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Autore: miciaSissi    03/05/2017    5 recensioni
Pianeta Terra - fine del Periodo Cretaceo
Quella strana figlia era così diversa agli occhi dei suoi genitori e dei suoi compagni… ma era nata nel branco, insieme agli altri piccoli, ed era la loro figlia. E crescendo, la dolce Bek avrebbe rivelato al suo popolo tutto il suo amore per la famiglia e per il branco, avrebbe lottato per loro e vissuto con loro. Ma non poteva essere veramente quello che i suoi genitori speravano… perché il suo aspetto era così simile a quelli che loro chiamavano i Nemici? Chi era veramente Bek?
Sì, questa è un’avventura….un’avventura di 65 milioni di anni fa.
Genere: Drammatico, Fantasy, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate, Violenza
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BEK DAGLI OCCHI AZZURRI
 
 

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Capitolo 1 : l’uovo sfuggito


Periodo Cretacico Superiore, circa 65 milioni di anni fa




Il branco Buonafoglia procedeva lentamente e stancamente sotto il Sole rossastro del tramonto, lasciando grosse impronte a tre dita nel fango morbido.
Erano talmente stanchi da non riuscire nemmeno a parlare, l’unico rumore che si poteva udire era il loro scalpiccio lungo la pista fangosa e lo scorrere impetuoso del fiume che correva parallelamente al loro percorso.
In fondo alla fila di quasi cento Iguanodonti, Xo e Pim si guardarono stancamente: Xo avrebbe deposto le uova da lì a pochi giorni, ed entrambi speravano di raggiungere al più presto questa nuova terra che li avrebbe accolti. Sapevano che quel trasferimento era stato doloroso ma necessario: ormai il loro branco era cresciuto, e da dove provenivano gli Amici* erano diventati così numerosi da rischiare di mangiarsi ogni ramo e ogni foglia disponibile. Non c’erano grossi Nemici da quelle parti e per loro, alti e possenti com’erano, non era difficile difendersi dai loro attacchi. Ma il cibo stava scarseggiando, e così Min, il capobranco, aveva deciso di spostarsi più a nord, verso nuovi territori dove vivere.
Xo alzò il capo, facendo brillare la luce arancione del tramonto sulla sua pelle verdastra, e con grande gioia vide da lontano, oltre la pista polverosa e desolata che stavano seguendo, l’inizio della foresta: ancora poche ore di cammino, seguendo il fiume, e finalmente avrebbero avuto un nuovo territorio e un posto dove allevare i loro figli.

 
 

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La possente coda del maschio sfiorò pericolosamente il nido dove le dieci uova erano in procinto di schiudersi, poi fu costretto alla fuga dalla madre inferocita.
La femmina di Tirannosauro ringhiò pericolosamente verso il giovane maschio che aveva invaso il suo territorio, costringendolo ad arretrare e a lasciarla ai suoi figli, ormai pronti a nascere. Si voltò verso il nido, annusando le uova bianche e allungate, accarezzandole con lo sguardo; era la sua prima nidiata, e non avrebbe permesso a nessuno di privarla della gioia di essere finalmente madre.
Il suo compagno era morto da poco, non le restavano che i suoi figli. Si accucciò accanto al nido di fango, tenendo d’occhio il conspecifico invadente che si allontanava velocemente.
Ma una delle uova, posta sopra alle altre, era stata fatta rotolare dallo spostamento d’aria della coda del maschio; la madre non si era accorta che l’uovo era scivolato oltre il nido, rotolando lungo la sponda fangosa e morbida del fiume, finendo in acqua.
La corrente lo fece vorticare, poi lo trascinò con sé, in direzione della foresta.


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Xo, accovacciata accanto al suo nido pieno di uova, sonnecchiava pigramente insieme al resto del branco. Quella terra era davvero fantastica! C’erano alberi e vegetali in quantità, acqua da bere, niente Nemici pericolosi per loro e tante grotte dove ripararsi la notte. Min aveva avuto ragione, lì sarebbero stati benissimo. Pim, il suo compagno, le si avvicinò porgendole una foglia grande e succosa, appena staccata.
- Ancora niente? – Disse, rivolgendosi alla schiusa delle uova.
Xo negò col capo, mentre ingurgitava la grossa foglia coriacea. Pim si avvicinò di più all’ansa del fiume, sulle rive dove sorgeva il suo nido; mise il muso in acqua per bere e spostò lo sguardo attorno a sé – Xo! – Esclamò – hai fatto cadere un uovo dal nido! –
Xo si alzò e si affacciò sull’acqua; una delle loro uova era caduta dal nido e galleggiava contro la sponda, dove l’acqua era quasi ferma.
- Non me ne sono accorta, giuro che un momento fa non c’era! – Rispose.
- Devi stare attenta, molti Morbidi tentano di rubare le uova, forse uno di loro l’ha fatto cadere – rispose Pim.
Poi si abbassò, prese delicatamente l’uovo e lo depose insieme al resto – vai pure a dormire nella grotta, sto attento io ai piccoli – finì verso Xo.
- Bene – Xo si alzò, stirò il lungo corpo, poi diresse verso l’apertura della caverna per riposare un po’. Probabilmente i suoi figli sarebbero nati l’indomani, e doveva essere in forma per cercare le piante migliori per i loro piccoli denti.
All’interno dell’uovo, il piccolo essere riprese come a vivere; non aveva più così freddo, ora, sentiva il sangue scorrere e il cuore battere con vigore. Era tornato al caldo, e in attesa di rompere quella casa ormai troppo stretta, si addormentò placidamente.
Come aveva previsto, all’alba le uova cominciarono a schiudersi una dopo l’altra; ma quando Xo vide entrare Pim per chiamarla, si accorse subito che qualcosa non andava.
- Cos’è successo, Pim? Sono nati? Andiamo, voglio vederli! – Esclamò, eccitata.
- Sì, però… - accennò Pim – una… non so, una… -
- Una cosa? – Rispose Xo – è morta? –
- No, no… però… be’, vieni a vedere, è meglio –
I due novelli genitori si diressero a grandi passi verso il nido. Xo si sentì morire di gioia nel vedere il suo nido brulicare di piccoli pigolanti, e si abbassò per annusarli e leccarli. Uno dei suoi figli si spostò, lasciando alla sua vista quello che nessuna madre avrebbe mai voluto vedere: uno dei suoi piccoli era deforme! Ecco perché Pim era così strano!
Xo si sollevò leggermente e guardò attentamente e con sgomento la piccola appena uscita dall’uovo: la coda e le zampe posteriori potevano andare, ma il resto… quella testa così lunga, così grossa! E quelle corte zampette con due dita! Come avrebbe fatto ad afferrare i rami con solo due dita? E a difendersi? E quel muso sproporzionato, così brutto!
- Oh, Pim… - mormorò, sgomenta.
Il compagno le si fece più vicino – è terribile, vero? – Sussurrò.
Xo abbassò lo sguardo su quella povera figlia deforme, e la piccola, sentita la sua presenza, spalancò gli occhi per guardare quella che per lei era sua madre; Xo si bloccò, perché non aveva mai visto due occhi così belli, azzurri come il cielo e colmi d’amore per lei.
La piccola le leccò il muso, e Xo sentì di amarla come gli altri suoi figli; ricambiò la leccata, poi la piccola sfortunata si rannicchiò accanto ai fratelli e alle sorelle e cadde in un sonno ristoratore.


Continua…

*NOTA: Nomi usati in questa storia
Amici:   dinosauri erbivori
Nemici:   dinosauri carnivori
Grandi Nemici:   tirannosauri
Morbidi:   piccoli mammiferi primitivi
Volatori:   pterodattili (rettili volanti)
Volatori   Morbidi: uccelli
Giganti:    grossi erbivori come i brontosauri
Nuotatori:   pesci
Altri:   animali non dinosauri
Fratelli:   della stessa specie

Informazioni sugli animali della storia:

IGUANODONTE( Iguanodon bernissartensis)
Animali bipedi, lunghi 9 m, alti 5 m e pesanti fino a 4 tonnellate. Avevano il cranio grosso, un muso allungato terminante con 2 larghe narici. Erano abili divoratori di rami e foglie, che dovevano probabilmente mangiare di continuo per sostenere un corpo pesante 4 tonnellate. Sia la colonna vertebrale che le zampe avevano una struttura molto robusta: quelle anteriori, con 4 dita, presentavano un pollice armato di un artiglio corneo, forse usato per la difesa. Le zampe posteriori erano lunghe e possenti, terminanti con 3 dita fornite di zoccoli.


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TIRANNOSAURO (Tyrannosaurus rex)
Animali lunghi fino a 12 m, alti fino a 6 m, peso 7- 8 tonnellate, il cranio era lungo fino ad oltre 1 m e portava 50 denti lunghi 18 cm. La possente struttura ossea del cranio e del tronco, le ossa spesse e robuste degli arti fanno di questo dinosauro il più grande carnivoro mai esistito. La sua falcata doveva garantirgli la possibilità di raggiungere le prede in pochi balzi o di afferrarla in corsa. Terribili mezzi di offesa dovevano essere, ancor più delle zanne, i tremendi artigli dei piedi i quali potevano facilmente squarciare il corpo di un erbivoro. Solo le zampe anteriori, piccole e minute di sole due dita, sembrano quasi insignificanti su un corpo dall’indiscutibile significato predatorio.



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Questa storia è stata scritta senza scopo di lucro. Qualsiasi cosa inventata in questa storia sono copyright dell'autrice e pertanto ne è vietata la sua riproduzione totale o parziale sotto ogni sua forma; il divieto si estende a nomi, citazioni, estratti e quant'altro sia frutto della sua immaginazione. Non ne è ammessa la citazione né qui né altrove, a meno che non sia stata autorizzata tramite permesso scritto della stessa autrice.
  
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