Semi d’amore
Finalmente la notte
posso dormire serena, finalmente il mio animo riposa tranquillo. Nonostante
senta ogni tanto il mio cuore piangere lacrime calde per la famiglia, gli amici,
la gente che mi sono lasciata dietro, sapevo più che bene che la vita è fatta di
scelte.
Io ho fatto la mia,
ho deciso di rimanere con te, e di amarti incondizionatamente. Sono qui con te
perché è ciò che voglio, ed anche se la mia vita mi avesse imposto di prendere
l’altra decisione, ti amerei ugualmente, allo stesso modo, con la stessa
intensità.
La mia vita non è
fatta di rimpianti. Dentro di me vi è solo quella malinconia che mi ha sempre
accompagnata. Sono andata via dalle persone che mi stavano vicine fin da quando
sono nata, e forse è stato un gesto terribilmente egoista, ma adesso è ingiusto
pensarci, ed è altrettanto ingiusto farti vedere il mio sguardo, perché al
momento so che vi leggeresti la nostalgia di casa, perché quel luogo rimarrà
sempre casa mia.
Qui con te ancora
devo costruire casa mia, casa nostra, e chissà quanto tempo ci vorrà…
Ma intanto è
ingiusto nei tuoi confronti pensarci, e quindi mi diletto in queste brevi
riflessioni mentre tu ancora dormi. Siamo sul tuo letto, tu addormentato ancora
placidamente a pancia in su. E' da una buona mezz’ora che ti guardo e penso.
Sono distesa sul letto accanto a te, pancia sotto ma con le mani che mi tengono
il viso sorridente. Le coperte mi arrivano fino a metà schiena, a te invece
lasciano scoperto il petto muscoloso. Hai un braccio sollevato sul cuscino,
l’altro lungo il fianco, appena appoggiato sul ventre. Sono nuda, e lo sei pure
tu. O almeno, io ho indossato di nuovo le mutandine, ma non so se tu hai fatto
la stessa cosa.
E non è la prima
volta che ci siamo addormentati dopo aver fatto l’amore. Ormai sono trascorsi
diversi mesi, molti mesi, da quando io sono ritornata da te. Oggi è il mio 21
compleanno.
Sono riuscita
finalmente a scoprire il tuo, durante questo periodo, e l’unica cosa che hai
voluto da me è stata la mia presenza a casa, anche se almeno sono riuscita a
cucinarti cibi deliziosi e a farti pure una torta, senza numero però. A quanto
pare la tua età ti mette un po’ a disagio con la mia. Che cosa
sciocca.
Ridacchio al
pensiero, e forse ti svegli un po’ al suono della mia voce. Mi sporgo verso di
te e comincio a tempestare di baci il braccio che hai sul cuscino. Scivolo dal
gomito fino alla spalla, poi mi sollevò meglio e continuo, baciandoti il petto,
risalendo sul collo, sulla mascella su cui sento un sottile strato di barba. Tu
sorridi, sei già sveglio, ma io continuo. Il tuo viso diventa continua meta
delle mie labbra, ma non arrivo mai alla tua bocca, e so che questo ti irrita in
maniera molto divertente.
Le tue mani si
spostano sulla mia schiena e mi accarezzi la pelle nuda. Nel modo di spostarmi,
il mio seno preme contro il tuo petto. Tu rilasci andare un verso di
apprezzamento, ed infine apri gli occhi. Il tuo sguardo azzurro mi da sempre i
brividi.
Sorrido.
-Buongiorno.-
:-Lo è davvero
quando mi svegli così.- commenti tu, sussurrando.
Ti avvicini e
cominci a fare la stessa cosa a me, assaggiando la pelle del mio volto con
estrema minuzia. Ma non dura molto, tu non sopporti di doverti contenere, anche
se certe volte in questi mesi mi hai portato all’esasperazione, come quella
volta in cui mi hai bendato, ed hai cominciato a stuzzicare il mio corpo con gli
oggetti più impensabili. Certo, non siamo finiti alla cera delle candele, ma io
di sicuro bruciavo, e se tu non fossi stato nel mio stesso stato avresti
continuato a stuzzicarmi per chissà quante altre ore.
Mi baci, un bacio
letteralmente narcotizzante. La mia lingua si sporge appena e ti accarezza il
labbro. Ti sto chiedendo il permesso, ma sei tu alla fine quello che invade la
mia bocca. Sorrido appena, tu non mi lasci nemmeno il tempo di riprendere fiato.
Le tue mani si spostano sui miei fianchi, e con le dita tocchi il bordo delle
mutandine.
Ti stacchi e mi
guardi, un po’ indispettito. -Perché te le sei rimesse?-
:-Perché sono
abituata a stare con le mutandine anche quando dormo.- rispondo,
ridacchiando.
Tu sbuffi, seccato.
-Soprattutto quando dormi…- ti lamenti. -Eppure l’altro giorno, per Halloween,
sei stata particolarmente tremenda.-
Arrossendo come un
pomodoro riporto la mia memoria al 31 ottobre, ovvero cinque giorni fa.
Naturalmente io e te non eravamo andati in giro a fare dolcetto o scherzetto, ma
io avevo ben pensato di travestirmi per i bambini che sarebbero venuti a bussare
alla nostra porta.
Avevo indossato un completino da college, una specie di
divisa scolastica con camicia bianca a maniche corte che avevo tenuto sbottonata
sul mio decolletè, poi avevo indossato una gonna nera con le pieghe, che più che
gonna era molto minigonna, calzette bianche che
ricordavano gli scaldamuscoli ed infine le scarpe nere. Per condire il tutto mi
ero fatta due codini e mi ero truccata leggermente.
Tu mi avevi guardata
appena entrata nello studio conciata in quel modo. Stavi leggendo una rivista,
la quale ti cadde dalle mani con un piccolo tonfo. Io ridacchiando ero andata ad
aprire alla porta e a dare caramelle e dolciumi ai primi bambini della serata.
Quando alla fine si era fatto tardi ed era ormai improbabile che qualcuno
venisse a bussare, mi ero alzata dal divano su cui leggevo un libro e mi
stiracchiai. Mi ero avvicinata a te e ti avevo poggiato un bacio sulla guancia
per farti capire che stavo andando a letto.
Stavo quasi per
andare in stanza ma mi sentivo… infastidita. Non avevi detto niente, eri stato
assente tutta la serata.
Mi ero voltata di
nuovo a guardarti ed avevo incrociato le braccia al petto.
:-Hey, non mi hai
nemmeno detto se il costume di Halloween ti è piaciuto.- mi ero
lamentata.
Tu ti eri limitato a
lanciarmi un’occhiata distratta ed eri
tornato alla tua rivista.
:-Si, carina.- avevi
risposto. -Sembri una bambina.-
Le braccia mi erano
letteralmente cadute sui fianchi. Mi ero avvicinata al tavolo, e mi ero
adoperata a togliermi una certa cosa. Infine ero salita sul ripiano e mi ero
seduta sul bordo rivolta verso di te. In tutto questo tu avevi appena alzato lo
sguardo per capire cosa stessi facendo. Con mossa veloce ti avevo strappato di
mano il giornale e lo avevo buttato a terra. Davanti a te si presentava lo
spettacolo di me seduta sul bordo della tua scrivania, con te seduto sulla sedia
poco distante, e per completare il tutto una mia gamba si era sollevata per
poggiarsi al bracciolo della tua sedia.
La tua espressione
era rimasta sorpresa per diversi secondi, ma sapevo già cosa stavi per
dire.
:-Hey. Ma ti pare
modo di…?-
Le parole ti erano
morte in gola. Mi ero alzata la gonna fino all’inguine, scoprendo… scoprendo che
ero rimasta tranquillamente senza mutandine.
:-Sembro ancora una
bambina?- avevo chiesto.
In tutta risposta tu
ti eri letteralmente leccato le labbra a quella vista, e poi avevi cominciato a
leccare qualcos’altro. Ed infine ci eravamo ridotti a farlo lì, sul
tavolo.
L’unica nota critica
di quella volta fu che non avevamo protezione, quindi alla fine sei dovuto
venire sulla mia pancia.
Con un sospiro,
ritorno al presente e ti guardo. So che sono arrossita, e tu te ne
compiaci.
:-Ti è ritornato in
mente?- mi chiedi, sorridendo. -Anche a me…-
Questa frase vuole
dire solo una cosa. Le tue mani ritornano sulle mie mutandine e me le sfili con
facilità. Mi afferri per i fianchi e mi fai scivolare sopra di te. Adesso ho la
conferma: tu hai dormito senza boxer.
Ho già il fiato
corto e comincio ad essere fin troppo accaldata. Ci baciamo a lungo, le tue
carezze si fanno audaci e con le mani ti spingi a sfiorare parti di me che non
hai esitato nemmeno a sfiorarmi con la lingua. Ti sei preso tutto di me, la
mente, il cuore, l’anima e il corpo.
Un tuo braccio
scivola fuori dal letto e con la mano cerchi di aprire un cassetto, ma non
arrivi sul fondo. Allora mi sporgo io e prendo ciò che cerchi, un preservativo.
Sento la tua bocca sul seno, rischio di caderti addosso perché gambe e braccio
non mi reggono.
Riesco a ritornare
con il bacino premuto contro il tuo, mi irrigidisco appena quando i nostri sessi
si incontrano, così, senza barriere sottili. Mi salgono certi brividi di calore
che temo di non resistere molto. Le tue mani mi spingono contro la tua erezione,
io non riesco a trattenermi e con piccoli movimenti strofino il mio punto più
sensibile contro il tuo. I brividi aumentano.
:-Siamo un po’
recettive, eh?- commenti con voce un po’ spezzata.
Rispondo con un
debole mugolio. Ti mi allontani ed infine indossi la protezione. Mi riporti
verso di te e mi baci di nuovo, mentre con la mano libera ti posizioni tra le
mie gambe. Con un’unica spinta mi penetri, facendomi gemere sulla tua bocca.
Dopo le prime spinte in quella posizione mi fai sollevare e quindi mi fai sedere
su di te. Arrossisco miseramente.
Mi afferri per i
seni e mi guardi. Capisco che vuoi che sia io a muovermi, e ti accontento, come
non potrei.
Ricordo ancora che
all’inizio del nostro rapporto le tue carezze ed il modo in cui mi volevi erano
dolci e contenuti. Mi è bastato poco per farti capire che di te voglio ogni
cosa, ogni minima parte.
Mi sono inebriata
del tuo profumo, mi sono dissetata del tuo sudore, mi sono cibata della carne
delle tue spalle e del tuo petto, perché ammetto di trovare incredibilmente
piacevole morderti, e so che piace pure a te.
Mi sono lasciata
toccare dalle tue mani che avide scorrevano sul mio corpo e vi cercavano
qualcosa che ogni volta trovavi, e sembrava darti sempre maggiore felicità. Ho
lasciato che la tua bocca sciogliesse la mia tensione, e ho sentito scivolare la
tua lingua, umida e calda mi dava brividi che non potrei mai provare in
nessun’altra maniera.
Mi sono lasciata
cullare dalla tua voce. Non ti rendi conto con quanta concentrazione io ascolti
i tuoi gemiti, cercando di tenere chiuse le mie labbra solo per poter sentire il
tuo respiro farsi sempre più veloce, solo per sentire la tua gola rilasciare
sospiri e ansiti che mi fanno impazzire.
I tuoi occhi adesso
sono di un blu liquido, le tue mani mi aiutano nelle spinte, io ho ormai
poggiato le mie sulle tue gambe. Non riesco a tenere lo sguardo fisso su di te,
i movimenti sono miei, mi sto avvicinando pericolosamente all’apice
semplicemente perché so cosa il mio corpo chiede, e grazie a te lo
accontento.
Sollevo il capo e
rilascio andare un gemito. Sembra che questa visione non ti faccia mantenere
molto il controllo. Mi afferri per i fianchi, mi ritrovo distesa sul letto con
te sopra. Le tue mani portano le mie oltre la testa e poi me le tieni ferme con
una sola. Le tue spinte si fanno pressanti e profonde, mi baci con incredibile
voracità. Nella tua gola muoiono i miei gemiti, non riesco più a trattenere la
voce, anche perché continui a spingere in modo particolarmente
irruente.
Sto impazzendo. Ti
guardo negli occhi, vi leggo una muta richiesta. Qualunque cosa sia, io non
posso dirti di no. Capisci che accetto silenziosamente il tuo volere. Ti sollevi
sulle ginocchia, uscendo da me, e mi fai mettere seduta, anche se poi mi giri
delicatamente per farmi mettere gattoni sul letto.
Quando mi penetri di
nuovo non riesco a reggermi sulle braccia, lascio scivolare il viso sul letto,
la mia voce attutita dal lenzuolo. Tu ti abbassi appena e mi stringi un seno,
mentre con l’altra mano vai a toccare il mio punto più sensibile. Altre poche
spinte e vengo urlando il tuo nome. Mi segui pochi secondi dopo, e nonostante il
preservativo sento contrarsi il tuo sesso in preda agli spasmi. E’ una delle
sensazioni più piacevoli che io abbia mai provato.
Sfinita lascio
scivolare le gambe sul materasso, restando pancia sotto. Tu rimani ancora dentro
di me ma ti abbassi, e sento il tuo petto caldo sulla schiena. Volto la testa e
ti trovo.
Affaticati ci
scambiamo un bacio agrodolce: sudore e passione si mescolano insieme alle nostre
lingue.
Può il sesso rendere
tutto più travolgente? No. Fosse solo sesso non sentiremmo altro che un misero
1% di quello che proviamo ogni volta che ci leghiamo.
E per questo provo
una gioia immensa.
Sono in cucina, sto
preparando la colazione che in effetti aspetto con incredibile appetito. Certe
attività mattutine mi mettono una fame incredibile. Naturalmente, essendo il mio
compleanno, ho molta libertà di scelta su cosa cucinare, ed oggi non devo andare
a lavoro, così posso dedicarmi quanto voglio a ciò che mi va di fare.
Tu entri in cucina,
sei appena uscito dalla doccia e te ne stai vestito solo con un paio di jeans
neri. I capelli umidi ti ricadono più lisci sul viso, ti danno un aspetto più
giovanile, non che tu abbia problemi di aspetto fisico.
Ti avvicini
velocemente a me e mi cingi la vita con le braccia, poggiando le labbra sul mio
collo. Ci dondoliamo un po’, poi capisco che stai sbirciando dentro la camicia
che ho addosso, messa per caso.
:-Hey!- mi lamento,
fintamente indignata.
:-Che c’è?- chiedi
tu. -Mi piace guardare. Non è un reato.-
:-Si, che lo è.
Soprattutto dopo avermi fatto uscire dalla stanza come se avessi tenuto una
maratona per tutta la città.- rispondo.
Mi schiocchi un
altro bacio sul collo. -Esagerata. Se non riesci a reggere la mia stamina, non
ti saresti dovuta innamorare di me. Ovvero un uomo con il doppio dei tuoi anni,
e quindi con una certa esperienza in materia, e, dato per niente trascurabile,
mezzo demone.-
Ti guardo appena.
-Come mai oggi parli così tranquillamente della tua età messa a confronto con la
mia e della tua natura?-
La cosa è strana, mi
hai sempre fatto capire che continui a temere che per colpa tua io non possa
essere davvero felice. Insomma, una cazzata col botto, perdonando il
termine.
:-Ci ho pensato, e
sono giunto alla conclusione che se io non fossi ciò che sono adesso, tu non ti
saresti mai innamorata di me.- rispondi.
Io scoppio a ridere.
-E’ vero. Probabilmente se fossi stato un ragazzino in piena tempesta ormonale
con la fissa per i film giapponesi, non ti avrei nemmeno calcolato.-
Le tue labbra
arrivano alla mia guancia. -Adesso sei cattiva. Non si giudicano i ragazzini
impacciati per come li vedi la prima volta.-
Io sospiro,
ridacchiando. -Smettila. Tu non sei mai stato un ragazzino
impacciato.-
:-Ma non sono mai
stato sempre così.- dici infine. -Avresti voluto conoscermi quando avevo la tua
età?-
:-No.- risposi,
girandomi. -Avevo bisogno di qualcuno che potesse proteggermi da me stessa. Un
ragazzo della mia età non ci sarebbe riuscito come ci sei riuscito
tu.-
Dette queste parole
tu mi stringi a te e mi dai un bacio tra i capelli, cullandomi.
:-Aurora, tu non hai
bisogno di essere protetta da te stessa. Sei una ragazza splendida, e come tale
ti meriteresti il meglio.-
Mi allontano appena
e ti guardo. -Spero per te che tu non voglia lasciarmi dicendomi “Guarda,
Aurora. Io non posso darti ciò che meriti, e quindi è meglio che io sparisca
dalla tua vita”. Perché lo sai che se mi dici una stronzata simile, divento
peggio dei demoni che tu affronti.-
Sorridi dolcemente.
-Sai che non ti potrei lasciare, nemmeno se fosse la cosa giusta per te.-
mormori. -Sei la cosa più importante adesso, la persona più importante di tutta
la mia vita.- Lanci un’occhiata al fornello. -E intanto la colazione si
brucia.-
Io caccio un urlo in
grado di perforarti un timpano, e mi giro per sistemare il danno. Tu scoppi a
ridere e cominci ad apparecchiare il tavolo. In un qualche modo riesco a salvare
il primo pasto della giornata, mentre tu continui a divertirti per le mie
espressioni poco allegre.
Pensavo che avresti
preferito startene a casa, e invece mi hai letteralmente spinto ad uscire e ad
incamminarmi verso il parco vicino. La temperatura è più fresca del solito,
dopotutto siamo già a novembre, e hanno previsto delle belle piogge.
Indosso un paio di
jeans, una maglietta a mezze maniche nera ed una felpa con cappuccio e cerniera
di colore grigio, ai piedi le mie comodissime scarpe da ginnastica scure. Tu
indossi una giacca leggera e sotto una camicia azzurra che si tende
particolarmente sul tuo corpo, e completi il tutto con il paio di jeans neri e
degli scarponcini.
Sei inspiegabilmente
sereno da tutta la mattinata. Non che mi dia fastidio, ma è insolito. C’è
qualcosa che ti rende particolarmente allegro. E mentre stiamo seduti ad una
panchina a riscaldarci agli ultimi raggi di sole dell’anno, tu ti distendi
completamente ed appoggi la testa sulle mie gambe.
Mi guardi, mi
sorridi, poi chiudi gli occhi e ti rilassi, le mani appoggiate sul grembo ed un
ginocchio piegato sul metallo. Io con le dita prendo a spostarti i ciuffi di
capelli dal viso. Sei così bello che mi sembra un reato lasciare che i fili di
perle che possiedi ti ricoprano il volto.
Vedo con la coda
dell’occhio che molte ragazze che passano lì davanti a noi ti osservano, rapite
dal tuo fascino. Ma vedo anche gli sguardi che ci lanciano dopo, appena vedono
che con te mi tolgo almeno 15 anni di differenza, e non sanno che in verità sono
20. Questo perché tu almeno sembri più giovane dell’età che hai. Ma
effettivamente nemmeno io sembro avere 20 anni, anzi 21, ormai.
Percepisco lo sguardo delle persone più grandi di noi, delle
donne che portano al parco i loro bambini. Forse addirittura alcuni uomini mi
guardano con un certo appetito perché mi vedono in tua compagnia, pensando che
io non sia propriamente una ragazza per bene.
Questo me lo
aspettavo, dopotutto il mondo è sempre quello, e la mentalità della gente è
sempre legata alla società in cui vive. Ma non mi interessa cosa dice la gente,
o cosa pensa.
Da Lucy molti
clienti abituali sanno con chi vivo, e sanno cosa c’è tra me e te. Ed in effetti
ho dato loro una bella strigliata, appoggiata con mio immenso stupore da Lucinda
stessa, la quale ha intimato i suoi clienti di andarsene se avevano qualcosa da
ridire.
Tu di certo non hai
molte amicizie, e sei il primo a non curarti di ciò che pensa di te la gente. Il
tuo più grande dubbio, anzi, è meglio dire la tua più grande preoccupazione era
per me: temevi che potessi trovare insopportabile le malelingue e gli sguardi
severi di donne più grandi di me di 10 anni. Oppure che ricevessi occhiate
“strane” da uomini o ragazzi che mi vedevano come “una facile”.
Tu sei stato fin
troppo paziente con queste persone, un giorno ho temuto che avresti
letteralmente spaccato la faccia ad un ragazzo che cercava di prendersi troppe
libertà con me, mentre lavoravo alla tavola calda. E naturalmente la tua
presenza improvvisa nel momento esatto in cui il ragazzo in questione mi posava
una sonora pacca sul fondoschiena è stata chiamata da Lucy. Entrambe non eravamo
riuscite a calmare i suoi bollori, ma io non ne volevo parlare con te, sapevo
che avresti reagito in maniera… preoccupante.
In effetti ti sei
contenuto. Hai solo preso il ragazzo per la maglietta dalla schiena e l’hai
letteralmente buttato in strada dove c’era un pozzanghera. Non si è visto più da
Lucy.
Sospiro, ritornando
a fissarti. Hai ancora gli occhi chiusi, le labbra ti si tendono in un
sorriso.
:-Sei felice,
Aurora?- mi chiedi.
Piego appena la
testa di lato. -Quando sono con te sono sempre felice.- rispondo.
Apri un occhio, e mi
fissi, allegro. -Questo vuol dire che quando sono via per lavoro sei
triste?-
:-Immensamente
triste.- continuo, ridacchiando. -Dovresti coccolarmi di più quando
torni.-
:-Uhm… Questo piace
pure a me. Potrei fare finta di andare a lavoro. Mi coccoleresti di più anche
tu?- domandi, malizioso.
Io ridacchio. -Per
quello non c’è bisogno che vai a lavoro. Mi piace coccolarti.-
Tu sorridi, apri
anche l’altro occhio e sollevi una mano dal ventre per sfiorarmi con il dorso
delle dita la guancia.
:-Mi dai un bacio?-
la tua richiesta mi manda mille farfalle in gola.
:-Tipo, io il
principe azzurro e tu la bella addormentata?- sghignazzo, serena.
:-Hey!- ti lamenti.
-Non ti piacerebbe vedere che non sono la bella addormentata. Piuttosto sono
l’orco cattivo.- dici, ridacchiando.
:-Meno male che non
hai detto “la strega cattiva”…-
Le mie ultime parole
ti fanno sbuffare, ma io mi chino e assaggio le tue labbra. Stranamente mi
segui, lasci che il bacio sia io a condurlo. Mi stacco pochi secondi dopo. Tu
riapri gli occhi e mi guardi, sembri pensieroso.
:-Non mi ero mai
accorto che fuori da casa nostra…- mormori. -In pubblico ti vergogni a baciarmi
come si deve.- ridacchi, prendendomi in giro.
Io arrossisco. -Non
è che mi vergogno. E’ che la gente può sentirsi a disagio se vede due persone
baciarsi appassionatamente senza remore. E’ una questione di pudore e di
etica.-
Tu assottigli lo
sguardo, sulle labbra un sorriso sghembo. -Non ti sto dicendo di infilarmi mezzo
metro di lingua in bocca. Ti sto dicendo di baciarmi come si deve.-
Io sospiro. -Senti,
a 20 anni, anzi a 21 anni, vuoi
insegnarmi a baciare?-
Il tuo sorriso si fa molto malizioso. -Se per questo, credo
di avere tutta l’esperienza necessaria per insegnarti molto di più, ma quello è
meglio che te ne parli sotto le coperte.- dici. -Anzi, non parlare.
Dimostrare.-
Sospiro di nuovo.
-Posso riprovare, Dante?-
:-E me lo chiedi?
Sono qui che aspetto.- rispondi, allegro.
Prendo un profondo
respiro e mi abbasso su di te di nuovo. Appena incontro la tua bocca chiudo gli
occhi e comincio a muovere le labbra in maniera delicata e leggera. Sento il tuo
respiro tranquillo infrangersi sul mio naso. Avverto una strana urgenza, apro
gli occhi e trovo i tuoi a fissarmi.
Adesso capisco.
Baciarti ad occhi aperti mi annebbia la mente. Il tuo respiro, oltre ad
infrangersi sul mio volto, riesce ad insinuarsi nella mia gola, e profuma di
qualcosa di dissetante e dolce, mi mette l’acquolina. Prendo a morderti appena
il labbro inferiore, succhiandolo di tanto in tanto senza alcuna forza. Con la
punta della lingua sfioro il contorno della tua bocca, è liscia e con un sapore
stupendo.
Una tua mano si
solleva e si appoggia appena sul mio collo. Il tuo viso si piega appena per
facilitare il contatto. Sento appena la tua lingua sporgersi dai denti e
pizzicare il mio labbro.
:-Brava…- mi
sussurri senza allontanarti, i tuoi occhi sono accesi dall’eccitazione.
-Così…-
Dopo un ultimo tocco
che si trasforma in un tuo sorriso, tu ti sollevi e ti metti seduto. Appena ti
volti verso di me, ti ritrovi le mie braccia al collo ed il mio corpo quasi
sopra al tuo, la tua gamba si insinua tra le mie. Sei sorpreso. Io cerco avida
la tua bocca e la mordo con appena più forza di prima, respirando con lieve
affanno.
:-Dante…- mormoro,
rossa in viso per il caldo che sento.
Spingo il bacino e
mi rendo conto che la tua coscia preme involontariamente contro il cavallo dei
miei jeans. Sento di nuovo i brividi.
Tu sorridi, portando
le mani al mio viso per trattenermi. -Con calma, Aurora. Siamo in un parco
pubblico. Non vorrai dare spettacolo.- ridacchi ancora.
:-No… Andiamo a
casa…- mormoro, cercando di baciarti come voglio io.
:-Pazienta.- fai tu.
-Quando sarà il tempo di tornare a casa, faremo tutto ciò che vuoi. Oggi è il
tuo compleanno. Sono il tuo schiavo personale, ma almeno concedimi la
possibilità di fare un po’ di testa mia.-
Sbuffo, arrossendo
ancora di più. -Non puoi però baciarmi a quel modo e credere che io non senta
impazzire i miei ormoni.-
Tu sorridi ancora,
un altro sorriso sghembo. -Non sono stato io a baciarti così, sei stata
tu.-
Hai ragione, e devo
dartene atto. Mi scosto da te e cerco di riprendere un colorito normale.
:-Forse…- cominci
tu, sorridendo. -E’ meglio che per raffreddare i bollenti spiriti ti prendi un
gelato.-
Sospiro di nuovo.
-So io cosa mi dovrei prendere per i bollenti spiriti…- commento, cupa,
alzandomi dalla panchina ed incamminandomi.
Tu mi raggiungi e mi
cingi le spalle con un braccio. -Adesso non essere indecente.- mi prendi in
giro, ridendo.
Dopo il benedetto gelato, che è stato in grado
di portare la mia mente al divertimento tranquillo e senza malizia, ci avviamo
verso il locale di Lucinda. Naturalmente per il pranzo siamo “costretti” a
festeggiare da lei.
Appena entriamo
troviamo la tavola calda quasi vuota, solo pochi clienti abituali, silenziosi ed
indiscreti. Lì dentro c’è caldo, mi tolgo la felpa grigia e l’appendo
all’attaccapanni nel retro, e lasciando pure la borsa a tracolla. Tu fai la
stessa cosa con il giaccone leggero.
Quando mi volto per
ritornare nella sala principale ti vedo, e ti ammiro ancora con quella camicia
addosso. Il tuo corpo si staglia nella mia mente in maniera netta e decisa. Se
non ti vedessi per i prossimi 10 anni sono sicura che riuscirei a dipingere un
tuo ritratto in maniera perfetta. Peccato che io sia una schiappa a disegnare.
Al contrario, c’è una cosa particolarmente importante per me che so fare da
tempo, ma ormai non conta, visto che sono qui.
Lucy e suo marito mi
salutano entusiasti, rivolgendo a te il loro solito comportamento. Dopo un certo
imbarazzo iniziale la spontaneità è ritornata dopo semplici dialoghi.
:-Posso aiutarvi a
cucinare?- chiedo.
La donna mi guarda
malissimo. -Sparisci, prima che ti tiri un mestolo. Non ti azzardare a mettere
mano qui. E’ il tuo compleanno, non devi fare niente.-
:-D’accordo.- dico,
estasiata. -Allora apparecchio il tavolo.- e mi allontano verso il tavolo posto
nel punto più bello della sala.
:-Ma cosa non le è
chiaro di “non devi fare niente”?- borbotta Lucy, guardandoti.
Tu alzi le spalle in
segno di resa, sorridendo come per scusarti. Il signor Thomas scoppia a ridere
mentre mescola la pasta.
Dispongo i piatti
sul ripiano, due da ogni lato, sistemo i bicchieri mettendoli sottosopra,
allineo le posate, ed infine raccolgo i tovaglioli nei loro scomparti di legno
colorato. Mentre penso a cosa potrebbe mancare, tu mi afferri dolcemente per i
fianchi e mi baci sulla guancia, dondolandoci un po’.
:-Sai, ripensavo al
periodo in cui ti ho conosciuta.- dici, sorridendo. -Ero molto incuriosito da
te. Mi ricordo che il primo periodo che sei venuta a stare da me avevi un
comportamento così silenzioso e timido, come se non volessi farti vedere. Solo
dopo ho capito che continuavi a pensare che avresti potuto infastidirmi.
Sciocca…-
Mi appoggio a te,
lasciando che il tuo respiro mi arrivi al viso. -Almeno una volta ti avrò
infastidito con la mia presenza.-
:-Più che
infastidito…- cominci. -Mi hai messo un po’ di nervosismo. Certe volte giravi
per casa in accappatoio. Nemmeno io lo facevo, stavo attento. Eppure tu ti
facevi trovare sul letto solo con quel tessuto di spugna addosso. Ricordo che
questo mi metteva ansia. Temevo di fare qualcosa che ti avrebbe
spaventato.-
Ridacchio,
voltandomi appena a guardarti. -Del tipo?-
Mi lanci
un’occhiataccia. -Aurora, ma non ti sei resa conto che durante quei cinque mesi
avevo una voglia terribile di toccarti? Quando, durante il tuo 20 compleanno,
proprio un anno fa quindi, ti sei messa distesa accanto a me sul divano, e poi
quando mi hai dato un bacio sul mento, io ho rischiato di impazzire. Sentivo il
tuo profumo, sentivo il tuo calore. Ti volevo stringere, ma temevo di
spaventarti, ed oltre tutto sentivo che… non mi sembrava normale. Pensavo che ti
volessi solo per una notte. Non mi ero ancora reso conto che ti volevo per tutta
la vita.-
Io sorrido. -Ci sono
state altre volte in cui sei riuscito a trattenerti a stento?-
Tu ridacchi. -Oh,
si! Certamente! La volta in cui ti ho parlato del viaggio, quando nello studio
ti ho stretta a me e ti ho sfiorato il collo con le labbra, e poi il telefono mi
ha salvato in extremis. Oppure durante tutte le notti in Italia.-
Sono costretta ad
allontanarmi per ridere fragorosamente. -Tutte?-
Tu mi guardi,
incrociando le braccia al petto. -Si, tutte. Però sono riuscito ad abituarmi al
tuo profumo e al tuo calore, quindi dopo è stato più facile
controllarmi.-
La mia espressione
divertita ti irrita un pochino. Sbuffi sonoramente, seccato da quelle
confessioni di colpa che io trovo adorabili.
:-Tu mi prendi tanto in giro, ma vorrei sapere anche io se
qui qualcuna, durante quei 5 mesi, ha avuto
più di un batticuore.- chiedi tu, sedendoti sulla sedia del tavolo
apparecchiato.
Con un sospiro, mi
metto sulle tue gambe e porto le braccia al tuo collo. -Ogni giorno, dal primo
giorno, ho avuto più di un batticuore, Dante. La mia anima vacillava, non volevo
rovinare tutto, non volevo farmi vedere da te come una ragazzina. Ogni volta che
ti avevo vicino il mio povero cuore si fermava e poi riprendeva a battere con
una fitta di dolore. Avevo paura di sbagliare, di farti vedere che ti volevo, e
temevo di spaventarti con i miei sentimenti, così immensi e forti, in grado di
farmi arrivare fino a te. Temevo che non mi avresti mai presa seriamente. Temevo
di vederti spuntare un giorno a casa con qualche donna dietro. Avevo tanta paura
di non essere ciò che ti meriti, non che io sia chissà cosa…-
Il tempo di dire
questa frase che tu mi afferri il viso e mi chiudi la bocca con un bacio deciso
e smaliziato. Quando ti stacchi mi guardi quasi con un certo cipiglio severo. Io
arrossisco.
:-Ho detto qualcosa
che non dovevo?- chiedo.
:-Un certo numero di
sciocchezze.- rispondi. -Certo che quella di pensare che mi potessi portare una
donna a casa, le batte tutte. Non hai mai pensato che potevo approfittare delle
ore in cui eri da Lucinda?-
Ti guardo,
leggermente scossa. -E’ una specie di confessione?-
Mostri un viso
seccato. -Aurora, non mi dire che non ti fidi di me…-
Io sorrido. -Certo
che mi fido di te. E’ di me che non mi fido. Non so ancora bene cosa hai trovato
di tanto speciale in me.-
Porti un mano alla
mia nuca e mi tieni ferma, avvicinando le labbra al mio collo.
:-Questo non ti è
dato saperlo.- rispondi. -E siccome so che ogni mia parola per convincerti che
tu sei l’amore della mia vita ti risulterà tremendamente romantica, detta poi da
uno come me, finirai col continuare ad avere dubbi sul perché ti amo tanto. E
allora non ti dico niente. E ti tappo la bocca per evitare che tu dica
cavolate.-
Detto ciò mi baci di
nuovo, senza lasciarmi nemmeno il tempo di replicare, e mentre Lucy e
Thomas ci guardano
come se fossimo qualcosa di incredibilmente bello.
Restiamo alla tavola
calda più a lungo del previsto, ridendo e scherzando, mangiando gustosissimi
piatti preparati dai due proprietari del locale. La giornata non mi è mai
sembrata tanto rilassante e bella. Da Lucy e Thomas ricevo come regali dei
vestiti, giustificando la cosa con la semplice idea che la coppia non ha mai
avuto figlie, e quindi volesse provare almeno una volta nella vita a vestire una
ragazza.
Quando ci
incamminiamo verso casa, il cielo si è annuvolato improvvisamente. Tu mi sfili
dalle mani il sacchetto pieno di abiti e mentre una leggera pioggerella ci
avvolge cominciamo a correre per raggiungere subito il nostro piccolo luogo
asciutto.
Una volta dentro il
tuo studio siamo appena inumiditi dall’acqua, ma ridiamo allegri della nostra
piccola passeggiata. Dopo averti schioccato un bacio, mi infilo in bagno per
farmi una doccia calda, uscendone una quindicina di minuti dopo avvolta
nell’accappatoio. Nella nostra stanza mi rivesto, ripensando a cosa ho indossato
l’anno prima nello stesso giorno. Infilo di nuovo la gonna jeans e la
magliettina nera, senza bisogno però di rimettere la giacchettina bianca e le
calze. Non fa tanto freddo.
Quando finisco
ritorno nel corridoio, ma sento che anche tu ti sei infilato sotto la doccia.
Hai lasciato la porta aperta. Entro nel bagno e ti guardo dal vetro trasparente,
ridacchiando. Tu ti accorgi della mia presenza e sospiri.
:-Aurora, cosa sei
venuta a fare in bagno?- mi chiedi.
:-Contemplo il
panorama.- rispondo, serena.
Tu ridacchi. -Penso
che allora ti piaccia.-
:-Pensi bene.-
continuo.
Tu apri il vetro del
box e cerchi di schizzarmi con un po’ d’acqua, ma io esco subito cominciando a
ridere. Nello studio aspetto che tu finisca di farti la doccia. Gironzolo per la
stanza un po’ annoiata, finché non mi accorgo che c’è qualcosa di strano sul
tavolo dello studio. Mi avvicino e osservo meglio.
Un telefono nuovo,
con un display che indica la sua funzionalità, ed una piccola lucina gialla che
lampeggia vicino la scritta wireless. Non capisco.
Improvvisamente una
tua mano si abbassa sui miei occhi e me li chiude. Sento il tuo corpo caldo
sulla schiena. Con l’altra mano poggi qualcosa sul ripiano davanti a me, mentre
con le labbra cominci a mordicchiarmi l’orecchio, facendomi il solletico. Infine
togli la mano dal mio viso ma mi stringi a te, abbracciandomi con infinita
dolcezza e appoggiando il mento sulla mia spalla.
:-Buon compleanno.-
sussurri.
Davanti a me vi è un
regalo incartato. Ti guardo con una certa aria di rimprovero.
:-Ti avevo detto che
non volevo nulla da te…- mormoro.
:-Ed io non ti ho
ascoltato.- dici. -Lasciami fare solo questo regalo. Ti prometto che non te ne
farò più.-
Sospiro, ed infine
allungo le mani sul regalo. E’ una scatola piuttosto grande, rettangolare.
Strappo la carta mentre sento il tuo respiro sul collo, ti dondoli appena e
cerchi di guardare la mia espressione. Una volta libera dalla carta regalo, la
scatola si mostra. Vi è una scritta, come una marca di qualcosa.
Mi adopero per
aprire l’oggetto, e appena vedo il grigio del suo contenuto mi si ferma il
respiro. Le mie mani si bloccano appena, ma riesco a liberarlo dai fogli
protettivi e a guardarlo. E’ un PC portatile.
:-Dante…-
mormoro.
Tu mi sorridi, sento
le tue labbra tendersi poco sotto il mio orecchio. Inspiri il mio profumo, e
stringi il mio corpo al tuo. Con una mano ti accarezzo il braccio e scopro che ti
sei infilato solo un paio di pantaloni.
:-Dante…-
continuo.
Sospiri, sereno. -Me
ne hai parlato solo una volta, da quando sei qui. Mi hai detto che ti piace
scrivere, e che c’è stato un periodo in cui hai desiderato vivere di scrittura.-
mi dici. -Ma il modo in cui mi hai descritto il tuo amore per la scrittura ti ha
tradita, Aurora. Mi sono accorto che lo volevi ancora, che io non posso colmare
questo tuo desiderio. Ed in fondo perché dovresti riempirlo con me. Sono sicuro
che sei una valida scrittrice. E adesso potrai dimostrarmelo.-
Mi prendo il labbro
inferiore tra i denti e lo torturo appena. -Ma quanto hai speso? Sembra
costosissimo.-
Tu ridacchi. -Ti
sembra che posso dirti quanto è costato? Sarei davvero uno stupido…-
La tua mano mi
raggiunge il viso e mi volti verso di te. Sorridi comprensivo appena vedi il mio
volto rigato dalle lacrime.
:-Piangi di gioia?-
mi chiedi.
:-Piango perché sei
già uno stupido…- rispondo, tirando su con il naso.
Tu ridacchi. -Mi fa
piacere che me lo dici a questo modo.-
Mi stringi ancora e
mi baci. Quando ti stacchi mi asciughi le guance raccogliendo le lacrime con le
tue labbra. Io mi giro completamente verso di te e ti abbraccio, affondando il
viso nel tuo petto. Tu mi accarezzi la schiena e mi lasci diversi baci tra i
capelli.
:-Sei incredibile…-
mormoro.
Mi alzi il viso e mi
baci di nuovo. Le tue labbra si muovono dolci e decise. Mi stringi a te e mi fai
perdere la cognizione del tempo e dello spazio. Sono semplicemente avvolta dal
tuo abbraccio e cullata dalla tua bocca, per il resto non sento
nient’altro.
Ti stacchi appena e
mi sorridi. -Devo chiederti un favore, Aurora.-
:-Dimmi.- rispondo
mentre cerco di riprendere fiato.
:-Per oggi… puoi
lasciare perdere di cucinare?- mi chiedi. -Ordiniamo una pizza per cena e ci
facciamo portare pure un’altra torta da Lucinda, ma durante questo pomeriggio
voglio starmene con te. Solo con te.-
Io ti guardo appena
sorpresa. Eppure ci speravo a preparare qualcosa di buono, e quasi mi sembra un
reato non farlo. Ma tu mi baci di nuovo, questa volta in maniera molto più
convincente, tanto convincente che comincio a non reggermi sulle mie gambe. Mi
afferri prima che finisca spiaccicata al pavimento e ti incammini per il
corridoio, fino a raggiungere la camera da letto.
Mi lasci distendere
sul materasso, poi scivoli su di me, cominciando un rituale di esplorazione del
mio corpo a cui non potrò mai abituarmi. Con una mano mi accarezzi la gamba
nuda, insinuando le dita oltre la gonna jeans, con l’altra raggiungi la mia
schiena e mi stringi a te. Con la bocca accarezzi il mio collo, il tuo corpo
caldo mi da bellissimi brividi di calore.
Prendi a spogliarmi
con incredibile lentezza, sfruttando tutto il tempo che ritieni necessario. La
tua lingua assaggia la mia pelle con estrema minuzia, comincio a sentirmi
accaldata, il fiato mi esce corto e veloce. La tua mano mi accarezza le
mutandine, inumidendosi dei miei umori. Mi sbottoni la gonna e me la sfili,
facendomi restare solo in intimo. Il reggiseno, però, raggiunge ben presto gli
altri vestiti sul pavimento.
Con la bocca cominci
a stuzzicare i miei capezzoli già sensibili, facendomi ansimare appena. La tua
lingua scorre umida su di me. Sento premermi sulla coscia la tua eccitazione
attraverso i pantaloni. E’ una sensazione bellissima. Allungo una mano e ti
stringo appena il sesso protetto dal tessuto, ma ciò non ti impedisce di sentire
piacere, e quindi di rilasciare un lungo sospiro.
Cominci a baciarmi
tra l’incavo dei seni, poi vai più giù, sfiorando la pelle sensibile del
costato, lasciando come piccole macchioline rosse, come scottature al passaggio
delle tue labbra. Raggiungi il ventre, mi baci l’ombelico. Scendi ancora, fino a
trovarti dinnanzi le mie mutandine intrise di umori. Me le sfili dolcemente e
poi ritorni su di me, schioccandomi dolci baci sull’interno coscia e soffiando
il tuo fiato caldo sulla mia femminilità. La tua lingua vi si affonda pochi
secondi dopo, facendomi inarcare la schiena e dandomi mille brividi di
piacere.
Porto le mie mani
tra i tuoi capelli e muovo appena il bacino. Tu assecondi le mie lievi spinte,
facendo scivolare le dita poco sotto i miei fianchi. I tuoi occhi mi guardano,
sollevi il viso e risali lentamente verso di me, ma ti fermi a baciarmi il
ventre, vicino l’ombellico. Inspiri fortemente il mio odore, affondi appena il
viso, poi rialzi lo sguardo e ti sollevi.
I tuoi occhi hanno
una strana luce, un bagliore che non vi ho mai visto. Eppure lo conosco, so cosa
significa, e ciò mi procura dei brividi, per la prima volta diversi: un misto di
calore, paura, incertezza e amore profondo.
Tu mi baci di nuovo
il ventre, io porto le mani al tuo viso e ti accarezzo la guancia.
:-Dante…-
mormoro.
:-Scusami.- dici
subito. -Sul serio, Aurora. Scusami. Non volevo spaventarti.-
Ti guardo, vedo che
nei tuoi occhi quella luce si trasforma in un piccolo desiderio, ed è
incredibile quanto io sia felice di questo, nonostante abbia paura. Ti faccio
ritornare a me e ti bacio, assaporando la mia dolcezza sulla tua bocca. La tua
lingua si fa appena più decisa, il bacio è impercettibilmente
tormentato.
Con le mani scivolo
sui tuoi pantaloni e te li sbottono, cercando infine di abbassarli. Tu fai il
resto, disfacendoti pure dei boxer. Ti accarezzo l’eccitazione con movimenti
lenti della mano. Tu guardi il comodino e ti allunghi per aprire il primo
cassetto, ma io ti fermo, ed infine incrocio le mie dita con le tue,
sorridendoti. Tu mostri un viso combattuto.
:-Aurora, non posso
farlo. Sei così giovane…- mormori.
Io ti bacio di
nuovo. -Sarò anche giovane, ma sono pronta, Dante.- dico, sorridendo, cercando
di rassicurarti. -Sono pronta da quando sono innamorata di te.-
Il tuo respiro si fa accelerato. -Aurora, ma… un bambino… Dio, sei così giovane. Ed io
non posso farlo solo perché voglio questo con te. Sarebbe ingiusto nei confronti
della tua vita. Hai ancora tanto da fare.-
Sorrido ancora.
-Dante, lo voglio pure io. E’ l’unica cosa che desidero davvero. Il resto può
attendere.-
Tu mi guardi, infine
mentre sento il tuo corpo spingersi dentro il mio, vedo il tuo sguardo
offuscarsi di qualcosa di immenso. La tua bocca si riporta sulla mia.
:-Grazie.- sussurri
dolcemente.
Ti stringo forte a
me, e tu fai lo stesso, avvolgendomi nel calore del tuo abbraccio. Sentirti così
vicino, senza barriere, mi riempie il cuore di una gioia immensa. Sento l’anima
infrangersi contro la mia pelle come un’onda lenta e delicata. Il sudore ed il
calore ci accompagnano in questo piacere.
Ogni volta che
facciamo l’amore è come la prima, e soprattutto adesso mi sembra così
incredibile che sono sul punto di scoppiare in lacrime. I tuoi movimenti si
velocizzano, facendomi scuotere dall’apice del mio piacere. La tua schiena si
irrigidisce, ed infine sento il tuo seme spargersi dentro di me. Nello stesso
momento mi chiudi la bocca con un bacio.
E il tuo sguardo si
allaccia al mio. Entrambi riprendiamo fiato con affanno, ma io mi lascio
sfuggire una piccola risatina di gioia. Tu sorridi, felice, i tuoi occhi sono
pieni di una felicità incontenibile.
La tua mano si
insinua tra di noi e si va a posare poco sotto il mio ombellico.
:-Grazie, Aurora,
per avermi regalato la possibilità di essere me stesso…-
Dopo queste tue
parole, su di noi cade il silenzio, appena ritmato dal battito di un cuoricino
lontano. Lontano nel tempo, lontano solo nove mesi.