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Autore: Terre_del_Nord    14/04/2017    2 recensioni
Sirius Black e la sua Nobile Casata; gli Sherton e la Confraternita del Nord; l’Ascesa di Lord Voldemort e dei suoi Mangiamorte; gli Intrighi di Lestrange e Malfoy; le leggende di Potere e Sangue risalenti a Salazar Slytherin. E Hogwarts, i primi passi dei Malandrini e di chi, Amico o Nemico, condivise la loro Storia. UNA STORIA DI AMORE E DI GUERRA.
Anni 70. Il Mondo Magico, alle prese con Lord Voldemort, sempre più potente e feroce, farà da sfondo dark a storie d'amicizia per la vita, a un complicato rapporto tra un padre e i suoi figli, a vicende di fratelli divisi dalle scelte e dal sangue, a storie d'amore romantiche e avventurose. Gli eventi sono narrati in 1° persona da vari personaggi, canon e originali. "Nuovo Personaggio" indica la famiglia Sherton e altri OC.
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NUOVA IMPAGINAZIONE MAGGIO 2015: HABARCAT (Chap. 1/20) *** ORION (Chap. 21/24) *** HOGWARTS (Chap. 25/39) *** MIRZAM (Chap. 40/52) *** STORM IN HEAVEN (Chap. 53/62) *** CHAINS (Chap. 63/X)
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VINCITRICE 1° TURNO "Harry Potter Final Contest"
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PUBBLICATO CAPITOLO NUOVO: 14.04.2017 - "MORVAH (2)"
Genere: Avventura, Drammatico, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: I Malandrini, Mangiamorte, Nuovo personaggio, Regulus Black, Sirius Black
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Malandrini/I guerra magica
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- Questa storia fa parte della serie 'That Love is All There is'
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That Love is All There is
Terre_del_Nord

Slytherin's Blood

Chains - IV.034 - Morvah (2)

IV.034



Orion Black
Morvah, Cornwall - sab. 22 gennaio 1972

[…]

    «Qui c’è lo zampino di Malfoy… Svelta, ragazzina, vieni con me… saliamo… »
    «Aspetta, non voglio scoprire troppo tardi di aver commesso un errore! Se gli Sherton fossero laggiù, potrebbero essere addirittura in acqua, al freddo, ridotti allo stremo… Dobbiamo dividerci, Black, controllare entrambe le direzioni… chi li troverà per primo, avvertirà l'altro!»
    «Dividerci di fronte ai Mangiamorte sarebbe un suicidio: fidati, conosco i trucchi di Malfoy!»
    «È Malfoy che conosce te, Black, è lui che anticipa le tue mosse! Non sei forse qui perché ti ha appena fregato? E ora… quale trionfo sarebbe, per il tuo peggior rivale, renderti responsabile della morte dei tuoi più cari amici? No, io scendo, tu vai pure se preferisci, ma non farti beccare, perché, da sola, difficilmente mi avanzerà tempo per tentare di salvare anche te!»

Ero incredulo, dopo avermi provocato e insultato tutto il tempo, la mocciosa ora sembrava preoccupata per me. O cercava solo di scuotermi perché temeva per Alshain? Per il suo “presunto” padre? La storiella che la legava a Sherton era inverosimile ma, su Malfoy, purtroppo aveva ragione: il bastardo mi conosceva così bene da riuscire a manovrarmi come un burattino. A quel punto, forse, quella Strega, uscita dal cilindro magico di Fear, era l’unica carta da giocare per scombinargli i piani.
Feci un respiro fondo, guardai ancora il cunicolo che saliva al santuario, sperai che la mocciosa avesse intuito il vero gioco di Abraxas e la superai, lasciandomi inghiottire dal braccio della galleria che scendeva lieve, un antro umido e in penombra, dalla cui profondità saliva il ruggito gelido del mare.
Mi voltai verso la mia compagna, una sola volta, non vidi né ghigni irridenti né sguardi sollevati, nessuna emozione per la mia decisione di proseguire al suo fianco verso il fondo della grotta. Aveva ragione lei, naturalmente, a essere così vigile e concentrata, a non curarsi di uno stupido sconosciuto come me che sarebbe uscito dalla sua vita rapidamente e senza lasciar segno, così come c’era entrato: il chiarore che ci aveva attirati fin lì, infatti, si allontanava a ogni nostro passo e, dopo appena una decina di metri, scomparve del tutto, lasciandoci nell’oscurità più profonda. Poco dopo, i bisbigli, che ci avevano convinto della presenza di Deidra e dei bambini, si persero nel buio rischiarato appena dal lucore flebile della mia bacchetta: a spezzare il silenzio spettrale restava solo la cacofonia terrificante prodotta dal mare e dal vento infuriati. Convinto di essere finiti dritti nella trappola di Malfoy, raccoglievo a fatica il mio scarso coraggio per continuare ad avanzare, cauto e ansioso, la bacchetta stretta tra le dita tremanti, la gola secca, la mente che si affannava a ricordare i più potenti incantesimi di difesa che conoscevo, l’inquietudine che mi scivolava lungo la schiena in un lento brivido umido.

    Non c'è più neanche lo spazio sufficiente a muoversi appaiati: quale posto migliore, per un Mangiamorte, per sferrare un attacco mortale?

Quando la ragazza mi spinse contro la parete di roccia, per puro miracolo riuscii a trattenere un grido di terrore, teso e spaventato com’ero, sicuro di aver ignorato l’indizio della presenza di un nemico pronto a uccidermi. Non accadde nulla, invece: lei mi superò, allungando il passo, la falcata leggera e decisa di un gatto, sibilandomi di muovermi e di smettere di tremare, io respirai a fondo e proseguii, incerto, le gambe ridotte a burro fuso, pregando tra me e me di tornare presto a un minimo di lucidità. Non era impresa facile: la galleria, che si restringeva, impercettibilmente, sempre di più, iniziò a incurvarsi e per un po’ scese, poi risalì, poi scese ancora, ma, pur entrati da un ingresso posto a pochi metri di altezza rispetto alla spiaggia, sembrava non arrivare mai in fondo; il rumore del mare non sembrava più di fronte a noi, ma proveniva da più direzioni contemporaneamente, persino dalle nostre spalle; infine, più volte, a convincermi che ci fossimo smarriti in un labirinto intriso di Magia Oscura, creato per farci perdere non solo tempo ma anche il senno, riconobbi sulla parete incrostazioni di muschi già viste in precedenza, vicino all’ingresso. Quando, alla mia destra, si aprì una galleria simile a quella che saliva al santuario, mi bloccai, smarrito, la ragazza si voltò, le sussurrai “Malfoy”, la voce rotta, lei fece un cenno di assenso, poi si avvicinò e mi disse di accucciarmi a terra.

   
«È solo un trucco, Black: le incrostazioni sulle pareti si ripetono ma osserva la base, dove un tempo c’erano i gradini oggi consumati, lì la fattura non funziona: i punti di attacco all’inizio erano fatti di resti di blocchi di marmo squadrati, ora sono solo sassi informi, incrostati di sedimenti.»
    «Salazar… è vero… com’è possibile?»
    «Forse chi costruì il sentiero intrise anche quei semplici sassi di Magia del Nord e non lo tramandò a nessuno? Così Emerson non poteva esserne a conoscenza, non ha potuto avvertire i suoi compari e la fattura non ne ha tenuto conto? Non lo so… Ora proverò di nuovo a contrastarla, finora non ce l’ho fatta. Tu fai attenzione: se riuscirò a spezzare l’incantesimo e c’è qualcuno ad attenderci nell’oscurità, saprà dove siamo.»

La Strega si concentrò, la bacchetta serrata tra le dita, si voltò a tracciare delle Rune nell’aria, provò due, tre volte, prima di riuscire; allora mi sembrò di superare, ancora una volta, una parete trasparente, al di là della quale i suoni erano più nitidi e distinti, l’aria era soffocante per il tanfo di salsedine e alghe marce, e il mare… Il respiro gelido del mare ci aggredì feroce, con tutta la sua forza, in un vorticoso risucchio d’aria: con orrore vidi che il cunicolo in cui ci eravamo infilati s’interrompeva di colpo, a picco sul mare ribollente e su scogli appuntiti spazzati dalle onde. Ci trovavamo ad appena una manciata di passi dal baratro: se fossi stato solo, se al mio fianco non ci fosse stata la Strega istruita alla Magia Antica da Fear e capace di spezzare quella fattura con le Rune, Malfoy avrebbe vinto, sarei caduto nel vuoto, morendo solo e dimenticato da tutti tra quelle zanne di pietra.

  
  «Merlino santissimo… mi hai salvato… »
    «Già… purtroppo, a volte, sono costretta anch’io a commettere degli errori… »

Non compresi se fosse seria o volesse dar prova dell’umorismo caustico di Fear, la ragazza mi diede le spalle, impegnata a cercare tracce degli Sherton. Da parte mia, per assicurarmi che non ci fossero nemici nell’ombra, lanciai e feci rimbalzare lontano dalla nostra posizione delle luci fluttuanti: mi aspettavo di vedere una raffica di Stupeficium fendere l’aria per riversarsi su di noi, ma non accadde niente. Il baluginio della mia bacchetta non riuscì a penetrare l’oscurità molto a fondo e in alto non c’erano stelle, conclusi che fossimo sul fianco interno della scogliera, in una grotta marina piuttosto ampia, generata da frane o dall’erosione di mare e vento. Mi avvicinai di nuovo alla Strega, era di sicuro delusa e preoccupata, dopo aver perso tutto quel tempo dietro ai fantasmi creati da Malfoy, stava a me farle capire che non aveva colpa, a consolarla, ma quando provai a parlare, lei m’intimò di tacere.

    «A meno che non sia il capolavoro finale del tuo amico Malfoy… sotto il frastuono del mare io sento singhiozzare un bambino, tu lo senti? Sono qui… vicini… da qualche parte… ma dove?»

Pensai che la delusione la facesse sragionare, finché lo sentii anch’io: vicino, soffocato, sovrastato dal fracasso del mare, c’era davvero il pianto di un bambino. Ci appiattimmo a terra, mi affacciai più che potei sul baratro, pronunciai Lumos e percorsi con lo sguardo, palmo a palmo, ogni singola roccia e scoglio sotto di noi. Alla fine, a meno di tre metri, tra gli speroni di roccia quasi a pelo d'acqua, scorsi una rientranza. E, con un tuffo al cuore, un piede umano mezzo sepolto tra alghe e pietre.
 
    Salazar santissimo, fa che non sia… Merlino… prima la voce di Deidra si sentiva e ora…
 
La ragazza, al mio fianco, si alzò e rapida aprì la sacchetta alla cintola, dove la portava anche Alshain, ne estrasse una robusta corda e iniziò a srotolarne le cime per annodarsene una al fianco, mentre io ancora tremavo e pregavo, osservando quel piede tra le rocce.

    «Non fasciarti la testa prima del tempo, Black, dobbiamo calarci giù… dai, svelto... alzati e tieni la corda, sii più forte che puoi, perché peserò più del doppio quando dovrai tirarmi su.»
    «No, tu non scenderai da sola… ci saranno sicuramente dei Mangiamorte laggiù… »
 
Prima che iniziasse a obiettare, le sciolsi la corda dai fianchi, appoggiai una delle cime alla parete dove la roccia sembrava più solida e compatta, con la bacchetta le imposi una Trasfigurazione che la trasformò in una catena di ferro incastrata a fondo nella pietra. Con fatica, feci scivolare l’altra cima nel baratro, senza far rumore, lentamente, estrassi la bacchetta e mi imposi un incantesimo alle mani.
 
    «Scendi dopo di me, tieni il mantello di Fear a portata di mano: laggiù ci aspettano gli uomini del Lord, è meglio che scoprano che ci sei anche tu il più tardi possibile, non abbiamo molte carte da giocare, a parte la sorpresa… ora, bacchetta in pugno, Muffliato e Aderendo dovrebbero bastare… »
 
Lanciai di nuovo delle luci fluttuanti, e mi calai giù, stringendo gli occhi per evitare gli schizzi salati e non vedere gli scogli pronti a ghermirmi alle spalle: quei pochi metri potevano trasformarsi in km se mi fossi fatto prendere dal panico. Quando sentii la superficie scivolosa degli scogli sotto ai piedi capii che ero arrivato, sollevai il capo e feci cenno alla ragazza perché cominciasse a sua volta la discesa, lei annuì decisa, io, sempre lentamente, mi tenni alla corda fino a toccare un punto poco lontano dal piede semisepolto, in cui la roccia fosse abbastanza asciutta da fornirmi un appoggio sicuro. Ora lo sentivo bene, il pianto del bambino. Forse a causa dell’incantesimo di Fear, che aveva fatto strage degli uomini del Lord all’esterno della grotta, diversi massi erano franati anche dal fianco interno, tanto che la rientranza, che doveva celare il nascondiglio degli Sherton, era in parte ostruito: la persona era stata travolta dalle pietre, lì, forse mentre stava cercando di fuggire. La Strega mi raggiunse e subito sparì nel mantello, io mi acquattai e mi mossi rapido favorito dall'oscurità, con brevi colpi di bacchetta sollevai e spostai il materiale che ostruiva il passaggio e seppelliva l’uomo, dovevo entrare, certo, ma dovevo anche scoprirne l’identità: dalle vesti non ricavai indizi utili ma quando, liberati gambe e fianchi, vidi la pelle coperta di tatuaggi, i lividi e le ferite vecchi di qualche giorno, il terrore e il dolore tornarono a impossessarsi di me. Iniziai a scavare a mani nude, disperatamente, fino a scarnificarmi le dita. La Strega cercò di bloccarmi, io mi divincolai, rabbioso.

    «Lasciami immediatamente, devo sapere… »
    «Chiunque fosse, non puoi fare nulla per quest’uomo, ha tutta la parte superiore schiacciata tra i massi, è morto, quel bambino invece, ha bisogno di noi, manca l’aria qui e il mare si sta alzando!»

Mi guardai attorno, allucinato, solo allora mi accorsi che l’acqua mi arrivava già quasi alle caviglie, annuii sconvolto, fuori di me dalla rabbia e dalla disperazione, penetrai nella fenditura, angusta, quasi impraticabile, persino ora che era stata liberata dalla frana, avanzai piegato in due per lo spazio esiguo che avevo di fronte, lentamente, certo che a breve avrei subito un assalto. Davanti a me, invece, c'era solo buio, spezzato a tratti da un pallido chiarore, azzurrino, tremolante, quasi esaurito, ciò che restava di una Fiamma Fredda, un incantesimo di Deidra, forse, messo in atto per dare conforto ai bambini. A terra, vicino all’ingresso, c’erano i corpi di altri due uomini, giovani, dai tratti simili a quello che avevo visto cadere dalla scogliera, forse due Mangiamorte travolti dai massi. Continuai ad avanzare, cauto.

    «Deidra… Wezen… »

Il nascondiglio si sviluppava in pendenza e si stava rapidamente riempiendo d’acqua, dopo alcuni metri riconobbi la sagoma di Deidra, avanzai, mettendola bene a fuoco, si stagliava contro la parete di fondo, appoggiata di schiena alla roccia, l'acqua di mare che le arrivava alle ginocchia. Sembrava acquattata, forse perché il soffitto era troppo basso, forse tramortita per la mancanza d’aria o per qualche ferita, davanti a lei la Fiamma Fredda illuminava tremante uno spazio ristretto, Adhara era singhiozzante, Wezen profondamente addormentato, entrambi accucciati, come bambole, su una specie di ripiano all’altezza del capo di Deidra: la madre, sentendo le forze venir meno, aveva cercato di tenerli lontani dall’acqua. Con sollievo, vidi che non c’erano nascondigli in cui potevano celarsi altri carcerieri.
 
    «Deidra… Deidra… Sei ferita? Svegliati… »
 
Non rispose, avvicinandomi notai il sangue rappreso intorno a una ferita alla testa, il suo profondo torpore, una catena di ferro la teneva legata alla roccia per i piedi. Quando compresi quale fine quei criminali avevano ideato per la famiglia di Alshain sentii la rabbia accecarmi e la repressi con difficoltà. Chino su di lei, cercai di farla reagire usando i sali che portavo sempre con me, appena mi accorsi che iniziava a riprendere i sensi mi abbassai a liberarla dai ceppi che la imprigionavano.

    «Alshain Sherton dov’è?»

Quando sentì la voce nell’oscurità Deidra, confusa e spaventata, cominciò a tremare, io mi sollevai, vidi i suoi occhi dilatati di paura, puntati alle mie spalle, mi voltai, con noi c’era solo la giovane Strega, si era appena tolta il mantello di Fear: vedendola con le sembianze di Sile, Deidra fu sopraffatta. Mi ricordai di aver bevuto anch’io della Polisucco e compresi la sua paura.

    «Salazar no… vattene… no… è una trappola… ti prego… vattene… »
    «Calmati… io sono Orion… e lei non è Sile… Mirzam non è qui… ti prego… alzati… »
    «No… no… è una trappola… no… »

Non capivo, lei piangeva sempre di più, incapace di spiegarsi, decisi di non perdere altro tempo, finii di liberarla dalla roccia, mi raddrizzai, la presi per i fianchi e tentai di sollevarla. Deidra si oppose.

    «Vattene! Siamo una trappola per te, Black… »
    «Alshain Sherton dov’è?»

Deidra pianse, la giovane si avvicinò, levò la bacchetta e la colpì con uno Stupeficium.
 
    «Cosa… Cosa cazzo… Sei impazzita? Che cazzo stai facendo?»
    «Volevi che continuasse a ostacolarci? Non è in sé e non sa dirci nulla di Alshain… »
    «Alshain è laggiù… morto sotto quelle rocce… ecco dov’è! »
    «Non credo proprio… la Polisucco ha finito il suo effetto, le Rune e i lividi su quel corpo sono spariti, quell’uomo non era Alshain ma qualcuno messo qui perché lo pensassimo… Dov’è Sherton? Per ingannare chi hanno messo un impostore? Per Mirzam? O per te? Non lo so, e non abbiamo tempo per scoprirlo qui presto sarà pieno d’acqua e noi moriremo, perciò andiamocene: occupati di lei, io prendo i bambini!»
 
Annuii, preoccupato. Uscimmo attraverso la feritoia, io avanti, Deidra tra le mie braccia, la ragazza nascosta nel mantello, dietro di me, con i bambini il cui sonno era stato appesantito dalla Magia. Non c’era nessuno, nell’oscurità, pronto ad aggredirci, se c’era ancora qualcuno, probabilmente, spaventato dalle frane, aveva deciso di aspettare che risalissimo e uscissimo dalla grotta. Mi avvicinai di nuovo al corpo dell’uomo, le Rune erano davvero sparite. Erano spariti anche i segni, le cicatrici che Donovan aveva causato a suo figlio quando l’aveva fustigato.

    No, questo non è il corpo di Alshain…

Quali erano i piani di Malfoy e Milord su Alshain Sherton? Era forse morto? Era per questo che avevano deciso di disfarsi anche della sua famiglia? Perché allora l’inganno, il falso Alshain? A chi serviva quella messinscena? Ad attirare Mirzam? Ad ingannare me? A che pro? O Alshain era invece vivo, prigioniero, indomabile nonostante le minacce, necessario ai piani del Signore Oscuro che per questo avevo deciso di sostituirlo momentaneamente con un impostore? La famiglia eliminata perché tanto non serviva più? Ma allora perché l’impostore era intrappolato qui con Deidra e i bambini? E cosa otteneva Malfoy facendo questo tipo di gioco?
Già, il gioco… il gioco di chi? Del Lord o di Malfoy? E stavamo ancora giocando, era previsto che riuscissimo a salvare gli Sherton? O la frana e l’intervento di Fear avevano mandato a monte tutti i loro piani?
Dovevo portare in salvo Deidra e i bambini e una volta fatto, adoperarmi per ritrovare o capire cosa ne fosse di Alshain, quella notte stessa, prima che le tracce si volatilizzassero. Mi chiesi se non dovessi cercare un’altra strada per uscire di lì, per non cadere direttamente nelle fauci di un branco di lupi come Lestrnage e i suoi compari.
 
     «A che cosa pensi Black?»
 
La ragazza si stava legando alla catena per risalire sul ripiano e riprendere la galleria, io mi guardavo attorno, chiedendomi se nn dovessimo tentare di raggiungere la spiaggia attraverso gli scogli.
 
    «Mi chiedo dove sia il vero Alshain… magari proseguendo attraverso gli scogli… se ci fosse un'altra insenatura… se lui fosse lì… »
    «Sarebbe la strada migliore per morire, Black: non si vede nulla, la marea si sta alzando e non grazie alla luna, ma alla Magia Nera… muoviti, dobbiamo andarcene… qui non c’è nessun altro ancora in vita… »
 
Colpì con la bacchetta la catena e quella cominciò a scorrere sollevandola in alto con i due bambini addormentati. Rimessasi in piedi, fece scendere di nuovo la catena e io me la feci passare addosso, quindi abbracciai Deidra, ancora svenuta, per sollevarla insieme a me: l'acqua ci arrivava alle ginocchia, il corpo dell’impostore era ormai stato completamente sommerso, io mi guardai attorno, nel buio, pregai che Alshain non fosse lì, tramortito, da qualche parte, bisognoso del mio aiuto. Quindi, con il volto bagnato di salsedine, lasciai che la Magia ci sollevasse, portandoci via da quel luogo carico di morte.

***

Alshain Sherton
Malfoy Manor, Wiltshire - sab. 22 gennaio 1972

[…]

    «Aguamenti… »

L’uomo, ai piedi del caminetto, fu travolto da una secchiata di acqua gelida, si contorceva per il freddo e il dolore, incapace di respirare, i gesti convulsi, incoerenti, gli occhi spalancati di terrore, la ricerca della mia presenza, vana, celato com’ero nell’oscurità. Continuai a guardarlo tossire e dimenarsi, mentre tornava lentamente padrone di sé.

    «Ti prego… non… »

Strinsi il pugno attorno all’attizzatoio, con forza, cercando di reprimere la rabbia: non era il momento della vendetta, prima dovevo fare mie le informazioni che mi servivano. Non avevo idea che Rosier fosse in combutta con Malfoy. Non capivo che cosa significasse la sua presenza lì. Ed io non potevo permettermi passi falsi.

    «Ti prego… non… colpirmi… più… ti prego… io… io… non c’entro… niente… niente… »

Mi voltai appena, il flaccido corpo di Malfoy era sospeso inerte a mezz’aria vicino alla porta, il capo piegato sul petto, il fetore liquido che gli colava dai pantaloni: con un gesto secco lo portai a galleggiare sopra il camino, poi mollai la presa di colpo, cadde con un tonfo sordo accanto all’altro, che iniziò a urlare, ancora più terrorizzato. Ghignai.

    «Salazar… no… no… ti prego… »

Al momento opportuno avrei fatto tornare in sé l’odiato cugino, non ora, non avevo forze sufficienti per affrontarli contemporaneamente. Uscii dalla penombra e mi acquattai silenzioso sopra Demian Rosier: stringeva i denti per il dolore, ancora percorso dai brividi della Cruciatus. Gli presi il mento con una mano, nell’altra stringevo l’attizzatoio, Rosier chiuse gli occhi, atterrito, mente lo brandivo su di lui, la bocca sbavante tremava in una nenia, forse rimetteva l’anima ai suoi antenati. Gli avrei volentieri sbattuto la testa sul pavimento o conficcato l’attizzatoio in gola, per avere soddisfazione, disgustato al pensiero di quante volte, fin dalla nostra adolescenza, avevo fatto quanto era in mio potere per toglierlo dai casini e ora lo ritrovavo lì, invischiato in quella faccenda, complice di Malfoy. Gli sputai in un occhio, insultandolo in gaelico. Lo sollevai di qualche centimetro da terra, per il bavero, e gli diedi uno schiaffo tanto violento da girargli la faccia a destra.

    «Hai scelto proprio un momento del cazzo per fare amicizia con Malfoy, Rosier!»

Mi alzai tirandomelo dietro e lo sbattei contro il muro.

    «Ti prego... Non… non colpirmi più… io non... c’entro… niente… »

Vidi l’occhiata atterrita con cui inquadrò il corpo immobile di Malfoy e ghignai.

    «Non è che... Non l’hai ammazzato vero?»
    «Dovresti preoccuparti per te stesso, Demian…perché sono molto incazzato… cosa diavolo ci fai tu qui?»

Stringevo le mani sul suo collo, Rosier cercava invano di aprirmi le dita che gli serravano la gola. Iniziò anche a calciare leggermente, respirava con difficoltà mentre mi fissava supplice, io gli ghignai addosso il mio muso deformato dalle ferite e dai colpi subiti in tanti giorni di prigionia.

    «Ti prego… Sono qui… per... Aiutarti… te lo giuro… Sherto… mi fa… i… male… »
    «Non sai quanto mi dispiaccia… »
    «Io… io… ho informazioni… una cosa… per te… in tasca… »
    «Certo, un bel richiamo per portare qui i vostri amici mascherati, lo so… »
    «Io… io non... Sono uno… di loro… mai stato… te lo... Giuro… sono qui... Per te… »

Gli risi in faccia e strinsi ancora, mentre la tonalità rossastra della sua pelle virava al viola.

    «Rab... astan… ha un... piano… a scuola… Rigel… ti prego… »

Allentai di colpo la presa su di lui, Rosier scivolò in ginocchio, boccheggiava per recuperare ossigeno, le mani tremanti sul collo livido, il corpo che sussultava di singhiozzi e colpi di tosse. Lo presi per le spalle e lo tirai su, di nuovo al muro, si mise a frignare.

    «Che cosa hai detto di mio figlio? Che cosa c’entra Rigel? Eh? Non fare scherzi idioti o... »

Brandii ancora l’attizzatoio sopra la mia testa, feroce, Demian chiuse gli occhi e si fece ancora più piccolo, tremante, nella mia presa.

    «Bas... ta… ti... pre...go… »
    «Cosa c’entra mio figlio?»

Sbattei il pugno contro il muro all’altezza della sua tempia, Rosier sussultò e riprese a mugolare, disperato.

    «Parla!»
    «Il mio... Evan… ha sentito… che… Voglio... no… avvelena...rlo… voglio... No… »
    «Che cosa?... NO! Non... possono farlo di nuovo... NO! Non mio figlio!»
    «Ho pensato… che... Malfoy… dovesse sapere… che potesse… intervenire… Conosce Slughorn… è tuo… cugino… quando fossi… tornato… saresti stato… felice… del mio aiuto… ecco… volevo… rendermi… utile… solo utile… ecco… »

Lo lasciai andare, le mani alla testa, cercando di fare ordine nei miei pensieri, preso tra il terrore che i Lestrange attaccassero di nuovo mio figlio e il sospetto e al tempo stesso la speranza che quello di Rosier fosse solo un trucco per pararsi il culo. Dovevo uscire da lì, prima possibile, raggiungere Hogwarts… fare in fretta… e farmi dire da Malfoy dove fossero davvero Deidra e i bambini.

    «Stai dicendo delle stronzate, Rosier? Se fosse tutto vero, perché saresti qui? Perché non hai detto queste cose a Malfoy a BlackManor e non siete già a Hogwarts a parlare con Dumbledore o con Slughorn? Patetico idiota, pensi di giocarmi raccontandomi cazzate…»
    «No… è tutto vero… ascolta… io… sei sparito da giorni… ed io… sospettavo che fossi... qui… in mano a Malfoy… »
    «Hai cercato di approfittare della nostra situazione per ricattare mio cugino? Che grandissima merda… E ora vuoi farti ancora gioco di me… facendomi perdere tempo…»
    «No… sono qui… per dartelo, il tempo… sono qui… perché durante la festa ho capito che… i miei sospetti erano fondati… sono qui… solo per... darti... questa... »

Aveva preso qualcosa, tremando, dalla tasca, mi fissava e si guardava la mano; circospetto, temendo l'ennesima trappola, la guardai anch’io: restai allibito quando la dischiuse e vidi al centro del suo palmo una Giratempo dorata. Lo fissai sbalordito.

    «Avevi davvero sottratto delle Giratempo al Ministero, dunque… ed io che ho testimoniato a tuo favore… »
    «E per quale motivo… pensi che io sia qui? Siete stati tu e Black a intercedere per me… per me… i soli… quando rischiavo di morire… ad Azkaban… »

Sembrava sincero ma io non sarei mai più stato nelle condizioni di fidarmi di qualcuno. Presi la Giratempo sotto gli occhi speranzosi e al tempo stesso spaventati di Rosier, me la girai tra le dita: si dicevano tante cose su quei preziosi oggetti, che fossero difficili da governare senza creare spaventose distorsioni nel tempo, che gli Indicibili le utilizzassero solo per piccoli aggiustamenti privi di conseguenze, ma nella Confraternita avevamo altre idee, pensavamo che si potessero usare per mutare fatti anche lontani negli anni, che il primo a tornare indietro nel tempo con una Giratempo fosse stato proprio Salazar Slytherin, in questo modo, una volta costretto all’esilio da Hogwarts dagli altri Fondatori, era riuscito a avvisare una versione molto più giovane di se stesso degli eventi futuri, invitandolo a realizzare la Camera dei Segreti, per porre un freno alla deriva che gli altri Fondatori avrebbero favorito nella scuola.

    «Possiamo... aggiustare le cose... tutte le cose... con questa… »
    «Esatto… tutte le cose… soprattutto i danni che voi due potreste fare ai miei piani… »

Mi voltai, Malfoy si era trascinato in piedi, scarmigliato e sconvolto, alle mie spalle e ora brandiva la bacchetta, privo quasi di fiato. Feci appena in tempo a pensare un incantesimo di difesa: il lampo di luce implacabile mi travolse.

*continua*



NdA:
Ciao a tutti, sto lavorando a questo capitolo nei ritagli di tempo da diverse settimane, ultimamente il tempo per scrivere è ridotto davvero all'osso e come non bastasse, per motivi seri di famiglia, il progetto di pubblicare il capitolo intero per il primo maggio è miseramente sfumato. Per non farvi aspettare fino alle Calende Greche ho perciò deciso di pubblicare quel poco che era già pronto e augurarvi così almeno la Buona Pasqua. Mi spiace metterci tutto questo tempo e pubblicare anche poco, ma davvero, è già un miracolo se son riuscita a scrivere questo. Baci
Valeria



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