Correre..
Correre..
E’ tutto ciò a cui penso.
Sento il sudore che disegna il profilo del mio corpo e la
fresca brezza delle notte estive che mi accarezza il volto.
Correre.
Correre.
Come mai corro?
Non lo so.
O meglio, mi illudo di non saperlo.
Correre.
Accelero.
Correre.
Ho bisogno di sentire i muscoli che tendono, il fiato
affannoso, il calore che il mio corpo emana.
CORRERE.
Corro alla cieca.
Dove vado? Non lo so, non mi interessa.. purchè sia lontano
da te.
Non devo.
CORRERE.
Non devo pensarti.
Non posso.
Non posso permettermi il lusso di pensare alla stupenda
donna che sei diventata.
CORRERE.
Devo solo correre, giusto?
Per correre non bisogna concentrarsi.
Si segue l’istinto.
Non si pensa a te, Winry, giusto?
Si pensa unicamente ad andare avanti, finchè non ci si fa
più.
Devo fermarmi.
La stanchezza si fa sentire.
Devo fermarmi.
Non posso più scappare da te.
Devo fermarmi.
Domani ti affronterò, ma per ora mi fermo.
Rallento, piano piano rallento, fino ad essere completamente
immobile.
Il posto dove sono arrivato è una meraviglia: una piccola
radura al centro del bosco le cui fronde mi hanno fatto compagnia sino ad ora,
al centro vi è un enorme e bellissimo lago.
L’acqua è limpida, vi si riflettono le stelle. Belle come
te.
- Ciao Ed.-
Non può essere.
- Ciao Win.-
Io sono scappato fino a qua per avere pace da te, dal
tuo tormento e ti ritrovo qui..
- Cosa ci fai qui?-
Calmo il respiro. Inspira, espira.
- Ero venuto per una corsa.-
Sei seduta, accovacciata alla riva del lago.
- Tu?-
Mi siedo accanto a te, calma Edward. Come è sempre stato.
- Vengo spesso qui, sai a guardare le stelle. Il lago,
l’acqua.-
Ti osservo.
Sei perfetta.
I lunghi capelli biondi ti ricadono sulla schiena, sciolti.
Non sei nella tua solita divisa da lavoro che mi fa fare di
te sogni molto poco casti e puri, hai dei pantaloncini cortissimi ed una maglia
che probabilmente doveva essere di tuo padre dalla taglia.
Sei bellissima; una Dea baciata dalla luna.
- E’ meraviglioso qua, vero?.-
Non immagini nemmeno quanto, ma tu intendevi il luogo, vero?
- Sì, molto bello.-
Ma tu di più.
- Vengo qua tutte le sere.-
Potevi dirmelo prima?
Io, che ti bramo.
Io, che passo le giornate volendo stringerti a me e dire a
tutti che sei mia, sono ora costretto qui, con te, da soli.
- E’ così tranquillo-
Oh, signorinella che errore hai fatto.
Non dovevi parlare.
Automaticamente i miei occhi si muovono sulle tue labbra e
le tue parole si perdono nel vento.
Non le sento, vorrei… Ma sono sordo.
Non riesco a concentrarmi su nient’altro che non siano le
tue labbra o la tua intossicante presenza.
Quanto vorrei.. e poi non ce la faccio più, senza preavviso
mi sporgo in avanti e ti bacio.
Un bacio prepotente, permaloso e da lungo bramato.
Sei un po’ spiazzata, ma non esisti a rispondere, la mia
lingua scorre sul tuo labbro inferiore per chiedere accesso alla tua bocca che
tu mi concedi ben volentieri.
Ci baciamo per un po’, non so quanto, ma il tempo non
esiste.
Finalmente esauriamo l’aria e ci stacchiamo, quanto l’ho
desiderato… non me lo puoi negare. Appoggio la mia fronte contro la tua e le
tue labbra si dischiudono leggermente ma io ti zittisco:
- Zitta e baciami.- Ringhio.
Scortese? Me lo perdonerai, ma ho aspettato troppo, e mentre
ti tengo le mani sulle guance per approfondire il bacio ti sento mormorare: -
Sono tua, Ed.-