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Itsumademo togheter di yachan | Leggi le 2 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 26/07/2008 | Stampa questo capitolo | Stampa tutta la storia
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ITSUMADEMO TOGHETER

ITSUMADEMO TOGHETER

Per sempre…insieme

Cap.33

3° parte

 

 

Un ragazzo e un piccolo pokèmon giallo erano in piedi, uno alzando il braccio verso l’alto e l’altro alzando la zampa.

-         Torneo, torneo, torneo!- incitò lui.

-         Pika, Pika, Pika!- replicò il pokèmon.

-         Allenamento, allenamento, allenamento!

-         Pika, Pika, Pika!

-         Verso la vittoria, Pikachu!

-         Pikachu pi!

-         Verso…

-         E basta!- gli arrivò in faccia un cuscino.

-         Ugh…- tolse il cuscino, per vedere chi era appena entrato in stanza- Kasumi! Che ti prende?

-         Che ti prende a te!- mise le mani sui fianchi- Ti rendi conto di che ore sono? Se devi fare baccano, esci fuori e lascia dormire gli altri- uscì dalla stanza.

Satoshi guardò il suo amico Pikachu e alzò le spalle sospirando.

Nello stesso tempo, in bagno un uomo si guardava allo specchio e teneva in mano il pettine a mo’ di microfono.

-         We are the champions, my friends. And we'll keep on fightin' till the end. We are the champions. We are the champions. No time for losers. 'Cause we are the champions of the world!

La porta si aprì di colpo e gli arrivò una ciabatta in faccia.

-         Sanremo è terminato da un pezzo, Pavarotti- disse la donna visibilmente sonnolenta- Sbrigati ad uscire e lascia dormire le persone- chiuse la porta.

-         Uh…Che abbia alzato un po’ il volume della voce?

 

******

-         Kasumi!- lei si voltò e vide Shigeru raggiungerla.

-         Ciao- lo salutò.

-         Ciao- lui la salutò e si mise al suo lato per continuare la loro camminata- Dormito bene?

-         Una meraviglia- disse con un certo sarcasmo, ricordando un certo ragazzo a cui piaceva renderle la vita uno stress- Pronto per il torneo?

-         Sono sempre pronto- disse lui sicuro di sé- E Satoshi? Non è con te?

-         Stamattina si è alzato presto e poi è uscito di casa con suo padre. Credo che siano andati ad allenarsi. Lo sentivo lamentarsi di Hiroshi per averlo seguito.

-         Oh.

-         E Hinata?

-         A casa. Sta aiutando il nonno in non so quale ricerca.

-         Mh.

Seguì un momento di silenzio tra i due, mentre camminava verso la scuola.

-         Senti…quelli del Team Rocket, pensi che si rifaranno vedere?- chiese Shigeru.

-         …Penso di sì.

-         E tu, cosa farai in quel caso?- Misty lo guardò per qualche secondo, poi tornò con lo sguardo davanti a sé.

-         …Cosa farò? Pensi che tornerò con loro?…E’ questo che mi stai chiedendo?

-         …Non intendevo questo- disse lui un po’ dispiaciuto- Solo mi chiedevo, cosa avresti fatto, ritrovandoteli davanti…dopo tutto quello che è successo.

-         Mi pare ovvio. Se cercano lo scontro, lo avranno.

-         Però, non ti sei chiesta perché ti abbiano lasciata andare, senza fare niente? Il Team Rocket non è solito lasciare andare via un loro membro.

-         Forse mi credono morta. O forse il loro obiettivo non sono io. Non saprei dirti- alzò le spalle- E’ chiaro che tramano qualcosa, ma al momento preferiscono starsene tranquilli. Anche se ero uno dei membri, non mi venivano rivelati tutti i loro piani.

-         Capisco…e tu, non sei preoccupata?

-         Non posso negare che questa quiete mi lasci un po’ irrequieta, però non temo di ritrovarmeli davanti. Ho imparato la lezione e non voglio più far soffrire le persone che mi stanno vicina- sorrise- Per questo, non c’è possibilità che ritorni nel loro team.

-         …mh.

-         Avevi qualche dubbio al riguardo?- lo guardò- O forse, c’è qualche domanda in particolare che mi vuoi fare?

Shigeru aspettò qualche secondo prima di parlare.

-         …perché ti sei unita a loro? Era per diventare forte?- Misty fece cenno di sì.

-         E’ così. La mia rivalità con Satoshi e i miei continui fallimenti, mi avevano fatto credere che avrei trovato il modo di diventare più forte, solo unendomi al Team Rocket. Non posso negare di essere diventata più forte…ma a che prezzo? Ho rischiato di perdere i miei amici e le persone che credono in me- strinse le mani- Questa volta però, diventerò forte con le mie sole forze.

Shigeru la guardò, poi sorrise.

-         Sei cambiata.

-         Eh?

-         Non mi sembra più di rivedere la Kasumi che ho conosciuto anni fa. Quel giorno avevo intuito che noi eravamo diversi da mia sorella e Satoshi, e quando ti sei unita al Team Rocket ho pensato spesso che forse quella era la scelta migliore per persone come noi. Ma ora, rivedendoti così cambiata…- alzò lo sguardo al cielo- …mi sento un po’ solo. Vorrei raggiungere quella tua stessa determinazione…desidero diventare più forte.

Kasumi si fermò di colpo e si mise davanti a lui, fermando la sua camminata.

-         Shigeru, non dire così. Sarò anche cambiata, ma non sei solo. Non dimentico certo chi ero e le mie azioni, ma quando…quando Satoshi è tornato a prendermi, io ho capito di non essere mai stata sola. Fin da piccola siamo stati insieme, ma anche se ero scostante con lui…lui mi rimaneva vicino.

Il ragazzo abbassò lo sguardo.

-         Ascoltami- appoggiò le mani sulle sue spalle- So che è difficile…è un cambiamento molto complicato, ma ricordati che anche tu non sei solo. Hai tuo nonno, tua sorella e i tuoi amici…- lo abbracciò. Shigeru si sorprese- e hai me. Perciò, non dire di essere solo. Non permettere che l’oscurità ti assalga, come ha fatto con me. Non permettere agli altri di decidere del tuo futuro. Tu solo puoi cambiare, con le tue forze. E io sarò qui, quando ti sentirai solo o vorrai semplicemente parlare.

-         Kasumi…

-         E anche Satoshi, sai? Certo, non è il tipo con cui fare discorsi simili, ma…- sorrise- è una persona comprensibile e gentile.

-         Sì…- lui ricambiò l’abbraccio- …grazie- rimasero per qualche minuto abbracciati.

-         Ah-ehm!- una voce interruppe l’atmosfera- Che state facendo?

-         Satoshi- i due si staccarono dall’abbraccio un po’ imbarazzati. Non si erano resi conto di essersi abbracciati in mezzo la strada.

-         Stavamo parlando…- spiegò Kasumi.

-         Lo vedo…- disse Satoshi con un certo sarcasmo e guardò un po’ male Shigeru- State dando spettacolo, sapete?

-         Non c’è n’eravamo accorti- disse Shigeru.

-         Be’, che non riaccada- disse Satoshi afferrando la mano di Kasumi e trascinandola via.

Shigeru li guardò allontanarsi a passo spedito e poi riprese a camminare riflettendo sulle parole di Kasumi.

Nel frattempo Satoshi continuava a camminare, trascinando a forza la ragazza che cercava di stare al passo.

-         Aspe…aspetta Satoshi- disse lei molto confusa- Perché mi hai trascinata via? Che modi sono? Non vedi che stavo parlando con Shigeru?

-         Non voglio più vederti con quel tipo- disse lui con tono serio e senza voltarsi.

-         …come?

-         Stagli alla larga- Kasumi si fermò di colpo e si staccò dalla presa di Satoshi.

-         Ma cosa stai dicendo?- Satoshi si fermò e si voltò per guardarla con un espressione più seria del solito- Perché dovrei stare lontana da Shigeru?

-         Perché l’ho deciso io e basta.

-         Non sei tu a decidere con chi devo parlare o no!- disse lei innervosita dal comportamento del ragazzo- Ma ti senti? Parli di Shigeru come di un delinquente…dimentichi che è nostro amico?

-         Non sembravate così amici pochi minuti fa…

-         A cosa ti riferisci?

-         Ve ne stavate lì impalati, abbracciati e in mezzo alla strada. Non è abbastanza chiaro?

-         Satoshi, non so a cosa tu stia pensando, però mi pare che tu abbia frainteso la situazione. Stavamo parlando e basta. O forse, per te è così strano che le persone parlino?

-         Non dico questo. E’ che…- sviò il suo sguardo-…non voglio che lui ti stia vicino. Ti potrebbe mettere in testa strane idee e…

-         …e cosa?- lo guardò arrabbiata- Potrebbe spingermi a tornare con il Team Rocket? E’ questo che volevi dire?- Satoshi abbassò lo sguardo- E’ assurdo. Shigeru è una brava persona e io riesco a capire cosa stia provando in questo momento. E ti ricordo, che anch’io ero come lui prima…o forse te lo sei dimenticato?

-         …è diverso.

-         No, non lo è. Io e Shigeru siamo sempre stati diversi da te e Hinata, noi abbiamo una visione diversa della vita. E’ stato anche questo a spingermi di andarmene. Ma se questo non lo hai ancora compreso…come pensi che potremo tornare amici? Se neanche comprendi un tuo amico che ha bisogno di te…

-         Shigeru non è amico mio.

Kasumi spalancò gli occhi e gli diede uno schiaffo.

-         …ma cosa ti prende oggi? Non posso credere che tu sia veramente Satoshi. La persona che conosco io, non avrebbe detto una simile cattiveria.

-         Sì, hai ragione…- Satoshi si toccò la guancia senza scomporsi- siamo diversi noi due. Vediamo le cose in modo molto differente.

La ragazza strinse forte le mani per la rabbia e se ne andò via di lì di corsa.

-         Sei un gran stupido!

Satoshi rimase fermò, senza voltarsi per vederla allontanarsi o per fermarla. Restò lì solo, appoggiando una mano al cuore e stringendo i denti, strinse la maglietta. Era come se un dolore intenso lo stesse bruciando dall’interno. Lo stava divorando. Era insopportabile.

Non poteva credere di averle detto tutte quelle cose. Non sapeva neanche a cosa stava pensando, quando la bocca di muoveva da sola e ne uscivano delle parole. Sapeva benissimo di essere in torto, ma…sentiva solo un in frenabile impulso di allontanarla da Shigeru.

Non voleva, non voleva che lui si avvicinasse a lei e vederli abbracciati lo rendeva ancora più furioso.

Ma cosa gli stava accadendo?

 

******

-         Salve professore- disse un uomo dai capelli neri un po’ ribelli e con un gran sorriso, mentre entrava nello studio del laboratorio- perché mi ha fatto chiamare oggi?

Un signore dai capelli grigi e un grembiule bianco, gli stava di spalle, in piedi e con le mani appoggiate al tavolo.

-         Sei arrivato- disse lui senza voltarsi.

-         Samuel?- chiese Hiroshi confuso dalla strana atmosfera che c’era- Qualche problema? Per caso hai ancora problemi di stitichezza?- disse con un tono un po’ burlone- Hai provato con…- ma non riuscì a terminare che il signore si voltò e lo guardò serio.

-         Mi spieghi cosa significa questo?

Ma prima che Hiroshi potesse rispondere con una battuta, Samuel gli indicò i fogli e le foto sparpagliate sul tavolo. Lui si avvicinò al tavolo e guardò l’insieme delle cose.

-         Ti sei dato allo spionaggio, adesso? Non ti bastava il tuo titolo di studioso?

-         Il tuo improvviso arrivo mi ha insospettito- disse Ookido ignorando il commento- e così ho mandato a fare delle ricerche a mia nipote. Dove studia lei, c’è un mio collega che ha accesso a molte informazioni…

-         Capisco…le amicizie importanti aiutano- alzò gli occhi.

-         Fa meno del sarcasmo e spiegami cosa significa questo- indicò con forza una foto- Cosa stai facendo?

-         Ehi, pare che qui diano la colpa a me per qualsiasi cosa- alzò le spalle in tono di difesa.

-         Perché ti conosciamo, anche se non mi sarei aspettato che ti spingessi così in là- rispose Ookido guardandolo sempre serio- E’ già da tempo che nutrivo sospetti per quella ragazza, fin dalla sua prima apparizione. Ne avevo provato a parlare ad Haneko, ma lei non mi ha voluto ascoltare, così che ho iniziato a fare delle ricerche, ma con non poche difficoltà. Pare che qualcuno abbia intenzionalmente fatto sparire i suoi dati personali. E poi i problemi che attirava e coinvolgeva Satoshi…e infine il tuo arrivo. Se queste non sono coincidenze…

Hiroshi guardò la foto un po’ sbiadita di una famiglia e accanto un’altra foto con una bambina dai capelli color arancio. Guardò con un po’ di nostalgia quelle foto, poi alzò lo sguardo.

-         Che posso dirti?- alzò le spalle con un sorriso- Mi hai smascherato.

-         Non è divertente- Ookido lo guardò arrabbiato- Ti piace giocare con le persone? Pensi che siano delle pedine da muovere a tuo piacimento?

L’uomo divenne serio.

-         Io non sto giocando- replicò con durezza- Forse tu che sarai stato qui a goderti la pace di Masara Town non ti sarai accorto di cosa avviene fuori. Un tempo avresti fatto i salti mortali, ora invece te ne resti qui in panciolle. Non ti riconosco più.

-         La tranquillità…- disse Ookido in risposta- E’ un premio che mi è stato concesso dopo tante battaglie. Ha più valore di qualsiasi medaglia.

-         Ma non cambia il fatto che le cose stiano cambiando, e in fretta pure. Io sono il solo che può fare qualcosa.

-         Però…è pericoloso, lo sai? Ora che sei tornato, poi.

-         Non importa- tornò con lo sguardo alle foto- Ho fatto una promessa…- con la mente ripercorse quel ricordo.

 

Un ragazzo camminava per casa e si diresse verso il frigo in cerca di qualcosa da mangiare.

-         Non pasticciare Hiroshi- disse la ragazza dai capelli castani- Sto per preparare il pranzo.

Lui alzò il suo sguardo dal frigo alla ragazza sorpreso di vederla lì.

-         E tu cosa ci fai alzata?- chiese lui.

-         Sto cucinando, no?

-         Che cosa?- disse lui contrariato- Il medico ha detto che devi riposarti.

-         Ma scusa, se non cucino, finirai per mangiare porcherie.

-         C’è la signora Ookido che si occupa della casa e del cibo…- disse lui.

-         Però lei non ti sta a controllare.

-         Tranquilla, se è questo quello che ti preoccupa, me ne starò qui buono e tranquillo ad aspettare la signora- disse lui sorridendo.

-         Uhm…d’accordo- disse lei incerta- Però…

-         Cosa c’è ancora?

-         E’ che mi annoio a non far niente.

Lui la guardò sorpreso, poi ridacchiò.

-         Sei la solita Haneko …Dai, vai a riposarti in stanza, altrimenti ti stancherai di più e non sarebbe un bene per Satoshi.

-         …va bene- si arrese.

Nel momento in cui la ragazza stava salendo le scale per andare in stanza, suonò il telefono.

-         Rispondo io…- disse il ragazzo alzando la cornetta- Sì, pronto?

-         …Hiro?

-         Mh? Chi è?- chiese confuso. La voce si sentiva confusa e debole.

-         …Hiro…sono Akane…

-         …Akane?- chiese lui preoccupato- Cosa succede?

-         Per favore…potresti venire da me? Mi trovo alla fermata del pullman di Masara Town.

-         Sei qui?- chiese sconcertato- Ma…

-         Ti prego Hiroshi…- chiese lei con voce strozzata.

-         D’accordo…ti raggiungo subito- chiuse la comunicazione.

-         Chi era?- chiese la ragazza.

-         Eh?- guardò la ragazza castana che la guardava dall’alto delle scale.

-         Sembri preoccupato…è successo qualcosa?

-         No…non credo…- disse lui incerto. La voce della sua amica pareva strana e il fatto stesso che si trovasse in Paese, senza averlo avvertito prima, era un chiaro segno che qualcosa non andava- Scusami, esco un attimo…torno subito- si avvicinò all’ingresso- Non fare sforzi, mentre non ci sono.

-         D’accordo…- la ragazza guardò Hiroshi che usciva fuori di casa e sospirò guardando la sua pancia che presto avrebbe portato al mondo un essere umano.

Il ragazzo moro corse per le vie del paesino, fino a giungere al posto dove l’aspettava l’amica. Lì, vide una ragazza dai capelli color arancio, seduta sulla panchina, tutta sola. 

-         Akane!- esclamò lui.

Lei si girò e poi gli sorrise.

-         Sei venuto…

-         Sì…- disse prendendo fiato- Ho fatto più in fretta che potevo…

-         …grazie Hiro.

-         Ma come mai sei qui? E’ accaduto qualcosa? A Mitsu? Alle tue figlie?

Lei lo guardò, poi abbassò lo sguardo triste.

-         La verità è che sono venuta fin qui di nascosto.

-         Come?- chiese lui confuso- Non hai avvertito Mitsu?

Akane fece cenno di no.

-         Il fatto è che…volevo parlare solo con te.

-         Mh? E di cosa?

-         Pare che Giovanni sia ancora vivo…

-         Eh?! Ma non era scomparso in quell’incidente?

-         No…ed è deciso a vendicarsi.

-         Come lo sai?

La ragazza estrasse un giornale dalla sua borsetta.

-         Le ultime notizie del giornale…pare che sia nata una nuova banda di criminali…si fanno chiamare Team Rocket.

-         Team Rocket?- chiese lui curioso, mentre prendeva il giornale- Perché pensi che ci sia dietro lui?

-         Molti dei loro furti, portano il suo marchio…e poi, tempo fa ho ricevuto una lettera dove lavoro adesso…era chiaramente una lettera di minaccia indirizzata a noi e firmata dal boss del Team Rocket.

-         Perché pensi che c’è l’abbia con noi?

-         Come perché?- disse lei ironica- Ti ricordo che gli abbiamo sventato tutti i suoi grandiosi piani per conquistare il mondo, ci ha perseguitato per anni per eliminarci e alla fine è caduto in uno delle sue trappole, finendo intrappolato in un rogo di una ditta. Non credi che abbia più di un motivo per volersi vendicare?

-         Dico solo che è passato del tempo da quell’incidente. Cosa vorrà ancora da noi?

-         Non lo so Hiroshi…però sto iniziando a preoccuparmi.

-         Ne hai già parlato con Mitsu? Forse lui…

-         No- scosse la testa- Lui non ne deve sapere niente, per il momento.

-         Perché?

-         Sai com’è fatto…si preoccuperebbe eccessivamente e in questo periodo…le cose non vanno tanto bene.

-         Che intendi dire?

-         …niente- scosse di nuovo la testa- Ho voluto parlarne prima con te…perché sei il mio migliore amico e so che posso contare sulla tua discrezione.

-         Sì, però…

-         E poi, sono anche preoccupata per un’altra cosa…in quest’ultimo periodo, ho lavorato ad un composto in grado di potenziare i pokèmon.

-         Oh…era quello che volevi presentare come tesi al Congresso?

-         Già…I Pokèmon sembrano aver reagito bene al composto, ma…ho anche scoperto, che assunta da un essere umano, può aumentarne le capacità fisiche e mentali…e in dosi eccessive, può anche causare un gran danno al cervello…

-         E’ terribile…

-         Sì, è per questo che ho deciso di interrompere le ricerche. Non voglio che quel composto finisca in mani sbagliate…e ora che è tornato Giovanni alla carica, temo che lui possa venire a rubarlo.

-         Forse esageri…chissà ora dove si trova…

-         Hiroshi- appoggiò le mani sulle sue spalle sorprendendo il ragazzo.

Lui la guardò attento.

-         Non sto esagerando…dico sul serio. Quel composto è pericoloso…se qualcuno dovesse ingerirlo, sarebbe la fine. Diverrebbe molto forte e non ci sarebbe più modo di farlo tornare normale.

-         Non c’è un rimedio?

-         …no- scosse la testa- Sto cercando di trovare appunto un antidoto, ma…- abbassò la testa-…non mi rimane più molto tempo.

-         Come?- la guardò come se non avesse capito.

-         Hiro- lo abbracciò, sorprendendo il ragazzo- Ti voglio bene…sei una caro amico d’infanzia e insieme a te, mi sono divertita molto nei nostri viaggi.

-         …Akane?- non capiva il comportamento della ragazza. Lei appoggiò la fronte sulla spalla del ragazzo.

-         E ti ho anche amato…fin dalla prima volta che ci siamo conosciuti.

Hiroshi spalancò gli occhi incredulo.

-         C-come?

-         Però…ho capito che non eravamo destinati a stare insieme. Tu avevi il tuo mondo e il tuo obiettivo…io cercavo qualcuno che mi stesse vicino. Mitsu era l’unica persona in grado di amarmi e starmi accanto.

Hiroshi rimase immobile, ascoltando le parole della ragazza.

-         Ora entrambi abbiamo una persona che amiamo e con cui vogliamo stare…e ne sono contenta. Sono sicura che Haneko ti saprà stare accanto e appoggiarti, come facevamo prima noi.

-         …perché mi stai dicendo tutto questo?- guardò amareggiato e triste la ragazza.

-         Perché voglio che tu sappia, che sei molto importante per me, anche se non ho avuto modo di dirtelo in passato. I nostri destini, si separano ancora una volta…ma so che tu sarai in grado di andare avanti senza l’aiuto dei tuoi amici, perché sei una persona speciale.

-         Akane…- la abbracciò- Anche tu sei molto importante per me…sei stata la mia prima vera amica e con te al mio fianco, era più divertente viaggiare. E’ stato difficile separarmi da te e Mitsu…

-         Ma c’è l’hai fatta…Hai combattuto per il tuo sogno- disse lei tentando di sorridere- Caro Hiro-chan…sono fiera di te.

-         Eh, eh…ma che dici…- disse lui ridacchiando imbarazzato- E poi…

-         Hiro- lo interrompe. Il suo volto tornò serio- Quello che ti aspetta, sarà un duro tragitto e non ci saranno questa volta i tuoi amici…devi farcela da solo…devi mettercela tutta. Promettimi che lo farai.

-         Ma di che parli?

-         Io starò a guardarti da lontano e pregherò per te.

-         Akane, mi stai preoccupando…

-         Vorrei solo aver più tempo per stare con lei…- disse toccandosi la pancia. Lui la guardò senza capire- Un giorno…le nostre vite si incroceranno in un altro cammino…e torneremo ad essere amici- si staccò da lui e versò qualche lacrima, sorridendo- Non mi dimenticare Hiroshi.

-         Akane…- la vide allontanarsi velocemente, verso il pullman che stava aspettando di partire- Akane, aspetta…

Lei si voltò, mentre stava salendo i gradini.

-         Il destino del mondo, ancora una volta pesa su di te- salì sul pullman- Abbi fiducia in te.

-         Akane!- il pullman chiuse la portiera e mise in moto- Akane, spiegati meglio! Cosa sta accadendo?

La ragazza si limitò a guardarlo dal finestrino, con qualche lacrima agli occhi e lo salutò con la mano.

-         Akane!- cercò di rincorrere il pullman, ma fu inutile. Se n’era già andato. E tante domande frullavano nella mente del ragazzo- Akane…

 

-         …ed intendo mantenerla- disse alzando lo sguardo deciso.

Ookido lo guardò triste e preoccupato.

-         E Haneko e Satoshi? Non hai pensato a loro? Haneko ha sofferto così tanto e Satoshi solo adesso sta aprendosi a te. Vuoi rovinare tutto?- lo guardò, mentre Hiroshi si voltava verso lui- Capisco che per te sia importante. So che lo fai per il bene di tutti noi, non sei cambiato da quando hai iniziato il tuo viaggio Pokèmon, però per una volta…non potresti tirarti indietro? Non è un atto di vigliaccheria…è un gran gesto per chi ti ama.

Ora Hiroshi lo guardava attentamente, però non poté che sospirare.

-         Lo so…mi è costato molto allontanarmi dalla mia famiglia- si appoggiò al bordo del tavolo- Però dovevo. E anche Satoshi un giorno capirà quando gli toccherà di dover fare delle scelte.

-         Delle scelte…- ripeté perplesso Ookido- Come temevo…coinvolgerai anche lui. E’ questo, vero?

-         No, io non lo costringerò- scosse lentamente la testa- Saprà lui cosa fare al momento giusto.

 

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Prossimamente:

La situazione non è di certo migliore per Satoshi, in continuo conflitto con i suoi sentimenti e gli eventi che si stanno per avvicinare. Hiroshi cercherà di aiutarlo, ripercorrendo altri frammenti dei suoi ricordi della sua infanzia. Shigeru allo stesso modo è afflitto dai suoi pensieri e dai ricordi.

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Chiedo scusa alle persone, in un capitolo ho scritto Pallet Town, ma in questa fic sto utilizzando i nomi originali della serie giapponese. Perciò, era giusto dire Masara Town (a volte mi dimentico, sorry). Può capitarmi anche con i nomi di persona, perché scrivendo più fic contemporaneamente mi confondo facilmente.

Spero che la fic si stia pian piano facendo più interessante e più chiara, visto che fra qualche capitolo sarà tutto finito (yuppi! Ma che dico? Non l’ho ancora finito di scrivere ç_ç) Nel prossimo capitolo ci saranno altre piccoli ricordi del passato di Hiroshi, quindi non perdetevelo ^^

Ringrazio infinitamente le persone che leggono questa fic! Ricordate di lasciare qualche commento, è di gran aiuto al mio morale ^^ e mi sprona a continuare a scrivere. Grazie a tutti! Ammetto che leggersi ben 33 capitoli e più, non sia una cosa facile XD

Vi ricordo di venirmi a visitare sul mio blog http://mariposasky.blogspot.com

Va bon, alla prossima allora.

By Ya-chan


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