Lo vedi? La pioggia cade.
Cade fitta, creando disegni e forme di una tessitura
intricata e delicata, che si distrugge al minimo tocco.
Ed io sono qui che guardo fuori dalla finestra. Ancora una
volta.
Guardo fuori la finestra ed aspetto il tuo ritorno, invano,
ancora una volta.
Scorgo la tua sagoma in lontananza, i capelli biondi, la
bassa statura, gli occhi ambrati. Corro alla finestra, ma ancora una volta è
solo un’illusione.
Quanto tempo è che non torni da me e la nonna? Quanto,
Edward?
Te lo dico io, sono 2 anni, due anni oggi e tu ancora non
sei tornato.
Quanto tempo dovrò ancora aspettare? Quanto tempo dovrò
illudermi?
Lo so, passeranno degli anni.
Altri anni di pieni di speranza, delusione, impegno.
Esattamente come questi due anni passati, ma di te, nemmeno l’ombra.
A volte mi sembra che la tua presenzia ancora in questa
stanza vuota e fredda, come il mio cuore.
La tua irascibilità, i tuoi sensi di colpa, l’odore di
bruciato che ti porti dietro sempre e comunque, ricordo di quando avete
incendiato la vostra casa, ricordo di te.
E nonostante il tempo la tua presenza è ancora viva in
questa casa, illusoria, come la pioggia.
Probabilmente resterà per sempre, quando noi ce ne andremo e
non resterà nessuno in questa casa non sarà la mia presenza a rimanere e
neppure quella della nonna, sarà la tua.
Quella di Edward Elric, l’alchimista d’acciaio, il Fullmetal
Alchemist.
Non passerà mai, come quei giorni di pioggia, che fanno
riaffiorare i ricordi, le speranze..e le delusioni.
Sono patetica, vero?
Aspettare per due anni e continuare a crederci, a ripetermi
“Tornerai”.
Guardo nuovamente fuori dalla finestra e la tua sagoma torna
a farsi vedere.
Non è perfetta come le altre volte.
E’ bagnata, il tuo mantello rosso con il simbolo della tua
maestra è distrutto, ridotto a brandelli e lascia intravedere parte del tuo
braccio sinistro, coperto di sangue.
Non cammini normalmente, ti trascini a fatica con un bastone
malmesso, non ci sono armature con te, solo la tua figura che arranca nella
fitta trama della pioggia, orribile e stupenda come non mai.
Rimango incantata alla finestra, vedo che ti avvicini, ma
continuo a ripetermi “Non cascarci, Winry. Non soffrire più del dovuto”.
La tua figura non svanisce come le altre volte, si fa sempre
più distinta, sempre più nitida.
Riesco quasi a percepire il suono metallico della pioggia
che rimbomba sui tuoi automail.
Non riesco a muovermi. Sono congelata.
La tua figura si avvicina, la mia mente si annebbia, la mia
vista si offusca, sento le lacrime sgorgarmi sul viso e poi tutto si muove a
velocità di battaglia: a rallentatore, eppure troppo veloce.
Flash confusi, il tonfo sordo sulla porta, io che volo giù
per le scale, la porta che si apre e tu che cadi fra le mie braccia.
Sei malmesso, ma sei tornato.
E ringrazio il cielo.
E ringrazio la pioggia, per averti portato con sé.
Dolce, ingannatore, freddo e onnipresente, come la pioggia.