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Supernatural |
~ Destiny or Will? ~ di Scarlett89 | Leggi le 2 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 07/07/2008 | Stampa questo capitolo | Stampa tutta la storia
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CAPITOLO 1 – Un incontro inaspettato

Titolo: Un incontro inaspettato

Personaggi coinvolti: Dean Winchester (Jensen Ackles), Sam Winchester (Jared Padalecki)

Breve riassunto: Dean e Sam Winchester alla ricerca di un tale Derek, un indovino che forse potrà far luce sulle sorti di Sam

Genere: introspettivo, suspance

Rating: Giallo

Spolier: la Fan Fiction è ambientata duarente la Seconda Stagione, per cui probabili spolier per chi non l’avesse ancora vista

Disclaimer: tutti i personaggi del telefilm “Supernatural” appartengono ai produttori e autori della serie, tra cui Kripke; gli altri personaggi che figurano sono, invece, di mia invenzione

Note: questa è la mia prima Fan Fiction in assoluto e ho scoperto che adoro scrivere proprio con questo primo capitolo. Perdonate errori di sintassi e cose del genere, purtroppo c’è ancora parecchio da perfezionare. Sono ben accetti commenti! Grazie e buona lettura!

 

CAPITOLO 1 - Un incontro inaspettato

Il ragazzo si svegliò di colpo. Aveva avuto un incubo. Si alzò dal letto mettendosi a sedere e come voltò lo sguardo, accanto a lui c’era una ragazza mora che dormiva seminuda. Tutto gli tornò alla vivida memoria: la sera scorsa aveva alzato il gomito con il wisky e aveva conosciuto l’ennesima ragazza con la quale passarci la notte e abbandonarla la mattina dopo.

Come ogni volta, afferrò i boxer e si vestì velocemente. Prese le chiavi della sua macchina e, dopo aver lanciato un ultimo sguardo alla donna ancora addormentata sul letto, aprì la porta ed uscì dalla stanza.

Sarebbe dovuto tornare da suo fratello, ma indugiò in un bar a bere il suo caffè e poi si rimise in macchina per raggiungerlo. Fuori non c’era neanche un raggio di sole, il cielo era tristemente plumbeo e sembrava riflettere perfettamente il suo stato d’animo.

*Perché?* si chiese *Perché sono così cretino?*

Battè una mano forte sul volante mentre guidava. Avrebbe desiderato poter tornare indietro, giusto di qualche giorno prima. Forse, avrebbe trovato il coraggio di fare qualcosa. Parcheggiò la macchina davanti un edificio color arancio sbiadito e si avviò verso l’ingresso.

Entrò in quella pallidissima stanza di motel e richiuse la porta dietro le sue spalle.

-Sam?- esclamò dopo essersi guardato in giro. La stanza era vuota e non c’era traccia di suo fratello. Si distese sul letto non sfatto e si rese conto che Sam era in bagno.

Qualche istante dopo, Sam uscì avvolto in un accappatoio e asciugandosi i capelli con un asciugamano.

-Già di ritorno?- chiese prendendo i vestiti. Dean non rispose. Non aveva voglia di sentire l’ennesima ramanzina di suo fratello.

-Trovato niente?- domandò lui mettendosi a sedere.

-No. Sono stato a dormire io, Dean.- rispose Sam seccato, ma divertito.

-Molto divertente.- ribattè Dean con lo stesso tono. –Allora, oggi si riparte. Dobbiamo trovare Derek.-

Sam annuì e finì di vestirsi. Un quarto d’ora dopo, i due erano nella macchina del fratello maggiore e Sam cercava di orientarsi con una mappa cartacea.

-Al diavolo!- esclamò gettandola al sedile posteriore. –E’ inutile, Dean. Non vuole farsi trovare e non capisco perché noi dobbiamo perderci del tempo.-

Dean continuava a guidare senza proferire parola, sembrava ancora immerso in ciò che era successo qualche giorno prima. Sam lo fissò dubbioso e capì che forse non era il momento adatto per controbattere, guardò dal finestrino rimanendo muto come il fratello, mentre dal cielo cominciavano a scendere leggere gocce di pioggia.

-Non sappiamo cosa può dirci, Dean. E non sappiamo chi è in realtà.- insistette Sam.

-Sam, smettila. E’ l’unico che può aiutarci. L’unico che potrebbe sapere qualcosa di più.- rispose Dean continuando a guidare e attivando il tergicristalli.

-Andiamo, Dean. Quando mai ti sei fidato degli indovini?-

-Da quando abbiamo bisogno di sapere le notizie sul tuo destino.- rispose seccato Dean.

Il suo tono aveva ferito Sam; era come se ce l’avesse con lui. Il ragazzo si voltò dall’altra parte e accese il suo telefonino nella speranza di trovare una distrazione. Una sua amica dell’università le aveva inviato una mail: gli chiedeva che fine avesse fatto.

*Me lo chiedo anche io..* pensò tra sé Sam.

Dean intanto non badò alla sua precedente alzata di voce e continuò a guidare immerso nei suoi pensieri. Ogni minuto che passava, la pioggia era più intensa e arrivò il momento che i tergicristalli dell’Impala non erano più sufficienti a pulire i vetri. Il maggiore dei fratelli accostò la macchina accanto un bar e i due uscirono per recarsi dentro.

La ragazza del bancone vide entrare due ragazzi, uno più alto dell’altro, completamente zuppi. Guardò fuori e pioveva davvero  a dirotto.

-Salve ragazzi! Vi porto qualcosa?- chiese avvicinandosi dopo che i due si erano accomodati ad un tavolino.

Sam sorrise alla donna e ordinò due panini e due bibite, Dean, invece, continuava a fissare fuori dalla finestra la pioggia che batteva sul terreno, quasi in trance. Era come se tra quelle gocce di pioggia riuscisse a scorgere il suo viso.

Sam si schiarì la voce, nella speranza che Dean si voltasse, ma non successe nulla.

-Dean..- disse con un tono basso..-Tutto bene?-

Lui si voltò e l’osservò con sguardo perso. Solo qualche istante dopo si rese conto che stava rivelando troppo il suo stato d’animo, così prese a giocherellare con il portatovaglioli.

-Sicuro!- rispose cercando di essere convincente.

Per sua sfortuna Sam aveva il dono particolare di riuscire a capire ogni singolo gesto di suo fratello e ogni singola espressione.

-No che non è vero, Dean.- cominciò –Possiamo tornare indietro, Dean. Io lo so che vorresti farlo.-

-Smettila Sam.- rispose nervoso Dean –Non so nemmeno a cosa ti riferisci.-

-Ah, davvero?- controbbattè impuntato Sam. Cercò di moderare il tono e aggiunse:-Puoi sfogarti con me, Dean. Sono tuo fratello e mi fai sentire in colpa per questo tuo comportamento. Ce ne siamo andati solo perché l’hai detto tu. Io non voglio cercare nessun Derek. Non me ne importa un fico secco!-

-Che cosa?- chiese sbalordito Dean. Lo guardava con occhi ben aperti, questa volta. –Ma ti rendi conto di quello che stai dicendo? A te non interessa un fico secco di sapere cosa sarà la tua vita?-

Sam respirò lentamente e poggiò gli avambracci sul tavolo.

-Dean, io credo nel destino. E se papà ti ha detto così, forse succederà davvero. Non ho possibilità di redimermi.-

Dean scosse la testa, non credeva alle sue orecchie.

-Vorresti dire che diventerai una sua marionetta? Sam, ascoltati, per la miseria!- implorò sbuffando.

Sam rimase in silenzio, non sapeva che fare. La cameriera li servì senza proferire parola perché aveva ascoltato qualche frase e non voleva alimentare una rissa.

-Grazie.- disse alla donna Dean.

Era strano quello che succedeva. Forse, era la prima volta che Dean non guardasse con occhi maliziosi la ragazza; lo faceva sempre, ma qualcosa era cambiato. La mattina stessa non avrebbe voluto svegliarsi con quella donna accanto. Lui voleva ritrovarsi accanto un'altra ragazza. Quella che aveva ben stampato nella mente e purtroppo, anche nel cuore.

Addentò il panino, come fece qualche istante dopo Sam. Il silenzio era calato tra i due: Dean si sentiva ferito da suo fratello e da tutto quello che era successo prima, continuava a dirsi che era stato una sciocco e che probabilmente Sam aveva ragione; al lato opposto del tavolo Sam masticava lentamente ripensando alle parole di Dean e, ingoiato a forza il primo boccone del panino, alzò lo sguardo per incrociare quello di suo fratello.

-Mi dispiace.- disse per volgere ancora via i suoi occhi –Volevo solo darti una mano.-

Dean lo ascoltò e annuì.

-Sto bene, Sam.  Troveremo questo Derek. Poi, finirà tutto.- proferì quasi per sentenziare.

Sam voleva controbattere, ma preferì finire il suo panino. Dopo che ebbero pagato, tornarono in macchina e ripresero il viaggio.

La pioggia ancora batteva forte, ma il peggio sembrava essere passato.

Erano quasi arrivati alla cittadina che stavano cercando. Un cartello alla loro destra diceva “Odessa – 100 km”.

-Finalmente!- si lasciò scappare Dean quando riuscì a leggerlo.

La cittadina era piuttosto piccola e stranamente immersa in un verde ben curato. Sam si meravigliò di come la siccità non l’avesse toccata quanto le altre zone del Texas.

Aveva smesso di piovere e i due fratelli si diressero all’indirizzo che avevano trovato come ultima traccia di questo Derek. Era una casa quasi abbandonata che stonava vistosamente con le altre. Dean parcheggiò l’auto e insieme a suo fratello, si avviarono verso l’ingresso. Bussarono alla porta di vetro per più volte, ma nulla.

Dopo qualche istante, si sentì un rompersi di vetri dal lato opposto della casa. Sam e Dean corsero subito a vedere e caricarono le pistole. Un uomo, davanti a loro, aveva rotto la finestra e proseguiva verso la strada opposta correndo.

-EHI!- urlò Dean –Fermo o sparo!-

Sam osservava la scena e alle parole di Dean sobbalzò. Sapeva di cosa era capace Dean e in quel mentre, sperava che l’uomo si fermasse.

In effetti, le speranze del ragazzo si avverarono e l’uomo rallentò il passo per poi fermarsi definitivamente.

-Così mi avete trovato.- disse con un tono di sconforto.

Si voltò e i due ragazzi notarono che aveva un aspetto familiare. Aveva una barba folta e grigia, due occhi che somigliavano tremendamente a quelli della loro madre, una sciarpa scozzese avvolta al collo e una tracolla appesa, apparentemente vuota.

Dean deglutì e abbassò la pistola.

-Nonno?- disse stupito con un filo di voce.

 


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