Si
coprirono con le coperte blu
notte del mannaro e rimasero abbracciati a baciarsi per il resto della
notte.
-Severus?-
Chiese
Remus quando i primi raggi
del sole si facevano strada attraverso le persiane.
-mm?-
Mugugnò
di risposta il pozionista
con la testa appoggiata sul petto del mannaro.
-Perchè
te ne sei andato così di
corsa prima?-
-Perché
temevo che tutto questo
potesse riaccadere-
Rispose
quello semplicemente.
-Temevi?-
Notò
Remus.
Severus
rimase in silenzio.
Si
sciolse dall’abbraccio con un
ultimo bacio, poi prese a rivestirsi.
Remus
lo osservò scioccato.
Perché
se ne andava di nuovo?
Perché così in fretta?
Non
riusciva a muovere un dito per
fermarlo.
Severus
vestito di tutto punto
uscì dalla stanza, il mannaro lo seguì
inciampando nelle coperte aggrovigliate.
-Mi
mancherai mannaro
pasticcione…-
Gli
disse sorridendo.
Remus
lo guardò accigliato, non
era un buon segno quel sorriso malinconico.
-Dove
stai andando?-
Gli
chiese afferrandolo per un
braccio impedendogli di andarsene.
-Non
ti riguarda…-
-Non
lasciarmi di nuovo-
-Credimi,
non vorrei farlo…-
-E
allora perché lo stai
facendo?-
Urlò
Remus con le lacrime agli
occhi.
-Addio
Lupin…-
Rispose
semplicemente Severus
dopo una pausa troppo lunga perfettamente rientrato nel suo personaggio.
-E
se io non volessi dirti addio,
Severus, eh? Perché a quello che voglio io non ci pensi mai,
eh? Dove sarai
quando io avrò bisogno di te? A rischiare la vita per conto
di…-
-Io
andrò dove andrai tu e non ti
lascierò mai…io non ti ho mai lasciato Remus, sei
tu che devi lasciare me e te
ne accorgerai presto…-
Si
lisciò la giacca e fissò il
suo sguardo nuovamente in quello del mannaro.
-Sei
l’unico a cui abbia dato un
minimo di ripetizioni…-
Disse
sorridendogli di nuovo
prima di sparire con un lieve pop.
Torna su
Devi essere loggato per recensire. Registrati o fai il login.
Torna indietro / Vai alla categoria: Harry Potter / Vai alla pagina dell'autore: Moony91
|