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Autore: bettethelword    05/08/2016    2 recensioni
Il The Mills Hotel è un complesso alberghiero che si trova nello stato del Maine, poco lontano da Boston. Alla guida del maestoso hotel c'è Regina Mills, esigente e sprezzante donna di potere, ha un esclusiva predilezione per una delle sue sottoposte: Ruby Lucas. Quest'ultima è segretamente innamorata del suo capo (come potrebbe non esserlo?! Insomma, Regina Mills è pur sempre Regina Mills).
[RedQueen AU, con accenni di SwanQueen]
Genere: Generale, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Slash, FemSlash | Personaggi: Emma Swan, Regina Mills, Ruby/Cappuccetto Rosso
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
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Buongiorno! O dovrei dire buona sera?! Scusate, quando sono in vacanza non guardo mai l'orologio, perciò non saprei drivi né che giorno sia oggi né l'ora. Fatto sta che finalmente ce l'ho fatta a scrivere questa piccola OS per la mia Sestra, she knows. Me l'aveva chiesta tipo un mese fa e io mi sono ridotta ad oggi. Sono imperdonabile, lo so! Per questo motivo spero che, comunque, questa storia le sia piaciuta e che quindi possa perdonare il mio ritardo megagalattico e che se la goda... Bene, passando a The Mills Hotel AU, sappiate che non è una cosa che faccio spesso (l'AU intendo), non mi sono mai ritenuta capace perciò è stata un po' una sfida per me e non so quale sia effettivcamente il rislutato. Sappiate anche che questa storia non ha betaggio, dunque ogni errore/orrore è mio. Ora, basta con le chiacchiere e vi lascio alla lettura!
A presto!
C.













The Mills Hotel





Il The Mills Hotel è un complesso alberghiero di gran lusso, rinomato in tutto il Maine. Si trova a pochi chilometri da Boston ed è noto in tutto il paese per l’antica ed efficientissima gestione della famiglia Mills, appunto. La struttura fu fondata nei primi anni del secolo e la più recente direzione è curata da Regina Mills – figlia dei coniugi Henry e Cora – celebre per il suo stile impeccabile, elegante e ricercato, ma ancor di più per l’espressione sprezzante che ha sempre dipinta in volto. Le basta arricciare un labbro per creare il panico nei suoi sottoposti, perché il suo parere è, ovviamente, quello fondamentale che va dall’organizzazione generale alla mera scelta del pezzo di stoffa con cui adornare una tavola imbandita. Le sue regole sono molto semplici: mai farla attendere, mai porre domande inutili e, più di tutto, scattare come soldatini al suo fatidico “Basta così” quando le è stato fatto il resoconto della mansione svolta.

Al piano terra dell’hotel c’è la hall, luminosa ed ampia, sulla sinistra c’è il bancone della reception, bianco, lucido, impeccabile. Alle spalle del bancone c’è la bacheca con venticinque caselle ed altrettante coppie di chiavi elettroniche: una va all’ospite, l’altra va Ruby. Ruby Lucas è la ragazza che sta dietro al bancone, la concierge dell’albero, sorride sempre con quei suoi denti bianchissimi, con canini – dall’aspetto – affilatissimi, porge il registro ai visitatori, dà loro la chiave e saluta cordialmente. Ruby è una gran lavoratrice, dinamica ed operativa. Talvolta si è trovata a dover affrontare difficili e stressanti situazioni, a causa di un’occasionale insufficienza di staff, risolte comunque in maniera brillante, accompagnando gli ospiti alle loro camere o mostrando loro i bagni arabi di dotazione dell’hotel. Per questo motivo, si è guadagnata un occhio di riguardo da parte della direttrice Mills e, forse, anche qualcosina in più di quello.

Al secondo ed al terzo piano ci sono le camere da letto, dieci per piano. Al quarto piano ci sono le cinque suite, al centro quella presidenziale. A primo piano, invece, ci sono le camere dello staff, un piccolo ufficio che funge anche da archivio, la cucina e la sala da pranzo per gli ospiti da cui è possibile accedere alla terrazza panoramica che affaccia sui maestosi giardini.


*


Picchietta la mano sul campanellino per attirare l’attenzione, in attesa che qualcuno si presenti all’accettazione. Nel frattempo, sistema il trolley al suo fianco, raccoglie i lunghi capelli biondi sulla spalla sinistra e sbottona uno dei bottoni della camicetta azzurra. Si solleva sulle punte per sbirciare alle spalle del bancone ma non c’è nessuno. Da una porticina sulla destra, d’improvviso, sbuca la concierge.

‹‹Buona sera, e ben arrivata – Ruby sorride cordiale, come al solito – Una camera singola costa quarantacinque dollari a notte, prima colazione compresa. Se ha intenzione di soggiornare per il weekend sono sessanta dollari. Una settimana centosettantacinque dollari, tutti i pasti compresi›› spiega come se stesse recitando a memoria.

‹‹Oh, no. Io ho una prenotazione – dice, abbassando le ciglia lunghissime sul registro – Swan›› specifica, infine.

‹‹Ah, ma certo›› Ruby scorre il dito sul foglio leggermente ingiallito e ‹‹Swan. La signorina Emma Swan, giusto?›› chiede.

‹‹Sono proprio io›› sorride la bionda, dolcissima. Poi rovista nella borsa che porta a tracolla, sollevando un po’ il cappello di paglia dalla fronte e, dopo qualche secondo, porge alla mora il documento d’identità.

‹‹La sua camera è al terzo piano, signorina Swan›› le dice, dopo averle riconsegnato la carta d’identità e quella di credito e fatto firmare il registro. ‹‹Prego, mi segua. L’accompagno›› aggiunge, infine, facendo un gesto a mezz’aria con la mano.

‹‹Stia pure comoda, Miss Lucas. Da qui in poi ci penso io›› la voce di Regina Mills le aveva raggiunte calda e suadente, come poche volte l’aveva udita Ruby in vita sua. Quest’ultima si volta ed ha una strana fitta allo stomaco nel vedere quel sorriso tanto bello e malizioso della direttrice. Qualche parte dentro di lei, la più remota, avrebbe voluto che quello spettacolo fosse riservato per se stessa ma, chiaramente, non è così. Perciò, delusa, abbassa gli occhi e sorride quasi imbarazzata per aver anche solo immaginato una cosa del genere, fa spazio alla direttrice e fa “sì” con un cenno del capo. Ma Regina a stento la guarda e la supera.

Ruby le osserva mentre si avvicinano al vano dell’ascensore, mentre la bruna poggia delicatamente una mano sulla parte bassa della schiena della bionda invitandola ad avanzare, mentre le porte dell’ascensore si chiudono davanti ai suoi occhi scuri.


*


You know love was made for a dreamer
but when the dream is out of sight
Well, all you're gonna get in the morning
is a lonely night

(Bee Gees - Don't fall in love with me)



La sveglia suona ogni mattina alle sei e, puntualmente, Ruby la rimanda alle sei e un quarto. Quando alza la testa dal cuscino, Belle – la cuoca dell’hotel, sua “coinquilina” – è già uscita dal bagno con un asciugamano intorno al corpo ed un altro intorno ai capelli. Alle sei e trenta Belle è già in cucina e Will Scarlett, che è palesemente cotto di lei, le dà una mano a preparare la colazione: acqua per il tè, caffè, latte intero, scremato e privo di lattosio, muffin al cioccolato e con l’uvetta, torta di mele – specialità dell’hotel da generazioni – marmellata e yogurt. In terrazza, già alle otto e trenta, c’è la signorina Swan con una veste bianca quasi trasparente, grandi occhiali da sole e cappello di paglia sempre in testa. Afferra una tazza dal buffet, versa il caffè e ne assaggia un sorso. Si accomoda su di una sedia sdraio al sole e dopo pochi minuti la raggiunge niente poco di meno che la stessa direttrice, che le sorride, parlano per una manciata di minuti ed, infine, le porge quella che sembra essere una rivista.

Ruby è sempre stata attenta ai dettagli, è sempre stata brava ad osservare le persone ed analizzare i loro comportamenti. Capacità che è migliorata notevolmente grazie al suo lavoro. Perciò non le è risultato troppo difficile far caso al fatto che Regina Mills si sia avvicinata all’ospite così bionda e così bella anche all’ora di pranzo. Questa volta, per di più, le ha scostato una ciocca di capelli dalle labbra e l’ha adagiata dietro l’orecchio, il tutto senza distaccare nemmeno per un istante lo sguardo dal suo. Ruby sbuffa, ma non è infastidita: è solo che si sta impegnando duramente in queste calde giornate estive e le piacerebbe ricevere la giusta gratificazione dal suo capo. Peccato che la sua attenzione sia totalmente assorbita dalla nuova ospite.

All’ora di cena, dopo essersi assicurata che tutto stesse andando per il meglio, vede la direttrice addirittura cenare con Emma Swan, ed il nervosismo è alle stelle, tanto che risponde in maniera oltremodo acida persino a Belle. Probabilmente, è tutta colpa dello stress e del caldo – dice a se stessa – o, forse, è a causa dell’insistenza asfissiante con cui quel Peter, il facchino, le rivolge la parola o tenta di attirare la sua attenzione. Quando finalmente tutti gli ospiti hanno terminato l’ultimo pasto della giornata, Ruby si avvicina al bar e sospirando si siede su di uno sgabello al bancone. Killian, il barista, ha il suo solito gilet di pelle indosso ed uno strofinaccio sulla spalla destra, sta pulendo un bicchiere e Ruby pensa che sia un’impresa impossibile fare il lavoro che fa con quegli anelli eppure, lui lo fa. Il ragazzo ha il ciuffo di capelli castani a coprirgli l’occhio destro e quello che Ruby è sicura che sia ombretto nero sugli occhi.

‹‹Cosa ti porto, bellezza?›› chiede lui, con fare malizioso.

Ruby poggia un gomito sul bancone ed il mento sulla mano e ‹‹Un Margarita, per favore›› dice, prende una manciata di noccioline e nemmeno se ne accorge della figura sinuosa di Regina Mills che le si siede accanto.

‹‹A cosa dobbiamo il brindisi?›› chiede, dopo aver indicato al barista dall’aspetto un po’ emo di cui non ricorda nemmeno il nome di portarne due, di Margarita. Regina sorride e Ruby non può far a meno di pensare che sia terribilmente affascinante il modo in cui le sue labbra piene si piegano e si aprono morbide.

‹‹Oh, niente – risponde, drizzando la schiena sullo sgabello – è solo stata una giornata pesante. Il signore della 15 ha fatto cambiare per tre volte le lenzuola e gli asciugamani e la vecchietta che è arrivata questo pomeriggio ha voluto studiare tutte le camere libere del secondo piano, prima di decidere in quale soggiornare››

‹‹È più facile, non è vero, usare questi piccoli problemi per ignorare i propri?›› domanda, tutto d’un fiato, la donna più grande.

‹‹Che intende, direttrice?››

‹‹Intendo… L’atteggiamento che hai avuto da ieri, da quando è arrivata la signorina Swan. Non credere che non me ne sia accorta, del fatto che continui ad osservarci››

‹‹Non so di cosa stia parlando›› risponde Ruby, portando immediatamente il bicchiere ricoperto di sale alla bocca.

‹‹Come ti pare›› Regina fa finta di lasciar cadere la discussione, il che è strano perché la direttrice non ha mai lasciato in sospeso nulla, nemmeno una conversazione come questa il cui obiettivo non era ancora noto alla concierge. ‹‹Sta di fatto – continua la direttrice – Che io e te siamo uguali. Anche io alla tua età, come te, ero una stacanovista. Tutto il giorno dedita al lavoro e quel poco che resta del tempo, dedicato al resto. Perciò, capisco se c’è qualcosa che non va›› dice, infine. Beve ed asciuga qualche gocciolina intrappolata tra le pieghe delle labbra con il tovagliolino.

‹‹Be’, allora, siamo fatte l’una per l’altra›› commenta, dopo qualche minuto Ruby, facendo l’occhiolino. Non era colpa dell’alcool, né della stanchezza. Tutto va per il verso giusto e Ruby ha anche un po’ paura dell’effetto delle sue parole, ma è sempre stata una persona diretta, che dice le cose come stanno. Perciò non frena la lingua e si diverte a stuzzicarla.

Regina solleva il bicchiere, fa un altro piccolo sorso e ‹‹Già. Peccato non sia professionale attaccarsi a qualcuno da cui sono profondamente attratta. Le situazioni possono complicarsi›› risponde, fissando lo sguardo in quello dell’altra.

Ruby non molla lo sguardo e sorride soddisfatta perché sì, l’aver ascoltato quella piccola ammissione da parte della direttrice, era come una vittoria per lei e si sentiva quasi invincibile. Alza il bicchiere, avvicina il viso a quello del suo capo e ad un palmo di distanza da lei sussurra ‹‹Alle situazioni complicate, allora›› fa segno di voler brindare.

Regina cala lentamente le palpebre per portare lo sguardo alle labbra della sua dipendente, poi ritorna a guardarla negli occhi e ‹‹Alle situazioni complicate›› ripete.

Così, all’una e dieci del mattino, Ruby non solo ha compreso che il suo capo è una maniaca del controllo – cosa che aveva già capito in anni ed anni di lavoro – ma che adora disporre i vestiti nell’armadio addirittura in ordine di colore. Quando Killian chiude le luci del bar, Ruby gli dice che avrebbe pulito lei i sedili degli sgabelli e Regina, infine, gli ordina cordialmente ‹‹Basta così, puoi andare››. Dopo quaranta minuti circa, Ruby è vagamente ubriaca, la testa non gira ma la lingua le si incolla al palato e biascica un poco mentre parla; Regina ride, forse per la storia buffa appena raccontata dalla sua dipendente o forse per il modo lento in cui mastica le parole, poco importa. Perché quando ride sembra felice e le si stringono gli occhi, e Ruby percepisce distintamente il cuore perdere qualche battito.

‹‹Ho fame›› afferma all’improvviso Regina, sbattendo i palmi contro la superficie lucida del bancone. Fa girare il sedile dello sgabello, fa leva sul bancone per sollevarsi e cammina facendo ticchettare i tacchi sul pavimento; Ruby vede sparire la sua figura dietro il banco, probabilmente in cerca di cibo, e nel frattempo guarda l’orologio domandandosi con quale forza riuscirà mai ad alzarsi quattro ore più tardi. Regina sta ancora aprendo ogni scompartimento ed ogni piccola anta metallica del bar e Ruby, dopo qualche minuto ‹‹Nascondo sempre una vaschetta di gelato nel freezer, dove teniamo il ghiaccio›› confessa e ‹‹In basso. A destra›› specifica.

Regina affonda il cucchiaino nella coppa di gelato alla fragola, lo porta alla bocca e geme per la fame e per il gusto, decisamente il suo preferito. Killian lascia sempre la radio accesa e l’unica frequenza che ha un segnale decente è quella che trasmette solo e sempre musica rock, ma a Regina e Ruby non importa perché chiudono gli occhi ed ondeggiano tra le note. Ruby si alza dallo sgabello e fa della terrazza la sua pista, solleva la braccia al cielo e le intreccia, muove il bacino e chiude gli occhi. La musica non la conosce, tanto meno le parole, ma balla sotto l’ombra delle stelle e non pensa più a niente. Pochi secondi più tardi, il corpo di Regina è premuto contro il suo e le braccia a circondare il suo corpo. Si muovono all’unisono e Ruby può sentire distintamente il respiro di Regina tra i capelli: è caldo, denso, piacevole.

La direttrice, poi, con gli occhi chiusi posa delicatamente le labbra sul collo della sua dipendente e Ruby percepisce ancora la freschezza del gelato che si trasmette dalla sua bocca al proprio collo, spalanca gli occhi e si volta avvicinando il viso a quello del suo capo. Non è sicura che tutto questo stia accadendo realmente o se si sia addormentata sul bancone del bar e questo stia accadendo solo nella sua testa. Regina ora detta i movimenti, quelli giusti, da fare, socchiude le palpebre e con uno schiocco leggero delle labbra, lascia un bacio che sembra un sorriso sull’angolo della bocca di Ruby. Lei non sa che fare, lascia che il corpo segua quello dell’altra donna e, semplicemente, non pensa. L’unica cosa che è sicura di ricordare il giorno dopo, vera o falsa che sia, è la voce di Regina che accompagna quella della radio quando sussurra al suo orecchio:

‹‹Don’t fall in love with me…››.







   
 
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