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Naruto |
Indaco - Non ti scordar di me - di princess21ssj | Leggi le 6 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 04/09/2008 | Stampa questo capitolo
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***Terza classificata a pari merito con Ainsel al contest a tema floreale indetto da SweetAudy.***

http://freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=7597388&p=10

 

 

INDACO

-Non ti scordar di me-

 

 

Udite, udite, miei prodi signori, avventurieri folli, lettori coraggiosi. Avete mai sentito parlare dei nontiscordardime? Sì, signori, quei fiorellini celesti che hanno un nome tanto poetico. Sapete come sono nati?

No, davvero? Sul serio non conoscete la storia dei nontiscordardime?

Allora è proprio il caso che ve la racconti.

Non temete, non ruberò molto tempo alle vostre indaffaratissime esistenze. Però è proprio il caso che lo faccia, per capire l'altra storia, quella vera, quella che è la vita.

 

Due giovinetti passeggiavano allegramente lungo le sponde di un fiume,

andavano canticchiando spensierati canzonette d'amore

e cogliendo tanti, tantissimi fiorellini azzurri.

Ma, all'improvviso, lui scivolò nel torrente.

Non fu chiaro come, né il perché, ma egli vi sprofondò.

 

Non sapeva nuotare, le onde traditrici lo spingevano sott'acqua

e lui beveva, disperava, si dibatteva per farcela.

Le forze tuttavia scemavano e l'appiglio di salvezza non cadeva dal cielo;

allora levò un'ultima, straziante preghiera:

"Non ti scordar di me!"

lanciando all'amata il suo mazzolino di fiori celesti.

Ella li battezzò nontiscordardime, a simbolo dell'Amore eterno.

 

Vi avevo avvisati: non vi avrei sottratto molto per ottenere attenzione.

Ora vi attende un altro racconto,

un po' più reale, un po' più crudo, un po' meno magico.

Perchè l'Amore e l'indaco non sanno essere sempre eterni.

 

... Forse.

 

*   *   *

 

I raggi tiepidi del sole del tramonto languivano con i caldi riflessi aranciati l'immensa distesa verde, appena fuori Konoha. Nella luce intensa si stagliavano due ombre scure, lunghissime, infinite; segnavano il loro tragitto lungo il sentiero di terra battuta, seguendo cammini paralleli, che, tuttavia, a volte si incontravano misteriosamente in incroci casuali, quasi fossero le ombre stesse a prendere vita ed a decidere per contro proprio di unirsi. Così, a dispetto del volere dei legittimi proprietari, le figure parevano prendersi per mano.

In alcuni rarissimi casi, le illusioni ottiche riportano la realtà meglio di uno specchio: anche allora era così, come se quelle proiezioni potessero riflettere i movimenti inconsapevoli ed inconsci di chi passeggiava fedelmente al fianco del proprio compagno, spostandosi ogni tanto verso di lui per sfiorargli la mano, toccare i suoi capelli, inebriarsi del suo profumo. O porgergli un fiore.

 

 

Sasuke e Naruto proseguivano l'uno accanto all'altro l'itinerario sconosciuto che li vedeva protagonisti, senza ben capire perché quella potesse essere la strada giusta da imboccare, basandosi solo sulla sensazione che ad ogni modo quella lo fosse. Deambulavano tranquilli, calpestando indifferenti la ghiaia e la terra inaridita dai molti piedi passati di lì.

Chiacchierando del più e del meno, Naruto calciava lontano un sassolino, poi lo riprendeva ed ancora lo portava avanti, scansando gli ostacoli che di volta in volta gli si presentavano. Per la verità era lui ad animare i discorsi, spesso conducendoli sull'orlo di noiosi monologhi personali, poiché, com'era noto, Sasuke non amava le ciance, sia vane che non, limitando volentieri le risposte a mugugni affermativi oppure alle solite esclamazioni infelici. L'eco di uno dei numerosi "Baka!" si disperdeva per quegli spazi aperti, impreziosiva scioccamente le sue occhiate di biasimo, eppure, nonostante tutto, Naruto rideva. D'altronde non aveva motivo di prendersela: il suo compagno era fatto così, stampato nella formina dell'antipatia e del distacco vanesio, e per questo era unico.

Non vi era cattiveria nelle sue parole, né negli insulti, o l'avrebbe capito. Naruto aveva imparato a cogliere e a comprendere ciò che davvero si celava dietro le iridi nere, apparentemente inespressive, di Sasuke: odio, risentimento, rancore e tanta, incommensurabile tristezza. E quell'orgoglio inesauribile ed insormontabile, immortale, capace di stroncare ogni emozione sul nascere e di seppellirla in fondo all'anima, celebrando il funerale del cuore con un mesto sorriso sulle labbra.

Ed infine quel luccichio in più, un bagliore improvviso, una pagliuzza di colore -forse indaco- in quel pozzo nero tra le ciglia, destinato solamente a lui, che lo sapeva provocare con una risata, una battuta cretina, un abbraccio; stringendolo forte, sfiorandogli i capelli, il viso, lo zigomo altero con la bocca ed inchiodarlo alla parete, litigando come sempre, come non avrebbero mai smesso di fare.

 

 

D'improvviso, Sasuke si fermò.

Naruto, non trovandoselo più accanto, si voltò interdetto; lo scovò intento a fissare qualcosa di colorato, che spuntava dal ciglio della strada. Lo fissò incuriosito, mentre si chinava a strapparlo; lo guardò a bocca aperta, intanto che si avvicinava stringendo un fiore celeste tra le dita sottili.

-Tieni, dobe.

-Cos'è?

Sasuke alzò le sopracciglia, poi saccente replicò:

-Un nontiscordardime.

Naruto allargò gli immensi occhi azzurri per lo stupore, dubitando seriamente sul momentaneo equilibrio psichico dell'altro: che si trattasse di un impostore? Magari qualcuno che lo voleva ingannare, prendendo il posto di Sasuke; erano tempi grami, non si poteva mai abbassare la guardia. Ma il luccichio d'indaco era il suo, non apparteneva a nessun altro. Allora, alla faccia dello scetticismo, scoppiò in una fragorosa risata, accettando quel gesto bizzarro di Sasuke.

-Mi meraviglio di te, teme. Adesso prendi a comportarti come una donnicciola?! Sei certo di stare bene?

Sasuke sbuffò impaziente, rimbrottò acido:

-Certo, baka. E smettila di ridere come un idiota!

Assunse un'espressione contrita inequivocabile: pretendeva il silenzio. Al che Naruto si strinse nelle spalle, si morse la lingua e, ricomponendosi, gli fece cenno di proseguire; Sasuke pareva serio, più del solito, e quel vago cenno di autorevolezza implicava necessariamente qualcosa di importante. Era decisamente saggio consentirgli di parlare.

-Sai cosa significa?

Naruto negò, scuotendo il capo, dopo di che azzardò:

-Che non mi devo scordar di te... ?

Sasuke annuì, tuttavia non accontentandosi della spiegazione scontata, tautologica. Prese fiato, evitando però di mostrare il suo nervosismo, poi, di colpo, afferrò la mano di Naruto ed ivi gli fece scivolare il nontiscordardime, suggerendo accorato:

-Vorrei che tu lo conservassi.

Naruto non parve ancora afferrare appieno i pensieri che tormentavano Sasuke; gli sembrava turbato, eppure c'era quel riflesso indaco nei suoi occhi. Lo stordiva l'intensità del suo sguardo: era magnetico, scottava sulla pelle.

-Promettimi che lo farai.

-Ma... Perché?

-Un giorno mi odierai tanto dal voler cancellare il mio ricordo dalla memoria. E io non voglio che tu mi dimentichi, mai, nemmeno se te lo dovessi chiedere io in persona.

Naruto s'irrigidì, non trovò altra via d'uscita dalla situazione incresciosa che il tono ironico. Ma non aveva voglia di scherzare, non per davvero, non in quel caso.

-Ma cosa stai dicendo, teme? Sei impazzito?! Non accadrà mai!

Rideva forzatamente, vi era un sentore di tragico e fatale assieme nelle frasi di Sasuke che lo tramortiva. E quel fiorellino indaco sapeva di morte, sebbene non gli riuscisse di carpirne il motivo.

Sasuke impercettibilmente si portò una mano al collo, la serrò attorno al punto ove Orochimaru gli aveva apposto il Segno; sentì le ginocchia farsi deboli, le giunture sul punto di cedere. Spasimava, faticando a respirare, a radunare le forze per pronunciare rassicurazioni sensate; declamava un copione, una parte che, giorno dopo giorno, l'opprimeva e lo angustiava.

-Già, forse hai ragione tu.

Appunto, era una farsa. Non ci credeva più nemmeno lui e Naruto, nell'intimo, lo intuiva.

 

 

-Teme, qualche volta mi spaventi.

Sasuke di colpo lo liberò dalla presa, lo lasciò andare come se scottasse; ma Naruto insisteva su quell'ilarità intramontabile, fortemente convinto che non fosse mai ora di spegnere la luce.

-Ti stai riducendo ad essere una femminuccia! Oggi regali fiorellini, domani, chissà, mi confesserai di avere scoperto una malsana passione per il ricamo...

Sasuke si voltò furioso: possibile che il suo compagno non avesse inteso la serietà di quel discorso? Perché si ostinava a ridere, quando si parlava del suo futuro?

Ribatté sarcastico:

-Sei un baka! Non capisci niente.

D'impeto lo catturò, stringendolo ai fianchi; lo scosse, gli urlò addosso:

-Non capisci mai nulla! Mai! E io perché devo ostinarmi a perdere tempo con te? Il fiore, questo nontiscordardime, ha un significato particolare. Ma io no, mi illudo ancora che tu possa arrivarci ed invece...

Naruto sospirò, mormorò piano:

-Ehi, Sasuke. Teme. Ho capito.

-No.

-Sì! Ma non riesco a sopportare simili argomenti, non mi piacciono, anzi, li odio.

Sasuke si rilassò un poco, scollando la maschera di rabbia dal volto; sussurrò di rimando:

-Sono questioni da affrontare comunque.

-No, non è vero. Solamente tu ne vuoi discutere, io no. Io voglio considerare il nontiscordardime come un semplice regalo da un amico speciale. Amico, chiaro?

Sasuke si arrese alla testardaggine dell'altro, decise di lasciar correre almeno per quella volta, contagiato dall'ottimismo, dalla gioia, dalla voglia di vivere e viversi. Gli scappò un mezzo sorriso, l'indaco brillava nei suoi occhi neri.

-Amici?! Dobe, quando mai io e te lo siamo stati? Devi imparare a collegare la bocca al cervello, prima di sparare cavolate a raffica. La usi a sproposito; donala alla tua misera testolina.

Ammiccò e lo attirò a sé, percependo l'abbassarsi ed alzarsi del torace accelerati dall'improvviso affanno. Si sfioravano languidamente, divisi dallo spazio di un respiro.

-Oppure lasciala a me.

Dell'indugio non conoscevano l'esistenza, se lo avessero incontrato lungo quella via di terra battuta, non se ne sarebbero lasciati intaccare, almeno, non per quelle questioni. Quelle che riguardavano solo loro due e le loro dita intrecciate e le loro labbra fuse in un bacio. Uno dei tanti affamati, uno di quegli interminabili scontri tra le lingue eccitate, i denti affilati e le gocce di saliva al lato delle labbra.

Fermarsi un attimo, non più di un secondo, per fiatare e poi gettarsi di nuovo all'avventura.

Sasuke tentennava, con la mano furba sospesa sopra il cavallo dei pantaloni di Naruto, non osando proseguire, vittima di insulsi scrupoli reconditi; eppure bastava un cenno, un'occhiata languida, un mutuo assenso dell'altro e tutto cambiava. Allora gli porgeva il collo con dolcezza e si lasciava mordere silenziosamente, gemendo a bassa voce, quando prendeva a succhiare con più vigore, ed una macchia violacea si allargava sull'epidermide candida.

-Naruto...

Lo invocava piano piano, avendo paura di potersi dimenticare il suo nome ed, al tempo stesso, rabbrividendo al dover alzare la voce. Se l'avesse fatto, avrebbe urlato: sarebbe stato simile ad un ossequio particolare verso il suo inestimabile valore, all'importanza del loro legame, e lui non poteva permetterselo.

Rubava i sussurri al vento, piuttosto. Ed amava macchiarsi di quel peccato, adorava vestire i panni del ladro vigliacco, avido di parole, emozioni e sentimenti. Anche Naruto pareva amarlo per questo e forse non solo.

Scivolavano nell'indaco incatenati assieme, con i vestiti che lentamente volavano via; restavano nudi ed indifesi in balia della sorte. I calzoni scesi a metà coscia erano un ricordo vacuo, aggrappati l'uno all'altro si spingevano su, su, più su, in alto e di più, all'apice, all'estasi assoluta, all'orgasmo divino.

E, dio, com'era bello! Quant'erano felici!

Amarsi, viversi, sentirsi ed amarsi ancora, allo sfinimento, e quel nontiscordardime, imprigionato tra i loro palmi.

 

*   *   *

 

-Guarda, Sasuke, guarda!

Sasuke sbatté le palpebre per inquadrare meglio la macchiolina indaco sulla mano di Naruto: il nontiscordardime doveva essersi schiacciato, durante l'amplesso. Se ne rammaricò, pensando che il suo dono all'insegna del simbolico era andato a farsi benedire; però l'altro lo sorprese, esclamando con un acuto insopportabile:

-Teme, i petali... Sono intatti! Non si sono rovinati, così lo posso conservare, come vuoi tu.

Sasuke non disse nulla, sennonché la sua contentezza fosse palese. Così, quando, guardando avanti, adocchiò un'intera distesa di fiorellini uguali, non poté esimersi dal sorridere apertamente e lasciarsi afferrare dalla mano di Naruto. Rapito dall'entusiasmo del compagno, prese a correre a perdifiato con lui verso l'indaco.

Splendeva nei suoi occhi il riflesso dello sguardo di Naruto.

-Lo sai vero che, d'ora in poi quando vedrò un nontiscordardime, penserò a te, vero? Mi perseguiterai, teme, maledizione!

Sasuke gli scoccò un'occhiata famelica e protestò vivace:

-Beh, non mi sembri molto dispiaciuto al riguardo.

-Non lo sarò mai.

Ancora complici, chiusi in un mondo tutto loro, presi da una corsa sfrenata mano nella mano, poi una lotta, un litigio, di nuovo altri bisticci ed un sorriso, un bacio, un altro ed un altro ancora.

Con naturalezza si baciavano, quasi fosse diventato un istinto vitale per loro, un'esigenza da soddisfare, un impulso da mitigare obbedendovi, una fame cronica. Non ne avevano mai abbastanza, non potevano mai essere sazi l'uno dell'altro, perché esserlo significava smettere di farlo ed era impossibile, inconcepibile. Insieme stavano bene, si realizzavano, si sentivano compiuti. Qualche pausa per riprendersi e recuperare le energie, per ricominciare, qualche intermezzo silenzioso e i dialoghi aperti, quesiti irrisolti pronti a pendere sulle loro coscienze; non occorreva loro altro. A Sasuke forse premeva una certa insofferenza, la mancanza di libertà per decidere, ma la biforcazione della strada appariva lontana all'orizzonte; non erano giunti al bivio, potevano ancora tenersi per mano.

 

 

Era ormai notte fonda, che, camminando, arrivarono tanto vicini al punto in cui la via si divideva, dal poterne scorgere le rispettive diramazioni, sebbene una di esse restasse un'intuizione: troppo buia era la strada.

Sasuke ad ogni passo aggiunto tremava un poco, pareva in fibrillazione, in attesa insopportabile di approdarvi; si girava verso Naruto con fare guardingo, come a voler spiare le sue mosse, poi rialzava la testa superbo ed imperturbabile passava oltre. Di tanto in tanto incrociavano gli sguardi, però le tenebre erano troppo fitte per lasciar trasparire un minimo indizio interessante; eccetto l'indaco: non rifulgeva più nelle iridi di Sasuke.

Fu proprio lui a rompere quel silenzio tombale, ripetendo una frase che già aveva amareggiato Naruto.

-Un giorno mi odierai tanto dal voler cancellare il mio ricordo dalla memoria.

Naruto si bloccò, scrollò le spalle e, montando su tutte le furie, sbottò:

-Smettila, Sasuke! Mi hai stancato con questa storia, lo sai che non lo farò mai: tu sei troppo importante, tu... Sei uno dei miei primi legami e, finché la morte non mi strapperà di questo corpo, tu sarai presente in me. Sempre. Lo capisci o no?!

Lo catturò, sollevandolo per il bavero della maglietta blu scuro, lo guardò negli occhi. Dov'era l'indaco? Dov'era finito il riflesso dei suoi occhi in lui? Annaspava, sommerso dalla cupezza della notte.

-Naruto, tu non capisci, non ci riuscirai mai! Sei un idiota!

Naruto digrignò i denti, lo agitò nell'aria gelida; gli riversò addosso la sua ira, niente altro se non paura esasperata di perderlo, di essere sul punto di farlo.

-L'idiota sei tu, Sasuke! Io non sarò mai tanto stupido da eliminarti dai miei pensieri; perché ti ostini a pensare che io lo possa fare, eh?!

In un filo di voce disperata restò sospesa la risposta.

-Perché sarò io a scordarmi di te per primo, dannazione!

Allora ammutolirono entrambi, avvinti da uno sconforto raro. Mancava loro l'ossigeno, il coraggio, la luce e l'indaco.

Il nontiscordardime ricordava ora più di prima una condanna. Il suo profumo delicato era andato perduto sulla via, se ne era smarrita la fragranza, annientata dall'odore di terra arida, sterile, incapace di generare fiori e sentimenti. Anche quello riposto nella tasca di Naruto pareva essersi seccato.

 

*   *   *

 

Naruto giaceva immoto nel fango; la pioggia torrenziale lavava le ferite, portava via con sé le lacrime.

Non ti scordar di me.

Al bivio Sasuke aveva scelto di imboccare un'altra strada: giusta, sbagliata, che importava ormai? Non corrispondeva alla sua, questo era il dato di fatto.

Non ti scordar di me.

Non avrebbero più corso assieme, mano nella mano, lungo la strada della vita.

Perché sarò io a scordarmi di te per primo, maledizione!

E così era stato. Ma lui l'aveva promesso, non si sarebbe mai dimenticato della sua esistenza, benché glielo avesse chiesto. Avrebbe portato nel cuore sempre, ogni giorno, ogni ora, ogni infinitesimo istante della sua vita il pensiero di Sasuke.

Per salvarlo, per redimerlo, per riaccendere l'indaco nei suoi occhi. Per quel fiorellino, quel minuscolo nontiscordardime, che si ostinava a galleggiare nel fango.

 

 

Ed una figura, che arrancava silenziosa nella tetraggine della sua via, sussurrava in preghiera:

-Non ti scordar di me.

Il ricordo di un indaco antico appannava il nero impenetrabile dei suoi occhi. Mai lo avrebbe abbandonato, mai gli avrebbe dato tregua dal tormento.

Radicato nel cuore, scalfito nell'anima, resisteva quel fragile nontiscordardime. Sasuke sapeva che non sarebbe mai appassito, come i sentimenti, le emozioni, le memorie e... Naruto.

L'unico, incancellabile, nello spettro dell'indaco, in quel nontiscordardime.

 

 

 

 

 

nd princess21ssj: Ebbene, devo necessariamente puntualizzare alcuni aspetti di questa one-shot.

Nata come storia suddivisa in più parti, con sequenze ampie e salti temporali evidenti, è stata modificata non appena ho cominciato a scriverla al computer. Ne è nata una storia senza effettivi spazi definiti, piuttosto psicologica: ho reso la via percorsa assieme da Naruto e Sasuke un'allegoria della vita, il bivio idem ed il nontiscordardime fiore simbolo della memoria.

Spero che sia stato compreso il discorso di Sasuke sul fiore in questione: egli chiede a Naruto di ricordarlo sempre proprio perchè sa bene che sarà il primo a fare a meno di lui. L'indaco che si accende negli occhi di Sasuke è il riflesso delle iridi di Naruto nelle sue. La parte di leggenda sul nontiscordardime che ho aggiunto, modificandone solo la struttura delle frasi, corrisponde alle fonti di internet a cui mi sono rivolta per ispirarmi alla storia. Diciamo che la fiaba ha avuto un certo peso sull'idea della storia.

Ultima nota, sulla scrittura del nome originale del nontiscordardime: nel dizionario che uso è riportato tutto unito (come l'ho scritto io), in altri è separato da dei trattini. Ora, benché ritenessi più pratica quest'ultima scrittura, ho optato per la prima, dato che si sarebbe creata una certa confusione con i trattini che impiego per i dialoghi.

Spero sia stata di vostro gradimento, grazie mille^^!

Kiss^*^

 

NB: Ossantocielobenedetto... Io gongolo! Accidenti, io -io?!- terza? Sì, insomma, a pari merito con Ainsel (inchino) e a seguito di altre lodevoli autrici alle quali, con molto irritante ossequio, si rendono necessari dei complimenti. Insomma, complimenti a Lalani e WishfulThinking!

E ancora grazie a SweetAudy che si è sobbarcata l'indecente lavoro di lettura e recensione di questa storia che, per inciso, non mi ha mai convinta U.U.

Grazie di cuore!


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