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Twilight (S.Meyer) |
My Perfect Life... di folletta90 | Leggi le 5 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 07/12/2008 | Stampa questo capitolo | Stampa tutta la storia
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“La foresta era magica quella mattina, era tutta per noi

Welcome to my life…

“La foresta era magica quella mattina, era tutta per noi.

Correvamo assieme, e questo era l’importante.

<< Nessie! Nessie….Nessie!! !>> urlò Jacob, il mio Jacob.”

 

Ma a quel punto la sua voce roca e dolce sparì per far spazio a delle risate stupide e a una voce stizzita che mi stava urlando: << Miss Renesmee Cullen pensa d’avvero che la mia lezione di storia sia così noiosa? >>

Ok, era un sogno. Un incantevole sogno, e io ero a scuola. La mia stupida scuola. Alzai gli occhi verso la professoressa Brown e accennai un paio di inutili scuse prima che mi mandasse fuori dall’aula senza tanti fronzoli.

Non riuscì a fare a meno di riflettere su quel sogno tutta la mattinata. Dovevo smetterla di pensare a Jacob in quella maniera. Per lui ero solo una mocciosa, nonostante dimostrassi quasi diciotto anni, e soprattutto ero la sua amata sorellina mostriciattolo.

 

Ero molto diversa dalle ragazze della mia età. Nonostante frequentassi l’ultimo anno di liceo, io non avevo realmente diciotto anni. Ero nata da sette anni ed ero arrivata finalmente alla così detta maturità. Questo significava che da quel momento in poi non sarei più cambiata, non sarei più cresciuta. Sarei rimasta per sempre giovane. Ma a me non interessava granché. Vivevo in una famiglia di vampiri e la loro immortalità  non mi interessava minimamente. Adoravo essere umana.

Anche se ero per metà vampira, davo molta più importanza alla mia metà fragile.

Soprattutto in compagnia del mio lupacchiotto preferito.

Jake. Il migliore amico di mia madre. Il mio migliore amico.

Lui che mi ha vista nascere, che mi ha vista crescere, che mi ha protetto da qualsiasi cosa.

Lui, si…proprio lui. Era il mio Angelo.

 

Uscì da scuola e mi avviai nel parcheggio verso la mia piccola Smart, ma mi sentì chiamare da una voce fin troppo famigliare. Jess. Sapevo di interessargli, ma per me era solo un caro amico. Mi corse incontro e arrivò da me sfiatato.

<< Ness!!! Cavoli, certo che sei veloce! Ti sto alle calcagna da quando sei uscita dall’aula di biologia! >>. OPS. A volte non mi controllo granché.

<< Comunque volevo dirti che sabato è il mio compleanno e mi farebbe piacere averti con me quel giorno!>> Sfoderai uno dei miei sorrisi più belli che quasi lo lasciò senza fiato.

<< Certo…non mancherei per nessun motivo al mondo >>o quasi

Lo salutai con un bacio sulla guancia e mi infilai a tutta velocità nel mio veicolo.

 

Imboccai il vialetto di casa Cullen e parcheggiai in garage fra gli altri bolidi della mia famiglia. Mentre mi avviavo verso casa, i miei sensi da vampira mi preannunciarono la presenza in casa di Jake. Il mio cuore iniziò a battermi all’impazzata.

Sta zitto!

Ma il martellare non cessò, anzi aumentò sempre più.

Merda.

Ora tutti, compreso lui, lo avrebbero sentito. Entrai in casa e il benvenuto di nonna Esme mi raggiunse dalla cucina. Era chiaro che stava cucinando per me e Jacob.

Con l’età avevo imparato a nutrirmi anche di cibi prettamente umani. Ma preferivo di gran lunga una battuta di caccia accompagnata dal mio amico lupacchiotto.

 

 

 

 

 

 

 

Mi girai verso il salotto illuminato dalle grandi vetrate e vi trovai il resto della mia famiglia.

Mia madre. La mia confidente. Colei che avevo amato profondamente da quando ero ancora dentro di lei. Mio padre. Lo adoravo ma ultimamente convivere con lui era stato uno strazio. La sua capacità di leggere nel pensiero di chi gli stava vicino mi rendeva la vita difficile da quando…Bè… da quando avevo iniziato a pensare a Jacob in maniera, come dire…diversa.

Zio Emmett e zia Alice. I miei preferiti. Non è bello dirlo, ma è così.

Erano uno spasso entrambi e gli adoravo per essere così diversi l’uno dall’altra.

Sul divano c’era mia zia Rose che mi amava come una figlia, nonno Charlise immerso in grosso manuale di medicina e zio Jasper con cui amavo passare le serate d’inverno vicino al camino.

La mia famiglia era perfetta. Non me ne sarei mai allontanata, per nessun motivo al mondo. In un angolo, con un sorriso a trentadue denti mi aspettava Jake.

Quando posai i miei occhi su di lui e sul suo sorriso mi si mozzò il fiato.

Corsi verso di lui e gli saltai in braccio. Sapevo che mi avrebbe preso al volo.

Lo aveva sempre fatto. Lui c’era sempre.

Ora si che la mia famiglia era al completo.

Alla scena, mio padre alzò gli occhi al cielo e nonna Esme che nel frattempo si era affacciata in salotto ci guardò estasiata.

 

 

 

 

 


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