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Naruto |
Pioggia Nel Deserto di SimmyLu | Leggi le 4 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 30/03/2009 | Stampa questo capitolo | Stampa tutta la storia
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PIOGGIA NEL DESERTO
… di Simmy-Lu …
Capitolo Ottavo: Un suono agrodolce nella memoria
Temari si fermò alzando la testa; l'aria cominciava ormai a scaldarsi e presto sarebbe divenuta torrida, mentre il Villaggio della Sabbia brulicava di vita e attività.
Portò una mano sopra la testa per schermare gli occhi dai raggi del sole e, immobile fra i passanti, osservò la cima del Palazzo del Kazekage cercando di scorgere se, sulla terrazza posta sulla sommità, ci fosse suo fratello. Gaara scrutava spesso il paesaggio proprio da quel punto, ritirandosi in solitudine a riflettere, dimenticando per qualche momento di essere la massima autorità del proprio Villaggio. Non vedendolo Temari abbassò lo sguardo e procedette verso l'edificio.
Il Palazzo aveva una forma particolare, sferica, su cui spiccava, date le dimensioni, il kanji del vento che lo contraddistingueva come il centro nevralgico della Sabbia. La costruzione era davvero molto grande e suddivisa in piani che ospitavano uffici e sale, disposti a livelli diversi a seconda della loro importanza; sugli ultimi tre infatti si trovavano, in ordine: la Sala delle Udienze, la Sala del Consiglio e l'ufficio personale del Kazekage. Il Palazzo era infine completamente circondato da un altro edificio, come un salvagente intorno ad un bambino; all'interno vi erano uffici vari di pubblico utilizzo, a differenza delle Sale più importanti il cui ingresso era precluso alla gente comune, salvo per casi in cui ne era espressamente richiesta la presenza come interrogatori, processi o riunioni, in cui i singoli erano direttamente coinvolti.
Temari si inoltrò nella costruzione circolare prima di recarsi direttamente dal Kazekage per far assegnare una nuova missione alla propria squadra; cercò di orientarsi nella confusione creata dalle persone che vagavano fra i vari uffici leggendo i cartelli indicativi oppure che sostavano in attesa del proprio turno per una domanda o un'informazione. Girò a sinistra e camminò fino a raggiungere uno sportello presieduto da una ragazza bruna che discuteva con una signora che portava sul vestito un vistoso scialle blu.
«Le ho già detto mille volte che per questa autorizzazione è necessaria la firma di un garante.» le disse mostrandole annoiata un punto preciso del foglio che le stava sventolando davanti agli occhi, «Vede?»
Aveva i capelli neri legati in tre codini, simili a quelli di Temari, e portava ad entrambi i polsi un imprecisato numero di bracciali; quando la vide avvicinarsi si dimenticò completamente della signora che le stava davanti e si sporse sopra il bancone imprigionando la ragazza bionda in un abbraccio forte ed affettuoso.
«Cuginetta!» esclamò stringendola il più possibile mentre qualcuno si voltava a guardarle.
«Buon compleanno, Settai.» disse Temari un po' imbarazzata; una volta libera da quella plateale dimostrazione di tenerezza, le consegnò un pacchettino stretto in un elegante fiocco verde.
«Grazie!» rispose Settai, realmente sorpresa, «Non dovevi!»
«È solo un pensiero.» sorrise Temari spiando la sua reazione mentre scartava il pacco. Non era mai stata molto brava con i regali e difficilmente riusciva ad essere originale.
«Un braccialetto con i ciondoli! È bellissimo!» disse entusiasta indossando subito il suo nuovo monile.
«Sono contenta che ti piaccia.» disse Temari sollevata; non si somigliavano per nulla, ma quando Settai rideva le ricordava in qualche modo Kankuro, forse perché era figlia della sorella di loro padre a cui il fratello assomigliava come una goccia d'acqua.
La signora con lo scialle blu le guardò spazientita battendo rumorosamente le dita sul bancone, «Posso avere il mio modulo o devo aspettare che sia il mio di compleanno?»
Settai alzò gli occhi al cielo sporgendole con un gesto secco il foglio che la signora afferrò stizzita prima di andarsene.
«Come stai?» chiese Temari, sentendosi un po' in colpa per la reazione della donna.
«Bene, grazie ancora per il regalo!» disse muovendo il polso e facendo tintinnare i bracciali, «Non pensavo che te ne saresti ricordata o che avresti avuto il tempo di passare a salutarmi.»
«Figurati, devo andare dal Kazekage oggi e ne ho approfittato.»
«Come sta Gaara? Ci siamo presi tutti un bello spavento quando è stato rapito...»
Settai non era un ninja, ma, nonostante gli sforzi di questi ultimi, la notizia ovviamente era divenuta di dominio pubblico e Temari, non essendo eccessivamente in confidenza con la cugina, rispose tenendosi sul vago: «Bene. Lavora molto e lo vediamo poco a casa.»
«È comprensibile.» annuì sorridente Settai, «E Kankuro? L'hanno già dimesso dall'ospedale?»
La ragazza bionda spalancò gli occhi: «Ospedale?» chiese allarmata, «Non sapevo fosse in ospedale! E nemmeno che fosse tornato dalla missione.»
«Stai tranquilla.» la rassicurò la cugina, «Se nessuno si è preoccupato di avvisarti, significa che non è grave... al massimo qualche ferita superficiale e nulla di più.» aggiunse minimizzando il problema.
«Hai ragione...» convenne Temari sentendosi immediatamente sollevata, «Andrò a trovarlo più tardi... Ma allora come fai tu a saperlo?!»
Settai le si avvicinò con uno strano sorriso dipinto sul volto: «In effetti non dovrei... non dovrebbe saperlo nessuno, ma sai come vanno le cose in questi casi: le notizie volano!»
«Quali notizie?»
«Ne parlano tutti.» disse la cugina con ovvia semplicità, poi abbassò la voce con fare cospirativo, «Pare che tuo fratello abbia salvato una ragazza e poi l'abbia portata al Villaggio!»
«Non mi sembra una cosa così sconcertante.» suggerì Temari, dopo un secondo di silenzio, mostrandosi scettica.
«Sì, ma il figlio del mio vicino di casa è compagno di banco all'Accademia del fratello minore di Me-san che ieri sera era di guardia alle mura esterne!»
«E allora?»
«Lui era presente quando Kankuro è tornato!» spiego Settai un po' infastidita dal fatto che non avesse afferrato subito la connessione, «Ha detto che, quando è arrivato al Villaggio, non si reggeva in piedi ed è svenuto poco dopo che lo avevano soccorso... insomma, ha rischiato la vita per salvare quella della ragazza!»
«Mi sembra una conclusione un po' affrettata...» disse Temari, ma la cugina continuò senza badare al suo intervento razionale.
«E stando a quel che dice Me-san... questa ragazza non è niente male!» concluse Settai facendo l'occhiolino.
«Kankuro non è quel tipo di persona.» rispose Temari con fermezza, intuendo l'allusione.
«Certamente.» si affrettò a dissociarsi da quanto esposto prima, «Alla gente piace chiacchierare... e poi della ragazza non si sa nulla e ne approfittano tutti per dar sfogo alla fantasia.»
«Immagino.» sospirò la giovane ninja domandandosi se la cugina si fosse resa conto di parlare anche per se stessa.
Un uomo si avvicinò al bancone e Temari decise di lasciare Settai al suo lavoro, «Vado adesso, buona giornata!» disse sorridente.
«Anche a te e grazie!» la salutò calorosamente prima di rivolgersi al signore: «Mi dica...»
La lunga coda di cavallo ondeggiava ordinata sulla schiena di Yasumi che, dopo aver lasciato Akisame, era uscita dalla camera a grandi passi, sul volto un sorriso trionfante trattenuto a fatica perché non esplodesse in una nervosa risata di vittoria.
Salutò con un cenno del capo due suoi colleghi che camminavano chiacchierando nel lungo corridoio, superò un uomo che si reggeva sulle stampelle e raggiunse la stanza sette in cui aveva ordinato a Kizu di recarsi qualche minuto prima.
«Dov'è adesso Tora-san?» chiese aprendo la porta.
La stanza era molto meno ampia delle altre adibite al ricovero dei pazienti e per questo destinata a rivestire il ruolo di deposito dei medicinali. Nessuno a parte il personale medico poteva accedervi. Kizu non era un dottore, ma questi spesso gli consegnavano le loro chiavi per permettergli di entrare e rimettere in ordine i farmaci fra cui avevano rovistato creando disordine.
La testa fasciata di Kizu spuntò da dietro un tavolo occupato da varie scatole; seduto a terra, vicino all'armadio che occupava tutta la parete più lunga, c'era il ragazzo con gli spessi occhiali, circondato da buste, bottiglie e altro materiale simile.
«Otto flaconi e mezzo, otto flaconi e mezzo!» rispose con al suo solito.
Yasumi alzò gli occhi al cielo spazientita, «Kizu-Kizu!» lo richiamò cercando di far concentrare l'attenzione del giovane su di sé. Era stata Tora ad inventare quell'appellativo per lui, che altro non era se non la ripetizione del suo nome, usata per sottolineare e deridere il suo bizzarro modo di esprimersi; Yasumi aveva fatto subito proprio quel comportamento come spesso accade fra amiche.
«Ti ho chiesto dove si trova Tora-san in questo momento!» disse, scandendo le parole una ad una.
Kizu la guardò per un attimo chiedendosi perché si fosse messa a parlare in quella maniera così stupida, poi le rispose: «Turno stanza due, stanza due!»
Ottenuta l'informazione desiderata, Yasumi si allontanò in tutta fretta. L'ospedale era molto grande e Tora si trovava quasi dalla parte opposta dell'edificio, così, quando finalmente la raggiunse, aveva il fiato corto e per l'urgenza che aveva di parlarle per poco non si era messa a correre per i corridoi. La stanza due era una delle più utilizzate ed era sempre occupata da diversi pazienti.
Yasumi individuò l'amica immediatamente, Tora vestiva sempre in modo sensuale ed appariscente e non portava quasi mai completamente legata la divisa, senza contare che, anche se come donna era difficile ammetterlo, era molto più bella di lei. Questo, se da una parte la sminuiva, le dava anche degli indiscutibili vantaggi, perché quando si vive sotto il sole non si può fare a meno di godere del suo calore.
«Ho qualcosa da dirti!» esordì avvicinandosi.
Tora si voltò, aveva lunghi capelli biondi che portava legati in un grazioso chignon sulla nuca salvo alcune ciocche che ricadevano sulle spalle scoperte e la frangia sbarazzina che le incorniciava il viso; il trucco deciso risaltava i suoi occhi nocciola che mostrarono più lo stupore che la felicità di incontrare l'amica.
«Che cosa ci fai qui?» chiese e dalla sua espressione interrogativa Yasumi intuì con eccitazione di poter essere la prima fonte di quella notizia così importante.
«Non sai che Kankuro è tornato dalla missione?» domandò con occhi luccicanti assaporando il momento del pettegolezzo. Tora però non dava segno di aver compreso quale colossale rivelazione l'amica stesse per farle e proseguì nella lettura della cartella clinica che aveva abbandonato poco prima.
«No, davvero?» la interrogò per pura cortesia, «Non sapevo nemmeno che fosse partito.»
«Sì, ieri al tramonto.» rivelò Yasumi, «Mi sono sorpresa di non averti visto al suo capezzale per farlo impazzire come tuo solito!» aggiunse ridendo.
«Ti ricordo che sono un ninja medico e ho un lavoro da svolgere.» rispose Tora falsamente innervosita dall'affermazione, «Comunque, cosa intendi dire? È ferito?» domandò senza dare troppo peso alla questione.
«No.» sussurrò Yasumi mentre un sorriso le si allargava sul volto «Ma è quasi morto sotto il sole per salvare quella ragazza.» concluse, distendendo le ultime due parole per conferire loro tutta l'importanza di cui avevano bisogno.
«Quale ragazza?» chiese Tora sollevando lo sguardo, per la prima volta realmente interessata alla conversazione.
Yasumi le riferì tutto quello che sapeva aggiungendo ciò di cui era venuta a conoscenza da Me-san e spiegando che era stata assegnata alla paziente speciale curando senza difficoltà il suo avvelenamento e la disidratazione causata dalla lunga permanenza nel deserto. L'amica la seguì con attenzione in attesa del particolare di maggiore rilevanza che Yasumi teneva in serbo sempre alla fine di un resoconto.
«Ma quello che ancora non sai... è che si tratta di un codice porpora!»
«Un codice porpora!?» sillabò Tora sorpresa; il colore veniva utilizzato per contrassegnare tutto ciò che doveva rimanere segreto nell'ospedale così come nel Villaggio. I pazienti la cui cartella era distinta in questo modo erano tenuti isolati, spesso sotto sorveglianza e la meraviglia della ragazza era giustificata dal fatto che apparentemente non c'era un motivo plausibile per identificare quel caso con un codice di segretezza.
«Esatto! Lo è diventato questa mattina, ma già ieri sera circolavano le prime voci... puoi immaginare quanto sia difficile per Me-san mantenere un segreto!» disse Yasumi, «Ma non è tutto. Ho scoperto da dove viene!»
«Come hai fatto?» chiese Tora sempre più curiosa; al di là dei dati strettamente necessari, ai dottori non veniva rilevato altro in quei particolari casi.
«Lei non sa di essere un codice porpora. Le ho semplicemente fatto la domanda giusta al momento giusto... con un piccolo aiuto da parte dei calmanti.»
«Da dove viene?» domandò la ragazza bionda avida di dettagli.
«Le analisi! Le analisi, sono qui!»
Le due giovani dottoresse trasalirono: Kizu era appena apparso davanti a loro senza che se ne fossero accorte.
«Per la miseria, Kizu-Kizu!» lo rimproverò la prima, mentre Yasumi faceva altrettanto: «Non vedi che sono impegnata con Tora-san?!»
«Sono pronte le analisi del codice porpora, sono pronte!» ribadì il ragazzo consegnandole i fogli che teneva in mano.
«Sei davvero noioso, lo sai? Non c'era bisogno di disturbarmi in questo momento!» disse Yasumi mentre apponeva distrattamente una firma sul fondo dell'ultimo documento.
Kizu cominciò ad agitarsi spostando il peso da un piede all'altro, «No, no. Devi controllare, controllare qui.» le spiegò con urgenza cercando di mostrarle qualcosa sui fogli di carta.
«Li ho firmati, devi solo metterli nella sua cartella ora! Che altro vuoi?» si spazientì Yasumi, «Sparisci!»
Kizu rimase immobile a fissarla per qualche istante con quegli occhi sproporzionati ingranditi dalle lenti degli occhiali.
«Hai sentito Yasumi-san? Vai via Kizu-Kizu, dobbiamo parlare di cose importanti adesso!» disse Tora suggerendogli con un gesto di allontanarsi. Il ragazzo assunse una strana espressione, guardò ancora una volta le analisi e ciondolò prima di uscire dalla stanza.
«E allora, da dove viene!» domandò nuovamente Tora con rinnovato interesse.
Yasumi sorrise, inspirò e pronunciò il nome del villaggio da cui proveniva Akisame: «Amajitaku!»
La ragazza bionda assunse un'espressione basita, «E dove diamine sarebbe?» chiese delusa.
«Non lo so!» rispose Yasumi.
«Non importa...» sospirò Tora, «Questo posto non mi ricorda nulla, ma conosco qualcuno a cui l'informazione frutterà molto più che a noi.»
«Intendi il nobile Atama?»
«Zitta!» la redarguì l'amica controllando se qualcuno intorno a loro le avesse ascoltate, «Dimmi, in che stanza è adesso questa ragazza?»
«La numero diciannove, ma c'è Me-san di guardia e non ti farà entrare.» spiegò.
Le due ragazze si guardarono per un momento, poi Tora scoppiò in una risata, subito seguita da Yasumi.
Kankuro finì di bere con la cannuccia l'ultimo goccio dal grosso bicchiere di carta che teneva in mano facendo quanto più rumore possibile. Stava seduto sul letto a gambe incrociate, curvo, e con un'espressione che lasciava volutamente trasparire tutto il disappunto e la noia che provava. Guardò Chijin, l'infermiera che si stava occupando della fasciatura alla gamba di uno dei due gemelli con cui condivideva la stanza d'ospedale; i due ragazzi, che avevano la stessa età di Gaara, erano identici, fatta eccezione per un piccolo neo sul mento che aveva solo uno dei due.
«Ho finito!» disse Kankuro mostrandole il bicchiere vuoto, «Posso andarmene adesso?» chiese poi scocciato, grattandosi il braccio vicino al punto in cui l'ago della flebo con la soluzione fisiologica penetrava nella pelle.
Chijin era una paziente donna di mezza età e conosceva Kankuro fin da quando aveva affrontato la sua prima missione ninja riportando un profondo taglio alla spalla sinistra.
«Tu non vai proprio da nessuna parte finché un medico non firma la tua cartella per dimetterti, è inutile che continui a chiedermelo!» lo sgridò, mostrandosi per l'ennesima volta molto protettiva nei suoi riguardi.
Kankuro sbuffò lasciandosi andare all'indietro sul letto e fissando il soffitto color sabbia.
«Ma sto bene! E sono pieno d'acqua come un pallone.»
«Hai sentito?» disse uno dei gemelli al fratello, «Kankuro-san non sopporta più la nostra compagnia.»
«Davvero, Saki?» chiese l'altro scompigliandosi i capelli scuri, «Io ho capito che aveva la vescica in procinto di esplodere! Chijin, controllami l'udito: non sento più bene come una volta.»
«Le tue orecchie funzionano perfettamente, Ushiro.» sentenziò l'infermiera, «Lasciate in pace Kankuro, ha bisogno di riposare.»
«L'ho fatto abbastanza.» puntualizzò il jonin.
«Visto? Vuole proprio andarsene.» disse Saki.
«Non ha certo tutti i torti.» argomentò Ushiro.
«Potremmo sforzarci di essere più divertenti...» ammise l'altro.
«...più socievoli...» continuò il fratello.
«...anche se penso che Kankuro di questi tempi ricerchi di più...»
«...una compagnia femminile!» concluse Ushiro, insinuante, battendo il dito sul mento vicino al neo come se stesse ponderando l'idea.
«Smettetela con questa storia!» li apostrofò seccato il ninja, passandosi subito dopo l'indice sulla punta del naso e curvando verso il basso le labbra, che portavano ancora i segni degli spacchi dovuti al sole; ma senza le linee di pigmento viola la sua faccia si rivelò meno minacciosa del solito.
«Insomma!» disse Saki «Vogliamo solo sapere se questa ragazza...»
«...è bella come tutti dicono!» intervenì Ushiro.
«Come fanno tutti a dire che sia bella se nessuno l'ha vista?» chiese Kankuro stremato dalla loro insistenza.
«Se hai messo a repentaglio la tua vita per lei... devi aver avuto un buon motivo.» rispose Saki.
«Deve esserselo meritato in qualche modo!» aggiunse il gemello.
«L'ipotesi che io l'abbia fatto perché era mio dovere non vi ha sfiorato neanche per un istante, vero?» suggerì il jonin.
«Andiamo!» lo incoraggiò Ushiro ignorando le sue ultime parole, «Puoi dirci se è carina o no!»
«È più bella di Tora-san?» domandò Saki mentre Kankuro voltava la testa per nascondere il rossore che aveva sentito nascere sulle guance subito dopo aver udito il nome della ragazza, ma i gemelli erano troppo presi dalle loro elucubrazioni per accorgersi della sua reazione.
«Forse ha le tette più grandi!» esclamò Ushiro come se avesse trovato la soluzione al mistero dell'esistenza.
«Impossibile.» disse Saki scuotendo la testa sconsolato, «Quelle di Tora sono...»
«Adesso basta con queste stupidaggini, voi due!» li rimproverò Chijin «Kankuro-kun non può parlarvi dei dettagli di una missione se è coperta dal segreto.»
«La bellezza non può far parte dei dettagli di un codice porpora!» si difese Saki.
«A meno che non abbia a che fare con il motivo dell'incarico...» propose il fratello.
«Il suo salvataggio non faceva parte del piano della mia missione...» ribadì Kankuro nell'inutile tentativo di riportarli alla ragione, ma ben sapendo di non essere in alcun modo calcolato.
«Ci sono!» disse Ushiro, «Dev'essere un'attrice!»
«Ma certo!» annuì Saki, «Ecco perché non vede l'ora di andare a trovarla!»
Kankuro emise un verso, afferrò il cuscino e se lo premette sulle orecchie nella speranza di riuscire ad ignorarli, ma le loro risate allegre entravano senza riguardo nella sua testa. Non poteva ammetterlo con i gemelli, però era innegabile che provasse un forte ed indefinibile bisogno di vedere Akisame. Desiderava verificare che stesse bene, fare qualcosa per lei, anche se la sua missione era ormai da considerarsi conclusa.
Da quando aveva perso i sensi poco dopo essere giunto al Villaggio, non aveva più saputo nulla della ragazza oltre al fatto che i dottori erano riusciti a salvarle la vita appena in tempo. Il raziocinio in un angolo della sua mente gli consigliava altre cose più urgenti da fare, come riferire l'accaduto a Gaara prima che cominciasse l'udienza in cui l'avrebbero interrogato e parlare con Iroyoi a proposito di Hidari che si era ferito durante uno scontro nel viaggio di ritorno. Aveva appreso la notizia dal giovane Migi, venuto a trovarlo a tarda notte per informarlo del loro rientro così da rassicurarlo, ma il genin era stato allontanato dai medici prima che potesse aggiungere altri particolari. Nonostante questo, il suo primo pensiero continuava ad essere la giovane del Paese della Pioggia. Il ricordo del suo viso sofferente e provato dal caldo e dalla stanchezza non riusciva ad abbandonarlo; le sue parole che lo pregavano di pensare a se stesso e di lasciarla al suo destino si ripetevano ininterrottamente, come un segno indelebile nella memoria, un suono agrodolce e continuo.
Perso nei suoi ragionamenti e distratto dal chiacchierare rumoroso dei gemelli, il ninja si accorse che qualcuno aveva bussato alla porta solo quando Chijin disse «Avanti.» rimettendo in una scatola il materiale per la fasciatura che aveva ultimato.
«Permesso.» disse una voce femminile.
Nella stanza entrò Tora-san.
FINE OTTAVO CAPITOLO, continua...
Naruto © Masashi Kishimoto
N.d.A. - Spero che questo capitolo vi sia piaciuto. Ho introdotto altri nuovi personaggi, alcuni più importanti di altri come vedrete e spero solo di non avervi confuso. All'inizio non avevo progettato questo affollamento e anzi alcuni erano solo delle sagome indistinte che hanno acquistato una forma, una faccia e un nome solo all'ultimo minuto. Volevo fare alcune chiarificazioni sulla struttura del Palazzo del Kazekage e del resto. Dunque, per la forma del Palazzo mi sono ovviamente ispirata ai disegni del manga ma tutto ciò che concerne la struttura,l'organizzazione,i nomi e le funzioni delle varie sale e uffici, me lo sono inventato, eccezione fatta per l'ufficio di Gaara che sappiamo tutti essere in cima. Non so invece come possa essere fatto l'ospedale e poco importa, dato che sappiamo tutti come sono questi edifici non mi sembrava il caso di perdere del tempo in una noiosa ed inutile descrizione.
Altra cosa che volevo dire prima di andare avanti: L'età dei personaggi. A quanto dice la guida di Naruto e quel che si trova su internet, pare che dei fratelli della Sabbia Temari sia la maggiore. Non so perché, ma dato nel manga questo non viene specificato da nessuna parte, mi sono sentita libera di immaginarmi la cosa diversamente pensando a Kankuro come primogenito. Quindi, del tutto arbitrariamente, in questa storia Gaara ha indicativamente 16 anni, Temari 19 e Kankuro 20.
Risposte alle recensioni:
x slice: ciao, tranquilla non mi importuni mai e non perché lasci commenti positivi e la storia ti piace, sarei entusiasta anche se mi facessi delle critiche!^_^ se ti piacciono i personaggi nuovi, qui ce ne sono parecchi. Da un certo punto di vista sono stata obbligata a crearli perché il signor Kishimoto ne ha partoriti pochi della Sabbia. È anche vero però che mi sto divertendo ad inventarli e non è per nulla facile... Ma quale livello! XD I nomi sono importanti. Qualche tempo fa li mettevo per caso, ora invece, specialmente in questa fic, hanno tutti un significato preciso, magari banale, ma c'è. Poi, certo, al di là del nome, il personaggio può essere ben fatto o no. La parte iniziale del capitolo precedente me l'ero pensata da un po'. Non mi andava di fare una descrizione della serie "il villaggio era così e cosà"; mi piaceva l'idea di farlo pezzo per pezzo, dall'interno, e il gatto, oltre ad avere un ruolo, è una guida dal basso. Ho scelto particolari piccoli, semplici, normali; forse sono banale ma non mi sembrava il caso di essere pomposa. Mi fa piacere quindi che ti sia piaciuta! Questo capitolo invece ha meno dettagli e più dialogo, ed è anche più lungo! *se ne accorge adesso* baci! baci!
x Myluna91: ciao! felice di ricevere una tua nuova recensione! Momo fa litigare le persone! Fissare con insistenza è una sua brutta abitudine e spesso genera grossi problemi come vedi XDD. Mi fa piacere che ti piaccia perché tornerà! *sembra una minaccia*. La signora Suika ha rischiato di essere sventagliata ad anni luce da qui, ma Temari è una ragazza rispettosa... oltre che pericolosa. L'interrogatorio comincerà nel prossimo capitolo così capirete esattamente di cosa si tratta, quindi non aggiungo altro. Su Yasumi non mi pronuncio perché credo basti quello che ho scritto questa volta. Kizu è la mascotte di questa fanfic! XDD Grazie mille ancora una volta dei complimenti, io mi inchino in attesa della tua nuova opinione! Kisses!
x Chris: ciao, cavolo, mi hai scoperto! Non mi vedi? Sono quella con gli occhiali e il naso finto che spia sotto la tua finestra! XDD A parte gli scherzi penso che persone come la signora Suika ce ne siano ovunque e ognuno ha la sua. Se c'è un gatto come Momo dalle tue parti o siamo vicine di casa e non lo sappiamo, oppure siamo in connessione telepatica! XDD Deserto finito finalmente, pensa che avevo programmato di arivare a Suna al terzo capitolo... com'ero giovane e ingenua allora! XD Kizu piace a tutti, sono contenta, è stato uno dei primi fra quelli nuovi ad avere una storia tutta sua, ma ne saprete di più ovviamente fra ottocento capitoli... ehm, volevo dire più in là, solo più in là. Il capitolo precedente in realtà doveva andare avanti ancora un po' e contenere il dialogo fra Tora e Yasumi, ma hai visto com'è farcito quel pezzo, e ho deciso di farlo slittare. Qui slitta tutto, aiuto... *se ne va scivolando* Baciux!
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