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Devil May Cry |
Semi d'amore di Saphira87 | Leggi le 5 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 24/07/2008 | Stampa questo capitolo
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Semi d'amore

Semi d’amore

 

Finalmente la notte posso dormire serena, finalmente il mio animo riposa tranquillo. Nonostante senta ogni tanto il mio cuore piangere lacrime calde per la famiglia, gli amici, la gente che mi sono lasciata dietro, sapevo più che bene che la vita è fatta di scelte.

Io ho fatto la mia, ho deciso di rimanere con te, e di amarti incondizionatamente. Sono qui con te perché è ciò che voglio, ed anche se la mia vita mi avesse imposto di prendere l’altra decisione, ti amerei ugualmente, allo stesso modo, con la stessa intensità.

La mia vita non è fatta di rimpianti. Dentro di me vi è solo quella malinconia che mi ha sempre accompagnata. Sono andata via dalle persone che mi stavano vicine fin da quando sono nata, e forse è stato un gesto terribilmente egoista, ma adesso è ingiusto pensarci, ed è altrettanto ingiusto farti vedere il mio sguardo, perché al momento so che vi leggeresti la nostalgia di casa, perché quel luogo rimarrà sempre casa mia.

Qui con te ancora devo costruire casa mia, casa nostra, e chissà quanto tempo ci vorrà…

Ma intanto è ingiusto nei tuoi confronti pensarci, e quindi mi diletto in queste brevi riflessioni mentre tu ancora dormi. Siamo sul tuo letto, tu addormentato ancora placidamente a pancia in su. E' da una buona mezz’ora che ti guardo e penso. Sono distesa sul letto accanto a te, pancia sotto ma con le mani che mi tengono il viso sorridente. Le coperte mi arrivano fino a metà schiena, a te invece lasciano scoperto il petto muscoloso. Hai un braccio sollevato sul cuscino, l’altro lungo il fianco, appena appoggiato sul ventre. Sono nuda, e lo sei pure tu. O almeno, io ho indossato di nuovo le mutandine, ma non so se tu hai fatto la stessa cosa.

E non è la prima volta che ci siamo addormentati dopo aver fatto l’amore. Ormai sono trascorsi diversi mesi, molti mesi, da quando io sono ritornata da te. Oggi è il mio 21 compleanno.

Sono riuscita finalmente a scoprire il tuo, durante questo periodo, e l’unica cosa che hai voluto da me è stata la mia presenza a casa, anche se almeno sono riuscita a cucinarti cibi deliziosi e a farti pure una torta, senza numero però. A quanto pare la tua età ti mette un po’ a disagio con la mia. Che cosa sciocca.

Ridacchio al pensiero, e forse ti svegli un po’ al suono della mia voce. Mi sporgo verso di te e comincio a tempestare di baci il braccio che hai sul cuscino. Scivolo dal gomito fino alla spalla, poi mi sollevò meglio e continuo, baciandoti il petto, risalendo sul collo, sulla mascella su cui sento un sottile strato di barba. Tu sorridi, sei già sveglio, ma io continuo. Il tuo viso diventa continua meta delle mie labbra, ma non arrivo mai alla tua bocca, e so che questo ti irrita in maniera molto divertente.

Le tue mani si spostano sulla mia schiena e mi accarezzi la pelle nuda. Nel modo di spostarmi, il mio seno preme contro il tuo petto. Tu rilasci andare un verso di apprezzamento, ed infine apri gli occhi. Il tuo sguardo azzurro mi da sempre i brividi.

Sorrido. -Buongiorno.-

:-Lo è davvero quando mi svegli così.- commenti tu, sussurrando.

Ti avvicini e cominci a fare la stessa cosa a me, assaggiando la pelle del mio volto con estrema minuzia. Ma non dura molto, tu non sopporti di doverti contenere, anche se certe volte in questi mesi mi hai portato all’esasperazione, come quella volta in cui mi hai bendato, ed hai cominciato a stuzzicare il mio corpo con gli oggetti più impensabili. Certo, non siamo finiti alla cera delle candele, ma io di sicuro bruciavo, e se tu non fossi stato nel mio stesso stato avresti continuato a stuzzicarmi per chissà quante altre ore.

Mi baci, un bacio letteralmente narcotizzante. La mia lingua si sporge appena e ti accarezza il labbro. Ti sto chiedendo il permesso, ma sei tu alla fine quello che invade la mia bocca. Sorrido appena, tu non mi lasci nemmeno il tempo di riprendere fiato. Le tue mani si spostano sui miei fianchi, e con le dita tocchi il bordo delle mutandine.

Ti stacchi e mi guardi, un po’ indispettito. -Perché te le sei rimesse?-

:-Perché sono abituata a stare con le mutandine anche quando dormo.- rispondo, ridacchiando.

Tu sbuffi, seccato. -Soprattutto quando dormi…- ti lamenti. -Eppure l’altro giorno, per Halloween, sei stata particolarmente tremenda.-

Arrossendo come un pomodoro riporto la mia memoria al 31 ottobre, ovvero cinque giorni fa. Naturalmente io e te non eravamo andati in giro a fare dolcetto o scherzetto, ma io avevo ben pensato di travestirmi per i bambini che sarebbero venuti a bussare alla nostra porta.

Avevo indossato un completino da college, una specie di divisa scolastica con camicia bianca a maniche corte che avevo tenuto sbottonata sul mio decolletè, poi avevo indossato una gonna nera con le pieghe, che più che gonna era molto minigonna, calzette bianche che ricordavano gli scaldamuscoli ed infine le scarpe nere. Per condire il tutto mi ero fatta due codini e mi ero truccata leggermente.

Tu mi avevi guardata appena entrata nello studio conciata in quel modo. Stavi leggendo una rivista, la quale ti cadde dalle mani con un piccolo tonfo. Io ridacchiando ero andata ad aprire alla porta e a dare caramelle e dolciumi ai primi bambini della serata. Quando alla fine si era fatto tardi ed era ormai improbabile che qualcuno venisse a bussare, mi ero alzata dal divano su cui leggevo un libro e mi stiracchiai. Mi ero avvicinata a te e ti avevo poggiato un bacio sulla guancia per farti capire che stavo andando a letto.

Stavo quasi per andare in stanza ma mi sentivo… infastidita. Non avevi detto niente, eri stato assente tutta la serata.

Mi ero voltata di nuovo a guardarti ed avevo incrociato le braccia al petto.

:-Hey, non mi hai nemmeno detto se il costume di Halloween ti è piaciuto.- mi ero lamentata.

Tu ti eri limitato a lanciarmi un’occhiata distratta ed eri  tornato alla tua rivista.

:-Si, carina.- avevi risposto. -Sembri una bambina.-

Le braccia mi erano letteralmente cadute sui fianchi. Mi ero avvicinata al tavolo, e mi ero adoperata a togliermi una certa cosa. Infine ero salita sul ripiano e mi ero seduta sul bordo rivolta verso di te. In tutto questo tu avevi appena alzato lo sguardo per capire cosa stessi facendo. Con mossa veloce ti avevo strappato di mano il giornale e lo avevo buttato a terra. Davanti a te si presentava lo spettacolo di me seduta sul bordo della tua scrivania, con te seduto sulla sedia poco distante, e per completare il tutto una mia gamba si era sollevata per poggiarsi al bracciolo della tua sedia.

La tua espressione era rimasta sorpresa per diversi secondi, ma sapevo già cosa stavi per dire.

:-Hey. Ma ti pare modo di…?-

Le parole ti erano morte in gola. Mi ero alzata la gonna fino all’inguine, scoprendo… scoprendo che ero rimasta tranquillamente senza mutandine.

:-Sembro ancora una bambina?- avevo chiesto.

In tutta risposta tu ti eri letteralmente leccato le labbra a quella vista, e poi avevi cominciato a leccare qualcos’altro. Ed infine ci eravamo ridotti a farlo lì, sul tavolo.

L’unica nota critica di quella volta fu che non avevamo protezione, quindi alla fine sei dovuto venire sulla mia pancia.

Con un sospiro, ritorno al presente e ti guardo. So che sono arrossita, e tu te ne compiaci.

:-Ti è ritornato in mente?- mi chiedi, sorridendo. -Anche a me…-

Questa frase vuole dire solo una cosa. Le tue mani ritornano sulle mie mutandine e me le sfili con facilità. Mi afferri per i fianchi e mi fai scivolare sopra di te. Adesso ho la conferma: tu hai dormito senza boxer.

Ho già il fiato corto e comincio ad essere fin troppo accaldata. Ci baciamo a lungo, le tue carezze si fanno audaci e con le mani ti spingi a sfiorare parti di me che non hai esitato nemmeno a sfiorarmi con la lingua. Ti sei preso tutto di me, la mente, il cuore, l’anima e il corpo.

Un tuo braccio scivola fuori dal letto e con la mano cerchi di aprire un cassetto, ma non arrivi sul fondo. Allora mi sporgo io e prendo ciò che cerchi, un preservativo. Sento la tua bocca sul seno, rischio di caderti addosso perché gambe e braccio non mi reggono.

Riesco a ritornare con il bacino premuto contro il tuo, mi irrigidisco appena quando i nostri sessi si incontrano, così, senza barriere sottili. Mi salgono certi brividi di calore che temo di non resistere molto. Le tue mani mi spingono contro la tua erezione, io non riesco a trattenermi e con piccoli movimenti strofino il mio punto più sensibile contro il tuo. I brividi aumentano.

:-Siamo un po’ recettive, eh?- commenti con voce un po’ spezzata.

Rispondo con un debole mugolio. Ti mi allontani ed infine indossi la protezione. Mi riporti verso di te e mi baci di nuovo, mentre con la mano libera ti posizioni tra le mie gambe. Con un’unica spinta mi penetri, facendomi gemere sulla tua bocca. Dopo le prime spinte in quella posizione mi fai sollevare e quindi mi fai sedere su di te. Arrossisco miseramente.

Mi afferri per i seni e mi guardi. Capisco che vuoi che sia io a muovermi, e ti accontento, come non potrei.

Ricordo ancora che all’inizio del nostro rapporto le tue carezze ed il modo in cui mi volevi erano dolci e contenuti. Mi è bastato poco per farti capire che di te voglio ogni cosa, ogni minima parte.

Mi sono inebriata del tuo profumo, mi sono dissetata del tuo sudore, mi sono cibata della carne delle tue spalle e del tuo petto, perché ammetto di trovare incredibilmente piacevole morderti, e so che piace pure a te.

Mi sono lasciata toccare dalle tue mani che avide scorrevano sul mio corpo e vi cercavano qualcosa che ogni volta trovavi, e sembrava darti sempre maggiore felicità. Ho lasciato che la tua bocca sciogliesse la mia tensione, e ho sentito scivolare la tua lingua, umida e calda mi dava brividi che non potrei mai provare in nessun’altra maniera.

Mi sono lasciata cullare dalla tua voce. Non ti rendi conto con quanta concentrazione io ascolti i tuoi gemiti, cercando di tenere chiuse le mie labbra solo per poter sentire il tuo respiro farsi sempre più veloce, solo per sentire la tua gola rilasciare sospiri e ansiti che mi fanno impazzire.

I tuoi occhi adesso sono di un blu liquido, le tue mani mi aiutano nelle spinte, io ho ormai poggiato le mie sulle tue gambe. Non riesco a tenere lo sguardo fisso su di te, i movimenti sono miei, mi sto avvicinando pericolosamente all’apice semplicemente perché so cosa il mio corpo chiede, e grazie a te lo accontento.

Sollevo il capo e rilascio andare un gemito. Sembra che questa visione non ti faccia mantenere molto il controllo. Mi afferri per i fianchi, mi ritrovo distesa sul letto con te sopra. Le tue mani portano le mie oltre la testa e poi me le tieni ferme con una sola. Le tue spinte si fanno pressanti e profonde, mi baci con incredibile voracità. Nella tua gola muoiono i miei gemiti, non riesco più a trattenere la voce, anche perché continui a spingere in modo particolarmente irruente.

Sto impazzendo. Ti guardo negli occhi, vi leggo una muta richiesta. Qualunque cosa sia, io non posso dirti di no. Capisci che accetto silenziosamente il tuo volere. Ti sollevi sulle ginocchia, uscendo da me, e mi fai mettere seduta, anche se poi mi giri delicatamente per farmi mettere gattoni sul letto.

Quando mi penetri di nuovo non riesco a reggermi sulle braccia, lascio scivolare il viso sul letto, la mia voce attutita dal lenzuolo. Tu ti abbassi appena e mi stringi un seno, mentre con l’altra mano vai a toccare il mio punto più sensibile. Altre poche spinte e vengo urlando il tuo nome. Mi segui pochi secondi dopo, e nonostante il preservativo sento contrarsi il tuo sesso in preda agli spasmi. E’ una delle sensazioni più piacevoli che io abbia mai provato.

Sfinita lascio scivolare le gambe sul materasso, restando pancia sotto. Tu rimani ancora dentro di me ma ti abbassi, e sento il tuo petto caldo sulla schiena. Volto la testa e ti trovo.

Affaticati ci scambiamo un bacio agrodolce: sudore e passione si mescolano insieme alle nostre lingue.

Può il sesso rendere tutto più travolgente? No. Fosse solo sesso non sentiremmo altro che un misero 1% di quello che proviamo ogni volta che ci leghiamo.

E per questo provo una gioia immensa.

 

Sono in cucina, sto preparando la colazione che in effetti aspetto con incredibile appetito. Certe attività mattutine mi mettono una fame incredibile. Naturalmente, essendo il mio compleanno, ho molta libertà di scelta su cosa cucinare, ed oggi non devo andare a lavoro, così posso dedicarmi quanto voglio a ciò che mi va di fare.

Tu entri in cucina, sei appena uscito dalla doccia e te ne stai vestito solo con un paio di jeans neri. I capelli umidi ti ricadono più lisci sul viso, ti danno un aspetto più giovanile, non che tu abbia problemi di aspetto fisico.

Ti avvicini velocemente a me e mi cingi la vita con le braccia, poggiando le labbra sul mio collo. Ci dondoliamo un po’, poi capisco che stai sbirciando dentro la camicia che ho addosso, messa per caso.

:-Hey!- mi lamento, fintamente indignata.

:-Che c’è?- chiedi tu. -Mi piace guardare. Non è un reato.-

:-Si, che lo è. Soprattutto dopo avermi fatto uscire dalla stanza come se avessi tenuto una maratona per tutta la città.- rispondo.

Mi schiocchi un altro bacio sul collo. -Esagerata. Se non riesci a reggere la mia stamina, non ti saresti dovuta innamorare di me. Ovvero un uomo con il doppio dei tuoi anni, e quindi con una certa esperienza in materia, e, dato per niente trascurabile, mezzo demone.-

Ti guardo appena. -Come mai oggi parli così tranquillamente della tua età messa a confronto con la mia e della tua natura?-

La cosa è strana, mi hai sempre fatto capire che continui a temere che per colpa tua io non possa essere davvero felice. Insomma, una cazzata col botto, perdonando il termine.

:-Ci ho pensato, e sono giunto alla conclusione che se io non fossi ciò che sono adesso, tu non ti saresti mai innamorata di me.- rispondi.

Io scoppio a ridere. -E’ vero. Probabilmente se fossi stato un ragazzino in piena tempesta ormonale con la fissa per i film giapponesi, non ti avrei nemmeno calcolato.-

Le tue labbra arrivano alla mia guancia. -Adesso sei cattiva. Non si giudicano i ragazzini impacciati per come li vedi la prima volta.-

Io sospiro, ridacchiando. -Smettila. Tu non sei mai stato un ragazzino impacciato.-

:-Ma non sono mai stato sempre così.- dici infine. -Avresti voluto conoscermi quando avevo la tua età?-

:-No.- risposi, girandomi. -Avevo bisogno di qualcuno che potesse proteggermi da me stessa. Un ragazzo della mia età non ci sarebbe riuscito come ci sei riuscito tu.-

Dette queste parole tu mi stringi a te e mi dai un bacio tra i capelli, cullandomi.

:-Aurora, tu non hai bisogno di essere protetta da te stessa. Sei una ragazza splendida, e come tale ti meriteresti il meglio.-

Mi allontano appena e ti guardo. -Spero per te che tu non voglia lasciarmi dicendomi “Guarda, Aurora. Io non posso darti ciò che meriti, e quindi è meglio che io sparisca dalla tua vita”. Perché lo sai che se mi dici una stronzata simile, divento peggio dei demoni che tu affronti.-

Sorridi dolcemente. -Sai che non ti potrei lasciare, nemmeno se fosse la cosa giusta per te.- mormori. -Sei la cosa più importante adesso, la persona più importante di tutta la mia vita.- Lanci un’occhiata al fornello. -E intanto la colazione si brucia.-

Io caccio un urlo in grado di perforarti un timpano, e mi giro per sistemare il danno. Tu scoppi a ridere e cominci ad apparecchiare il tavolo. In un qualche modo riesco a salvare il primo pasto della giornata, mentre tu continui a divertirti per le mie espressioni poco allegre.

 

Pensavo che avresti preferito startene a casa, e invece mi hai letteralmente spinto ad uscire e ad incamminarmi verso il parco vicino. La temperatura è più fresca del solito, dopotutto siamo già a novembre, e hanno previsto delle belle piogge.

Indosso un paio di jeans, una maglietta a mezze maniche nera ed una felpa con cappuccio e cerniera di colore grigio, ai piedi le mie comodissime scarpe da ginnastica scure. Tu indossi una giacca leggera e sotto una camicia azzurra che si tende particolarmente sul tuo corpo, e completi il tutto con il paio di jeans neri e degli scarponcini.

Sei inspiegabilmente sereno da tutta la mattinata. Non che mi dia fastidio, ma è insolito. C’è qualcosa che ti rende particolarmente allegro. E mentre stiamo seduti ad una panchina a riscaldarci agli ultimi raggi di sole dell’anno, tu ti distendi completamente ed appoggi la testa sulle mie gambe.

Mi guardi, mi sorridi, poi chiudi gli occhi e ti rilassi, le mani appoggiate sul grembo ed un ginocchio piegato sul metallo. Io con le dita prendo a spostarti i ciuffi di capelli dal viso. Sei così bello che mi sembra un reato lasciare che i fili di perle che possiedi ti ricoprano il volto.

Vedo con la coda dell’occhio che molte ragazze che passano lì davanti a noi ti osservano, rapite dal tuo fascino. Ma vedo anche gli sguardi che ci lanciano dopo, appena vedono che con te mi tolgo almeno 15 anni di differenza, e non sanno che in verità sono 20. Questo perché tu almeno sembri più giovane dell’età che hai. Ma effettivamente nemmeno io sembro avere 20 anni, anzi 21, ormai.

Percepisco lo sguardo delle persone più grandi di noi, delle donne che portano al parco i loro bambini. Forse addirittura alcuni uomini mi guardano con un certo appetito perché mi vedono in tua compagnia, pensando che io non sia propriamente una ragazza per bene.

Questo me lo aspettavo, dopotutto il mondo è sempre quello, e la mentalità della gente è sempre legata alla società in cui vive. Ma non mi interessa cosa dice la gente, o cosa pensa.

Da Lucy molti clienti abituali sanno con chi vivo, e sanno cosa c’è tra me e te. Ed in effetti ho dato loro una bella strigliata, appoggiata con mio immenso stupore da Lucinda stessa, la quale ha intimato i suoi clienti di andarsene se avevano qualcosa da ridire.

Tu di certo non hai molte amicizie, e sei il primo a non curarti di ciò che pensa di te la gente. Il tuo più grande dubbio, anzi, è meglio dire la tua più grande preoccupazione era per me: temevi che potessi trovare insopportabile le malelingue e gli sguardi severi di donne più grandi di me di 10 anni. Oppure che ricevessi occhiate “strane” da uomini o ragazzi che mi vedevano come “una facile”.

Tu sei stato fin troppo paziente con queste persone, un giorno ho temuto che avresti letteralmente spaccato la faccia ad un ragazzo che cercava di prendersi troppe libertà con me, mentre lavoravo alla tavola calda. E naturalmente la tua presenza improvvisa nel momento esatto in cui il ragazzo in questione mi posava una sonora pacca sul fondoschiena è stata chiamata da Lucy. Entrambe non eravamo riuscite a calmare i suoi bollori, ma io non ne volevo parlare con te, sapevo che avresti reagito in maniera… preoccupante.

In effetti ti sei contenuto. Hai solo preso il ragazzo per la maglietta dalla schiena e l’hai letteralmente buttato in strada dove c’era un pozzanghera. Non si è visto più da Lucy.

Sospiro, ritornando a fissarti. Hai ancora gli occhi chiusi, le labbra ti si tendono in un sorriso.

:-Sei felice, Aurora?- mi chiedi.

Piego appena la testa di lato. -Quando sono con te sono sempre felice.- rispondo.

Apri un occhio, e mi fissi, allegro. -Questo vuol dire che quando sono via per lavoro sei triste?-

:-Immensamente triste.- continuo, ridacchiando. -Dovresti coccolarmi di più quando torni.-

:-Uhm… Questo piace pure a me. Potrei fare finta di andare a lavoro. Mi coccoleresti di più anche tu?- domandi, malizioso.

Io ridacchio. -Per quello non c’è bisogno che vai a lavoro. Mi piace coccolarti.-

Tu sorridi, apri anche l’altro occhio e sollevi una mano dal ventre per sfiorarmi con il dorso delle dita la guancia.

:-Mi dai un bacio?- la tua richiesta mi manda mille farfalle in gola.

:-Tipo, io il principe azzurro e tu la bella addormentata?- sghignazzo, serena.

:-Hey!- ti lamenti. -Non ti piacerebbe vedere che non sono la bella addormentata. Piuttosto sono l’orco cattivo.- dici, ridacchiando.

:-Meno male che non hai detto “la strega cattiva”…-

Le mie ultime parole ti fanno sbuffare, ma io mi chino e assaggio le tue labbra. Stranamente mi segui, lasci che il bacio sia io a condurlo. Mi stacco pochi secondi dopo. Tu riapri gli occhi e mi guardi, sembri pensieroso.

:-Non mi ero mai accorto che fuori da casa nostra…- mormori. -In pubblico ti vergogni a baciarmi come si deve.- ridacchi, prendendomi in giro.

Io arrossisco. -Non è che mi vergogno. E’ che la gente può sentirsi a disagio se vede due persone baciarsi appassionatamente senza remore. E’ una questione di pudore e di etica.-

Tu assottigli lo sguardo, sulle labbra un sorriso sghembo. -Non ti sto dicendo di infilarmi mezzo metro di lingua in bocca. Ti sto dicendo di baciarmi come si deve.-

Io sospiro. -Senti, a 20 anni, anzi  a 21 anni, vuoi insegnarmi a baciare?-

Il tuo sorriso si fa molto malizioso. -Se per questo, credo di avere tutta l’esperienza necessaria per insegnarti molto di più, ma quello è meglio che te ne parli sotto le coperte.- dici. -Anzi, non parlare. Dimostrare.-

Sospiro di nuovo. -Posso riprovare, Dante?-

:-E me lo chiedi? Sono qui che aspetto.- rispondi, allegro.

Prendo un profondo respiro e mi abbasso su di te di nuovo. Appena incontro la tua bocca chiudo gli occhi e comincio a muovere le labbra in maniera delicata e leggera. Sento il tuo respiro tranquillo infrangersi sul mio naso. Avverto una strana urgenza, apro gli occhi e trovo i tuoi a fissarmi.

Adesso capisco. Baciarti ad occhi aperti mi annebbia la mente. Il tuo respiro, oltre ad infrangersi sul mio volto, riesce ad insinuarsi nella mia gola, e profuma di qualcosa di dissetante e dolce, mi mette l’acquolina. Prendo a morderti appena il labbro inferiore, succhiandolo di tanto in tanto senza alcuna forza. Con la punta della lingua sfioro il contorno della tua bocca, è liscia e con un sapore stupendo.

Una tua mano si solleva e si appoggia appena sul mio collo. Il tuo viso si piega appena per facilitare il contatto. Sento appena la tua lingua sporgersi dai denti e pizzicare il mio labbro.

:-Brava…- mi sussurri senza allontanarti, i tuoi occhi sono accesi dall’eccitazione. -Così…-

Dopo un ultimo tocco che si trasforma in un tuo sorriso, tu ti sollevi e ti metti seduto. Appena ti volti verso di me, ti ritrovi le mie braccia al collo ed il mio corpo quasi sopra al tuo, la tua gamba si insinua tra le mie. Sei sorpreso. Io cerco avida la tua bocca e la mordo con appena più forza di prima, respirando con lieve affanno.

:-Dante…- mormoro, rossa in viso per il caldo che sento.

Spingo il bacino e mi rendo conto che la tua coscia preme involontariamente contro il cavallo dei miei jeans. Sento di nuovo i brividi.

Tu sorridi, portando le mani al mio viso per trattenermi. -Con calma, Aurora. Siamo in un parco pubblico. Non vorrai dare spettacolo.- ridacchi ancora.

:-No… Andiamo a casa…- mormoro, cercando di baciarti come voglio io.

:-Pazienta.- fai tu. -Quando sarà il tempo di tornare a casa, faremo tutto ciò che vuoi. Oggi è il tuo compleanno. Sono il tuo schiavo personale, ma almeno concedimi la possibilità di fare un po’ di testa mia.-

Sbuffo, arrossendo ancora di più. -Non puoi però baciarmi a quel modo e credere che io non senta impazzire i miei ormoni.-

Tu sorridi ancora, un altro sorriso sghembo. -Non sono stato io a baciarti così, sei stata tu.-

Hai ragione, e devo dartene atto. Mi scosto da te e cerco di riprendere un  colorito normale.

:-Forse…- cominci tu, sorridendo. -E’ meglio che per raffreddare i bollenti spiriti ti prendi un gelato.-

Sospiro di nuovo. -So io cosa mi dovrei prendere per i bollenti spiriti…- commento, cupa, alzandomi dalla panchina ed incamminandomi.

Tu mi raggiungi e mi cingi le spalle con un braccio. -Adesso non essere indecente.- mi prendi in giro, ridendo.

 

Dopo il benedetto gelato, che è stato in grado di portare la mia mente al divertimento tranquillo e senza malizia, ci avviamo verso il locale di Lucinda. Naturalmente per il pranzo siamo “costretti” a festeggiare da lei.

Appena entriamo troviamo la tavola calda quasi vuota, solo pochi clienti abituali, silenziosi ed indiscreti. Lì dentro c’è caldo, mi tolgo la felpa grigia e l’appendo all’attaccapanni nel retro, e lasciando pure la borsa a tracolla. Tu fai la stessa cosa con il giaccone leggero.

Quando mi volto per ritornare nella sala principale ti vedo, e ti ammiro ancora con quella camicia addosso. Il tuo corpo si staglia nella mia mente in maniera netta e decisa. Se non ti vedessi per i prossimi 10 anni sono sicura che riuscirei a dipingere un tuo ritratto in maniera perfetta. Peccato che io sia una schiappa a disegnare. Al contrario, c’è una cosa particolarmente importante per me che so fare da tempo, ma ormai non conta, visto che sono qui.

Lucy e suo marito mi salutano entusiasti, rivolgendo a te il loro solito comportamento. Dopo un certo imbarazzo iniziale la spontaneità è ritornata dopo semplici dialoghi.

:-Posso aiutarvi a cucinare?- chiedo.

La donna mi guarda malissimo. -Sparisci, prima che ti tiri un mestolo. Non ti azzardare a mettere mano qui. E’ il tuo compleanno, non devi fare niente.-

:-D’accordo.- dico, estasiata. -Allora apparecchio il tavolo.- e mi allontano verso il tavolo posto nel punto più bello della sala.

:-Ma cosa non le è chiaro di “non devi fare niente”?- borbotta Lucy, guardandoti.

Tu alzi le spalle in segno di resa, sorridendo come per scusarti. Il signor Thomas scoppia a ridere mentre mescola la pasta.

Dispongo i piatti sul ripiano, due da ogni lato, sistemo i bicchieri mettendoli sottosopra, allineo le posate, ed infine raccolgo i tovaglioli nei loro scomparti di legno colorato. Mentre penso a cosa potrebbe mancare, tu mi afferri dolcemente per i fianchi e mi baci sulla guancia, dondolandoci un po’.

:-Sai, ripensavo al periodo in cui ti ho conosciuta.- dici, sorridendo. -Ero molto incuriosito da te. Mi ricordo che il primo periodo che sei venuta a stare da me avevi un comportamento così silenzioso e timido, come se non volessi farti vedere. Solo dopo ho capito che continuavi a pensare che avresti potuto infastidirmi. Sciocca…-

Mi appoggio a te, lasciando che il tuo respiro mi arrivi al viso. -Almeno una volta ti avrò infastidito con la mia presenza.-

:-Più che infastidito…- cominci. -Mi hai messo un po’ di nervosismo. Certe volte giravi per casa in accappatoio. Nemmeno io lo facevo, stavo attento. Eppure tu ti facevi trovare sul letto solo con quel tessuto di spugna addosso. Ricordo che questo mi metteva ansia. Temevo di fare qualcosa che ti avrebbe spaventato.-

Ridacchio, voltandomi appena a guardarti. -Del tipo?-

Mi lanci un’occhiataccia. -Aurora, ma non ti sei resa conto che durante quei cinque mesi avevo una voglia terribile di toccarti? Quando, durante il tuo 20 compleanno, proprio un anno fa quindi, ti sei messa distesa accanto a me sul divano, e poi quando mi hai dato un bacio sul mento, io ho rischiato di impazzire. Sentivo il tuo profumo, sentivo il tuo calore. Ti volevo stringere, ma temevo di spaventarti, ed oltre tutto sentivo che… non mi sembrava normale. Pensavo che ti volessi solo per una notte. Non mi ero ancora reso conto che ti volevo per tutta la vita.-

Io sorrido. -Ci sono state altre volte in cui sei riuscito a trattenerti a stento?-

Tu ridacchi. -Oh, si! Certamente! La volta in cui ti ho parlato del viaggio, quando nello studio ti ho stretta a me e ti ho sfiorato il collo con le labbra, e poi il telefono mi ha salvato in extremis. Oppure durante tutte le notti in Italia.-

Sono costretta ad allontanarmi per ridere fragorosamente. -Tutte?-

Tu mi guardi, incrociando le braccia al petto. -Si, tutte. Però sono riuscito ad abituarmi al tuo profumo e al tuo calore, quindi dopo è stato più facile controllarmi.-

La mia espressione divertita ti irrita un pochino. Sbuffi sonoramente, seccato da quelle confessioni di colpa che io trovo adorabili.

:-Tu mi prendi tanto in giro, ma vorrei sapere anche io se qui qualcuna, durante quei 5 mesi, ha avuto più di un batticuore.- chiedi tu, sedendoti sulla sedia del tavolo apparecchiato.

Con un sospiro, mi metto sulle tue gambe e porto le braccia al tuo collo. -Ogni giorno, dal primo giorno, ho avuto più di un batticuore, Dante. La mia anima vacillava, non volevo rovinare tutto, non volevo farmi vedere da te come una ragazzina. Ogni volta che ti avevo vicino il mio povero cuore si fermava e poi riprendeva a battere con una fitta di dolore. Avevo paura di sbagliare, di farti vedere che ti volevo, e temevo di spaventarti con i miei sentimenti, così immensi e forti, in grado di farmi arrivare fino a te. Temevo che non mi avresti mai presa seriamente. Temevo di vederti spuntare un giorno a casa con qualche donna dietro. Avevo tanta paura di non essere ciò che ti meriti, non che io sia chissà cosa…-

Il tempo di dire questa frase che tu mi afferri il viso e mi chiudi la bocca con un bacio deciso e smaliziato. Quando ti stacchi mi guardi quasi con un certo cipiglio severo. Io arrossisco.

:-Ho detto qualcosa che non dovevo?- chiedo.

:-Un certo numero di sciocchezze.- rispondi. -Certo che quella di pensare che mi potessi portare una donna a casa, le batte tutte. Non hai mai pensato che potevo approfittare delle ore in cui eri da Lucinda?-

Ti guardo, leggermente scossa. -E’ una specie di confessione?-

Mostri un viso seccato. -Aurora, non mi dire che non ti fidi di me…-

Io sorrido. -Certo che mi fido di te. E’ di me che non mi fido. Non so ancora bene cosa hai trovato di tanto speciale in me.-

Porti un mano alla mia nuca e mi tieni ferma, avvicinando le labbra al mio collo.

:-Questo non ti è dato saperlo.- rispondi. -E siccome so che ogni mia parola per convincerti che tu sei l’amore della mia vita ti risulterà tremendamente romantica, detta poi da uno come me, finirai col continuare ad avere dubbi sul perché ti amo tanto. E allora non ti dico niente. E ti tappo la bocca per evitare che tu dica cavolate.-

Detto ciò mi baci di nuovo, senza lasciarmi nemmeno il tempo di replicare, e mentre Lucy e Thomas ci guardano come se fossimo qualcosa di incredibilmente bello.

 

Restiamo alla tavola calda più a lungo del previsto, ridendo e scherzando, mangiando gustosissimi piatti preparati dai due proprietari del locale. La giornata non mi è mai sembrata tanto rilassante e bella. Da Lucy e Thomas ricevo come regali dei vestiti, giustificando la cosa con la semplice idea che la coppia non ha mai avuto figlie, e quindi volesse provare almeno una volta nella vita a vestire una ragazza.

Quando ci incamminiamo verso casa, il cielo si è annuvolato improvvisamente. Tu mi sfili dalle mani il sacchetto pieno di abiti e mentre una leggera pioggerella ci avvolge cominciamo a correre per raggiungere subito il nostro piccolo luogo asciutto.

Una volta dentro il tuo studio siamo appena inumiditi dall’acqua, ma ridiamo allegri della nostra piccola passeggiata. Dopo averti schioccato un bacio, mi infilo in bagno per farmi una doccia calda, uscendone una quindicina di minuti dopo avvolta nell’accappatoio. Nella nostra stanza mi rivesto, ripensando a cosa ho indossato l’anno prima nello stesso giorno. Infilo di nuovo la gonna jeans e la magliettina nera, senza bisogno però di rimettere la giacchettina bianca e le calze. Non fa tanto freddo.

Quando finisco ritorno nel corridoio, ma sento che anche tu ti sei infilato sotto la doccia. Hai lasciato la porta aperta. Entro nel bagno e ti guardo dal vetro trasparente, ridacchiando. Tu ti accorgi della mia presenza e sospiri.

:-Aurora, cosa sei venuta a fare in bagno?- mi chiedi.

:-Contemplo il panorama.- rispondo, serena.

Tu ridacchi. -Penso che allora ti piaccia.-

:-Pensi bene.- continuo.

Tu apri il vetro del box e cerchi di schizzarmi con un po’ d’acqua, ma io esco subito cominciando a ridere. Nello studio aspetto che tu finisca di farti la doccia. Gironzolo per la stanza un po’ annoiata, finché non mi accorgo che c’è qualcosa di strano sul tavolo dello studio. Mi avvicino e osservo meglio.

Un telefono nuovo, con un display che indica la sua funzionalità, ed una piccola lucina gialla che lampeggia vicino la scritta wireless. Non capisco.

Improvvisamente una tua mano si abbassa sui miei occhi e me li chiude. Sento il tuo corpo caldo sulla schiena. Con l’altra mano poggi qualcosa sul ripiano davanti a me, mentre con le labbra cominci a mordicchiarmi l’orecchio, facendomi il solletico. Infine togli la mano dal mio viso ma mi stringi a te, abbracciandomi con infinita dolcezza e appoggiando il mento sulla mia spalla.

:-Buon compleanno.- sussurri.

Davanti a me vi è un regalo incartato. Ti guardo con una certa aria di rimprovero.

:-Ti avevo detto che non volevo nulla da te…- mormoro.

:-Ed io non ti ho ascoltato.- dici. -Lasciami fare solo questo regalo. Ti prometto che non te ne farò più.-

Sospiro, ed infine allungo le mani sul regalo. E’ una scatola piuttosto grande, rettangolare. Strappo la carta mentre sento il tuo respiro sul collo, ti dondoli appena e cerchi di guardare la mia espressione. Una volta libera dalla carta regalo, la scatola si mostra. Vi è una scritta, come una marca di qualcosa.

Mi adopero per aprire l’oggetto, e appena vedo il grigio del suo contenuto mi si ferma il respiro. Le mie mani si bloccano appena, ma riesco a liberarlo dai fogli protettivi e a guardarlo. E’ un PC portatile.

:-Dante…- mormoro.

Tu mi sorridi, sento le tue labbra tendersi poco sotto il mio orecchio. Inspiri il mio profumo, e stringi il mio corpo al tuo. Con una mano ti accarezzo il braccio e scopro che ti sei infilato solo un paio di pantaloni.

:-Dante…- continuo.

Sospiri, sereno. -Me ne hai parlato solo una volta, da quando sei qui. Mi hai detto che ti piace scrivere, e che c’è stato un periodo in cui hai desiderato vivere di scrittura.- mi dici. -Ma il modo in cui mi hai descritto il tuo amore per la scrittura ti ha tradita, Aurora. Mi sono accorto che lo volevi ancora, che io non posso colmare questo tuo desiderio. Ed in fondo perché dovresti riempirlo con me. Sono sicuro che sei una valida scrittrice. E adesso potrai dimostrarmelo.-

Mi prendo il labbro inferiore tra i denti e lo torturo appena. -Ma quanto hai speso? Sembra costosissimo.-

Tu ridacchi. -Ti sembra che posso dirti quanto è costato? Sarei davvero uno stupido…-

La tua mano mi raggiunge il viso e mi volti verso di te. Sorridi comprensivo appena vedi il mio volto rigato dalle lacrime.

:-Piangi di gioia?- mi chiedi.

:-Piango perché sei già uno stupido…- rispondo, tirando su con il naso.

Tu ridacchi. -Mi fa piacere che me lo dici a questo modo.-

Mi stringi ancora e mi baci. Quando ti stacchi mi asciughi le guance raccogliendo le lacrime con le tue labbra. Io mi giro completamente verso di te e ti abbraccio, affondando il viso nel tuo petto. Tu mi accarezzi la schiena e mi lasci diversi baci tra i capelli.

:-Sei incredibile…- mormoro.

Mi alzi il viso e mi baci di nuovo. Le tue labbra si muovono dolci e decise. Mi stringi a te e mi fai perdere la cognizione del tempo e dello spazio. Sono semplicemente avvolta dal tuo abbraccio e cullata dalla tua bocca, per il resto non sento nient’altro.

Ti stacchi appena e mi sorridi. -Devo chiederti un favore, Aurora.-

:-Dimmi.- rispondo mentre cerco di riprendere fiato.

:-Per oggi… puoi lasciare perdere di cucinare?- mi chiedi. -Ordiniamo una pizza per cena e ci facciamo portare pure un’altra torta da Lucinda, ma durante questo pomeriggio voglio starmene con te. Solo con te.-

Io ti guardo appena sorpresa. Eppure ci speravo a preparare qualcosa di buono, e quasi mi sembra un reato non farlo. Ma tu mi baci di nuovo, questa volta in maniera molto più convincente, tanto convincente che comincio a non reggermi sulle mie gambe. Mi afferri prima che finisca spiaccicata al pavimento e ti incammini per il corridoio, fino a raggiungere la camera da letto.

Mi lasci distendere sul materasso, poi scivoli su di me, cominciando un rituale di esplorazione del mio corpo a cui non potrò mai abituarmi. Con una mano mi accarezzi la gamba nuda, insinuando le dita oltre la gonna jeans, con l’altra raggiungi la mia schiena e mi stringi a te. Con la bocca accarezzi il mio collo, il tuo corpo caldo mi da bellissimi brividi di calore.

Prendi a spogliarmi con incredibile lentezza, sfruttando tutto il tempo che ritieni necessario. La tua lingua assaggia la mia pelle con estrema minuzia, comincio a sentirmi accaldata, il fiato mi esce corto e veloce. La tua mano mi accarezza le mutandine, inumidendosi dei miei umori. Mi sbottoni la gonna e me la sfili, facendomi restare solo in intimo. Il reggiseno, però, raggiunge ben presto gli altri vestiti sul pavimento.

Con la bocca cominci a stuzzicare i miei capezzoli già sensibili, facendomi ansimare appena. La tua lingua scorre umida su di me. Sento premermi sulla coscia la tua eccitazione attraverso i pantaloni. E’ una sensazione bellissima. Allungo una mano e ti stringo appena il sesso protetto dal tessuto, ma ciò non ti impedisce di sentire piacere, e quindi di rilasciare un lungo sospiro.

Cominci a baciarmi tra l’incavo dei seni, poi vai più giù, sfiorando la pelle sensibile del costato, lasciando come piccole macchioline rosse, come scottature al passaggio delle tue labbra. Raggiungi il ventre, mi baci l’ombelico. Scendi ancora, fino a trovarti dinnanzi le mie mutandine intrise di umori. Me le sfili dolcemente e poi ritorni su di me, schioccandomi dolci baci sull’interno coscia e soffiando il tuo fiato caldo sulla mia femminilità. La tua lingua vi si affonda pochi secondi dopo, facendomi inarcare la schiena e dandomi mille brividi di piacere.

Porto le mie mani tra i tuoi capelli e muovo appena il bacino. Tu assecondi le mie lievi spinte, facendo scivolare le dita poco sotto i miei fianchi. I tuoi occhi mi guardano, sollevi il viso e risali lentamente verso di me, ma ti fermi a baciarmi il ventre, vicino l’ombellico. Inspiri fortemente il mio odore, affondi appena il viso, poi rialzi lo sguardo e ti sollevi.

I tuoi occhi hanno una strana luce, un bagliore che non vi ho mai visto. Eppure lo conosco, so cosa significa, e ciò mi procura dei brividi, per la prima volta diversi: un misto di calore, paura, incertezza e amore profondo.

Tu mi baci di nuovo il ventre, io porto le mani al tuo viso e ti accarezzo la guancia.

:-Dante…- mormoro.

:-Scusami.- dici subito. -Sul serio, Aurora. Scusami. Non volevo spaventarti.-

Ti guardo, vedo che nei tuoi occhi quella luce si trasforma in un piccolo desiderio, ed è incredibile quanto io sia felice di questo, nonostante abbia paura. Ti faccio ritornare a me e ti bacio, assaporando la mia dolcezza sulla tua bocca. La tua lingua si fa appena più decisa, il bacio è impercettibilmente tormentato.

Con le mani scivolo sui tuoi pantaloni e te li sbottono, cercando infine di abbassarli. Tu fai il resto, disfacendoti pure dei boxer. Ti accarezzo l’eccitazione con movimenti lenti della mano. Tu guardi il comodino e ti allunghi per aprire il primo cassetto, ma io ti fermo, ed infine incrocio le mie dita con le tue, sorridendoti. Tu mostri un viso combattuto.

:-Aurora, non posso farlo. Sei così giovane…- mormori.

Io ti bacio di nuovo. -Sarò anche giovane, ma sono pronta, Dante.- dico, sorridendo, cercando di rassicurarti. -Sono pronta da quando sono innamorata di te.-

Il tuo respiro si fa accelerato. -Aurora, ma… un bambino… Dio, sei così giovane. Ed io non posso farlo solo perché voglio questo con te. Sarebbe ingiusto nei confronti della tua vita. Hai ancora tanto da fare.-

Sorrido ancora. -Dante, lo voglio pure io. E’ l’unica cosa che desidero davvero. Il resto può attendere.-

Tu mi guardi, infine mentre sento il tuo corpo spingersi dentro il mio, vedo il tuo sguardo offuscarsi di qualcosa di immenso. La tua bocca si riporta sulla mia.

:-Grazie.- sussurri dolcemente.

Ti stringo forte a me, e tu fai lo stesso, avvolgendomi nel calore del tuo abbraccio. Sentirti così vicino, senza barriere, mi riempie il cuore di una gioia immensa. Sento l’anima infrangersi contro la mia pelle come un’onda lenta e delicata. Il sudore ed il calore ci accompagnano in questo piacere.

Ogni volta che facciamo l’amore è come la prima, e soprattutto adesso mi sembra così incredibile che sono sul punto di scoppiare in lacrime. I tuoi movimenti si velocizzano, facendomi scuotere dall’apice del mio piacere. La tua schiena si irrigidisce, ed infine sento il tuo seme spargersi dentro di me. Nello stesso momento mi chiudi la bocca con un bacio.

E il tuo sguardo si allaccia al mio. Entrambi riprendiamo fiato con affanno, ma io mi lascio sfuggire una piccola risatina di gioia. Tu sorridi, felice, i tuoi occhi sono pieni di una felicità incontenibile.

La tua mano si insinua tra di noi e si va a posare poco sotto il mio ombellico.

:-Grazie, Aurora, per avermi regalato la possibilità di essere me stesso…-

Dopo queste tue parole, su di noi cade il silenzio, appena ritmato dal battito di un cuoricino lontano. Lontano nel tempo, lontano solo nove mesi.


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