***Terza classificata a pari merito con Ainsel al contest a tema floreale indetto da SweetAudy.***
http://freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=7597388&p=10
INDACO
-Non ti scordar di me-
Udite,
udite, miei prodi signori, avventurieri folli, lettori coraggiosi. Avete mai
sentito parlare dei nontiscordardime? Sì, signori, quei fiorellini celesti che
hanno un nome tanto poetico. Sapete come sono nati?
No,
davvero? Sul serio non conoscete la storia dei nontiscordardime?
Allora
è proprio il caso che ve la racconti.
Non
temete, non ruberò molto tempo alle vostre indaffaratissime esistenze. Però è
proprio il caso che lo faccia, per capire l'altra storia, quella vera, quella
che è la vita.
Due
giovinetti passeggiavano allegramente lungo le sponde di un fiume,
andavano
canticchiando spensierati canzonette d'amore
e
cogliendo tanti, tantissimi fiorellini azzurri.
Ma,
all'improvviso, lui scivolò nel torrente.
Non
fu chiaro come, né il perché, ma egli vi sprofondò.
Non
sapeva nuotare, le onde traditrici lo spingevano sott'acqua
e
lui beveva, disperava, si dibatteva per farcela.
Le
forze tuttavia scemavano e l'appiglio di salvezza non cadeva dal cielo;
allora
levò un'ultima, straziante preghiera:
"Non
ti scordar di me!"
lanciando
all'amata il suo mazzolino di fiori celesti.
Ella
li battezzò nontiscordardime, a simbolo dell'Amore eterno.
Vi
avevo avvisati: non vi avrei sottratto molto per ottenere attenzione.
Ora
vi attende un altro racconto,
un
po' più reale, un po' più crudo, un po' meno magico.
Perchè l'Amore e
l'indaco non sanno essere sempre eterni.
...
Forse.
* * *
I raggi tiepidi del sole del
tramonto languivano con i caldi riflessi aranciati l'immensa distesa verde,
appena fuori Konoha. Nella luce intensa si stagliavano due ombre scure,
lunghissime, infinite; segnavano il loro tragitto lungo il sentiero di terra
battuta, seguendo cammini paralleli, che, tuttavia, a volte si incontravano
misteriosamente in incroci casuali, quasi fossero le ombre stesse a prendere
vita ed a decidere per contro proprio di unirsi. Così, a dispetto del volere
dei legittimi proprietari, le figure parevano prendersi per mano.
In alcuni rarissimi casi, le
illusioni ottiche riportano la realtà meglio di uno specchio: anche allora era
così, come se quelle proiezioni potessero riflettere i movimenti inconsapevoli
ed inconsci di chi passeggiava fedelmente al fianco del proprio compagno,
spostandosi ogni tanto verso di lui per sfiorargli la mano, toccare i suoi
capelli, inebriarsi del suo profumo. O porgergli un fiore.
Sasuke e Naruto proseguivano
l'uno accanto all'altro l'itinerario sconosciuto che li vedeva protagonisti,
senza ben capire perché quella potesse essere la strada giusta da imboccare,
basandosi solo sulla sensazione che ad ogni modo quella lo fosse. Deambulavano
tranquilli, calpestando indifferenti la ghiaia e la terra inaridita dai molti
piedi passati di lì.
Chiacchierando del più e del
meno, Naruto calciava lontano un sassolino, poi lo riprendeva ed ancora lo
portava avanti, scansando gli ostacoli che di volta in volta gli si
presentavano. Per la verità era lui ad animare i discorsi, spesso conducendoli
sull'orlo di noiosi monologhi personali, poiché, com'era noto, Sasuke non amava
le ciance, sia vane che non, limitando volentieri le risposte a mugugni affermativi
oppure alle solite esclamazioni infelici. L'eco di uno dei numerosi
"Baka!" si disperdeva per quegli spazi aperti, impreziosiva
scioccamente le sue occhiate di biasimo, eppure, nonostante tutto, Naruto rideva.
D'altronde non aveva motivo di prendersela: il suo compagno era fatto così,
stampato nella formina dell'antipatia e del distacco vanesio, e per questo era
unico.
Non vi era cattiveria nelle sue
parole, né negli insulti, o l'avrebbe capito. Naruto aveva imparato a cogliere
e a comprendere ciò che davvero si celava dietro le iridi nere, apparentemente
inespressive, di Sasuke: odio, risentimento, rancore e tanta, incommensurabile
tristezza. E quell'orgoglio inesauribile ed insormontabile, immortale,
capace di stroncare ogni emozione sul nascere e di seppellirla in fondo
all'anima, celebrando il funerale del cuore con un mesto sorriso sulle labbra.
Ed infine quel luccichio in più,
un bagliore improvviso, una pagliuzza di colore -forse indaco- in quel
pozzo nero tra le ciglia, destinato solamente a lui, che lo sapeva provocare
con una risata, una battuta cretina, un abbraccio; stringendolo forte,
sfiorandogli i capelli, il viso, lo zigomo altero con la bocca ed inchiodarlo
alla parete, litigando come sempre, come non avrebbero mai smesso di fare.
D'improvviso, Sasuke si fermò.
Naruto, non trovandoselo più
accanto, si voltò interdetto; lo scovò intento a fissare qualcosa di colorato,
che spuntava dal ciglio della strada. Lo fissò incuriosito, mentre si chinava a
strapparlo; lo guardò a bocca aperta, intanto che si avvicinava stringendo un
fiore celeste tra le dita sottili.
-Tieni, dobe.
-Cos'è?
Sasuke alzò le sopracciglia, poi
saccente replicò:
-Un nontiscordardime.
Naruto allargò gli immensi occhi
azzurri per lo stupore, dubitando seriamente sul momentaneo equilibrio psichico
dell'altro: che si trattasse di un impostore? Magari qualcuno che lo voleva
ingannare, prendendo il posto di Sasuke; erano tempi grami, non si poteva mai
abbassare la guardia. Ma il luccichio d'indaco era il suo, non apparteneva a
nessun altro. Allora, alla faccia dello scetticismo, scoppiò in una
fragorosa risata, accettando quel gesto bizzarro di Sasuke.
-Mi meraviglio di te, teme.
Adesso prendi a comportarti come una donnicciola?! Sei certo di stare bene?
Sasuke sbuffò impaziente,
rimbrottò acido:
-Certo, baka. E smettila di
ridere come un idiota!
Assunse un'espressione contrita
inequivocabile: pretendeva il silenzio. Al che Naruto si strinse nelle spalle,
si morse la lingua e, ricomponendosi, gli fece cenno di proseguire; Sasuke
pareva serio, più del solito, e quel vago cenno di autorevolezza implicava
necessariamente qualcosa di importante. Era decisamente saggio consentirgli di
parlare.
-Sai cosa significa?
Naruto negò, scuotendo il capo,
dopo di che azzardò:
-Che non mi devo scordar di te...
?
Sasuke annuì, tuttavia non
accontentandosi della spiegazione scontata, tautologica. Prese fiato, evitando
però di mostrare il suo nervosismo, poi, di colpo, afferrò la mano di Naruto ed
ivi gli fece scivolare il nontiscordardime, suggerendo accorato:
-Vorrei che tu lo conservassi.
Naruto non parve ancora afferrare
appieno i pensieri che tormentavano Sasuke; gli sembrava turbato, eppure c'era
quel riflesso indaco nei suoi occhi. Lo stordiva l'intensità del suo sguardo:
era magnetico, scottava sulla pelle.
-Promettimi che lo farai.
-Ma... Perché?
-Un giorno mi odierai tanto
dal voler cancellare il mio ricordo dalla memoria. E io non voglio che tu
mi dimentichi, mai, nemmeno se te lo dovessi chiedere io in persona.
Naruto s'irrigidì, non trovò
altra via d'uscita dalla situazione incresciosa che il tono ironico. Ma non
aveva voglia di scherzare, non per davvero, non in quel caso.
-Ma cosa stai dicendo, teme? Sei
impazzito?! Non accadrà mai!
Rideva forzatamente, vi era un
sentore di tragico e fatale assieme nelle frasi di Sasuke che lo tramortiva. E
quel fiorellino indaco sapeva di morte, sebbene non gli riuscisse di
carpirne il motivo.
Sasuke impercettibilmente si
portò una mano al collo, la serrò attorno al punto ove Orochimaru gli aveva
apposto il Segno; sentì le ginocchia farsi deboli, le giunture sul punto di
cedere. Spasimava, faticando a respirare, a radunare le forze per pronunciare
rassicurazioni sensate; declamava un copione, una parte che, giorno dopo
giorno, l'opprimeva e lo angustiava.
-Già, forse hai ragione
tu.
Appunto, era una farsa. Non ci
credeva più nemmeno lui e Naruto, nell'intimo, lo intuiva.
-Teme, qualche volta mi spaventi.
Sasuke di colpo lo liberò dalla
presa, lo lasciò andare come se scottasse; ma Naruto insisteva su quell'ilarità
intramontabile, fortemente convinto che non fosse mai ora di spegnere la luce.
-Ti stai riducendo ad essere una
femminuccia! Oggi regali fiorellini, domani, chissà, mi confesserai di avere
scoperto una malsana passione per il ricamo...
Sasuke si voltò furioso:
possibile che il suo compagno non avesse inteso la serietà di quel discorso? Perché
si ostinava a ridere, quando si parlava del suo futuro?
Ribatté sarcastico:
-Sei un baka! Non capisci niente.
D'impeto lo catturò, stringendolo
ai fianchi; lo scosse, gli urlò addosso:
-Non capisci mai nulla! Mai! E
io perché devo ostinarmi a perdere tempo con te? Il fiore, questo
nontiscordardime, ha un significato particolare. Ma io no, mi illudo ancora
che tu possa arrivarci ed invece...
Naruto sospirò, mormorò piano:
-Ehi, Sasuke. Teme. Ho
capito.
-No.
-Sì! Ma non riesco a sopportare
simili argomenti, non mi piacciono, anzi, li odio.
Sasuke si rilassò un poco,
scollando la maschera di rabbia dal volto; sussurrò di rimando:
-Sono questioni da affrontare comunque.
-No, non è vero. Solamente tu ne
vuoi discutere, io no. Io voglio considerare il nontiscordardime come un
semplice regalo da un amico speciale. Amico, chiaro?
Sasuke si arrese alla
testardaggine dell'altro, decise di lasciar correre almeno per quella volta,
contagiato dall'ottimismo, dalla gioia, dalla voglia di vivere e viversi. Gli
scappò un mezzo sorriso, l'indaco brillava nei suoi occhi neri.
-Amici?! Dobe, quando mai
io e te lo siamo stati? Devi imparare a collegare la bocca al cervello, prima di
sparare cavolate a raffica. La usi a sproposito; donala alla tua misera
testolina.
Ammiccò e lo attirò a sé,
percependo l'abbassarsi ed alzarsi del torace accelerati dall'improvviso
affanno. Si sfioravano languidamente, divisi dallo spazio di un respiro.
-Oppure lasciala a me.
Dell'indugio non conoscevano
l'esistenza, se lo avessero incontrato lungo quella via di terra battuta, non
se ne sarebbero lasciati intaccare, almeno, non per quelle questioni. Quelle
che riguardavano solo loro due e le loro dita intrecciate e le loro labbra fuse
in un bacio. Uno dei tanti affamati, uno di quegli interminabili scontri tra le
lingue eccitate, i denti affilati e le gocce di saliva al lato delle labbra.
Fermarsi un attimo, non più di un
secondo, per fiatare e poi gettarsi di nuovo all'avventura.
Sasuke tentennava, con la mano
furba sospesa sopra il cavallo dei pantaloni di Naruto, non osando proseguire,
vittima di insulsi scrupoli reconditi; eppure bastava un cenno, un'occhiata languida,
un mutuo assenso dell'altro e tutto cambiava. Allora gli porgeva il collo con
dolcezza e si lasciava mordere silenziosamente, gemendo a bassa voce, quando
prendeva a succhiare con più vigore, ed una macchia violacea si allargava
sull'epidermide candida.
-Naruto...
Lo invocava piano piano, avendo paura di potersi dimenticare il suo nome ed,
al tempo stesso, rabbrividendo al dover alzare la voce. Se l'avesse fatto,
avrebbe urlato: sarebbe stato simile ad un ossequio particolare verso il suo
inestimabile valore, all'importanza del loro legame, e lui non poteva
permetterselo.
Rubava i sussurri al vento,
piuttosto. Ed amava macchiarsi di quel peccato, adorava vestire i panni del
ladro vigliacco, avido di parole, emozioni e sentimenti. Anche Naruto pareva amarlo
per questo e forse non solo.
Scivolavano nell'indaco
incatenati assieme, con i vestiti che lentamente volavano via; restavano nudi
ed indifesi in balia della sorte. I calzoni scesi a metà coscia erano un
ricordo vacuo, aggrappati l'uno all'altro si spingevano su, su, più su, in alto
e di più, all'apice, all'estasi assoluta, all'orgasmo divino.
E, dio, com'era bello!
Quant'erano felici!
Amarsi, viversi, sentirsi ed
amarsi ancora, allo sfinimento, e quel nontiscordardime, imprigionato tra i
loro palmi.
* * *
-Guarda, Sasuke, guarda!
Sasuke sbatté le palpebre per
inquadrare meglio la macchiolina indaco sulla mano di Naruto: il
nontiscordardime doveva essersi schiacciato, durante l'amplesso. Se ne
rammaricò, pensando che il suo dono all'insegna del simbolico era andato a
farsi benedire; però l'altro lo sorprese, esclamando con un acuto
insopportabile:
-Teme, i petali... Sono
intatti! Non si sono rovinati, così lo posso conservare, come vuoi tu.
Sasuke non disse nulla, sennonché
la sua contentezza fosse palese. Così, quando, guardando avanti, adocchiò
un'intera distesa di fiorellini uguali, non poté esimersi dal sorridere
apertamente e lasciarsi afferrare dalla mano di Naruto. Rapito dall'entusiasmo
del compagno, prese a correre a perdifiato con lui verso l'indaco.
Splendeva nei suoi occhi il
riflesso dello sguardo di Naruto.
-Lo sai vero che, d'ora in poi
quando vedrò un nontiscordardime, penserò a te, vero? Mi perseguiterai, teme,
maledizione!
Sasuke gli scoccò un'occhiata
famelica e protestò vivace:
-Beh, non mi sembri molto
dispiaciuto al riguardo.
-Non lo sarò mai.
Ancora complici, chiusi in un
mondo tutto loro, presi da una corsa sfrenata mano nella mano, poi una lotta,
un litigio, di nuovo altri bisticci ed un sorriso, un bacio, un altro ed un
altro ancora.
Con naturalezza si baciavano,
quasi fosse diventato un istinto vitale per loro, un'esigenza da soddisfare, un
impulso da mitigare obbedendovi, una fame cronica. Non ne avevano mai
abbastanza, non potevano mai essere sazi l'uno dell'altro, perché esserlo
significava smettere di farlo ed era impossibile, inconcepibile. Insieme
stavano bene, si realizzavano, si sentivano compiuti. Qualche pausa per
riprendersi e recuperare le energie, per ricominciare, qualche intermezzo
silenzioso e i dialoghi aperti, quesiti irrisolti pronti a pendere sulle loro
coscienze; non occorreva loro altro. A Sasuke forse premeva una certa
insofferenza, la mancanza di libertà per decidere, ma la biforcazione della
strada appariva lontana all'orizzonte; non erano giunti al bivio, potevano
ancora tenersi per mano.
Era ormai notte fonda, che,
camminando, arrivarono tanto vicini al punto in cui la via si divideva, dal
poterne scorgere le rispettive diramazioni, sebbene una di esse restasse
un'intuizione: troppo buia era la strada.
Sasuke ad ogni passo aggiunto
tremava un poco, pareva in fibrillazione, in attesa insopportabile di
approdarvi; si girava verso Naruto con fare guardingo, come a voler spiare le
sue mosse, poi rialzava la testa superbo ed imperturbabile passava oltre. Di
tanto in tanto incrociavano gli sguardi, però le tenebre erano troppo fitte per
lasciar trasparire un minimo indizio interessante; eccetto l'indaco: non rifulgeva
più nelle iridi di Sasuke.
Fu proprio lui a rompere quel
silenzio tombale, ripetendo una frase che già aveva amareggiato Naruto.
-Un giorno mi odierai tanto dal
voler cancellare il mio ricordo dalla memoria.
Naruto si bloccò, scrollò le
spalle e, montando su tutte le furie, sbottò:
-Smettila, Sasuke! Mi hai
stancato con questa storia, lo sai che non lo farò mai: tu sei troppo
importante, tu... Sei uno dei miei primi legami e, finché la morte non mi
strapperà di questo corpo, tu sarai presente in me. Sempre. Lo capisci o
no?!
Lo catturò, sollevandolo per il
bavero della maglietta blu scuro, lo guardò negli occhi. Dov'era l'indaco?
Dov'era finito il riflesso dei suoi occhi in lui? Annaspava, sommerso dalla
cupezza della notte.
-Naruto, tu non
capisci, non ci riuscirai mai! Sei un idiota!
Naruto digrignò i denti, lo agitò
nell'aria gelida; gli riversò addosso la sua ira, niente altro se non paura
esasperata di perderlo, di essere sul punto di farlo.
-L'idiota sei tu, Sasuke! Io non
sarò mai tanto stupido da eliminarti dai miei pensieri; perché ti ostini a
pensare che io lo possa fare, eh?!
In un filo di voce disperata
restò sospesa la risposta.
-Perché sarò io a scordarmi di te
per primo, dannazione!
Allora ammutolirono entrambi,
avvinti da uno sconforto raro. Mancava loro l'ossigeno, il coraggio, la luce e
l'indaco.
Il nontiscordardime ricordava ora
più di prima una condanna. Il suo profumo delicato era andato perduto sulla
via, se ne era smarrita la fragranza, annientata dall'odore di terra arida,
sterile, incapace di generare fiori e sentimenti. Anche quello riposto nella
tasca di Naruto pareva essersi seccato.
* * *
Naruto giaceva immoto nel fango;
la pioggia torrenziale lavava le ferite, portava via con sé le lacrime.
Non ti scordar di me.
Al bivio Sasuke aveva scelto di
imboccare un'altra strada: giusta, sbagliata, che importava ormai? Non
corrispondeva alla sua, questo era il dato di fatto.
Non ti scordar di me.
Non avrebbero più corso assieme,
mano nella mano, lungo la strada della vita.
Perché sarò io a scordarmi di te
per primo, maledizione!
E così era stato. Ma lui l'aveva
promesso, non si sarebbe mai dimenticato della sua esistenza, benché glielo
avesse chiesto. Avrebbe portato nel cuore sempre, ogni giorno, ogni ora, ogni
infinitesimo istante della sua vita il pensiero di Sasuke.
Per salvarlo, per redimerlo, per
riaccendere l'indaco nei suoi occhi. Per quel fiorellino, quel minuscolo
nontiscordardime, che si ostinava a galleggiare nel fango.
Ed una figura, che arrancava
silenziosa nella tetraggine della sua via, sussurrava in preghiera:
-Non ti scordar di me.
Il ricordo di un indaco antico
appannava il nero impenetrabile dei suoi occhi. Mai lo avrebbe abbandonato, mai
gli avrebbe dato tregua dal tormento.
Radicato nel cuore, scalfito
nell'anima, resisteva quel fragile nontiscordardime. Sasuke sapeva che non
sarebbe mai appassito, come i sentimenti, le emozioni, le memorie e... Naruto.
L'unico, incancellabile, nello
spettro dell'indaco, in quel nontiscordardime.
nd princess21ssj:
Ebbene, devo necessariamente puntualizzare alcuni aspetti di questa one-shot.
Nata come storia suddivisa in più
parti, con sequenze ampie e salti temporali evidenti, è stata modificata non
appena ho cominciato a scriverla al computer. Ne è nata una storia senza
effettivi spazi definiti, piuttosto psicologica: ho reso la via percorsa
assieme da Naruto e Sasuke un'allegoria della vita, il bivio idem ed il
nontiscordardime fiore simbolo della memoria.
Spero che sia stato compreso il
discorso di Sasuke sul fiore in questione: egli chiede a Naruto di ricordarlo
sempre proprio perchè sa bene che sarà il primo a
fare a meno di lui. L'indaco che si accende negli occhi di Sasuke è il riflesso
delle iridi di Naruto nelle sue. La parte di leggenda sul nontiscordardime che
ho aggiunto, modificandone solo la struttura delle frasi, corrisponde alle
fonti di internet a cui mi sono rivolta per ispirarmi alla storia. Diciamo che
la fiaba ha avuto un certo peso sull'idea della storia.
Ultima nota, sulla scrittura del
nome originale del nontiscordardime: nel dizionario che uso è riportato tutto
unito (come l'ho scritto io), in altri è separato da dei trattini. Ora, benché
ritenessi più pratica quest'ultima scrittura, ho optato per la prima, dato che
si sarebbe creata una certa confusione con i trattini che impiego per i
dialoghi.
Spero sia stata di vostro
gradimento, grazie mille^^!
Kiss^*^
NB: Ossantocielobenedetto...
Io gongolo! Accidenti, io -io?!- terza? Sì, insomma, a pari merito con Ainsel (inchino) e a seguito di altre lodevoli autrici alle
quali, con molto irritante ossequio, si rendono necessari dei complimenti.
Insomma, complimenti a Lalani e WishfulThinking!
E ancora grazie a SweetAudy che si è sobbarcata l'indecente lavoro di lettura
e recensione di questa storia che, per inciso, non mi ha mai convinta U.U.
Grazie di cuore!