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Autore: Armidia    12/12/2015    5 recensioni
Ade si chinò sul suo volto, quasi volesse sfiorarglielo con il proprio. “Lo sentì il sole sulla tua pelle, Persefone?”, soffiò sulle sue labbra. Un gesto elegante della mano e le foglie secche ancora attaccate ai rami sopra le loro teste si staccarono, permettendo così ad un raggio di sole di penetrare all’interno del cerchio, finendo a lambire le loro due figure.
“Il bell’Apollo, il tuo caro Dioniso, loro parlano del sole, del suo calore sulla pelle, ma tu ti limiti a sorridere ed annuire, fingendo di sapere di cosa parlano ma in realtà non lo sai. Senti solo un leggero torpore, niente a che fare con la sensazione divorante che provano loro. La pelle delle divinità che conosci si scurisce e diventa ambrata, la tua rimane invece sempre pallida. Ti sei mai chiesta il perché di tutto questo?”
Parlava davvero di lei? Oppure c’era anche un pochettino di sé stesso in quelle parole?
“Io e te non siamo poi così diversi”
Genere: Avventura, Fantasy, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Prologo
 
Monte Olimpo

La pesante porta in legno massello della camera nuziale si aprì e un'ancella fece la sua comparsa nel luminoso corridoio del palazzo di Zeus. Fece un profondo inchino al padrone di casa che, parecchio nervoso, non faceva altro che camminare avanti e indietro.
"E' una femmina", gli comunicò raggiante.
Il volto di Zeus perse immediatamente quell'aria tesa e si illuminò.
"La regina desidera vedervi al più presto", aggiunse l'ancella.
Senza farselo ripetere due volte, il re dell'Olimpo abbassò la maniglia della porta dalla quale la sua informatrice era da poco uscita ed entrò.

La camera nuziale era anch'essa molto luminosa e spaziosa e, al centro, troneggiava un grande letto a baldacchino. Demetra, la sua seconda moglie, aveva l'aria stanca ma, quando vide il suo sposo, le sue labbra si distesero in un largo sorriso. I suoi occhi, verdissimi, erano ridenti e brillavano dall'emozione. Teneva fra le braccia un piccolo fagotto rosa. Con un gesto gentile, ordinò alle ancelle e alle levatrici di uscire.
Zeus si sedette sul letto, di fianco a lei, osservando estasiato il piccolo faccino paffuto che faceva capolino da quella marea di stoffa.
Dai suoi occhi sfuggì una lacrima di gioia: ne aveva avuti tanti, di figli, eppure, ogni volta, era un'emozione immensa.
"E' bellissima", disse mentre, con estrema delicatezza, prendeva la bambina dalle braccia di Demetra. Ne osservò i lineamenti delicati: il nasino all'insù, gli occhietti chiusi e il colore rosato della pelle. La sua espressione si intenerì ancora di più, quando la piccola fece uno sbadiglio.
"Come desideri chiamarla, mia adorata?", chiese a sua moglie.
La dea dell'agricoltura ci pensò un po', prima di decidere. "Persefone"
"Vita..."
Era stato poco più che un sussurro trasportato dal vento eppure, esso bastò a far innervosire il re dell'Olimpo; passò velocemente la bambina nelle mani della moglie e si alzò dal letto, guardandosi intorno. Nella sua mano stretta a pugno, si formò una folgore.
"Vita..."
Di nuovo quel suono ma, questa volta, si sentì più distintamente. Allarmata, Demetra guardò Zeus, stringendo ancora più al petto la piccola Persefone.
Lentamente, nella stanza si sollevò una nebbiolina nera, prima sottile e poi, con lo scorrere del tempo, sempre più densa ed oscura. Sembrava concentrarsi tutta in punto preciso della stanza.
Istintivamente Zeus si mise davanti alla sua famiglia, in un gesto di pura protezione.
Dalla nebbia spuntarono tre figure, prima dai contorni sfocati, poi sempre più nitide. Erano tre donne, con le spalle curve e le membra raggrinzite.
Cloto, colei che filava il filo della vita.
Lachesi, colei che avvolgeva il filo della vita.
Ed infine Atropo, colei che recideva il filo della vita.
Le tre moire.
Zeus le osservò con circospezione. La folgore ancora al suo fianco, stretta nel pugno. "Cosa ci fate qui?". Il re dell'Olimpo non si ricordava di averle mai viste mettere piede fuori dagli Inferi.
"Persefone...", dissero in coro mentre si avvicinavano.
"Vita...", ripetè Cloto.
"Ma anche morte", concluse Atropo.
"Siamo qui per parlarvi della profezia, Divino Zeus", disse Lachesi.
"La profezia", ripeterono le altre due sorelle in coro.
Demetra guardò suo marito con il terrore negli occhi. Cosa volevano quelle donne dalla loro bambina?
Lachesi le si avvicinò e, istintivamente, la dea dell'agricoltura provò a ritrarsi ma, la mano ossuta della moira, riuscì comunque a raggiungere la neonata, che dormiva placidamente nelle braccia della madre. Le accarezzò una guancia.
"In queste vene scorre il potere", disse, stringendo il braccino della piccola. 
"Un potere immenso, Divino Zeus", ribattè Cloto.
"Un potere ben più forte del vostro", concluse Atropo.
"Un potere come non si era mai visto in questo mondo", dissero in coro. "Vita e morte. E la capacità di dare o l'una o l'altra, a tutto"
Zeus e Demetra si guardarono negli occhi a vicenda e, poi, tornarono a guardare le moire.
"Tuttavia..."
"Il potere ha sempre un prezzo"
"La perderete, Divino Zeus"
Quasi come se potesse comprendere le parole delle donne, la piccola Persefone si svegliò, cominciando a piangere.
Le tre moire fecero alcuni passi indietro, tornando nell'esatto punto di prima. "E quando ve ne accorgerete, sarà troppo tardi"
"Aspettate!", disse Demetra, mentre la fitta nebbia oscura ricominciava ad avvolgerle. "Come possiamo evitare tutto questo?"
Ma le tre anziane erano già scomparse.
"Non potete"
Era poco più di un sussurro, quello che i sovrani dell'Olimpo sentirono, mentre la nebbia si diradava e la luce tornò ad illuminare la stanza. Solo allora notarono una terza persona, all'interno dell'ampio ambiente, vicino alla porta: Ermes, il consigliere più fidato di Zeus.
"Va tutto bene", sussurrò flebile Demetra alla sua bambina, cullandola per farla smettere di piangere. Non ci credeva neanche lei, a quelle parole. I suoi occhi, del colore dei prati in primavera, si concentrarono su quelli azzurri del marito, mentre le lacrime cominciavano a bagnarle le guance. "Cosa possiamo fare, Zeus?"
Il re dell'Olimpo scosse la testa. Le moire erano state molto chiare. "Hai ascoltato tutto, Ermes?"
"Sono desolato, Vostra Altezza... non era mia intenzione ma..."
"Non importa", lo interruppe Zeus con un gesto secco. "Confido nella tua discrezione. Fanne parola con qualcuno e non esiterò a gettarti nel Tartaro"
"Non possiamo permetterle di usare i suoi poteri", disse Demetra, mentre stringeva ancora di più quella piccola creatura indifesa al proprio petto. "Lei non deve sapere nè di questo, nè della profezia"
"Mia regina, mi dispiace contraddirvi ma, prima o poi, essi si manifesteranno"
"No", ribattè Zeus, "Esiste una pietra in grado di annullare i poteri di una divinità. Trova quella pietra, Ermes, e poi consegnala a Efesto, che ci fabbrichi un bracciale". Tornò ad osservare sua figlia. "Confido nella discrezione di entrambi"
Ermes fece un profondo inchino e se ne andò.
Zeus si mise ad accarezzare delicatamente la testolina della piccola. "Sarai al sicuro, Persefone. Te lo prometto"

***
 
Poco dopo, nel Regno degli Inferi...

Ade, dall'alto del suo trono, osservò le tre anziane che gli stavano di fronte. Non era la prima volta che le moire si presentavano senza preavviso al suo cospetto. 
"E così Zeus ha avuto un'altra figlia", constatò con una voce senza colore, piatta. I pettegolezzi da corridoi non avevano mai fatto per lui. 
"C'è una profezia, Vostra Altezza", disse Lachesi.
"La profezia vi riguarda da vicino", continuò Cloto.
"I vostri fati sono destinati ad incontrarsi", concluse Atropo.
Il sovrano degli Inferi si fece più attento, assumendo una posa più rigida, sulla propria seduta.
"In quelle vene scorre un potere senza eguali..."
"E con Persefone al vostro fianco..."
"Potrete sconfiggere qualsiasi nemico"
Sul viso del re si formò un sorriso aguzzo. "Aspetterò con ansia quel
giorno"


Nda
Salve a tutti 
E così, questo è il mio ultimissimo esperimento. Spero di avervi incuriositi almeno un pochino 


   
 
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