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Inuyasha |
HaruTsuki di Onigiri | Leggi le 8 recensioni | Segnala violazione
Capitolo pubblicato il 02/06/2009 | Stampa questo capitolo
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HaruTsuki
*HaruTsuki*

<<Rin-chan...>>
<<Cosa c’è?>>
<<Non sono sicuro che sia una buona idea.>>
Nakatsu, mordendosi il labbro, distolse lo sguardo dalla vetrata per posarlo sulla sua compagna di classe.
Una ragazzina pelle e ossa dai folti capelli neri gli lanciò un’occhiataccia che lo fece rabbrividire.
<<Vuoi ancora uscire con me?>>.
La voce era tagliente quanto il suo sguardo.
<<S-si, ma io...>>
<<Allora taci! Vedrai che andrà bene, non è il caso di farsela sotto.>>.
Rin tornò a guardare l’interno del ristorante, alzando il
cellulare impostato sulla telecamera per inquadrare meglio la scena.
Rabbrividì quando uno sbuffo più forte di vento notturno
le gelò le gambe nude, e cominciò a pentirsi di non aver
trovato un po’ di tempo per togliersi la divisa alla
marinara della scuola media dove aveva ufficialmente conosciuto l’inferno.
Non fuoco, non diavoli con le corna e i forconi o paludi piene di
cadaveri in decomposizione: da un anno a quella parte, Rin Kaze aveva
scoperto che l’inferno consisteva in un’ora di
lunedì e due il martedì, giovedì e venerdì,
un appuntamento quotidiano con le lezioni di matematica svolte da
quello che doveva essere Lucifero in persona sotto le mentite spoglie
del professor Sesshomaru no Taisho.
<<Quel figlio di put…!>>.
La voce di Rin fu improvvisamente coperta dal rumore di un’auto
di passaggio, e nessuno sentì il resto della frase, neppure il
ragazzo bruno al suo fianco che ogni tanto le lanciava qualche occhiata
soddisfatta da dietro i suoi enormi occhiali rotondi.
Era un periodo in cui sparava parolacce a raffica, oltre che mangiare
continuamente liquirizie e saltare sul letto con una spazzola in mano
da usare come microfono lasciandosi fracassare i timpani dalla musica
dei Linkin Park o di Avril Lavigne.
Rabbrividì ancora, mezzo seduta a terra e con una puzza di
rifiuti attorno a lei che a fatica riusciva a ignorare, senza staccare
lo sguardo dall’interno dell’HaruTsuki, quello che doveva trattarsi davvero di un ristorante di gran classe.
Tutto sembrava luccicare d’oro, il pavimento, le pareti, persino
quei tre enormi lampadari con i pendenti di cristalli brillavano
così tanto da far quasi venire il mal di testa.
La musica di un gruppo di violinisti in smoking accompagnava quelle che
sembravano essere cene prelibatissime (nello scorgere un cameriere con un
piatto di insalata ai frutti di mare, un improvviso brontolio allo
stomaco ricordò a Rin che non aveva toccato cibo dall‘ora
di pranzo).
I suoi occhi color caffè vagarono fra i vari tavoli addobbati
con vasi di fiori e tovaglioli aperti a ventaglio, soffermandosi ancora su
quello al centro della sala, quello con le candele rosse dove una donna
vestita di nero ridacchiava per chissà quale battuta,
accarezzandosi le labbra con le dita, sbattendo le ciglia, accavallando
le gambe, e un profondo senso di fastidio le fece inarcare le sopracciglia
dandole prurito su tutto il corpo.
E davanti a quella donna, sempre serio, sempre così dannatamente
composto con i piccoli occhiali sul naso e i lunghi capelli legati in
una coda bassa, c’era l’ultima persona al mondo che avrebbe
voluto invitasse sua madre a uscire a cena.
Perché, ovvio, il suo professore non poteva limitarsi a rovinarle la vita a scuola, quando faceva sentire i suoi alunni dei vermi se sbagliavano qualcosa e faceva assaggiare le pene dell’inferno a chi scopriva chiacchierare durante la lezione.
Ora Sesshomaru no Taisho sembrava aver deciso di rovinarle l’intera esistenza, anche al di fuori di quel maledetto edificio scolastico.
Ma era anche colpa sua: e si era tirata tantissimi colpi in testa, si
era data della stupida tutta la notte per l’aver permesso a sua
madre di andare da sola ai colloqui di metà anno.
Eppure lo sapeva: non era sempre la stessa la reazione che avevano la
sua professoressa di giapponese (quella sessantenne grassa come una botte) e
quella di educazione fisica (una donna rifatta da capo a piedi con orribili capelli biondo cenere) quando
Sesshomaru no Taisho passava loro davanti?
E poi, quando lei e le sue compagne si mettevano a sparlare di lui,
senza farsi scrupolo di usare le parole più subdole del mondo,
non c’era sempre qualcuna che finiva col sospirare mentre
ne elogiava l’aspetto?
Avrebbe dovuto perlomeno immaginare
la reazione della madre al suo ritorno, quando invece si era solo
preoccupata che quel maledetto non aprisse bocca sul suo ultimo compito
in classe (Rin ricordava ancora con nostalgia le scuole elementari,
dove la dolcissima maestra Higurashi le faceva sempre i complimenti per
i suoi continui 95 in matematica).
Ma Kagura Kaze, invece di essere furiosa e sequestrare i suoi adorati CD per un
mese, era tornata tutta sorridente, saltellando per la casa come fosse
immersa in un mondo di nuvolette rosa e zucchero filato. L’aveva anche sgridata,
dopo, perché non le aveva mai detto di avere un insegnante del
genere.
E si era pure arrabbiata a morte quando lei l’aveva interrotta
sostenendo che quell’uomo era solo una gran testa di c…
<<Ti piace il cinema?>>.
Rin interruppe il flusso scorrevole dei suoi ricordi, distogliendo
l’attenzione dalla vetrata del ristorante per guardare il ragazzo
inginocchiato accanto a lei.
<<Prego?>>
<<Bhe...>> Nakatsu sorrise e nascose una mano tra i folti capelli color castagna. <<Pensavo che potevamo andare al cinema. Se ti piace la fantascienza c’è un film che volevo...>>
<<Ma fa come ti pare!>> sbottò Rin senza preoccuparsi di lasciargli concludere la frase.
Aveva troppi pensieri per la testa, uno peggiore dell’altro, e
ricordarsi che per la settimana prossima aveva promesso un appuntamento
a quell’idiota appassionato di Star Trek non l’avrebbe aiutata a calmarsi.
Tornò a guardare Kagura, i capelli raccolti in un elegante
chignon e sulle labbra quel rossetto francese che usava pochissimo per
paura di consumarlo, ma che le stava d’incanto.
Quella stupida di una madre si era fatta in quattro per farsi bella per
uno come quello senza dar retta a lei e alla sua promessa di combinarle
un appuntamento con Brad Pitt se avesse rifiutato l’invito del suo professore.
L’aveva avvisata che avrebbe passato la cena a parlarle del
teorema di Pitagora e che a fine serata le avrebbe fatto fare una
verifica scritta, col risultato di essere stata spedita a cambiare la
sabbia della lettiera del gatto.
Ma poco importava, dopotutto: perché lei avrebbe approfittato di
quell’occasione per far perdere la faccia a Sesshomaru no Taisho
una volta per tutte.
Era stata una fortuna sfacciata scoprire che avrebbero cenato
all’HaruTsuki, il ristorante dei genitori di Nakatsu. Giusto due
mesi prima c’era stata con tutta la classe per il suo compleanno,
e avevano pranzato con i loro famosi spaghetti al sugo all’italiana, che
facevano venire l’acquolina in bocca solamente a guardarli.
Aveva dovuto rinunciare a tutti i ventimila yen del suo salvadanaio (e
a quei bellissimi stivaletti del negozio accanto a casa per i quali
stava tanto risparmiando), e aveva dovuto fare la carina col suo
compagno e promettergli un appuntamento per riuscire a farlo
collaborare.
Eppure, ora che era lì, col cellulare in mano e il fratello
maggiore di Nakatsu che si stava avvicinando al tavolo travestito da
cameriere, con un ghigno maligno sul volto si convinse che alla fine ne era proprio valsa
la pena.
Premette subito il tasto REC e puntò il cellulare verso il
fratello del suo compagno di classe (che aveva la sua stessa faccia da
tonno e il naso simile alla schiena di un dromedario) con un tovagliolo piegato sul braccio e la sua brocca
di acqua col ghiaccio nell'altra mano.
Lui avrebbe detto “Un omaggio dalla casa”, e avrebbe versato l’acqua addosso al suo odiatissimo professore.
E lei avrebbe ripreso Sesshomaru no Taisho, l’uomo sempre calmo e
sempre perfetto, bagnato da capo a piedi, che magari si sarebbe alzato
e avrebbe alzato la voce (Lui alzare la voce? Questa era buona), o avrebbe preso il fratello di Nakatsu per il colletto della camicia e perso la ragione (Lui
che perdeva la ragione..? Sarebbe stato fantastico); avrebbe immortalato
quel meraviglioso momento di umiliazione e lo avrebbe tramandato ai
posteri, lo avrebbe messo su youtube,
avrebbe creato un forum appositamente incentrato su quel meraviglioso
filmato e sarebbe stata acclamata come eroina della scuola senza che il
suo professore sapesse mai chi fosse stato a umiliarlo su scala mondiale.
E Kagura sarebbe tornata a casa e le avrebbe raccontato che razza di
smidollato fosse quell’uomo e quanto lei si fosse sbagliata sul
suo conto, e nessun altro essere di sesso maschile si sarebbe più
intromesso tra loro (a parte Buyo, ma il gatto era di poco conto) e
avrebbe rovinato l‘amicizia tra lei e sua madre.
<<Ci siamo!>>
sussurrò il suo compagno con voce emozionata, e Rin non
riuscì a non sorridere mentre sollevava il telefonino e
inquadrava il suo insegnante alzare lo sguardo verso il falso
cameriere che li aveva appena raggiunti.
Vide il fratello di Nakatsu muovere le labbra per dire qualcosa, lo
vide sorridere e sollevare la sua brocca piena d’acqua, e poi
vide tutto nero.
Rin sbatté le palpebre, distolse gli occhi dallo schermo scuro
del cellulare e guardò la vetrata del ristorante, oltre la
quale un grosso uomo in giacca e cravatta si era spostato per salutare
una famiglia su un tavolo lì affianco, coprendole la visuale.
<<E NO!!>>
tuonò lei con rabbia, facendo sobbalzare il ragazzino seduto al
suo fianco. Cercò di spostarsi, ma lo sconosciuto le bloccava
completamente la visuale proprio al punto cruciale della scena.
<<Stupido idiota obeso! Giuro che se non ti togli subito vengo lì e ti prendo a calci in c-!>>
Ma non ebbe il tempo di finire la frase, che l’uomo, effettivamente, si spostò.
Rin allungò il collo e cercò la madre con lo sguardo, ma
si accorse con stupore che il tavolo era vuoto, e che il fratello di
Nakatsu era seduto a terra, intento a massaggiarsi la guancia, mentre
tutti nel ristorante si erano voltati nella sua direzione.
Rin, non capendo cosa fosse successo, schiacciò il naso contro
il vetro e cercò di vedere dove fossero Kagura e il suo
professore, senza riuscire a trovarli da nessuna parte.
Stava per chiedere dove diavolo fossero finiti, quando sentì un
suono simile a quello di un campanellino, e il rumore di scarpe col
tacco che sbattevano furiosamente contro il marciapiede.
Lei e il suo compagno guardarono l’entrata del vicolo nel quale si erano appostati, e subito
si nascosero dietro due cassonetti dei rifiuti, cercando di ignorare
l’odore di marcio e formaggio andato a male che subito aveva pizzicato
fastidiosamente le loro narici.
Rin si tappò il naso, e trattenne un verso di sorpresa quando
vide sua madre camminare sul marciapiede, l’espressione furiosa sul volto, e
completamente fradicia.
Un attimo dopo, Sesshomaru no Taisho fece la sua comparsa, afferrandola per il polso e costringendola a fermarsi.
<<Perché lui è asciutto?>>
domandò Rin a bassa voce, tendendo le orecchie al massimo per
capire cosa si stessero dicendo, senza ottenere nessun risultato
soddisfacente.
<<Perché? Non doveva bagnare lei?>>.
La ragazza, irrigidendosi, si voltò lentamente verso Nakatsu, lanciandogli uno sguardo di fuoco.
<<…Stai scherzando, vero?>>. Lui sbatté le palpebre.
<<N-no, io...>>
<<E, di grazia, perché diamine avrei dovuto fare questo a mia madre?!>>.
Il suo compagno di scuola arrossì di punto in bianco, imbarazzato sotto l’occhiata velenosa di Rin. <<Non... non lo so... Io...>>
<<Io so che tu ti puoi anche
scordare di uscire con me, e che quell’altro pezzo di idiota di
tuo fratello mi restituirà tutti i miei soldi fino
all’ultimo yen!>>.
Rin non si preoccupò di vedere la reazione di Nakatsu, e
tornò a fissare il suo genitore tremare sotto lo sguardo
dell’uomo che la stava ancora tenendo per il polso.
Illuminato dalla pallida luce di un lampione, riuscì a scorgere il suo volto, e si accorse che stava per scoppiare in lacrime.
Sentì un nodo stringersi con forza dentro la gola, un improvviso
senso di colpa che le attorcigliò lo stomaco nel comprendere
fino a che punto dovesse essere imbarazzata in quel momento.
Forse Kagura aveva capito in che stato doveva essersi ridotto il suo
trucco, perché subito cercò di coprirsi il volto con la
mano libera, cominciando -con sommo orrore della figlia- a singhiozzare.
Sesshomaru no Taisho, col suo solito sguardo ghiacciato, si
abbassò su di lei e le sussurrò qualcosa tra i capelli, a
voce troppo bassa perché Rin capisse cosa le avesse detto, se
un’offesa al suo viso rovinato o un qualche tentativo di farla
smettere di piangere.
Lo vide lasciarla, togliersi la giacca, poggiarla sulle spalle della donna e contemporaneamente avvicinarla a se.
Quando lei si decise ad alzare lo sguardo verso il suo, la baciò.
La mascella di Rin fu sul punto di crollare sull’asfalto.
<<Ma vaffan-!!>>.
Kagura e Sesshomaru si allontanarono subito, voltandosi verso la
ragazzina che aveva appena fatto la sua comparsa da dietro un
cassonetto dei rifiuti.
<<Kaze?>>
<<R-Rin..?!>>
…Oh,
Merda!
°°°
Er, allora.. *Si affaccia da un angolino. Schiva il primo pomodoro*.
Vi starete
chiedendo cosa diamine sia questa roba u.u".. a dire la verità
non lo so nemmeno io ^^" *schiva il secondo pomodoro*. Era
un'idea idiota che avevo in mente da un pò, ma non l'ho
scritta perchè io stessa mi rendevo conto di che cavolata
si trattava XD! Però.. ecco, rorochan ha indetto un contest
sulle storie edite *___* (fà pubblicità), e siccome
quelle che avevo già scritto non andavano bene, ho completato
questa e l'ho spostata qui ^.^ *abbassa la testa ed evita un una sedia*.
So
già che non vedrà neppure l'ultimo posto, ma ci tenevo a
partecipare in qualche modo =). Spero in un mezzo premio di
consolazione >_>".
Ringrazio
chi ha avuto la pazienza di leggere questa cosa ^__^", anche se ora
sarà tra quelli che mi stanno lanciando la verdura XD *un tonno
le finisce in faccia*.
Tornerò al mio esame di letteratura angloamericana (ARGH!).
Un bacio a tutti quanti ^x^ *Qualcuno sguinzaglia i cani*
Onigiri
*fugge*
(Piccolo appunto: Kaze significa "vento"; ho pensato fosse carino come cognome per la figlia di Kagura =P)
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